COME SI COSTRUISCONO LE PIÙ GRANDI NAVI DEL MONDO

Il video è un tour documentario guidato da Jacopo D'Alesio (Jakidale) all'interno del cantiere di Monfalcone di Fincantieri, dove vengono illustrate tutte le fasi che portano alla realizzazione di una nave da crociera di oltre 300 m, 90 000 t e capacità di 10 000 passeggeri. Si parte dal briefing del cliente, che definisce dimensioni delle cabine, target di mercato e servizi, per poi passare al concept di brand e alla suddivisione degli spazi (pubblici, private, tecnici). Il processo di progettazione è interamente digitale: modelli 3D generano automaticamente disegni, simulazioni strutturali (snervamento, instabilità, fatica) e idrodinamiche (CFD, test in vasca, bulbo). Algoritmi di auto‑apprendimento ottimizzano la forma dello scafo per ridurre la resistenza e le emissioni, con l’obiettivo di zero CO₂. La propulsione è basata su motori LNG da oltre 70 MW, integrati con tutti gli impianti di bordo. L’interior design utilizza software di rendering e librerie di materiali per cabine ADA e altre aree, con visualizzazioni in realtà aumentata. Vengono mostrati gli “extra” di una nave moderna, come piste di go‑kart a più livelli e cabinovie. La sicurezza è garantita da simulazioni di evacuazione, antincendio e verifiche strutturali. La costruzione avviene in modo modulare: blocchi di acciaio saldati da robot, piegatura automatica delle lamiere, droni per il controllo qualità, rover autonomi per la logistica, e HoloLens per la sovrapposizione del modello digitale in cantiere. Il sistema gestionale “Ulisse” traccia ogni componente con codici, stato di montaggio e approvvigionamento. Il ciclo completo richiede circa 3 anni di cantiere più 2 anni di ingegneria funzionale, con una vita di progetto di 10‑15 anni per serie di navi. Il video chiude con la vista della nave quasi completata, pronta a imbarcare i primi passeggeri.
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Salve, direttamente dal cantiere di Monfalcone di Fincantieri. Oggi non solo vediamo come si costruiscono alcune delle navi più grandi al mondo, ma vediamo anche come si progettano e tutta la tecnologia che ci sta dietro, che è davvero tantissima. Per darvi un'idea, parliamo di navi lunghe più di 300 metri che pesano 90.000 tonnellate, cioè circa 9 Torri Eiffel per intenderci, e che hanno una superficie di 265.000 metri metri quadrati di ponti, cioè 38 campi da calcio. Dentro ci sono 7000 km di cavi, la distanza da Roma a New York. 3130 cabine possono portare 10.000 persone, il tutto in una struttura che non solo deve galleggiare ma deve essere in grado di spostarsi in giro per il mondo e attraversare ogni possibile condizione di mare. Il nostro viaggio parte da Trieste. Quello alle mie spalle è il Palazzo della Marineria, che è proprio il cuore dell'ingegneria di Fincantieri, dove ci sono i vari uffici di progettazione, gli uffici tecnici che vanno a pensare, progettare e definire ogni singolo particolare di queste enormi città galleggianti. Quindi andiamo a esplorarlo. Qui dentro ogni singolo pezzo di una nave ha il suo ufficio: la struttura, la carena, le eliche, i motori. E la propulsione, per non parlare poi dell'energia, l'acqua, l'aria condizionata, il design, i materiali, la sicurezza. E in ognuno di questi uffici c'è qualcuno che passa le giornate a definire piccoli dettagli con migliaia di modelli 3D e simulazioni, ma anche con qualche schizzo a mano e dei modellini in scala. Ogni ufficio e ogni persona progetta una piccola tessera del gigantesco puzzle che è una nave da crociera. Partiamo dall'inizio, cioè qua abbiamo un po' di disegni, un po' di cose, ma Da dove si parte quando si vuole costruire una nave, in questo caso una nave da crociera?
Spesso uno pensa alle navi da crociera come il desiderio di costruire una nave grande, una nave lunga. In realtà tutto nasce dal cliente. Il passeggero definisce la dimensione della cabina, la tipologia di cabina, l'allestimento, perché naturalmente ogni nave da crociera ha un target specifico. Ci sono le navi dedicate al lusso, le navi dedicate a una clientela di massa, navi che offrono itinerari caraibici piuttosto che artici o antartici. Quindi la scelta del cliente caratterizza quello che poi sarà il risultato del progetto. L'approccio è di partire da un insieme. La nave, se vogliamo, è un po' come una piccola città galleggiante. Non solo galleggiante, poi deve anche muoversi ed essere stabile. Tutti i sistemi, tutti gli impianti di bordo e gli spazi devono lavorare come un tutt'uno, quindi nella stessa sistemazione degli spazi trovano posizionamento appunto i teatri, i ristoranti, ma dietro questi teatri e questi ristoranti ci sono i sistemi per l'intrattenimento di bordo, ci sono le cucine che alimentano quei ristoranti, ci sono gli ascensori che consentono di movimentare in momenti di picco come il pranzo, la cena o il momento prima e dopo lo spettacolo migliaia di persone. Tutto questo deve funzionare in maniera semplice ed intuitiva.
Qui vediamo le prime bozze del progetto, ovvero l'idea dell'armatore, la destinazione anche delle aree. Quindi partiamo dal concetto di quante persone l'armatore vuole a bordo, quindi definiamo con lui quello che è il carico pagante ed il quantitativo poi e i servizi che l'armatore vuole offrire ai passeggeri. Il totale della metratura sulle navi, stiamo parlando sulle navi più grandi di qualcosa che andiamo tra i 200.000 metri e i 270.000 metri quadrati. Stiamo parlando di qualcosa come 30/38 campi di calcio, numeri veramente estesi, i cui più del 50% dell'area è destinata tra le sale passeggeri, quindi sia la parte interna, le cabine e le zone esterne. Quindi comunque quello che bene o male il passeggero vede è più della metà della nave.
Prima cosa quindi: la nave deve fisicamente stare in piedi e soprattutto resistere a tutte le sollecitazioni. Immaginatevi appunto 300 metri di acciaio che galleggiano con dentro 10.000 persone, con sotto il mare che spinge. E qui entra in gioco proprio l'ufficio progettazione scafo. Quindi vediamo come prende vita una nave.
Tutto parte dalla modellazione di un modello 3D dove andiamo a modellare tutte le strutture della nave. Questa che stai guardando è una nave che ha 46.000 tonnellate di acciaio. Andiamo a modellare tutti i ponti, tutte le paratie trasversali, tutte le parti longitudinali, gli elementi verticali, i primari e secondari. Questo modello serve per 3 scopi principali: riusciamo a estrarre direttamente con degli automatismi i disegni che vanno ad alimentare un piano generale, che vedi qua in questo schermo, ok, in maniera automatica, in modo che tutti gli enti, tutti gli altri uffici riescono a disegnare i loro contenuti cercando di stare negli ingombri della struttura.
Si fanno quindi tutte le simulazioni strutturali, si vede quanto la nave flette, si vedono attraverso tutta una serie di modelli di artificiale quelli che sono i punti di forza e le debolezze, dove andare poi a intervenire, a cosa dovete stare attenti?
Una struttura ha 3 modi di collasso principali: per snervamento, per instabilità quando è soggetta a carichi di compressione, e per fatica quando per esempio la nave è soggetta a carichi ciclici come per esempio possono essere le onde. Ok, quindi noi leggendo la risposta strutturale da questo software dobbiamo fare in modo che tutti i livelli tensionali, tutte queste verifiche siano soddisfatte. Come? Cercando di modificare lamiere, spessori, inserti, tutta— aggiungiamo struttura in modo che la nave sia sufficientemente robusta. Per arrivare alla fine, l'autopo che noi forniamo al nostro cantiere per i disegni di progettazione, diciamo, di dettaglio, sono dei disegni dove sopra decidiamo esattamente tutti questi numeri che vedi. Questa lamiera da 12 mm l'ho decisa perché l'ho verificata col modello globale. Questo inserto da 45 mm Una lamiera da 45 mm è stata valutata con il calcolo very fine mesh che ti ho appena fatto vedere.
Ok, ok, ok. E vi do un dato che a me ha fatto impressione: una nave così lunga in mezzo alle onde è in grado di flettersi anche di mezzo metro nel punto centrale. Proviamo a fare una paratia, quindi da qua fino a qua. Ok, perfetto. Tac, e abbiamo la nostra paratia.
Hai appena creato una paratia longitudinale.
Grazie. Allora, sulla struttura ci siamo, confermi?
Con piacere, sì, confermo, confermo. La nave non si spezza in due.
Ecco, se la struttura è fondamentale, la nave deve anche avere una forma che le consenta di muoversi nella maniera migliore possibile, nelle condizioni più disparate possibili. E qui entra in gioco la progettazione della carena e dell'elica.
Questo è un modello di uno scafo con tutte le sue appendici, i fori per i tunnel dell'elica di manovra e così via, che sono tutti elementi a cui bisogna porre una certa attenzione perché hanno un impatto sulla prestazione, sul volume chiaramente della carena e così via. In vasca navale facciamo i test sul modello fisico, misuriamo la prestazione del modello e quindi capiamo come si comporterà poi la nave vera. Per esempio, io qui vedo come si forma l'onda subito e capisco se devo intervenire su questa zona della nave oppure a estrema poppa, perché dove si forma si formano altre onde e così via, che hanno un impatto notevole e così via. Quindi mi dà una sensibilità diversa. Una simulazione come, come questa o quella che vedi qui sulla destra è un esempio di una simulazione in acqua tranquilla dove noi studiamo la formazione delle onde. Qua vedi, qui si vede una carena con il suo bulbo, la distribuzione della pressione idrodinamica sullo scafo, e qui vedi che il bulbo crea una certa onda, un'altra la crea lo scafo e poi andando indietro c'è tutta la formazione ondosa dello scafo.
Ci provi a spiegare in maniera semplice a che cosa serve questo bulbo gigantesco sotto la prua della nave?
Il bulbo ha una funzione principale che è quella di ridurre la resistenza. La nave andando avanti genera onda, per forza, qualsiasi corpo in acqua genera onda. Per generare onda la nave deve dare dell'energia all'acqua. Questa energia chiaramente deve essere spesa da tutto il sistema propulsivo, quindi più onda generi, maggiore sarà la resistenza dello scafo.
Più energia stai buttando via.
Esatto, ed è sprecata. Il bulbo serve a creare un'onda davanti all'onda creata dallo scafo. Fondamentalmente disturba la superficie libera creando un'altra onda che si somma, diciamo, in controfase rispetto a quella creata dallo scafo e quindi il risultato sarà un'onda meno accentuata. Detto così appunto è un po' semplicistico, però lo studio fondamentale è proprio questo: se si crea bene questa onda del bulbo si riduce notevolmente l'onda creata dallo scafo, o comunque l'insieme dei treni d'onda creati dal sistema nave, e questo riduce notevolmente la resistenza. Chiaramente ha una funzione anche protettiva, se così vogliamo, per un eventuale impatto. Si spera non succeda mai, ma comunque è un elemento molto rigido che protegge la nave, e è anche un volume che aiuta la galleggiabilità e che quindi permette alla nave di muoversi meglio in mare formato.
Ok, anche in questo caso si fanno tantissime simulazioni nelle condizioni più disparate possibili per vedere proprio come la forma della carena influenza il comportamento della nave, sia per una questione di efficienza ma anche per una questione di riuscire sempre a mantenere il massimo comfort a bordo.
Prima ancora che venisse coniato il termine intelligenza artificiale, ad esempio all'interno dell'ufficio di architettura navale avevamo messo in piedi dei meccanismi di ottimizzazione delle forme di carena basati su algoritmi di autoapprendimento che modellavano centinaia, migliaia, milioni di carene dalle quali poi derivare la carena che effettivamente massimizzava i benefici. Quindi l'impatto della tecnologia ha modificato in maniera sostanziale quello che oggi è il mondo delle progettazioni navali e che traghettano la progettazione verso quello che sarà appunto l'evoluzione della crocieristica nel terzo millennio. Primo argomento fra tutti direi la sostenibilità. Oggi l'obiettivo di raggiungere il concetto di emissioni zero o la riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell'ambito della progettazione navale è un elemento che guida il progetto fin dalle prime fasi. Non è un qualcosa che si può considerare come una correzione da operare alla fine, ma tutti gli impianti di bordo vengono progettati in maniera tale da traguardare questo obiettivo di riduzione delle emissioni.
Qua per esempio potete proprio vedere un modello in scala di carena che viene portato in vasca proprio per fare le prove sperimentali e vedere se tutti i calcoli e tutte le simulazioni dicono per davvero la verità. Di solito sì, però ogni tanto si scopre qualcosa di nuovo che serve appunto per progettare la carena perfetta per poi farla costruire. A questo punto passiamo alla propulsione, ai motori. Ci sono motori più classici a gasolio, ma sulle nuove navi ci sono anche motori molto più efficienti che hanno un impatto ambientale molto inferiore, motori a gas naturale liquefatto. E giusto per darvi un'idea delle dimensioni e della potenza, le navi più grandi sono in grado di erogare più di 70 megawatt di potenza. Se dovessimo convertirli in cavalli sarebbero circa 95.000 cavalli. Fuori di testa! Potenza che serve sia per la propulsione, per muovere fisicamente le eliche, sia per generare l'energia che serve per alimentare tutti i sistemi di bordo.
Ovviamente tutti questi componenti devono parlarsi tra di loro, sono integrati. Spesso, diciamo, la difficoltà è appunto il coordinamento di questi sistemi. Quello che facciamo noi appunto in questa fase è quello di cercare di anticipare il più possibile queste problematiche, in modo tale che poi la nave nel momento in cui viene costruita non trovi difficoltà dal punto di vista quindi di coordinamento e integrazione dei sistemi.
A te arrivano con uno spazio e tu devi farci star dentro tutto?
Esattamente, devo farli funzionare tra di loro, è sempre un Tetris tra gli oggetti. Si va diciamo riempiendo un po' quello che è lo spazio nave.
L'inceneritore anche?
Sì, abbiamo ovviamente tanti rifiuti a bordo da smaltire.
Sono tutte robe che non ci pensi ma poi dici, ah effettivamente se deve essere una città galleggiante c'è da fare qualcosa.
Qualsiasi aspetto deve essere trattato, pensato, deve rispettare delle regole.
In tutto ciò però anche l'occhio vuole la sua parte e qui entra in gioco tutta la parte prima di concept in fase di progettazione iniziale e poi di design, ovvero tutta quella che è la parte estetica che fisicamente si vede e che però deve avere anche sempre una funzione e un'utilità. Adesso siamo nell'ufficio concept. Cosa si fa qua? Lo scopriamo.
Quando si parla di design navale in particolar modo, si pensa che tutto inizi dalla forma, no, dallo stile, da questo. In realtà non è così, perché tutto il processo parte molto prima. La prima domanda che ci poniamo quando cominciamo a pensare a un nuovo prodotto è innanzitutto cosa sia il brand da questa nave. Diciamo che noi progettiamo non scegliendo il progetto più originale, ma scegliendo il progetto, scegliamo un progetto che sia il più possibile coerente con il brand, coerente con quello che si aspetta il cliente quando poi sale a bordo delle nostre navi. Il nostro ruolo come designer è fondamentale perché è quello di mantenere viva la visione del progetto e fare in modo che tutte le scelte che gli ingegneri apportano sul progetto siano coerenti, cioè rafforzino l'idea, i criteri del progetto e non li indeboliscano. Partendo dagli schizzi e dai piani generali si arriva poi alla modellazione 3D. In questo caso usiamo diversi tipi di software, questo è l'esempio Rhino per la modellazione, per avere un po' un'idea generale di quello che sarà.
E quindi lì per esempio vediamo un concept già finito?
Diciamo questo è un concept già finito degli ultimi 3 ponti di questa nave che si basa su una piattaforma già esistente Qua la nave viene divisa un po' a zone, quindi una parte un po' più dinamica verso la poppa con una zona bambini e una zona di water park, il centro una zona conviviale un po' come se fosse una piazza centrale, e una zona un po' più privata che a volte succede in diversi tipi di nave dove vanno solo alcuni utenti, ad esempio chi ha delle cabine più costose o comunque di un altro tipo di livello, sono zone un po' più tranquille. Cerchiamo di trovare una chiave che leghi Soprattutto, come potete vedere, le sovrastrutture non sono qualcosa di proprio esteticamente appetibile, quindi si cerca un attimo di mascherare, anche in linea con il brand, tutte quelle che possono essere questi scatolotti che escono.
Nascondere gli scarichi, nascondere—
esattamente, fumaiolo, scarichi, eccetera. Ovviamente cercando di mettere anche meno peso possibile.
Allora, buon lavoro!
Grazie!
Abbiamo visto l'esterno, adesso vediamo l'interno.
Allora, sì, Yaki, io ti presento al volo una seconda parte della progettazione. Ipotizziamo che abbiamo fatto tutta la parte di sketching e ti faccio vedere come lo studio di architettura che abbiamo all'interno dell'ufficio ci restituisce graficamente dei disegni tecnici di una possibile cabina che poi noi dobbiamo andare a modellare e a renderizzare. In questo caso la cabina in questione è una cabina ADA, quindi per portatori di handicap in sedia a rotelle, e quindi insomma dopo vari studi sullo spazio, i flussi e il movimento interno andiamo a sviluppare il 3D. Molto divertente perché è quasi un gioco questo programma, mi permette di ruotare, di camminare all'interno della scena e di cambiare i materiali direttamente dal vivo. Cioè io posso andare a scegliere, in questo caso vi faccio vedere, c'è una libreria materiali, posso andare a scegliere, che ne so, in questo caso prendo leather, della pelle, posso andare a scegliere che il letto lo voglio grigio oppure, che ne so, lo voglio rosso. Quindi questa cosa è molto interattiva proprio per, insomma, per farci studiare bene ed elaborare la scena. Ovviamente poi andiamo a sviluppare tutti i video, tutte le immagini che si tramutano in un video render di questo tipo. Ovviamente la qualità aumenta molto, a noi ci serve una bassa qualità per studiare e impostare la scena e poi esportiamo tutto in alta qualità per poi mettere insieme i video e fare la post-produzione.
Abbiamo anche il succhino, le mele e le brioche perché bisogna sempre riprodurre tutto nei minimi dettagli. Insomma, su una nave di questo genere c'è veramente di tutto, dalle cose più semplici e banali alle cose più strane che non ti immagini neanche. Ci fai un elenco di cose assurde che avete messo su navi da crociera?
Ma ce n'è, ce n'è veramente per tutti i gusti. Una delle cose che mi piace citare, e tra l'altro abbiamo installato su questa nave, è una pista da go-kart. Combinare una pista da go-kart su più livelli con quelli che sono i moti nave è una sfida non da poco. Diciamo che il passeggero non lo percepisce, ma dietro c'è stato un lavoro estremamente meticoloso per assicurarci che poi l'esperienza sia gradevole e sicura al tempo stesso. In un passato recente c'è un armatore che si è presentato con un oggetto che sembrava una via di mezzo fra una funivia, qualcosa che ricordava più le piste da sci che il mondo navale. Ecco, integrare un sistema con delle cabinovie che si muovono su una nave che a sua volta è soggetta a moti di rollio, di beccheggio, e diciamo è stato un bel mal di testa.
E poi c'è chi fisicamente decide come costruire tutto quello che è stato progettato a livello di sale pubbliche, di estetica, decidendo di che materiale è fatta ogni singola cosa, dal parquet alla piastrella del bagno, il tessuto di una poltrona in ristorante, la spa. E non è solo una questione di gusto, perché tutta sta roba deve resistere al fuoco, a 10.000 persone che ci camminano sopra, avere tutta una serie di parametri. E qui entra in gioco anche tutta la parte di sicurezza, che va dall'evacuazione— si fanno tutta una serie di simulazioni per essere in grado di evacuare la nave nei tempi prestabiliti a seconda delle dimensioni— oltre a tutta la parte di antincendio e tutta la parte comunque di verifiche ulteriori strutturali che vengono fatte per rispettare tutte le norme del caso.
La nave è forse il migliore esempio di compromesso. La nave perfetta è la nave che, diciamo, non fa contenta nessuna disciplina, ma in qualche modo trova un giusto equilibrio fra tutti i mondi che ruotano attorno alla progettazione navale. La nostra capacità è quella di rispondere alla richiesta di oggetti che nessuno mai ha pensato prima, per poi cercare di integrarli nel mondo nave, fare in modo che la struttura piuttosto che la stabilità siano verificate, che ci sia la sicurezza sufficiente. Quindi devo dire la capacità creativa non manca e onestamente non ne vedo un limite.
E tutto quello che avete visto più un sacco di altre cose, perché ci sono veramente un'infinità di dettagli, confluisce in quello che è chiamato piano generale, che è proprio lo schema completo di tutta la nave. Panoramica generale di tutto quello che abbiamo a bordo.
Partiamo dal basso, partiamo dal basso. E color azzurro chiaro, tutta quella che in gergo viene chiamata la sistemazione di I motori, ci sono i sistemi di trattamento delle acque grigie, delle acque nere, vediamo le casse che contengono il combustibile, l'acqua potabile. Sistemazione di macchina nei ponti bassi perché? Per motivi di peso, perché sono oggetti pesanti e quindi per una nave che deve galleggiare ed essere stabile è bene che siano in basso. I ponti bassi che stanno magari sotto il galleggiamento, non hanno la vista del mare, rappresentano dei volumi che l'armatore non vuole le dedicare al passeggero. Quindi già qui intravediamo un primo concetto di aree che hanno un valore dal punto di vista del carico pagante e aree che invece devono essere sfruttate per gli impianti non visibili di bordo. Quindi parte bassa, motori, motori e tutto quello che ci va dietro. Ci spostiamo un po' più in alto, cominciamo a vedere dei colori un po' diversi. In questo colore verde più chiaro vediamo alcune delle cabine equipaggio. Equipaggio importante sì, ma chiaramente l'equipaggio non avrà la cabina con vista mare, viene posto in una collocazione della nave gradevole ma che non porti via appunto la capacità di creare guadagno. Vediamo delle lavanderie, quindi di nuovo equipaggio, sistemi a servizio del passeggero come le lavanderie, magazzini appunto a servizio di tutta quella che è la vita nave. Spostandoci verso l'alto, di nuovo alloggi per l'equipaggio e qui cominciamo a vedere con il colore verde scuro una delle componenti fondamentali della nave che sono le celle, le celle dove viene immagazzinato cibi, riserve per alimentare i passeggeri e l'equipaggio. Naturalmente la crociera è un'esperienza che parte dal piacere di godersi un qualcosa di gradevole e quindi il cibo, l'esperienza culinaria è una componente della crociera. Salendo verso l'alto, prime cabine passeggeri che sono delle cabine con finestra. All'interno di questo ponte vediamo con questo colore azzurro un po' più scuro gli impianti tecnici, quindi queste sono stazioni di condizionamento. Di nuovo il concetto: tutto quello che non è o o è meno allettante per il passeggero, non ha la vista mare, quindi gli impianti devono stare all'interno. Tutto quello che guarda verso il mare deve essere dedicato al passeggero. Il concetto poi diventa abbastanza semplice. Spostandoci ancora un ponte più in alto, cominciamo a vedere con questo colore rosa più o meno chiaro il complemento delle cabine passeggeri, ossia le sale pubbliche. In questi ponti vediamo gli elementi principali della vita del passeggero, vediamo l'intrattenimento, quindi un grande teatro sviluppato su 3 ponti, un atrio, e vediamo i ristoranti. Spostandoci verso l'alto notiamo queste, queste aree in arancione chiaro. Sono delle aree passeggeri esterne, sono delle sale pubbliche completamente attrezzate. Questi segni che intravediamo appunto sul piano generale rappresentano sedute, bar, piscine infinity con vista verso l'oceano, bar e ristoranti all'aperto che consentono appunto di vivere l'esperienza della crociera all'aperto e mantenendo un contatto diretto con il mare. Salendo ulteriormente di un ponte, e poi i ponti che seguono rispecchiano un po' questa configurazione, vediamo invece il quantitativo maggiore di cabine passeggeri. Chiaramente questi sono i ponti che per un armatore rivestono l'importanza maggiore.
Quante cabine ha una nave di questo tipo?
Alcune delle navi più grandi che stiamo costruendo a Monfalcone superano le 3000 cabine. Passaggeri. Recentemente abbiamo sfondato un record per quanto riguarda la capienza a bordo di 10.000 persone.
E la pista di go-kart dov'è?
La pista di go-kart è qui sopra, parte da qui e chiaramente ha un percorso circolare, poi passa fra i ponti e arriva fino a questo punto. Il bello è proprio questo, che è una pista che si sviluppa su più ponti, quindi c'hai anche le salite e le discese.
Non è un qualcosa di monotono che ti fa fare solo il giro sullo stesso Tempistiche da quando arriva il cliente che dice voglio questa specifica nave con tutte queste cose a quando il progetto è fatto?
Il progetto navale, come mi piace citare un po' a tutti i giovani che lavorano nel mio ufficio, è uno sguardo verso il futuro. Per una grande nave da crociera ci vogliono circa 3 anni di costruzione in cantiere, preceduti da più o meno 2 anni per la parte di ingegneria funzionale, a loro volta anticipati da un anno, un anno e mezzo di progettazione di base, quindi all'interno di questo ufficio. Se poi consideriamo che spesso, anche per un concetto di economia di scala, gli armatori chiedono serie di navi di 3, 4, 5 esemplari, quello che noi iniziamo a rappresentare oggi su un foglio di carta bianco ha una longevità che estende il progetto a 10-15 anni. Per me questo è sfidante da un certo punto di vista e rappresenta quella che è una visione verso un futuro che con la professionalità di tutte le risorse che lavorano in progettazione.
E allora vediamo nel concreto come tutti questi progetti fanno a prendere forma. Ci spostiamo dunque di una quarantina di minuti verso Monfalcone. Vediamo concretamente come funziona il cantiere di Monfalcone, che appunto è uno dei cantieri di Fincantieri. Giusto per darvi un'idea delle dimensioni, abbiamo un'area totale di 820.000 metri quadrati e in totale qua dentro lavorano ogni giorno dalle 7 alle 8.000 persone a seconda dei periodi. È un cantiere di tipo lineare, quindi adesso andremo proprio a vedere la linea di produzione di una nave gigante partendo dall'inizio, ovvero dal ferro, o meglio dall'acciaio, dai pezzi di lamiera. Considerate che a differenza di una casa che si costruisce dal basso verso l'alto, una nave non si costruisce tutta insieme, o meglio prima si faceva così ma adesso viene divisa in sezioni che a loro volta sono divise in blocchi, i più piccoli mattoncini che formano la nave gigante, dove per piccoli comunque si intende qualche decina di metro. Si parte con la saldatura, abbiamo un sacco di automazione, la lamiera, i pezzi di acciaio entrano da questo capannone là in fondo, attraversano tutti questi rulli e in ogni fase tramite vari tipi di saldatura vengono aggiunti dei pezzi. Come vedete in questo momento alle mie spalle che stanno spostando dei pezzi, montando dei pezzi, e là in fondo abbiamo un sacco di automazione e robot, quindi andiamo a dargli un occhio. Guardate che figo, qua abbiamo un drone che si sta occupando di tutta la parte di controllo qualità, quindi lui va in alto, guarda il pezzo e verifica che le saldature siano state effettuate nei punti giusti e soprattutto con tutte le tolleranze giuste. Tutto completamente in autonomia, lui capisce dov'è nello spazio, capisce dove sono i pezzi, va a fare tante foto che poi vengono elaborate e si riesce a capire se ci sono imprecisioni e esattamente dove sono, con un controllo qualità molto più elevato rispetto al controllo visivo di ispettori umani che altrimenti dovrebbero andare a vedere ogni singola cosa, ma non riuscirebbero mai ad avere una visione precisa dall'alto con tutti i vari punti. Quindi lui in questo momento sta prendendo vari riferimenti, fa prima delle foto dall'alto, poi si avvicina, fa la sua foto, si sposta, fa un'altra foto e va a mappare completamente il pezzo per andare a vedere se è stato fatto tutto correttamente e se eventualmente ci sono degli errori da dover risolvere. Ovviamente poi tutto automatico con la sua base di ricarica automatica che si richiude e si riapre quando poi serve. Qua c'è tutta la parte di piegatura delle lamiere, quindi attraverso questo gigantesco macchinario con dei rulli le lamiere vengono schiacciate e a seconda della curvatura che devono avere iniziano a prendere la forma della nave. Vi faccio notare come in questo caso si usino ancora gli stampi in legno come si faceva una volta. Vi faccio vedere, qua abbiamo due sistemi automatici, questo robottino su ruote che va a fare quel queste saldature più lineari e là dietro c'è un vero e proprio braccio robot collaborativo che va a fare in automatico la saldatura, in questo caso a CO2, esattamente perfetta. La cosa bella è che abbiamo molta più precisione e soprattutto gli operatori riescono a lavorare in maniera molto più confortevole. Quindi prima si procede con la parte orizzontale del blocco, tutta la struttura, e poi si procede con tutta la parte verticale, quindi tutti i muri. Una volta saldati i nostri blocchi passiamo alla fase di allestimento. Questo è un primo allestimento già bello spinto. In sostanza si iniziano a montare tutta una serie di componenti e soprattutto tutta la parte di impianti, quindi tradotto principalmente tubi, condotti e cavi che trasportano energia, aria e acqua in tutta la nave e a seconda di quello che serve portando in giro per la nave quello che serve. La cosa interessante è che prima questa cosa veniva fatta a bordo bordo della nave. Cioè, prima si assemblava tutto lo scafo della nave, si metteva in mare e poi si faceva tutto l'allestimento, esattamente come fanno gli idraulici e gli elettricisti a casa. Cioè, prima fai la casa e poi ci monti le cose. Grazie a tutta la progettualità che si riesce a fare prima, adesso si riesce con una precisione altissima ad assemblare la nave di fatto divisa, già allestita, e poi assemblando semplicemente i blocchi tutti questi impianti prenderanno forma. E guardate che figo questo caschetto speciale con tutta una serie di sensori. E qua sotto ci sono degli occhiali in realtà aumentata, degli HoloLens, che ci permettono di andare a vedere cosa sta succedendo per davvero. Ed è pazzesco perché io davanti a me vedo quello che c'è, ma vedo soprattutto quello che ci sarà e esattamente dove i componenti devono essere nella tridimensionalità dello spazio. Io adesso sto vedendo tutti i tubi, tutti i componenti esattamente nel posto dove andranno montati. E questo è ovviamente comodissimo perché si riesce ad avere una visione precisissima di dove devono andare le cose. Per questo è fondamentale avere prima una progettazione perfetta, non solo di tutto il modello digitale, ma anche di come poi andare a costruirlo. Pensate che si riesce ad avere una precisione di qualche centimetro, quindi io vedo esattamente questo condotto, per esempio lo vedo sovrapposto con il modello 3D esattamente dove dovrebbe essere. Molto molto interessante. E guardate qua, abbiamo tutta la parte di controllo. Per farvi capire la complessità abbiamo l'elenco di tutti gli impianti che devono essere montati. Andiamo dalle cose più basilari come la corrente, l'aria condizionata, a tutte le cose che servono poi per far funzionare una nave, tutti gli impianti di sicurezza, antincendio, gli scarichi, tutta l'infrastruttura di una città concentrata dentro la struttura di una nave. E qua per esempio vedete acqua piscina, acqua grigia, un sacco di cose che non so, vapore, trattamento rifiuti, acqua condizionamento, acqua, acqua, varie acque, la condensa. La cosa interessante è che questa è proprio la postazione di controllo che può andare in giro per tutte le varie postazioni e può vedere sempre a che punto è la lavorazione, cosa sta succedendo, che cosa si sta facendo, che cosa si sta montando. E se c'è qualcosa che per ragioni di qualche genere deve essere modificata, c'è sempre un vero e proprio progettista sul campo che può eventualmente fare delle piccole modifiche progettuali per andare a correggere eventuali errori. In questo modo la catena non viene rallentata e si può ottimizzare ogni singola fase. Abbiamo anche simpatico rover. Cosa fa? Porta questi scaffali con dentro tutta l'attrezzatura nelle varie postazioni. Lui in questo momento è in fase di test avanzato e lavora solo di notte, quindi si sposta in autonomia per la fabbrica e porta appunto nelle varie postazioni tutti i materiali che servono. Però l'idea è di ampliare questo test, prenderne molti di più e renderli in grado anche di collaborare durante la catena di montaggio con gli altri umani che sono al lavoro sui vari pezzi. Ovviamente un sacco di sensori, un sacco di LiDAR, un sacco di telecamere. Considerate che a differenza di robot domestici, robot di questo tipo devono essere molto più resistenti perché devono fare molto più lavoro e soprattutto lavorare in un ambiente che è decisamente più sfidante. Questo per dire che sviluppare una soluzione del genere non è come sviluppare un robottino che ti lava la casa, ecco. Senza contare che ci sono altri mezzi in movimento, carriponti, un sacco di pezzi che cambiano ogni volta, un ambiente infinitamente più grande. Voi non avete idea di quanto solo questo capannone sia gigantesco, e soprattutto appunto con un sacco di cose che cambiano, che si spostano, che si muovono. Quindi lo lasciamo lavorare. Questo invece è Ulisse ed è il gestionale da cui si vede l'avanzamento di tutto quanto, ed è incredibile. Io se vado qua per esempio posso andare a vedere questo specifico blocco, ogni cosa ovviamente è catalogata col suo numero, il suo simbolo e posso andare a vedere per esempio tutti i componenti dai tubi metallici alla carpenteria elettrica, vedete questi sono proprio tutti i singoli componenti che vanno in questo specifico blocco e ogni tubo, ogni cavo, ogni condotto c'ha il suo codice, il suo marker e si vede esattamente lo status: è stato montato, se non è stato montato, se è arrivato, se manca. In questa maniera si può coordinare in maniera efficiente sia tutta la parte di assemblaggio sia tutta la parte logistica e di approvvigionamento dei materiali, cioè far arrivare le cose giuste nella postazione giusta per farle montare correttamente. Se c'è un problema, da qua si vede e si può intervenire. Questo è il cervello dietro la catena di montaggio. Una volta finiti i blocchi esattamente come dei mattoncini da costruzione classici, si assemblano in sezioni, si formano i 3 ponti che poi a loro volta si vanno ad assemblare direttamente nel bacino. Come vedete là in fondo, le dimensioni sono pazzesche. Se vedete le persone minuscole, quella roba lì è alta tipo 70 metri. E appunto, assemblando tutti i blocchi e tutte le sezioni, si va sempre più avanti, si completa la nave all'interno del bacino. Ovviamente poi quando la nave sarà completata il bacino si allaga, tutta questa parte si sposta e la nave è pronta per il mare. Una volta che si assemblano tutte le sezioni la nave appunto finisce già in mare, la nave non è ancora completata ma già galleggia come in questo caso e si procede direttamente sulla nave con il completare tutto quanto, tutte le cabine, tutti i componenti, tutti gli impianti si devono collegare tra di loro, si devono interfacciare tra di loro. Come abbiamo visto nella fase di progettazione, ci sono una quantità senza senso di cose in una nave grande centinaia di metri come questa. Infatti, come vedete, abbiamo tutta una serie di impalcature, gru, tubi, cavi che vanno, che vengono, che entrano, che escono, proprio perché bisogna caricare tutti i componenti che sono tendenzialmente preassemblati e andare a finire poi tutti quelli che sono i dettagli. Pensate che solo in questo momento su questa nave ci sono circa 3000 persone che stanno lavorando. Cioè, sono numeri fuori di testa. La cosa però ancora più pazzesca di tutte è che una nave completa come questa viene fatta soltanto in circa 30 mesi, da zero alla nave finita. Quindi abbiamo visto tutto quello che succede dalla progettazione alla nave effettivamente in mare. Adesso ultimi preparativi, si finisce tutto quanto, e poi questa nave sarà pronta per solcare i mari e gli oceani di tutto il mondo. Da Yakidale, Fincantieri e da Monfalcone era tutto. Ci vediamo prossimamente con prossime cose.
Ciao ciao ciao ciao ciao!










