😱 WIKILEAKS: la storia di CHELSEA MANNING

Il video di Veronica Paolucci ricostruisce in maniera dettagliata la vita di Chelsea Manning (nata Bradley Manning) e il suo ruolo cruciale nella storia di WikiLeaks. Inizia con un aneddoto su Adrian Lamo, un hacker che nel 2010 contatta Manning tramite chat, ponendole domande ipotetiche su un accesso illimitato a reti classificate. Viene poi descritta l'infanzia difficile di Manning, i problemi familiari, l'omosessualità e la disforia di genere, che la spingono a una vita nomade e a una forte dipendenza dai computer. Il video segue il suo arruolamento nell'esercito nel 2007, la formazione come analista di intelligence e l'accesso senza restrizioni a database segreti (SIGACT, CIDNE, SIPRNET). Si evidenzia il paradosso della classificazione: documenti di poco valore venivano etichettati "secret" mentre informazioni strategiche venivano declassificate per propaganda. La crescente disillusione porta Manning a scaricare massivamente i rapporti SIGACT (Iraq e Afghanistan) tra dicembre 2009 e gennaio 2010, trasferendoli su CD, micro‑SD e infine caricandoli su WikiLeaks tramite la rete Tor in una libreria di New York. Tra i documenti inviati c'è il video "Collateral Murder" (21 feb 2010), che mostra un attacco di un elicottero Apache che uccide civili e giornalisti, rivelando violazioni delle regole di ingaggio. Lamo, già informatore dell'FBI, convince Manning a confessare via chat, fornendo le prove all'autorità. Il 29 maggio 2010 Manning viene arrestata, trasferita in una cella di isolamento in Kuwait, dove subisce trattamenti disumani e sviluppa sintomi di stress estremo. Il processo militare la condanna per 35 anni, ma la pena viene poi commutata a 10 anni. Durante la detenzione Manning avvia la transizione di genere, riceve terapia ormonale e vive una vita carceraria più umana. Dopo vari ricorsi, nel 2017 ottiene la libertà condizionata, ma è nuovamente incarcerata per rifiuto di testimoniare contro Julian Assange. Il video confronta la sua vicenda con quella di Edward Snowden, sottolineando differenze di motivazione (trasparenza della guerra vs sorveglianza di massa) e di percezione mediatica. Paolucci chiude invitando gli spettatori a una discussione civile, fornendo fonti, trascrizioni e il link al libro "ReadMe.txt" di Manning.
Chapters
Il 21 maggio 2010 un uomo di nome Adrian Lamo riceve in una chat online un messaggio da un utente col nome Bredes87. Il primo messaggio dice solo ciao, il secondo come va. Qualche minuto dopo lo sconosciuto si presenta come analista dell'intelligence dell'esercito americano di stanza a Baghdad e scrive ad Adrian: se tu avessi un accesso senza precedenti a reti classificate 14 ore al giorno, 7 giorni su 7, per più di 8 mesi. Cosa faresti? Adrian quella sera non risponde, ma il giorno dopo lo sconosciuto torna alla carica e gli fa una domanda ipotetica. Gli chiede: se tu vedessi cose incredibili, cose terribili, cose che dovrebbero essere di dominio pubblico e invece sono in un server chiuso in una stanza buia a Washington, cosa faresti? Adrian Lamo, un hacker piuttosto noto negli Stati Uniti, risponde con gentilezza: A un certo punto si offre persino di trattare quella conversazione come una confessione, visto che è un ministro di culto, oppure come un'intervista con protezione della fonte, visto che è un giornalista. Il suo interlocutore inizia a fidarsi. Non sa che l'amo il giorno prima aveva già contattato un ex agente del controspionaggio dell'esercito per denunciare l'utente che si fa chiamare Brad S. Nel giro di 10 giorni quell'utente sarà rinchiuso in una cella allestita dentro a una tenda in Kuwait, e nei mesi successivi successivi riceverà uno dei trattamenti più disumani mai riservati ai militari americani dal governo degli Stati Uniti. La sua colpa? Aver contestato il sistema di classificazione dei documenti del governo, che a suo dire nascondeva ai cittadini cosa stava succedendo davvero in Iraq e come il governo stava spendendo i loro soldi. Ma come sempre, per capire bene com'è andata, dobbiamo partire dall'inizio. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video in cui parleremo dell'incredibile storia di Chelsea Manning e del suo ruolo sia nel far diventare WikiLeaks la piattaforma che conosciamo oggi, sia nello spingere altri analisti, fra cui lo stesso Snowden, a rivelare ai cittadini informazioni che non potevano restare nascoste. Sarà un video sicuramente più lungo del solito e toccheremo temi molto delicati sia a livello politico sia riguardo alle persone coinvolte. Vi invito quindi nei commenti a mantenere toni pacati e a discutere delle vostre opinioni in modo educato e civile, come poi in realtà facciamo sempre su questo canale. Persino Imo oggi, come vedete, è più educato del solito, ma il motivo è semplicemente che si sta aggiornando. In realtà lui dei temi delicati non frega niente, lui ci balla sopra e passa la paura. Ma andiamo con ordine. La nostra storia inizia nel 1987, anno di nascita di Chelsea Manning, che in realtà nasce come Bradley Manning. Più avanti nella sua vita infatti farà la transizione e cambierà nome. Io per rispetto in primis e per comodità in secundis la chiamerò direttamente Chelsea al femminile per tutto il video, anche quando parlerò di fatti che sono in realtà avvenuti prima della transizione. Chelsea non ha un'infanzia semplice, ha due genitori che descrive come presenti e a loro modo deliziosi, ma entrambi con problemi di alcolismo che causano nel padre degli eccessi d'ira e nella madre dei problemi di salute e una generale apatia. Inoltre è alle prese con la propria sessualità e con la disforia di genere, che la famiglia non sembra in grado di capire. Anche per questo Chelsea viaggia molto, nel tentativo di allontanarsi da un ambiente che ritiene di vedute troppo strette. Cambia diversi lavori con una concreta difficoltà a mantenerli, non perché non sia efficiente o brava in quello che fa, ma perché non riesce a conformarsi a degli ordini che sembrano sbagliati. Per questo senza lavoro e a corto di soldi, si ritrova per un periodo anche a vivere per strada e a dormire nel suo furgone. L'unica cosa che la tiene compagnia fin da giovanissima sono i computer. Chelsea infatti ha una naturale predisposizione nei confronti della tecnologia, riesce a violare facilmente ogni sistema in cui decide di entrare. Per lei le protezioni adottate dai proprietari dei sistemi sono più che altro non tanto degli ostacoli quanto dei rompicapo da risolvere. Anche grazie a questo entra ben presto nella comunità hacker, che all'epoca era ancora molto ristretta e underground, dove lei però trova la sua gente. Persone che come lei adoravano risolvere problemi, credevano nel concetto di open source, di software libero, di condivisione delle informazioni, di trasparenza, di anarchia, se questo significava non prendere per buono ogni ordine che dava un'autorità. Chelsea stupisce tutti quindi quando a 19 anni decide di arruolarsi nell'esercito, ambiente che sembrava contro ogni suo valore ideale. Non è certo il posto più indicato per un ragazzo gracile, gay e con quello che sua sorella chiama un generale rifiuto per le autorità. Ma Chelsea in quel momento è pienamente convinta della sua decisione. Suo padre le ha ripetuto per tutta la vita quanto le avrebbe fatto bene l'ambiente militare, che l'avrebbe resa un vero uomo. E inoltre Chelsea non vuole più vivere per strada, vuole un lavoro sicuro con una stabilità. Il 2 ottobre 2007 quindi si arruola. Ai test d'ingresso prende un punteggio abbastanza alto da poter fare qualsiasi mestiere. E quando il reclutatore le chiede cosa le interessi fuori dalla vita militare, lei risponde: la geopolitica e l'informatica. Il reclutatore le suggerisce di fare quindi l'analista di intelligence, che in effetti sembra il lavoro perfetto dato che consiste nell'aggregare grandi quantità di dati, analizzarli, studiare strategie, risolvere problemi e così via. Tutte cose per cui lei si sente portata. Ha quindi inizio l'addestramento di base, che normalmente dura 10 settimane. A lei richiederà invece 6 mesi, perché durante l'addestramento, complici gli allenamenti durissimi e la privazione di sonno, sviluppa un problema neurologico che le impedisce di utilizzare un braccio e una gamba. In quel periodo finisce in una specie di limbo medico, perché non sanno come curarla, lei non può fare l'addestramento e ha anche il rischio di essere congedata, cosa a cui si oppone con tutte le sue forze. Alla fine si rimette in piedi, finisce l'addestramento e completa anche il corso per fare l'analista di intelligence. Il 28 agosto 2008 arriva alla sua prima destinazione, Fort Drum, nello stato di New York, con la decima divisione da montagna. Lì comincia a lavorare con i cosiddetti SIGACT, abbreviazione di Significant Activities, cioè attività significative, che sono una specie di diario di guerra. In pratica, ogni volta che un'unità sul campo assiste a qualche evento significativo, o viene coinvolta in un incidente, attacca qualcuno, prende un pezzo di territorio e così via, viene scritto un rapporto che viene poi trasmesso al comando superiore, che lo corregge, lo manda a livello superiore, e così via fino ad arrivare alla versione definitiva. In sostanza, ogni volta che sul campo di battaglia succede una qualsiasi cosa, viene fatto un rapporto che passa di mano in mano e finisce poi in un grande database chiamato CIDNE, acronimo che sta per Combined Information Data Network Exchange. Quindi sostanzialmente proprio un posto in cui scambiarsi dati e combinare le informazioni fra di loro. Quando c'è si arruola esistono due database CIDNE: il CIDNEI, cioè CIDNE Iraq, e il CIDNEA, cioè CIDNE Afghanistan. Tutto quello che finisce dentro questi database viene automaticamente classificato come secret, un livello di classificazione intermedio perché è sopra al livello confidenziale, confidential, ma sotto al livello top secret. Teoricamente quindi il contenuto di questi database non deve essere divulgato per alcun motivo e dove potrà essere visibile solo da personale strettamente autorizzato e con il giusto grado militare. Chelsea, appena arriva a Fort Drum come soldato semplice, riceve immediato e illimitato accesso a entrambi i database. Vede quindi non solo la parte dedicata all'Iraq, che è la guerra in cui combatte la sua unità, ma anche quella dedicata all'Afghanistan, con cui lei non c'entra nulla. Il motivo dietro questa condivisione esagerata di informazioni, se vi ricordate ne abbiamo parlato la scorsa settimana, è che gli Stati Uniti, dopo l'attentato alle Torri Gemelle del 2001, avevano ritenuto che una delle cose che aveva impedito di prevedere l'attentato era proprio che fra le varie unità c'era poca condivisione di informazioni, e avevano quindi preferito dare agli analisti campo libero nella consultazione di rapporti, documenti e così via, in modo che potessero fare meglio il loro lavoro. Ma la cosa che più stupisce Chelsea quando arriva non è il fatto che lei possa vedere tutto, ma è quanto l'abili e siano i criteri con cui un documento veniva classificato e declassificato a piacimento. Per esempio, rapporti senza nessuna importanza che descrivevano una giornata ordinaria sul campo di battaglia erano classificati come segreti e non si potevano rivelare, mentre magari analisi approfondite che lei faceva sulle possibili strategie del nemico venivano declassificate per passarle alla stampa in modo da far fare una bella figura agli Stati Uniti, anche quando questo poteva significare perdere magari un vantaggio strategico. In sostanza, come dirà poi lei stessa nella sua autobiografia, si manteneva segreto tutto quello che poteva far sfigurare gli Stati Uniti, come incidenti di percorso o l'uccisione di civili per sbaglio, mentre si pubblicavano apertamente informazioni riservate solo per mostrare i muscoli e far vedere quanto l'America fosse avanti nel conflitto e quanti risultati stava raggiungendo. Di fatto, molti documenti erano qualificati come segreti non per il contenuto, ma solo perché erano in una rete che era qualificata come segreta. Questa rete, chiamata SIPRNET, è detta in modo molto semplicistico la rete interna del governo americano per le informazioni classificate, fisicamente separata da internet. Se tutto quello che viene messo in un database o passa in una rete è automaticamente classificato come segreto, a prescindere dal contenuto, capiamo perché i soldati tendevano a non prendere troppo sul serio la classificazione delle informazioni. A questo aggiungiamo che gli analisti erano liberi di usare il proprio proprio computer personale per lavorare. Era prassi comune scaricare le informazioni e salvarle su DVD riscrivibili che poi passavano di mano in mano. Insomma, loro erano consci dell'importanza di quello che maneggiavano, ma al contempo non si avvertiva un clima di particolare segretezza. Chelsea, in ogni caso, come analista, come dicevo, aveva accesso illimitato a tutte le informazioni che lei poteva ritenere utili per le sue analisi, cosa che le metteva addosso un forte senso di responsabilità. Una notte arriverà a scrivere in chat a un amico: ho questa sensazione che si fa sempre più orribile, deriva dalla consapevolezza di essere un membro dell'apparato governativo con un nulla osta di sicurezza del massimo livello. So troppe cose, non so se puoi immaginare la pressione. Ma i soldati non avevano tempo di fermarsi a pensare a quello che stavano maneggiando. Nel novembre 2009 l'unità di Chelsea viene dispiegata in Iraq, vicino a Baghdad, nel cuore della battaglia. E in questo stesso periodo succede un'altra cosa molto importante, anche se apparentemente scollegata. Un sito chiamato WikiLeaks, fondato da un australiano di nome Julian Assange, pubblica circa mezzo milione di SMS inviati l'11 settembre 2001. WikiLeaks, per chi non lo conoscesse, era nato qualche anno prima come una piattaforma che riceveva documenti riservati da fonti anonime e li pubblicava. Questi messaggi, quelli dell'11 settembre 2001, non contenevano nulla di particolarmente importante, erano perlopiù SMS con richieste di aiuto o in cui le persone si chiedevano a vicenda se era tutto ok. Ma il punto è che solo qualcuno di interno a qualche agenzia governativa statunitense poteva avere accesso a questo database e averlo condiviso con WikiLeaks. Chelsea conosceva già la piattaforma, un istruttore ne aveva parlato durante l'addestramento per dire ai soldati di non usarlo mai, ma è in questo momento che ne capisce la portata. Capisce che WikiLeaks non è più una piattaforma che non si calcola nessuno, ma è in grado di finire su tutte le prime pagine. Anche perché c'è un lungo processo di verifica dell'autenticità dei documenti prima della pubblicazione, quindi è anche un sito credibile. Scavando nei documenti del CIDNE trova un rapporto dedicato proprio a WikiLeaks in cui il sito viene descritto come una minaccia per la sicurezza nazionale, proprio perché in qualche modo invoglia i soldati a divulgare le informazioni in loro possesso. Per lei è il contrario. Da brava analista, in un primo momento considera WikiLeaks solo una fonte come un'altra, e anzi arriva usare le informazioni trovate sulla piattaforma nel proprio lavoro, per fare le proprie analisi. Nel frattempo, alla base c'è un problema: i computer si rompono in continuazione per via della polvere e del caldo. Gli analisti si trovano a fare sempre di più copie di backup dei documenti importanti e del proprio lavoro. Chelsea all'inizio salva solo i rapporti sugli eventi significativi, i SIGACT, della sua zona, poi inizia a salvarli tutti. Tra la fine di dicembre 2009 e l'inizio di gennaio 2010 scarica un mese alla volta tutti i SIGACT dell'Iraq e poi tutti quelli dell'Afghanistan, salvandoli su CD. Non fa nulla di nascosto, è tutto alla luce del sole, nessuno le chiede mai nulla. Questi file poi vengono passati dai CD al suo computer personale e poi in una microSD. In quel momento non sa ancora esattamente cosa vuole farne, agisce quasi come un automa, si sente vuota. L'ambiente è veramente molto pesante, sta avendo una serie di problemi personali, si sente proprio apatica, vive per lavorare e si sfoga solo su internet. Si confida con un amico che la rassicura dicendole che le mancavano meno di 2 anni di servizio e poi avrebbe avuto modo di digerire il tutto. Ma lei risponde che questo non ha importanza. Gli dice: a questo punto mi sento annegare, ho visto troppo, capito troppo, non riesco a venirne fuori anche solo per respirare. Nessuno ha tempo per capire e io non ne ho nemmeno per prendere una boccata d'aria fresca. Non ho più fede nell'umanità. Mi sento una pedina in questo gioco come tutti gli altri. Ad acuire la sua disperazione è la politica Don't Ask, Don't Tell in vigore in quel momento nell'esercito degli Stati Uniti, politica che significa non chiedere, non dire, che paradossalmente era nata in un'ottica di tolleranza. Anziché dire non sono ammessi omosessuali nell'esercito, questa politica consisteva nel vietare qualunque discorso sull'orientamento sessuale. Non si poteva chiedere a una recluta quale orientamento avesse, e questo va bene, ma l'obbligo era anche sulla recluta, che non poteva parlarne. Il risultato per Chelsea è una forte solitudine. Nel 2009 infatti stava avendo problemi nella sua relazione, stava iniziando a ragionare sulla sua disforia di genere, e queste cose pesavano sul suo umore, sulla sua psiche, ma erano un argomento tabù anche con gli psicologi militari. Quindi mentre gli altri soldati bene o male potevano sfogarsi con i compagni dicendo con la mia fidanzata non va bene, lei non poteva parlare del suo fidanzato perché questo sarebbe stato contro alla politica don't don't tell. Tutto il suo umore di quel periodo viene racchiuso perfettamente in un altro messaggio che scrive al suo amico in chat, e ve li riporto tutti proprio per farvi capire che sono pensieri suoi, non glieli sto attribuendo io. Chelsea gli scrive: non ne posso più di tutto, le divergenze personali che ostacolano il lavoro quotidiano, subire una politica che non mi permette di parlare dei miei problemi, tenere l'opinione pubblica all'oscuro di informazioni che avrebbero una rilevanza globale, sentire che il congresso, la politica e il presidente tradiscono quella stessa libertà per la quale in teoria dovrei combattere. Ritrovarmi incapace di capire chi sono e dover dividere tutto in compartimenti stagni a livello psicologico solo per sopravvivere. La pressione non fa che aumentare e aumentare e aumentare, e io ci sto sotto 24 ore su 24. Secondo me questo messaggio racchiude veramente alla perfezione tutte le difficoltà che stava avendo in quel periodo, quindi difficoltà legate alla sfera personale ma anche legate al fatto di essere patriottica, di sentire che lei stava lottando per libertà e si sentiva tradita dal governo per questo, perché il governo in realtà sotto sotto non era così a favore della libertà, perché l'opinione pubblica era tenuta all'oscuro di cose che dovrebbe sapere, e così via. Quindi si sente veramente dilaniata. Per fortuna in quel periodo arriva anche il momento della licenza di Chelsea, che può tornare a casa per un periodo a Potomac da sua zia e fare un po' di mente locale. Nel momento in cui sta lasciando la base decide di portare con sé la microSD. Ha deciso che vuole approfittare della licenza per togliersi un peso e condividere alcuni documenti con dei giornali di rilevanza nazionale. Le cose però non vanno come previsto. I giornali sembrano non capire la portata delle rivelazioni che lei è intenzionata a fare, e lei a sua volta non si sente di rivelare per telefono delle informazioni che potrebbero comprometterla. L'unica opzione che le rimane è un giornale non troppo distante da casa di sua zia, Il Politico, e decide di andarci verso la fine della licenza. Ma anche qui qualcosa va Poco prima dell'appuntamento, la zona viene colpita da una bufera di neve tale da impedire ogni spostamento, e Chelsea si rassegna. È destino, non è riuscita a divulgare documenti, pazienza. Però c'è un'ultima possibilità. C'è quella piattaforma che lei stessa ha utilizzato per le sue analisi, quel sito da cui gli istruttori le hanno detto di tenersi lontana. C'è WikiLeaks. Il giorno prima del suo ritorno in Iraq, Chelsea riesce a raggiungere una libreria, la Barnes& Noble, dotata di Wi-Fi gratuito. Passando dalla rete Tor, che garantisce l'anonimato ma è anche molto lenta, soprattutto considerato che parliamo del 2010, Chelsea inizia a caricare i suoi documenti, che come vi dicevo erano tantissimi, nel forum di WikiLeaks. Ogni caricamento richiede più di mezz'ora, tanto che a un certo punto Chelsea sta per desistere, convinta che non riuscirà mai a inviare i dati prima che la libreria chiuda alle 22. Alle 21:30 invece l'ultimo caricamento va a buon fine. Lei dorme in auto qualche ora e poi prende l'aereo per rientrare a Baghdad. Sul campo di battaglia. Insieme ai file, ai SIGACT, lei aveva allegato un breve testo in cui dice che il materiale è già stato ripulito da ogni informazione che possa identificare le fonti. Suggerisce di aspettare 90 o 100 giorni prima di pubblicarlo per capire come gestire una tale quantità di dati e proteggere quindi anche chi lo ha inviato. E aggiunge che si tratta forse di uno dei documenti più significativi del nostro tempo, spiegando anche quindi un po' come interpretare le varie informazioni. Torna in Iraq con un senso di sollievo. Non sa se WikiLeaks ha ricevuto i file, non sa se li divulgheranno, non sa neanche se questi file faranno notizia, ma si sente leggera perché finalmente ha preso una decisione, anche se sa chiaramente che questo potrebbe costarle la carriera. È diventata ufficialmente un'informatrice e a quel punto smette completamente di trattenersi. Ogni volta che trova qualche documento che può essere utile, che merita secondo lei di essere condiviso, lo mette su WikiLeaks. Ad esempio, durante un momento di tensione nato dal fallimento di alcune banche islandesi durante la crisi del 2008, momento in cui quindi l'Islanda si trova in forti difficoltà finanziarie, Chelsea vede che nei forum e nelle chat la gente si chiede come si comporteranno gli Stati Uniti, a cui l'Islanda ha chiesto aiuto. Lei trova un documento classificato che fa capire che l'America non è interessata ad aiutare l'Islanda e lo manda a WikiLeaks, che lo pubblica immediatamente. Questa è la prova per Chelsea che il forum funziona, che WikiLeaks ha ricevuto i SIGACT che lei ha inviato e che probabilmente è solo questione di tempo prima che vengano pubblicati. A questo punto va ancora oltre. Il 21 febbraio 2010 pubblica su WikiLeaks un filmato ripreso da un elicottero Apache statunitense durante un attacco in cui vengono uccise diverse persone, tra cui due giornalisti della testata internazionale Reuters. L'equipaggio dell'elicottero aveva scambiato un gruppo di civili per militari militari armati, confondendo l'obiettivo della macchina fotografica di uno dei civili per un lanciarazzi da spalla. Di per sé questa era una cosa che in guerra purtroppo succedeva spesso, il fatto di scambiare civili per militari quando si trattava di una zona di guerra. Ma questo video colpisce particolarmente Chelsea per due motivi. Il primo è che venivano violate alcune regole di ingaggio che prevedono che si possa colpire un obiettivo solo quando si ottiene il via libera, che a sua volta deve essere dato in presenza di determinati criteri. Cioè Chelsea infatti trova questo video nel materiale di formazione delle regole di ingaggio, usato per spiegare come non ci si doveva comportare. Quindi anche l'esercito si era reso conto che quell'episodio era stato frutto di più errori. Inoltre, nel filmato si sente la voce dei soldati sull'elicottero che si lasciano andare a commenti che sicuramente erano frutto di quello che stavano vivendo, del fatto che erano in guerra, sotto stress e via dicendo, ma che a mente fredda sembrano veramente umani. Dopo aver sparato i primi colpi, ad esempio, uno di loro dice, guarda come crepano quei bastardi. Dopo aver visto uno che strisciava per terra cercando di allontanarsi, un altro dice, non devi fare altro che prendere un'arma, cercando quindi una scusa per fare fuoco di nuovo. Quando poi si rendono conto che la sparatoria aveva colpito anche dei bambini rimasti feriti, uno di loro, dopo un po' di esitazione, dice, beh, è colpa loro, non dovrebbero portare dei bambini sul campo di battaglia. Quando in realtà era stato fatto fuoco su una piazza civile, non c'erano obiettivi militari nelle vicinanze. Celsi scopre anche che la testata Reuters, dopo la morte dei suoi due giornalisti vittime di questo attacco, aveva chiesto di visionare il filmato. La ricostruzione dell'esercito inizialmente era stata che in questo attacco erano rimasti uccisi 9 ribelli e 2 civili, cioè i due giornalisti, anche se in realtà era diventato chiaro abbastanza presto che si trattava di 11 civili. Quando Reuters chiede il filmato, l'esercito invia solo un estratto di 3 minuti in cui non si capiscono bene le dinamiche e replica che non sapevano se sarebbe stato possibile inviare tutto il filmato e in ogni caso ci sarebbe voluto molto tempo, cercando un po' quindi di prendere tempo e insabbiare la cosa. Questo fa infuriare Chelsea, che essendo un soldato sa benissimo che gli errori sul campo di battaglia possono capitare, ma ritiene anche che ci si debbano poi assumere le proprie responsabilità. Decide quindi, come dicevo, di inviare il filmato integrale a WikiLeaks, che lo pubblica su YouTube con il titolo Collateral Murder, omicidio collaterale. Il video, secondo Chelsea, rappresenta quanto sia complicata la guerra, quanto le persone che sono a casa non abbiano idea di come sia realmente, di come combattere disumanizzi le persone, di come si possano rispettare perfettamente le regole e le convenzioni e nonostante questo compiere delle atrocità. Oltretutto lei critica anche il fatto che WikiLeaks abbia pubblicato due versioni del filmato: una integrale e una pesantemente editata, lunga circa la metà questa seconda rispetto al filmato originale, e in cui i soldati sembrano ancora più crudeli. Nel filmato breve, ad esempio, non si vede che i giornalisti erano scortati da persone che effettivamente erano armate, anche se sicuramente a fini di difesa, non trattandosi di militari. Stavano scortando i giornalisti proprio per fare in modo che non venissero attaccati. Questo non fa che acuire in Chelsea la sensazione che l'informazione pubblica, in un senso o nell'altro, sia sempre manovrata. Siamo sempre portati a credere che sia vera una cosa, ad esempio che soldati statunitensi intensi siano tutti degli eroi e che gli altri siano i cattivi, oppure siamo portati a credere il contrario, cioè che siano dei mostri, non delle persone che magari hanno mal interpretato una situazione. La realtà secondo lei è che in guerra le situazioni sono molto torbide, le alleanze possono sembrare buone o cattive, ma spesso ci sono talmente tanti interessi di diverso tipo in gioco che è impossibile dire con certezza se una cosa è giusta o sbagliata. E ricordiamoci che Chelsea era un'analista, quindi il suo lavoro era esattamente andare a fondo nelle questioni, capire perché qualcuno si era comportato in un modo piuttosto che in un altro. Quindi la sua non era semplicemente una sensazione, lei poteva dire con certezza che era tutto molto opaco, c'erano tante cose che non tornavano e che la gente secondo lei meritava di conoscere. Oltre alle cose già pubblicate, manda a WikiLeaks altri documenti, alcuni ad esempio relativi alle condizioni dei detenuti a Guantanamo, che non verranno pubblicati se non un po' di tempo dopo. Nessuno in tutto ciò si accorge di quello che sta succedendo. Gli giornalisti, lo dicevo prima, hanno totale libertà nel decidere cosa consultare e quasi altrettanta libertà nello scaricare documenti e guardarli con calma dal proprio computer. E forse Chelsea non sarebbe nemmeno stata scoperta se non fosse stato per Adrian Lamo, l'uomo da cui siamo partiti. Adrian Lamo all'epoca è un hacker piuttosto conosciuto negli Stati Uniti, famoso per essere entrato nelle reti di grandi aziende, tra cui lo stesso New York Times. Nel 2004 era stato condannato per questo a 6 mesi di arresti domiciliari e a un periodo di libertà vigilata. Ad aprile 2010, dopo alcune telefonate alla polizia, era stato ricoverato in una struttura psichiatrica da cui era uscito il 7 maggio. In quello stesso periodo Chelsea aveva momentaneamente perso la possibilità di andare avanti con il suo lavoro di analisi. Durante un litigio con un superiore aveva perso la testa ed era passata alle mani, venendo quindi relegata a lavorare nel magazzino dei viveri per punizione. In quel momento è più sola e disperata che mai, si sente dissociata, vive nell'attesa e nella paura di essere scoperta. Non sa cosa le riservi il futuro, sia come soldato sia come persona. Le viene quindi naturale scrivere ad Adrian Lamo. Anche lui è un hacker, è bisessuale, era stato con una donna transgender. Insomma, sembra una persona in grado di capire cosa lei stia passando. Il problema è che Lamo, dopo l'arresto, era diventato un informatore per l'FBI che monitorava tutte le sue chat e che a un certo punto inizia a fargli pressione perché consegni Chelsea Manning alle autorità, dopo che lei chiaramente nelle chat aveva fatto capire di aver divulgato dei documenti, di essere in possesso di altre informazioni e così via. Adrian Lamo decide di farlo, decide di consegnarla alle autorità facendo le domande giuste a Chelsea. Dopo averla rassicurata che avrebbe mantenuto il segreto, la convince ad ammettere di aver inviato a WikiLeaks il filmato Collateral Murder e tutta una serie di altri documenti, e poi la denuncia. Per questa cosa Adrian verrà poi fortemente criticato dalla comunità hacker e lo sarà fino al 2018 quando quando viene trovato senza vita nel suo appartamento a soli 37 anni per circostanze mai chiarite. Chelsea comunque nella propria autobiografia accenna solo brevemente a questa cosa, non lo condanna in alcun modo, riconosce anzi di essere stata lei a cercarlo e a confessargli queste cose senza recriminargli nulla. Dice che lei sapeva che lui era in qualche modo invischiato con l'FBI, dice che comunque voleva un amico. Insomma, io fra l'altro leggendo l'autobiografia non avevo nemmeno capito che fosse stato lui poi a denunciarla, perché lei si sentiva con varie persone e l'ho scoperto dopo dagli atti di causa. Il danno comunque ormai era fatto e da lì in avanti le cose si muovono molto velocemente. Il 29 maggio Chelsea viene formalmente messa in custodia cautelare nella prigione della base e il 31 viene trasferita in Kuwait, dove per 2 mesi viene tenuta chiusa da sola in una cella minuscola, sempre illuminata a giorno anche durante la notte, in cui lei perde ogni percezione di sé, arrivando addirittura a sviluppare una sindrome di Stoccolma nei confronti delle guardie anche quando le facevano degli scherzi un po' crudeli, e arrivando addirittura a pensare di essere già morta. Quest'ultima cosa in particolare la porta a tentare il suicidio per capire proprio se era già morta, cosa che non fa che peggiorare la situazione dato che la sorveglianza aumenta ancora di più. Quello che Chelsea non sa è che nel frattempo WikiLeaks ha pubblicato i SIGACT, i documenti che lei con tanta fatica aveva inviato da una libreria alle 10 di sera. Erano state coinvolte anche grandi testate giornalistiche, fra cui il New York Times, e la notizia aveva assunto ben presto dimensioni internazionali. In realtà ciascuno dei rapporti che erano stati inviati di per sé non è che dicessero tanto, eh, erano scritti proprio tipo: ore 3:15, passando con il convoglio abbiamo visto una mina sulla strada a est di Baghdad. Però il punto è che presi tutti insieme e uniti alla relazione che Chelsea aveva allegato dove spiegava come leggere quelle informazioni, davano un quadro della guerra molto più preciso rispetto a quello che finiva sui giornali e che gli stessi governi comunicavano, soprattutto per quanto riguardava le morti dei civili, delle persone che con la guerra non c'entravano nulla e che cercavano solo di vivere una vita normale. Era venuto fuori ad esempio che anche se il governo statunitense dichiarava di non avere idea del numero delle vittime civili, con quei rapporti si arrivava a una stima precisissima da cui risultava che il 60% delle vittime era civile e che solo quindi il 40% era composto da militari e ribelli, che teoricamente dovevano essere l'unico obiettivo. Inoltre, specie per quanto riguarda l'Afghanistan, erano emersi anche problemi problemi diplomatici, come il fatto che si era scoperto che il Pakistan, formalmente alleato degli Stati Uniti, in realtà sottobanco aiutava i talebani. Tra l'altro, fra i documenti che Chelsea aveva inoltrato a WikiLeaks c'erano anche 250.000 cablogrammi, che sono i rapporti che fanno non i militari ma i diplomatici. La divulgazione di questi cablogrammi per il governo americano sarà più fonte di imbarazzo che di veri e propri problemi, perché insomma sostanza riportavano senza filtri tutti i commenti fatti dai politici statunitensi sui politici degli altri paesi. Ci sono commenti su Berlusconi, descritto come un festaiolo che poi ha troppo sonno il giorno dopo per lavorare bene, sulla Merkel descritta come poco creativa, e così via. Questi cablogrammi inizialmente vengono pubblicati da WikiLeaks in una versione leggermente censurata per proteggere alcune personalità che rischiavano danni concreti in caso di diffusione dei loro nomi. Il problema è che poi Julian Assange viene arrestato e due giornalisti che avevano ricevuto da lui la password per accedere all'archivio contenente i reali cablogrammi, quelli non censurati, senza pensarci pubblicano un report contenente anche la password, pensando forse che fosse scaduta, non lo so. Nel giro di poco tempo escono quindi anche tutte le versioni non censurate, che comportano per gli Stati Uniti non pochi problemi a livello internazionale. Problemi di cui il governo, neanche a dirlo, darà la colpa a Chelsea Manning, che per prima aveva fatto uscire questi cablogrammi dalla rete classificata. Insomma, per la prima volta era diventato chiaro a chiunque che i rapporti diplomatici e internazionali e la realtà della guerra erano molto diversi e più complicati rispetto a quello che si sceglieva di raccontare alle persone. E questo era esattamente l'obiettivo di Chelsea, che però non saprà nulla della portata delle rivelazioni per un bel po' di tempo. L'unico accenno che ha di questa cosa è la visita di uno psicologo nella prigione, che tra le righe le dice che a prescindere da quello che ha fatto la ritiene una brava persona. Qui intuisce che qualcosa fuori si è mosso. 2 mesi dopo l'inizio della detenzione in Kuwait, Chelsea viene trasferita in un'altra prigione negli Stati Uniti, sempre in isolamento ma in condizioni leggermente migliori. Può uscire un'ora al giorno a fare 2 passi in una stanza, sempre in manette e sempre sorvegliata. Può leggere dei libri, le guardie sono un po' più amichevoli. Insomma, se la passa un pelo meglio. In questo periodo vengono formalizzate le accuse contro di lei, che sono 22. Su alcune Chelsea è d'accordo, ad esempio è disponibile a dichiararsi colpevole di aver divulgato informazioni classificate, perché è quello che ha fatto. Ma ce n'è una in particolare che lei non riesce ad accettare: l'accusa di essere in combutta con il nemico ed aver fatto quello che ha fatto allo scopo di tradire gli Stati Uniti e aiutare l'Iraq. Proprio per questa accusa, su cui lei rifiuta categoricamente di dichiararsi colpevole, sarà impossibile per Chelsea ottenere un patteggiamento e si andrà a processo. Il processo, svolto in un tribunale militare, va per le lunghe e fin da subito si capisce che il giudice, l'ex colonnello Denise Lind, non è imparziale quanto dovrebbe. Ad esempio, ammette tutti i testimoni chiesti dall'accusa e quasi nessuno di quelli chiesti dalla difesa. Impedisce le indagini difensive con la scusa della presenza di informazioni classificate che l'avvocato di Chelsea non poteva vedere. Accorda sempre rinvii continui all'accusa. Durante il processo però le cose iniziano a cambiare. I testimoni dell'accusa spesso si pronunciano in realtà in favore di Chelsea, dicendo che è sempre stata molto patriottica e che non ha mai causato problemi. Viene riparametrata la portata dei danni. Si capisce che in realtà gli Stati Uniti non sono in grado di provare di essere stati concretamente danneggiati a causa delle rivelazioni. Viene riconosciuto che Chelsea è stata rinchiusa in modo illegittimo e disumano per almeno 112 giorni. Alla fine Chelsea viene riconosciuta colpevole di tutte le accuse di spionaggio, tranne quella di aver aiutato il nemico. Viene congedata con disonore dall'esercito e condannata a 35 anni di carcere. Chelsea accetta fin da subito la sua condanna e per lei inizia una nuova battaglia. Se deve passare quasi il resto della sua vita in carcere, vuole farlo come donna, non come uomo. Insieme al suo avvocato si appellano alle varie pronunce fatte nel corso del tempo che individuano la terapia ormonale come necessità medica, che quindi può essere fatta anche in carcere. E dopo anni riesce finalmente a iniziare la terapia. Paradossalmente, rispetto al governo, erano più rispettosi i suoi compagni di carcere, dei criminali, che fin da subito la chiamano la jefa, la capa al femminile. Il barbiere del carcere, ogni volta che lei per obbligo va a rasarsi i capelli, cosa che ovviamente la manda in crash perché le dà un aspetto molto più mascolino. Cerca di farle vivere un'esperienza più da salone di bellezza e le lascia sempre i capelli alla massima lunghezza consentita, cioè 5 cm. Insomma, anche se rimane un periodo molto duro per lei dal punto di vista psicologico, almeno in questo momento è insieme ad altre persone, non è più nell'isolamento totale e disumano che aveva vissuto prima, ed è circondata da persone che in qualche modo la capiscono o provano a capirla. Quando inizia la terapia ormonale e inizia a più femminile. I lineamenti si addolciscono, i muscoli lasciano spazio alle curve. Chelsea inizia a desiderare di vivere la sua vita come donna, sì, ma come donna libera. Tenta quindi il tutto per tutto. Nel 2016 scrive una lettera al presidente Obama, alla fine del suo mandato in cui lascerà il posto a Trump, con un appello. Dice che dalle rivelazioni sono passati anni ed è emerso che non ci sono stati danni concreti per l'America. Spiega che tutto quello che ha fatto è stato nell'interesse degli americani, che lei come soldato doveva proteggere, che ha passato già tantissimo tempo in carcere, anche in condizioni disumane, e che Obama, Premio Nobel per la pace, poteva lasciare il suo mandato con un ultimo atto significativo in favore della libertà, concedendole la grazia. È un tentativo disperato. L'unica cosa che Chelsea sa è che ha più probabilità di ottenere la grazia da Obama che da Trump, ma fa comunque questo tentativo senza troppe speranze. Obama invece la ascolta, non le concede la grazia piena, quindi lei rimane condannata, ma la sua pena viene commutata e ridotta a 10 anni che lei aveva già scontato. Nel 2017 viene finalmente scarcerata, anche se per poco. Tornerà infatti in carcere per il suo rifiuto di testimoniare nel processo contro Assange, anche se dopo un tentativo di suicidio verrà di nuovo scarcerata. Una volta liberata, Chelsea scriverà il resoconto di tutta la sua storia, chiaramente dal suo punto di vista, in un libro che chiamerà ReadMe.txt, libro da cui ho tratto buona parte delle informazioni di cui ho parlato in questo video. Se vi interessa, nella mia newsletter ho dedicato un numero proprio a questo testo, commentandolo a caldo subito dopo averlo finito. Quindi vi lascio il link come sempre della newsletter nella descrizione e il link anche al libro se volete approfondire. La storia di Chelsea Manning mi ha colpito moltissimo, forse anche più di quella di Snowden, per due motivi principali. Intanto Snowden sembrava avere più il controllo degli eventi, si era già organizzato una via di fuga, aveva passato le informazioni in blocco direttamente ai giornalisti, si esposto in modo diretto, mettendoci la faccia. E inoltre quello che ha fatto è stato in realtà successivo alla vicenda di Chelsea Manning, quindi sapeva anche a cosa sarebbe andato incontro dal punto di vista processuale. Chelsea invece per tutto il tempo non aveva idea di come si sarebbero evolute le cose, perché non c'erano veri e propri precedenti. Ha navigato a vista pubblicando i documenti man mano che riusciva a scaricarli. La seconda cosa che mi colpito è il motivo dietro alla divulgazione. Su Snowden penso siamo tutti più o meno d'accordo sul fatto che i cittadini statunitensi meritassero di sapere di essere spiati H24, che il governo aveva un programma attivo volto proprio ad avere un accesso privilegiato a ogni dispositivo. Sulla vicenda Manning i confini sono molto più labili, così come le motivazioni dietro. Non c'erano rivelazioni scottanti per i cittadini americani, era più un cercare di far capire che la guerra era complessa che i giornali non raccontavano sempre tutta la verità. C'era la volontà di rendere tutto più trasparente, ma la figura di Chelsea non è stata eletta martire come quella di Snowden. Forse è proprio perché è un personaggio così complesso che mi è piaciuta la sua storia. Mi rivedo molto nella sensazione che i media tendano a manovrare un po' l'opinione pubblica e che a noi non sia dato sapere come vanno realmente le cose. Quindi ho apprezzato il suo tentativo di fare un po' di chiarezza, ma aspetto di sapere anche cosa ne pensate voi. Bene, come sempre Spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e se siete contro o a favore di quello che ha fatto. Mi raccomando, manteniamo toni civili. So che l'argomento è molto scottante, si presta anche a opinioni forti, ma si può discutere della cosa anche in modo educato. Come sempre vi metto in descrizione tutte le principali fonti che ho usato per la preparazione del video. C'è anche la trascrizione integrale di tutta la dichiarazione giurata fatta da Chelsea durante il processo e tutte le sue chat con Adrian Lamo, così le potete leggere proprio per presa diretta. Noi ci rivediamo la prossima settimana con il video dedicato al fenomeno dilagante del quishing. A presto!










