In this Italian monologue, astronaut Luca Parmitano shares a previously unpublished story that illustrates daily life and interpersonal dynamics aboard the International Space Station (ISS). He recounts how his colleague and close friend, astronaut Drew Morgan, was assigned a highly complex experiment in the Japanese Kibo laboratory that faced persistent interface, structural, and assembly problems. After four unproductive days, the schedule forced Morgan to work the entire Saturday—a day that normally includes half a work shift and half a rest period—while the crew’s typical workday is 12 hours. Parmitano, as commander, offered to join Morgan on Saturday, assisting with tool gathering, communications, and camera operation. Together they spent the Saturday afternoon in Kibo, venting frustrations at ground controllers (with microphones off) and laughing despite the difficulties. Parmitano reflects that this shared hardship fostered deep camaraderie, empathy, and a sense of brotherhood, highlighting the ISS as a unique example of international cooperation, with an Italian, an American, and a Japanese laboratory working together. The anecdote underscores how collaborative effort under pressure strengthens interpersonal bonds and exemplifies the ISS’s role in uniting diverse nations.
Chapters
Vi racconto un inedito che non è nel libro, che di solito non racconto, perché è qualcosa che vi dà un po' il senso di qual è non solo la vita a bordo, ma anche il rapporto tra gli astronauti. Il mio collega e carissimo amico Drew Morgan, che era con me in attività extraveicolare, era stato assegnato a un esperimento estremamente complesso nel laboratorio giapponese che continuava a dare problemi. Problemi di interfaccia, problemi strutturali, problemi di come chiudere 'sto pannello, come avvitare quelle— era veramente un sistema estremamente complesso e difficile. Siccome i tempi sono ristretti, dopo 4 giorni lavoro che non è andato a frutto, ci troviamo il venerdì sera e Drew riceve la tabella che il sabato, che normalmente mezza giornata lavorativa e mezza giornata libera, Drew ha tutta la giornata di sabato completamente impegnata per lavorare su questo esperimento. E sappiate che le nostre giornate a bordo sono 12 ore di lavoro, quindi quando guardiamo al weekend quella mezza giornata di riposo è veramente qualcosa alla quale tutti, tutti teniamo. Quindi Drew era un po', era un po' abbacchiato. Io ero il comandante e ho detto a Drew: facciamo così, Domani lo facciamo insieme, mi prendo anch'io il sabato per stare insieme a te nel kibo e lavoriamo insieme a questo sistema. Perché anche se il lavoro è per una persona sola, ti aiuto nel racimolare i vari strumenti, nel rispondere alle chiamate, nel prendere la telecamera, tutto quello che posso fare per alleviarti il lavoro lo faccio, lo facciamo insieme. Praticamente abbiamo passato tutto il sabato pomeriggio, dopo aver fatto la pulizia mattutina, perché il sabato mattina facciamo le pulizie della stazione, il pomeriggio da mezzogiorno in poi iniziamo a lavorare questo esperimento e passiamo tutto il pomeriggio nel kibo, seguiti da terra ma con microfoni spenti a insultare gli operatori di terra, a lamentarci esattamente come si fa sulla terra, se fossimo a Roma, mannaggia, tutto quello, ridendo a crepapelle per ogni informazione, ogni cosa che andava male ridevamo come matti. Abbiamo scoperto che si può essere in miseria insieme e trasformarlo in un evento in cui si costruisce cameratismo, rapporto, empatia. Dei tanti ricordi che ho a bordo della stazione, uno dei ricordi più belli che ho, questo è un momento di comunione unione tra anime, degli mortacci nostri, come si suol dire, e loro. Perché nella confusione, nei problemi, in tutto quello che non andava bene, eravamo due persone, due amici che lavoravano insieme a questo strumento per metterlo a posto, lavorando con i colleghi. E questo senso di fratellanza è qualcosa che rende la Stazione Spaziale Internazionale un esempio unico nella storia dell'umanità di cooperazione internazionale. Perché ricordiamo che eravamo in un laboratorio giapponese, un americano, un italiano, sembra una barzelletta, a lavorare su questo strumento per risolvere un problema.