COME HANNO INVENTATO IL PC: L’incredibile storia di Olivetti

This YouTube documentary (Jakidale) traces the history of Olivetti from its founding (Camillo Olivetti, 29 October 1908) through Adriano Olivetti’s human-centered industrial and design revolution, Olivetti’s work on electromechanical calculators and early computers (CHEP, ELEA 9003), and the secret development of the Programma 101 (P101) — a 1960s desk-sized programmable calculator often presented as a precursor to the personal computer. The video covers technical details (P101 specs and capabilities), social programs at Ivrea, product/design highlights (Lettera 22, Lexicon series), the company’s partial sale and decline, and anecdotes about the P101’s use (including NASA purchases) and a printed “Angela Game” demo.
Questions this video answers
29 October 1908.
27 February 1960 (cerebral hemorrhage, per the narration).
1957.
Weight 35.5 kg; dimensions 48 × 61 × 19 cm; integrated 30-column printer; magnetic-card and paper-program reader/recorder; processor built from transistors/900 micromodules; memory: 10 registers (240 bytes total); programmable up to 15 instructions.
US$3,200 at the time (video notes inflation-adjusted ≈ €30,000).
Chapters
Se vi dicessi che il primo computer da scrivania della storia è stato inventato in Italia? Sì, avete sentito bene, non negli Stati Uniti, non nella Silicon Valley, ma a Ivrea, in provincia di Torino, in un'azienda che non si limitava a costruire macchine, ma immaginava il futuro. Oggi parliamo della Olivetti, di una fabbrica che è stata molto di più di una fabbrica, un laboratorio di tecnologia, bellezza e giustizia sociale, che ha messo insieme ingegneri, architetti, scrittori, operai, designer, anticipando il personal computer e creando nel pieno degli anni 60 la Programma 101, un piccolo calcolatore programmabile da tavolo, precursore dei nostri computer, che ha ispirato il mondo, anche quando l'Italia forse non era pronta a crederci.
Salve e benvenuti nella storia della tecnologia.
Siamo a Ivrea e quella dietro di me è la fabbrica di mattoni rossi, la primissima fabbrica.
Da lì è partito tutto quanto, ma andiamo con ordine.
È il 29 ottobre 1908, in un laboratorio con poche macchine ma tanta determinazione nasce la Ingenieur Camillo Olivetti & Company. Il fondatore si chiama appunto Camillo Olivetti, non solo un ingegnere ma anche un visionario. Ha studiato in America, ha visitato le fabbriche americane e ha un'idea semplice ma potente, portare la modernità industriale in Italia. Vuole costruire macchine ma non solo, vuole costruire competenza, precisione, indipendenza tecnologica. I primi modelli sono essenziali, meccanici, fatti quasi a mano, ma l'obiettivo è chiaro, creare una tecnologia italiana per un'Italia che ancora non sa di averne bisogno. Adesso sono all'interno della fabbrica di mattoni rossi, qui venivano costruite le prime macchine e nulla a pensare che da queste mura è partito tutto quello che poi avrebbe creato addirittura i primi computer della storia, è assurdo. Senza questo posto noi non avremmo tante delle tecnologie che adesso diamo per scontato. E qua c'era fisicamente tutta la.
Fabbrica, qua venivano prodotte le macchine per scrivere. Sottolineo per scrivere e non da scrivere perché appunto Camillo le chiamava macchine per scrivere. È veramente incredibile pensare quello che succedeva qua. Mi trovo all'interno del museo tecnologicamente. e prima di fare macchine da scrivere Camillo Olivetti produceva apparecchiature di misurazione con questa società che si chiamava CGS, centimetro, grammo, secondo e questo per dire era un vattometro, questo era un misuratore di differenza di potenziale, immagino e questa è la primissima macchina da scrivere Olivetti, la M1 fatta nel 1911 da Camillo Olivetti con tanto di riproduzione della prima lettera che scrisse alla moglie Luigia e questa è una statua di Camillo Olivetti, tra l'altro guarda che bella Tutta in mosaico, incredibile. Occhio azzurro, barbona e tanto tanto.
Cuore.
Se Camillo quindi ha creato questa azienda di macchine da scrivere o per scrivere, che dir si voglia, è con Adriano, suo figlio, che arriva la vera rivoluzione. Adriano inizia a lavorare prima come operaio, capisce tutti i vari processi, studia in America e poi nel 1932 prende il posto del.
Padre. Quindi da prodotti freddi e neri si passa poi, soprattutto grazie ad Adriano, su design di Marcello Nizzoli a prodotti sempre più accoglienti di casa. Qua abbiamo la lexicon 80 del 1948, il 1950 è l'anno della celeberrima lettera 22, nonché quella che ho anche io in studio. Questa è stata rivoluzionaria perché era economica, portatile, leggera, ha veramente cambiato il modo di scrivere e ha cambiato in qualche modo il.
Mondo. Se volete vederla è il primo video che ho fatto su.
TecDale. appunto in onore proprio di Olivetti. Qua c'è una studio, qua c'è una studio 42, M40, qua ci sono altri modelli di altri brand vedete che insomma questa era la strada e sebbene.
La concorrenza fosse spietata Olivetti aveva una.
Cosa tipo più di un terzo delle quote di mercato mondiali a un certo punto era tra i leader al mondo per quello che era lo scrivere Studio 44, l'evoluzione della Studio. Lettera 32, l'evoluzione della 22. Guardate questa, ha la tastiera in.
Arabo. Considerate che vendeva in tutto il mondo, c'è anche la tastiera in.
Cirillico. E' incredibile pensare che da qui, Ivrea, venivano prodotti macchinari usati in tutto il mondo per scrivere cose che poi sono state lette, idee che poi hanno circolato. Prima di internet quella delle macchine da scrivere è stata sicuramente una rivoluzione.
Gigantesca. Si potrebbe parlare per ore e ore di tutto quello che ha fatto Adriano, della rivoluzione che ha portato con la lettera 22, con i primi calcolatori, con i primi computer e tutto quanto, ma la rivoluzione più grande è stata senza dubbio la filosofia che ha portato. Adriano Olivetti infatti metteva veramente l'uomo al centro di tutto e questo probabilmente è stato il segreto più grande di Olivetti. Gli operai non venivano visti semplicemente come degli uomini che dovevano lavorare in un ambiente grigio e svolgere dei compiti per essere sfruttati e creare un qualcosa che poi sarebbe stato venduto. No, erano innanzitutto persone che all'interno dell'azienda dovevano essere in grado di crescere e di stare bene. E ricordiamoci che siamo negli anni trenta, il mondo era ben diverso da come lo conosciamo adesso, le fabbriche erano proprio questi ambienti grigi e oscuri, lo sfruttamento era dietro l'angolo, Ma Adriano non solo credeva fermamente che era giusto che l'azienda fornisse benessere ai propri dipendenti, ma soprattutto aveva capito che questo avrebbe in realtà permesso agli operai di essere ancora più produttivi, di fare ancora meglio, di rendere l'azienda ancora più grande. E così Olivetti prima di qualsiasi altra azienda al mondo aveva sistemi di assistenza per tutti i dipendenti, dalla salute a corsi di formazione, biblioteche per studiare, laboratori per imparare cose nuove, campi da tennis, campi da calcio, c'era l'asilo per i bambini dei dipendenti, tutte le spese coperte, un sacco di diritti, un sacco di tutele, c'erano le case che venivano proprio costruite per gli operai. che dovevano essere costruite a misura d'uomo, che avevano un orto proprio perché così l'operaio poteva rilassarsi nella natura e anche mangiare quello che.
Coltivava. Questa era la fabbrica, tra l'altro guardate che vetrate, proprio perché Adriano aveva quest'idea di rendere la fabbrica un posto più bello, partendo ovviamente dalla luce. questo era il centro studi destinato a tutta la ricerca sottoterra tra l'altro c'era un gigantesco laboratorio e tra l'altro poi qua il nostro Massimo Banzi ha creato Arduino ed è incredibile quante cose sono partite qua quante eccellenze italiane che poi si sono sviluppate nel mondo al di là di Olivetti e questa è la sala dei 2000 dove venivano ragionati tutti gli operai si affacciava e parlava a tutta la fabbrica, a tutti gli operai questi sono gli uffici storici di Olivetti quella là dietro è la famosa scalinata Pensate quante persone, quante idee, quante menti geniali sono passate da queste porte. Tutto questo tra l'altro è patrimonio dell'UNESCO, la città.
Industriale. Ora siamo abituati quando pensiamo alla Silicon Valley e vediamo la sede di Apple, la sede di Google e tutte queste cose qui con il parco, l'ufficio, la vetrata. Ma queste cose succedevano negli anni 50, dopo che l'Italia era uscita distrutta dalla seconda guerra.
Mondiale. L'azienda era uno strumento. Immagini il profitto dato dall'azienda era uno strumento, perché i suoi obiettivi erano la comunità, era l'uomo da valorizzare e da liberare dai problemi, diciamo, del lavoro fisico.
Ripetitivo. Se Camillo ha portato la tecnologia, Adriano ha portato l'umanità e tutto questo nuovo concetto di vedere il lavoro, che ancora oggi è.
Rivoluzionario. Perché Olivetti fino agli anni 70, ai suoi dipendenti di qualsiasi tipologia, ha mostrato di tutto. Dal quadro di Picasso alla tecnologia dell'incentralizzazione, fino all'asportazione Truccio, al piega della miera, ripeto, tutto il mondo arrivava in Ivrea per farsi fare e conoscere e capire, apprendere la tecnologia.
Meccanica. Cioè, guardate gli alberi, guardate le.
Geometrie, guardate qua, cioè, vi sembra una fabbrica questa? E ancora oggi è un edificio.
Fighissimo. Wow, wow.
Wow. GG per.
Adriano. Addirittura io quando ho scoperto dell'esistenza di questa cosa non ci credevo perché c'è un condominio che si chiama Talponia, che se lo guardate bene è l'Apple Park. Prima che esistesse l'Apple Park. Un semicerchio immerso nella natura con Le vetrate! Capite quanto Olivetti era avanti e Apple per esempio ha preso ispirazione in tante cose. Gli Apple Store in realtà li ha inventati Adriano Olivetti. A Venezia tra l'altro in Piazza San Marco ce n'è ancora uno perfettamente conservato. Incredibile! Cioè veramente hanno rivoluzionato il concetto di negozio dove vengono esposti i.
Prodotti. Tutto super.
Minimal. Progetto di Carlo.
Scarpa. Guardate che.
Roba! Sembra veramente di camminare in un Apple Store di altri tempi. Proprio il concetto di non fare scaffali pieni di prodotti, di usare lo spazio solo per... mettere in risalto i prodotti ed è l'unico modo per valorizzarli al 100% sono delle opere d'arte qua suppongo ci fossero altri prodotti 1958 questo posto qua questo nuovo concetto di negozio guardate le vetrine super minimal sorretta da questo tubo con questa luce veramente senza senso ovviamente esattamente come gli apple store in uno dei posti più iconici della città, ovvero Piazza San Marco. E Olivetti di questi store ne aveva in giro per tutto il mondo, cioè Olivetti ai tempi di macchine da scrivere ne vendeva una valanga ovunque e facevano talmente tanti soldi che ne potevano investire tantissimi per il benessere dei dipendenti e quindi rendere tutto ancora più produttivo, ma soprattutto investire tantissimo in ricerca e sviluppo, nel migliorare i prodotti, nel creare nuove tecnologie, nel scoprire nuove.
Innovazioni. Qua abbiamo le prime macchine elettromeccaniche dove quindi c'era un motore elettrico e quindi la pressione del martelletto non dipendeva dalla pressione dei tasti ma si schiacciavano i tasti e poi il martelletto faceva premere i tasti. qua abbiamo la Lexicon 90C che.
Sfruttava una palla che si inclinava per.
Scrivere in realtà la tecnologia arriva dalla IBM ma la IBM faceva spostare la palla la Olivetti faceva spostare il foglio mentre la palla rimaneva ferma è tutto un continuo di tecnologie che sono state prese da una parte e usate dall'altra cambiate, invertite, ripensate, riprogettate Questa è interessantissima, non era di Olivetti ma era una macchina per non vedenti. E così via, così via, così via. Qua ci sono anche un po' di altri.
Brand. Ecco, parallelamente alle macchine per scrivere con concetti molto simili, quindi sempre interamente meccaniche e sempre unicamente fatte da ingranaggi, già Camillo aveva introdotto le prime calcolatrici, questi strumenti in grado di fare le semplici operazioni matematiche. che io sono nato con le calcolatrici anzi io sono nato già con.
I computer è una cosa che diamo.
Per scontato ma prima non esistevano è.
Una macchina che è in grado di.
Fare dei calcoli è uno strumento potentissimo ovviamente come concetto si parte dal pallottoliere.
Le prime calcolatrici manuali a cursori che erano letteralmente un disastro questo è molto.
Interessante se io per esempio inserisco un.
13 faccio la somma qua appare il.
13 se aggiungo un altro 13 andiamo a 26 altro 13 39 E guardate.
Qua, se torno indietro faccio la.
Sottrazione. Questa non era di Olivetti, era di Hodner. Altre calcolatrici, altre.
Cose. Questa poteva fare somme, sottrazioni e moltiplicazioni per somme ripetute. Se volevo fare 22 più 44 e poi 44. 66. ma le sottrazioni sono la cosa molto più interessante c'è 111-100 fa 11 siamo sicuri? 111 lo ho messo qua, meno 100 vogliamo fare la sottrazione dobbiamo cercare il 100 nella tastierina più piccola quindi 1 0, 0. Guarda il.
Risultato.
10. Non.
Benissimo. Era così, questa faceva le sottrazioni e tutte le sottrazioni venivano sbagliate di.
1. Ah.
Ok. Quindi ogni volta dovevi aggiungere.
1. C'era un offset.
Esatto. La rivoluzione di Olivetti arriva sicuramente con la DiviSum 24, una calcolatrice portatile, sottolineo portatile, che era in grado di eseguire le quattro operazioni, quindi addizione, sottrazione, moltiplicazione e soprattutto divisione, fino a 13 cifre. Tutto non fatto con l'elettronica, ma tutto meccanico, con ingranaggi, molle, pulegge, perni, sempre calcolatrici, sempre più complesse, sempre più operazioni, tutto molto bello. Questa era progettata per il calcolo.
Pesante, siamo nel 1959, ha addirittura una.
Chiave per accenderla e portando i limiti della meccanica sempre più in là, si arriva alla Logos 27 che è di fatto l'ultima grande opera meccanica proprio perché si era arrivati al limite e questa macchina era talmente tanto complessa, con talmente tanti ingranaggi, con tutto che doveva essere ingrassato a una temperatura particolare di qui, di là, di su e di giù, che nella realtà dei fatti praticamente non funzionava mai. Si dice addirittura che i venditori quando andavano a venderle andavano in giro con due modelli perché se una si inceppava almeno c'era.
L'Altra. Questo è l'esempio di quando una tecnologia viene spinta fino al limite. Questa qui purtroppo fu un.
Bidone. Non.
Funzionava. Durava, se andava bene, due mesi. Dopo due mesi doveva essere portata in.
Assistenza. Tutto, tutto, tutto, tutto meccanico. Molle, ingranaggi, bobine. Assurdo.
L'intuizione geniale di Adriano, quindi, vedendo che i limiti del calcolo meccanico degli ingranaggi erano fisici, cioè più di tot non riuscivi a mettere dentro una macchina che comunque doveva stare su una scrivania, fu quella di guardare verso il mondo dell'informatica che stava nascendo. Si racconta che ne parlò con un certo Enrico Fermi, che era stato in America, aveva visto l'inizio dell'informatica in America, i primi computer giganteschi che erano stati fondamentali per la seconda guerra mondiale e così via, e proprio Enrico Fermi avrebbe detto ad Adriano che bellissime le calcolatrice meccaniche, ma per quanto sarebbero potute essere raffinate, non sarebbero andate da nessuna parte. Adriano lo ascolta, si butta in questo nuovo mondo dell'elettronica, tra le varie persone che assume c'è questo Mario Chu, personaggio decisamente particolare, figlio dell'ambasciatore cinese in Vaticano. E nel 1954 con l'università di Pisa creano la CHEP, la Calcolatrice Elettronica Pisana. Continuano poi con vari esperimenti, vari prototipi, vari sviluppi. La rivoluzione arriva nel 1957 con l'ELEA 9003, quello che di fatto è stato il primo computer a transistor della storia, nonché con circuiti a stato solido. Ai tempi c'erano le valvole elettromeccaniche che permettevano al computer di eseguire i.
Calcoli. l'Elea 9003 è sicuramente uno dei più rivoluzionari in quanto era il primo calcolatore della storia interamente a transistor ed era una roba grande praticamente come un armadio con una memoria ridicola questa era l'interfaccia questo era quello che c'era sotto interfaccia praticamente il dietro della tastiera per intenderci e queste erano le memorie con.
Questi cavi ogni incrocio di questi piccoli.
Cavi era fondamentalmente un bit questa era una scheda con le istruzioni E questo è tutto lo schema logico di questo computer. Che sembra molto complicato? Infatti lo è, ma in realtà, se pensiamo ai nostri computer, ai nostri telefoni, alle nostre cose che usiamo tutti i giorni, questa è solo una piccola, piccola, piccola, piccolissimissimissimissima frazione di quello che.
Non c'è dentro un computer del giorno d'oggi. Ecco quindi che proprio con l'Elea 9003, Olivetti non aveva solo dimostrato di poter fare altro oltre alle macchine per scrivere e le calcolatrici meccaniche, Ma aveva anche dimostrato di poter innovare ed essere leader mondiale dell'innovazione. E questa cosa forse spaventava un pochino gli americani.
Tutto sta andando a gonfie vele. Olivetti vende un sacco di macchine da scrivere, vende un sacco di calcolatrici, inizia a farsi strada nel mondo dell'informatica. Che cosa potrebbe mai andare storto? Beh, un incidente. Il 27 febbraio 1960, infatti, a bordo di un treno per la Svizzera, Adriano Olivetti morì improvvisamente a causa di un'emorragia cerebrale, lasciando la guida dell'azienda. Un evento improvviso, un evento drammatico, un evento che probabilmente cambiò per sempre il futuro di Olivetti. Ora, sulla morte di Adriano se ne sono state dette tante e ci sono tante speculazioni. Ci sono tante cose che non tornano nella versione ufficiale, non è mai stata fatta una vera autopsia, alcune circostanze erano per così dire insolite, non fu mai fatto tutta un'indagine approfondita, insomma qualcosa non torna, soprattutto perché poco dopo, nel 9 novembre del 61, anche il signor Mario Ciu, il genio dell'informatica ed elettronica di Olivetti, anche lui perde la vita in un incidente stradale questa volta, sempre con delle circostanze che non sono mai state chiarite, non ci sono mai stati testimoni, la colpa viene attribuita all'errore umano generale, e anche in questo caso l'indagine viene chiusa con molta rapidità. Ecco, la verità assoluta di chi sia stato non la sapremo mai. Quello che però sappiamo è che gli americani avevano capito le potenzialità dei calcolatori, dell'informatica, l'avevano capita durante la guerra, perché proprio grazie a Turing e a Colossus che hanno vinto la guerra, e avevano capito che oltre a essere un'innovazione per il mondo poteva essere anche una grande arma, quindi volevano averne il controllo. Ecco quindi che quello che stava facendo Olivetti con un gruppo di giovani guidati da questo Mario Chu, che stavano riuscendo a fare concorrenza all'IBM e a tutte le altre aziende americane che stavano nascendo e stavano sviluppando i primi computer, sarebbe potuto essere molto problematico per l'egemonia degli Stati Uniti. Ricordandoci poi che eravamo in piena guerra fredda e Olivetti tra le altre cose si stava anche aprendo al mercato russo e agli altri mercati oltre i mercati diciamo amici degli Stati Uniti. Quindi, io non sono nessuno per dirlo, però l'ipotesi che, in qualche forma, gli americani abbiano deciso di far fuori Adriano, Mario e di distruggere e tagliare le gambe a Olivetti, sembrerebbe, soprattutto per quello che è successo dopo a Olivetti. Infatti, senza entrare troppo nel dettaglio, Roberto, figlio di Adriano, prende la guida, La Olivetti viene smembrata in due parti. La divisione meccanica diventa proprietà del gruppo di intervento capitanato dalla Fiat. Parliamo quindi di macchine da scrivere e calcolatrici che erano ancora i prodotti più venduti ma che non avevano più così tante innovazioni. Mentre la divisione elettronica, quella dell'Elea per intenderci, viene ceduta alla General Electric americana. Ed è con questa operazione che di fatto Olivetti aveva firmato la sua condanna a morte. Ma la grande azienda fondata da Camillo aveva ancora un asso nella manica.
Dobbiamo ricordarci che siamo negli anni 60 e i computer come li conosciamo oggi non solo non esistevano ma non si pensavano neanche. C'erano sì questi giganti calcolatori che venivano usati dalle aziende ma erano cose molto molto complicate. Nelle case c'erano le macchine da scrivere e c'erano le calcolatrici meccaniche. E c'era addirittura chi pensava che sì, interessante questo mondo dei calcolatori, dei computer, dell'elettronica, ma forse è solo una moda passeggera. Ecco, Olivetti, avendo ceduto tutta la divisione elettronica, rimaneva solo con la divisione meccanica. Tant'è che Natale Cappellaro, il nuovo direttore generale dell'azienda, che era cresciuto come operaio e aveva costruito le calcolatrici meccaniche, lui era proprio un ingegnere meccanico, un meccanico dichiarato, e che sosteneva che appunto il futuro di Olivetti il futuro in generale del calcolo sarebbe stato la meccanica, non quelle robe lì con impulsi elettrici e cose varie, no, gli ingranaggi. Ecco, qui arriva la parte secondo me più bella e più interessante di tutta la storia di Olivetti, perché anche se Adriano Olivetti era morto qualche anno prima, il suo spirito di innovazione era tutt'altro che morto e scorreva fortissimo nell'ingegner Giorgio Perotti. Lui aveva un sogno, fare un calcolatore da scrivania, portatile, elettronico, in grado di essere programmato per svolgere calcoli complessi. Portare quella che era la tecnologia dei computer giganteschi in maniera miniaturizzata alla portata di tutti. Ma aveva un grosso problema, perché questa idea era contro la direzione che ormai Olivetti aveva preso. Ecco quindi che il grande Perotto, un po' di nascosto dai capi e dall'alto, mette insieme questo gruppo di giovanissimi ragazzi, tra cui Gastone e Garziera, che abbiamo avuto l'opportunità di conoscere e intervistare, e iniziano in segreto a lavorare a questo nuovo progetto, ma non solo, perché dovevano anzitutto evitare di essere anche loro ceduti all'America, alla General Electric e quindi si racconta che con un po' di giri di carte, cambiando il nome del progetto da Calcolatore a calcolatrice, quindi un qualcosa che sembrava meccanico, con l'aiuto anche di Roberto Olivetti, che conosceva gli ideali del padre e quindi credeva anche lui in questa innovazione, riescono a rimanere in Italia. Si racconta anche che Perotto nei vari colloqui con gli americani, proprio per evitare di essere preso da loro, fu particolarmente antipatico apposta. che c'è la storia che Perotti in realtà si è fatto tipo cacciare.
Nel suo libro scrive che lui si è dimostrato un tipo ostico tanto che questi qua dice fanno una macchinetta del cavalo no poi il capo progetto è un tipo scorbutico questo gruppetto potete tenerlo.
A noi non interessa E così questo gruppo di quattro ragazzi, prendendo qua e là un'innovazione sviluppata da un reparto di Olivetti, prendendo un'altra innovazione sviluppata da un altro reparto di Olivetti, e lavorando giorno e notte a questo nuovo progetto, creano la P101. Il tutto sempre all'oscuro di Natale.
Cappellaro. E Perotto ha detto qua, insomma, dobbiamo far presto. Qui stiamo rischiando. Qualcuno si accorge, ci ferma. Peccato. e ha detto io non vado dal management a dire che abbiamo l'idea che siamo sicuri che potremmo fare una.
Macchina. Arriviamo già con la macchina.
Fatta. Io voglio andare ragazzi voglio andare a portare una macchina funzionante. L'altra paura era che vuoi vedere.
Che nel mondo Qualcuno l'ha già fatto o qualcuno la sta.
Facendo? E allora anche noi ci siamo messi io facevamo le due di notte, i sabati, fin quando abbiamo finito la macchina. Perotto l'ha fatta coprire da una lamiera e la prima cosa che ha fatto l'ha presentata a Natale.
Capellaro. Il primo prototipo della P101 è pronto. Funziona benissimo, ma bisogna ancora presentarlo al grande capo che, ricordiamo, stava puntando esattamente sull'opposto di quello che era stato.
Fatto. Qui ad Ivrea ha invitato Natale Capellari. Io ho fatto il dimostratore. No, con il prototipo, quello blu. E quando abbiamo finito la dimostrazione che è andata benissimo, Pier Giorgio Perotto ha cominciato a spiegare a Natale Capellaro, un meccanico, come funzionava. Ad esempio gli ha spiegato anche la linea magnetoassistiva, gli impulsi meccanici, eccetera, eccetera. E poi ha fatto capire Natale Capellaro che aspettava adesso il verdetto. Era il primo a vederla. Vedi la macchina? Noi cosa temavamo? Che dicesse, ragazzi, bella macchina ma intanto è cara. E poi voi sapete che la missione dell'Orivetti è dichiarata e quella di puntare ancora sulle macchine meccaniche. Natale Cappellaro non ha risposto subito, ha impiegato un po' di tempo, forse mezzo minuto, un minuto, ma noi nella stanza c'era un silenzio, c'era un'attenzione, insomma, d'altra parte era così. Noi avevamo lavorato due anni e mezzo a fare questa cosa ed eravamo orgogliosi di quello che avevamo riuscito a tirare fuori. Natale Capellaro aveva abbassato la testa, era lì che pensavo, a un certo punto ha tirato sulla testa, ha messo la mano sulla spalla di Perotto e ha detto, caro ingegnere, vedendo questa macchina io capisco che l'era del calcolo meccanico è finita. Ha capito che questo era l'inizio di una rivoluzione, che poi c'è.
Stata. Capite quindi quanto deve essere stato pazzesco questo momento dove una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla meccanica si rende conto che quello non è il futuro. Adesso fa ridere pensarlo sapendo poi com'è andata la storia, però dannazione. La P101 è stata proprio il simbolo dell'inizio di una nuova era. però sorge spontanea. Come era fatta e soprattutto perché è stata così rivoluzionaria? Caratteristiche tecniche. Un peso di 35,5 kg, misure 48x61x19 cm. Non c'era nessuno schermo ma c'era una stampante integrata da 30 colonne e un lettore e registratore di schede magnetiche e di fogliettini per memorizzare il caricamento dei programmi. Il processore era basato su transistor tradizionali, i microprocessori non esistevano ancora, quindi un insieme di diodi e condensatori assemblati in 900 micromoduli. La memoria invece era un semplicissimo filo metallico attraverso il quale passavano impulsi.
Elettrici. Sono sei metri di filo e in questo filo attraverso due testine io vado a scrivere un impulso che diventa un impulso meccanico che viaggia nel filo e quando esce lo vedo come un impulsino. e mi escono, ogni microsecondo mi esce un bit della.
Memoria." Formata da 10 registri per un totale di, udite udite, 240 byte. Per farvi capire quanti pochi sarebbero ora, praticamente un testo da 240 caratteri, considerando un byte per carattere. tecnicamente poteva memorizzare massimo un paragrafo del genere. Considerate però che quello che faceva era ben lontano da quello che fa un computer e molto più simile a quello che adesso comunque intendiamo come calcolatrice. La tastiera quindi aveva i numeri, aveva qualche lettera per le equazioni, aveva qualche altra lettera potenzialmente programmabile e qualche altro tasto e quello che era in grado di fare erano le operazioni fondamentali addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione, valore assoluto, radice quadrata, ma soprattutto poter essere programmata con un linguaggio fino a 15 istruzioni, combinando quindi appunto tutte le varie operazioni per riuscire a fare calcoli decisamente più complessi. Equazioni di primo grado, di secondo grado, anche di terzo grado, fare i cosiddetti salti incondizionati e quindi tramite tutto un particolare linguaggio e particolari giochi matematici, per spiegarle in maniera semplice, che sarebbero stati impossibili da fare con calcolatrici meccaniche e che allo stesso tempo prima si venivano fatti magari da dei computer ma che erano grandi come una stanza. Questa è proprio la rivoluzione e questo è il motivo per il quale la P101 viene considerata il primo computer portatile come lo conosciamo. È chiaro che bisogna avere un po' di fantasia e questa definizione è un pochino pretenziosa perché da lì a un personal computer a un pc vero e proprio ci voleva ancora qualcosa. però è stato veramente un primo inizio rivoluzionario di un qualcosa che rendeva questo calcolo elettronico accessibile per quanto comunque costasse 3.200 dollari dell'epoca che era portati con l'inflazione bla bla bla adesso sarebbero più o meno 30.000 euro cioè un prodotto comunque di livello alto ma che ebbe proprio per queste caratteristiche un incredibile successo soprattutto fuori dall'italia ha cambiato il.
Modo di lavorare chi la usa produce di più, chi non la usa rimane indietro, quindi è ovvio che il concetto si impone e quindi ha cambiato il modo di risolvere i problemi e quindi la produttività dell'individuo, infatti il concetto dei PC si è imposto nel mondo l'abbiamo.
E la cosa che più di tutte testimonia quanto la P101 fosse avanti è che la NASA ne acquistò qualche decina perché per gli ingegneri che stavano lavorando alle missioni Apollo era fondamentale avere uno strumento per poter fare calcoli complessi, i calcoli orbitali, i calcoli delle traiettorie. e quindi se siamo andati sulla luna è anche merito del signor Perrotto e gli Olivetti per quanto nei mega film fatti dagli americani ovviamente compaiono solo calcolatori IBM e non compare mai nessun calcolatore Olivetti dannatissimi americani ad ogni modo per vederla all'opera proprio con Gastone abbiamo fatto una demo decisamente particolare perché parliamo di un gioco sì avete capito bene Il primo gioco per computer della.
Storia. Volete.
Vedere? Certo che lo vogliamo.
Vedere. Ma chi è che.
Gioca? Gioco.
Io! Poi vediamo chi fa più.
Punti. Questo è un videogioco.
Quindi? È un.
Gioco. È un.
Gioco? È un.
Gioco. È un gioco.
Stampato?
Stampato. È uno.
Stampagioco? È uno.
Stampagioco. Si chiama Angela Game per la figlia dello sviluppatore ed è molto semplice. Si sceglie un numero, il giocatore gioca contro la macchina e l'obiettivo è arrivare a quel numero. Quali sono le regole? Semplicemente a turno un giocatore può scegliere un numero da 1 a 6, le facce di un ipotetico dado, e il turno successivo l'altro giocatore può scegliere sempre un numero da 1 a 6 tranne il numero che ha detto l'altro giocatore il turno prima e il suo complemento a 7. quello che in un dado sarebbe la faccia opposta. Quindi, per esempio, se io dico 1, il giocatore dopo non può dire né l'1 né il 6. Se dico 2, non può dire né il 2 né il 5. E così via. Chi vince? Chi arriva al numero che viene scelto? O chi impedisce all'altro di raggiungerlo? Proprio perché appunto non può giocare tutti i numeri. Adesso vedremo finalmente la P101 in.
Azione. 6 e poi introduco il.
6. La macchina sta elaborando e gioco un 2 e mi dice che siamo arrivati a.
8. Quindi io adesso non posso giocare né il 2 né il.
5. 5.
Esatto. E quindi gioco un 3. Lei gioca un.
5. Un 5 e dice siamo arrivati a 16. Se noi giochiamo un 4 si va a 37 e lei gioca a 5 e ci frega quindi noi dobbiamo giocare per forza un 1 un 1 lei va a 34 non può giocare il 6 deve giocare per forza il 2 35 e 36 e poi il 6 non lo possiamo giocare quindi dobbiamo giocare per forza un 2 ma se.
Giochiamo un 2 lei gioca un 1.
Tu non puoi giocare il 2 perchè.
Lei ha giocato a 5 Quindi abbiamo già.
Perso?
Sì.
Nooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo.
Ma se comunque Olivetti era riuscito a sviluppare la P101, come diamine ha fatto a perdersi e a sparire completamente nel dimenticatoio? Il fatto è che sì, avevano sviluppato questo oggetto incredibile che aveva avuto un grandissimo successo, ma intanto il treno era stato perso. le innovazioni principali comunque erano già state date agli americani e ci si ritrovava con questo carrozzone con in mezzo pure la fiat che in quegli anni se la passava sempre peggio per carità hanno continuato a investire a sviluppare un sacco di cose alcune delle quali comunque tuttora guardando nel passato sembrano rivoluzionarie però.
Queste cose qui sono arrivate prima della testa della gente Una cosa del genere. Qui siamo anni 80 e non l'han capito, non l'han capito. Porta seriale, connettore per il floppy disk, connettore per la stampante, tutto quel cavolo che vuoi, con il trackball lì, con la possibilità di... Eh già! Registratore, cioè andavi in giro, volevi registrarti un audio, schiacciavati e registrava.
L'Audio. Cioè il design poi è.
Allucinante.
Benissimo. però non sono mai riusciti realmente a essere precursori, essere reali innovatori. Olivetti per tutti gli anni successivi sì ha fatto i computer, sì ha fatto dei buonissimi prodotti, ma erano sempre un passo indietro rispetto ai bm, rispetto agli americani, rispetto anche poi ai giapponesi che nel mentre sono arrivati con tutta l'elettronica e quindi quindi prodotto dopo prodotto, malgrado Olivetti fosse veramente il top del top della tecnologia, sicuramente anche complice una grandissima mancanza di supporto dall'Italia, dalle istituzioni e sicuramente perché agli americani faceva comodo che Olivetti continuasse ad andare in declino, l'azienda piano piano è sempre stata più smembrata tra tele come questo e quell'altro, adesso Olivetti tecnicamente esiste ancora e fa ancora qualche componente elettronica qualche registratore di cassa però la storia la conosciamo tutti non usiamo di certo computer olivetti ma usiamo computer windows apple e delle varie altre marche avremmo potuto realmente avere la nostra mega azienda italiana? Non lo sapremo mai, le cose sono andate così. C'è anche da dire che però da Olivetti sono nate un sacco di aziende magari più piccole ma fighissime, supersettoriali, di nicchia, che si occupano magari di piccoli super componenti specifici, per esempio nell'ambito aerospaziale. Abbiamo un sacco di eccellenze e un sacco di cose che sono proprio nate sulla base delle conoscenze e delle competenze di.
Olivetti. Io quello che penso è che mai come ora, ma potrà solo aumentare, ci sia un continuo venire fuori di scoperte, invenzioni, sviluppi di tecnologia. E quello che si deve fare è quello di mettere insieme nuove tecnologie, nuovi strumenti per ottenere quello che prima non era possibile. E sono convinto che veramente ci voglia tutta la.
Fantasia. solo sì o no, esisterà mai una vera intelligenza.
Artificiale? Io non sono sicuro e quindi sono agnostico da questo punto di vista e ho visto che anche Alan Turing in fin dei conti quando era alle origini eccetera lui ha detto ah io non metto.
Limiti. Il famoso indovinello alla fine non.
Avrà mai una risposta, la.
Cercheremo. Voi magari la.
Vedrete. Vedremo, grazie, veramente grazie. Mamma mia, è stato veramente un onore parlare con Gastone ed è stato veramente bello tutto questo percorso, ricordando quella che è stata la nostra grandezza. E secondo me non bisogna vedere.
Tutto questo come una storia di.
Rimpianti. quello che sarebbe potuto essere Olivetti.
Ma è bello sapere che anche un'azienda italiana ha partecipato a quella che è.
Stata la rivoluzione degli ultimi 50 anni e sì l'azienda fisica è praticamente andata.
Morendo ma quelli che sono gli ideali quella che era la mentalità che Camillo prima e Adriano poi hanno portato avanti non morirà mai quindi sulla base di.
Questo spero che questo racconto vi abbia intrattenuto e ci vediamo prossimamente con prossimi video prossimi racconti prossime cose non lo so alla prossima ciao ciao.
Ciao.
Ora, questo video sarebbe finito, ma per voi che siete arrivati fin qua, voglio raccontarvi un aneddoto. In realtà, e forse avete intuito perché nelle riprese avevo ancora gli occhiai da vista, cosa che non ho più, oltre al fatto che ogni tanto c'erano ancora delle mascherine in giro, perché era ancora l'epoca del covid, questo video è stato registrato una cosa tipo tre anni fa. E io l'ho sempre tenuto lì, non tanto perché non avessi voglia di farlo, ma proprio perché ho un rispetto profondissimo per questa storia. e volevo raccontarla nel modo giusto, nel miglior modo possibile, nel modo approfondito. Spero di esserci riuscito per quanto questa è veramente una storia incredibile, ci sono un sacco di altre cose che sarebbe bello approfondire, tra le altre cose mi piacerebbe portarvi a vedere l'Elea perché ce n'è uno in Toscana interamente funzionante.
Ma questa è un'altra.
Storia. E devo fare un ringraziamento speciale a Matteo, a Luciano e ai figli di Luciano che appunto tre anni fa mi hanno accompagnato e mi hanno fatto conoscere questa storia incredibile che sono stati gentilissimi disponibilissimi e ve lo dico mi sono sentito uno schifo ad aspettare tutto questo tempo per fare questo video a cui loro tenevano tantissimo però scusate sono lento sono disorganizzato ma finalmente ce l'abbiamo fatta e Matteo quella torta che abbiamo mangiato era buonissima la dobbiamo rifare detto questo quindi dagli achi da questa storia incredibile questa volta era veramente tutto E allora vi lascio con una delle frasi più belle di Adriano. Un sogno sembra un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte. Solo allora diventa un proposito, cioè qualcosa di infinitamente più grande.










