COSA SUCCEDE DAVVERO NELLO SPAZIO (raccontato da un astronauta)

Video interview (Italian) with astronaut Walter Villadei about his path to becoming an astronaut, training in Russia and the U.S., a suborbital flight and an orbital mission. Villadei recounts long preparation (training detachment to Russia beginning 2011), a Virgin Galactic suborbital flight (~95 km peak) and piloting Axiom 3 to the ISS (2024). He describes differences between Russian and American training, life aboard the ISS (microgravity sensations, daily schedule in GMT, sleep arrangements, food including a pasta experiment), technologies and experiments on board (Cupola, Columbus module, microscopes, combustion chamber, radiation detectors, debris-detection software, cell biology and material tests, ultrasound diagnostics), operational details (Crew Dragon rendezvous timing: ~37 hours to reach ISS, ~48 hours return), and perspectives on future commercial stations, lunar and Mars exploration. Emphasis on teamwork and Italy's industrial/scientific contributions (Columbus, Axiom partnership, modules built in Turin).
Questions this video answers
2011 (started a long detachment to Star City).
About 95 kilometres (he said 'quasi 100 km').
Approximately 37 hours (free-flying time to rendezvous); return took about 48 hours.
About 21 days.
About 420 kilometres altitude and roughly 30,000 kilometres per hour.
Chapters
Una sera, questo chiaramente è tutto registrato ma segretato, siamo andati nel segmento russo con quello che avanzava, abbiamo cominciato a mangiare pasta tutti insieme fino anche a beneficiare di questa microgravità lanciandoci la pasta e cercando... Quando arrivi a bordo della stazione in realtà la sensazione principale che avete è come se ci fosse, immaginate, qualcuno che stia provando a staccarvi la testa. Quando passi sull'Italia è una cosa straordinariamente bella, soprattutto di notte, attraversandola in sette minuti dalle Alpi fino a passare la Sicilia e quando tu ti svegli la mattina e apri la finestra quello che vedi è la terra sotto che ti passa a 30.000 chilometri orari.
Salve direttamente dalla sede dell'Agenzia Spaziale Italiana. Siamo a Roma in occasione della Notte Europea dei Ricercatori e abbiamo avuto l'opportunità di parlare direttamente con un astronauta. Parliamo di Walter Villadei, colonnello dell'Aeronautica Militare, che è stato Prima nel 2023 a bordo di Virgin Galactic con un volo suborbitale e poi nel 2024 pilota della missione Axiom 3 sulla stazione spaziale internazionale. Quindi oggi scopriremo meglio cosa vuol dire essere un astronauta, tutte quelle che sono le tecnologie spaziali e soprattutto che nello spazio c'è un sacco di Italia. Ma prima vi annuncio che il 19 novembre avrete l'opportunità di assistere a un'intervista come questa dal vivo, sempre presso la sede dell'Agenzia Spaziale Italiana, dove intervisterò dei ricercatori e l'astronauta Luca Parmitano. Quindi se volete venire a vederci dal vivo e scoprire i segreti dell'esplorazione lunare, Mercoledì 19 novembre, vi lascio qua sotto in descrizione sia tutte le informazioni sia il link per registrarsi, anche perché avere l'opportunità di entrare dentro la sede dell'Agenzia Spaziale non è che capita tutti i giorni. Ci ho detto, vi lascio alla bellissima chiacchierata con Walter. Benvenuto.
Grazie mille, buonasera a tutti. Fanta gente!
Partiamo dall'inizio. Come funziona quando diventi astronauta? Cioè c'è stato un momento in cui hai capito di dover andare nello spazio? Com'è stato questo momento?
Allora il mio è stato un momento lungo, diciamo è stata una lunga attesa e devo dire che questa sera essere qui in questa sala piena come astronauta ai nazi in una sera in una serata particolarmente importante perché mette insieme ricerca e volo nello spazio come hanno descritto anche i colleghi prima è straordinariamente bello quindi per me è ancora più emozionante io nasco diciamo come ufficiale dell'aeronautica entro ai 18 anni in Accademia Aeronautica studio come ingegnere spaziale Ad un certo punto, per una serie di circostanze, e in particolare quella per il quale gli americani, come sapete, nel 2011 ritirarono lo space shuttle, l'aeronautica mi manda in addestramento in Russia, e questo perché avevamo già avuto un'astronauta che aveva fatto due missioni in Russia. Pensate che è iniziato nel 2011 e il primo volo è stato nel 2023. Quindi diciamo un lungo percorso, una lunga attesa, E devo dire che quando ho ricevuto quella chiamata per dire ok, non tanto il volo suborbital, era un'attività che stavamo seguendo, ma l'attesa per il volo a bordo della stazione, ancora lo ricordo benissimo, era a Francoforte, è stata un'emozione fortissima. Molto attesa, ma chiaramente quando come dire, una liberazione, ok, ce l'abbiamo fatta, ora inizia la parte finale dell'addestramento. Quindi è un percorso molto lungo, ma in generale quello dell'astronauta è un percorso un po' fatto a tappe. Dovete imparare piano piano a fare delle cose nuove e questo è un po' l'addestramento che facciamo tutti noi attraverso i vari anni.
Quindi hai fatto prima il percorso nell'aeronautica militare con una grossa componente scientifica, ma è vero che sei stato il primo ingegnere aerospaziale dell'aeronautica?
Il primo ingegnere spaziale dell'aeronautica. Questo è un pochino che è importante anche per i ragazzi, essere nel posto giusto, nel momento giusto, ma poi avere anche un po' la forza e l'audacia di cogliere le occasioni quando passano. Quindi ero in Accademia all'inizio del mio terzo anno. Normalmente, ormai devo dire un po' di tempo fa, in Accademia funzionava che tu entravi come ingegnere, facevi il biennio, noi siamo vecchio ordinamento, quindi quelli che facevano cinque anni, all'inizio del terzo anno ti assegnavano la specializzazione. E in aeronautica avevamo tre specializzazioni classiche, l'ingegnere aeronautico, l'aeronautica vola, quindi con gli aeroplani, quello che costruisce gli aeroporti, quindi il civile illedile, e poi quello l'elettronico che sistema giusta l'avionica di bordo. Uscì che la Federico II stava proprio in quegli anni, in quell'anno, decidendo di aprire un nuovo corso di laurea che era ingegneria spaziale. Quindi ben 12 esami su 29 dedicati alla parte spazio. Io vado tutto entusiasta dal mio comandante, faccio a comandante, c'è questa cosa bellissima, posso farla? Mi guarda e mi fa... No. Perché? Perché non l'ha mai fatto prima nessuno.
Per me è sorpresa, che spiegazione. Insomma, long story short, ho dovuto forzare un pochino il sistema. Sapete, aeronautica militare, virtut esiderum tenus, per me significa con coraggio fino alle stelle, quindi non era possibile che l'aeronautica non fosse interessata a quell'opportunità e infatti così fu. Alla fine mi hanno autorizzato, quindi ho fatto questo primo percorso di laurea a Napoli. Bisogna insistere anche nella vita, quindi ho preso una specializzazione in astronautica qui a Roma, dove ricordiamo lo spazio in realtà in Italia nel 1964. È nato grazie all'aeronautica militare, grazie alla collaborazione con l'Università di Roma, quindi ho frequentato la scuola che diresse per molti anni Luigi Broglio e proprio da quell'esperienza, peraltro, poi nacque nel 1988 questa agenzia spaziale italiana.
Bellissimo. Tra le altre cose, come hai detto prima, hai avuto da una parte la sfortuna perché hai avuto tanto tempo di addestramento, dall'altra parte sei andato sia in Russia sia in America. Qual è stata la parte più difficile dell'addestramento e soprattutto che differenze ci sono tra un addestramento in Russia, un addestramento in America o l'addestramento è comunque abbastanza uniforme?
Ma allora anche qui, parlando soprattutto ai giovani che sono in sala, in realtà guardando la posteriore, mentre vivi un'esperienza, stai cercando di raggiungere un obiettivo e devi aspettare, chiaramente la vivi con sofferenza, è una sfortuna. In realtà se oggi guardo dietro, dico, sono stato anche fortunato, perché come stavi dicendo, l'opportunità di conoscere questi due mondi. I miei colleghi astronauti, anche quelli italiani, normalmente hanno fatto il corso negli Stati Uniti o in Esa Colonia, Credo di essere ancora l'unico europeo dai tempi dell'Unione Sovietica che ha fatto il corso da cosmonauta in Russia, quindi sono rimasto per 20 mesi distaccato a Star City, città delle stelle, integrato con una classe di russi ad addestrarmi per diventare cosmonauta e questo fu dovuto al fatto appunto che gli americani avevano ritirato lo special quindi tutti dovevano volare con la Soyuz. Però è un'esperienza straordinaria, soprattutto poter confrontare l'approccio russo con quell'americano. Quindi qual è la differenza tra cosmonauta e astronauta? i cosmonauti sono russi e gli astronauti sono americani, in mondo occidentale. Ma non è solo questo. Se voi guardate, è citato l'esplorazione della Luna, dopo quella famosa corsa alla Luna, quindi dopo quella competizione che gli americani vinsero e i sovietici, i russi persi, in realtà le strade si divisero. Quindi gli americani andarono sullo sviluppo dello space shuttle, che era un mezzo straordinario, sul quale mi dispiace non aver avuto la possibilità di volare, ma era un mezzo con un limite a 14 giorni, poteva rimanere in volo solamente 14 giorni. i russi iniziano a costruire le stazioni spaziali, a partire dalle Salyut fino ad arrivare poi alla Mirra, quindi lunghe permanenze in orbita. Allora, addestrare un organismo, e qui guardo la collega biologa, per rimanere 14 giorni in volo nello spazio o 368 giorni in volo nello spazio come record di Poliakov, beh, c'è una bella differenza. Quindi ancora oggi ci sono delle differenze nel metodo di addestrare gli astronauti, per quanto la Stazione Spaziale Internazionale abbia portato una standardizzazione in questi protocolli, però ci sono delle differenze. Quindi riuscire a guardare questi due aspetti è stato estremamente interessante, estremamente formativo e estremamente piacevole.
Qual è stata la parte più dura fisicamente o emotivamente durante l'addestramento?
Allora, la parte più dura, soprattutto all'inizio in Russia, è stato essere trattato come uno di loro. Cioè, voi immaginate che gli americani arrivano, gli astronauti americani, e lì hanno il loro cottage, hanno una zona delimitata, hanno tutto quanto programmato, anche perché c'è una struttura come quella della NASA che segue, diciamo, l'interazione per la preparazione degli astronauti. Io andai in Russia come aeronautica. Sapete che significa launch and forget? Quindi io ricevo il foglio di viaggio dall'aeronautica che mi dice, ok, parti per il tuo addestramento, facci sapere quando torni, se torni. Quindi in realtà io arrivato a Star City vengo preso dai russi e integrato in questa classe e trattato come loro. Chiaramente la lingua è una barriera che devi imparare a superare, anche la mentalità, anche il loro approccio e il modo di relazionarsi è qualcosa di nuovo. Quindi ancora visto lì fu un grande sforzo, guardando alla posteriore anche una grande opportunità per sviluppare rapporti umani e amicizie. Poi detto questo, l'addestramento è un pochino una sorta di corsato ostacoli, quindi l'astronauta deve avere delle difficoltà, abbastanza per metterci in gioco e provare a migliorare, ma non troppo chiaramente da doverlo far fallire inevitabilmente. Quindi in realtà l'addestramento è fatto di una serie di difficoltà. Alcune sono fisiche, quando tu entri in una Soyuz tre metri cubi per tre persone, dove devi rimanere per sei ore in mare e nel frattempo devi cambiarti la socola che avete visto all'ingresso dell'agenzia per metterti l'equipaggiamento per sopravvivere in mare in caso di emergenza.
Quindi fisicamente vi prendono, vi lasciano in mezzo al mare, vi dicono... Sì, sì.
Ti portano con la barca, ti mettono nel modulo di comando, ti fanno vestire, ti mettono dentro, chiudono e dicono, pronti? Pronti! parte il cronometro e tu rimani lì in mezzo alle onde, immaginate. La prima volta che l'ho fatto i russi sono stati estremamente spiritosi. Io chiesi molto preoccupato, ma devo mangiare, era dopo pranzo, non è che è meglio se sto a stomaco vuoto, magari leggero? No, no, no, tranquillo, non succede niente. Mangia pure! Il seguito ve lo risparmia, diciamo, di quel tipo di esperienza. È stata estremamente challenging. Considera che ti pesano prima di entrare, ti pesano dopo che hai finito l'addestramento, dopo aver perso 4 kg.
E c'è una grossa differenza, immagino, anche a livello di tecnologie, perché se hai passato dalle Soyuz, che comunque hanno i loro anni e sono un po' più forse analogiche, alla Crew Dragon con tutti gli schermi, touchscreen e cose varie.
La Crew Dragon è una cosa fantastica, è come andare in Tesla nello spazio. quindi cambia sia la tecnologia innanzitutto dimostra come la tecnologia spaziale sia rapidamente evoluta nel tempo e dimostra come anche settori non tipicamente spaziali portano innovazione utile anche allo spazio perché effettivamente quello che fa SpaceX utilizza anche tecnologie che sviluppano in ambito automotiva con Tesla che è un po' una cosa a cui anche l'agenzia comincia a guardare dove posso prendere tecnologie da alcuni settori e portarle anche nell'ambito spazio quindi la Soyuz sono tre metri cubi voi state seduti praticamente con le gambe reclinate così, immaginate uno alto come me, non a basso come Gagarin, era scomodissimo, quindi devi rimanere lì dentro, è tutto analogico, devi comunque mettere i dati, la Dragon invece è una macchina extra lusso, tu ti siedi, hai i tuoi tre screen, tutto touch screen e per lo più è tutto automatizzato, quindi diciamo l'astronauta, io ero il pilota della missione Action 3, ma al contrario della Soyuz, dove ti addestrano proprio a fare delle manovre di pilotaggio, tu in realtà ci sono alcune fasi dove puoi anche pilotare ma nella misura e nel limite che effettivamente è tutto digital screen quindi non hai né una clocha né le handle che normalmente utilizziamo sulle Soyuz.
Nell'addestramento provate tutte le possibili emergenze che possono succedere ma poi quando effettivamente sei partito l'anno scorso com'è andata? Cos'è successo?
No il volo è stato un volo estremamente pulito nel senso a parte un paio di piccole ma non erano neppure avarie, erano delle anomalie. La temperatura, per esempio, all'interno della cabina è normalmente regolata da terra, non funzionava bene, l'abbiamo dovuta regolare noi attraverso una procedura d'occa, ma il volo è stato estremamente... un volo, peraltro, molto lungo, perché quando abbiamo volato noi la Dragon era qualificata per 24 ore in... si chiama free flying, quindi in volo libero. Noi abbiamo fatto 37 ore per volare da terra fino a bordo della stazione, e non perché servono 37 ore, ma c'è un motivo per questo, ne abbiamo fatte 48 per ritornare giù a terra. Però in entrambi i casi, sia all'andata che al ritorno, il volo è stato estremamente tranquillo.
Tutto questo ti ha portato sulla Stazione Spaziale Internazionale. Missione Axiom 3, per fare che cosa? Che esperimenti avete fatto? Qual era lo scopo?
Qual è la novità, un pochino, della missione che abbiamo volato? Io non sono il primo, sono l'ottavo degli astronauti italiani, che vuol dire che ci sono stati altri sette colleghi che hanno fatto missioni. Devo dire però che questa è stata una missione che si è caratterizzata per un modello leggermente diverso. Per quale motivo? Innanzitutto l'abbiamo fatta con un operatore commerciale. Axiom Space è una società. Quindi è una società, peraltro non una società qualunque, è quella che è stata selezionata dalla NASA per iniziare a costruire la nuova stazione spaziale commerciale che seguirà quella che avete visto qui sugli schermi che dal 2030, quindi praticamente dopo domani, sarà deorbitata. Quindi diciamo una realtà industriale molto interessante. Quindi prima cosa l'abbiamo fatta attraverso un operatore privato. Quindi dice, beh, allora è una missione commerciale. No, l'abbiamo fatta come missione governativa. Era una missione che è stata approvata dalla presidenza del Consiglio, voluta fortemente dalla difesa, dall'aeronautica che aveva formato l'astronauta, ma poi abbiamo voluto cercare di cogliere questo come sistema paese. Che vuol dire? Vuol dire che abbiamo con l'Agenzia Spaziale Italiana fatto una collaborazione fondamentale per portare scienza a bordo della missione. E quindi sono stati descritti alcuni esperimenti, Amioloid, un esperimento anche che guardava il comportamento delle cellule ovariche in microgravità. Ho risistemato uno di quei dispositivi che serve a misurare le radiazioni e caratterizzarle a bordo della stazione. Una serie di esperimenti li abbiamo fatti prima e dopo, quindi Serena che prima ha parlato, in realtà è una di quelle che è venuta a Houston e mi ha preso tutta una serie di campioni prima e dopo il volo, proprio per confrontare gli aspetti legati a questa cosa. Ma abbiamo portato anche altri esperimenti. Abbiamo portato sia esperimenti operativi, per esempio in interesse dell'aeronautica, ho imparato a fare ecografie da solo in microgravità perché l'aeronautica voleva controllare un tessuto particolare che si chiama endotelio che è quello che utilizzano i miei colleghi piloti quando si va in volo per compensare le accelerazioni, questo è il tessuto che aiuta la vasocostrizione e limita il deflusso sanguigno. Volevano controllare come questo tessuto si modificava in microgravità.
Per le famose tute anti G?
Che nello spazio non abbiamo. Quindi nello spazio in realtà è vero che abbiamo delle accelerazioni differenti, ma non abbiamo le tute anti-g. Quindi volevano studiare questo effetto. Abbiamo portato un esperimento, pensate mettendo in collegamento la stazione spaziale internazionale, 420 chilometri, 30.000 chilometri orari, a 16 orbite al giorno, in collegamento con pratica di mare qui dietro casa. per riuscire ad operare un software che consentiva di simulare il pericolo dei detriti. Tra i tanti pericoli che hanno gli astronauti, a parte quelli fisici legati alla biologia, ci sono i detriti spaziali. E poi abbiamo portato degli esperimenti da parte dell'industria. tutte innovative con materiale certificato dalla NASA che potesse misurare la fatica e i fattori di stress dell'astronauta, alcuni tessuti per ridurre quel pericolo di rischio da radiazione, quindi tessuti che potessero limitare un pochino l'assorbimento, in particolare anche mettendo insieme settori diversi automotive e in più portato anche la pasta. Non è la prima volta che la pasta vola nello spazio, però in realtà era un esperimento perché l'esito finale era che l'astronauta poi doveva mangiarla.
Questa è una scusa, ovviamente voleva una buona pasta.
Però in realtà era preparata in maniera differente, quindi non con l'aggiunta d'acqua, ma era termostabilizzata e quindi c'era un protocollo leggermente diverso di preparazione.
Con che condimento?
Mi sono sentito tornare un po' bambino, era olio, un po' di parmigiano completamente in bianco, proprio per attestarne al meglio le caratteristiche di cottura e non i sapori, che peraltro cambiano quando sei nello spazio, quindi anche l'organismo umano si modifica anche sotto questo punto di vista.
Ed è stata apprezzata dai colleghi?
Sì, così tanto che una sera, questo chiaramente è tutto registrato ma segretato, siamo andati nel segmento russo con quello che avanzava, abbiamo cominciato a mangiare pasta tutti insieme fino anche a beneficiare di questa microgravità lanciandoci la pasta e cercando di prenderla al volo. Vi lascio immaginare l'esito, alla fine abbiamo pulito tutto quanto però.
Ma di tutte le tecnologie che ci sono sulla Stazione Spaziale Internazionale, quali sono quelle che ti hanno colpito di più?
Allora, questo è abbastanza complesso, è difficile dare una risposta unica perché la stazione è un complesso a molti livelli di tecnologia, quindi dipende un pochino da che punto di vista lo guardi. Ma ad esempio ci sono dei microscopi elettronici che possono essere utilizzati a bordo della stazione in live con terra. Quindi ci sono delle tecnologie dal punto di vista della sperimentazione molto avanzata. Abbiamo una piccola camera di combustione per fare esperimenti di fisica e di fluidodinamica. Devo dire però che l'oggetto tecnologico più bello resta secondo me la cupola. che è diciamo la finestra dalla quale gli astronauti si affacciano e da cui voi vedete che rimangono lì un pochino meravigliati come bambini a guardare la Terra e questo innanzitutto dopo aver fatto tanti anni di preparazione, aver ascoltato di questa cupola realizzata e progettata dall'Italia, andarci lì dentro effettivamente è stata un'emozione particolare quindi la stazione è Una cosa tecnologicamente molto avanzata, ormai un po' obsoleta, la sfida soprattutto per i giovani qui, che magari tra qualche anno studieranno ingegneria, è trovare le tecnologie nuove per le future stazioni, quelle in orbita bassa, quelle lunare e poi quelle che andranno su Marte.
E dalla cupola vedete non un tramonto e un'alba al giorno, ma svariati.
Vedi sedici, fai un giro della terra ogni 90 minuti, ogni 45 minuti più o meno avete un albe e un tramonto e non sono le albe i tramonti che vedi qui sulla terra, sono una cosa spettacolare, io dico non dovrebbero mandare gli ingegneri o i piloti, dovrebbero mandare i poeti per riuscire a descrivere la bellezza di quello che vedi. L'alba è sostanzialmente un'esplosione, quando il sole esce sull'orizzonte dura pochissimi secondi la possibilità di guardare perché è un'esplosione di colori.
Fortissima dalla cupola è pochissima atmosfera, immagino.
L'atmosfera è quella sottilissima linea azzurra che voi vedete nelle immagini. Quella è tutta l'atmosfera. Quindi questa, diciamo, è uno tsunami di colori che ti inonda completamente in pochissimi secondi. E il tramonto è una sorta di coperta scura che si stende sulla Terra e quindi voi vedete questa ombra che gradualmente avvolge tutta la Terra mentre voi siete lì a 30.000 km orari. È una cosa straordinariamente bella.
E guardando la Terra cosa si vede?
Si vede un po' tutto, nel senso che noi siamo su quest'orbita inclinata di 51.6 gradi e quello che accade è che in realtà non è la stazione che gira attorno... la stazione gira attorno alla Terra su questo piano orbitale fisso. La rotazione della Terra consente a noi di vedere con una certa ripetitività le varie zone sotto. E vedete un po' tutto. Chiaramente non riusciamo a vedere i poli, quindi quello che vediamo è compreso tra 51 gradi Nord e 51 gradi Sud. Però vedi dai deserti, agli oceani, alle isole caraibiche, all'Italia. Quando passi sull'Italia è una cosa straordinariamente bella, soprattutto di notte, attraversandola in sette minuti dalle Alpi fino a passare la Sicilia e poi vedere il delta del Nilo illuminato che si apre in questa macchia scura che è l'Afria. Quindi vedi tantissimo. Vedi i temporali, ad esempio. Quelli che noi vediamo i temporali da terra sono dei piccoli funghetti atomici verso l'alto. e c'era un esperimento fatto a bordo della stazione per misurare lampi gamma prodotti da questi fulmini che da terra noi vediamo in un modo, ma dallo spazio si vede in maniera completamente differente. Quindi vedi veramente quello che noi definiamo il view effect, cioè la bellezza di questa terra, fragilissima, straordinariamente bella, e poi se alzi poco poco lo sguardo vedi questo orizzonte sottile e poi vedi le stelle.
Quindi voi considerate che cosa, 24 ore all'orario di Greenwich?
A bordo della stazione in questo momento sono le 7.40, cioè Greenwich time.
Com'è la giornata tipo?
Allora, la giornata tipo, io ho fatto l'accademia, come dicevo, a me sembra la giornata tipo del pingue d'accademia, cioè dell'allievo del primo anno in accademia, ovvero dalle 6.30 alle 10.30 alla sera è tutto schedulato con una precisione di 5 minuti, quindi quello che fanno gli astronauti E' chiaro, abbiamo un programma che ci dice in ogni momento dove dobbiamo essere, cosa dobbiamo fare, con cosa dobbiamo fare quel compito e con chi. Normalmente c'è questa linea rossa che ti dà il momento attuale e tu sei quasi perennemente in ritardo e cerchi di far sì che questo ritardo non diventi eccessivo. Quindi ti svegli normalmente alle 6.30, fai le tue pratiche normali, quindi fai la barba, fai colazione e ti prepari. Alle 7.30 c'è il primo round di conferenze con tutti i Mission Control Center a partire dal Johnson a poi Russia e gli altri. Dopodiché ciascuno di noi segue il programma che gli viene assegnato per quel giorno. Il pranzo è un momento che ciascuno vive un pochino da solo, in funzione della tempistica assegnata. La giornata termina intorno alle 18.30, sempre Greenwich Time, e lì facciamo una sorta di debriefing con tutti i Mission Control Center. Dopodiché c'è la scena e quindi quello è il momento in cui l'equipaggio si ritrova tutti quanti insieme. Un'oretta e mezzo per, anche perché no, telefonare a casa, guardare un pochino fuori, prepararsi per il giorno dopo, andare a letto e poi si ricomincia.
E voi avete accesso alle notizie che succedono sulla Terra o siete completamente isolati?
Una via di mezzo, nel senso non abbiamo un accesso aperto ad internet, ma c'è una sorta di white list, quindi una serie di siti che la NASA autorizza e attraverso il Johnson noi possiamo accedere a questi siti. Possiamo ricevere email da diciamo alcuni indirizzi autorizzati, poi bisogna chiaramente distinguere se sono delle mail da persone autorizzate ma non coinvolte nell'operazione, mentre le email quelle operative che ti dicono cosa fare devono venire attraverso un canale molto specifico. Chiaramente è come essere sul grande fratello, quindi a parte quando vai al bagno sei osservato e monitorato H24 e il flusso dati sia in salita che in discesa è sempre controllato. Però sì, abbiamo questo collegamento oltre il poter chiamare a casa quando il satellite è disponibile attraverso internet che è stata una piacevole sorpresa.
E ti è capitato per esempio che ti chiamassero, non so, ci sono dei parametri strani, cosa stai facendo e magari stai facendo un compito che era particolarmente impegnativo per qualche altro motivo o qualcosa di strano?
No, gli esperimenti in effetti sono una delle cose che è curata di più. Nelle procedure gli astronauti li vedono vedono tutti gli esperimenti prima di andare in volo, in qualunque istante puoi mettere la radio e dire la famosa parolina Houston we have a problem e qualcuno sotto ti risponde e ti dà il supporto. Quindi diciamo, normalmente è difficile che tu arrivi al punto in cui, a meno che non ci sia qualche imprevisto, stai lì e non sai cosa fare, quindi sei sempre costantemente comunque supportato e questo è importante, quindi Per un astronauta che è in volo, in realtà sotto voi dovete immaginare che ci sono decine e centinaia di persone, H24, 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno, uragani inclusi, che sono lì a terra a supportare quei 4, 7, 11 astronauti che sono in volo.
Non ci sono stati problemi, quindi non hai mai detto Houston we have a problem?
No, fortunatamente no. Abbiamo avuto una segnalazione di rischio reale di detrito e quindi in quel caso però poi non si è consolidato perché viene in qualche modo raffinato nel tempo, altrimenti avremmo dovuto fare una procedura di parziale evacuazione della stazione.
Ah ok, e in caso quando invece il detrito si può evitare si può girare in qualche modo la stazione?
Fanno delle manovre di evasione e quando, e fortunatamente non capita spessissimo ma capita, la probabilità di impatto sale al di sopra di un certo valore di rischio e allora a quel punto bisogna manovrare la stazione.
E voi siete in grado potenzialmente di evacuarla molto rapidamente la stazione?
Sì, non tanto e non solo per i detriti, ma perché in caso di emergenza come depressione. Le nostre tre emergenze principali sulle quali si fa l'addestramento più impegnativo sono FAERA, che significa fuoco, ma in realtà è progettata e realizzata in modo tale che è molto difficile che ci sia un fuoco reale, tranne condizioni molto particolari. Depressurizzazione e contaminazione dell'atmosfera nel caso ci sia una fuoriuscita di ammoniaca. Ecco, in quel caso hai i secondi contati per fare tutta la tua procedura e andare nella tua scialuppa di salvataggio che è la navetta.
Invece, parlando dell'allenamento e della microgravità, anzitutto, com'è stata la prima volta che appunto hai provato questa sensazione? Tu in realtà l'avevi già provata nel volo suborbitale, quindi magari spiegaci anche la differenza tra un volo suborbitale e poi essere effettivamente nella stazione spaziale. Quanto concretamente ti allenavi quando eri a bordo sulla stazione spaziale?
Questa sensazione di microgravità. Abbiamo tre modi sostanzialmente. I voli parabolici che sono quei voli che forse avete visto sono degli aeroplani molto molto grandi e in effetti è come avere un 747 che cade per 30 secondi quindi lo mettete in caduta libera magari la sensazione di quando un ascensore scende molto rapidamente vi dà per inerzia quella sensazione di sollevare immaginate di essere su un aeroplano che cade per 30 secondi quello lì simula diciamo un volo parabolico.
E questo si fa già in fase.
E questo si fa in fase di addestramento, proprio per iniziare a dare all'astronauta quell'esposizione che gli consente di capire quali sono gli effetti sul proprio organismo. In realtà però poi ti accorgi quando vivi le fasi successive, che è un periodo molto breve, è più utile a capire come gestire il tuo corpo in quella condizione di mirogravità che non capire gli effetti sul tuo organismo. Volo suborbitale è già più lungo, quindi quello che avete visto in uno dei filmati, sostanzialmente parti, siamo partiti da Spaceport America New Mexico, siamo arrivati a 55 mila piedi, ad un certo punto ti sganciano, tre secondi di caduta libera, accelerazione orizzontale, manovra per tirare su per circa diciamo un minuto pieno, quindi spingi, arrivi a quasi 100 km, siamo arrivati a 95 km, A quel punto sei ancora quasi se fossi in caduta libera, ma questa caduta libera è molto più ampia e dura per 3-5 minuti. A quel punto cominci a sentire gli effetti, cominci a capire effettivamente che cos'è la microgravità. Dopodiché l'atmosfera ti ricattura la gravità, l'atmosfera ti riporta giù. Quando arrivi in orbita, come con il volo del Dragon, a quel punto quella sensazione è permanente, quindi cominci a avere i primi effetti che si manifestano dopo magari circa un'ora o due ore, quindi hai un po' di motion sickness, un po' di mal di mare, dipende molto dalla reazione fisica dopo di che ti abitui. Quando arrivi a bordo della stazione in realtà la sensazione principale che avete è la testa un po' gonfia proprio perché i liquidi si accumulano verso l'alto e cosa che non mi aspettavo è come se ci fosse, immaginate, qualcuno che stia provando a staccarvi la testa. Avete questa continua sensazione del collo come se fosse in tensione ed è proprio, diciamo, dovuta alla diversa distribuzione del centro di massa e del centro di gravità. a quel punto avete questa sensazione e poi dovete imparare a muovervi in questo contesto completamente differente. Per missioni molto lunghe, sei mesi, normalmente gli astronauti hanno un protocollo molto rigoroso, quindi due ore al giorno di attività sia anaerobica o con la parte muscolare, aerobica invece la parte tra pirulana e cicletta. Missioni brevi in realtà non c'è strettamente un protocollo necessario. Nel mio caso ho fatto cinque sessioni di bicicletta, quindi sia per imparare un pochino qual era il limite di questa tecnologia, sia per sperimentare un pochino gli effetti, sia per fare allenamento indossando un altro esperimento. Quindi mentre facevo la cicletta indossavo una delle tute sperimentali che ho portato a bordo. Quindi diciamo si fa questo tipo di allenamento. Avevamo iniziato ad utilizzare anche degli elastici, ma la NASA era preoccupata che noi potessimo creare delle strane vibrazioni sulla stazione, quindi poi hanno messo dei limiti. E questa è un'altra sfida interessante. Quindi la sfida è come si potranno addestrare gli astronauti del futuro, con quali strumenti, con quali dispositivi. C'è tutto un tema assolutamente aperto su quelle che saranno le stazioni del futuro.
Mi fa sorridere perché tu dici breve, ma comunque sei stato 21 giorni tra una cosa e l'altra.
Corretto, 21 giorni.
E invece la notte si dorme nelle cucette, si dorme con del velcro, ma c'è una particolare posizione che alla fine hai trovato che era particolarmente comoda?
Anche dormire è una delle cose interessanti. Gli astronauti che sono lì per sei mesi fanno le loro cucette assegnate, quelle che chiamiamo crew quarter, quindi hanno un loro spazio, diciamo, vitale d'intimità, mettono le loro cose. Noi in realtà tre settimane facciamo una sorta di campeggio, quindi ci vengono assegnati dei posti e ciascuno si organizza un pochino in base al posto che è stato assegnato. Il pilota ha la fortuna e la sfortuna di dover dormire nel Dragon e questo perché in caso di emergenza deve attivare una serie di procedure se già lì sul posto. Quindi la fortuna qual è? Avevo tutti i miei 10 metri cubi a disposizione e e peraltro è la suitta della stazione perché avendo due oblò che noi normalmente copriamo perché ogni 45 minuti altrimenti hai la luce che entra dentro però quando tu ti svegli la mattina e apri la finestra quello che vedi è la terra sotto che ti passa a 30 mila chilometri orari però è anche il punto più freddo quindi come dormiamo? dormiamo in questi sacchi a pelo nel mio caso io avevo trovato una posizione molto comoda quelli di SpaceX suggerivano di dormire nel seggiolino neanche per idea è scomodissimo quindi messo un sacco a pelo legato tra le due estremità del seggiolino 1 e 4 dopodiché sospeso con semplicemente il sacco a pelo e questa è una cosa interessante perché normalmente il discorso del velcro serve a darti questa sensazione di schiena appoggiata che dà un po' lo stimolo al cervello di dormire basta semplicemente la tua tensione corporea anche se sei sospeso a darti quella sensazione e ti addormenti quindi io personalmente ho dormito benissimo dal primo giorno Ogni tanto ci sono dei casi di insonnia, ma devo dire che si dorme secondo me benissimo e se la domanda successiva è si sogna, la risposta è sì. Si sogna assolutamente come a terra e quando torni a terra ogni tanto ti capita di sognare di essere lì a bordo della stazione.
Quindi praticamente eri come quando c'è un volo un po' vuoto e ci sono tre sedili liberi e ti metti di sbiego però in micro gravità.
Corretto, esattamente così.
Lo proveremo, lo proveremo. Dal punto di vista degli esperimenti che poi sono stati utili e saranno utili per la ricerca qua sulla Terra, a cosa hai lavorato e a cosa stai lavorando e lavorerai?
Allora, su cosa abbiamo lavorato? Innanzitutto una cosa molto importante, perché spesso la domanda è ma perché investiamo in ricerca per andare nello spazio? Allora, innanzitutto chiaramente le condizioni di questo ambiente, di questo laboratorio particolare che è nello spazio in microgravità non sono riproducibili a terra. Ma l'altro concetto importante è che non si vince un premio Nobel con un esperimento. Quindi quello che facciamo è una serie di ricerche, ciascuna delle quali contribuisce con una piccola porzione di informazioni che può sembrare irrilevante, ma invece fa parte di un progetto di ricerca molto più ampio. Quindi abbiamo fatto questi esperimenti secondo me molto interessanti, molto importanti su patologie neurodegenerative che sono un problema della nostra società che va verso un progressivo invecchiamento. Devo dire che ho trovato molto interessante anche l'esperimento al quale ho contribuito ben volentieri di correlazione con i miei colleghi sommergibilisti, tant'è che hanno proposto, e probabilmente l'anno prossimo sarò pure sul sommergibile, e quindi giusto perché è molto più di avere un soggetto che tu esponi a tutti gli ambienti. e quindi quei dati che tu riesci a prendere sono in maniera statistica correlati in maniera più stretta. E poi diciamo abbiamo fatto anche questi esperimenti secondo me molto interessanti dal punto di vista operativo. Oggi la stazione spaziale vola sostanzialmente cieca. Gli astronauti non hanno modo di capire che cosa vola attorno. Voi immaginate di essere nel traffico di Roma con i vetri scuri e voi avete gli occhiali che vi coprono la vista. non vi sentireste tanto sicuri, giusto? Nello spazio esattamente così. Attualmente la stazione è protetta da sensori a terra operati dalla Space Force americana. Nel momento in cui si andrà verso una commercializzazione dello spazio, chi si farà carico di questo servizio? L'Europa in parte si è data un minimo di sistema e partecipiamo come Difesa Aeronautica, Asia e l'Istituto Nazionale di Astrofisica, quindi anche sviluppare quei sistemi di navigazione sicura per lo spazio è sicuramente molto importante. In più quelli tecnologici che abbiamo portato con l'industria secondo me aprono un ventaglio di opportunità di sviluppo per il futuro molto interessante.
Serviranno dei netturbini spaziali?
Serviranno dei netturbini spaziali. Sembra una battuta, in realtà è così. Ci sono degli esperimenti, dei filoni di sviluppo tecnologico su reti o su vele che possono in qualche modo recuperare molti di questi detriti che sono attualmente nello spazio.
Lei citate Stazioni spaziali del futuro. La nostra stazione spaziale purtroppo andrà in pensione e ci saranno e ci sono già dei piani per fare nuove stazioni spaziali, alcune commerciali, alcune private, alcune di vari paesi che si sono messi insieme, alcune di vari entità. Come saranno? Quale sarà l'evoluzione di queste stazioni spaziali?
Io dico più che purtroppo per fortuna, nel senso che un oggetto molto vecchio come una macchina dopo 30 anni è utile cambiarla anche per motivi di sicurezza. Ora, quello che accadrà è che gli americani hanno aperto una sorta di competizione, ma di fatto ci sono delle società come Axiom Space che stanno già realizzando i primi moduli di queste future stazioni. Axiom Space ha fatto un accordo con l'Italia, firmato dalla nostra Autorità Nazionale per lo Spazio, è il primo modulo in costruzione a Torino, quindi abbiamo già degli oggetti che stiamo realizzando e che potrebbero essere portati a bordo della stazione dalla 2027-2028. Queste sono stazioni che sostanzialmente cresceranno un po' come dei Lego, quindi si aggiungeranno altri moduli, diventeranno indipendenti questo grande oggetto che la stazione spaziale internazionale rientrerà poi in atmosfera bruciando. Ce ne potrà essere una, due, vedremo, c'è questa competizione tra privati. Io credo che l'Italia, qualunque sia l'operatore, ha una esperienza, una tradizione, una capacità tecnologica e scientifica uniche e straordinarie che dobbiamo continuare a promuovere grazie alla collaborazione con le istituzioni, con l'Agenzia Spaziale Italiana. Questo ci consentirà nei prossimi anni non solo di contribuire a stazioni, ma magari di essere coproprietari di stazioni spaziali e vedere i nostri giovani astronauti magari volare su quelle del futuro in orbita bassa. e poi diciamo sulla Luna sicuramente vedremo quale tipo di strategia verrà sviluppata dalla NASA.
Qual è la cosa più importante che hai imparato dallo spazio, dallo stare nello spazio?
Per quanto tu ti ritenga bravo, preparato, capace, in realtà in alcune condizioni critiche senza l'equipaggio di cui ti fidi non ce la puoi fare. Quindi quel concetto che spesso ci insegnano quando siamo a terra ed è un concetto che in aeronautica raccontiamo spesso, soprattutto ai più giovani, e man mano che maturi l'esperienza lo provi nel reale, è la parola di teamwork. Quindi riuscire veramente a lavorare in team e nello spazio è ancora più importante e utile. è anche sfidante, se vuoi, perché in aeronautica siamo più o meno tutti con un background molto comune nelle nostre comunità. Ma tu immagina lavorare, nel mio caso ho volato con il primo astronauta turco, il secondo astronauta svedese, un astronauta americano di grande esperienza, nella missione precedente Axiom 2, i primi due astronauti sauditi. Quindi quando metti insieme culture diverse, paesi differenti, aspettative differenti, riuscire a capire dove devi far prevalere te stesso e dove devi fare un passo indietro per il team, ma è un'esperienza straordinaria e questo lo impari durante gli anni di addestramento e ancora di più quando poi vai in volo.
E guardando un po' più in là, torniamo sulla Luna, andiamo su Marte, come vedi questo futuro di questa nuova esplorazione spaziale?
La Luna è a 400.000 km, quindi è raggiungibile, ci sono già dei piani, ci sono delle difficoltà sicuramente. Andare sulla Luna non credo che sia una questione di se andremo sulla Luna, ma probabilmente farà un pochino un raffinamento dei tempi. Vedremo poi se avremo realmente bisogno di una stazione attorno alla Luna o magari andremo direttamente sulla Luna e creeremo una logistica di supporto attorno alla Terra. Marte io credo che alla fine sarà una meta dove andremo. Ora il punto non è se andremo su Marte ma è quando andremo. Anche qui probabilmente oggi fa sorridere quando Elon Musk dice andremo su Marte in cinque anni. Però ricordo che faceva sorridere anche quando raccontava io recupererò il primo stadio del Falcon 9. Il Falcon 9 con cui ho volato il primo stadio aveva dieci voli alle spalle. Quindi d'impossibile non c'è niente, è chiaro che c'è un livello di difficoltà tecnologica notevole, bisogna affrontare delle sfide non indifferenti, soprattutto se poi su Marte ci vogliamo portare gli astronauti, ho apprezzato la puntualizzazione che vogliamo riportarli indietro sani, ma anche garantirli una qualità di vita decente negli anni successivi. Quindi Marte è una grossa sfida, io credo che le sfide vadano colte e credo che le sfide a volte aiutino anche ad accelerare i tempi, perché o le vinci o le perdi. Io credo che sarà ragionevole aspettarci questa commercializzazione delle orbite basse, questo presidio sulla Luna in pochi anni e probabilmente in un orizzonte temporale non troppo lungo un viaggio verso Marte.
Secco senza argomentare, preferiresti un mese sulla Luna o un giorno su Marte?
Un giorno su Marte.
Mi sa anch'io. Che consiglio vorresti dare a un giovane te o a un giovane di oggi che vuole diventare astronauta o comunque che vuole fare cose che magari sembrano irraggiungibili?
No, io spero che le ragazze che siano qui in salo, che magari poi ci hanno ascoltato, ci ascolteranno, il messaggio è di impossibile non c'è assolutamente nulla. Di difficile sì. e quindi il difficile diventa impossibile quando rinunciamo alla sfida, ma ai ragazzi e alle ragazze, soprattutto di questo paese che è il terzo paese nella storia di aver lanciato un satellite, che ha costruito il 40% della stazione spaziale internazionale, che ha delle capacità scientifiche, tecnologiche, industriali e delle nostre istituzioni di altissimo livello, ripeto, credo che lo spazio sia per loro un'opportunità concreta, non un sogno di pochi astronauti che sembrano lontano, ma al contrario una concreta opportunità da cogliere. Quindi veramente l'invito è approvarci e non considerare nulla di impossibile.
E soprattutto c'è tantissima Italia, perché noi vediamo sempre i russi, gli americani e tutto quanto, ma in realtà come hai dimostrato?
C'è tanta Italia e l'obiettivo, anche grazie alla collaborazione tra istituzioni, Agenzia Spaziale Italiana, Aeronautica Militare e le altre istituzioni del paese, è averne ancora di più d'Italia nello spazio.
Venite, studiate e vi aspettiamo nello spazio. Non è finito perché abbiamo una piccola sorpresa per te, infatti col mio amico Alex e col mio amico Alessandro abbiamo preparato un modellino decisamente spaziale, speciale, perché parliamo del modulo Columbus, il nostro modulo europeo, con anche gli esperimenti che c'erano quando sei andato tu.
Peraltro anche con la patch della missione Axion 3 sarà un po' complicato riuscire a farla arrivare a Houston però ci organizziamo con questo modello 1 di 1. Lo portiamo magari in volo tra qualche anno per l'Italia sulla nuova stazione spaziale. Grazie veramente per l'invito. Grazie. Grazie all'Agenzia Spaziale Italiana anche per aver voluto questa serata, per l'invito, per aver lasciato fino a tardi le porte aperte per voi giovani. Credo che sia un'opportunità straordinaria, quindi veramente grazie a tutti quelli che hanno contribuito ad organizzare e a mandare avanti questa serata.
Grazie Walter.
Grazie mille.
Ci vediamo nello spazio.
Alla prossima missione.
Che dire, un grazie speciale a Walter per tutte le cose pazzesche che ci ha raccontato, un grazie speciale all'Agenzia Spaziale Italiana che ci ha ospitati, un grazie anche all'Aeronautica Militare Italiana. Tra l'altro, se siete interessati ad approfondire tutti questi temi di esperimenti, tecnologie spaziali e ricerca, su Volare è uscita un'altra intervista specifica a due ricercatori asi, fortissimi, e in più non vi dico nient'altro ma prossimamente avremo altri ospiti super interessanti altri ricercatori altri personaggi altri approfondimenti quindi per il momento restate sintonizzati da questo video però era tutto quindi ci vediamo prossimamente con prossime cose ciao ciao ciao ciao.










