In this YouTube interview, host Jacopo D'Alesio (Jakidale) talks with astronaut Luca Parmitano about a critical in‑space emergency where water entered Parmitano’s suit, causing communication loss and a life‑threatening situation. Parmitano reveals that, despite the extreme stress, his heart rate never exceeded 85 beats per minute while alone in orbit, a figure notably lower than typical terrestrial resting rates. He explains that in microgravity the heart pumps against less resistance, leading to generally lower heart rates for astronauts. The discussion challenges the myth that emergency stress would cause a dramatic heart‑rate spike in space.
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Allora, io sono a 92 battiti al minuto, seduto tranquillo. Sono un po' agitato perché comunque non capita tutti i giorni di avere Luca Parmitano. Luca Parmitano nello spazio con una grossissima emergenza in corso, perché aveva acqua che gli stava entrando, non riusciva a comunicare, non sapeva se avrebbe potuto respirare a lungo e tutto quanto. I dati che poi abbiamo visto ci hanno detto che in questa situazione incredibile di emergenza fuori dalla stazione spaziale, da solo nello spazio, non ha mai superato gli 85 battiti. Ma cacchio, è possibile tutto ciò?
Sfatiamo un po' questo mito, perché non— fammi scendere un po' dal piedistallo, sembra chissà che. Allora, innanzitutto, in generale, in orbita i battiti cardiaci sono più bassi di quelli sulla Terra.
Ok, perché il cuore spinge di meno.
Non abbiamo la stessa necessità di pompare sangue perché non dobbiamo combattere il peso del sangue, quindi c'è un leggero abbassamento dei battiti cardiaci in generale. In secondo luogo, gli astronauti, in preparazione per la partenza e durante la permanenza a bordo sono molto allenati, perché gli effetti della microgravità possono essere molto dannosi per il, per l'organismo. Quindi per controbattere gli effetti dannosi usiamo delle contromisure. Gli astronauti fondamentalmente si allenano a bordo della stazione per 2 ore e mezza al giorno, esercizio fisico molto intenso sia da un punto di vista cardiovascolare sia da un punto di vista osteomuscolare. Per cui l'attività fisica giornaliera quotidiana tende anche ad abbassare il battito cardiaco. Quindi questi effetti combinati danno un punto di partenza che leggermente più basso di quello terrestre in generale, è leggermente più basso, Gray, della media proprio per questa necessità di allenarsi 2 ore e mezza al giorno. Quasi nessuno riesce a farlo sulla Terra per lavoro e altri impegni. Terzo luogo, e questa è l'unica cosa che differenzia un astronauta da una persona presa per strada e scaraventata fuori dalla stazione, sono centinaia e centinaia di ore di addestramento. Lo stress viene dall'ignoto, dal non sapere cosa può succedere, dal Dover reagire a un ambiente di stress. E lo stress segue una curva molto precisa. Prima si allarga insieme alla prestazione, ed è la parte che si chiama eustress, lo stress positivo che ci aiuta a performare meglio. In questo momento i tuoi 90 battiti al minuto ti aiutano a ragionare più velocemente, ti aiutano a restare focalizzato su quello che stai facendo, un po' come se fossi impegnato in un'attività sportiva. Lo stesso per un pilota, lo stesso per un astronauta. Quindi abbiamo un aumento dei battiti cardiaci e dello stress che ci aiuta ad avere una performance migliore.