In this YouTube conversation, Massimiliano Dona, a consumer‑rights expert, discusses with Federico the rules that govern restaurant billing in Italy. They explain that any charge – cover, table‑service fee, corkage ("diritto di tappo"), mandatory minimum consumption, or portion‑splitting fees – must be clearly indicated on the menu or communicated to the customer before the service is rendered. If a charge is not disclosed, the consumer is not obliged to pay it. The dialogue also covers the legal limits of imposing a minimum consumption, alternative ways for restaurants to guarantee revenue (fixed‑price menus, degustation menus), and the proper way for consumers to contest unexpected fees: first by talking directly with the establishment, then by contacting consumer protection bodies, and finally by documenting the receipt if needed. Finally, they touch on the justification for prohibiting outside food in bars and beach clubs, emphasizing that such bans must be based on health, decorum, or preventing unfair advantage, not on arbitrary restrictions.
Se qualcosa è indicato nel menu è deciso pagarlo, altrimenti no, è questa.
Questo è il confine più facile da spiegare, è quello che noi chiamiamo la trasparenza e cioè è onere dell'esercente, del ristoratore in questo caso informare il consumatore di tutti i costi. sia quelli delle pietanze sia quelli aggiuntivi. Ti faccio un paio di esempi semplici. Il coperto, servizio che si dica, è legittimo soltanto se indicato nel menu. Logicamente ci sta il costo per il tovagliato, per le stoviglie, per la tovaglia, i bicchieri, le posate. Ma se nel menu non fosse indicato, non sarebbe lecito addebitarlo al consumatore. Oppure in un bar il servizio al tavolo. Costa di più quel tramezzino se sono seduto a un tavolo invece che al bancone.
Che è un po' la discriminante, no? Perché magari ordiniamo al bancone, poi andiamo seduti, non sappiamo mai se pagheremmo di più. Deve essere indicato.
Deve essere indicato, però ne aggiungo un'altra discriminante, diciamo così, che è il buonsenso, cioè la regola che tutto quello che si addebita va indicato, non deve diventare, allora metto nel menu anche il sedile della tua poltrona, morbido, l'aria che respiri, perché altrimenti sfioriamo...
Il buon senso, dicevano. Lo sporzionamento si può far pagare, anche in questo caso deve essere indicato o concordato prima, immagino, no?
Esattamente, condivido la logica, cioè servire una torta non è banale, intanto va conservata in un frigorifero, va portata al momento giusto, vanno accese le candeline, vanno usati dei piatti, ci sono delle persone che la serviranno, è un po' qualcosa che ci ricorda il diritto di tappo, io posso anche portare la mia bottiglia di spumante per festeggiare perché ho piacere di bere quel vino, però il ristoratore mi fa pagare il cosiddetto diritto di tappo, cioè serve quel vino, ha tenuto la bottiglia ancora una volta in fresco, usa delle flutte particolari e quant'altro. Qui il punto è però che quella voce non dobbiamo trovarci la nostra insaputa nello scontrino, Il ristoratore non è obbligato ad accettare la mia torta come non è obbligato ad accettare la mia bottiglia di spumante può anche negarmi questa liberalità ma poi se vuole farmi pagare per lo sporzionamento per servire uno spumante deve dirmelo prima.
Però l'obbligo di consumazione deve essere indicato quindi secondo lei Ida non ha tutte le ragioni del mondo.
No, Ida, non ha ragione nella misura in cui si vuole perseguire quell'obiettivo, cioè che ogni persona ordini un minimo garantito, perché lei ha questa logica che io non condivido, perché un pubblico esercizio, ricordiamoci, pubblico esercizio, sta aperto e riceve dei clienti. Oggi ne troverà uno un po' tirchietto, domani forse una coppia che ordina per sei Caraida e lì non farà storie perché in quel caso ne ha tratto un vantaggio. Far pagare il piatto vuoto non ha senso perché è compreso nel coperto, se lei vuole raggiungere quell'obiettivo cambi formula, come dice lo chef, la chef delle consumazioni obbligatorie, un menù fisso, trovi delle altre situazioni. Quello che io critico del suo approccio è la teoria educativa, per cui bisogna insegnare ai consumatori come ci si comporta. Si sta aperti, se si è abili, le assicuro, che riesce a monetizzare. Ah, ci sono ristoratori che con le mezze porzioni riescono a farne assaggiare tante, un piatto tira l'altro, il servizio di cui ci parlava il vice direttore della FIPE, non con questi approcci, diciamo così, da maestrini, questo lo critico. C'è una formula per perseguire questo obiettivo che io posso condividere, perché non mi è strano il ragionamento che stai facendo tu. Ci sono altri strumenti, non di farti pagare il piattino vuoto, ma di farti pagare un minimo garantito. Entri in quel posto, ci sono anche posti stellati dove sai che hai il menù degustazione. Non scegli, puoi permetterti 200 euro a persona, lo scegli. Non puoi permetterlo, sarà Allora aggiungo un altro messaggio rivolgendomi ai consumatori, parlate con il ristoratore se c'è qualcosa che non quadra invece di andare a casa a fotografare lo scontrino e pubblicarlo come ho detto in modo un po' vile sui social ragionate insieme all'esercente. Il dialogo non vale like purtroppo. Però si risolvono tanti problemi a parlare. L'esercente non può impedirmi di accedere con il mio cibo salvo il decoro dello stabilimento o la possibilità di non prevaricare gli altri clienti. Il motivo principale per cui ci viene vietato di portare il cibo è quello di incrementare l'accesso al bar o al ristorante dello stabilimento.
Se vengo fermato all'ingresso dello stabilimento perché ho da mangiare con me, che posso fare? Stabilito, come ci ha detto anche Dottoressa Bollettini, non è consentito.
Questo è un problema ed è il motivo per cui ci sono davvero tanti tanti cartelli esposti che implicano questo divieto che come abbiamo detto non ha nessun senso. È un problema perché se il cibo è visibile e vengo fermato, posto che come ci siamo detti non si deve venire alle mani, non ci resta che far valere i nostri diritti attraverso i canali preposti e quindi l'autorità diciamo che presiede alla spiaggia è la capitaneria di Porto, si può chiamare la polizia locale, la guardia di finanza, ma io ho testimonianza di estate in cui chiaramente si fa prima a rimettersi la borsa frigo in macchina e ad andare altrove e questa è una violazione profonda dei diritti, direi non solo dei consumatori, Federico, ma anche dei cittadini perché la spiaggia non è del balneare che la gestisce, del gestore, La spiaggia è di tutti e così come è sacrosanto il diritto ad attraversare il Lido per raggiungere la battigia, è anche nostro diritto entrare, io dico sempre, rispettando la buona educazione, chi è sdraiato accanto a noi, se ci sono dei Lidi che prevedono un regolamento interno per cui devo consumare in degli spazi dedicati, è assolutamente legittimo, io ne parlo spesso sui miei social, ma vietare di portare dell'acqua, della frutta, una bottiglietta d'acqua, un panino o addirittura perquisire o ispezionare le borse vi assicuro che purtroppo succede molto frequentemente.