In questa intervista, i partecipanti discutono la proposta di far pagare i neonati in braccio al cinema, ritenendola priva di senso legale e ingiusta per i consumatori. Propongono invece iniziative family‑friendly, come sale dedicate con spazi per l’allattamento, per attrarre le famiglie. Federico introduce il concetto di "showrooming" applicato al cinema, suggerendo che campagne che invitano le mamme a portare i bambini possono fungere da pubblicità positiva. Vengono sollevate preoccupazioni fiscali e di pricing, con l’accusa che aumentare i costi per i consumatori in un settore già in difficoltà sia una strategia autolesionistica. Infine, si confrontano i vantaggi del punto vendita fisico rispetto a quello online, evidenziando opportunità di esperienza diretta contro comodità e risparmio della vendita digitale.
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Il bambino di 40 giorni, dentro la fascia, che non occupa un altro posto al cinema, che di certo non vedrà il film, farlo pagare mi sembra una roba fantascientifica, non lo so, sbaglio?
A meno che il gestore non intenda questo per intrattenimento, in fondo la mamma forse lo avrà portato lì come lo si può portare alle giostre, ma non per salire sulle giostre a vista d'età, per guardarle semplicemente girare. A parte gli scherzi, direi sì, da un punto di vista del diritto non ha nessun senso, il posto non viene occupato. Pensa che persino sulle compagniere un bambino molto piccolo non paga.
Ma voglio derubricare questa situazione insomma ad un'incomprensione.
Diciamo così, mi sembra assurdo che il cinema, pur nelle difficoltà che stanno vivendo.
Anzi ti dirò Federico, ha maggior ragione. Se c'è un settore che sta vivendo delle difficoltà, la soluzione non è quella di maggiorare di qualche onere per lo più astruso il consumatore, ma è quello di dare ancora di più. Cioè immaginiamo un cinema, la lancio così, mi è appena venuta in mente, che avvii campagna. Mamme, portate i bambini, ci sarebbe una bella sala a vostra disposizione magari anche con la possibilità di allattarli, stai tranquilli, di passare un pomeggio diverso rispetto ai primi.
Mamme, papà, ovviamente.
Credo fatto che alcuni cinema a Roma in questa fase lo facciano.
È una cosa bella. Lì si farebbe una pubblicità positiva. Mi chiama showrooming questa tecnica, cioè quella.
Di andare a provare nel punto vendita fisico l'abbigliamento, le calzature eccetera per poi ordinarle online, ben sapendo di ordinarle online per cercare di risparmiare.
Però un cartello del genere, a parte.
Questioni forse fiscali perché mi chiedo a che titolo tu incassi 25 euro nello scontrino, ma insomma Non è proprio la mia materia, ma mi suona un pochino strano.
Ma direi che è autolesionistico. Cioè, lo abbiamo detto tante volte, il punto vendita fisico ha delle opportunità in più rispetto al punto vendita online, che da parte sua mette a volte un.
Risparmio, una comodità nella spedizione, eccetera.
Ma tu che hai la possibilità di avere il consumatore lì, di offrirgli del servizio in più, di fargli provare e magari comprare delle scarpe che il consumatore non aveva pensato, se il negoziante, il commerciante che vive su strada rifiuta tutta questa opportunità in più e si accontenta dei 25 euro, cioè tu sei autolesionistico, veramente non ha senso una tecnica del genere.