🎙 Massimiliano Dona: l’avvocato dei consumatori nell’epoca dei social e dell’AI

In this extensive interview, consumer‑rights advocate Massimiliano Dona explains how consumers can recover funds after banking fraud, emphasizing the need to involve the police first, then file a complaint with the bank and use the banking arbitration service. He highlights the pivotal role of frontline staff—such as tabacchi operators and POS technicians—in spotting scam red flags and preventing fraudulent transfers. Dona then details scams targeting businesses, including fake POS repair services and sophisticated man‑in‑the‑middle email attacks that hijack supplier payments. He describes organized sentimental‑scam call‑centers that manipulate victims over months to extract large sums. The conversation shifts to algorithmic price discrimination: dynamic online pricing, device‑based personalization, and how consumers can counteract it by varying devices, timing, and limiting price‑quote requests. Dona proposes three low‑cost consumer‑rights reforms: a click‑to‑cancel mechanism, a rule that contract terms cannot be renegotiated within a year after a promotional offer, and mandatory transparency on shrink‑flation. He stresses that genuine empathy and attentive service in supermarkets and restaurants can transform the consumer‑business relationship. Finally, he shares his vision of launching a television program dedicated to consumer education, aiming to combine his social‑media reach with traditional media to help people navigate the modern marketplace.
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C'è una frase di una poetessa che si chiama Maiang Lou che io amo molto che dice le persone forse dimenticheranno quello che gli hai dato ma non dimenticheranno come le hai fatte sentire. Lo dico anche ai miei addetti allo sportello. Alle persone che si rivolgono all'unione consumatori bisogna dare quello che non hanno avuto dall'azienda e cioè ascolto. La cosa più importante, torniamo a un discorso e facciamo all'inizio di questa chiacchierata, il motivo per cui sono sui social è ascoltare l'altro, ascoltare le persone.
L'avvocato dei consumatori. In questa puntata abbiamo Massimiliano Dona, chiaramente un personaggio conosciuto tantissimo sui social per divulgare, per spiegarci come difenderci dalle tante bufale. Partiremo come sempre dal suo percorso professionale, dal suo inizio e da come ha cominciato a divulgare online per poi darci anche qualche consiglio e conoscerci meglio come consumatori nelle nostre fragilità, nelle nostre difficoltà. Mi raccomando iscriviti a questo podcast per non perdere nessuna puntata e come sempre aspetto i tuoi commenti e anche la parola alla fine. Buon caffettino e buon ascolto.
Eh sì, serve tanto, anche se poi sui social mi scrivono Signor Dona, quindi il titolo è stato messo da parte e sai Mario, da lì è cambiato tutto, cioè non doversi più raccontare come l'avvocato Dona, il presidente dell'Unione Consumatori, Ma uno della porta accanto, uno al quale signor Dona, alle 11 di sera, ho questo problema, mi trovo in un ristorante e non so come uscire da questa situazione, sul conto ci sono strane voci, insomma essere veramente vicino alle persone è stata la vera svolta.
Mi sono guardato chiaramente online delle cose, ho detto assicuramente devo capire di più di un seriano perché lo conosco, lo seguo, chiaramente so del tuo impegno, però ci sarà qualcosa che non conosco e ho scoperto una quantità di informazioni incredibili.
Ho un passato in vari ambiti.
Inizialmente partiamo dall'inizio, no? Sembra proprio una vocazione di famiglia questa, di relazione col consumatore, di vicinanza, di aiuto, di ascolto. Da dove comincia?
Dall'Aiuto. Hai usato questa parola che è un po' quella che mi ha motivato per cominciare. Mio padre fondò negli anni 50 la prima associazione di consumatori in Italia. Lui era un giornalista e una delle prime in Europa tra l'altro. Non si parlava di diritti dei consumatori ma lui viaggiava nel nord Europa e si chiese come mai in Svezia, in Norvegia, in Danimarca c'è più tutela quando andiamo al supermercato, quando acquistiamo un'auto, quando abbiamo rapporti con la pubblica amministrazione e da noi tutto ciò è fantascienza e allora a 25 anni Decise di fondare l'Unione Nazionale Consumatori.
A 25 anni, mi ricordo Milano.
1955. Cioè mio padre era del 30.
Un'Italia appena uscita dal secondo conflitto che ha aveva forse altre priorità diremo oggi, con tutti i problemi che abbiamo parliamo dei consumatori?
Esatto, si cominciava a parlare di tutela del lavoratore e quindi dei salari, dei contratti ma nessuno si preoccupava di come poi quei soldi che il lavoratore guadagnava venivano spesi. I prezzi erano fatti ad arbitrio dei commercianti, andavi dal droghiere e compravi il prosciutto ma pagavi anche la carta perché non c'era nemmeno una legge sulla tara non c'era una legge sull'etichettatura dei prodotti e quindi questo visionario portò da noi questi temi e poi conquistò l'opinione pubblica proprio perché erano temi molto innovativi. Nel frattempo negli Stati Uniti le stesse battaglie le faceva invece un avvocato Ralph Nader al quale mio padre in qualche modo si ispirò perché era un avvocato comunicatore Nader faceva le sue battaglie nei tribunali, celebri le sue sfide contro la General Motors, quindi i grandi giganti del boom economico americano, ma nel contempo comunicava tantissimo, scriveva libri e quindi spiegava ai cittadini che andavano reclamati questi nuovi diritti.
Tuo padre come faceva a conoscere tutta questa letteratura? Non c'era YouTube, non c'era Internet?
Lo sono chiesto anch'io. Era la curiosità e la voglia di esplorare territori nuovi e quindi portava a casa, quando poi negli anni 70, insomma nel 1970, è nato questo bambino e portò a casa questa sua curiosità e questa sua attenzione critica verso le cose. Ogni volta che mi raccontava qualcosa mi faceva vedere un punto di vista che non era quello tradizionale. Io ero molto colpito dalla prima pubblicità, il carosello, i primi spot televisivi tutti molto fascinosi, molto seduttivi e lui mi raccontava un po' quello che c'era dietro le esagerazioni del marketing, della pubblicità e questo ha attirato fin da subito la mia attenzione quindi curiosità per il nuovo, per i nuovi territori e l'aiuto. L'aiuto è stata veramente una parola chiave. quando poi sono diventato più grande per farmi capire che cosa faceva mi diceva proprio questo io aiuto le persone e quando poi ho cominciato a studiare all'università lui mi portava a casa delle lettere che riceveva dai consumatori e mi diceva leggi un po' qua cosa vuole questa persona e io leggevo una lettera scritta a mano, all'epoca parliamo degli anni 90, di due pagine e dovevo spiegargli qual era la domanda, la richiesta del consumatore.
E mi stoccia GPT.
Esatto, andavo al cuore delle cose, questo è stato l'insegnamento forse più profondo che mi ha lasciato, cioè andare al cuore delle richieste delle persone. Perché la persona comincia il suo racconto dicendo, oh quella casa perché me l'ha lasciata mia zia, poi vuole arrivare a dirti che gli è arrivata una bolletta strana, no? Cioè c'è tutto un racconto anche fatto di tutte quelle paranoie che il consumatore ha, perché ci vergogniamo un po' a raccontare di avere bisogno di un piccolo aiuto. Oggi mi succede di ricevere dei vocali su whatsapp.
Adesso li voglio conoscere tu.
Da qualcuno che mi ha fatto un giro di parole per poi dirmi scusa Massimiliano se mi rivolgo a te ma mi è arrivata questa bolletta non mi è molto chiaro. Andare al cuore delle richieste del consumatore è stata la migliore scuola che potessi avere da lui.
Quindi lì diciamo è stato un po' il primo e voi lo sapevate. esatto e tu lo sapevi abbiamo capito e tu da lì immagino che in qualche maniera sei rimasto rapito da questo, ma volevi fare il suo percorso oppure in realtà voli fare il tuo e poi questi racconti, queste gestioni ti hanno.
Portato in un'altra parte Volevo sentirmi utile. Questo sì, fin da subito. Non avevo chiara l'idea di come farlo. Pensavo di fare inizialmente il giornalista per seguire le sue orme. Ho pensato di fare il magistrato quando ho cominciato a studiare giurisprudenza. L'avvocato è per sua natura, per definizione, qualcuno che aiuta. Avvocato deriva da advocatus, quindi da chiamato in aiuto, chiamato in soccorso. E poi forse ho capito, strada facendo, un po' come Nader, che si può aiutare anche raccontando storie, quindi facendo capire alle persone che si può prevenire, facendo immaginare alle persone quello che succede e quindi aiutarle prima, diciamo, di cadere nella trappola.
Beh, chiaramente era un mercato diverso quello di tuo padre, era un mercato forse più lento, ma fatto di tantissimi frammenti che non si conoscevano l'un l'altro. Come ha creato la sua rete, cioè come ha cominciato? A livello comunicativo ha copiato appunto quel modello?
Ma essere un innovatore era molto seguito, quindi i mezzi di informazione erano molto affascinati da questa narrazione del tutto nuova. e quindi prima la carta stampata, poi la radio e infine la televisione. Lui era spessissimo in televisione, i spazi ovviamente molto più dilatati rispetto a quelli odierni. Io ricordo una sua rubrica, Domenica In, con Pippo Baudo, in cui per mezz'ora, spazi da mezz'ora, parlava dei prezzi, parlava della qualità della miscela di caffè, parlava di come scegliere un elettrodomestico, insomma altri tempi. Oggi ovviamente non abbiamo mezz'ora di tempo in nessun contesto, siamo molto più veloci e la sfida è quella di cercare di raccontare cose utili in tempi brevi. Questa è la vera sfida.
E che chiaramente rappresenta un po' il tuo percorso di successo, cioè l'abilità di riuscire a creare un format, di raccontare mentre tu lo stai vivendo all'interno del supermercato. L'altro giorno ti guardavo sui social all'interno di una lavanderia o qualcosa del genere, parlando con le persone. Al di là del successo, qual è la cosa che magari ti frena ogni tanto, che ti dà un po' fastidio? Non è quella pruderia del serie Adesso accendo e mi vedono come un pazzo che comincio a comunicare. Non è il physique du rôle del creator influencer anni 2000, no? Siamo nel 25-26 e sei elegante, preciso, perfetto e quando entri in un contesto ti si nota.
Ma la chiave è ancora una volta l'essere utile alle persone. Tutto quello che faccio non lo faccio per me, lo faccio per aiutare gli altri. Questo a volte è scomodo perché qualche volta dall'altra parte del bancone mi si vede come un rompiscatola. In verità tutti i miei contenuti mirano a migliorare la relazione tra imprese e consumatori. io non penso che il consumatore abbia sempre ragione e dall'altra parte l'imprenditore abbia sempre torto. Conosco tantissimi consumatori furbacchioni che ci provano ad abusare dei loro diritti e dall'altra parte la maggior parte degli esercenti e dei commercianti sono persone serissime che fanno al meglio il loro lavoro. Quindi il mio è un messaggio utile a entrambi. Mi seguono tantissimi piccoli esercenti, ristoratori, albergatori che mi chiedono quotidianamente, l'altro giorno ho ricevuto un messaggio bellissimo dai ragazzi che gestiscono un bistrò e mi hanno detto noi siamo aperti solo a pranzo, funzioniamo bene, abbiamo tanti clienti, abbiamo però un problema vorremmo fare due turni per cercare di aiutare le nostre finanze e le persone del primo turno non vanno via perché stanno così bene da noi che si trattengono e noi abbiamo bisogno invece di accelerare il processo per passare magari a un secondo giro di clientela Ci aiuti Massimiliano a favorire questa dinamica in modo bello, dolce, empatico? Se ci pensi è una richiesta lontanissima dal mio essere avvocato, dal mio essere garante dei diritti, dal battere i pugni sul tavolo. è una richiesta davvero iconica di quello che le persone mi chiedono, cioè come parlarsi meglio, come interagire meglio tra le parti e che questa richiesta mi arrivi da chissà dall'altra parte secondo me fotografa benissimo il lavoro che faccio, cioè davvero Io mi sono innamorato di questa storia e gli sto continuando a dare suggerimenti, no? Magari serviteli il caffè al bancone così le persone intanto si alzano, ingaggiateli nella velocità del secondo turno spiegando al consumatore mi aiuti se ti alzi preso, cioè sono tutte tecniche di dialogo, di ascolto reciproco che sembrano banali ma che ai più sfuggono. Ha fatto molto arrabbiare un mio video recente fatto sui sui ristoranti. Notavo che ormai quando entri in un ristorante quasi ti aggrediscono. Avete prenotato? Con un tono anche un po' brutale. Poi il consumatore si fa piccolo piccolo davanti a questa domanda. Dietro tra l'altro vede una sala vuota. Quindi l'avete prenotato detto così brutalmente? Ora è chiaro che serve chiedere al consumatore che arriva se ha prenotato per organizzare al meglio la sala, il proprio lavoro eccetera. Ma ci sono mille modi più dolci per farlo. Tu stai accogliendo qualcuno a casa tua e la prima domanda può essere forse un po' più dolce, può essere un sorriso, può essere… Ecco, questo tipo di approccio cambia veramente le relazioni tra le persone e favorisce il business. Perché la vera tutela dei consumatori non penalizza il business, ma lo aiuta. Ecco, questo è il mio messaggio e moltissimi lo stanno comprendendo.
Ma a proposito di questa cosa del prenotato, ma è necessario chiedere al consumatore? Cioè se io ho prenotato... È la.
Prima cosa che dico, no?
Ho prenotato, cioè no?
Esattamente la domanda che ho. C'è stata una sollevazione popolare di ristoratori che hanno detto ma tu non hai un ristorante, ti permetti di insegnarci come dobbiamo accogliere i nostri clienti. Ma io non ho nemmeno una compagnia telefonica, nemmeno una banca, nemmeno un'officina, nemmeno una sartoria. Io non sono un esperto di sartorie, di officine, di banche, di telecomunicazioni, sono un esperto di relazioni. E lo sai perché? Perché di relazioni mi alimento tutti i giorni. E quando qualcuno mi chiede, ma quanto... Ah, è quasi un milione di follower, ma... Allora, sì, io comincio le mie presentazioni nelle aziende con questa slide, con i miei numeri, e dico subito, non è una vanity matrix. Non mi sto vantando di persone che mi seguono, ma sto raccontando che io ho il privilegio di ascoltare tutti i giorni un milione di persone. cioè il mio successo sui social è dovuto dal fatto che io quelle persone le ascolto io ricevo 300 direct al giorno su Instagram e li leggo tutti e li leggo tutti sono la linfa del mio canale io non ho il problema inizio settimana di cosa parlerò durante questa settimana, che piano editoriale, anzi io Ho sempre più argomenti di quelli di cui poi alla fine posso parlare per ragioni di tempo, eccetera. E gli argomenti sono sempre in trend. Ma perché? Non me lo dice un motore di ricerca, me lo dicono le persone. Se mi sveglio la mattina e trovo 50 persone che si lamentano di un aumento tariffario di una compagnia di pedaggi, è perché quel giorno è successo questo. E me lo stanno raccontando quelle persone. Quindi ho questo privilegio di ascoltare le persone. Poi, Mario, oggi noi tutti parliamo tantissimo. e raramente ci si ferma ad ascoltare. Potersi svegliare la mattina, avere una rassegna su quello che è successo durante la notte da persone che... mille orecchie, mille occhi, mille situazioni. Io potrei sapere se un contratto, se una pubblicità non racconta il vero soltanto se sono cliente di quell'operatore. Ho visto la pubblicità, ho stipulato il contratto, ma ovviamente me lo raccontano gli altri, tutti i clienti di quella palestra che magari hanno notato che c'è stato qualcosa che non va o c'è un contratto capestro o c'è una situazione... ecco questo è un privilegio enorme, c'è un pezzo del Vangelo, non vorrei fare una citazione troppo alta, c'è un pezzo del Vangelo che ho sentito qualche mese fa che dice, parlava del pastore e le pecorelle, dice le pecorelle seguono il pastore perché il pastore le conosce Cioè, se ci pensi, è un cortocircuito. Nella società moderna dice che le pecorelle seguono il pastore perché il pastore è fico, perché il pastore è carismatico. Il Vangelo ci dice che le pecorelle seguono il pastore perché il pastore le conosce. E in qualche modo le persone mi seguono perché io le conosco. e io sono interessato a conoscere, cioè io passerei ora a leggere tutti i miei 300 direct, ma io mi devo fermare. Ma sono 300 storie meravigliose, cioè sono 300 storie incredibili, ecco quella che ti ho raccontato di quei ragazzi che hanno quel bistro e mi rivolgono quella richiesta di aiuto su dinamiche organizzative interne, io entro nelle vite degli altri 300 volte al giorno, è una cosa spettacolare.
Bello, bravo. Hai mai pensato di disintermediarlo, cioè di mettere un team, un team dona alla lettura di 300 messaggi al giorno?
Con l'Unione Consumatori per fortuna ho persone che mi aiutano e mi supportano E ma queste persone poi io le interrogo, quando magari passo un'ora in uno studio di registrazione, esco e chiedo alla mia collega Beatrice che è successo, cosa dicono le persone. E loro sono diventati come me, sono ossessionati dalla voce delle persone, anche quelle critiche.
Qual è la critica più aspra che ti arriva? Me grafono del mainstream, ogni tanto scrivono a me quando parlo di Big Tech.
Qualcuno ti accusa di essere a chiappa like, quando parli di cose che... in realtà non sono a chiappa like, ma sono temi che sono, come ti dicevo...
Beh, mi sembra una critica che va bene.
La critica più forte forse è quella di... hai scoperto l'acqua calda, no? Ah, ma questa cosa è scontata, questa cosa è ovvia. e invece e invece parlare a tutti in modo apparentemente banale ma arrivare anche con cose che scontate poi non sono perché dall'altra parte qualcuno mi scrive ah questa cosa non la sapevo, io invece credevo che funzionasse in modo diverso e poi c'è chi ti dice hai scoperto l'acqua calda è chiaro che non puoi essere super verticale in 45 secondi di video ma hai scoperto l'acqua calda anche là non mi dispiace più di niente.
Beh, la cosa che mi preoccuperebbe di più, almeno che mi preoccupa di più, è l'atto caffettino al daily, quindi diciamo le notizie ogni giorno, essere in qualche maniera d'accordo, nel senso convivente, a braccetto con l'azienda a cui parlo, no? Spesso critico, ma critico spero, mi auguro in maniera costruttiva per accendere il pensiero critico nella persona che mi sta ascoltando e non per criticare a sé l'azienda. Quella è la cosa che mi darebbe più fastidio, cioè del dolo, cioè di farlo in qualche maniera... Tutti possono... A te capita di avere questo?
Sì, sì.
Non parli di quell'azienda ma parli di quell'altra e quindi a questo punto sei...
Sì, sì, beh, dalla banalità di fare un video mentre vado a correre con le insegne di un marchio, con un brand... Ah, beh, lei parla di influencer marketing, poi vedo che ha... Devi spiegare anche lì, perché è una questione di ignoranza, di non conoscenza delle regole, devi spiegare che io posso esibire un brand se non sono stato pagato da questo. Ovviamente nel video in cui parlo di qualcosa non lo sto taggando, perché è chiaro che se taggo il brand ho ricevuto la maglietta omaggio, devo... Anzi, quelle norme sulla trasparenza dell'influencer marketing le abbiamo affermate noi in Italia, quindi ne sono e sono super consapevole. Allora c'è la persona, ah lei parla tanto e poi esibisce il logo di questa azienda. Dico sì ma guarda non sono stato pagato, la maglietta l'ho comprata. Arrivo al punto per cui se mi mandano un libro, se un amico mi manda un libro io nella storia in cui faccio vedere il libro che mi è arrivato ringrazio Mario per avermi mandato il libro e addirittura scrivo hashtag GIFT anche se ho appena detto grazie Mario Moroni di avermi mandato il tuo libro ma aggiungo GIFT perché essere trasparenti non si sbaglia mai poi qualcuno che penserà che sono compravenduto dall'industria ci sarà sempre, ma la nostra coscienza non può preoccuparsi di chi ti accusa falsamente.
Cioè non mi ricorderò questo gift quando mi mandano i libri da leggere, ok in qualche maniera ho voglia di leggere di amici e colleghi. Senti, qualche tempo fa ho fatto un video che è chiaramente distribuito sulle metropolitane, sugli aeroporti, con la maglietta di Sprint social non fanno schifo. A che punto sono i social? A che punto è il progetto che mette insieme delle influencer che influenzano in maniera positiva?
Guarda, è una cosa bellissima che sta colpendo l'attenzione proprio in un mondo in cui di solito si narra il brutto di quello che ci accade, Sprint prova a raccontare che sui social se cerchiamo troviamo tante cose utili e devo dire che il mio algoritmo negli ultimi due anni. Il mio algoritmo di Instagram mi presenta delle cose meravigliose proprio perché ha visto che la mia attenzione si spostava verso cose di valore. Quindi ogni tanto mi vengono fuori dei profili bellissimi con duemila follower che raccontano delle cose davvero super fascinose. Quindi questa è la dimostrazione che se noi siamo i primi a cercare il bello e il buono poi il bello e il buono ci vengono in conto.
Come si fa a far emergere questo bello e buono quando la percezione ci porta in realtà, magari è anche stessa una percezione illusoria, che tutto sia malvagio, schifoso?
Raccontandolo con ottimismo. In questo mia moglie Simona che ha inventato questa idea di dare sprint alle cose che ci accadono quotidianamente ha toccato nel segno. Il tema è veramente quello di quanto sia importante oggi non fermarci a quello che l'algoritmo ci propone, ma diventare noi protagonisti delle nostre scelte. Anche di fronte alle grandi piattaforme le cose possono cambiare. Siamo noi che scegliamo cosa vedere e poi l'algoritmo ci viene dietro.
Quindi è colpa degli utenti fondamentalmente se vediamo tanta roba brutta?
A volte pigramente ci facciamo condurre dall'algoritmo, ci facciamo condurre dal feed. Io stesso a volte passo dieci minuti su TikTok e dico cosa ha fatto negli ultimi dieci minuti e mi odio per quello. Ma quest'odio non deve deprimerci, perché altrimenti passeremo altri dieci minuti consolatori sui social, ma deve farci reagire. Io mi sto allenando a disintossicarmi un po', queste sono tecnologie forti, cioè uno smartphone è prepotente, è una piattaforma, sa quali tasti toccare per rubarci un minuto in più. però ci si può allenare. Tengo il telefono fuori dalla camera da letto, addormentarsi con la luce dello smartphone riduce le nostre ore di sonno, ci fa dormire meno bene, ci sono tanti studi che lo dicono. Tenere il telefono fuori dalla camera da letto aiuta molto a leggere magari un buon libro, guardare qualcosa in televisione. Non lo tengo tendenzialmente sulla scrivania quando lavoro, e la cosa più strong che sto facendo da qualche tempo è un detox durante il weekend. Provo a stare lontano dal telefono, lo lascio nello svuota tasche all'ingresso perché anche lasciarlo in un posto individuato può essere molto utile e ti assicuro che il lunedì mattina mi sento molto più carico e più grintoso.
Riesci a non guardarlo fino al lunedì mattina?
Alzo la suoneria perché magari mi chiamerà mia mamma o ricevo una chiamata mentre tutti noi siamo abituati alla suoneria abbassata il che però poi ci costringe a vedere se abbiamo ricevuto delle notifiche riesco a tenerlo abbastanza lontano poi chiaramente è un processo e magari affronterò il mese prossimo un periodo di minor forza d'animo per cui sarò meno bravo a farlo ma bisogna darsi degli obiettivi altrimenti vincono loro e poi arriva il brutto perché come quando vai al supermercato con la fame non solo compri di più ma compri anche prodotti di peggiore qualità. e se siamo famelici anche nella nostra... nervosi nella nostra vita quotidiana forse consumiamo anche i social in modo meno... Bella.
Questa metafora, non ci avevo mai pensato. Come immagino piacerevolmente notato sul nostro caffettino per due non abbiamo dispositivi, non voglio avere cellulare, non voglio avere computer, c'è il microfono. Magari ovviamente attorno abbiamo operatori, luci, dicendo però Spero che sia molto utile mantenere il confronto occhi negli occhi, stare insieme in una chiacchierata che spero che appunto il pubblico apprezzi come naturale. Io faccio una grossa fatica ultimamente a distrarmi dal telefono, lasciarlo fuori. Di norma riesco magari nei mesi stivi a allontanarmi, a dire ok lo lascio in hotel e vivo una giornata senza telefono. che per assurdo è una grande novità. Io immagino che anche i consumatori siano in qualche maniera anche loro stessi più vulnerabili oggi perché hanno una dipendenza come noi, hanno una dipendenza appunto da smartphone e questo come accade con l'alcol e altre sostanze è una dipendenza. E quindi quello che ti volevo chiedere è a questo punto abbiamo trovato una nuova vulnerabilità dei consumatori oppure c'è sempre stata, o sono le nuove sfide dei consumatori, il dispositivo, l'intelligenza artificiale, altre tipologie di deepfaking.
Sicuramente siamo più esposti. I touch point dell'azienda rispetto alla striscia di pubblicità del carosello che andava in quella mezz'ora e per tutto il giorno non ricevevamo altri stimoli, oggi la storia è completamente diversa. Penso agli acquisti dentro le piattaforme social che si stanno diffondendo. l'acquisto di impulso, ma io stesso ho comprato delle cose su TikTok. Il bello è che io sono veramente un consumatore di strada, come tutti, normale, con i miei limiti, ma proprio perché ho acquistato compulsivamente una cosa della quale non avevo bisogno su TikTok, poi ne posso parlare. Non sono un maestro che insegna da dietro una cattedra. Io, come nei miei video, vado in mezzo alle cose che accadono. Ho la fortuna di occuparmi di qualcosa che è molto tangibile. Quindi non c'è dubbio per rispondere alla tua domanda che siamo un po' più esposti, un po' più vulnerabili. C'è questa grande confusione tra i contenuti pubblicitari e i contenuti informativi. Un tempo c'era una grande demarcazione. Molti si chiedono che senso abbia il jingle radiofonico o televisivo. serviva proprio, aveva la funzione di spiegare al consumatore, guarda, si sta interrompendo il contenuto, sta iniziando la pubblicità.
Ora nei podcast, con OnePodcast lo inseriamo ormai da tempo, credo anche in anticipo rispetto alla normativa, il jingle. Questa puntata è sponsorizzata da, oltre ai vari adivi e via dicendo, Secondo me è un valore per il creator, però vedono tanti creator in difficoltà. Io sono contento se c'è un'azienda che mi paga, un'azienda che mi piace perché la scelgo io, cioè non è che lo sceglie e viceversa, no? E questo secondo te perché i creator sono un po' ancora all'inizio, credono di non avere il potere di decidere quale azienda sponsorizza proprio contenuto? oppure è colpa delle piattaforme?
Il creator andrebbero aiutati, aiutati dalle agenzie che intermediano il rapporto con la grande azienda o dalle stesse aziende. Cioè è chiaro che al creator il valore di esibirla, la collaborazione, andrebbe raccontato.
È un po' come pagare le tasse, sono contento di pagarne tante perché vuol dire che guadagno tanto e funziona. Sono contento di avere delle sponsorizzazioni che scelgo, vuol dire che sto funzionando, non devo averne paura.
È proprio così, in più il creator ha un rapporto di fiducia con il suo pubblico tradire quel rapporto di fiducia, non raccontare che dietro la presenza di un oggetto nel mio video c'è una collaborazione non ha davvero senso, è un percorso di maturazione al quale credo arriveremo diventerà un valore quello di essere trasparenti.
Mi enauguro perché credo che sia proprio un problema. Che cosa ti fa arrabbiare? Quando arriva questa informazione, questa situazione, ti vedo finalmente arrabbiato.
I cartelli, per esempio. Se ci pensi, le nostre vite di consumatori sono pieni di cartelli. Io ne ricevo sui social tantissimi. dicevo foto, guardi avvocato ho trovato il cartello vietato introdurre cibo in spiaggia, no? Grande classico di questa stagione estiva. Oppure il posse guasto.
Perché il posse guasto?
Ma poi il consumatore dice guardi, il cartello però è un po' ingiallito, quindi non è che hai guasto oggi, è il cartello plastificato che tirano fuori il posto.
Perché loro ti scrivono, ti mandano il cartello e tu lo guardi in tempo reale, cioè tu lo vedi e dici, ma questo...
Il cartello mi fa arrabbiare perché è il contrario di quello che predico, cioè il contrario del dialogo. Non ci hai mai pensato? Il cartello vuol dire, caro consumatore, mi sono stancato di ripetere che la direzione non risponde, mi sono sempre chiesto ma chi è la direzione?
Il signore direziono, la signora direzione.
Io sono dietro un desk. Invece di ascoltarti, di guardarti negli occhi come dicevi prima, ti dico guarda e ti indico il cartello. Poi il cartello è autorevole. Se è scritto nel cartello vuol dire che è legge. Invece ovviamente non è così. Il cartello è uso e consumo del Ed è il contrario del dialogo. Cioè, io ti dovrei raccontare perché nel mio ristorante, nel mio negozio, nella mia officina le cose funzionano così. E te lo dovrei raccontare con amore, con pazienza. No, invece il cartello gli è guardato. Senti, io non ho più voglia di... Ma se tu non hai più voglia... Tu sei un esercente, sei un negoziante, se tu non hai più voglia di parlare, no? I mercati sono conversazioni, includere il manifesto. Se cessano di essere conversazioni, un giorno sono impazzito in uno showroom qui a Milano, aspettavo di incontrare un amico, ed entro in uno di questi bellissimi showroom, mille mila metri quadrati di divani, cucine, no? Stilosissimi.
Hai detto bene a dire cucine così abbiamo allargato il potenzialità di aziende. Aggiungiamo cartoleria.
Era uno showroom di prodotti di arredamento. E su questo bellissimo divano trovo un cartello. vietato sedersi. Poi un altro divano vietato sedersi. La cucina non toccare le ante. Cioè tu, imprenditore, hai investito tantissimi soldi per uno showroom nel quale il consumatore vuole toccare, vuole sedersi, vuole provare. Sennò il divano me lo compro, la cucina me la compro online. Se io fossi quell'imprenditore... Cioè tu i divani, no? Cosa vuoi fare su un divano? Ti vuoi sedere. Ma non solo...
Cioè non è che vado lì a dormire. Cioè mi approvo, mi siedo, tranquilli... No.
Ma io ti ci farei sbracare. Cioè, il tuo divano di casa, ma ti ci siedi così? No. Quindi io ti direi, Mario, benvenuto, tolliti le scarpe, sdraiati, stravaccati su quel divano. Ma la televisione la vedi girata? Ma fammi vedere come mangia su quel divano. Cioè, il divano è lì, perché tu lo devi provare e portartelo a casa. Poi il divano, parliamo di una cosa super intima, cioè stai sul divano mille ore, no? e invece no, vietato sedersi, vietato toccare ma che me lo fai a fare un luogo che dovrebbe essere experience se vado lì e guardo, a questo punto giro su gallery online e risolvo ugualmente.
E tu lì hai detto mi faccio i cavoli via Oppure vado, faccio un video, lo racconto.
Io sperimento, io sperimento. Io come dice mia moglie, noto tutto.
Salta a buttare la porta della direzione.
Sempre con il sorriso. Guarda, questa è veramente una chiave. Cerco di non essere mai molesto, non fare irruzioni, non disturbare il manovratore. Però la battuta, la cosa, no? Qualche volta dico, ma ecco, ieri mi hanno chiesto di mettere una firmetta su un tablet. Dico scusi ma cosa sto firmando? Tablet vedo quel centimetro quadrato, ah se vuole le stampo il documento? Dico sì cortesemente sì e poi ho detto guardi perché non capivo, questo è molto utile farlo e guarda senza voler fare il professore e insegnare il mestiere agli altri ma questa persona al desk l'ho detto guardi se la prossima volta lei almeno lo offre di vuole che le stampi il documento, cambia completamente la relazione con le persone, no? A proposito di interazioni e di firmette, no? Io impazzisco quando mi chiedono una firmetta. Perché la firmetta?
Un po' milanese però.
Sì, a Roma dicono, dottor me fa un autografo qui, no? Ok, io capisco che sono dinamiche in cui bisogna anche alleggerire, ma la firmetta, questo vezzeggiativo, serve a depotenziare quello che stai facendo. È solo una firmetta. Allora io ironicamente dico, guardi, se è una firmetta non gliela metto, perché vuol dire che non è importante neppure per lei.
Bello, me la userò questa.
E le persone restano un po' così colpite, ripeto, sempre con il sorriso, no? E la persona capisce, e la volta dopo forse sarà diversa con il consumatore. Un altro gioco da fare, se ti vuoi divertire, è quando ti sottopongono il modulo a volte al contrario. Cioè, metta una firma qui, perché a loro serve solo lo scarabocchi... Come il contrario? Sì, sì, perché a loro serve che tu scarabocchi nel... Tutto! ti mettono la croce, no? Proprio perché tu devi avere, la tua attenzione deve essere solo su quel centimetro quadrato, firmi qui e ti mettono la croce dove devi firmare.
Ognuntanto si arrabbiano con me perché chiedo di leggere.
Esatto, io sai cosa faccio? Sfilo il foglio, lo prendo, faccio finta Mario di leggerlo, perché io non voglio fare l'avvocato, io sono un consu... cioè non è che dobbiamo essere ossessivi, leggere le condizioni di contratto, faccio finta di leggerlo e vedi una scena bellissima, vedi dall'altra parte questo che prova a parafrasare, guardi, lì c'è scritto che questa scena cambia radicalmente gli scenari. Ora, questo non vuol dire che dobbiamo vivere e passare tutto il tempo a leggere le condizioni di contratto e la piattaforma di video streaming, però ogni tanto fare finta di prenderci cura dei nostri diritti cambia le cose.
Ci sta, ci sta. E tra l'altro spesso accade, no, i termini d'uso delle condizioni di servizio online di essere proprio il punto più importante sia sulle piattaforme streaming, c'è stato qualche mese fa sulle piattaforme di sharing, che ad oggi la problematica più importante per noi consumatori è che i nostri dati o le nostre abitudini vengano utilizzate per allenare un'intelligenza artificiale. Quindi siamo passati da la potenza, il dato è il nuovo oro, a non più, basta, i dati valgono 20 euro al mese per Meta e 20 euro al mese per LinkedIn e via dicendo. ma sono gli allenamenti delle IAI.
Sì, anche se io ti faccio una narrazione più bassa. Secondo me c'è un livello di diffusione illegale dei nostri dati che viaggia molto al di sotto del tema che è centrale dell'intelligenza artificiale, delle piattaforme eccetera. Oggi c'è un'emorragia di dati per cui le informazioni che ci riguardano, brandelli della nostra vita, sono ormai di dominio pubblico. Chiudere la stalla non ha più nessun senso, i boy sono usciti. Ti faccio degli esempi concreti perché la cosa più appariscente è la quotidiana aggressione dei call center. le persone dicono ma ricevo 10 telefonate al giorno ma come può accadere questo? Chi ha fatto circolare il mio numero? In parte c'è una responsabilità di tutti noi che siamo un po' leggerini nel lasciare il numero a bordo di un treno per provare a connetterci a internet poi non ci riesci mai a connetterci però intanto il numero l'hai dato lo mettiamo online lo diamo all'albergo quando arriviamo quindi c'è una nostra responsabilità. Ma c'è un tema per cui molti fornitori di servizi si sono venduti i nostri dati. Le chiamate ti arrivano in momenti critici. Quando hai fatto una ricerca su un comparatore tariffario, quindi volevi cambiare il contratto di luce a gas, vai su un comparatore e stranamente nei giorni successivi questa aggressione dei call center si moltiplica. Cosa vuol dire? Vuol dire che alcuni comparatori di mestiere non fanno la comparazione ma si vendono le anagrafiche dei clienti. Le telefonate dei call center esplodono dopo che hai chiamato l'assistenza perché sei rimasto senza wifi.
E come fanno a saperlo?
Perché le squadre di intervento dei grandi operatori di telefonia internet si rivendono le anagrafiche. Mario Moroni ha un problema con la sua internet. In quel momento la chiamata del call center avrà più successo perché ti trovi in un momento in cui hai una lamentela con il tuo fornitore. Quindi se ti chiama qualcuno che dice il tuo fornitore sta avendo dei problemi, tu dici sì è vero sta avendo dei problemi ma chi ti chiama è un truffatore che inventa tutte queste storie però sa che tu hai fatto una chiamata al call center, hai avuto bisogno di assistenza e quindi sei più aperto ad ascoltare le proposte di un nuovo Fornitore, nel momento in cui cambi il contratto di luce gas, la fase dello switching si dice, è un momento in cui il consumatore sta lì con l'occhio teso e anche in quel caso aumentano le chiamate dei call center. Se chiami il servizio clienti della tua carta di credito perché magari un pagamento non passa, il giorno dopo ti chiameranno dei truffatori che si fingono l'ufficio antifraud della tua banca. Ora, Se queste chiamate arrivano in quei momenti vuol dire che qualcuno sta facendo commercio delle tue informazioni, qualcuno ha detto che stai cambiando operatore, ci sono addirittura le falle sistemiche sul settore luce gas, si dice la cosa è ancora Sotto indagine che ci sia una falla informatica nel sistema informativo integrato. Il sistema informativo integrato è la grande banca dati delle utenze di luce gas che usano i distributori. Quindi sembrerebbe che le aziende possono interrogare questa banca dati e scoprire che Mario Moroni in questo momento sta cercando di cambiare operatore luce gas. Quindi puoi immaginare quanto i nostri dati ormai e non soltanto il nostro numero di telefono. Perché passi il numero di telefono, mi disturberanno dieci volte al giorno, è un'angheria. Ma se insieme al tuo numero di telefono conoscono gli ultimi quattro numeri della tua carta di credito? È chiaro che la telefonata diventa più credibile. Lei è Moroni, la sua carta finisce con... A quel punto sembra davvero l'ufficio antifraude della tua banca. Guarda, abbiamo visto un bonifico di 1000 euro, dobbiamo subito bloccarlo. E al telefono ti guidano, a volte ti chiedono di condividere lo schermo del tuo smartphone, di condividere il tuo e-banking e fanno l'operazione, non chiaramente per bloccare un bonifico che non è mai risultato in uscita, ma per farti fare un bonifico. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che oggi i nostri dati siano davvero alla portata di tutti. E siamo noi stessi a fornire ai truffatori degli indizi. La famosa truffa del curriculum, la Robocall e il suo curriculum è stato accettato. Uno dice sì, ma poi dove finisce questa storia? Se Mario Moroni alla Robocall, il suo curriculum è stato accettato, effettivamente contatta il numero su WhatsApp, cosa succede dopo? Succede che ti offrono un lavoro da 100 euro a settimana, cercano di capire chi sei, quanto hai bisogno di soldi, quanto sei incline magari a scommettere, a fare soldi facili e finirai nella trappola del trading online perché ti chiederanno di investire, dopo averteli regalati per le prime due settimane, 100 euro, ti chiederanno di investire dei soldi e poi finiranno a rubarti magari tutti i tuoi risparmi.
Sono cipe in regalo al casino quelle.
Esatto. Servono a segmentare il mercato. Chi crede all'annuncio su Facebook per cui una grande industria di frigoriferi di gran moda svende a 30 euro un frigorifero che normalmente ne costa mille, È chiaro che se tu credi a questa favola, domani crederai al fuffaguru, no? Quindi facciamo molta attenzione. La vera emergenza oggi per i consumatori e per la società è questa vera e propria emorragia di dati, di informazioni, per cui non si sa più. Cioè, come fa un garante privacy ad assicurare che le nostre informazioni restino solo nostre quando ormai sono diventate di dominio pubblico? Quando qualcuno le ha vendute al mercato nero, nel dark web, non sono più nostri. diventa veramente un problema.
Scusa per l'interruzione, ma ci tengo a farti iscrivere al canale, a mettere segui, attivare la campanellina, è importante per te, per non perdere nessuna puntata, è importante per me, per il team del caffettino, per ospitare nuove storie e nuovi ospiti e nuove belle, emozionanti storie da raccontare. Mi raccomando, iscriviti, attiva la campanellina, metti segui, per tutto quello che serve. Torniamo subito alla puntata. Oltre ad andarvi a vedere e riascoltare la puntata con Guido Scorza, grande Guido, che fa parte appunto del collegio del grante della privacy, puntata delle mie preferite della scorsa stagione, qualche tempo fa, diciamo questa è stata un po' l'estate quella passata, dei furti digitali di secondo livello in viaggio. ho fatto una puntata poco prima dell'estate del caffettino parlando appunto di questa indagine che ha riportato dei dati allucinanti cioè il fatto che il nostro passaporto è quasi sicuramente sul dark web e lo puoi comparare a 5.500 euro se sei della comunità europea e che uno dei dati più preziosi che rubano negli aeroporti è la carta d'imbarco appena usata nei cestini fuori dall'aeroporto, perché c'è il tuo PNR, sono i tuoi dati e utilizzano immediatamente quei dati, quindi sono delle persone che prendono i cestini fuori dagli aeroporti e li utilizzano come dati. Io dico, ma a questo punto c'è... non abbiamo più soluzioni, cioè nel senso che comunque o diventeremo totalmente insensibili a qualsiasi telefonata, non ci fideremo più di nessuno e allontaneremo qualsiasi contatto, però non è un bel mondo da vivere, oppure Qualcosa dobbiamo fare. Non mi aspetto che il signor poliziotto da solo risolva la situazione.
No, ma non possiamo aspettare che siano altri a tutelarci. Dobbiamo rafforzarci, dobbiamo essere consapevoli dei rischi. Allora, fare un po' di prevenzione. Così come ci sono dei truffatori che vanno a recuperare le carte d'imbarco, ci sono dei consumatori che fanno la foto della propria carta d'imbarco prima di imbarcarsi e la pubblicano sui social per raccontare dove stanno andando. Cioè, non ci vuole un genio per capire che se sto annunciando che farò un viaggio negli Stati Uniti, lascerò la mia casa per una settimana vuota, no? È un'informazione fin troppo basica. Ci sono persone, tornando all'analogico, che sul parabrezza posteriore dell'auto incollano gli adesivi di tutta la famiglia con i loro nomi sotto. Cioè la mamma si chiama Maria, il papà si chiama Giuseppe, i due figli si chiamano Francesco e Mario e il cagnolino si chiama Fuffi. E' chiaro che mi basterebbe, vedendo una signora a bordo, dire guardi che... ma lei è la mamma di Mario? divento già credibile. La mamma di Mario l'ho scoperto guardando il suo parabrezza lì dietro, ma il suo cane fuffile... ma non è con lei? No, e si fermi un attimo signora perché guardi che mi hanno... cioè e parliamo veramente di... Della bici. Della bici.
Della totò. Alla totò.
Tototruffa. Esatto. Quindi bisogna fare attenzione. Spesso anche la nostra posta elettronica sembra... diciamo beh, ma hanno hackerato la mia posta elettronica, ma cosa ci troveranno dentro? Una delle truffe di cui ho parlato sui social, un video è avuto molto successo, una truffa che accade su Booking. per colpa del fatto che i criminali hackerano la posta elettronica di grandi strutture alberghiere. Quindi tu prenoti su Booking, su una piattaforma di turistica, un albergo, mandi un acconto Il truffatore non ha hackerato Booking, che ha degli strumenti di sicurezza ovviamente molto elevati, ma ha hackerato la posta dell'albergatore e quindi sa che è stato mandato un acconto di 1.562 euro. Due giorni dopo la prenotazione ti arriva un messaggio che sembra inviato da Booking. Caro Mario, ma il tuo pagamento da 1.562 euro, quindi sanno esattamente quanto... e non è andato a buon fine. La tua prenotazione rischia di essere cancellata. Ovviamente vacanze, panico, sta saltando la vacanza, cosa di gran mia moglie se succede questo. Esatto, vado sulla piattaforma che sembra quella di booking e verso questi 1.562 euro che ovviamente finiscono nelle mani dei truffatori. Uno dirà ma dal fatto che hanno hackerato la posta elettronica di una catena alberghiera o di un singolo albergatore arrivano Se abbiamo la prontezza di capire che questi link sono possibili saremo più forti. L'unica chiave è raccontare. Il successo di alcuni miei video è dato dal fatto che io racconto storie vere. Storie che mi sono state raccontate da persone e la verità supera la fantasia. E il fatto che queste storie sono stupefacenti fa sì che restino nella testa delle persone. Io posso fare una lezione dicendoti guarda Mario questa truffa funziona così. Ma se invece ti dico guarda questa storia, leggi le parole. Quando qualcuno mi parla di come spesso vengono truffate le persone, sono storie che io le leggo nelle denunce fatte alla polizia e io per primo resto stupefatto. Ecco il mio mestiere è far sì che la storia che qualcuno racconta a me diventi di dominio pubblico, di aggiungere il più grande numero di persone possibile, di essere fermati per la strada da qualcuno che non vuole fare la foto con me. Io da buon boomer i primi tempi dicevo, vuoi fare una foto? No, ti voglio dire grazie, perché ho salvato mio nonno grazie a un video che avevo visto su TikTok, l'ho raccontato a mio nonno e due giorni dopo qualcuno ha provato ad entrare dentro la sua casa, qualcuno ha provato a fare... Però lui sapeva qual è lo schema. Ecco, le truffe alla fine sono tutte uguali. Le truffe sono replica o degli schemi, no, mamma ho rotto il telefono. Ecco, basta dire alle persone anziane, guarda, se ti arrivasse un sms, papà, mamma, nonno, ho rotto il telefono, ho bisogno di umber, sappi che è una truffa. Cioè alla fine le contromisure sono anche facili.
Io ho trovato nella mia famiglia una contromisura di parola fisica cioè praticamente abbiamo una parola che non ci siamo scambiati su whatsapp o tramite telefono o tramite mail ma dal vivo con telefoni lontani ci diciamo questa parola quindi caso mai dovesse arrivare la rotola del telefono mio papà dice parola chiave e voglio vedere cosa risponde il truffatore No, cioè, certe volte secondo me dobbiamo essere anche un po' sgammati e organizzati come famiglia, no? La verifica ha due fattori, ma è umana. Da questo punto di vista, se appunto riceviamo quel pagamento di 1062 euro, che adesso mi angoscia perché anch'io sono in hotel questa sera, chiamate l'hotel! Cioè, perché non chiami l'hotel? Pronto?
Ma la cosa più semplice da fare, quando ti dicono mamma ho rotto il telefono, chiama il vecchio numero. Ma guarda, d'altro canto non va sottovalutato il panico, l'allarme...
Certo, perché il genitore è chiaro che se succede...
Ti dicono, è successo qualcosa, tuo figlio è sano, per sbaglio il nome di tuo figlio, ti si gela il sangue nelle vene, quindi non bisogna mai banalizzare chi cade nella trappola. Ecco, poi ti assicuro che leggo storie di dolore che davvero toccano il cuore, cioè persone che si vergognano, che non escono più di casa. perché hanno creduto ad un truffatore. Anziani che si chiudono in se stessi, ma anche ragazzi che hanno delle profondissime crisi per aver creduto ad un truffatore. Invece il messaggio che dobbiamo dare è che davvero capita a tutti perché dall'altra parte ci sono dei professionisti chi ci truffa non si è svegliato quel giorno e ha detto oggi vado per strada e provo ha replicato quelle tecniche migliaia di volte quindi conosce perfettamente i meccanismi di ingegneria sociale lui sa già cosa risponderà la persona al telefono quando dice suo nipote ha avuto un incidente lo sa già perché ha testato quella tecnica centinaia di volte quindi questo ci deve mettere anche in un'ottica di accettazione di quando succede questo. Ecco, io ad un familiare al quale succede qualcosa del genere non direi, ma come hai fatto a fare questa cosa? Perché si crea un danno forse più grave di quello che ha creato il truffatore.
Perché chiaramente ci sentiamo inutili, ci sentiamo, caspita se è successo a me, sono a me, ho sbagliato io...
Succede a tutti, io ho degli amici notai commercialisti che mi dicono, guarda Massimiliano mi vergogno a dirtelo ma ho fatto questo, si può ancora rimediare e rompere questa chiave di vergogna, letteralmente di senso di colpa, può assicurare una tutela. Quello che non tutti sanno, ecco diamo questo messaggio positivo, è che quando un truffatore mi ruba dei soldi, magari perché mi spinge a fare un bonifico, mi spinge a fare un pagamento, le classiche tecniche di phishing, non è detto che quei soldi siano perduti, non li recupereremo dal truffatore, ma possiamo recuperarli dalla nostra banca.
Ah, ok, spiegamela meglio questa cosa, cioè nel senso, ho subito una truffa, io sto ascoltando questa puntata, la sto guardando e Madonna mi dice guarda quei soldi non li riprenderemo dal truffatore che se li ha messi in tasca e li ha usati, ma c'è la possibilità di recuperarli in un'altra maniera.
Si, recuperarli dalla banca, dall'istituto di credito, da chi gestisce la nostra carta di credito, salvo i casi di in cui il consumatore davvero ha operato in completa negligenza, facendo lui un bonifico, tradendo le regole più basilari di buonsenso, la banca è responsabile di quegli importi e lo sarà ancora di più dall'anno prossimo con il rafforzamento delle norme sulle truffe da impersonificazione. e infatti noterai che le banche ci informano sempre meglio, si aprono dei pop-up quando si apre l'app, proprio perché per loro sono milioni di euro ogni anno che devono rimborsare a clienti che sono caduti nella trappola, quindi il consiglio è quello di denunciare subito l'accaduto alle forze dell'ordine, la denuncia è un elemento fondamentale, il disconoscimento in banca dell'operazione è fondamentale, questo lo può fare chi ci ascolta, appena succede la cosa portate il vostro familiare vittima di questa situazione in banca a disconoscere, probabilmente il direttore vi dirà...
Prima dai carabinieri o prima in banca?
Prima dai carabinieri per poi portare la denuncia anche in banca, depositarla anche in banca, scrivere alla banca un reclamo in cui si disconosce quel pagamento e questo è l'inizio. Ovviamente il direttore dirà ma non c'è possibilità di recuperare... E voi? Ci pensiamo noi, c'è un arbitro bancario, un luogo dove si può portare le istanze dei consumatori, si incontra la banca e il nostro rappresentante, lì se ne viene a capo, spesso con rimborsi parziali, a volte con rimborsi anche integrali, nei casi in cui si dimostra che la banca non avrebbe dovuto avallare quel comportamento. Poi spero in una società dove tutti fanno la loro parte. Io sto cercando di sollecitare i tabaccai, perché quando un tabaccaio riceve una persona appanicata che arriva lì, mostra un codice QR code e dice devo fare un bonifico da 800 euro perché si è rotto il telefono di mio figlio, Forse quel tabaccaio, conoscendo la dinamica di truffa, senza farsi gli affai della signora che vuole fare un bonifico, dice, signora solo per dirle se lo sta facendo perché ha ricevuto quel tipo di messaggino potrebbe essere una truffa. Chiami un familiare, cerchi di capire prima di fare la cosa. E lo stesso in banca, se arriva a fare un bonifico o alle poste, svuotando il mio conto, trasferendolo su un altro conto, anche lì l'addetto deve rispettare la riservatezza di chi, però insomma alcuni segnali di allarme si possono cogliere e quelli sono figure che svolgono un ruolo centrale per aiutare le persone.
Mi piace molto questa cosa perché chiaramente sono punti di contatto che ti fanno fare quello step in più. Per quanto riguarda le aziende, le truffe che arrivano alle aziende o magari comportamenti non corretti di operatori, bancari o altri sulle aziende, come sta andandoli?
Intanto i truffatori operano anche a danno delle aziende. Adesso è molto diffusa la truffa per la quale si intervengono dei finti operatori per riparare il POS che l'azienda ha nel suo negozio.
A proposito di cartello gingerly.
Ma lì l'errore che l'esercente fa è quello di andare sul motore di ricerca e cercare assistenza POS. I primi risultati sono spesso sponsorizzati e sono sponsorizzati spesso dai truffatori. Quindi tu hai un problema nel tuo ristorante, nel tuo esercizio con il POS, vai su internet, pronto intervento, alcun'altra indicazione. Quando trovate scritto pronto intervento H24, il link sponsorizzato, io non userei mai quello. sia se ho bisogno di un fabbro, sia se ho bisogno di un idraulico, sia se ho bisogno di... perché sono sempre situazioni molto ambigue. In questo caso vai su internet a cercare assistenza POS, ti chiama un forbitissimo responsabile di questa azienda di assistenza che ti annuncia l'arrivo di una squadra di tecnici. I tecnici arrivano nel ristorante o nel negozio, operano sul POS, si fanno ovviamente dare i codici e ti svuotano il conto. e quindi molti commercianti cadono nella trappola. La tipica truffa aziendale che seguiamo anche noi è quella del man in the middle. Viene accherata la posta elettronica di una grande azienda, il truffatore resta lì in ascolto per mesi e nel momento in cui si deve pagare una fornitura, magari compro 10.000 euro di computer o compro, non so, il truffatore interviene nella conversazione e avverte che è stato cambiato l'Iban. Quindi si, ma il bonifico per quella fornitura, questo è il nuovo Iban, va indirizzato qui. Ovviamente l'Iban è l'Iban del truffatore. Quindi anche le aziende rischiano tantissimo. Diciamo che sul mercato sono veramente milioni di euro ogni anno. che finiscono nelle maglie organizzazioni criminali strutturatissime, che hanno dei call center, che hanno delle tecniche davvero molto validate.
Mi sembra proprio che sia una situazione che si stia in qualche modo ingiantendo, no? Nel senso noi la situazione del truffatore abbiamo sempre in mente veramente il tototruffa, cioè il piccolo scagnozzo che risolve la situazione per il suo mese, la sua situazione personale. In realtà sono proprio delle altre aziende che fanno lavoro illegale.
Nel vero senso della parola, le truffe sentimentali che uno va in televisione e vede ma quella signora ha dato 200 mila euro ad un seduttore online o a Brad Pitt. Ma come ha fatto? Quello che non si dice è che queste cose avvengono nel corso di sei mesi, di un anno e allora Com'è possibile che quella persona stia sei mesi a chattare con una vecchia signora o un vecchio signore? In realtà dietro c'è un'organizzazione criminale per cui con la persona chattano attraverso una specie di call center, cioè io faccio tre giorni parlando con te, poi lascio uno script del nome del tuo cagnolino, del fatto che sei preoccupata perché tuo nipote non riesce a laurearsi, quindi tutta la tua storia e qualcun altro prende in mano la conversazione e continua a chattare per sei mesi, un anno, un anno e mezzo. Quindi prima di arrivare a chiedere dei soldi passa del tempo. La prima richiesta è una ricaricabile da 10 euro, poi si capisce che quella persona è disponibile, ha la disponibilità per pagare qualcosa, si chiedono 20 euro, 50 euro, 100 euro e alla fine il problema di salute che giustifica una richiesta da 50.000 euro arriva magari quattro mesi dopo, allora il truffato dice ma com'è possibile che questa persona è stata con me a conversare con me per sei mesi? Non è sempre la stessa persona, è una vera e propria organizzazione basata magari all'estero che tiene queste conversazioni e poi ottiene questi bonifici pazzeschi che colpiscono l'attenzione e ancora una volta si rimprovera l'anziana o l'anziano di essere caduti nella trappola, ma vi assicuro che i truffatori sono molto credibili. Io sui social ho postato una telefonata dell'ufficio antifraude di una banca e vi assicuro che non era una voce di un personaggio straniero a parlarmi, sembrava veramente un colletto bianco della mia banca che mi proponeva di passare su una sicurissima videocall su whatsapp. E' chiaro che queste cose, perché è la nostra cultura, subito suonano come dei campanelli di allarme, ma purtroppo non per tutti.
E immagino con l'intelligenza artificiale generativa dove andremo. Senti, ti voglio portare su altri due temi in questa super puntata e ti ringrazio anche per essere venuto al nostro caffettino per due. Da una parte, anche qui, l'intelligenza artificiale, c'è l'aumento dei prezzi, c'è una tendenza nella personalizzazione estrema del prezzo. L'abbiamo visto qualche mese fa con qualche compagnia aerea, lo stiamo vedendo anche con il sistema di ticketing, anche di concerti, ma questo è consentito in Europa, cioè è giusto, è corretto e legale che io abbia un prezzo e per lo stesso identico servizio tu ne abbia un altro?
Il confine qui è labile. Teoricamente il prezzo dovrebbe essere lo stesso per tutti, no? Questa è la vecchia regola del prezzo esposto. Molti, quando faccio i miei video davanti a una vetrina, dico, in questa vetrina non ci sono i prezzi. Questa è una cosa molto grave. E le persone mi dicono, ma qual è il senso? Perché c'è l'obbligo di esporre il prezzo? L'obbligo di esporre il prezzo si fonda proprio sulla necessità di evitare i prezzi ad persona. Se io vedo una sciarpa in una vetrina e dentro dentro devo sapere che quella sciarpa costerà 30 euro sia per me che per te. Se invece il negoziante mi adocchia, mi vede che sono magari più incline a spendere, un po' più ricco, vestito bene, magari mi fa pagare la sciarpa, come succede ancora oggi purtoppo in alcuni mercati dove mancano i prezzi e poi tre calzini per lei costano tote, E questa in realtà è una delle violazioni più basiche della tutela dei consumatori perché i prezzi dovrebbero essere per tutti. Ora, online chiaramente il rischio è quello che il prezzo sia soggetto alle fluttuazioni della domanda e dell'offerta.
E questo è come oggi.
E questo potrebbe starci.
Prendo un biglietto di un aereo e se ci sono 50 posti costa X e ce ne sono 5 costa Y. Mi avvicino alla data di partenza.
Ok. Sì, anche se poi la diamo per scontata questa cosa, ma le compagnie aeree hanno fatto una rivoluzione su questo. Perché prima come funzionava? Immaginiamo c'è un aereo dove ci sono tre categorie di posti, no? 20, 50 e 100. Però prima cosa succedeva? Che i primi 20 compravano ai prezzi più bassi. finiti i primi biglietti a prezzo basso tu compravi a prezzo intermedio, se arrivavi per ultimo compravi i più costosi.
Poteva avere un senso?
Sì, ma per la compagnia questo era un danno, perché cosa succedeva? Succedeva che la persona molto ricca se arrivava per prima comprava al prezzo più basso e invece quello magari con meno disponibilità di spesa non riusciva a comprare al prezzo più alto, quindi il volo rischiava di restare vuoto. Oggi la dinamica dei prezzi è completamente diversa, per cui tu già trovi il tuo prezzo quando vai a comprare un volo, indipendentemente dalla tempistica. La vecchia regola della domanda dell'offerta gioca sui tempi. Se sono il primo a comprare il biglietto a un concerto, lo troverò a un certo prezzo, poi magari gli ultimi posti sono quelli più cari. Questa dinamica è resa molto più algoritmica dalla tecnologia.
Un osservatorio di Dave Urge con questa compagnia era americana che in realtà e per quello che ti direvo se in Europa è possibile proprio si vantava della possibilità di scoprire che dall'altra parte c'era Massimiliano Dona quindi 800 euro dall'altra parte c'era Gino Pino quindi 150 euro perché vedendo con i dati che lui ha pubblicato online che a poca disponibilità oppure se non lo compra così non lo compra invece Massimiliano o Mario possono permettersi di pagarlo quindi lo facciamo pagare. Cioè il titolo era riusciamo a sapere il massimo prezzo a cui possiamo vendere il prodotto.
Loro sanno con quale device io sto comprando se io ho il telefono all'ultimo grido tendenzialmente sono più ricco.
Questo si può fare?
No, teoricamente non si dovrebbe fare. C'è tutta una serie di informazioni in Europa su chi è il consumatore che sta comprando. Non dovrebbero condizionare il prezzo al quale acquisti. I consumatori più smaliziati giocano ad ingannare l'algoritmo, a cambiare device, ad esempio a non fare delle richieste di preventivo prima di comprare.
Navigazione anonima, però se quando metti dentro i tuoi dati il prezzo cambia poi, no? E se comprassi l'anonimo funzionerebbe?
Diventa un lavoro, però anche questo è una cosa che i consumatori devono imparare a fare. Alcuni trucchetti sui giorni nei quali conviene comprare, sul device che conviene utilizzare, sul fatto di non aver fatto troppi preventivi, anche se poi l'algoritmo è strano perché per esempio in alcuni casi quelli delle polizze auto, può convenire di fare dei preventivi, lasciare il preventivo lì, l'algoritmo sa che tu ne hai cercati degli altri.
E quindi non è scuso che ti arrivi uno sconto. Senti, se tu avessi ad oggi la bacchetta magica, una fantastica magica bacchetta, e in qualche maniera puoi cambiare la vita dei consumatori, quali sono le tre cose che faresti per risolvere, diciamo, la situazione che cambierebbe meglio la vita dei consumatori?
C'è online un articolo con le dieci cose, la tutela che vorrei, se googlate la tutela che vorrei consumatori, trovate che stanno in quei dieci cose, te ne dico tre. Te ne dico tre che poi sono a costo zero, riequilibrerebbero la relazione imprese consumatori. Il primo sulle disdette. Vorrei avere il diritto di disdire con lo stesso mezzo con il quale ho comprato il contratto. Perché oggi accade che compri con un click, poi per disdire devi mandare la raccomandata, la PEC eccetera. Ho comprato con un click, ho comprato con un sì al telefono, devo disdire con la stessa modalità. Quindi un click per disdire, un no al telefono e ho disdetto. Questo secondo me già cambierebbe i rapporti di forza. Un'altra cosa che fa arrabbiare tantissimi consumatori, anche questa, sarebbe una legge a costo zero, le rimodulazioni contrattuali. Oggi succede che ti catturino con un contratto vantaggiosissimo, poi due giorni dopo ti arriva l'SMS, il tuo contratto è stato rimodulato, è vero che tu hai diritto di recedere, però non è che possiamo recedere ogni mese. almeno quando ci fanno un'offerta quel contratto deve rimanere fermo per un anno, non per sempre, ma almeno un anno devo aver diritto di pagare quella cifra lì perché sennò ho aderito per pagare quel prezzo e tu me lo cambi il giorno dopo, insomma è un inganno. La terza è una cosa che fa arrabbiare i consumatori, la shrinkflation, cioè il fatto che i prodotti si vanno asciugando e restringendo. L'estate ci racconta di gelati che erano.
Così e poi così.
Forse sono cresciuto io. No, si è rimpicciolito il gelato, la merendina, sono diminuiti i biscotti dentro una confezione. In Francia c'è una bella legge che obbliga, perché tu azienda puoi fare i formati che vuoi, ma almeno avvisami. Cioè, se la scatola di biscotti è rimasta la stessa dell'anno scorso e però dentro ci sono meno biscotti, io lo trovo un inganno per il consumatore. automaticamente prendo la scatola di biscotti o il detersivo. Ci sono consumatori che mettono in controluce il flacone di detersivo che è vuoto praticamente. Tra l'altro un'offesa all'ambiente perché tutta quella plastica in più per quel flacone se il contenuto si è ridotto. Quindi sulla shrinkflation secondo me bisogna fare qualcosa. È vero che moltissimi prodotti produttori hanno già ridimensionato hanno già asciugato però su quello bisogna essere trasparenti. Il concetto base è che se inganno il consumatore non vinco nulla, anzi rischio di perderci molte. Questo alcune aziende lo stanno capendo. Io mi diverto a contaminarla, ad andare proprio all'interno delle aziende a raccontare quanto sia importante stabilire una connessione nuova con le persone. Vedi c'è una frase di una poetessa che si chiama Maiang Lou che io amo molto che dice le persone forse dimenticheranno quello che gli hai dato ma non dimenticheranno come le hai fatte sentire. lo dico anche ai miei addetti allo sportello, alle persone che si rivolgono all'unione consumatori bisogna dare quello che non hanno avuto dall'azienda e cioè ascolto. La cosa più importante, torniamo a un discorso e facciamo all'inizio di questa chiacchierata, il motivo per cui sono sui social è ascoltare l'altro, ascoltare le persone e le aziende che lo sanno fare ma in modo serio, empatico, preoccupandosi dell'altro cambiano radicalmente il loro business, moltiplicano i loro fatturati. Arrivo a dirti che è anche relativa alla qualità del servizio, se tu mi sai stare vicino, cioè tra una connessione internet a tot giga è quella che performa un po' di meno, ma se tu sei lì quando io poi ho bisogno d'aiuto, quando ti faccio una richiesta, Questo veramente è quello che vorrei raccontare alle aziende. Essere presenti. Una palestra che mi vincola a rimanere lì anche se mi sono infortunato. Immagina invece una palestra che ti chiama e ti dice Mario ma come va la schiena? Non vediamo l'ora di rivederti. Intanto il tuo abbonamento è sospeso. Ti aspettiamo. Immagina tu diventeresti un ambassador, un ristoratore che ti coccola e ti cambia un piatto perché vede che lo stai mangiando malvolentieri perché magari ti aspettavi. Non è dovuto. ma è un messaggio straordinario di attenzione verso di te. Ecco, guardare un cameriere che passa vicino al tavolo e stabilisce un contatto visivo con te. Ma che valore ha? No? Invece che tu ti devi sbracciare... Io cito il ristorante, adesso ci sarà qualche ristoratore che ti commenta e gli dà basta, dona a parlare di... Ma vedi, supermercati... Io parlo nei miei video soprattutto di supermercati e di ristorazione. Perché se ci pensi, Mario, sono i due luoghi Io li chiamo i laboratori del marketing, dove tutto accade. Il supermercato è un luogo meraviglioso, colori, luci, musica, pavimento, conformazione delle corsie. Ma nella ristorazione tu incontri anche il ristoratore. Cioè, mentre al supermercato fai tutto da solo e quindi sì, è un bellissimo laboratorio, ma non parli con l'esercente. Nel ristorante tu hai un cameriere, un addetto alla cassa, un proprietario, ed è un patrimonio straordinario. Se io avessi una persona che entra tutti i giorni in un luogo, nella mia casa, nel mio ristorante, per mangiare quello che io gli cuscino, pensa che intimità c'è, no? E quindi dico allora, e moltissimi fanno benissimo questo lavoro, ovviamente non lo devo insinuare, quanto è importante essere connessi. Vedere una signora che non sa dove mettere la borsa e arrivare con un panchettino, con un gancio per... piccoli segnali che cambiano radicalmente la relazione. Spiegare un piatto come se l'avessi cucinato tu, no? Insisto, moltissimi ristoratori fanno questo alla grande e tutti quelli che non lo fanno però si perdono un'occasione straordinaria, quella di avere lì dentro un cliente, una persona. Ecco, ascoltarsi, parlarsi in un mondo in cui andiamo tutti iperveloci, secondo me cambia radicalmente la storia.
La cura. Senti, in conclusione, se tu dovessi ritornare qui tra un anno e il caffettino per due, qual è la storia che vorresti raccontarmi?
Di business ti direi che mi piacerebbe, dopo aver parlato di tanti media ipertecnologici, mi piacerebbe tornare a fare un programma televisivo, mi piacerebbe avere un mio programma televisivo, perché si parli poco di consumatori in televisione, ci sono alcuni programmi storici ma se ne parla ancora poco. e quindi forse il mio sogno nel cassetto un po' retrò, forse torno veramente al racconto che ti facevo di mio padre che cominciò in televisione, ma credo che parlare ai consumatori in modo smart, in modo utile, un programma di servizio ecco, torniamo alla parola che ha un po' accompagnato la nostra gacchierata che è aiuto.
Mi autoinvito e mi autocandido per il digitale e questo è molto bello molto bello perché in un'epoca dove appunto fai il minuto di video e voi lo sapevate che è un grande classico potrebbe chiamarsi così la trasmissione avere un momento di tranquillità, di non ti insegno a leggere e scrivere in italiano, come il programma storico della RAI, ma voi lo sapevate, mettiamoci qui con calma, raccontiamo le cose che ci servono, perché comunque l'approfondimento funziona sempre. abbiamo questa mitizzazione.
Sì, c'è tanto bisogno di storie, di raccontare storie, di far immedesimare le persone, di aiutarle a vivere come il maestro Manzi aiutava a imparare a comunicare, a vivere nel mondo dei consumi che sono... tutti noi ci realizziamo quando acquistiamo qualcun consumo ergo sum, tutti noi scriviamo, disegniamo la nostra persona, quindi farlo in modo consapevole, pieno, sorridente, bello, Alla fine io guardo al mondo dei consumi in modo molto positivo, poi muove l'economia tra l'altro, non dimentichiamoci che nessun consumatore deve stare chiuso in se stesso, deve spendere consapevolmente nei limiti delle sue possibilità e senza rischiare di essere ingannato.
Senti, la parola che ti rappresenta e che concludiamo? Una parola sola.
Abbiamo detto tante... Non dirgli consumatore. No, no, no, no, ti direi aiuto, ma dona. Dona! Perché alla fine le persone, come ci dicevamo, ricordano quello che dai e spero che anche in qualche modo di tutto quello che faccio capiscano che lo faccio per dare qualcosa agli altri. È un po' una missione che nasce da quando ero piccolo.
Bel racconto. Scrivete nei commenti Dona per rappresentare, confermare, dirci che avete seguito fino alla fine questa bellissima chiacchierata. Grazie mille, mi hai fatto un regalo Max, grazie.
No, tu a me Mario. Grazie, è stato un piacere.
Se noi vogliamo mettere questa cappettino per due, scrivici tu quello che vuoi, un pensiero.










