⚠️ ANTIVIRUS: come funzionano e quale scegliere

In this Italian-language video, Veronica Paolucci explains the confusion surrounding the terms antivirus and antimalware, tracing the history of malware detection from the first worm Creeper and its counter‑program Reaper in 1971, through early viruses like Brain, the rise of John McAfee’s VirusScan, the methodical approach of Eugene Kaspersky, and Peter Norton’s branding. She then details how detection technologies have evolved: signature‑based scanning, its speed and false‑negative limits, the emergence of polymorphic malware, heuristic analysis (static code inspection and dynamic sandbox execution), and the recent integration of artificial intelligence and machine learning for pattern recognition. The video reviews modern antimalware architectures that combine signatures, behavior monitoring, email scanning, VPN/firewall modules, and user‑behavior analysis. Veronica advises viewers on how to evaluate products using the independent AV‑TEST lab’s scoring (protection, performance, usability), lists major vendors for Windows, macOS, and Linux, and discusses the pitfalls of free solutions and business models. She warns that antimalware tools themselves can contain vulnerabilities, citing a 2020 incident affecting many popular products. Finally, she promises a future video on mobile security and invites audience interaction.
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Immaginate di capire che nel vostro computer c'è qualcosa che non va. È diventato improvvisamente molto lento, la ventola sembra impazzita, a volte vi sembra addirittura di vedere il mouse che si muove da solo. Decidete quindi di chiamare un tecnico che lo esamini. Sperate che sia solo un'impressione e invece la diagnosi è molto chiara: siete stati colpiti da un virus. Avete cliccato su un link sbagliato, su un allegato malevolo e ve lo siete beccato. Sarà necessario verificare anche tutti gli altri dispositivi connessi alla stessa rete, verificare che nulla sia stato perduto, pulire il computer computer da cima a fondo per eliminare ogni traccia dell'infezione. La cosa peggiore è che si trattava di un virus già noto, in circolazione già da qualche anno, ormai riconoscibile da ogni antimalware. Se solo ne aveste avuto uno. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. Oggi parliamo di un tema su cui regna ancora molta confusione: gli antimalware. Per capirci meglio, userò in modo più o meno interscambiabile i termini antivirus e antimalware, anche se, come abbiamo già visto in un altro video, i due non sono esattamente la stessa cosa. I virus infatti sono solo un tipo di malware, insieme a worm, Trojan, spyware e molti altri. Quindi tecnicamente un antivirus dovrebbe proteggere solo dai virus, mentre il termine corretto per indicare le soluzioni che ci sono oggi, quindi i software che difendono da tutti i tipi di minacce, sarebbe proprio antimalware. Io userò entrambi i termini, ma ora sapete che cosa intendo e qual è quello formalmente più corretto. Comunque, in questo video cercheremo di capire se servono davvero, se è meglio usare quelli nativi dei nostri sistemi operativi o affidarci a una soluzione esterna, e se esistono delle alternative gratuite. Ma prima vorrei fare un passo indietro e raccontarvi di come sono nati gli anti-malware e dei personaggi incredibili alla base di questa tecnologia, nata da un semplice esperimento universitario e diventata un'industria da 5 miliardi di dollari. La storia degli anti-malware, ovviamente, in inizia con un malware. Giustamente, la tecnologia che serve a prevenire un problema necessita innanzitutto del problema. Siamo nel 1971 e Bob Thomas della BBN Technologies sta smanettando con i computer connessi alla rete ARPANET, che è l'antenato di internet. Bob non è un criminale informatico, è solo uno scienziato curioso che vuole fare un esperimento. Vuole capire se è possibile creare un programma che si sposta da un computer all'altro da solo, in autonomia. Nasce così Reaper, il primo malware della storia rientrante nella categoria dei worm, che sono i malware capaci di auto-replicarsi e di autodiffondersi negli altri computer. Non era programmato per fare danni, anzi, al massimo faceva qualche scherzo, diciamo, tipo mostrare un messaggio provocatorio sullo schermo con scritto "Sono Creeper, prendimi se ci riesci", ma il suo scopo principale era appunto quello di dimostrare nella pratica che era possibile scrivere un codice che si diffondesse da solo su altri computer. Il punto è che questa diffusione non era gradita proprio da tutti. Per lo più si trattava solo di un fastidio, ma poteva comunque rallentare il computer e in realtà anche impedire il corretto funzionamento di altri programmi. Una persona era particolarmente infastidita da Creeper, e questa persona si chiamava Ray Tomlinson, programmatore divenuto noto per aver inventato quella cosuccia che noi oggi chiamiamo email. Ciò che infastidiva Tomlinson era che Creeper era stato scritto per moltiplicarsi e diffondersi, ma non per cancellarsi una volta che il computer era stato infettato. L'ideatore della post elettronica creò quindi un programma chiamato Reaper, che in italiano significa Mietitore, che aveva come unico scopo quello di inseguire Creeper ed eliminarlo da ogni computer che aveva infettato. Di fatto si comportava a sua volta come un malware, faceva esattamente quello che fa Creeper, cioè si moltiplicava e si diffondeva nella rete, ma lo faceva per eliminare un malware. Reaper quindi, pur essendo anch'esso un worm, si può in realtà considerare il primo anti-malware della storia. Anche il secondo grande esempio di antivirus virus è strettamente connesso a un virus. Nel 1986 due fratelli pakistani avevano creato un software medico dotato di un meccanismo antipirateria che in realtà era un virus chiamato Brain. In pratica il software medico conteneva un codice che verificava sul dischetto contenente il software la presenza della firma di autenticità. Se non c'era questa firma, quindi se il dischetto era in realtà una copia piratata del software, allora il computer veniva infettato. In pratica si trattava di una vendetta fatta dai creatori del software nei nei confronti di chi non aveva pagato per ricevere il loro software. La cosa che fa ridere è che il virus mostrava anche una scritta con i recapiti telefonici dei due creatori e invitava il malcapitato a telefonare per ricevere quella che loro chiamavano vaccinazione, che altro non era che un antivirus, quindi un programma studiato appositamente per rimuovere Brain dal dispositivo. In sostanza, chi aveva tentato di procurarsi sottobanco il software medico doveva mettere da parte l'orgoglio e ammettere con i creatori di aver tentato di procurarsi una copia piratata. Ma a un certo punto il virus Brain capitò sul computer sbagliato. Capitò, per la precisione, sul computer di John McAfee. John McAfee non era un informatico qualunque, era un visionario con un passato molto tormentato che lo portò ad avere una vita veramente spericolata. Altro che Vasco Rossi. Studiò, insegnò, si fece licenziare per aver avuto una storia con una studentessa, sposò la suddetta studentessa, cadde in un vortice di alcol e droga, si unì poi agli Alcolisti Anonimi e fra le altre cose creò la prima azienda dedicata alla lotta contro il malware: McAfee. Venuto a conoscenza del virus Brain, infatti, McAfee fiutò la possibilità di crearci un business sopra. Analizzò a fondo il codice e creò un antidoto che chiamò in quel momento VirusScan. La strategia di McAfee fu geniale, anche se inizialmente un po' controversa: distribuì gratuitamente il suo software attraverso il Bulletin Board System, che era uno dei primissimi sistemi di comunicazione via internet, raggiungendo oltre 500.000 download. Il suo ragionamento era semplice: Più persone scaricavano VirusScan, più diventavano consapevoli dei virus. Più diventavano consapevoli dei virus, più cresceva la domanda di protezione. E più cresceva la domanda di protezione, più gli si poteva vendere poi una soluzione completa a pagamento. Ma il momento che consacrò McAfee come il maestro del marketing fu il caso Michelangelo, risalente a febbraio 1991. Si trattava di un virus la cui origine era totalmente sconosciuta. Si sapeva solo che infettava i computer e che era programmato per attivarsi ogni anno il 6 6 marzo, giorno del compleanno di Michelangelo Buonarroti, e distruggere i dati dei computer infetti. McAfee inizia una campagna marketing senza precedenti dicendo che il 6 marzo sarebbe scoppiata un'apocalisse informatica, che il virus avrebbe colpito 5 milioni di computer e che l'unico modo per evitarlo era avere un antivirus. Fece proprio in modo di diffondere il panico, tanto che la gente corsa ai ripari e effettivamente acquistò l'antivirus di McAfee in massa. Poi arrivò il 6 marzo e furono colpiti circa 20.000 computer, una frazione minuscola rispetto alle previsioni catastrofiche di McAfee, che però aveva raggiunto il suo scopo, cioè quello di vendere il proprio prodotto, e aveva dimostrato che nella sicurezza informatica spesso la paura vende più della realtà. La società McAfee divenne ben presto un punto di riferimento nel mondo degli antimalware. Nel 1994 il suo fondatore decise di allontanarsi vendendo le sue azioni per 100 milioni di dollari, e da lì John McAfee iniziò una spirale discendente che lo portò molto lontano dal mondo della tecnologia. Prima si trasferì in Belize per sperimentare con degli antibiotici naturali, poi ebbe conflitti con delle gang locali, fu accusato addirittura dell'omicidio del suo vicino di casa, scappò in Guatemala dove fu arrestato e poi rilasciato. E nel 2013 pubblicò un video stranissimo e delirante intitolato "Come disinstallare l'antivirus McAfee", in cui spiegava come fare, ma circondato da donne seminude e brandendo armi, mentre esprimeva il suo disgusto per il software che portava il suo nome. La sua storia pazzesca si conclude nel 2021, quando viene trovato morto apparentemente suicida nella prigione spagnola in cui era incarcerato per evasione fiscale. Morte fra l'altro preceduta da un messaggio sui social dove sostanzialmente diceva: "Se mi suicido non l'ho fatto io, non credeteci." Questo non c'entra niente con gli antimalware, ma è una storia talmente pazzesca che non potevo non raccontarvela. McAfee comunque non era l'unico protagonista del mondo degli antimalware. Nel 1989 emerge un altro personaggio che all'epoca aveva solo 24 anni, di nome Eugene Eugene Kaspersky. Nato nel 1965, Kaspersky è l'esatto opposto di McAfee, essendo noto per il suo approccio molto metodico, preciso ai limiti dell'ossessivo, e per la sua intenzione di rendere la lotta contro i malware una scienza esatta. Inizia tutto quando nel 1989, appunto, il suo computer venne infettato da un virus. Invece di formattare semplicemente il disco, Kaspersky analizzò il nemico, smontò il virus pezzo per ne capì il meccanismo e sviluppò degli strumenti per neutralizzarlo. Nel 1997, insieme alla moglie Natalia, fondò Kaspersky Lab. La crescita fu lenta ma costante fino al 2010, quando poi la società si consacrò come protagonista della scena con la scoperta di Stuxnet. In collaborazione con un'altra società di sicurezza informatica, la Symantec, Kaspersky Lab riuscì a decifrare e a neutralizzare Stuxnet, che ancora oggi rimane uno dei malware più potenti e meglio studiati ati della storia. Da lì in poi la società non ha fatto che crescere, questo anche nonostante il divorzio di Kaspersky dalla moglie Natalia, che veniva considerata un po' la vera forza imprenditoriale dell'azienda. Oltre a Kaspersky e McAfee c'è un altro personaggio che ha fatto scalpore nel mondo degli antimalware, che risponde al nome di Peter Norton, divenuto famoso anche per il fatto di voler collegare strettamente l'immagine dell'azienda al suo volto. Ogni prodotto della Norton aveva la foto di Peter stampata sopra, in modo da renderlo immediatamente riconoscibile e questo anche dopo che la sua società fu venduta a Symantec, che mantenne inalterato il nome del prodotto, divenuto ormai una garanzia. Adesso che abbiamo visto come sono nati gli antimalware e chi sono i volti più noti di questo settore, è ora di scendere nel dettaglio e capire come funzionano. I primi antimalware, quindi quelli sviluppati direi fra il 1987 e il 2000, si basavano sul riconoscimento delle firme dei software. Ogni software ha una firma unica, una sequenza specifica di byte che lo identifica in modo univoco. È come l'impronta digitale di una persona. Due programmi non possono avere la stessa firma. I malware altro non sono che software malevoli, come dice anche il nome, che è proprio l'unione di malicious e software. Anche loro quindi hanno la loro firma. I primi antivirus facevano un po' quello che fa un detective che risolve i crimini confrontando le impronte digitali. Trova un'impronta sulla scena del crimine, la confronta con quelle nel suo archivio, e se trova una corrispondenza, ha trovato il colpevole. Bene, gli antimalware avevano database contenenti migliaia di firme di virus, no? Remoti e non facevano altro che scansionare continuamente computer e programmi. Se trovavano una corrispondenza fra la firma di un software e una firma contenuta nel loro database, significava che erano davanti a un malware. Questo sistema aveva dei vantaggi incredibili. Innanzitutto era velocissimo, perché si trattava solo alla fine di cercare delle corrispondenze fra dei numeri, niente di più. Inoltre era quasi impossibile che rilevasse un falso positivo. Se l'antivirus diceva che un file era infetto, potevate starne certi al 99,9%, perché significava che aveva trovato una corrispondenza fra due firme: quella del software e quella dei database che contenevano le firme di tutti i malware. Ma c'era un limite fondamentale che divenne sempre più evidente: funzionava solo con virus già conosciuti. Nel momento in cui veniva creato un nuovo malware che aveva una nuova firma, si doveva aspettare che qualcuno si accorgesse che era un software malevolo e aggiornasse il database per inserire la relativa firma. Ma fino a quel momento il virus agiva totalmente indisturbato. Inoltre avevano iniziato a diffondersi i malware polimorfici, nati proprio per a girare i controlli dei classici antivirus. In pratica, ogni volta che il malware si replicava, modificava il proprio codice in modo da mantenere le stesse funzionalità ma cambiando completamente la firma. Quindi il povero antivirus basato su firme li vedeva come dei virus completamente diversi ogni volta. E chiaramente, se la firma non era già stata censita all'interno del database, lo rilevava come un software normale, non sapeva che era malevolo. Nel 1991 venne introdotta nel mondo degli antivirus l'analisi euristica, che poi si diffuse un po' di più dagli anni 2000 in Le euristiche non cercano prove esatte, ma indizi. Analizza quello che un programma fa o prova a fare, non quello che è. Se un antimalware basato sulle firme è come un detective che si basa solo sulle impronte digitali, un antimalware basato sull'euristica è come un detective che pedina un sospettato per capire cosa fa. Esistono diversi tipi di metodologie euristiche, quindi quelle basate sul comportamento dei programmi, fra cui ad esempio l'analisi statica, che smonta il codice del programma e cerca istruzioni che sono tipiche dei virus, virus, come la modifica di file di sistema, il tentativo di disabilitare l'antimalware o un codice per autoreplicarsi. Tutti comportamenti che denotano che c'è qualcosa che non va. Un'altra tipologia è l'analisi dinamica, che è ancora più sofisticata perché esegue il programma sospetto in un ambiente controllato chiamato sandbox, nome preso dalle sabbiere in cui giocano i bambini. Si chiama così perché è appunto un ambiente di gioco, un ambiente di test in cui il programma può fare quello per cui è stato progettato ma senza danneggiare il sistema reale, perché è una parte che resta isolata dal dispositivo. Tutto fantastico, no? È stata inventata l'analisi euristica, i nuovi anti-malware guardano il comportamento, non dovrebbero più esistere problemi, giusto? Ni. Gli anti-malware basati sul comportamento in realtà hanno due problemi molto grandi: 1) sono lenti e invadenti, quindi il computer rischia di essere molto rallentato durante le scansioni, e 2) generano molti falsi positivi. Un programma legittimo che fa qualcosa di insolito può essere scambiato per un malware. Non Non so quanti di voi abbiano una firma digitale, che sono quelle chiavette che contengono un certificato che serve ad apporre una firma su un documento informatico. Io ce l'ho, essendo avvocato mi serve per i depositi in tribunale, e non vi dico quante volte gli antimalware mi hanno impedito l'uso della chiavetta. Vedono una USB che contiene del codice e mi dicono: attenzione, c'è qualcosa di strano." Inoltre, uno dei malware più pericolosi è il ransomware, che contiene le istruzioni per cifrare i file. Il problema è che anche la firma digitale si basa sulla cifratura, quindi l'antimalware vede la mia chiavetta che contiene un software progettato per cifrare i file e sostanzialmente mi suggerisce di farla saltare per aria. Un esempio pratico di questo, fra l'altro relativo proprio a McAfee, è quello che è successo il 21 aprile 2010, quando milioni di computer Windows in tutto il mondo vennero bloccati perché l'aggiornamento dell'antivirus McAfee per sbaglio aveva identificato come virus quello che in realtà era un file di sistema sistema fondamentale di Windows. Lì chiaramente si trattava di un errore, ma il punto è che la lotta contro i malware è diventata un tentativo di bilanciare fra una sensibilità troppo bassa che rischia di ignorare i reali segnali d'allarme e una sensibilità troppo alta che rischia di ostacolare il funzionamento di programmi legittimi. Per risolvere questo problema nell'ultimo decennio si è tentato di integrare l'analisi euristica con l'intelligenza artificiale, che sarebbe un po' come passare da un detective normale a Sherlock Holmes. L'intelligenza artificiale si basa sull'apprendimento apprendimento costante dei dati che vengono forniti, in modo da migliorare continuamente nel riconoscimento di pattern. In pratica riceve milioni di codici etichettati in modo diverso. Ad esempio: questo è un virus e va bloccato, questo è un Trojan e va bloccato, questo è il software di firma digitale di quella poveretta di Veronica Paolucci, quindi non glielo bloccare, e così via. L'intelligenza artificiale non si limita a recepire in modo passivo quello che viene dato, ma studia nel profondo il codice per cercare schemi che l'aiutino a riconoscere autonomamente se un comportamento è anomalo oppure no, in modo anche da continuare poi ad apprendere da sola. I moderni anti-malware sfruttano tutti i livelli che abbiamo visto. Il primo controllo ovviamente rimane quello della firma del programma, anche se adesso i database sono aggiornati praticamente in tempo reale, cosa che rende quindi molto più attendibili le scansioni. Oltre a questo ci sono chiaramente anche controlli basati sul comportamento dei programmi che passano attraverso tutti gli strati possibili, quindi sono a livello di sistema operativo, a livello di funzionamento generale, a livello di traffico di rete, a livello di singoli file e così via. Sono spesso composti da vari micro componenti e ciascuno di questi fa qualcosa. Molti antimalware oggi integrano anche un controllo delle mail, ad esempio, per rilevare dei tentativi avanzati di phishing. Altri hanno delle VPN, dei firewall integrati e così via. I controlli sono basati anche sul comportamento dell'utente, quindi non solo dei programmi. Se c'è un programma legittimo che serve a cifrare tutti i dati ma viene installato su un computer in cui l'utente non non ha mai fatto nemmeno un backup, l'antimalware, soprattutto quelli che hanno l'intelligenza artificiale, si rende conto che c'è qualcosa che non va. Anche dal punto di vista di quello che fa l'antimalware quando rileva una minaccia, la situazione si è evoluta nel corso degli anni. All'inizio si limitavano a fare delle scansioni programmate e a mettere in quarantena i file infetti, aspettando l'intervento dell'utente. Adesso le risposte sono molto più orchestrate, gli antimalware possono prendere anche delle decisioni automatizzate in base al pericolo rilevato. Il problema tutt'al più diventa qual è antimalware scegliere per proteggere i nostri sistemi. E qui faccio una precisazione che forse avrei dovuto fare a inizio video, ma vabbè, che è la seguente: io non sono sponsorizzata da nessuno, non sono schiava dei poteri forti che mi dicono cosa devo dire, per cui quello che dirò è basato sulla mia esperienza personale, che può essere chiaramente diversa dalla vostra, e va benissimo. Confrontiamoci nei commenti per decidere qual è l'antimalware migliore. Sappiate comunque che non sto cercando di vendervi niente, anche perché non sono così famosa. Ci ho detto, non avendo io ovviamente ho provato ogni antimalware presente sul mercato, una risorsa che vi consiglio di consultare è il sito AV-TEST, che ora vi faccio vedere. Ecco qua, è il primo risultato. Mettiamolo in inglese. Voilà. Cos'è AV-TEST? È un istituto indipendente con sede in Germania che testa gli antivirus e dà dei punteggi. Possiamo quindi andare a vedere i test e vediamo test per utenti, diciamo, casalinghi, quindi per la casa, per la protezione del proprio computer di casa, test per le aziende, quindi qual è l'antivirus migliore per le aziende e test degli antivirus sull'Internet of Things, quindi sui dispositivi connessi a internet. Andiamo a vedere quelli per Windows. Intanto partiamo da quelli di casa. Allora, questo sito, devo dire la verità, non è che prova tutti gli antivirus presenti sul mercato, prova i più famosi e dice se sono validi, dando un punteggio che va da 0 a 6 per ogni singola voce. E quindi noi vediamo direttamente come sono valutati. Ad esempio, ad aprile 2025 hanno valutato questi per casa sono Avast, AVG, Avira, Bitdefender, EnigmaSoft, Security Ultimate della ESET e così via. Vediamo anche Kaspersky McAfee, vediamo anche l'antivirus nativo di Microsoft che è Microsoft Defender, vediamo Norton, TotalAV e Trend. Perfetto, quindi vediamo tutti quelli che hanno provato di recente. Come vediamo questi hanno tutti dei punteggi molto alti, hanno 3 categorie che sono protezione, performance performance e utilizzabilità da parte dell'utente. Se vediamo 6, 6 e 6, vuol dire che hanno passato tutti i test al massimo, quindi hanno un alto fattore di protezione, un'alta performance e un'alta usabilità. Andiamo a vedere ad esempio questo SpyHunter, che vediamo che non ha dei punteggi magari perfetti. Se clicchiamo su uno dei punteggi dice perché, dice che nella protezione, nella media degli antivirus presenti sul mercato, le protezioni contro gli zero-day sono al 99,9% e quella invece dei virus, diciamo dei malware già noti nelle ultime 4 settimane, è del 100%. Invece il nostro, vediamo chi è che non mi ricordo, SpyHunter ha ricevuto dei punteggi non ottimali, un 99,4% e un 100% ad aprile. Per questo motivo qua non gli è stato dato il punteggio di 6, ma il punteggio di 5,5. Capiamo quindi che dove vediamo che il punteggio è 6 vuol dire che hanno rilevato nei loro test tutti i malware possibili. Quindi chiaramente hanno una protezione che a livello di test, di quello che si può proteggere perché è quello che si conosce, è molto alta rispetto alla media. Come performance si valutano alcune cose, quanto incide sulla velocità del computer. Infatti fa vedere una serie di cose, no, una serie di test che sono stati compiuti, e fa vedere come funziona un PC standard e un PC invece di fascia alta. E poi invece l'usabilità fa vedere una serie di cose come ad esempio avvisi che compaiono all'utente, quando compaiono dei falsi positivi. Quindi sostanzialmente il fatto che ad esempio nella media dell'industria ci siano dei falsi positivi praticamente sempre zero, vedere che invece SpyHunter ne ha un pochino fra marzo-aprile e un altro su questa cosa qua fa capire che non ha un punteggio altissimo. Quindi se volete un consiglio quando state valutando un antimalware, partite anche da qua per capire che punteggio ha avuto. Loro fanno comunque dei test ogni mese, magari un antimalware a marzo non ha un punteggio altissimo, ma ad le migliora. Diciamo che la cosa migliore sarebbe scegliere quelli che sono innanzitutto più vicini alle nostre tasche, però che magari hanno un punteggio che rimane sempre fisso nel corso del tempo, rimane sempre costante. Non scendo nel dettaglio dei prezzi, quasi tutti questi hanno anche dei piani gratuiti, quindi comunque vi invito a guardarli. Scaricate sempre solo dai siti ufficiali degli antimalware, non affidatevi a link strani. L'altra cosa che volevo dire è questa: il Defender di Microsoft non ha un punteggio basso, come vedete. Quindi quello che dico io è, tutto sommato, quello è nativo, conosce bene il computer, è gratuito, è già incluso. Io magari lo valuterei come primo fattore di protezione. Vedete voi se usare solo quello, vedete voi se metterne magari due, quindi il Defender e anche un altro. Però non escludetelo, perché non è che faccia schifo. Questi comunque, come vi dicevo, sono quelli per quanto riguarda la protezione del computer di casa. Nella parte business vediamo anche quali sono quelli consigliati per le aziende. Vediamo che bene o male siamo lì, c'è qualcosa di diverso, ce ne sono alcuni in più. Ad esempio, qui c'è Defender antivirus, ma la versione Enterprise, che comunque ha un ottimo punteggio. E ce ne sono di un po' più specifici. Quindi, volendo, un'azienda potrebbe anche partire da qui, capire come è valutato un antimalware e decidere quale usare. Prima di passare a vedere che cosa è meglio per me, cost, vorrei fare un piccolo appunto. Per anni i possessori di computer Mac hanno vissuto un po' nell'illusione di essere immuni ai virus. I Mac non prendono virus era proprio il mantra che veniva ripetuto dalla Apple, cosa che in realtà non era assolutamente vera. Anzi, uno dei primissimi malware che è stato creato, Elk Cloner, era stato scritto proprio per i computer targati Apple. In ogni caso, la campagna marketing ha avuto successo. Chi comprava Mac lo faceva anche per sentirsi più al sicuro. Poi, soprattutto dal 2010 in avanti, sono stati rilevati in realtà alcuni malware e questa illusione mac è crollata. Anche i possessori di Mac sono quindi corsi a dotarsi di antivirus. C'è stato un po' un clima di panico e hanno iniziato a scaricare tutti a tutto spiano Mac Defender. Il piccolo problema è che in realtà si trattava di un virus che si spacciava per antivirus, ma di questo non voglio dirvi altro perché ne parliamo nel video di domani. Andiamo a vedere adesso quindi quali sono i migliori per macOS. Bene o male notate che sono sempre più o meno le stesse marche, sono marche che fanno quello, cioè fanno anti-malware, quindi è chiaro che lo fanno sia per macOS che per Windows. C'è qualcosina di diverso, tipo Claudio che ha fatto proprio un MacKey per una cosa proprio specifica. Però per il resto vediamo Avast, AVG, Avira, Kaspersky, Norton. Non vedo McAfee, non so esattamente perché, però sostanzialmente sono più o meno sempre gli stessi. Valutate anche in base ai punteggi quello che può fare più al caso vostro, e soprattutto valutate anche in base alle vostre tasche. I Mac sono senz'altro un po' più protetti, diciamo che in linea generale sono più sicuri perché puntano di più a proteggere il fattore umano, no? Quando viene scaricata un'applicazione compaiono avvisi con scritto guarda che è un'applicazione scaricata da internet, non è un'applicazione nostra dell'App Store. Quindi sostanzialmente cercano di avvisare un po' di più l'utente. E in generale poi hanno anche delle protezioni un po' più alte interne. Però volendo rivolgersi anche a un antimalware, qui ci sono delle alternative. Anche per la parte business ovviamente esistono degli antimalware fatti apposta. Sono sempre— no, sono questi, sono diversi in realtà. Guardate ovviamente anche quando sono stati fatti gli ultimi test e se fanno al caso vostro, anche in base al vostro sistema operativo. Come dicevo prima, non è che se un antimalware non è su AV-TEST allora va cestinato. Quello che vi consiglio è di fare attenzione a tutto quello che vi viene regalato in automatico senza un modello di business chiaro alla base. Per esempio, alcune VPN hanno integrato un antimalware, va benissimo perché sono VPN a pagamento, magari anche se non costano magari tantissimo, e e quindi il loro antimalware è incluso nel prezzo della VPN. E viceversa, abbiamo delle VPN gratuite all'interno degli antimalware. Quello che vi suggerisco io è di fare attenzione alle soluzioni che sono totalmente gratuite, che non hanno manco un piano a pagamento, perché come diciamo sempre, quando il prodotto è gratuito vuol dire che il prodotto siete voi. Quindi c'è qualcosa che non va se qualcuno fa un software che fa una cosa così importante come proteggerci dal malware in modo totalmente gratuito senza guadagnarci niente. Persino quello di Windows Defender ha una sua logica, è perché Windows sta cercando di togliersi lo stigma di essere in assoluto il sistema operativo più colpito dai virus. Quindi è chiaro che cerca di fare un antimalware integrato all'altezza, ne guadagna anche in termini di vendite future. Tutti gli altri, tutti gli antivirus che sono completamente gratuiti, io dubiterei francamente. E in generale, se una cosa non è qui, non è stata testata. Quindi lo potete anche scegliere, non è detto che sia un malware o che sia una fregatura, però non sapete se ha superato tutti i test, insomma, del mercato. Ora che abbiamo visto le migliori soluzioni sia per Windows che per macOS, alcuni di voi si staranno chiedendo: e Linux? Come avete visto, su AV-TEST non c'era Linux. C'era Windows, c'era macOS, ma Linux non c'era. In linea generale va detto che computer desktop Linux destinati a un uso personale raramente necessitano di antivirus. La percezione è quella di vivere in una cittadina molto sicura in cui, certo, un ladro ogni 10 anni può passare, ma fondamentalmente anche se non chiudi la porta di casa ogni sera non succede nulla. Si sa che Linux è usato per lo più dagli smanettoni, da qualcuno che di computer ne capisce un po' di più della media e che quindi non lascerebbe mai un database con delle credenziali e delle password aperte salvato sul computer. Quindi si tratta di realtà che per i cybercriminali sono proprio meno appetibili. Discorso diverso invece vale per i server Linux, per i dispositivi che rientrano nell'ambito dell'Internet of Things e per gli ambienti misti che che sono quelli che integrano server e desktop. Questi richiedono una protezione specializzata perché semplicemente sono di maggiore interesse per i malintenzionati. Un server per definizione serve a contenere dei dati e dei backup, per cui non proteggerlo minimamente equivale affidarsi un po' troppo. Mentre i dispositivi IoT possono essere molto utili per i cybercriminali da reclutare in una botnet, come abbiamo visto poi nel caso DIN, no? Un attacco basato proprio su un esercito di frigoriferi smart, dispositivi Alexa e lampadine intelligenti. Quindi io in ogni caso mi sentirei di consigliare l'uso di un antimalware a chiunque, anche a chi usa Linux, per evitare il problema alla radice. Forse l'antimalware più diffuso per Linux è ClamAV, una soluzione open source molto apprezzata da chi usa Linux, anche perché è molto personalizzabile, che però in realtà non è sempre aggiornatissimo da quello che so. Oggi quelli più consigliati per Linux sono ESET NOD32, che ha soluzioni sia per utenti domestici che per aziende, e quello di Kaspersky, che ha delle soluzioni soluzioni molto valide per le aziende. Si può scegliere fra l'altro quella solo per il dispositivo, quella solo per il cloud, oppure una soluzione totale integrata. I due che l'ambiente considera un po' più forti sono Sophos e Bitdefender GravityZone, che però hanno dei costi molto importanti perché si rivolgono per lo più ad aziende medio-grandi, quindi magari non sono l'ideale per chi vuole semplicemente un antimalware per il proprio computer di casa. Con questo video comunque dovrei aver risposto anche alla domanda che un po' tutti quei quelli che non sono così dentro la materia si pongono, che è: ma l'antimalware mi serve davvero? L'antimalware è uno strato di sicurezza, non ci salva la vita se siamo abituati a fidarci di tutto e a cliccare sulla qualunque. Però se ci capita di fare un errore di valutazione, ad esempio troviamo una chiavetta USB per terra e la infiliamo nel PC per capire di cosa si tratta, può sicuramente esserci utile nel rilevare un comportamento anomalo e bloccarlo. Più strati di sicurezza mettiamo, più sarà difficile, per quanto non impossibile, che un malintenzionato malintenzionato riesca a entrare nel nostro computer e a farla franca. Allo stesso tempo dobbiamo stare comunque molto attenti a quale scegliamo e tenerci sempre informati su delle eventuali vulnerabilità dell'antimalware che abbiamo scelto, perché ricordiamocelo, anche questi sono programmi e anche questi possono essere dei punti d'ingresso per i cybercriminali. Nel 2020, per farvi un esempio, è stato scoperto che quasi tutti gli antimalware più noti come Avast, Avira, Bitdefender e così via contenevano una vulnerabilità che alcuni malintenzionati avevano infettato e che permetteva loro di disabilitare l'antivirus, di nascondere dei file pericolosi durante le scansioni, o addirittura di utilizzare l'antivirus stesso come strumento dannoso contro il sistema. La cyber security è l'eterno gioco fra guardie e ladri, è la legge della giungla. Ogni giorno un utente si sveglia e sa che dovrà correre più velocemente del cyber criminale che vuole fregarlo. Ultimissima questione prima di chiudere è: ma l'antimalware mi serve anche per il telefono? Visto che si è fatta già una certa, facciamo che dedico un a questo la prossima settimana, quindi farò uscire un video relativo alla sicurezza degli smartphone, a come proteggerli, a come possono essere attaccati, e chissà che non ci scappi anche un video sul celeberrimo caso Paragon che ormai mi avete chiesto in tantissimi. Quindi rilassatevi, andate al mare, uscite con gli amici, fate aperitivi, ma non perdetevi comunque i prossimi approfondimenti. Bene, come sempre spero che questo video vi sia stato utile, fatemi sapere nei commenti se volete quale antimalware usate e come vi trovate, così facciamo uno scambio di idee. Noi ci rivediamo nel video di domani.










