😱 BELLINGCAT e il caso MALAYSIA AIRLINES

Il video ricostruisce l’intera vicenda dell’abbattimento del volo Malaysia Airlines MH17 il 17 luglio 2014, partendo dal contesto geopolitico del Donbass e dalle prime, confuse reazioni sui social. Viene presentato il percorso personale di Elliot Higgins, da commentatore online a fondatore di Bellingcat, e la nascita del collettivo basato sull’OSINT. Si descrivono in dettaglio le tecniche usate da Bellingcat per geolocalizzare il lanciamissili Buk, ricostruire la sua traiettoria, analizzare foto, video, metadati e intercettazioni telefoniche, e collegare il sistema alla 53ª Brigata Antiaerea russa. Il ruolo di Bellingcat nella conferma delle prove da parte del Joint Investigation Team, le indagini legali, le condanne dei responsabili (Girkin, Dubinsky, Karchenko) e le limitazioni dell’esecuzione delle sentenze sono spiegati. Il video analizza anche la risposta russa, le campagne di disinformazione e le accuse contro Bellingcat, per poi mostrare l’espansione dell’organizzazione in altri casi (Skripal, Navalny, Siria, Yemen) e la sua struttura finanziaria trasparente. Il narratore chiude invitando alla discussione civile, senza polemiche, e anticipa futuri contenuti.
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Il 17 luglio 2014, alle 4:20 del pomeriggio, un Boeing 777 della Malaysia Airlines si disintegra a 10.000 metri di altezza sopra i campi di girasoli dell'Ucraina orientale. Il volo MH17, un volo passeggeri partito da Amsterdam quella mattina con destinazione Kuala Lumpur, trasporta 298 persone. Si tratta per lo più di famiglie olandesi, di ricercatori australiani che andavano a una conferenza sull'AIDS a Melbourne, e di un gruppo di ragazzini malesi inglese che tornavano a casa dopo le vacanze estive. Nessuno di loro arriverà mai a destinazione perché l'aereo viene colpito da qualcosa che lo riduce in migliaia di frammenti sparsi su un'area di 50 km². Nei minuti immediatamente successivi, sui canali social dei separatisti ucraini filorussi compare un post trionfale che rivendica l'abbattimento di un aereo militare ucraino. Il post viene cancellato entro poche ore quando diventa chiaro che quell'aereo non era ucraino. E non era militare. Iniziano immediatamente le ricerche per individuare i responsabili, ricerche che non portano a niente, anche se la verità su chi ha fatto esplodere l'aereo e come alla fine arriverà. Non da un servizio segreto occidentale come la CIA o l'MI6, ma da un tizio disoccupato di Leicester in Inghilterra che passava le sue giornate in pigiama a litigare nella sezione commenti del giornale online The Guardian. Ma come sempre, per capire bene com'è andata, dobbiamo partire dall'inizio. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. La scorsa settimana abbiamo parlato di OSINT, quindi adesso è ora di vedere un caso reale in cui è stato messo in pratica. E per farlo non c'è caso migliore di questo, il caso Bellingcat. Ma andiamo con ordine, partiamo dal protagonista di questa storia, ovvero l'inglese in pigiama, aka Elliot Higgins, classe 1979, una persona in realtà non particolarmente memorabile. Dopo le superiori lavora per un po' nell'amministrazione e nella finanza, si sposa, fa una figlia, resta disoccupato a fare il padre e il casalingo mentre la moglie lavora. L'unica cosa che fa con una certa costanza, oltre ovviamente a cambiare pannolini, è stare su internet a sollevare polemiche. Il suo hobby è passare le ore a discutere nei forum e nelle sezioni commenti dei giornali online. Ha un'opinione su tutto e ci tiene a condividerla con chiunque gli capiti a tiro e a trovare da dire con chi non la pensa come lui. Sono convinta che conosciamo tutti qualcuno così. Poi scoppia la guerra civile in Siria e Higgins ci si butta dentro. Non fisicamente, ovviamente. Comincia però a guardare i video che i combattenti siriani caricano su YouTube, per quanto fossero girati con dei telefoni, magari anche un po' tremolanti in mezzo ai bombardamenti. Quindi lui si mette e passa le ore ad analizzare questi video. A Higgins interessano in particolar modo le armi. Inizia a riconoscere i modelli dei razzi, sa identificare le munizioni a grappolo, distingue un lanciarazzi da un altro. Tutto questo senza avere nessuna formazione militare. Impara Tutto da solo, studiando i cataloghi online e manuali tecnici, e apre anche un blog per parlare di queste analisi. Blog che chiama Brown Moses, dal titolo di una canzone di Frank Zappa. Almeno su gusti musicali non gli si può dire niente. Comunque, in questo blog dimostra di saperne parecchio sull'argomento, tanto che i giornalisti cominciano a citarlo e anche il Guardian gli dedica un profilo per permettergli di scrivere articoli per loro. Nel giro di un anno, questo tizio, pur senza nessun background ufficiale, con le sue conoscenze da autodidatta diventa un punto di riferimento per capire cosa succede sul campo di battaglia delle varie guerre, perché le sue analisi si rivelano costantemente più accurate di quelle dei giornalisti, anche di quelli che magari sono sul campo, perché lui analizza appunto i video invece dei combattenti. Nel luglio 2014, forte di questa reputazione costruita nel tempo, Higgins fonda Bellingcat. Il nome viene da una favola attribuita a Esopo in cui dei topi decidono di mettere un campanello al collo del gatto per sentirlo arrivare, e che poi finisce in un nulla di fatto, perché nessun topo si offre volontario per attaccare questo campanello al collo del gatto. Higgins prende la storia e la ribalta. Voleva proprio dimostrare che il gruppo, il suo gruppo, è fatto di topi che sono disposti a mettere il campanello al collo del gatto. Bellingcat nasce come un sito con un gruppo di volontari sparsi per il mondo che condividono la stessa passione, o meglio ossessione se vogliamo, per la verifica delle fonti e l'approfondimento di questioni geopolitiche. Tutte cose basate sull'OSINT, quindi la ricerca sulle fonti aperte di cui abbiamo parlato la scorsa settimana. Quindi loro non fanno altro che prendere informazioni, video, foto pubblicamente disponibili e analizzarli, confrontarli, verificare le fonti per cercare di capire quali sono reali, quali sono falsi, e che cosa c'è dietro, cosa nascondono, cosa raccontano che magari non è immediatamente percepibile. Quello che rende possibile per i volontari di Bellingcat di fare approfondimenti a livello di quelli fatti nei ministeri e negli uffici dell'autorità è che tutti hanno uno smartphone in tasca, anche anche i civili nelle zone di guerra e persino i soldati in missione. E tutti lo usano per fotografare, filmare qualsiasi cosa e magari pubblicare il materiale sui social network. Grazie a queste informazioni e a strumenti come Google Maps e Google Earth, uniti a tutti i materiali disponibili gratuitamente su internet, il gruppo di volontari di Bellingcat è in grado di fare vere e proprie investigazioni, per quanto amatoriali. L'occasione per mettersi alla prova arriva prestissimo, perché solo 2 settimane dopo la fondazione di Bellingcat viene abbattuto l'aereo passeggeri di cui abbiamo parlato nell'introduzione. Voglio provare a farvi immergere nella loro investigazione, quindi vi racconto quello che è successo e poi seguiremo passo passo quello che loro hanno fatto. Perché al di là della tragedia che si è svolta, che è di una gravità devastante, la storia sembra veramente quasi un giallo. Partiamo quindi dall'inizio e dal contesto geopolitico. Siamo nel Donbass, la regione dell'Ucraina orientale dove da mesi stanno combattendo l'esercito ucraino e i separatisti filorussi. Appoggiati da Mosca. In quella zona nel luglio 2014 i separatisti hanno già abbattuto diversi aerei militari ucraini grazie alle armi comprate sul mercato nero, come missili portatili e armi antiaeree leggere. Quello che non hanno, almeno non ufficialmente, sono i sistemi per colpire aerei che si trovano ad alta quota, come appunto gli aerei passeggeri. Per quello serve un Buk, un lanciamissili terra-aria di fabbricazione sovietica che viene montato su un veicolo cingolato. È un'arma che i separatisti non dovrebbero avere, perché un singolo sistema Buk costa qualche milione di dollari e richiede personale addestrato per essere operato. È un'arma militare vera e propria che sul mercato nero non si trova. La mattina del 17 luglio alle 10:45 circa, diversi residenti della città di Donetsk vedono passare un convoglio militare insolito: un rimorchio che trasporta un mezzo cingolato con 4 tubi di lancio, altrimenti noto come Buk, il lanciamissili terra-aria. La gente è incuriosita. E cosa fanno le persone quando vedono qualcosa di particolare? Fanno delle foto. Queste foto, poche per la verità, vengono caricate in alcuni social come Facebook, VKontakte, che è il Facebook russo. Però insomma la cosa non si diffonde chissà quanto, vengono solo caricate alcune foto su alcuni profili privati. Il convoglio si muove verso est e arriva a Snisne nel primo pomeriggio. Qui il book viene scaricato dal rimorchio in direzione di un'area di campi agricoli vicino al villaggio di Pervomaisky. Intorno alle 13:30 qualcuno filma il mezzo che si allontana dalla strada principale. Quel pomeriggio decolla l'aereo passeggeri della Malaysia Airlines che alle 16:20, seguendo la sua rotta programmata, si trova proprio sopra al Donbass. Non c'è nessun motivo per cui un aereo civile non dovrebbe trovarsi lì, e in effetti decine di altri voli commerciali avevano attraversato lo stesso spazio aereo quel giorno e nei giorni precedenti. È una tratta tipica, normalissima, ed è anche la tratta che quell'aereo doveva fare. Non si sa ancora perché, ma chi è alla guida del Buk decide che quell'aereo va abbattuto e fa partire il missile. L'equipaggio non ha nemmeno il tempo di capire cosa sta succedendo, perché il Buk con una precisione incredibile colpisce la cabina di pilotaggio e distrugge il muso dell'aereo, e da lì l'esplosione si propaga fino a disintegrare letteralmente il velivolo. Il tutto sarà accaduto nel giro 2-3 minuti al massimo, non di più. Ci vuole poco a capire cosa è successo quando le torri di guardia perdono il contatto con l'aereo e si inizia a parlare di un'esplosione nel Donbass, che era proprio nella tratta che l'aereo stava seguendo. Nei giorni successivi iniziano a partire le accuse fra stati. Viene accusata la Russia, che nega, e accusa l'Ucraina. Vengono mostrate delle immagini dei radar che mostrano quello che viene indicato come un aereo militare ucraino vicino all'aereo fatto esplodere. Quindi come dire, è stato un errore, c'era un aereo militare che noi volevamo colpire e purtroppo era vicino a un aereo passeggeri. Non doveva trovarsi lì, ma si trovava lì. Quel puntino vicino all'aereo fatto esplodere si scoprirà poi essere invece lo stesso aereo passeggeri che era già stato colpito e quindi si era diviso in più parti che comparivano quindi spezzate sul radar. Si fa avanti addirittura il produttore russo dei sistemi Buk, che tiene una conferenza stampa in cui dice che sì, è stato un Buk, ma afferma che il modello del missile è uno vecchio fuori servizio nell'esercito russo e ancora in dotazione dell'esercito invece ucraino. La tesi in sostanza è che gli ucraini abbiano abbattuto per sbaglio il proprio aereo, oppure abbiano volutamente abbattuto un aereo olandese in rotta per la Malesia, il che avrebbe avuto ancora meno senso. Nel frattempo sul campo i separatisti armati impediscono per giorni l'accesso alla zona del disastro. Quando finalmente arrivano i primi investigatori internazionali, la scena è stata fortemente manipolata. I pezzi dell'aereo sono stati spostati, ci sono oggetti personali dei passeggeri sparsi ovunque. Non c'è modo di capire esattamente come sia successo il tutto. Higgins e i suoi collaboratori di Bellingcat vedono le stesse foto e gli stessi video che vedono tutti gli altri, cioè quelli divulgati dai giornali e quelli postati sui social nelle ore del disastro. Ma la differenza è che loro li guardano con un occhio diverso, perché vogliono risalire alla verità. E per farlo loro partono dall'inizio, da da quelle foto postate in cui si vedeva il Buk passare vicino a Donetsk. Per capire come funziona il loro metodo, immaginate di avere un fotogramma tratto da un video di 3 secondi di un Buk che passa su una strada. Nel fotogramma si vedono sullo sfondo un palo della luce, un edificio basso con un tetto di un certo colore, una curva della strada e un filare di alberi che divide le due carreggiate. Ognuno di questi elementi preso da solo non dice nulla, potrebbero identificare un qualunque luogo. Però se li mettiamo tutti insieme, il campo si restringe. Non mi basta trovare un filare, ma mi serve capire dov'è il filare che dietro ha una casa gialla col tetto rosso, una strada a due corsie con una doppia linea continua e un cartello con scritto "osteria a 100 metri". I volontari di Bellingcat quindi analizzano a fondo l'immagine, aprono Google Earth e iniziano a cercare la posizione precisa confrontando man mano gli scenari che guardano con la foto in loro possesso. Usano delle piattaforme collaborative per distribuire compiti fra i volontari, quindi si dividono i luoghi da guardare, perché pensiamoci anche se l'area da controllare è di 3 km², quindi piccola rispetto a tutto il mondo, setacciare via per via guardando angolazione per angolazione richiede un mucchio di tempo. Quindi si dividono il lavoro: alcuni partono dai video provenienti da Donetsk, qualcun altro su quelli provenienti da altre città, alcuni sulle immagini satellitari, poi cercano di incrociare i risultati. Un utente trova il punto esatto di un video registrato a Snizhne basandosi su una caratteristica insolita della strada, che era, come accennavo, una doppia carreggiata con degli alberi al centro della strada. Effettivamente non molto comune. In quel video si vede il rimorchio rosso che trasporta il Buk. Un altro utente identifica lo stesso mezzo in un video girato qualche ora prima a Donetsk, quindi riescono a ricostruire la strada che ha fatto il Buk per arrivare al punto in cui poi è stato lanciato il missile. Un terzo aveva tempestivamente archiviato le foto che separatisti avevano postato per festeggiare questo abbattimento di un aereo e che poi avevano cancellato dopo aver capito l'errore. Insomma, Bellingcat riesce a ricostruire la timeline dell'evento pezzo dopo pezzo. I volontari trovano anche foto successive al lancio del missile in cui si vede il Buk che torna indietro, e guarda un po', anziché avere 4 tubi di lancio carichi ne ha solo 3. Quindi è definitivamente confermato che un missile è senz'altro stato lanciato. Tutto questo processo viene svolto da Bellingcat in maniera completamente trasparente. Ogni volta che trovano qualcosa di interessante lo postano subito, citano le fonti, mostrano gli screenshot. Di fatto fanno il contrario di quello che fa normalmente l'intelligence. E per questo motivo diventano un problema per la Russia, perché piano piano raccolgono abbastanza informazioni da seguire tutto il percorso fatto dal BUK. Oltretutto, per fare quest'ultima cosa, usano fra le altre anche le foto scattate dagli stessi separatisti, che postano video e foto su forum e siti senza togliere i metadati. Se vi ricordate, nello scorso video vi avevo detto che ad ogni foto che noi scattiamo sono collegate delle informazioni, come il dispositivo con cui è stata scattata, data ora e anche il luogo in cui l'abbiamo scattata, se il telefono è collegato al GPS. Molti social oggi cancellano automaticamente questi dati quando carichiamo una foto, ma non è sempre stato così, e molti forum e siti ancora oggi pubblicano le foto senza eliminare nessun metadato. Prendendo l'immagine caricata e analizzandola con dei tool specifici, è possibile quindi vedere tutti questi dati aggiuntivi. Ed è quello che Bellingcat ha fatto con le immagini dei soldati russi e i separatisti caricate sui vari social, riuscendo quindi a geolocalizzare localizzare con precisione il punto in cui erano state scattate. Tra le altre cose poi, Bellingcat riesce a identificare oltre 200 profili social di soldati della 53ª Brigata Antiaerea, distanza a Kursk in Russia. E che cosa trova nei loro profili? Delle belle foto dei depositi dei mezzi militari. E fra quei mezzi anche il nostro Buk, riconoscibile grazie al numero identificativo e da altri segni distintivi. Quindi non solo riescono a tracciare tutto il percorso fatto dal Buk e a dimostrare che era stato lanciato lanciato un missile dal Buk, ma trovano anche da dove è partito e dove si trovava dopo il fattaccio. Quindi soprattutto scoprono che la Russia era coinvolta in modo diretto. Era stata la Russia a dare il lanciamissili ai separatisti, non era un'iniziativa degli ucraini. Quindi tutta la negazione fatta dai russi fino a quel momento inevitabilmente crolla. Parallelamente al lavoro di Bellingcat, i servizi di sicurezza ucraini rendono pubbliche delle intercettazioni telefoniche in cui si sentono i separatisti che discutono dell'arrivo di un Buk nella zona. Menzionano un motel come punto di riferimento vicino a Donetsk, il che coincide con la posizione dei primi avvistamenti filmati dalla popolazione civile. E ci sono anche delle telefonate successive all'abbattimento in cui qualcuno chiede con voce preoccupata se per caso non si trattasse di un aereo civile. La Russia dice che le intercettazioni sono false, che sono state costruite ad arte, ma il problema è quanto in realtà coincidano con la narrazione proposta da Bellingcat. Di fatto, l'OSINT condotto dai volontari va in questo caso a rafforzare le prove raccolte dall'intelligence, che è una cosa, se ci pensiamo, paradossale, perché siamo portati a pensare che l'intelligence sia più affidabile dell'OSINT. Invece, a quanto pare, non è sempre così. Proprio grazie al lavoro eccelso condotto da Bellingcat, che ha individuato il mezzo usato per abbattere l'aereo, la zona da cui sono partiti i missili, la strada fatta dal Buk, gli stati coinvolti, dove veniva tenuto il Buk, e così via. Nel 2018 il Joint Investigation Team, una squadra investigativa internazionale fra Paesi Bassi, Ucraina, Australia, Belgio e Malesia, conferma definitivamente che il Buk che ha abbattuto l'MH-17 appartiene alla 53ª Brigata Antiaerea russa. È stato trasportato dalla Russia all'Ucraina, è stato usato e poi riportato indietro con un missile in meno. Il team identifica 4 sospetti. Il primo è Igor Girkin, noto anche come Strelkov, il fuciliere. Girkin è un ex colonnello russo ed era anche il comandante militare dei separatisti nel Donbass. Donbass nell'estate del 2014. È lui che, secondo l'accusa, ha richiesto e ottenuto il sistema Buk da Mosca perché separatisti non riuscivano ad abbattere gli aerei ucraini che li bombardavano da alta quota. Il secondo è Sergei Dubinsky, un agente del GRU, l'intelligence militare russa, che operava come collegamento fra Mosca e i separatisti. Il terzo è Leonid Karchenko, un comandante di campo dei separatisti nella zona di Donetsk. E il quattro è Oleg Pulatov, un altro ufficiale del GRU è l'unico dei 4 che parteciperà al processo. Il processo inizia nel marzo 2020 al Tribunale Internazionale dell'AIA. Come accennavo, 3 imputati su 4 non si presentano, preferendo rimanere in Russia, stato che non concede l'estradizione e non riconosce la giurisdizione della Corte Internazionale. Il procedimento va avanti per oltre 2 anni, con una mole di prove che include i dati OSINT di Bellingcat, le intercettazioni, le immagini satellitari e le perizie chiaramente balistiche sui frammenti del missile recuperati. Condannati. Il 17 novembre 2022, grazie a queste prove, la corte olandese riesce a emettere una sentenza. Gierki, Dubinsky e Karchenko sono condannati all'ergastolo per l'omicidio di 298 persone, mentre Pulatov, l'unico che aveva partecipato al processo e quindi probabilmente anche collaborato, viene assolto. Comunque nessuno dei condannati sconterà un solo giorno di carcere per questo reato, dato che appunto la Russia non riconosce la giurisdizione della corte olandese e non concede all'estradizione. Quindi è un ergastolo solo sulla carta. Vorrei soffermarmi solo un secondo su Girkin, perché la sua traiettoria dopo il 2014 è una storia talmente strana che se la vedessi in un film direi: «Se vabbè, hanno proprio inventato a mani basse.» Girkin, dopo la tragedia nel Donbass, per evitare il processo torna a Mosca e si reinventa come milblogger su Telegram. I milblogger sono sostanzialmente dei giornalisti che parlano della guerra, appunto, con approccio militare. Diventa molto popolare, accumula mezzo milione di follower e comincia a criticare Putin molto pesantemente. La cosa che fa ridere è che Girkin non critica Putin per i motivi per cui di solito viene criticato. Normalmente la critica Putin è che è un guerrafondaio disinteressato ai diritti umani, non rispettoso delle norme internazionali, eccetera eccetera. Ma non sono queste le critiche di Girkin, no. Lui lo accusa di non essere abbastanza aggressivo nella guerra in Ucraina, di non bombardare abbastanza. Lo chiama addirittura codardo. Nel maggio 2023 fonda insieme ad altri nazionalisti il Club dei Patrioti Arrabbiati. No, non me lo sto inventando, si chiama veramente così, per protestare contro la gestione militare della guerra. E a quel punto ovviamente viene arrestato, non per l'abbattimento dell'MH-17, no, quello va bene, ma per i post diffamatori contro Putin. Nel gennaio 2024 viene condannato a 4 anni da scontare in una colonia penale con divieto di accesso a internet. Prova dal carcere anche a candidarsi per le elezioni, ma la sua candidatura chiaramente non viene accettata. Quindi in questo momento Girkin è in carcere, non per ammazzato 298 persone innocenti, ma per due post su Telegram. Direi che non è stato particolarmente brillante, perché comunque se la Russia ti sta nascondendo, ti sta proteggendo dall'ergastolo che dovresti scontare, boh, forse meglio non sputare nel piatto in cui stai mangiando. La butto lì. Non si può in ogni caso finire questa storia senza parlare della risposta russa a Bellingcat, perché non possiamo pensare che la Russia sia rimasta a guardare. RT e Sputnik, che sono i media di stato russi, hanno pubblicato decine di articoli per screditare organizzazione, dicendo che Bellingcat era finanziato da qualche stato, che aveva manipolato le immagini, che era tutto falso e via dicendo. Davano invece più credito queste testate a Bonanza Media, una piattaforma indipendente che faceva lo stesso lavoro di Bellingcat ma che era arrivato a conclusioni del tutto diverse. Quindi non aveva ravvisato il coinvolgimento della Russia, ma aveva individuato altri colpevoli. Nel 2020 Bellingcat dimostra che Bonanza Media era finanziata dai servizi segreti russi. Di fatto era un'operazione di disinformazione informazione fatta d'arte, cercando di farla passare per giornalismo indipendente. Nel 2022, come contromossa, la Russia mette Bellingcat in una blacklist, rendendo illegale qualsiasi collaborazione con l'organizzazione sul territorio russo. Va detto che Bellingcat non è che non riceva finanziamenti, anzi, ormai sono diventati seri e strutturati, quindi hanno anche bisogno di soldi per mantenere in piedi l'organizzazione. Il punto forte di Bellingcat è la trasparenza, cioè scelgono di non appoggiarsi direttamente a qualche stato, ma di dichiarare da dove provengono tutti i fondi e di accettarli solo se provenienti da determinate organizzazioni. Chiaramente si aspettano di avere gli occhi di tutti addosso, quindi cercano di mantenersi trasparenti anche per non essere poi sbugiardati, cioè per non perdere la loro buona reputazione. In ogni caso, la vicenda dell'MH17 ha trasformato Bellingcat da un blog di nicchia a un'organizzazione presa in seria considerazione anche in ambito internazionale. Dopo quell'indagine, il collettivo ha identificato gli agenti del GRU responsabili dell'avvelenamento di Sergei e Yulia Skripal 2018, ha ricostruito la dinamica dell'avvelenamento di Alexei Navalny nel 2020 e ha documentato i crimini di guerra in Siria e in Yemen, ogni volta con lo stesso metodo, quindi indagini basate su fonti pubbliche e trasparenza del processo. Oggi Bellingcat ha decine di ricercatori a tempo pieno e si è espansa, arrivando anche negli Stati Uniti. Higgins, il fondatore, è uno dei membri del Technology Advisory Board della Corte Penale Internazionale. Quindi niente male per uno che è partito polemizzando dal divano di casa sua su ogni il Guardian. Bene, come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Fatemi sapere nei commenti se conoscevate già questa vicenda e cosa ne pensate. Non iniziamo per favore con le polemiche pro contro la Russia, perché non siamo Higgins e questo canale non è il Guardian, quindi non c'è bisogno di polemizzare. Dite la vostra ma con educazione. Noi ci rivediamo al video della prossima settimana. Vorrei dirvi di cosa parlerò, ma non ci ho ancora pensato. A presto!










