⚠️ BITCOIN e BLOCKCHAIN: cosa sono e come vengono usati per truffare le persone

Veronica Paolucci explains how Bitcoin and blockchain work, starting with a real scam where fake ads steal investors' money. The video traces Bitcoin's origins to the 2008 financial crisis, covers how blockchain technology works, then details how criminals use crypto for ransomware, romance scams, and darknet markets. It shows how police track criminals through blockchain analysis and discusses new EU regulations like MiCA.
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Immaginate di essere a casa, rilassati, mentre scorrete i social. All'improvviso vi compare una pubblicità sui Bitcoin, per la precisione un video in cui personaggi famosi promuovono un sito di investimenti e ne garantiscono la sicurezza, con decine di recensioni entusiaste di persone comuni che raccontano di aver iniziato a guadagnare in poche settimane. Era tempo che sentite parlare di criptovalute e cominciate a pensare di essere rimasti gli unici a non aver ancora investito in questo settore. Così decidete di provare. Ovviamente solo con una cifra piccola, giusto per iniziare. Vi registrate sul sito, caricate i soldi e in pochi giorni vedete il vostro saldo che inizia a crescere. Dopo una settimana avete già guadagnato un centinaio di euro e decidete di prelevarli. Solo che il sito non funziona più, l'assistenza si fa di fumo, la piattaforma sparisce e con lei anche il vostro denaro. Avete appena scoperto, a vostre spese, una nuova truffa con i Bitcoin. Magari non ci sareste cascati se aveste saputo prima come funzionano davvero le criptovalute. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. L'idea di parlare di blockchain, Bitcoin e criptovalute in generale mi è venuta dopo la diretta che ho fatto il 13 agosto con i ragazzi di Bitcoin Report Italia, di cui vi lascio il link in descrizione così se non l'avete vista potete recuperarla. Abbiamo parlato un po' in generale di come i criminali informatici usano le criptovalute di come le forze dell'ordine tracciano i pagamenti nella blockchain e ho pensato: perché non farci un video sopra? Ed eccoci qui. Oggi parleremo quindi: di che cos'è la blockchain, di come funzionano i Bitcoin e le altre criptovalute e di come questa tecnologia viene sfruttata dai malintenzionati. Ma per capire bene queste cose, come sempre, dobbiamo fare un passo indietro. Siamo nel 2008, piena crisi economica mondiale. La crisi del 2008, lo spiego più che altro a chi come me era troppo piccolo per capire esattamente cosa stava succedendo in quel momento, avuto origine dal fatto che le banche statunitensi negli anni precedenti avevano concesso una serie di mutui rischiosi chiamati mutui subprime. Con rischiosi intendo che erano stati erogati a persone che non avevano un lavoro stabile, non avevano garanti. Insomma, le banche non avevano la certezza di recuperare i loro soldi. Questa grande libertà di ottenere mutui permetteva praticamente a chiunque di comprare una casa, e il mercato immobiliare esplose perché tutti, anche chi non aveva soldi o un lavoro poteva appunto chiedere questo mutuo subprime e acquistare una casa. Le persone erano tranquille perché col fatto che il mercato immobiliare stava andando così bene pensavano: alla peggio, se non riesco a pagare il mutuo, rivendo la casa, tanto c'è tantissima richiesta. Le banche ovviamente puntano a guadagnare, e in un mutuo non è che guadagnano subito, guadagnano dopo 30 anni quando viene restituita l'intera somma con gli interessi. Quindi per ottenere un profitto immediato le banche a volte fanno dei pacchetti, pacchetti di mutui e li vendono a degli investitori, quindi ottengono in questo modo della liquidità che possono investire nella concessione di nuovi mutui e quindi alimentare il loro mercato interno. Il problema è che questi pacchetti di mutui venduti in quegli anni consistevano sia in mutui normali concessi quindi a persone affidabili e con valide garanzie, sia questi nuovi mutui subprime super rischiosi. Le banche continuavano a concedere mutui a chiunque perché tanto poi se le persone non pagavano il problema non era più della banca ma dell'investitore che aveva comprato il pacchetto contenente quei mutui. Questo sistema implose quando i tassi di interesse divennero così insostenibili che le persone non erano più in grado di pagare i canoni. Alcuni smisero di pagare, altri misero in vendita la casa, e scoppiò la bolla immobiliare. Improvvisamente c'erano tantissimi immobili in vendita e pochissime persone interessate ad acquistarli. E calcolate che in quegli anni, quando l'edilizia stava andando benissimo perché tutti avevano appunto accesso a questi mutui subprime, erano state costruite case a raffica, quindi il settore entrò in una crisi devastante. Tutti mettevano in vendita le case e nessuno le comprava più. Gli investitori ovviamente andarono in perdita perché avevano speso soldi per acquistare pacchetti di mutui da cui non avevano un ritorno economico. Banche e investitori fallirono in massa. La bancarotta più famosa fu quella della Lehman Brothers, ma ce ne furono davvero tantissime. La crisi del 2008 ebbe un effetto gravissimo anche sulle persone comuni. In tanti persero la casa, il lavoro, i risparmi accumulati, alcuni anche la vita perché non sapevano come far fronte alle esigenze della propria famiglia. In tutta questa situazione un programmatore stava a guardare e rifletteva. Si rese conto che la causa della crisi era il comportamento delle banche che avevano concesso mutui rischiosi con troppa disinvoltura per poi passare il problema agli investitori. Dopo lo scoppio della crisi erano intervenuti i governi che avevano usato soldi pubblici presi dalle tasche dei contribuenti per salvare le banche dal fallimento. Questo informatico iniziò a pensare che forse sarebbe stato meglio un mondo in cui le banche non servivano, un sistema finanziario in cui i governi non potevano intervenire, in cui le transazioni erano tracciate e trasparenti. E non si limitò a sognare questo nuovo mondo, studiò un sistema che potesse funzionare e quello stesso anno pubblicò un documento online sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto con l'obiettivo dichiarato di creare un nuovo sistema di denaro elettronico che non prevedesse la presenza di terze parti fidate. In altre parole, Satoshi inventò la blockchain come tecnologia sottostante a una nuova valuta digitale decentralizzata, quindi non affidata a governi e banche, che verrà poi chiamata Bitcoin. L'idea di Nakamoto, che probabilmente non era il suo vero nome, era geniale. Partiamo dal presupposto che oggi, se volete inviare un pagamento a un vostro amico, c'è sempre un intermediario che può essere una banca, fisica o online, o un gestore di pagamenti tipo Satispay, PayPal, eccetera. Questi intermediari servono a garantire che voi abbiate quei soldi, che l'altro li riceva e che nessuno faccia il furbo. Il problema è che nel 2008 nessuno si fidava più delle banche, per cui Nakamoto nel suo paper parte da una domanda cruciale: è possibile trasferire denaro su internet senza passare da nessun intermediario? Il tema chiave di tutto questo è proprio la fiducia, perché il sistema bancario tradizionale si regge su un presupposto: io non mi fido di te, tu non ti fidi di me, quindi ci affidiamo a una terza parte. La blockchain invece ribalta questa logica perché crea un sistema in cui non serve fiducia fra le parti, sono dei semplici algoritmi matematici a garantire che tutto funzioni. Se c'è la matematica non serve nessun intermediario. Le banche per svolgere il loro ruolo da intermediari tengono un registro digitale. Ad esempio c'è un conto intestato a Veronica Paolucci, contiene 100 euro. Se Veronica trasferisce 70 euro a qualcun altro, viene annotato in questo registro che adesso Veronica ha sul conto 30 euro. La blockchain fa la stessa cosa, quindi registra le transazioni, ma non affida a nessuno la tenuta di questo registro. È un registro distribuito, pubblico, di cui esistono tante copie che vengono aggiornate nello stesso identico momento. Come funziona in concreto? Partiamo proprio dal termine blockchain, che è l'unione di due parole inglesi: block, cioè blocco, e chain, cioè catena. La blockchain altro non è che una catena in ordine cronologico di blocchi. Ogni blocco contiene un insieme di transazioni o dei dati e una volta riempito viene chiuso e collegato al blocco precedente formando una catena immutabile e impossibile da falsificare. Per capire meglio perché è così sicura e impossibile da falsificare Possiamo immaginarla come il registro dei voti di una classe. In una scuola normale il registro dei voti lo tiene solo il professore. È lui che interroga, che fa le verifiche, poi scrive il nome dell'alunno, la data dell'interrogazione o della verifica e mette il voto. Ma cosa succede se il prof è disonesto? Potrebbe favorire un alunno, abbassare di proposito il voto di un altro, cancellare o modificare ciò che aveva scritto in precedenza. E nessuno potrebbe fare nulla. Perché è quel registro lì a fare fede per tutti. Fra l'altro, se quel quaderno andasse perso o distrutto, tutti i dati sparirebbero, quindi c'è un ulteriore rischio. La blockchain immagina una scuola diversa in cui ogni studente ha una copia identica del registro dei voti, aggiornata in tempo reale. Il professore non tiene un registro centrale: quando assegna un voto lo dice agli studenti e tutti lo scrivono sulla propria copia. Nessuno può cambiare le cose vecchie o modificare i voti, perché se qualcuno provasse a barare, gli altri se ne accorgerebbero subito, visto che la sua copia non combacia con tutte le altre. In questo modo nessuno ha più il potere assoluto, nessuno può imbrogliare senza essere scoperto, e il sistema funziona anche senza un'autorità centrale che impone le regole. È la classe stessa, attraverso la collaborazione, che garantisce che il registro dei voti sia corretto. La blockchain funziona esattamente così: è un registro condiviso di digitale aggiornato per tutti in contemporanea, impossibile da falsificare. È un registro talmente granitico e immutabile che anche in Italia, dove la burocrazia la fa da padrona, si sta iniziando a pensare di usarla per gli atti notarili e cose di questo tipo, perché dà un livello di certezza maggiore rispetto ai classici registri cartacei. Ma su questo ci torniamo fra un pochino. Il problema base della blockchain è che è stata raccontata o come la rivoluzione che cambierà tutto, oppure come la truffa del secolo. La verità, come sempre, sta nel mezzo. La blockchain non è la salvezza dell'umanità, ma non nasce sicuramente per truffare la gente. È semplicemente un modo geniale di organizzare le informazioni, che risolve un problema molto antico e molto concreto: il fatto che non ci si può fidare degli altri. Ora che abbiamo capito più o meno cos'è la blockchain, che quindi è questo registro condiviso impossibile da falsificare, vediamo come funziona dal punto di vista tecnico. Prometto che sarà facilissimo seguirmi. Torniamo un attimo alla nostra classe con il registro dei voti. Per semplificare vi ho detto che il professore dice il voto, tutti lo scrivono insieme e siamo tutti a posto. Ma nella blockchain come si fa a decidere chi è che stabilisce quello che tutti devono scrivere nel registro? Non c'è un professore che dà un voto. Chi decide quando si aggiunge una nuova riga, un nuovo blocco? Come facciamo ad assicurarci che tutti aggiornino il registro nello stesso momento? Satoshi Nakamoto risolve questo problema con un meccanismo chiamato proof Proof of Work, traducibile in italiano come dimostrazione del lavoro. Seguitemi. Abbiamo detto che la blockchain è un registro che tiene nota delle varie transazioni che vengono eseguite. Queste transazioni vengono racchiuse in un blocco che rimane aperto finché qualcuno non lo chiude e non lo collega ai blocchi precedenti, rendendo il contenuto di quel blocco immutabile. Un blocco è come una pagina di questo registro. Vengono annotate varie transazioni, vari passaggi, e si può considerare definitiva questa pagina solo quando qualcuno firma, timbra e volta pagina. Da quel momento in poi non si può più cambiare la pagina precedente. Ma chi è che firma sta cacchio di pagina? La blockchain è meritocratica, ha il diritto di firmarla chi risolve un problema matematico specifico per quel blocco lì. Ed è una cosa che non richiede una verifica umana, c'è un algoritmo a cui vengono sottoposte le varie soluzioni e che stabilisce in modo pulito e matematico chi è stato il primo a trovare la soluzione giusta per quel blocco e quindi può mettere la firma. E perché uno dovrebbe sbattersi per risolvere 'sti problemi matematici? Perché a chi li risolve viene data una ricompensa di 3 bitcoin, che nel 2008 magari non valevano tantissimo, ma oggi corrispondono a quasi 300.000 euro. La blockchain si basa su queste due componenti fondamentali, che sono transazioni e ricompense. Da una parte ci sono persone che usano la blockchain per scambiare criptovalute, ad esempio scrivono: Veronica ha mandato un bitcoin a Federico, Federico ha mandato un Bitcoin a Giovanna. Insomma, ci sono persone che scrivono nel registro quello che hanno fatto e hanno un disperato bisogno che qualcuno chiuda il blocco in cui sono contenute le loro transazioni, in modo da renderle definitive, perché finché non viene chiuso il blocco rimangono in standby. Dall'altra parte c'è gente che non fa altro che tentare di risolvere questi rompicapo matematici prima degli altri per ottenere le ricompense, attività nota come minare Bitcoin. Quindi quando sentite qualcuno che dice Yo, io mino Bitcoin per vivere, significa che cerca continuamente di risolvere questi indovinelli per accumulare dei Bitcoin. Sono due componenti che si alimentano a vicenda. Chi fa le transazioni ha bisogno di qualcuno che firmi, che chiuda il blocco. Chi mina Bitcoin ha bisogno di qualcuno che faccia transazioni, altrimenti non ci sono blocchi da chiudere. Ed è un sistema perfetto perché oggi viene chiuso un blocco ogni 10 minuti. Quindi siamo arrivati ad avere un registro digitale veloce, rapido, impossibile da modificare e che riconosce il merito a chi contribuisce a questa certezza. C'è gente che minando Bitcoin ha fatto soldi veri dal 2008 in avanti, chiaramente non stando lì con calcolatrice, foglio e penna, ma usando computer dedicati solo a questo, che giorno e notte provavano a risolvere il rompicapo. Oggi la situazione è un po' diversa. Minare Bitcoin per la gente normale è più difficile. Servono macchine molto potenti e veloci specifiche per il mining, serve tanta energia elettrica che costa. Quindi la gara è ormai dominata da queste enormi fabbriche di mining che fanno letteralmente solo questo. Se vi state mangiando le mani pensando che ormai avete perso l'occasione di fare soldi facili, diciamo, tranquilli, non siete soli. Questa sono io che nel 2008 facevo la cresima anziché stare a casa a minare Bitcoin. Comunque, fino a questo punto abbiamo parlato della blockchain di Bitcoin, che è quella originale, la madre di tutte. È la prima che ha dimostrato al mondo che si poteva tenere un registro pubblico e incorruttibile delle transazioni senza senza bisogno di banche o governi. Un'idea così potente che dopo il Bitcoin è arrivata una valanga di nuove criptovalute, ognuna con la sua versione personalizzata della blockchain. Questa cosa è stata resa possibile dal fatto che il codice di Bitcoin è sempre stato pubblico, quindi chiunque poteva copiarlo, modificare alcune parti per creare una nuova versione. Ad esempio, nel 2011 nasce Litecoin, creato da Charlie Lee, un ex ingegnere di Google che in realtà alcuni dicono che potrebbe essere il vero Satoshi Satoshi Nakamoto, ma è una cosa rimasta un po' così fumosa. Charlie Lee comunque prende il codice di Bitcoin, lo modifica un po' per renderlo più veloce, per chiudere i blocchi più rapidamente, per rendere il mining più accessibile, e lo rilascia come una criptovaluta di valore minore. Se Bitcoin è l'oro digitale, il Litecoin si propone sul mercato come l'argento digitale. Nel 2014 un altro programmatore dice: bello Bitcoin, ma un po' troppo trasparente per i miei gusti." e lancia Monero, che ha come obiettivo l'anonimato totale. Nasce per nascondere tutto: chi invia, chi riceve, e anche quanto viene scambiato. Su Monero torneremo più avanti, perché neanche a dirlo è la moneta prefe dei criminali informatici. Nel 2015 un'altra grande novità si deve a un ragazzo canadese di 19 anni di nome Vitalik Buterin, che pensa che la blockchain sia sprecata per usarla solo per scambiare criptovalute, Nasce così Ethereum, una nuova moneta digitale basata su una blockchain che non si limita a registrare delle transazioni, ma ospita anche degli smart contract, cioè dei piccoli programmi che si eseguono automaticamente quando succede qualcosa. Uno smart contract, una volta scritto e caricato sulla blockchain, non può essere modificato o fermato. È codice puro che si autoesegue quando succede qualcosa. Grazie a Ethereum nascono anche gli NFT, acronimo che sta per Non Fungible Token, che sono certificati digitali di proprietà. L'esempio più famoso sono stati i disegnini delle scimmiette. Un artista carica un disegno sulla blockchain, avvia un'asta e dice: quando scade il tempo, quello che mi ha pagato di più si aggiudica questo disegno. E non serve nessun banditore, non serve nessuno che certifichi il passaggio di proprietà, è l'algoritmo a fare tutto. Quando scade il tempo, chi ha offerto di più riceve automaticamente questo token che corrisponde al certificato di proprietà di questo disegnino digitale. Utile, non utile, è arte, il valore lo decide la gente. Per un periodo è stato attribuito agli NFT un valore molto alto, mi ricordo che Justin Bieber ne aveva acquistato uno per tipo 1 milione e mezzo di dollari. Oggi questa bolla è un po' scoppiata, quindi non gli si dà più così tanto valore, ma è una cosa molto volatile. Di certo questa tecnologia può costituire uno sviluppo molto interessante del sistema notarile di oggi. Magari fra 100 anni, anziché andare da un notaio, i nostri nipoti andranno da un broker della blockchain. Uno metterà il certificato di proprietà della casa sulla blockchain, l'altro lo acquisterà immediatamente, e questo scambio avrà un grado di certezza molto alto. Non la vedo come una cosa applicabile da domani, ma potrebbe essere uno sviluppo possibile. Come criptovalute, direi che una menzione la merita anche Dogecoin, nata nel 2013 2013, quando il mondo delle criptovalute stava iniziando a farsi notare, e due sviluppatori decidono di farne una parodia. Prendono il codice di Litecoin, ci appiccicano sopra la faccia dello Shiba Inu dei meme e lo chiamano Dogecoin, o Doggy Coin, viene pronunciato in modi diversi. All'inizio è tutto un gioco, si distribuiscono Dogecoin a caso su Reddit, si finanziano iniziative improbabili tipo mandare una slitta alle Olimpiadi. Poi in realtà questa moneta prende piede, soprattutto dopo che iniziò ad usarlo anche Elon Musk. In tutto questo, infatti, Dogecoin, nonostante sia nata per ridere, è una criptovaluta vera e propria, con una blockchain sua, delle transazioni veloci e una community veramente fedelissima. Infatti continua a esistere perché l'internet ne è innamorato, e perché Dogecoin è l'unica cosa che è sempre stata chiara fin dall'inizio: è tutto un meme e va benissimo così. Ora che abbiamo le idee un po' più chiare su come funzionano blockchain, Bitcoin e compagnia bella, è ora di ricollegarci Arrivarci al tema principale di questo canale e chiederci: come vengono usate le criptovalute dai criminali informatici? Abbiamo detto che la blockchain è trasparente, è tutto tracciato, quindi non dovrebbe essere controproducente per i criminali utilizzarla? In realtà il punto è che chiunque può aprire un wallet, quindi un portafoglio per le criptovalute, e non deve certo usare proprio nome e cognome. Non è come in banca, non c'è un'autorità centrale a cui dobbiamo dare i nostri documenti e i nostri dati personali. Inoltre le transazioni sono tracciate, ma non viene scritto nel registro Veronica Paolucci ha dato un Bitcoin a Mario Rossi. Viene scritto il wallet X1GRZ ha dato un Bitcoin al wallet 9T4KL. Per questo motivo si dice che il Bitcoin non è anonimo ma pseudonimo. Io posso vedere tutto quello che fa un wallet, ma finché non trovo un'associazione con la persona reale non ho modo di capire chi c'è dietro quel wallet. Se un criminale riesce a nascondere la sua identità nel mondo reale, può usare la blockchain per spostare soldi in modo non riconducibile a lui. Non è impossibile da tracciare, ma è molto più difficile rispetto a un bonifico bancario. Questo ha reso le criptovalute lo strumento preferito di tutta l'economia criminale. Truffe, estorsioni, attacchi informatici, traffico illecito, ogni tipo di crimine online oggi ha un elemento comune: alla fine qualcuno ti chiede di pagare in criptovalute. Salute. Pensiamo ai ransomware, no? Quei virus che bloccano l'accesso al tuo computer e ti chiedono un riscatto. Il messaggio classico è: paga $100.000 in Bitcoin a questo wallet o eliminiamo o pubblichiamo tutti i tuoi dati. Oppure le cosiddette truffe romantiche. Vi scrive qualcuno su Facebook, vi sentite tutti i giorni, sembra amore, poi improvvisamente questa persona vi dice che è bloccata in un paese straniero e ha bisogno di aiuto, vi chiede 1.000 euro in criptovalute perché nel suo paese non accettano gli euro e poi scompare. Ci ci sono anche poi vere e proprie truffe basate sulle criptovalute, come lo scenario che vi ho descritto all'inizio del video. Ci sono queste piattaforme che si presentano come normali siti di trading innovativi con testimonial famosi, ovviamente creati tramite deepfake, che promettono dei guadagni strabilianti. E non appena il malcapitato deposita del denaro, spariscono nel nulla. La blockchain qui ovviamente non c'entra nulla, serve solo a rendere al massimo irrecuperabile il denaro. Pensiamo pure anche ai marketplace sul Sul web, se qualcuno vi vende un Mitra, non è che potete fargli un bonifico al conto corrente personale. Accettano solo Bitcoin o Monero. Monero in particolare è perfetto per queste attività perché è completamente anonimo, non si vede neanche la somma trasferita, figuriamoci chi l'ha inviata o chi l'ha ricevuta. Forse l'unica truffa in cui le criptovalute sono direttamente protagoniste sono le cosiddette rug pull, cioè letteralmente tirare via il tappeto. Funzionano così: qualcuno crea una nuova criptovaluta, la promuove a bomba con marketing virale su tutti i social, magari fa anche finta che ci sia qualche personaggio famoso coinvolto, e quando la gente inizia a investirci, i creatori scappano con i soldi e chi resta si ritrova con un pugno di token senza alcun valore riconosciuto. Mi vengono in mente Bitconnect e OneCoin, ma ci sono mille altri micro esempi. Si fondano sul fatto che è perfettamente plausibile che nasca una nuova criptovaluta e che ci sono persone persone che dopo aver perso il treno dei guadagni facili con i Bitcoin sperano di avere l'occasione di investire in una moneta nuova che frutti altrettanto. Alcune vanno bene, altre invece sono solo banalissime truffe, oppure semplicemente sono criptovalute nate con buone intenzioni che poi vanno male e i creatori scappano con quello che hanno potuto raccogliere. E qua la domanda diventa: ma se siamo stati truffati o abbiamo pagato un riscatto in Bitcoin e cose simili, è possibile risalire all'identità di chi ci ha truffati? È possibile recuperare nostri soldi? La risposta è dipende. Da che dipende? Normalmente dall'anello più debole della catena, che è, lo diciamo tutti in coro, l'essere umano. Perché anche cybercriminali sono esseri umani, di solito, e quindi fanno errori. E sono questi errori che li fanno sgamare. Come abbiamo detto prima, la blockchain è un registro pubblico dove ogni transazione è scritta nero su bianco. Il problema è che non c'è scritto Tizio ha mandato un Bitcoin a Caio, ma solo che il wallet 1 ha mandato un Bitcoin al wallet 2. È tutto visibile, ma non è detto che si riesca a capire chi c'è dietro a questi due wallet. E qui entra in gioco il lavoro delle forze dell'ordine, che hanno delle sezioni specializzate proprio per il tracciamento delle criptovalute. Come fanno a tracciarle? Iniziamo da un presupposto fondamentale: anche se una persona usa un wallet anonimo, prima o poi deve trasformare i suoi Bitcoin in euro o in dollari, altrimenti fa più fatica a usare queste criptovalute nel mondo reale. Il momento in cui una criptovaluta viene convertita in in euro o in dollari è quello più delicato per chi vuole rimanere nell'ombra, perché ci si deve affidare ad un exchange. Gli exchange sono delle piattaforme che convertono Bitcoin in soldi veri, diciamo, e queste piattaforme normalmente sono regolamentate, perché stiamo uscendo dalla blockchain, che è il magico mondo in cui non esistono autorità centrali. In pratica, le banche e governi dicono: fate quello che volete finché siete nella blockchain, ma quando poi venite a convertire soldi, torniamo a giocare secondo le nostre regole. Le piattaforme legali, sicure, riconosciute di exchange devono quindi adottare dei protocolli che si chiamano KYC, acronimo che sta per Know Your Customer, cioè conosci il tuo cliente. Vuol dire che ti chiedono documento, nome e cognome, selfie, residenza, insomma tutto quello che serve per identificarti nel mondo reale. Se io commetto un crimine, ottengo criptovalute sul mio wallet anonimo, e poi passo da un exchange che mi identifica, le forze dell'ordine ci mettono 3 secondi a venire a casa mia e ad arrestarmi. Per esempio, nel 2021 la Guardia di Finanza ha smantellato un'organizzazione che operava nel nord Italia e che truffava le persone con piattaforme di trading fasulle. Promettevano guadagni rapidi con investimenti in criptovalute e chiedevano ai clienti di inviare soldi che poi venivano convertiti in Bitcoin. Gli investigatori sono riusciti a seguire le transazioni sulla blockchain finché i criminali non hanno cercato di convertire Bitcoin in euro usando una piattaforma estera. A partire da quegli elementi, gli investigatori sono risaliti ai colpevoli che avevano movimentato oltre 6 milioni di euro in pochi mesi. Se i criminali però non passano da un exchange, tracciarli diventa più difficile, ma non impossibile. Gli investigatori raccolgono comunque tutti gli indizi che riescono a trovare, come l'indirizzo email collegato alla richiesta data di riscatto, gli indirizzi IP da cui vengono fatti i movimenti sul wallet, e così via. E usano degli strumenti fatti apposta come Chainalysis, Elliptic, Ciphertrace, che servono ad analizzare tutti i movimenti dei fondi sulla blockchain e a incrociare questi dati con gli indizi raccolti durante le indagini. L'esempio migliore di queste tecniche di indagine è sicuramente l'arresto di Ross Ulbricht, il fondatore di Silk Road, che era uno dei più grandi marketplace di merce illegale sul dark web. Non è stato sgamato seguendo seguendo le tracce dei Bitcoin, ma scavando nelle fondamenta di Silk Road. Gli investigatori hanno trovato un vecchio post su un forum di programmazione chiamato Bitcoin Talk, dove un utente pubblicizzava un nuovo marketplace su Tor chiamato appunto Silk Road e diceva: se volete contattarmi, scrivetemi all'indirizzo mail rossulbricht@gmail.com. Un vero genio! Questo intanto era un primo indizio, però non c'era la certezza che fosse lui, no? Quindi hanno iniziato a tenere d'occhio questa persona e hanno notato altri particolari. Ad esempio, l'admin di Silk Road si collegava sempre in orari compatibili con il fuso di San Francisco, dove viveva Ulbricht. Poi usava un linguaggio simile a quello usato da Ulbricht anche in altri forum e piattaforme social. Hanno notato ad esempio che c'erano determinati errori grammaticali sia in quello che l'admin scriveva su Silk Road sia nelle recensioni che Ross Ulbricht lasciava su Amazon ai prodotti che acquistava. Alla fine l'hanno preso con mani nel sacco quando si è collegato da una biblioteca pubblica senza nascondere il proprio indirizzo IP. Sono andati lì e l'hanno beccato proprio mentre dal suo computer gestiva Silk Road. Questo per dire che non è che le indagini sulle criptovalute e quelle nel mondo fisico seguono due binari paralleli. Si cerca sempre di fare un quadro completo e unico per raccogliere più indizi possibile. Chiaramente i cybercriminali a loro volta fanno di tutto per nascondere le proprie tracce. Ci sono alcune tecniche abbastanza standard come: 1) wallet usa e getta, cioè usano portafogli diversi per ogni transazione per rendere più difficile il tracciamento; 2) l'uso di mixer o tumbler, cioè servizi che mischiano le criptovalute di tanti utenti per offuscare la provenienza. Sono piattaforme che servono proprio a nascondere le tracce nella blockchain, prendono le valute di varie persone, le mescolano insieme e poi le restituiscono pulite, rendendo quindi difficile capire da dove provenivano originariamente; 3) Si affidano a exchange non regolamentati, quindi quelli in cui non è richiesto all'utente di identificarsi. 4. Usano per lo più criptovalute anonime, come Monero, che non mostrano pubblicamente neanche l'importo della transazione. Queste cose, come dicevo, aiutano i criminali a nascondere le proprie tracce. Se poi vengono sgamati è per il motivo che dicevo prima: perché commettono un errore. Ad esempio, il fondatore di AlphaBay, un altro enorme marketplace del dark web chiuso nel 2017, fu rintracciato perché che aveva usato la stessa mail personale sia per registrare un server che per creare un account su Alphabay. Il punto è che anche se un cybercriminale usa tutte le tecniche di offuscamento più avanzate, se fa degli errori prima o poi viene beccato. Lo sanno bene Ilya Lichtenstein e Heather Morgan, conosciuti come i Bonnie e Clyde della blockchain, che sono riusciti a rubare criptovalute e a nascondersi per anni prima di commettere degli errori che hanno portato poi al loro arresto. Ma questo lo vediamo nel video della prossima settimana, anche perché è una storia così avvincente che sembra un film. In sostanza quindi la risposta è sì, delle indagini condotte per il verso possono far beccare criminali e con un po' di fortuna anche recuperare gli importi persi. Devo dire però che la situazione qui in Italia è un po' desolante. Ho seguito alcuni clienti per delle truffe informatiche e già al momento della denuncia le forze dell'ordine dicono: eh, ma tanto beccarli è difficile, vedrai che non si recupera niente. Insomma partono già sconfitti e non è proprio il massimo. Secondo me invece le indagini sulle crypto dovrebbero diventare la normalità, visto che sono in grado di fare molti più danni rispetto a quelle bancarie, dove un minimo di identificazione c'è sempre. Il lato positivo è che finalmente ci si sta rendendo conto che la blockchain e le criptovalute sono qui per restare, quindi magari la situazione migliorerà nel corso del tempo. Va da sé che l'idea di un ambiente finanziario in cui non ci siano banche, governi, non è digerita benissimo ai alti. Infatti stanno arrivando regolamenti e normative anche su questo, ma finora nulla di troppo impattante sul funzionamento in sé della tecnologia. Si sta più che altro cercando di aumentare la trasparenza del sistema e ridurre i margini di azione per chi usa questi strumenti in modo illecito, e questo lo trovo tutto sommato accettabile. L'Unione Europea ha già approvato un nuovo regolamento, il MiCA, acronimo che sta per Markets in Crypto Assets, che entrerà in vigore nel 2026. Con questa normativa vengono imposti poste regole comuni in tutta l'Europa per le piattaforme di scambio, le criptovalute stabili, i wallet provider e gli altri attori dell'ecosistema della blockchain. In pratica, se vuoi offrire servizi legati alle cripto in Europa, devi registrarti, fornire informazioni dettagliate, dimostrare di avere delle procedure antiriciclaggio serie e sottoporti alla vigilanza delle autorità nazionali. Questo dovrebbe anche limitare le truffe basate sull'inventare nuove criptovalute e poi sparire nel nulla, perché chiaramente se sei censito e identificato fai fatica a sparire. Oltre a questo, molti paesi stanno rendendo obbligatorie le procedure di KYC, quindi quelle di verifica dell'identità degli utenti, e si ipotizza che si arriverà addirittura alla creazione di un passaporto digitale per ogni wallet, legato quindi a un'identità reale, un po' come succede con lo SPID. Ogni indirizzo sulla blockchain sarebbe associato a una persona fisica, rendendo quindi quasi impossibile usare criptovalute in modo anonimo. Questa ipotesi fa molto discutere, Perché per alcuni è un passo avanti verso la legalità e la sicurezza, per altri è la morte della privacy e dello spirito originario della blockchain. Come sempre, la verità sta nel mezzo, direi, anche qui. In tutto ciò, mentre le istituzioni costruiscono queste regole, i criminali, gli attivisti e anche i regimi autoritari continuano a sviluppare delle tecniche di anonimizzazione sempre più sofisticate, in modo da vanificare gli sforzi per rendere tutto più tracciabile. Chissà perché, ma ho la sensazione che arriveremo a identificare i cittadini comuni che usano le criptovalute normalmente, mentre i criminali informatici resteranno sempre anonimi e protetti. Bene, come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. La prossima settimana, come vi anticipavo, vedremo la storia incredibile della coppia che ha seminato il panico nella blockchain facendola franca per anni, quindi non potete assolutamente perdervelo. A presto!










