⚠️CRITTOGRAFIA: cos'è e perché ne stanno parlando tutti

Il video di Veronica Paolucci è una panoramica divulgativa sulla crittografia, dalla sua origine nell’antico Egitto fino alle moderne controversie politiche. Inizia distinguendo steganografia e crittografia, illustrando i primi metodi (scitala spartana, cifrario di Cesare) e la svolta della macchina Enigma e del lavoro di Alan Turing. Prosegue con l’evoluzione della crittografia simmetrica (DES, Triple DES, AES) e l’emergere della crittografia asimmetrica (Diffie‑Hellman, RSA) e delle firme digitali, spiegando il modello ibrido usato in HTTPS e nelle app di messaggistica (WhatsApp). Vengono poi introdotte le VPN, il ruolo della crittografia nei sistemi di autenticazione (impronte, PIN) e le sue applicazioni pratiche (e‑commerce, banking). Il video chiude con i lati oscuri della crittografia: ransomware, il fenomeno “going dark” e le attuali proposte dell’Unione Europea di client‑side scanning e backdoor, evidenziando il dibattito etico tra privacy e sicurezza. Veronica invita gli spettatori a partecipare alla consultazione pubblica e annuncia un prossimo video su Edward Snowden.
Chapters
Immaginate di essere nell'antico Egitto, 4500 anni fa. Siete dei mercanti e dovete inviare un messaggio segreto che riguarda i vostri traffici commerciali. Non potete usare WhatsApp, non potete mandare un'email cifrata, non avete nemmeno una penna. Avete solo dei geroglifici e la vostra astuzia. Così decidete di modificare alcuni simboli, di renderli volutamente confusi, comprensibili solo a chi conosce il trucco. Complimenti, siete riusciti a inviare un messaggio senza che possa essere intercettato e capito da altri. E nel farlo avete avete appena inventato: la crittografia. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. In questo esatto momento, mentre state guardando questo video, miliardi di operazioni crittografiche stanno avvenendo intorno a noi. Ogni volta che controlliamo i messaggi sul telefono, quando paghiamo con la carta contactless, quando vediamo quel piccolo lucchetto nella barra del browser, stiamo utilizzando una tecnologia avanzatissima che diamo davvero troppo per scontata: la crittografia. L'uomo ha sempre avuto dei segreti da proteggere: piani militari, segreti commerciali, messaggi d'amore. E dove c'è un segreto che viene protetto, c'è sempre qualcuno che vuole scoprirlo. Ma partiamo dall'inizio. I primi esempi di crittografia che conosciamo risalgono proprio agli antichi egizi, di cui ho parlato nell'introduzione, ma sono state rinvenute tracce di messaggi nascosti anche in alcune tavolette di argilla della Mesopotamia e nell'antica Grecia. I modi con cui si spediva un messaggio per far sì che non si leggesse erano diversi. Il modo forse più ingegnoso era quello di tatuare il messaggio sulla testa di un servo, aspettare che gli ricrescessero i capelli e poi spedirlo al destinatario che gli avrebbe poi rasato di nuovo la testa. Questi sono in realtà esempi non tanto di crittografia quanto di steganografia, e qui finalmente mi torna utile aver studiato greco antico al liceo classico. Entrambe le parole finiscono con -grafia, dal greco graphe che significa scrittura, e questo è abbastanza ovvio. La differenza sta nella prima parte del termine, cui steganos per la steganografia e kryptos per la crittografia. Sia steganos che kryptos significano nascosto, coperto, celato, ma con due sfumature diverse. Steganos è qualcosa che è totalmente nascosto, che non sappiamo nemmeno che è lì. Kryptos è qualcosa che vediamo ma di cui non conosciamo il significato. Quindi è il significato a essere nascosto, non il messaggio in sé. Nella steganografia, una volta che trovo il messaggio nascosto, non ho problemi a capire cosa dice. Se prendo il servo e gli raso la testa, scopro tutto il messaggio e sono a posto. Nella crittografia io il messaggio lo vedo, ma per me è totalmente incomprensibile, quindi non ho modo di capire cosa c'è scritto. Con questa definizione in mente, la storia cambia un po', nel senso che il primo esempio di vera e propria crittografia non erano a questo punto i messaggi egizi o le tavolette della Mesopotamia, ma era la scitala spartana. La scitala era era un bastone di legno di un diametro specifico intorno a cui i soldati spartani avvolgevano una striscia di pergamena. Una volta messa la pergamena intorno al bastone, scrivevano il messaggio sulla parte visibile, e ovviamente una volta srotolata la striscia non si leggeva più il messaggio. Solo chi possedeva un bastone dello stesso identico diametro e sapeva come riavvolgere la pergamena poteva leggere il messaggio. Quindi se io ero un soldato ateniese e prendevo in mano questa striscia di pergamena, non avevo modo di capire cosa ci fosse scritto perché non avevo il bastone giusto. Ad affinare la tecnica fu l'unico, il grande, l'incorreggibile imperatore Giulio Cesare, che inventò un vero e proprio cifrario. Il cifrario di Cesare oggi ci può sembrare di una semplicità disarmante, anzi lo troviamo anche nei cruciverba della settimana enigmistica. Si prendono le lettere dell'alfabeto e le si sposta di un numero fisso di posizioni. Se decidiamo di spostarle ad esempio di 3 posizioni, la A diventa una D, la B diventa una E, la C diventa una F e così via. Ciao diventerebbe FLDR. Per decifrare il messaggio basta sapere di quante posizioni sono state spostate in avanti le lettere, e chiaramente i soldati romani cambiavano abbastanza spesso il numero che serviva a decifrare il messaggio. Direi che lo cambiavano più spesso di quanto cambino oggi le password i dipendenti di alcuni comuni italiani. Ovviamente, nata la crittografia, nacque la criptanalisi, la scienza di decifrare i codici. E così iniziò una corsa senza fine. Chi cifrava i messaggi doveva inventare sistemi sempre più complessi, chi attaccava doveva diventare sempre più ingegnoso. E qua la storia si fa ancora più interessante. Lasciamo un attimo da parte Cesare e il suo cifrario e facciamo un salto in avanti di più o meno 2000 anni. Siamo nel XX secolo in Germania, fra le due guerre mondiali. Un ingegnere di nome Arthur Scherbius brevetta una macchina rivoluzionaria che chiama Enigma. Enigma utilizzava dei dischi meccanici che ruotavano ogni volta che si premeva un tasto. Ogni disco effettuava una sostituzione diversa delle lettere e la genialata di di questo sistema era che i dischi si muovevano continuamente, cambiando la cifratura ad ogni lettera digitata. Il funzionamento era, diciamo, più o meno lo stesso del Cifrario di Cesare, cioè si sostituiva una lettera con un'altra, ma non c'era una regola fissa per tutto il messaggio, tipo sposto tutte le lettere in avanti di 3 posizioni. Ad ogni lettera digitata il numero cambiava, tipo la prima lettera la sostituisco con una che è 3 posizioni più avanti, la seconda con 16 posizioni indietro, E così via. Per darvi un'idea della complessità, le combinazioni possibili di chiavi per Enigma erano mille milioni di miliardi, un numero talmente grande che anche con i computer di oggi sarebbe difficile provarle tutte. Il nostro amico Sherrybus inventa questa macchina per i commercianti, dice sì dai così se vi volete scambiare dei messaggi segreti potete farlo. I commercianti non erano però molto interessati perché la macchina comunque costava e loro tutto sommato non avevano sto gran interesse a mandare dei messaggi segreti. Questo Questo interesse però qualcuno ce l'aveva, e questo qualcuno si chiamava Adolf Hitler. Seconda Guerra Mondiale. I nazisti usano un sistema di crittografia abbastanza basilare e i britannici riescono a decifrarlo. I tedeschi iniziano quindi a cercare un'alternativa e la trovano proprio nella macchina Enigma, che Sherbius modificò e riadattò alle loro esigenze. Iniziano così a scambiarsi messaggi totalmente incomprensibili, che avevano talmente tante combinazioni possibili che anche un computer di oggi impiegherebbe più o meno 50.000 anni provarle tutte. Prima dello scoppio della guerra alcuni matematici polacchi avevano però studiato la macchina Enigma grazie al fatto che i servizi segreti francesi erano riusciti a mettere le mani su un manuale di funzionamento che sicuramente non doveva essere diffuso, ed erano riusciti a capirne il funzionamento e a decifrare qualche messaggio. Ma la vera svolta, che arrivò qualche anno dopo, porta il nome di Alan Turing, studioso che inventò l'antenato del nostro computer, una macchina elettromeccanica automatica che aveva come unico scopo quello di testare migliaia combinazioni al minuto, qualcosa di impensabile per un essere umano. E anche così forse gli alleati non sarebbero riusciti a craccare Enigma, perché come vi dicevo le combinazioni possibili erano veramente tante, se non fosse stato per l'errore umano. Vi ho mai detto che gli esseri umani sono l'anello più debole della catena quando si parla di sicurezza informatica? Turing si concentrò non tanto sul cercare di provare ogni combinazione possibile, ma sul capire come funzionava l'algoritmo, e realizzò che a volte i soldati tedeschi, totalmente convinti dell'impossibilità abilità di bucare Enigma non seguivano le regole alla lettera o usavano chiavi molto prevedibili. E soprattutto si accorse che i tedeschi iniziavano ogni comunicazione con la scritta "Heil Hitler". Quindi in pratica ogni messaggio conteneva un indizio di come tutto il messaggio doveva essere decifrato. Gli alleati, grazie ad Alan Turing, riuscirono quindi a craccare la macchina e a quel punto potevano leggere gran parte delle comunicazioni tedesche senza che il nemico se ne accorgesse. Conoscevano in anticipo i movimenti delle divisioni in Africa, sapevano dove si trovavano i sottomarini nell'Atlantico, erano informati su tutti i piani strategici del Reich. Gli storici stimano che questo vantaggio informativo abbia accorciato la guerra di almeno 2 anni, salvando milioni di vite. Ma per arrivare al punto in cui la crittografia passò dall'essere uno strumento usato solo dai servizi segreti dei vari paesi a una tecnologia che oggi conosciamo e utilizziamo tutti quanti, dobbiamo aspettare il 1976-1977. In questo biennio nacquero due tecnologie che portarono la crittografia a un bivio, facendole prendere due strade diverse. La prima strada fu quella della crittografia simmetrica. Nel 1977 arrivò il DES, il Data Encryption Standard. Per la prima volta si arrivò a un algoritmo di cifratura pubblico che tutti potevano usare e che anche l'NSA, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense, aveva considerato valido. Il DES era appunto un cifrario simmetrico, cioè utilizzava la stessa chiave per cifrare e decifrare i dati. Immaginatevi di essere una banca che ha un database con tutti i nomi dei clienti e i PIN dei loro bancomat. Dovete spedire quel file a un'altra filiale, ma non volete che succeda che se qualcuno riesce a intercettare il messaggio e apre quel file possa leggere tutto il contenuto. E allora cercate un modo per renderlo incomprensibile. L'algoritmo DES faceva questo: prendeva pezzettini di informazione da 8 bit e li cifrava con una chiave da 56 bit. L'unico modo per decifrarlo era usare la stessa chiave da 56 bit. Bit. Non sto a scendere troppo nel dettaglio, vi basti sapere che le combinazioni possibili, se uno avesse deciso di provare ogni chiave esistente, erano 72 milioni di miliardi. Pensiamo a un computer che riesce a provare una combinazione al secondo, sembra tanto no? In un solo minuto riesce a provare ben 60 combinazioni. Quindi quanto ci vuole per provare 72 milioni di miliardi di combinazioni? 72 milioni di miliardi di secondi, che però equivalgono a 2 miliardi di anni. Quindi era ragionevole ritenere tenere che all'epoca, anche se ovviamente i computer riuscivano a provare delle combinazioni in più, fosse praticamente impossibile violare una chiave da 56 bit. La vera novità era il fatto che fosse pubblico. Fino ad allora la sicurezza dei sistemi crittografici si basava sulla segretezza. Solo pochissime persone conoscevano gli algoritmi usati e solo chi li conosceva poteva crackare la chiave, secondo un principio che si chiama sicurezza tramite segretezza. Chiaro però che nel momento in cui il segreto viene scoperto, la sicurezza viene meno. È esattamente quello che è successo con un enigma. Una volta capito l'algoritmo di cifratura, è stato possibile per gli alleati non aver bisogno di provare tutte le combinazioni possibili. Avevano capito l'algoritmo e semplicemente riuscivano a decifrare ogni messaggio nel giro di una giornata. Il DES non si basava su questo principio della sicurezza tramite segretezza, ma sull'opinione che la sicurezza dovesse risiedere nella chiave, non nell'algoritmo. Quindi qualsiasi ricercatore al mondo poteva studiare l'algoritmo e provare a trovarne le debolezze. Se dopo anni di attacchi pubblici l'algoritmo algoritmo resisteva, allora poteva essere considerato sicuro. Il DES resistette per parecchio tempo, perché come ho detto quando è stato ideato non esistevano computer in grado di provare tutte le possibili combinazioni in un tempo ragionevole. In realtà però già all'epoca della diffusione del DES alcuni studiosi avevano fatto notare che con l'evoluzione dei computer sarebbe stato molto facile rompere la cifratura perché le chiavi da 56 bit erano troppo corte, ma l'NSA spinse comunque per l'adozione del DES. Non mancarono nemmeno le teorie del complotto, che in realtà che probabilmente avevano un fondo di verità, secondo le quali l'NSA avesse già all'epoca sufficiente potenza elaborativa per violare i messaggi crittati con il DES, e quindi avesse spinto per l'adozione di questo standard per mantenere uno standard più o meno sicuro, ma comunque violabile se ce ne fosse stato bisogno. In ogni caso, nel 1997 l'Electronic Frontier Foundation costruì una macchina dedicata che riusciva a rompere una chiave DES in meno di 3 giorni. Il messaggio era chiaro: 56 bit non bastavano Era stato introdotto nel frattempo anche il Triple DES, che era la stessa cosa del DES ma faceva 3 cicli di cifratura. Quindi prendevo il messaggio, lo cifravo col DES, prendevo il risultato, lo ricifravo con il DES e rifacevo tutto una terza volta. Ovviamente, bucato il DES, si bucava anche il Triple DES. Ci voleva magari un po' più di tempo, ma una volta capito il meccanismo non poteva più considerarsi sicuro. Si decise quindi di cambiare algoritmo e venne fatta partire una competizione internazionale per trovare un nuovo standard. Competizione che durò ben 4 anni. Nel 2001 si arrivò infine all'AES, o A-E-S, acronimo che sta per Advanced Encryption Standard, che funziona in modo simile al DES ma utilizza chiavi da 128, 192 o 256 bit. Per darvi un'idea della differenza, mentre 56 bit significano 72 milioni di miliardi di combinazioni, 128 bit significano beh, il numero di combinazioni possibili è talmente grande che se avessimo un miliardo di computer e ogni computer provasse un miliardo di chiavi al secondo, avremmo comunque bisogno di più di 10 miliardi di anni per provarle tutte. Ecco perché l'AES è ancora oggi il gold standard della crittografia simmetrica. Ma come vi dicevo, nel 1976 la crittografia si trovò davanti a un bivio. Insieme alla nascita della crittografia simmetrica nacque anche la crittografia asimmetrica. Vi ho detto che la crittografia simmetrica significa che ogni messaggio viene cifrato con una chiave e la stessa chiave può essere usata per decifrarlo, no? È come se io mandassi un pacco chiuso con un lucchetto a un mio amico che ha la copia esatta della chiave che serve per aprirlo. Ora immaginate di voler mandare un messaggio cifrato a qualcuno che non avete mai incontrato. Con i sistemi tradizionali, con la crittografia simmetrica, avreste un problema. Come fate a dargli la chiave per decifrare il messaggio? Non potete mandarla per posta perché potrebbe essere intercettata, non potete chiamare per telefono e spiegargli com'è fatta, perché anche la linea potrebbe essere sotto controllo. Dovreste quindi organizzare un incontro segreto, scambiarvi la chiave di persona, e solo allora potreste iniziare a comunicare con tutta sicurezza. Ora immaginate di dover fare questo con migliaia di persone diverse. Dietro ogni sistema di e-commerce, ogni transazione bancaria, ogni messaggio scambiato su WhatsApp, c'è un sistema di crittografia. Se per ciascuna di queste comunicazioni dovessimo scambiarci le chiavi crittografiche di persona, il sistema collasserebbe immediatamente. È quello che gli studiosi di crittografia chiamavano il problema della distribuzione delle chiavi. Torniamo un attimo al cifrario di Cesare. Un problema che lui aveva era proprio quello di dire con tutta sicurezza ai suoi luogotenenti di quante posizioni in avanti aveva spostato le lettere. Pensiamo alla scelta alla spartana: se qualcuno riusciva a rubare un bastone del diametro corretto, ecco che il messaggio diventava decifrabilissimo. Per migliaia di anni questo problema è sembrato irrisolvibile. Poi nel 1976 uscì un articolo di due studiosi, Raffi e Hellman, che avevano avuto un'intuizione geniale. E se invece di condividere una sola chiave segreta, ognuno avesse due chiavi? Una pubblica da condividere con chiunque voglia comunicare con voi, e una privata che resta segreta e che conoscete solo voi. Due chiavi che però comunicano fra loro. Quello che cifrate con la chiave pubblica può essere decifrato solo con la chiave privata. Vi faccio un esempio per capire meglio, non perdetevi. Io sono Veronica Sono Veronica e voglio mandare un messaggio segreto a qualcuno, diciamo a Kevin Mitnick. La prima cosa che faccio è cercare la chiave pubblica di Kevin e la trovo subito perché appunto è pubblica, per cui tutti la conoscono. Prendo quindi il mio messaggio e lo cifro con la chiave pubblica di Kevin. Ora quel messaggio può essere decifrato solo con la chiave corrispondente, che è la chiave privata di Kevin. A me non serve sapere la chiave privata di Kevin, a me bastava la sua pubblica perché io dovevo solo cifrare il messaggio. Nessuno conosce conosce la chiave privata di Kevin e nessuno può dunque decifrare il mio messaggio. Kevin riceve il mio messaggio e lo decifra con la sua chiave privata e visto che è un bellissimo messaggio decide di rispondermi. Ma come fa a rispondermi mantenendo la segretezza? Fa esattamente quello che ho fatto io: cerca la mia chiave pubblica, cifra il messaggio con quella e me lo manda. Solo io che conosco la mia chiave privata posso decifrare il messaggio perché quello che è cifrato con una chiave pubblica può essere decifrato solo con la corrispondente chiave privata. In questo In questo modo si può comunicare con migliaia di persone in modo sicuro, perché le chiavi pubbliche sono a disposizione di tutti quanti, non sono un segreto. L'esempio migliore di questo sistema nel mondo reale è la cassetta delle lettere. La cassetta delle lettere è come la chiave pubblica. Chiunque voglia mandarmi una lettera sa dov'è la mia cassetta delle lettere e può inserire messaggi lì dentro. Inserire la lettera nella cassetta è come cifrarla con la mia chiave pubblica. Ma solo io che ho la chiave per aprire la cassetta delle lettere posso leggere la lettera. La chiave che apre la cassetta è la la mia chiave privata. Anche se tutti conoscono la mia chiave pubblica, cioè sanno dove si trova la mia cassetta delle lettere, non possono farsene nulla di questa informazione, perché è una chiave che permette solo di cifrare messaggi, non di decifrarli. Per decifrarli serve una chiave privata, che ho solo io e che non condividerò mai con nessuno. L'anno dopo l'uscita di questo articolo rivoluzionario, 3 ricercatori dell'MIT, cioè Rivest, Shamir e Edelman, pubblicarono il primo algoritmo pratico basato su questo principio: RSA, o RSA. Questa acronimo, che non c'entra niente con le residenze per anziani, viene dalle iniziali dei loro cognomi e si basava proprio su quanto avevano teorizzato Diffie e Hellman, quindi sull'esistenza di una coppia di chiavi, pubblica e privata. Nel corso del tempo anche l'RSA è stato migliorato e sostituito con altri sistemi, ma il principio di fondo resta quello. Questo tipo di crittografia ha il vantaggio di risolvere non solo il problema della riservatezza, ma anche quello dell'autenticità. Come facciamo ad essere sicuri che un messaggio provenga davvero da chi dice di averlo scritto? Come facciamo ad essere certi che non sia stato modificato durante il trasporto? È qui che entrano in gioco le firme digitali e gli altri sistemi di autenticazione, che si basano esattamente sul principio di Diffie-Hellman, ma applicato al contrario. Abbiamo detto che per cifrare un messaggio usiamo la chiave pubblica del destinatario e solo lui con la sua chiave privata può decifrarlo. Per firmare un messaggio facciamo esattamente l'opposto: usiamo la nostra chiave privata per creare la firma e chiunque usando la nostra chiave pubblica può verificare che la firma sia autentica. Questi 3 sistemi, quindi la crittografia simmetrica, la crittografia asimmetrica e la crittografia per autenticazione, oggi reggono l'intero mondo digitale. E qui potreste chiedervi: ma perché usiamo ancora la crittografia simmetrica, visto che c'è quella asimmetrica che è molto più figa e più sicura? Il motivo è molto semplice: la crittografia simmetrica permette di inviare comunicazioni in modo molto più veloce. In quella asimmetrica prendiamo un messaggio, lo cifriamo con una chiave, arriva all'altra persona, lo decifra con la stessa chiave, risponde cifrando il messaggio con la stessa chiave e così via. Quindi è una cosa molto semplice. In quella asimmetrica devo cercare la chiave pubblica della persona, cifrare il messaggio, la persona deve decifrarlo con la sua privata, per rispondermi deve cercare la mia chiave pubblica, eccetera eccetera eccetera. È un processo che richiede molto tempo, quindi nella pratica cos'è che si fa? Si usa la crittografia asimmetrica una sola volta per scambiarsi la chiave comune alla base della crittografia simmetrica e poi si usa usare la crittografia simmetrica da quel momento in poi. Abbiamo risolto il problema che aveva Giulio Cesare che non sapeva come dire ai suoi luogotenenti qual era la combinazione che aveva usato. Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo di dover comprare qualcosa su Amazon, quindi andiamo sul nostro browser e digitiamo Amazon.it nel nostro motore di ricerca. Il nostro browser come prima cosa verifica che Amazon sia veramente Amazon, controlla quindi i certificati che sono la firma digitale di Amazon e in questo modo è sicuro che si tratti proprio di lui. Fatto Questo avvia la sessione usando la crittografia asimmetrica, quindi invia ad Amazon un messaggio contenente una chiave segreta e cifra questo messaggio con la chiave pubblica di Amazon, in modo che solo Amazon possa decifrarlo. Una volta inviato questo messaggio che contiene la chiave condivisa, il browser e Amazon passano alla crittografia simmetrica, molto più veloce, che comunque è sufficiente a proteggere tutti i dati che si scambiano, come le credenziali, i prodotti nel carrello, il numero di carta, perché come vi dicevo comunque comunque lo standard AES è comunque veramente molto sicuro. L'unico problema che ha è scambiarsi la chiave, ma la chiave se la scambiano con la crittografia asimmetrica, che è l'unico modo per essere sicuri che nessuno possa intercettare il messaggio nel mezzo. Una volta che si sono scambiati la chiave, a posto, possono usare la crittografia simmetrica. Quindi, come vedete, tutte e tre le tecnologie giocano un ruolo fondamentale. Sulla crittografia asimmetrica è basata anche la famosa crittografia end-to-end che usa WhatsApp. Perché WhatsApp ci tiene tanto a dire ogni volta che i messaggi e le chiamate sono crittografati end-to-end. Cosa significa in concreto? Quando installiamo WhatsApp sul telefono, l'app genera direttamente sul nostro dispositivo, quindi solo sul nostro cellulare, una chiave privata e una chiave pubblica. La chiave privata resta solo nostra, non finisce da nessuna parte se non sul nostro dispositivo, mentre la chiave pubblica viene salvata sui server di WhatsApp. Se io mando un messaggio su WhatsApp a mio padre, viene automaticamente cifrato con la chiave pubblica di mio padre, e quando arriva sul suo dispositivo solo la sua app è in grado di decifrare il messaggio, perché solo sul suo dispositivo c'è la chiave privata che serve per decifrarlo. La crittografia è collegata a una marea di altre tecnologie che usiamo nella nostra vita quotidiana. La prossima settimana parleremo delle password, quindi vedremo concetti come le funzioni di hashing, che sono strettamente collegate alla crittografia. Non ne parlo nel video di oggi perché altrimenti vi dovrei tenere qui per delle ore e potrebbe essere considerato sequestro di persona. Anche la VPN VPN di cui ho già parlato in un altro video è collegata alla crittografia. Prendiamo l'esempio di un postino che sta consegnando una scatola trasparente contenente dei diamanti. Chiunque lo veda passare potrebbe cercare di rubare questa scatola, giusto? E vi avevo detto nel video che usare la VPN è come far passare il postino in un passaggio sotterraneo segreto e privato, in modo che nessuno lo veda passare. Molti di voi nei commenti avevano detto, giustamente, che non serve usare questo passaggio segreto, basta mettere al sicuro i diamanti e farli viaggiare non in un pacco trasparente sulla bicicletta del postino, ma in un furgone blindato. La crittografia fa esattamente questo: prende i nostri dati, li mette in un furgone blindato impenetrabile e li fa viaggiare sulla strada normale. Perché tanto, anche se la gente vede il furgone, non è in grado di rubare quello che contiene. Noi non dobbiamo fare niente. Ogni sito HTTPS, ogni app bancaria e anche sistemi come WhatsApp mettono già i nostri dati dentro un furgone blindato. Se usiamo anche una VPN, è come prendere il furgone e farlo viaggiare in un passaggio segreto. Può essere considerato uno strato aggiuntivo di sicurezza, ma fondamentalmente nella vita quotidiana non serve. Come vi dicevo in quel video, ha altri usi. Ad esempio, voglio far passare a Netflix che mi trovo in America perché così posso vedere i film che sono presenti solo nel catalogo americano. Anche sistemi come l'impronta digitale o il PIN sono collegati alla crittografia. Il nostro PIN, la nostra impronta, il nostro viso sono delle chiavi che servono a sbloccare il contenuto del telefono. Per non parlare delle criptovalute, come poi dice la parola stessa, che se notate inizia in modo molto simile alla parola crittografia. La crittografia è sempre stata importante. Come vi ho detto, è una scienza che esiste da migliaia di anni, ma dal 2013 ha assunto un'importanza ancora più centrale, quando è stato chiaro che comunicazioni che noi pensavamo fossero totalmente sicure erano in realtà controllate, spiate da agenzie governative come la NSA. Ma per capire bene questa cosa dovrei parlare di Edward Snowden e di tutto quello che ha fatto, e quasi quasi ne parlo nel video video di domani. La crittografia ha ovviamente un lato oscuro. Come diceva il filosofo Paul Virilio, chi inventa la nave inventa anche il naufragio. Ogni tecnologia che inventiamo ha un rovescio della medaglia che molto spesso è pericolosissimo, e la crittografia di lati oscuri ne ha almeno due. Il primo è alla base di uno dei tipi di malware peggiori che esistono: il ransomware. Quando veniamo colpiti da un ransomware, i nostri file molto spesso vengono cifrati con una chiave che noi non conosciamo e che ci viene data solo dopo che abbiamo pagato il riscatto. Il ransomware più famoso, WannaCry, utilizzava proprio la combinazione della crittografia simmetrica e asimmetrica di cui ho parlato prima. Il secondo lato oscuro della crittografia è in realtà un argomento di cui si sta parlando molto in questo momento, che ha preso il nome di going dark. Le autorità, le forze dell'ordine di tantissimi paesi hanno iniziato a lamentarsi del fatto che oggi i criminali possono comunicare fra di loro in modo così sicuro che nemmeno i fornitori del servizio possono intercettare i loro messaggi. L'esempio Un esempio, primo fra tutti, è proprio WhatsApp, perché ha dichiarato di non riuscire ad avere le chiavi di cifratura private presenti sui dispositivi dei criminali che possono servire per decifrare i messaggi. Quindi di fatto, anche se vengono intercettati, non possono essere letti. Questo solleva un enorme problema etico. In linea generale, le autorità vogliono intercettare i messaggi di due categorie di persone: gli attivisti come Snowden, Assange e altri e criminali. Non parlo di chi vende un po' di Maria Giovanna su Telegram, parlo di chi fa tratta di schiavi, di chi diffonde materiale relativo a minorenni, di organizzazioni criminali che hackerano sistemi su larga scala a fini di terrorismo, e così via. Il dilemma è: dovremmo mantenere attivi sistemi così sicuri per tutti, in modo chiaramente da proteggere gli attivisti, sapendo che così però i criminali avranno piena libertà di movimento? Oppure dobbiamo fare di tutto per bloccare i criminali adottando sistemi meno sicuri che le autorità saranno grado di violare, sapendo però che così verranno intercettati anche attivisti e altre persone che meriterebbero protezione? In linea generale, l'Occidente è diviso in due grandi fazioni. Abbiamo da un lato gli Stati Uniti, che mettono l'interesse dello Stato sopra la privacy dei cittadini, quindi per loro nemmeno gli attivisti dovrebbero essere protetti. Dall'altro abbiamo l'Europa, che ha sempre avuto un atteggiamento più attento alla privacy e ai diritti degli attivisti, anche a costo di prendere meno criminali. Il motivo per cui il dibattito adesso è così acceso è per via fenomeno che si chiama appunto Europe Going Dark. Anche l'Europa sta valutando di avvicinarsi, cioè, al modello di pensiero statunitense, come risposta alla crescente difficoltà lamentata appunto dalle forze dell'ordine di accedere ai contenuti delle comunicazioni digitali a causa della diffusione della crittografia end-to-end. Per affrontare il problema la Commissione Europea ha istituito un High Level Group composto quasi esclusivamente da rappresentanti delle forze di polizia dei vari Stati membri, con l'obiettivo di proporre soluzioni che permettano un accesso legale ai dati anche quando sono cifrati. Quindi teniamo tutto protetto al sicuro, però se per motivi legali, diciamo, le forze dell'ordine hanno bisogno di decifrare i dati, gli dovrebbe essere concesso. Nel maggio 2024 questo gruppo europeo ha proposto 42 raccomandazioni su come aiutare la polizia a ottenere accesso ai dati digitali anche quando sono protetti da crittografia. Tra queste proposte ce ne sono due particolarmente controverse. La prima una è l'obbligo di scansione sul dispositivo, chiamato in inglese client-side scanning. Significa che non c'è più bisogno di cercare di leggere messaggi quando sono già cifrati, quindi illeggibili. I governi vorrebbero che i dispositivi stessi, quindi il nostro telefono, il nostro computer, controllassero i messaggi prima che vengano cifrati, cioè nel momento in cui li scriviamo o quando li riceviamo. In pratica sarebbe il nostro stesso smartphone a spiare i contenuti e a segnalarli se c'è qualcosa di illegale. Questo metodo però significa che nessun messaggio sarebbe più davvero privato, perché verrebbe analizzato prima ancora che sia protetto dalla crittografia. La seconda proposta, che appunto ha generato un po' di controversie, riguarda l'introduzione di accessi speciali per le autorità dentro alle tecnologie di cifratura, creando sostanzialmente una backdoor, una porta segreta che solo le forze dell'ordine, in teoria, possono usare per leggere i messaggi cifrati. Il problema che hanno sollevato molti esperti è che una porta del genere non si può pensare che resti solo per i buoni. Una volta creata diventa un punto debole sfruttabile anche dai criminali informatici, da governi autoritari o da spie. In sintesi, sono misure che mirano a permettere alla polizia di leggere il contenuto dei messaggi, delle comunicazioni, ma che rischiano di eliminare la riservatezza per tutti quanti, con conseguenze veramente gravi per la sicurezza, la libertà digitale. Queste proposte hanno sollevato fortissime critiche da parte di accademici, imprese tecnologiche, esperti di sicurezza e organizzazioni per i diritti Digitali, che denunciano il rischio di compromettere in modo strutturale la sicurezza informatica e la riservatezza delle comunicazioni, rendendo vulnerabili milioni di cittadini. La comunità scientifica e tecnica sostiene che non esistano modi sicuri per creare degli accessi selettivi. Qualsiasi porta che apro per le autorità può essere sfruttata anche da attori malevoli. Inoltre, oggi queste misure sarebbero usate solo per crimini gravissimi che coinvolgono ad esempio appunto minorenni, ma chi ci dice che un domani non verranno estese anche a reati minori? O anche solo per incastrare i whistleblower, cioè gli attivisti che denunciano abusi da parte delle autorità? Alcuni servizi rispettosi della privacy come Proton o Mullvad hanno già preso posizione schierandosi apertamente contro questa politica. Tra l'altro, la cosa strana è che tutto questo avviene in un contesto in cui la sorveglianza di massa è già stata più volte condannata dalla Corte di Giustizia Europea, quindi sembra veramente un controsenso. In ogni caso, è stata avviata una consultazione pubblica aperta fino al 18 giugno 2025, che rappresenta forse l'ultima occasione per i cittadini per esprimere dissenso prima che queste raccomandazioni vengano tradotte in politiche concrete. Io vi lascio nella descrizione il link per accedere al portale e lasciare la vostra opinione sulla questione. Adesso che avete le idee più chiare sulla crittografia e sul dilemma etico alla base di questa iniziativa, avete la possibilità di lasciare un'opinione più informata e più consapevole. Bene, Bene, come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Domani vedremo il protagonista assoluto della crittografia, Edward Snowden, analizzando quello che ha fatto e i motivi che lo hanno spinto a comportarsi in quel modo. A domani!










