⚠️ DARK WEB e DEEP WEB: viaggio nelle parti nascoste della rete

Veronica Paolucci maps the hidden layers of the internet, from Surface Web to Dark Web, explaining how Tor works and why it matters. The Deep Web is 500 times larger than what Google finds. Tor was created in 2002 and funded by the EFF to protect journalists and activists, but marketplaces like Silk Road and Hydra have been shut down by police using blockchain analysis and software vulnerabilities.
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Immaginate di essere a casa, tranquilli, una domenica sera. Controllate per caso la posta elettronica e trovate un'email strana: una notifica di accesso al vostro account da un paese in cui non siete mai stati. Pensate a un errore, a un falso allarme, ma per scrupolo provate a fare login. Password errata. Ne provate un'altra. Niente. La terza? Bloccati per troppi tentativi. Allora vi viene un dubbio e decidete di cercare il vostro indirizzo mail su un sito di cui vi ha parlato un collega qualche tempo fa: Have I Been Pwned? Scrivete l'indirizzo mail e premete invio. Ed eccola lì la risposta: la vostra mail, le vostre password, magari anche i vostri documenti di identità sono finiti da qualche parte nel web. Ma non sul web che conoscete voi. Sono finiti in un posto in cui i motori di ricerca non arrivano, dove i siti non hanno nomi facili da ricordare e dove la vostra identità può essere venduta per pochi spicci. Oggi parliamo di quel posto. E di cosa succede quando, senza volerlo, ci si finisce dentro. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. Oggi non parliamo di un tipo di attacco in particolare, ma affrontiamo un tema molto importante e collegato in realtà ad ogni attacco hacker che si rispetti: il dark web. Faremo chiarezza sulla differenza tra questo e il deep web, visto che sono due concetti che spesso vengono confusi fra loro oppure fraintesi. Capiremo come funzionano, quali sono le differenze fondamentali e perché vengono sempre menzionati quando si parla di attacchi hacker. Iniziamo subito con una distinzione fondamentale: il mondo di internet può essere diviso in 3 categorie: Surface Web, ovvero web di superficie, Deep Web, ovvero web profondo, e Dark Web, cioè web oscuro. Partiamo dalla prima di queste categorie. Quando navighiamo su Google, apriamo un sito di notizie, controlliamo il meteo o guardiamo un video su YouTube come questo, stiamo usando quello che si chiama Surface Web, cioè appunto web di superficie, che è la parte visibile e indicizzata di internet. È il web normale, diciamo, quello accessibile a tutti con un semplice motore di ricerca, senza dover inserire password, configurazioni strane o usare dei software particolari. È quindi ovviamente la parte di internet che conosciamo meglio. Tutto quello che può essere trovato da un motore di ricerca vive qui. Un errore che moltissime persone fanno è pensare che internet sia composto solo dal surface web. Non solo non è così, ma il surface web in realtà è solo una minuscola parte del web, è la famosa punta dell'iceberg di internet, perché comprende appunto solo ciò che viene indicizzato dai motori di ricerca. Ma cosa vuol dire indicizzato? Proviamo a immaginare il motore di ricerca come al bibliotecario di una gigantesca pazzesca biblioteca. Le persone arrivano e gli danno dei libri. Lui ogni volta che riceve un libro lo legge, ne prende nota, scrive un bigliettino con titolo, autore e argomento e lo mette nel suo catalogo. Se tu chiedi al bibliotecario "Voglio un libro di questo autore o con questo titolo o con questo argomento", lui consulta il catalogo e ti dice dove trovare il libro che ti serve. In pratica un sito indicizzato è un libro che il bibliotecario ha letto e inserito nel catalogo. Un sito non indicizzato invece è come un libro scritto in codice o chiuso a chiave con un lucchetto oppure oppure semplicemente senza titolo, autore o copertina. Il bibliotecario non può leggerlo, non può vederlo, non può catalogarlo e quindi non può neanche farcelo trovare, nemmeno se sappiamo esattamente che cosa stiamo cercando. Solo quello che è indicizzato, quindi che è in questo catalogo, fa parte del Surface Web, mentre tutto il resto fa parte di quello che viene chiamato Deep Web, oppure web sommerso o web invisibile, che comprende quindi tutti quei contenuti che non appaiono nei risultati di ricerca, indipendentemente da quante pagine di risultati scorriamo. Per capire meglio la portata di questo fenomeno consideriamo i numeri. Secondo alcune stime il deep web è circa 500 volte più grande del surface web che utilizziamo quotidianamente. Quindi per un sito visibile sul surface web ne abbiamo 500 invisibili sul deep web. Nel 2000 uno studio stimava che il web sommerso contenesse già allora, quindi parliamo del 2000, degli albori di internet, centinaia di miliardi di documenti, un volume incomparabilmente maggiore rispetto al web indicizzato. Ma attenzione, il fatto che qualcosa sia nel deep web non significa automaticamente che sia illegale o che sia pericoloso. In realtà tutti noi accediamo quotidianamente al deep web, spesso senza neanche rendercene conto. Pensiamo anche solo a Gmail. Gmail è un sito web indicizzato, giusto? Io cerco Gmail e mi appaiono le mie mail. In realtà fa parte del deep web, nel senso che quando io cerco Gmail vedo le mie mail, ma non vedrò le vostre. Quindi in realtà quello che noi pensiamo che sia un sito web indicizzato, perché noi lo cerchiamo sul motore di ricerca e lo troviamo, è semplicemente nascosto dietro a delle credenziali che sono già automaticamente inserite dal nostro account Google. Quindi quello che sembra un sito indicizzato in realtà non lo è, fa parte del deep web, ma Google come motore di ricerca lo sa trovare perché conosce le nostre credenziali e gli abbiamo detto che se cerchiamo Gmail vogliamo leggere le nostre mail. Lo stesso vale per i nostri conti bancari online, i documenti che conserviamo su cloud, quindi su Drive, su Dropbox, su OneDrive, tutti quelli che sono anche protetti da password, ad esempio, oppure contenuti di piattaforme come Netflix o Spotify che richiedono un abbonamento. Quando io ad esempio cerco netflix.com, netflix.com è indicizzato perché me lo trova, ma io non posso vedere i film perché i film sono nel deep web, cioè nella parte nascosta, nascosta dietro alle mie credenziali. Quindi se inserisco le mie credenziali vedo i film che mi sono piaciuti, che sto guardando, e così via. Solo Netflix Netflix.com è indicizzato, ma il vero contenuto di Netflix è nel deep web. Quindi, contrariamente all'idea comune, il deep web è principalmente popolato da contenuti perfettamente legittimi: database, archivi digitali di biblioteche, cartelle cliniche, film, documenti aziendali interni e tutti quei servizi che richiedono un'autenticazione. Si tratta semplicemente di contenuti che per ragioni di privacy, sicurezza o anche solo business non sono accessibili pubblicamente a chiunque. Venendo alle cose più interessanti, alla ciccia vera, cos'è invece il dark web? Il dark web è un sottoinsieme del deep web, ma con delle caratteristiche molto particolari. Non si tratta semplicemente di contenuti non indicizzati, ma è proprio una porzione di internet accessibile solo attraverso dei software specializzati che garantiscono l'anonimato sia di chi pubblica contenuti sia di chi li consulta. Se immaginiamo internet come un iceberg, che è una metafora che viene fatta sempre in questo sistema, possiamo dire che la parte superiore è il Surface Web e la parte inferiore è il Deep Web. Il Dark Web in questa metafora è come se fosse una zona particolarmente profonda raggiungibile solo con attrezzature speciali da immersione. In pratica è una piccola parte del Deep Web volutamente nascosta, costruita per garantire privacy assoluta. È usata da attivisti, da giornalisti in zone di guerra, ma anche, e forse soprattutto, da trafficanti, hacker e criminali in generale. Ma prima di scendere nel tecnico, un piccolo excursus storico. Internet non è nato come lo conosciamo oggi, con Google, Wikipedia, YouTube, i giochi online, i social media. Nasce alla fine degli anni '60, quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sviluppa ARPANET, una rete militare pensata solo per collegare università e centri di ricerca. Era tutto testuale, niente grafica, niente di niente. Ci si collegava per lo più tramite dei terminali a riga di comando, quindi bisognava saperne un pochettino di programmazione per poter trovare le informazioni che servivano. Era quindi usato solo a scopo informativo e solo per i militari statunitensi e chi ovviamente lavorava per loro. Per avvicinarci all'internet che usiamo ora, dobbiamo aspettare gli anni '90, quando nascono i primi browser tipo Mosaic o Netscape, che permettevano alle persone comuni di navigare con un'interfaccia visiva. Quindi in realtà Internet esisteva già da prima e quindi si era già esteso oltre ai militari statunitensi, ma per accedere bisognava comunque conoscere un po' di programmazione, saper smanettare con un terminale. Con i browser invece si inizia a dare a tutte le persone comuni la possibilità di cercare dei contenuti. Anche chi non conosceva nulla di codice, programmazione, poteva quindi navigare su internet. Nascono anche i primi motori di ricerca come Google, ed è lì che prende forma il surface web, cioè tutto ciò che può essere letto e classificato dai motori di ricerca. Prima, quindi, solo con i browser si doveva conoscere l'indirizzo DNS esatto per arrivare al server che ci interessava. I motori di ricerca permettevano di cercare le cose con un linguaggio naturale. Io cerco delle parole ed è il motore di ricerca che le traduce nel codice alfanumerico o numerico che serve per arrivare al server che io sto cercando. Ma già allora, quindi negli anni '90, sotto la superficie esistevano dei contenuti che Google non poteva vedere. Pagine ad esempio nascoste dietro login, oppure archivi universitari, database medici, cataloghi protetti da form di ricerca. Non c'era nessun mistero alla base, semplicemente Google non aveva il permesso o il modo per accedervi. Il primo a coniare il termine Deep Web fu il ricercatore informatico Michael Bergman, che per primo evidenziò come esistesse un'enorme quantità di contenuti online non raggiungibile tramite motori di ricerca normali. Fu proprio Bergman a introdurre la celebre metafora dell'iceberg, che ancora oggi appunto utilizziamo per visualizzare questo concetto. La piccola parte visibile, rappresenta il web accessibile, mentre l'enorme massa sommersa simboleggia il vastissimo deep web. In tutto questo, sotto sotto, stava succedendo qualcosa. Mentre il surface web esplode e diventa il nuovo centro commerciale globale, qualcuno comincia a cercare uno spazio dove l'anonimato fosse totale. Ovviamente, non sto neanche a dirvelo, i primi a cercare questo spazio nascosto furono i militari statunitensi. Se non sono loro, sono i quindicenni canadesi, ma in questo caso sono stati i militari statunitensi. Negli anni '90 la Marina La Marina degli Stati Uniti inizia a sviluppare una tecnologia per proteggere le comunicazioni riservate attraverso un sistema di crittografia a strati o a cipolla. Proprio dalla cipolla prende il nome uno strumento basato su questo sistema, di cui forse avete già sentito parlare. Nel 2002 viene ufficialmente creata la rete Tor, acronimo di The Onion Router, cioè appunto il router a cipolla, con l'obiettivo di creare una rete internet protetta e sicura fondata sull'anonimato completo dei partecipanti. La rete Tor inizialmente era un progetto di nicchia, ma ricevette nel 2004 ingenti finanziamenti dalla Electronic Frontier Foundation, un'organizzazione no profit dedicata alla tutela della libertà di parola online e alla difesa dei diritti digitali. Il motivo per cui nasce questo strumento, che diventerà poi il fondamento del Dark Web, è in realtà quindi molto nobile. Si voleva creare un canale sicuro di comunicazione per chi non avesse la possibilità di esporsi su internet parlando di determinate cose per via di politiche di repressione oppure di censura vigenti in determinati paesi. Nel 2008 poi Tor viene rilasciato come browser, rendendo l'accesso a questa rete quindi possibile anche per utenti poco esperti, ampliando notevolmente la base di utilizzatori. Ben presto ci si rese conto però che Tor era effettivamente molto sicuro e molto attento all'anonimato, e quindi i criminali iniziarono a utilizzarlo per i propri scopi non esattamente leciti. Ora che abbiamo capito come nasce internet e come si è sviluppato il dark web all'interno di internet, entriamo più nel dettaglio tecnico. Come funzionano queste reti nascoste? Il deep web, come abbiamo visto, non è una rete separata, utilizza le stesse infrastrutture del web standard, solo che i suoi contenuti non sono indicizzati. Potete accedervi con un normale browser, ma dovete conoscere l'URL esatto o avere le credenziali di accesso a disposizione. Il dark web invece funziona in modo completamente diverso. Prenderò come esempio Tor, che è la rete più famosa utilizzata nel dark web, anche se in realtà non è l'unica, ma parlo di quella perché è quella un po' più conosciuta. La navigazione normale sul web funziona così: da un mio dispositivo dico al motore di ricerca quale server voglio contattare, la mia richiesta va dritta dal mio dispositivo al server e la cosa finisce lì. Il server sa benissimo chi sono normalmente perché la richiesta proviene direttamente da me, quindi questa modalità non andrebbe bene se io volessi l'anonimato. Ci sono modi chiaramente di nascondere il mio indirizzo IP, ma anche questi sono molto facili da aggirare, per cui nel web normale l'anonimato non è mai garantito. Tor invece ci mi permette di avere un completo anonimato complicando il percorso fra il mio dispositivo e il server. In pratica prende i miei dati, le mie richieste, e li fa viaggiare attraverso una serie di router volontari sparsi nel mondo chiamati nodi. È una specie di staffetta, ogni nodo sa solo da dove arrivano i dati, quindi dalla stazione precedente, e dove devono andare dopo, ma non conosce l'intero percorso. Quindi il primo nodo sa qual è il mio dispositivo e sa qual è il nodo successivo, ma già il nodo successivo non sa da dove proviene originariamente richiesta, sa solo che proviene dal primo nodo e sa solo che lo deve portare al terzo. Il nome Cipolla quindi non è casuale, ma deriva proprio dalla struttura a strati di questo percorso. Per capire meglio, immaginate di scrivere un messaggio ed inserirlo in una busta, poi inserite quella busta in un'altra busta e così via per diversi strati. Ogni busta è indirizzata a un destinatario diverso lungo la catena e solo l'ultima contiene l'indirizzo finale. Ogni busta fra l'altro è crittografata, quindi è in codice in qualche modo, va sbloccata, e solo il nodo che che riceve può decifrare l'indirizzo del nodo successivo. Il risultato? Una protezione estrema della privacy. Nessun punto della catena conosce contemporaneamente il mittente e il destinatario, rendendo praticamente impossibile tracciare chi sta comunicando con chi. E ora qualcuno di voi magari si starà chiedendo: ma come si entra nel dark web? Come posso mantenere un anonimato di questo tipo? Io ve lo spiego e poi alzo le mani. Personalmente sconsiglio a chiunque di provare a entrare solo per curiosità, perché si tratta di un posto strapieno di link trappola di malware, di ambienti pericolosi che possono mettere gli utenti inesperti veramente nei guai. In ogni caso, va detto che l'accesso al dark web di per sé non è illegale nella maggior parte dei paesi, Italia inclusa. Quello che può essere illegale sono chiaramente le attività che vi si svolgono. Utilizzare Tor è perfettamente legale, proprio come è legale utilizzare una cassetta di sicurezza in banca. Però un conto è se ci metto dentro dei soldi, un conto è se ci metto dentro delle armi. Comunque, per accedere al dark web il metodo più comune è utilizzare il Tor Browser, che è una versione versione modificata di Firefox progettata specificamente per connettersi alla rete Tor. Quindi andate sul sito di Tor e scaricate il browser. Una volta installato questo browser, che comunque è gratuito e ripeto perfettamente legale, potete iniziare a navigare sul dark web. Dovete digitare però indirizzi non con le classiche estensioni .com o .it, ma con l'estensione .onion, che è appunto l'estensione tipica della rete Tor. Questi indirizzi .onion poi appaiono come delle stringhe alfanumeriche molto complesse e apparentemente casuali, quindi sono molto difficili anche da memorizzare. Non sono quindi ad esempio netflix.onion, ma sono più qualcosa come questo. Se provate a cercarli sulla rete normale di internet non troverete nulla, daranno dei risultati solo all'interno della rete Tor, sempre che non siano ovviamente dei link trappola che servono a scaricare automaticamente dei malware nel vostro PC. Va da sé che infatti quello che viene consigliato per chi abbia proprio necessità di entrare nel dark web è quello di farlo magari da una macchina virtuale, da un computer che non è nesso delle reti particolari, quindi magari mi collego dalla biblioteca piuttosto che da casa mia, oppure da chiavette USB con un sistema operativo interno. Quindi molto complicato. Sicuramente nessuno entra nel dark web dal proprio computer di casa o dell'ufficio. Una volta dentro il dark web, l'esperienza di navigazione sarà completamente diversa da quella a cui siete abituati. La velocità è generalmente più lenta proprio a causa dei rimbalzi fra i nodi e della crittografia ovviamente necessaria per l'anonimato. Quindi ogni volta che io mando una richiesta deve essere spostata più volte fra vari nodi, ogni nodo la deve decrittare e così via. L'interfaccia dei siti poi è molto minimalista, ricorda molto il web dei primi anni 2000, e soprattutto non esiste un Google del dark web. Per entrare nei siti si deve conoscere l'indirizzo esatto. Ma cosa potete trovare realmente nel dark web? È davvero tutto così losco e pericoloso come spesso viene dipinto? La realtà, come sempre, non è solo bianca o nera. Il dark web ospita certamente tante attività illegali, ma serve anche per scopi legittimi e perfino un pochino, potremmo dire, nobili. Un'analisi dell'Europol del 2024 ha fatto emergere che solo il 56% del contenuto del dark web è materiale illegale. Il resto è semplicemente anonimo e riservato. Quindi tutto sommato la situazione non è così drastica come può sembrare. Il dark web viene usato per esempio per garantire protezione per giornalisti, attivisti, dissidenti politici che vivono magari in regimi oppressivi dove la libertà di espressione è molto limitata e ci sono problemi di censura. Mi viene in mente ad esempio anche quello che ha fatto Edward Per queste persone l'anonimato non è un capriccio, è letteralmente sopravvivenza. Serve anche per avere dei canali di comunicazione sicuri per persone che ricoprono un ruolo di spicco, ad esempio in qualche azienda governativa, che desiderano denunciare delle corruzioni oppure degli abusi di potere. Non è un caso che organizzazioni come ad esempio WikiLeaks, che è la più famosa, diventata poi molto famosa dopo il caso Assange, ma anche dopo il caso Snowden, utilizzino il dark web per raccogliere le proprie informazioni. In sostanza, il dark web è usato anche per avere libertà di parola, di denuncia, senza subire discriminazioni o, peggio ancora, persecuzioni. Purtroppo, come ben sappiamo, l'anonimato che rende possibili questi utilizzi positivi attira anche moltissime attività criminali. Il dark web ospita infatti anche degli e-commerce illegali dove si vendono droghe, armi, dati rubati, documenti falsi e altri beni illeciti, compresi dei servizi di hacking. L'esempio più celebre di marketplace del dark web è stato Silk Road, spesso considerato il primo grande bazar online di prodotti illegali. Illegali. Fondato nel 2011 da Ross Ulbricht, Silk Road divenne rapidamente l'Amazon della droga, un ecosistema criminale che generò transazioni per centinaia di milioni di dollari in poco più di 2 anni. Silk Road funzionava in modo sorprendentemente simile a piattaforme legali come eBay o come Amazon. Venditori da tutto il mondo offrivano i loro prodotti, principalmente droghe, ma anche appunto documenti falsi e altri beni illeciti come armi e simili. Gli acquirenti potevano, oltre che acquistare, ovviamente anche lasciare delle recensioni, delle valutazioni e le transazioni avvenivano in Bitcoin, questo sempre per garantire l'anonimato. Nel 2013 poi l'FBI riuscì a infiltrarsi e a smantellare l'intero sito, quindi solo 2 anni dopo la nascita del sito web. Ross Ulbricht fu arrestato in una biblioteca di San Francisco proprio mentre amministrava il sito dal suo laptop. L'indagine rivelò una verità fondamentale sul dark web: l'anonimato, per quanto avanzato, non è mai assoluto. Gli investigatori erano risaliti a Ulbricht seguendo le sue tracce lasciate sui forum presenti nel web normale e poi con delle sofisticate tecniche investigative. Nel processo che seguì, Ulbricht fu condannato a 2 ergastoli e a 40 anni aggiuntivi, una sentenza ovviamente esemplare che voleva inviare un messaggio molto chiaro a chi usa il dark web per nascondere le proprie attività illegali. Dopo la chiusura di Silk Road comunque sono spuntati come funghi tantissimi altri marketplace simili come AlphaBay, Evolution, Hansa Market, Dream Market, per citarne alcuni. Ognuno di questi è stato alla fine smantellato dalle forze dell'ordine oppure è imploso a causa di truffe interne. Da lì ne sono nati ovviamente altri, moltissimi sono ancora presenti, ma questi che sono i più conosciuti sono stati tutti chiusi. Quello di Hansa Market in particolare è un caso secondo me veramente molto interessante. Nel 2017 la polizia olandese riuscì non solo a chiudere questo marketplace, ma ne prese addirittura il controllo impersonando gli amministratori per delle settimane. Durante questo periodo gli agenti riuscirono a modificare il sito in modo da togliere tutti i filtri che garantivano l'anonimato, riuscendo a raccogliere informazioni sugli utenti compresi gli indirizzi IP reali e a registrare password, messaggi e così via. In questo modo riuscirono a smascherare migliaia di venditori e acquirenti, perché ovviamente è illegale vendere ad esempio droga e armi, ma è illegale anche comprarle. Più di recente, nel 2022, un'azione congiunta delle autorità tedesche e statunitensi ha portato alla chiusura di Hydra Market, il più grande marketplace darknet del mondo, con un giro d'affari stimato in oltre 5 miliardi di dollari. E qui ovviamente potremmo chiederci: ma come fanno le autorità a infiltrarsi in queste reti se sono progettate per garantire l'anonimato? Le forze dell'ordine hanno sviluppato già da anni delle tecniche investigative fatte apposta per il dark web che sono molto innovative, chiaramente sofisticate. Tradizionalmente, per indagare su reati online la polizia identificava i sospetti tramite l'indirizzo IP, quindi l'indirizzo del dispositivo che inviava la richiesta. Ma nel dark web questo approccio ovviamente non serve a nulla, visto che gli IP reali rimangono nascosti dietro strati e strati di crittografia e di rimbalzi. Gli investigatori utilizzano quindi un mix fra delle tecnologie super avanzate e delle tecniche vecchissime di infiltrazione. Monitorano costantemente i forum e i marketplace, quindi anche nei siti illegali. Si infiltrano come acquirenti o venditori sotto copertura. Sfruttano delle vulnerabilità tecniche nei software e analizzano le transazioni in criptovaluta. Quest'ultimo aspetto è particolarmente cruciale perché è la prova dell'acquisto, quindi è la prova che qualcosa di illegale sta succedendo. Contrariamente a quanto si pensa, il Bitcoin non è completamente anonimo. Tutte le transazioni sono registrate permanentemente nella blockchain, che è pubblica e consultabile. Combinando l'analisi della blockchain con altre informazioni, le autorità possono in realtà seguire il flusso di denaro e in alcuni casi quindi riescono a risalire all'identità identità reale dei criminali quando poi convertono le criptovalute in valuta tradizionale. Ed è proprio quello che è successo con Silk Road, cioè sono riusciti a risalire a Ross Ulbricht quando lui ha convertito i Bitcoin guadagnati col sito in soldi veri. Per questo motivo si stanno diffondendo sul dark web altre criptovalute come Monero, che invece garantisce un completo anonimato e si presta meglio anche alle truffe online, che nel dark web non mancano. Vediamo ora però alcuni miti da sfatare sul dark web per fare un po' di chiarezza in più. Mito numero 1: è vero che sul dark web si possono assoldare dei sicari? La realtà è che ci sono siti che offrono questi servizi e la maggior parte di questi sono truffe o trappole della polizia. Un caso emblematico è avvenuto proprio in Italia nel 2021, quando un manager milanese ha tentato di ingaggiare un sicario sul dark web per aggredire la sua ex fidanzata con l'acido. Lo ha fatto tramite il sito Internet Assassins, che era in realtà monitorato dalla polizia tedesca, che ha allertato immediatamente le autorità italiane, portando all'arresto dell'uomo prima che potesse accadere qualcosa. Negli altri casi, la maggior parte dei sedicenti sicari sono in realtà truffatori che spariscono con i soldi senza compiere alcun delitto. Tanto mica puoi andare a denunciarli. Mito numero 2: è vero che sul dark web si può trovare qualsiasi cosa? In realtà il dark web è molto più piccolo e molto meno organizzato di quanto si possa pensare. Molti siti appaiono, scompaiono rapidamente e non esiste un sistema di ricerca efficiente come Google, come ho accennato prima. Trovare contenuti specifici può essere difficile se non si conoscono gli indirizzi esatti, e anche quando si conosce un sito esatto può essere modificato dall'oggi al domani, quindi possiamo non ritrovarlo più. Mito numero 3: è vero che navigare sul dark web comporta automaticamente il download di malware e altre cose che fanno poco bene al mio computer? Allora, la risposta è no, ma facciamo finta di sì. Tecnicamente utilizzare Tor Browser con le impostazioni predefinite e senza scaricare dei file sospetti è relativamente sicuro, e ci sono altre accortezze che si possono adottare, come usare una macchina virtuale o un PC usa e getta, diciamo. In ogni caso, io continuo a sconsigliare l'utilizzo del dark web per chi non è esperto, perché vuol dire veramente andare a caccia di guai. Possiamo essere coinvolti nostro malgrado in attività illegali, essere tracciati dalle forze dell'ordine, e possiamo ovviamente anche essere hackerati. Quindi possiamo subire il furto dei nostri dati personali proprio perché in realtà li abbiamo donati al dark web. E la perdita dei dati personali non è assolutamente un gioco. Il dark web è strapieno di dati personali, di documenti di identità delle persone, di credenziali di accesso, e questa fuga di dati può portare a dei danni inimmaginabili. Ci sono stati casi in cui la pubblicazione di dati sul dark web ha comportato la perdita del posto di lavoro o addirittura della vita delle persone. Ma questo lo approfondiamo nel video di domani. Per fare un recap finale, il deep web e il dark web rappresentano una parte nascosta della rete. Mentre il deep web è banalmente composto per lo più da contenuti legittimi ma non indicizzati, il dark web presenta una realtà con più sfaccettature, dove l'anonimato può servire sia per scopi nobili come la protezione di giornalisti e attivisti, sia per attività invece criminali. La comprensione di questi questi due spazi non deve portare a demonizzazioni o a semplificazioni eccessive, ma semplicemente a una maggiore consapevolezza delle loro caratteristiche, delle potenzialità e dei rischi alla base. Internet è uno strumento potentissimo che, come ogni tecnologia, può essere utilizzato per il bene o per il male. Quindi noi cerchiamo di stare sempre dalla parte del sicuro, così cerchiamo di minimizzare un po' i rischi. Bene, come sempre spero che il video vi sia piaciuto. Nel prossimo video vedremo il caso più scandaloso di sempre in cui il dark web ha avuto una parte fondamentale. Quindi ora Sapete alla perfezione cos'è il dark web, non potete assolutamente perdervelo. A presto!










