😱 EDWARD SNOWDEN: il whistleblower più famoso del mondo

Il video narra la vita di Edward Snowden, dal suo contesto familiare patriottico e gli studi in informatica, al servizio militare interrotto, al reclutamento da parte della NSA e della CIA, fino al suo ruolo di amministratore di sistema che gli ha permesso di accedere a enormi quantità di dati. Vengono spiegati i programmi di sorveglianza di massa PRISM e XKeyscore, la loro architettura tecnica e le modalità di raccolta (cavi sottomarini, server, provider). Si descrive la cooperazione internazionale dei Five Eyes e le pratiche di raccolta dati su cittadini e leader stranieri. Il video analizza la decisione di Snowden di diventare whistleblower, il contatto con i giornalisti Greenwald, McKesson e la regista Laura Poitras a Hong Kong, la pubblicazione dei documenti da parte del Guardian, e il suo video di identità. Si racconta la fuga verso Hong Kong, il periodo di 39 giorni nell’aeroporto di Mosca, l’ottenimento dell’asilo russo e la vita in esilio, compreso il matrimonio, i figli e la cittadinanza russa. Vengono esaminati gli effetti globali: la crisi diplomatica (Merkel, Brasile), la reazione delle grandi aziende tecnologiche (Google, Apple, WhatsApp) e l’“effetto Snowden” che ha spinto verso la crittografia diffusa e normative come il GDPR. Infine, il narratore riflette sul dibattito morale su Snowden (eroe vs traditore) e suggerisce documentari, film e l’autobiografia per approfondire.
Chapters
Il 5 giugno 2013 il mondo ricevette una bella doccia fredda quando venne rivelato un segreto che sembrava uscito da un libro distopico di George Orwell. Ogni chiamata, ogni messaggio, ogni click che avevamo mai fatto era stato raccolto, catalogato, archiviato. Non da qualche regime totalitario in un paese lontano, ma dalle democrazie occidentali che consideriamo i paladini della libertà. L'uomo che rivelò questo segreto aveva solo 29 anni. Il suo nome era Edward Joseph Snowden e sacrificò la propria posizione professione, il proprio lavoro e la propria vita normale per denunciare una situazione che riteneva che i cittadini dovessero conoscere. Ma per capire la sua storia dobbiamo partire dall'inizio. Edward Snowden nasce nel 1983 in una famiglia americana tradizionale e molto patriottica. Il padre era un ufficiale della Guardia Costiera, mentre la madre era un'impiegata federale. Snowden quindi cresce respirando valori della sicurezza nazionale. Non è il classico ribelle che sfida il sistema dall'esterno, è qualcuno che il sistema lo conosce dall'interno, lo vive, ci crede. Edward intraprende gli studi di informatica, materia per cui è estremamente portato. È un ragazzo molto intelligente con un quoziente intellettivo di 145 punti, un vero e proprio genio. E soprattutto, come aveva accennato, è un ragazzo molto patriottico. Proprio questa forte credenza nei valori americani lo spinge, dopo gli studi di informatica, ad arruolarsi nell'esercito per combattere per il suo paese. Viene fermato da un incidente però durante l'addestramento, che gli impedisce quindi di portare avanti la carriera militare. Dopo il congedo viene notato dalla NSA, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense, e nel giro di poco tempo viene reclutato addirittura dalla CIA per occuparsi proprio della sicurezza informatica. È bravo, molto bravo, tanto che nel 2007 la CIA lo manda a Ginevra sotto copertura diplomatica per svolgere un incarico per suo conto. Ed è qui che inizia la sua trasformazione, quando a Snowden viene dato l'accesso a documenti riservati della CIA. Edward, che ha solo 24 anni, è un giovane programmatore americano cresciuto con la convinzione che il suo paese rappresenti proprio la libertà nel mondo. Ma quei documenti dicono un'altra cosa. Non è un'epifania improvvisa, ma un processo lento e anche doloroso che lo porta ad abbandonare l'incarico solo 2 anni dopo, nel 2009. Dal 2009 al 2013 Snowden si concentra sull'intelligence privata, lavorando sempre per la NSA ma su incarico di società private come la Dell, la famosa casa produttrice di computer. Come amministratore di sistema per la NSA ha accesso praticamente a tutto, ma c'è un problema: più Snowden vede, meno riesce a dormire la notte. Ma cos'è che stava vedendo? Per comprendere l'enormità di quello che stava vedendo, facciamo un piccolo esempio concreto. Immaginate che internet sia come un'autostrada che ha degli autovelox. Gli autovelox a che cosa servono? A scattare fotografie di chi va troppo veloce e a fare una multa, giusto? Se non vogliamo essere fotografati perché non vogliamo che si sappia che siamo passati da quella strada, ci basta andare piano. Sappiamo che se rispettiamo i limiti l'autovelox non ci scatta la foto e nessuno può scoprire che siamo passati da lì. Mettiamo che siamo paranoici e pensiamo che magari tramite il casello autostradale si possa risalire al fatto che abbiamo fatto quella strada. Decidiamo quindi di non prendere l'autostrada e di passare solo per stradine secondarie di campagna dove non ci sono nemmeno le telecamere di videosorveglianza. Pensiamo di essere al sicuro, che nessuno possa vederci, osservarci, spiarci. Immaginiamoci ora di scoprire tutto in una volta che in realtà ogni singola strada esistente, compreso il nostro vialetto di casa, è tenuta sotto sorveglianza 24 ore su 24, senza che siamo mai stati informati della cosa. Bene, Snowden aveva scoperto che l'NSA, che si occupava anche di intercettazioni e sorveglianza, non spiava solo i sospettati o gli indagati, ma aveva messo in piedi un sistema capace di intercettare di tutto. Tutto: email, telefonate, chat, ricerche Google, anche di persone comuni non coinvolte in crimini o indagini. E questo non lo faceva in modo mirato, tipo vediamo cosa fa questa persona perché fa cose strane, non mi fido. Lo faceva in blocco, dicendo prendiamoci tutto il traffico che passa da qui e monitoriamolo tutto. Come aveva fatto tutto questo la NSA? Installando sistemi di intercettazione direttamente nei nodi principali di internet, cioè nei punti dove passano tantissimi dati: i cavi sottomarini, i server grandi provider, le compagnie telefoniche e così via. Il primo programma che era emerso dai documenti a cui Snowden aveva accesso si chiamava PRISM e il nome non è casuale. Come un prisma scompone la luce bianca nei suoi colori componenti, come ci insegnano i Pink Floyd, PRISM scomponeva il flusso di dati internet per permettere all'NSA di vedere ogni singolo elemento. Dal 2007 questo programma permetteva all'agenzia di accedere direttamente ai server delle più grandi aziende tecnologiche americane: Google, Facebook, Facebook, Microsoft, Apple, Yahoo, eccetera. Per capire meglio, pensate alla vostra email come se fosse una cartolina spedita attraverso un sistema postale. Noi pensiamo che la cartolina passi in vari uffici postali e poi arrivi al nostro amico, giusto? Sappiamo che probabilmente verrà vista da vari postini, da vari uffici, però sappiamo anche che loro hanno fra le mani tante di quelle lettere che bene o male si dimenticheranno della nostra cartolina. Bene, immaginate ora di scoprire che in realtà questa cartolina che passa attraverso decine di uffici postali, prima di arrivare a destinazione, arriva anche in un ufficio in cui qualcuno la fotografa, la copia, la cataloga, tenendo traccia di chi ve l'ha spedita, quando, da dove e anche con quale frequenza vi scrivete. E questa fu la prima cosa che fece drizzare i peli sulle braccia a Snowden. Ma PRISM era solo la punta dell'iceberg, perché comunque raccoglieva una quantità di dati inimmaginabile, era impossibile pensare di tenere monitorati tutti quanti. Il vero mostro si chiamava XKeyscore. E qui le metafore non bastano più. XKeyscore era l'interfaccia che permetteva agli analisti dell'NSA di cercare in tempo reale attraverso tutto quello che l'agenzia aveva raccolto. Quindi si prendeva tutto quello che Prism aveva raccolto, anche in tempo reale, e si cercava con una facilità estrema. So che ad esempio Prism raccoglie i dati che provengono da una webcam. Bene, io posso accedere a quella webcam in tempo reale e guardare quello che sta succedendo mentre sta stava succedendo. Snowden stesso in seguito avrebbe descritto XKeyscore con parole che suonano veramente distopiche quando disse: io, seduto alla mia scrivania, potrei intercettare chiunque, persino il presidente, se avessi anche solo un suo indirizzo email personale. Non serviva un mandato, non serviva una giustificazione specifica, bastava digitare un nome, un numero di telefono o un indirizzo mail ed ecco che si aveva accesso a qualunque cosa. Non solo, l'NSA stava raccogliendo i tabulati telefonici di tutte le chiamate di tutti gli americani. Ogni giorno venivano registrati milioni di dati che documentavano chi chiamava chi, per quanto tempo, da quale torre cellulare. Era come se il governo tenesse un diario dettagliato di tutti i rapporti sociali e personali della nazione. La cosa più agghiacciante, almeno per me che sono un avvocato, quindi all'interpretazione delle norme tengo particolarmente, è che questo lo faceva proprio sulla base di un'interpretazione molto forzata di una legge che era stata in realtà introdotta per casi specifici di terrorismo. Se non fosse che c'è una bella differenza fra spiare Osama Bin Laden, che chiama i suoi luogotenenti, e spiare Robert Smith, detto Bob, che gestisce una piccola pasticceria nel sud del Minnesota mentre chiama sua mamma per sentire come sta. Ma la sorveglianza globale non era solo un'operazione condotta dagli americani. Snowden rivelò l'esistenza di una rete di intelligence molto più vasta e coordinata di quanto il mondo avesse mai immaginato. 5 paesi poi divenuti noti come i Five Eyes, i gli Occhi, ovvero Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, avevano creato un sistema dove ogni paese raccoglieva dati che gli altri non potevano legalmente ottenere sui propri cittadini. Cosa significava questo nella pratica? Che se una legge americana impediva all'NSA di spiare cittadini americani, bastava chiedere ai britannici, che non avevano quelle restrizioni sui cittadini americani. Se i britannici non potevano legalmente intercettare cittadini inglesi, chiedevano agli australiani. Ed ecco che erano a posto, gli australiani raccoglievano i dati sui cittadini inglesi. E la domanda è: ma come facevano a ottenere quei dati dalle aziende come Google, Yahoo e simili? Tendenzialmente in 3 modi: o lo chiedevano e le aziende collaboravano fornendo quindi volontariamente i dati, o le obbligavano con dei mandati e cose simili, o le hackeravano e si infiltravano di nascosto nei loro sistemi. Per Snowden vedere tutto questo era terribile, proprio perché era un ragazzo giovane che credeva nel proprio paese. Non era un quarantenne disilluso, o uno che veniva dall'estero, o qualcuno che in generale non credeva nei valori americani. Lui ci credeva proprio. Provò anche a sistemare la cosa dall'interno, parlandone con i suoi superiori, scrivendo memo interni e così via, ma chiaramente le sue osservazioni cadevano nel vuoto. La goccia che fece traboccare il vaso fu probabilmente quando Snowden si rese conto che questo sistema veniva usato anche per spiare gli alleati degli Stati Uniti. Non terroristi, non criminali, ma capi di stato democraticamente eletti come Angela Merkel. Se non erano al sicuro loro, chi poteva esserlo? In Snowden iniziò a maturare la consapevolezza che la cosa doveva quantomeno essere denunciata. Minacciata, se non fermata. La decisione di diventare un whistleblower, cioè qualcuno che dall'interno denuncia comportamenti illegali di cui è venuto a conoscenza grazie alla propria posizione, non è proprio come decidere di cambiare lavoro, è più come decidere di saltare da un aereo senza paracadute. Snowden sapeva che rivelare quelle informazioni avrebbe comportato il perdere tutto: la carriera, la casa, la famiglia, la libertà. Sarebbe diventato un traditore agli occhi dello Stato. Ma c'era qualcosa che per lui era più importante di tutto questo: l'idea che in democrazia i cittadini debbano avere il diritto di sapere quello che il loro governo fa su di loro. Non tutti i dettagli operativi, per carità, non i nomi degli agenti sotto copertura, però quantomeno i programmi generali, le politiche, l'architettura del sistema che li governa. Ci volete spiare? Lo fate, però prima ci spiegate i motivi per cui avete deciso di farlo, ci spiegate come funziona, così ci regoliamo di conseguenza. Tornando all'esempio dell'autostrada, mi sta bene che mettiate l'autovelox, capisco i motivi, so come funziona, però mi dovete mettere un po' prima un cartello quello che mi avvisa che c'è l'autovelox e che se vado troppo veloce prendo la multa. Il 20 maggio 2013 Snowden si presenta al lavoro come ogni giorno, ma è diverso. Sa che è l'ultima volta. Dice ai colleghi che ha alcuni problemi di salute e deve assentarsi per qualche settimana. Esce dalla sede con una piccola scheda SD che contiene una marea di dati classificati e prende un volo per Hong Kong portando con sé quelle informazioni. La scelta di Hong Kong non era casuale. È un luogo che offre protezioni legali e che soprattutto è lontano dalla portata immediata di alta dell'FBI. Quindi ci avrebbero messo un po' di tempo per rintracciarlo e soprattutto per portarlo di nuovo in America. Snowden ha bisogno di tempo, non per fuggire, ma per organizzare la diffusione delle informazioni. Contatta quindi 3 persone: i giornalisti Greenwald e McKeskie del Guardian e la documentarista Laura Poitras, tramite canali protetti e crittografati, e li convoca in una camera d'albergo di Hong Kong. In quella camera d'albergo, Snowden, a 29 anni, consegna al mondo la prova documentale che i governi democratici avevano costruito un sistema di sorveglianza che avrebbe fatto invidia alla Stasi. La decisione di coinvolgere giornalisti professionisti invece di pubblicare tutto quello che aveva trovato su WikiLeaks fa proprio capire come ragionava lui. Snowden voleva che le informazioni venissero filtrate responsabilmente, voleva che si pubblicassero solo le cose strettamente necessarie per il dibattito pubblico, voleva proteggere le operazioni legittime e la sicurezza degli agenti. Non voleva distruggere il sistema di intelligence, voleva solo che venisse riformato. Il 5 giugno 2013 il giornale Guardian Publica il primo articolo che conteneva l'ordine segreto con cui una compagnia telefonica molto famosa in America era stata obbligata a consegnare alla NSA i tabulati di tutte le chiamate dei suoi clienti. Il giorno dopo arriva l'articolo sul Prison. È l'inizio di una valanga che continuerà per dei mesi. Pochi giorni dopo la pubblicazione del primo articolo, e precisamente il 9 giugno del 2013, Snowden decide di rivelare la propria identità in un video diventato iconico. Questo giovane dall'aspetto gentile e mite, seduto sul letto di una camera d'albergo Bergo spiega perché ha deciso di sacrificare la sua vita personale per dare ai cittadini di tutto il mondo informazioni che lui considera essenziali per la democrazia. A un certo punto dice, guardando dritto nella telecamera: non voglio vivere in un mondo dove tutto quello che faccio e dico viene registrato. Non è qualcosa che sono disposto a sostenere o con cui sono disposto a convivere. Se riuscite, recuperatevi l'intervista perché è veramente molto bella. Tra l'altro, ricordiamoci che poteva anche provare a restare anonimo. I giornalisti alla fine non erano obbligati a rivelare la fonte delle informazioni e magari non sarebbe nemmeno stato scoperto. Ma il punto è che lui non si voleva nascondere, non si vergognava di ciò che aveva fatto, non si sentiva un criminale, non odiava il proprio paese. Ci ha messo la faccia perché era veramente convinto della bontà di ciò che aveva fatto. L'impatto delle rivelazioni di Snowden fu immediato devastante e spaccò a metà l'opinione pubblica. I governi ovviamente gridarono al tradimento, alla messa in pericolo della sicurezza nazionale, al terrorismo, e questa opinione fu condivisa anche da una parte dei cittadini. Altri ricevevano Snowden come un eroe che aveva avuto il coraggio di smascherare i poteri forti e fare il bene della comunità. Ma al di là delle opinioni c'erano i fatti, e i fatti dicevano che i cittadini di democrazie consolidate erano stati sottoposti a sorveglianza di massa senza il loro consenso. Anzi, spesso senza che nemmeno i loro rappresentanti eletti sapessero della reale portata di questi programmi. Negli altri stati le rivelazioni crearono un terremoto diplomatico. Angela Merkel chiamò direttamente Obama per protestare contro l'intercettazione del suo telefono cellulare. Il Brasile cancellò una visita di Stato negli Stati Uniti. I rapporti transatlantici, che già erano sotto stress per altre questioni, subirono un ulteriore colpo. Ma se bene o male quello che aveva fatto il governo poteva essere, se non accettato, quantomeno compreso, a trovarsi sotto i riflettori furono le grandi aziende tecnologiche. Improvvisamente Google, Facebook, Apple, Yahoo e compagnia bella si trovarono nella posizione imbarazzante di dover spiegare ai loro utenti perché avevano deciso di fornire tutti i loro dati alla sorveglianza governativa. Le aziende reagirono in modi diversi. Alcune cercarono di minimizzare, ma la maggior parte di loro invece iniziò a prestare molta più attenzione alla privacy, chiaramente anche solo per finalità di marketing. Apple iniziò a vantarsi del fatto che nemmeno loro potevano decifrare i dati sui loro dispositivi. Google iniziò a crittografare tutto il traffico fra i suoi data center. WhatsApp implementò la crittografia end-to-end per tutti i messaggi. Il risultato fu così rilevante che assunse il nome di effetto Snowden, termine termine che viene usato per descrivere il cambiamento radicale nell'approccio alla privacy e alla sicurezza che attraversò in quel momento tutta l'industria tecnologica. Mentre il mondo cercava di digerire le sue rivelazioni, Snowden si trovava in una situazione sempre più precaria. Hong Kong, nonostante le sue particolarità legali, rimaneva sotto la sovranità cinese e la pressione americana per la sua estradizione cresceva ogni giorno. Il 23 giugno 2013 quindi Snowden salì su un volo diretto a Mosca. Il piano era di fare tappa in Russia solo il tempo necessario per prendere collegamento verso l'America Latina, dove aveva già richiesto asilo a diversi paesi. Ma quando l'aereo atterrò a Mosca, Snowden scoprì che il suo passaporto americano era stato annullato. Si trova improvvisamente in un limbo, era bloccato in un aeroporto internazionale, non poteva entrare in Russia perché non aveva un passaporto valido, e per lo stesso motivo non era nemmeno libero di andarsene. Per 39 giorni visse all'interno dell'aeroporto, dormendo su delle panchine, usando i bagni pubblici e mangiando nei fast food della zona transiti, mentre il resto del mondo discuteva del destino. Il 1° agosto 2013 la Russia gli concesse asilo temporaneo. In realtà gli diede proprio un permesso di soggiorno, ma sostanzialmente servì a evitargli l'estradizione. Non era la destinazione che Snowden aveva scelto, ma era ovviamente in quel momento l'unica alternativa ad andare negli Stati Uniti, affrontare un processo ed essere incarcerato. Quel giorno iniziò così il suo esilio dalla propria patria. La decisione russa di dare asilo a Snowden non fu propriamente un gesto umanitario. Putin sapeva benissimo che tenere Snowden in Russia era un colpo formidabile alla credibilità americana. Era come dire: noi siamo meno oppressivi degli americani. E oltretutto si stavano facendo amico il traditore numero uno degli Stati Uniti, cosa che poteva sempre tornare utile. Ma per Snowden la situazione era veramente complessa. Da una parte la Russia gli offriva protezione dalla giustizia americana, quindi ovviamente c'era della gratitudine. Dall'altra si trovava però a vivere sotto un regime che praticava esattamente quel tipo di sorveglianza e repressione che lui aveva denunciato negli Stati Uniti. In questo modo aveva anche un po' perso quindi la sua libertà di parola, perché pur avendo sempre mantenuto una linea di critica anche verso il governo russo, adesso doveva esprimere le proprie critiche con la cautela di chi sa che la sua sopravvivenza dipende dalla buona volontà di chi lo ospita. Alla fine Snowden è stato costretto a rassegnarsi e ha iniziato a vivere una vita, diciamo, normale in Russia. Ha sposato la sua fidanzata, hanno avuto due figli, ha anche ottenuto nel 2022 la cittadinanza russa. Si tratta comunque ovviamente di una normalità molto precaria. Se mettesse piede in qualsiasi paese alleato degli Stati Uniti rischierebbe l'arresto immediato, quindi si trova costretto a restare in Russia. Inoltre, comunque, è sotto la protezione di un sistema di cui lui non condivide i valori. E sappiamo che per Edward Snowden i valori sono molto importanti, sono quelli che hanno fatto sì che lui rinunciasse tutto quello che aveva per dire ai cittadini di tutto il mondo che erano sotto sorveglianza. Le sue rinunce però almeno hanno dato dei frutti, quantomeno apparentemente. Sono passati più di 10 anni dalle rivelazioni di Snowden e panorama tecnologico è profondamente cambiato. La crittografia è diventata praticamente mainstream. Oggi WhatsApp cripta automaticamente messaggi di 2 miliardi di utenti. Signal, che è l'app di messaggistica preferita di dissidenti e giornalisti, ha visto aumentare esponenzialmente i propri utenti. Persino Gmail e altri provider hanno implementato delle forme di crittografia che rendono molto più difficile l'intercettazione di massa. Il cambiamento più profondo comunque sicuramente è culturale. Prima di Snowden, la privacy era vista come qualcosa che interessava solo chi aveva qualcosa da nascondere. Dopo Snowden, anche con l'emanazione di normative dedicate proprio alla protezione dei dati come il GDPR, abbiamo iniziato a essere più gelosi delle nostre informazioni. Giustamente, poi, direi. Come dicevo nel video di ieri, però, c'è anche un lato oscuro in questa trasformazione. La maggiore attenzione alla privacy ha reso più difficile anche compiere indagini illegittime. La crittografia che protegge i dissidenti e i cittadini comuni protegge anche i terroristi. Sarebbe stato meglio probabilmente se l'NSA avesse installato i propri sistemi solo per tracciare, come doveva fare, i criminali internazionali, non Angela Merkel, i pasticcere Bob Smith e l'attivista Snowden. Non è stato ancora in realtà nemmeno chiarito se questi sistemi di sorveglianza di massa siano effettivamente stati chiusi oppure no. Io francamente ho un po' i miei dubbi, che di quell'architettura non esista proprio più nulla. Bene, come sempre spero che questo video vi sia piaciuto. Su Edward Snowden sono stati realizzati tanti bei documentari. Il più bello è sicuramente Citizenfour, documentario documentario realizzato proprio da Laura Poitras, che se vi ricordate è la giornalista che aveva raccolto direttamente le informazioni da Edward a Hong Kong. Ed è un documentario che fra l'altro ha anche vinto l'Oscar di categoria nel 2015. Vi segnalo anche il film intitolato proprio Snowden, che a mio parere è veramente ben fatto, anche se un po' romanzato. E se volete approfondire ancora di più, sappiate che esiste anche una sua autobiografia del 2019 che trovate in italiano con il titolo Errore di sistema. Fatemi sapere nei commenti cosa pensate di questa vicenda, quindi se secondo voi Edward ricade nella categoria dei traditori o in quella degli eroi. Noi ci rivediamo al prossimo video.










