😱 Il caso MATTEL: salvati da un colpo di fortuna

Il video ricostruisce il caso del 2015 in cui la Mattel, azienda produttrice di Barbie e altri giochi, fu vittima di un attacco di Business Email Compromise (BEC). In un periodo di crisi finanziaria, il nuovo CEO Christopher Sinclair ordinò un bonifico di 3 milioni di dollari a un fornitore cinese. Gli hacker, dopo mesi di ricognizione su LinkedIn, comunicati stampa e procedure interne, falsificarono una email apparentemente inviata dal CEO e la inviarono alla dirigente finanziaria, ottenendo la doppia approvazione necessaria per il trasferimento. Il denaro fu inviato alla Bank of Wenzhou in Cina, ma la Mattel scoprì l’inganno il 1 maggio, giorno festivo cinese, quando le banche erano chiuse. Grazie a questa coincidenza, le autorità statunitensi e cinesi riuscirono a bloccare il conto e a restituire l’intera somma entro pochi giorni. Il narratore analizza le vulnerabilità umane (desiderio di fare bella figura, mancanza di verifica aggiuntiva), le lacune procedurali e le lezioni di sicurezza informatica, sottolineando l’importanza di controlli extra e della consapevolezza del calendario. L’indagine FBI non ha mai identificato gli autori, ma il caso è citato come esempio di come una combinazione di errori umani e fortuna possa determinare l’esito di un attacco informatico.
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È l'inizio del 2015 e dentro la Mattel, la società produttrice delle Barbie, delle macchinine Hot Wheels e del gioco Uno, sono in corso dei grandi cambiamenti. La società è un po' in crisi, le bambole e giochi classici non vendono più come prima, adesso che i bambini preferiscono tablet e console. L'amministratore delegato Brian Stockton, a causa del calo dei profitti, decide di dare le dimissioni e Christopher Sinclair diventa il nuovo volto dell'azienda, che con questo cambio di comando spera di svecchiarsi un po'. Il nuovo CEO inizia immediatamente a prendere confidenza con il proprio ruolo e ad apportare qualche cambiamento. Nessuno si stupisce dunque quando ad aprile di quell'anno ordina a Gamal di trasferire 3 milioni di dollari a un nuovo fornitore in Cina. Probabilmente anche questo è parte delle rivoluzioni già in atto. Il bonifico viene quindi approvato e inviato, solo che non era stato Christopher Sinclair a ordinarlo. E sarà solo per uno straordinario colpo di fortuna che Matel riuscirà a recuperare per un pelo il proprio denaro, trasformando quello che poteva essere un attacco informatico coi fiocchi in un semplice caso di studio. Ma per capire bene cosa è successo, dobbiamo partire dall'inizio. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. Oggi parleremo del caso Matel, un caso che dimostra una volta per tutte, se qualcuno avesse ancora il dubbio, quanto una mail una mail semplice ma ben scritta possa ingannare anche i dipendenti di un'azienda consolidata e dotata di procedure specifiche volte proprio a evitare questo tipo di attacchi. Il caso è del 2015, ma la nostra storia inizia nel 2014, quando la Mattel registra il peggior risultato finanziario dei 10 anni precedenti. I profitti erano crollati del 60% rispetto al 2013, e persino le vendite di Barbie, il prodotto di punta dell'azienda, erano scese -13%. È chiaro che all'azienda serve una svolta drastica, ed è in questo clima di urgenza e trasformazione che Christopher Sinclair prende il comando, con l'obiettivo di rivoluzionare completamente la strategia aziendale. In quello stesso periodo degli hacker, che non verranno mai identificati, stanno tenendo d'occhio i cambiamenti in corso. Ci sono due circostanze che giocano molto a loro favore. La prima è che la società è in perdita, e gli hacker sanno che questo spesso porta le aziende a correre più rischi nel tentativo di salvarsi prima di andare in bancarotta. La seconda è che c'è un nuovo amministratore delegato e i criminali sanno che quando succedono queste cose tutti i dipendenti vogliono fare bella figura con il nuovo capo e le difese psicologiche si abbassano. In pratica vogliono sfruttare la voglia di impressionare il nuovo capo, perché può fare ignorare dei campanelli di allarme che in altre circostanze sarebbero stati invece molto evidenti. Gli hacker iniziano quindi a studiare da vicino la Mattel, setacciano LinkedIn, Twitter, leggono i comunicati stampa, scaricano i report finanziari. Tutto questo in modo da avere un quadro il più preciso possibile della società. Analizzano da cima a fondo l'organigramma per capire quali dipendenti hanno l'incarico di pagare i fornitori. Studiano le procedure dell'azienda per capire come vengono disposti i bonifici, quali documenti sono da compilare e firmare, chi deve approvarli. Probabilmente, ma la lascio come ipotesi perché non è mai stata confermata, riescono anche a violare alcuni account conti mail aziendali, in modo da capire ancora meglio i meccanismi e rendere il tutto più credibile una volta che avessero deciso di attaccare. Durante questa fase di studio capiscono che la Mattel ha una procedura specifica per approvare bonifici oltre una certa soglia. Ogni trasferimento deve essere approvato da due top manager. Non basta che un dipendente quindi riceva una mail dall'amministratore delegato per inviare 3 milioni di dollari in Cina. La richiesta deve provenire dalla dirigente finanziaria, che a sua volta deve avere approvato la richiesta proveniente da un altro top manager. Questa richiesta inoltre deve essere scritta in un certo modo e deve essere firmata dal manager. Senza questa doppia approvazione e senza la doppia firma non può essere fatto nessun bonifico. I criminali questo lo sanno e si preparano per tempo. Appena il nuovo amministratore delegato mette piede in azienda, loro sono pronti. Prima di agire lasciano passare un piccolo lasso di tempo, quel tanto che basta a rendere la richiesta un po' meno strana, ma non così tanto da far sì che i dipendenti avessero già preso confidenza con il nuovo CEO. Passato questo lasso di tempo, inviano una richiesta formale e firmata, apparentemente proveniente da Sinclair, alla dirigente finanziaria. Con questa mail, gli hacker le chiedono di autorizzare il trasferimento di 3 milioni di dollari a un nuovo fornitore. Attenzione, quindi, la mail non chiedeva di fare il pagamento, era rivolta alla dirigente, non a chi doveva fare il pagamento, in modo che lei l'autorizzasse arrivando quindi alla fatidica doppia approvazione necessaria per chiudere l'affare. Inoltre, il contenuto della richiesta era proprio scritto a puntino. La richiesta è un po' urgente, non così allarmistica da destare sospetti, ma abbastanza pressante da richiedere un'azione rapida e impedire quindi alla dirigente di fare ulteriori verifiche. Nella mail infatti si parla di un nuovo fornitore in Cina e del fatto che questo pagamento era necessario per non perdere un'opportunità strategica. E qui entra in gioco un altro colpo di genio dei truffatori. La Cina non era una destinazione casuale. La Mattel in quel periodo aveva attuato un'espansione molto aggressiva nel mercato cinese. L'azienda aveva persino aperto a Shanghai la House of Barbie, proprio per avvicinare ancora di più il mercato cinese ai prodotti targati Mattel. Un bonifico di 3 milioni di dollari a un fornitore cinese era non solo credibile, ma quasi ordinario. La dirigente, un po' perché la mail è scritta secondo tutto per certi criteri aziendali, un po' perché la richiesta è urgente, un po' perché le sembra un'operazione normalissima, un po' perché vuole fare bella figura con il nuovo capo, approva immediatamente la richiesta e la trasmette al dipendente incaricato di inviare il denaro. Lui riceve l'ordine di trasferimento, dotato della doppia approvazione prevista dalle procedure della società, e ovviamente lo esegue. Il 30 aprile 2015 3 milioni di dollari iniziano il loro viaggio dal conto di una società in forte difficoltà economica verso i conti dei cybercriminali aperti nella Bank of Wenzhou. Normalmente in questi casi le vittime non si rendono conto di essere state ingannate fino a quando non è troppo tardi. I soldi vengono accreditati sui conti dei malintenzionati che nel giro di poche ore li fanno sparire rendendoli irrintracciabili. La Mattel invece ha un colpo di fortuna incredibile perché la dirigente il giorno dopo aver approvato il bonifico incontra per caso il nuovo CEO in azienda e facendo due chiacchiere menziona questo nuovo fornitore in Cina e il pagamento di 3 milioni di dollari. Sinclair ovviamente cade dal pero dicendo di non aver mai approvato nulla. I due iniziano ad approfondire la cosa e si rendono subito conto che la Mattel è stata truffata. La società a quel punto contatta immediatamente la propria banca negli Stati Uniti, allerta l'FBI e inizia a cercare disperatamente un modo per bloccare il trasferimento prima che i soldi spariscano nel labirinto bancario cinese. Le forze dell'ordine, la banca dicono alla Mattel di non farsi troppe illusioni. Il bonifico era già stato inviato in Cina il giorno precedente, sicuramente era già stato accreditato sul conto dei malintenzionati, che a quel punto con tutta probabilità avevano già fatto sparire ogni singolo centesimo. Ma gli hacker non avevano considerato una cosa, e questo è il secondo grande colpo di fortuna della Mattel. Come vi dicevo, il bonifico era stato inviato il 30 aprile e La Mattel si era resa conto della truffa il giorno dopo, il 1° maggio, giorno che negli Stati Uniti è un giorno feriale come gli altri. In Cina invece, come in Italia, il 1° maggio è festa del lavoro e le banche sono chiuse. E non solo il 1° maggio 2015 era festa, ma era anche venerdì, quindi le banche sarebbero state chiuse fino al lunedì 4 maggio, dando alla Mattel una finestra temporale di ben 3 giorni per tentare il recupero. I 3 milioni di dollari infatti erano arrivati alla Bank of Wenzhou, ma erano bloccati in un conto bancario su cui non era possibile operare fino al lunedì seguente. Non guardiamo la cosa con gli occhi di oggi, in cui anche il giorno di Natale, se voleste, potreste farmi un bonifico. Ve la butto lì. Ma nel 2015 ancora le operazioni erano molto vincolate alla presenza effettiva di personale all'interno della banca. Quindi se la banca era chiusa, i malintenzionati non potevano fare nulla. La Mattel ovviamente non spreca questa opportunità e attraverso canali diplomatici riesce a contattare le autorità di Wenzhou, che capiscono immediatamente la gravità della situazione. Sanno che il 4 maggio, alla riapertura delle banche, i criminali avrebbero mosso i fondi, rendendoli di fatto irrintracciabili. Quel fatidico lunedì, quando i dipendenti della banca di Wenzhou aprono al pubblico, si trovano davanti degli agenti di polizia e un funzionario della Mattel con una lettera ufficiale dell'FBI che richiede il congelamento immediato dei fondi. La banca blocca immediatamente il conto prima che venga mosso anche un solo centesimo. Due 2 giorni dopo, quindi il 6 maggio 2015, l'intera somma torna nei conti della Mattel. Un evento più unico che raro nel mondo degli attacchi informatici. Ora, secondo me questa storia è l'esempio perfetto di quello che vi dico sempre, cioè che l'essere umano è l'anello più debole della catena. L'abbiamo visto in primis quando la dirigente, a causa della semplice volontà di fare bella figura con il nuovo amministratore delegato, ha immediatamente approvato la richiesta di bonifico senza fare alcuna verifica ulteriore. Magari L'abbiamo visto anche quando il dipendente, ricevuta la richiesta con la doppia approvazione, ha eseguito l'ordine senza fiatare, anche se d'altronde quello era il suo lavoro. Ma qua l'errore più clamoroso è quello degli hacker, cioè passate mesi a studiare nel dettaglio le procedure della Mattel, riuscite a entrare nell'account di posta del CEO, o comunque a falsificarlo per far sì che la richiesta sembri provenire direttamente da lui, ottenete di farvi trasferire 3 milioni di dollari e non vi accorgete che state facendo bonifico in un giorno di festa. Non c'era nessuno incaricato di controllare il calendario, metti che. Va detto anche comunque che c'è stata una bella dose di fortuna, perché se la dirigente e il CEO non avessero parlato per caso di questo trasferimento e se ne fossero accorti, non so, anche solo la settimana dopo, a quel punto non ci sarebbe stato più nulla da fare. Comunque, grazie a questa clamorosa combinazione di errori e colpi di fortuna, la Mattel riuscì a recuperare l'intera cifra nel giro di una settimana dall'esecuzione del bonifico. Nel frattempo, sia negli Stati Uniti che in Cina, le autorità avevano avviato delle indagini per capire chi ci fosse dietro all'attacco, ma il colpevole non venne mai individuato. Di fatto, di indizi ce n'erano pochi. Il fatto che i soldi fossero stati trasferiti in Cina non forniva alcuna indicazione nemmeno sulla provenienza geografica degli attaccanti, perché la banca di Wenzhou veniva usata in realtà per truffe di questo tipo da criminali di tutto il mondo. Anzi, forse volendo capire di dove essero i malintenzionati, l'unico stato da escludere è proprio la Cina, visto che se fossero stati cinesi avrebbero saputo che il 1° maggio è festa nazionale. È più probabile quindi che provenissero da paesi in cui la festa del lavoro cade in un altro giorno e non avessero fatto quindi questa verifica. Quello che impariamo da questa storia secondo me è che non basta rispettare le procedure in modo asettico, dobbiamo sempre metterci la testa. È vero che la dirigente aveva ricevuto una richiesta protocollata nel modo giusto e tutto il resto, ma un controllo spillino aggiuntivo quando ci sono grandi cambiamenti all'interno di un'azienda è meglio farlo. L'altra cosa che impariamo chiaramente è di controllare il calendario quando vogliamo truffare qualcuno. Bene, come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Fatemi sapere nei commenti se conoscevate già questa storia e cosa ne pensate. Noi ci rivediamo la prossima settimana, anche se è Natale, con un nuovo video. A presto!










