😱 KEVIN MITNICK: la vera storia dell'hacker più famoso al mondo

Kevin Mitnick went from hacking LA bus systems at 12 to becoming the world's most wanted hacker. He pioneered social engineering and phone-phreaking, evaded the FBI for three years, and was captured in 1995 after attacking Tsutomu Shimomura. After prison, he wrote The Art of Deception and became a security consultant until his death in 2023.
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Nel 1975 un ragazzino di 12 anni di nome Kevin Mitnick manipolò gli autisti di autobus fino a riuscire a viaggiare gratis in tutta Los Angeles. A 16 anni lo stesso ragazzino violò il sistema di una delle più grandi aziende informatiche americane. A 17 si infiltrò nei network telefonici della Pacific Bell. A 20 rubò manuali segreti di accesso ai sistemi. A 24 era già noto all'FBI. Ma era troppo intelligente per essere fermato. Clonava telefoni, mascherava la sua identità, usava l'ingegneria sociale come un'arma. Chiamava le persone fingendosi un tecnico, un collega, un'autorità, e loro gli fornivano tutti i dati richiesti, a volte persino ringraziandolo. Prima dei 30 anni era già entrato nei sistemi di Motorola, Nokia, Fujitsu e tantissime altre aziende. Rubava codici sorgente, copiava software riservati, esplorava le reti più protette d'America, spesso solo per semplice curiosità. Quando finalmente l'FBI lo catturò nel 1995, dissero che aveva accesso ai codici nucleari americani. Era considerato talmente pericoloso che in carcere non gli veniva concesso nemmeno di usare la calcolatrice. Oggi è ricordato come il più famoso hacker della storia, ma per capire davvero chi era Kevin Mitnick dobbiamo partire dall'inizio. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video dedicato a un uomo che è divenuto leggenda e che ha indossato tutti i possibili cappelli da hacker. Le informazioni che troverete in questo video sono state raccolte da sue interviste, dalla sua autobiografia, da testimonianze, dai documenti giudiziari che sono riuscita a trovare, ma soprattutto dai libri che lui stesso ha scritto, in particolare L'arte dell'inganno, L'arte dell'invisibilità e L'arte dell'hacking. Visto che sta arrivando l'estate, fatevi un bel regalo, prendete questi libri e leggeteli sotto l'ombrellone perché sono veramente troppo troppo interessanti. Ma torniamo al nostro Kevin Mitnick. Siamo a Los Angeles negli anni '70. Kevin a quel tempo ha 12 anni, è un ragazzo solitario e molto annoiato che ama girare per la città e parlare con la gente. Ovviamente non ha la macchina per cui gira in autobus. All'epoca gli autobus usavano un sistema chiamato punch card validation. I biglietti erano delle tesserine cartacee su cui venivano praticati dei fori in determinati punti per convalidare il viaggio. Gli autisti avevano un punzone apposito per bucare la tessera ogni volta che un passeggero saliva, e in questo modo il biglietto indicava ora, giorno e punto in cui il passeggero era salito, in modo che poi potesse proseguire il suo viaggio anche cambiando autobus senza dover convalidare nuovamente il biglietto. Kevin aveva una parlantina speciale già all'epoca, e oltretutto era un ragazzino, che male può fare un ragazzino? Quindi un gentilissimo autista di autobus gli spiegò tutto su come funzionava il sistema di foratura dei biglietti, un altro gentilissimo autista gli spiegò dove si procuravano i punzonatori, e un terzo gentilissimo autista gli rivelò che loro a fine giornata spesso buttavano nel cestino i biglietti bianchi non utilizzati. Nel giro di pochissimo tempo Kevin iniziò a girare gratuitamente in tutta Los Angeles, salendo sull'autobus con un biglietto già validamente punzonato che non destava alcun sospetto. Divenuto adolescente, Kevin Mitnick si appassiona al mondo dei telefoni. Siamo ancora a fine anni '70, momento in cui le chiamate telefoniche passavano attraverso linee analogiche gestite da centraline automatizzate. Privati. Il controllo della chiamata, come quindi stabilire la connessione, far partire la tariffa per i pagamenti, chiudere la linea e così via, era gestito attraverso dei toni audio con delle frequenze precise. In pratica, il sistema telefonico capiva i comandi tipo inizia la chiamata, collega questa linea, chiudi, non con dei segnali digitali complicati, ma semplicemente con dei suoni. Bastava quindi riprodurre i suoni giusti e il sistema eseguiva. Da qui si sviluppò una comunità di persone che si autodefinivano freakers, dei curiosi e appassionati di telefonia che manipolavano i sistemi telefonici riuscendo a effettuare chiamate gratuite oppure ad accedere a linee riservate, quindi linee che non si trovavano negli elenchi, semplicemente riproducendo i toni di controllo attraverso dei fischietti o degli altri dispositivi molto artigianali. Ben presto Kevin Mitnick divenne un punto di riferimento fra i freakers che lo conoscevano con lo pseudonimo di Condor, nome tratto dal film I tre giorni del Condor. Non è una scelta casuale, nel film il protagonista è un analista della CIA in fuga che che usa la propria intelligenza per sopravvivere. Quindi capiamo perché Kevin fosse rimasto così affascinato da questa figura. Oltre al freaking, quello in cui Mitnick eccelleva era la manipolazione. Non a caso viene considerato il padre del social engineering, dell'ingegneria sociale, tecnica che consiste nell'impersonare altre persone in modo da convincere qualcuno a fornire informazioni riservate. Ciò che ha davvero distinto Kevin Mitnick dagli altri hacker della sua epoca non erano tanto le sue abilità tecniche, che ovviamente possedeva, quanto la sua straordinaria capacità capacità nell'ingegneria sociale, quindi proprio nell'arte di manipolare le persone per ottenere queste informazioni riservate. Immaginate la scena: un dipendente di un'azienda riceve una telefonata da qualcuno che si presenta come collega del reparto IT. La voce amichevole, professionale, usa il gergo tecnico corretto, fa riferimento a nomi di dirigenti reali, persone che lavorano effettivamente lì, conosce la struttura organizzativa. Ok, dalla voce si sente che chi parla è molto giovane, ma chi sospetterebbe che dall'altra parte della linea ci sia un estraneo che sta semplicemente recitando una parte. Kevin era un maestro in questo campo. Sapeva impersonare tecnici, dipendenti o dirigenti al telefono con una naturalezza disarmante, inducendo ignare vittime a rivelargli password, dettagli sensibili e persino a consegnargli badge perché potesse entrare fisicamente dentro edifici sorvegliati. Lui sfruttava quindi non tanto o non solo le sue capacità nell'ambito informatico, ma più che altro le debolezze umane, come la paura di un rimprovero o anche solo la volontà di il prossimo. Come dichiarerà lui stesso anni dopo, il fattore umano è veramente l'anello più debole della sicurezza. A 16 anni Kevin iniziò a spingersi oltre infiltrandosi nei sistemi della Digital Equipment Corporation o DEC. La DEC aveva un computer con server centrale chiamato The Ark usato per lo sviluppo di software. Qui dentro gli ingegneri scrivevano il codice del sistema operativo, lavoravano a nuove versioni, facevano test e così via. Kevin prima di tutto tramite la tecnica del dumpster diving, nome molto altisonante che descrive in realtà il frugare nella spazzatura, riuscì a trovare informazioni molto precise sull'azienda e su come operava. Da lì iniziò a chiamare i dipendenti impersonando di volta in volta figure diverse per ottenere altre informazioni, ad esempio in merito ai codici da digitare per entrare, a quello che poteva trovare dentro The Ark e così via. Nel giro di breve tempo era riuscito a penetrare all'interno dei server dove passò un po' di tempo a girellare e copiare codici pubblici prima di essere beccato dalla D.I.C. La cosa ironica è che il Condor aveva fatto tutto questo solo per semplice curiosità, per vedere se ce la faceva. La D.I.C. lo denunciò immediatamente, ma per alcuni anni questa denuncia non portò a nulla. Anche se l'avevano fermato, identificato, nel 1979 non esisteva ancora una legislazione chiara sui crimini informatici, quindi non era chiaro se introdursi in un sistema e copiare un software fosse effettivamente un crimine o solo una violazione civile inerente ad esempio la proprietà intellettuale del programma. Oltretutto Kevin era minorenne e le autorità faticavano a conciliare l'immagine di un ragazzino curioso con quella di un criminale super esperto di informatica e manipolazione. Ci misero poco a cambiare idea. Kevin fu arrestato per la prima volta a 17 anni per aver rubato dei manuali tecnici della Pacific Bell, la compagnia telefonica californiana. Subito dopo venne sorpreso a violare computer dell'Università della California del Sud. Il giudice incaricato del caso ebbe un'intuizione sorprendentemente precoce per quegli anni. Ritenendo che il comportamento di Mitnick fosse sintomo di una dipendenza da computer, un concetto quasi alieno nei primi anni '80, decise di affidarlo a un centro di riabilitazione giovanile. Tutto questo non lo fermò. Nel 1987 violò i termini della libertà vigilata, che prevedevano l'espresso divieto di utilizzare computer. Ora, se avete un po' intuito il personaggio, come poteva star lontano da un computer? La cosa non portò una nuova condanna, anche perché stranamente non aveva usato il computer per compiere reati, ma venne esteso il periodo di libertà vigilata e si aggravò la sua posizione in quanto recidivo, cosa che negli anni successivi lo avrebbe fortemente penalizzato, come vedremo fra pochissimo. Intanto, l'anno precedente, quindi nel 1986, era entrata in vigore negli Stati Uniti una legge federale espressamente dedicata ai reati informatici, il Computer Fraud and Abuse Act. Accedere abusivamente a un sistema informatico e copiare software e altri contenuti era diventato ufficialmente reato. Alcuni hanno ipotizzato che questa legge sia stata emanata proprio per fermare il famigerato Condor, anche se mi sembra più un'ipotesi viziata dal mito che si è creato poi nel corso degli anni attorno a Kevin Mitnick, che all'epoca era considerato ancora solo un ventenne bravo a smanettare con i computer e poco più. Fatto sta che dopo l'entrata in vigore di questa legge, la DSI pensò bene di ripresentare la propria denuncia. Ricordate, no, l'ingresso non autorizzato di Kevin in The Ark, che non aveva portato a nessuna condanna perché non si sapeva nemmeno se si trattasse di un reato. Bene, la DC non ci pensò due volte e ripresentò la propria denuncia quasi 10 anni dopo il fatto. Kevin Mitnick, all'età di 25 anni, viene condannato a 12 mesi di carcere federale e altri 3 anni di libertà vigilata, con divieto assoluto di usare computer e telefoni senza autorizzazione del giudice. Faccio una piccola riflessione a latere. Perdonatemi, ma sono un avvocato, quindi ovviamente quando si parla di processi è il mio pane quotidiano e mi piace fare qualche riflessione in più. Questa cosa in Italia non sarebbe mai successa, dal momento che da noi la denuncia può essere presentata solo entro un certo termine e soprattutto le norme che introducono nuovi reati non si applicano retroattivamente. Se nel momento in cui facciamo qualcosa quella cosa non è reato, non possiamo essere puniti dopo quando diventa reato, a meno che ovviamente non riproponiamo il comportamento. Francamente non trovo molto giusto che abbiano deciso di condannare Mitnick per qualcosa che al momento del fatto non era nemmeno reato. È come se domani introducessero una legge che dice che è legale suonare campanelli e scappare, e decidessero di condannare chiunque lo abbia fatto in precedenza. Io finirei al gabbio per 6 anni, onestamente. Tra l'altro, non dimentichiamo che era ancora minorenne all'epoca dei fatti, ma è stato processato come un adulto. Altra cosa che non trovo giustissima. Ma vabbè, chiudiamo il capitolo polemico. Il Condor scontò la sua pena in carcere e quasi tutti i 3 anni di libertà vigilata. Durante la libertà vigilata però iniziò a sospettare di essere finito nel mirino dell'FBI e di essere costantemente sorvegliato e spiato nella sua vita quotidiana e nelle sue conversazioni telefoniche. Decide Decise quindi di accedere illegalmente ai sistemi della compagnia telefonica Pacific Bell, sì, di nuovo, per verificare se fossero sue paranoie o se fosse effettivamente così. Nel sistema apparentemente trovò delle conferme della collaborazione tra la compagnia telefonica e le forze dell'ordine. Ovviamente, essendo sotto sorveglianza, questo accesso illecito non passò inosservato. Nel 1992 venne nuovamente emesso un mandato d'arresto per Mitnick, che anziché affrontare il processo decise di darsi alla fuga. Per ben 3 anni il Condor sfugge alle ricerche anche dell'FBI, assumendo identità false, dormendo ogni notte in un posto diverso, viaggiando per tutti gli Stati Uniti in lungo e in largo. A differenza di altri hacker di cui si conosce l'identità digitale ma magari non l'aspetto fisico, lui purtroppo era già noto alle autorità essendo stato arrestato e condannato in precedenza, quindi era molto più facile che fosse visto e riconosciuto anche dalle persone normali, visto che ciclicamente la sua foto veniva messa su tutti i giornali. Nel frattempo l'attività di cracker di Kevin Mitnick non si fermò, riuscì ad accedere illegalmente ai sistemi della Motorola, di Nokia, di Fujitsu, dell'Università della California. E il bello è che lo faceva solo per il gusto di farlo. Non chiedeva riscatti, non bloccava i sistemi, lo faceva solo per sfida, per lasciare qualche traccia alle autorità e dire: ehi, guardate che sono ancora in circolazione, non mi avrete mai! Tra l'altro, in quel periodo perfezionò una tecnica che ancora era veramente poco conosciuta, che oggi invece è usata dagli hacker di tutto il mondo, chiamata IP spoofing. L'IP spoofing, o IP spoofing, mi viene da dirlo un po' più all'italiana, consiste consiste nel falsificare il proprio indirizzo IP, cioè l'indirizzo che identifica il dispositivo da cui stiamo lavorando. Molti sistemi protetti permettono l'accesso solo da indirizzi IP riconosciuti e inseriti in liste speciali. Il Condor, con le sue abilità di ingegnere sociale manipolatore, riusciva a strappare ai dipendenti e ai tecnici informazioni sugli indirizzi IP ammessi e poi falsificava il proprio in modo che le richieste risultassero provenienti solo da indirizzi IP riconosciuti. Questo comportamento alimentava ancora di più la sua fama di hacker afferrabile. Iniziarono a circolare delle vere e proprie leggende metropolitane su di lui, come ad esempio che fosse in grado di far partire missili della NASA da una cabina telefonica, che fosse qualcuno dell'FBI sotto copertura, e così via. Questo non fa che gasare ulteriormente Mitnick, che sfida sempre di più le autorità penetrando nei sistemi più complessi, sottraendo codici sorgente, lasciando volutamente delle tracce, confidando nel fatto che non sarebbe mai stato preso. Finché dopo 2 anni e mezzo di latitanza, non commette un errore di valutazione. Il giorno di Natale del 1994 entra nel computer di Tsutomu Shimomura, uno dei massimi esperti di sicurezza informatica in America. Shimomura se ne accorge e decide che l'epoca del Condor è finita. Inizia a collaborare attivamente con le autorità per tracciare gli spostamenti di Mitnick, e ci riuscì proprio grazie al fatto che Kevin aveva iniziato a lasciare dietro di sé qualche traccia, pensando di essere inafferrabile. Faccio una premessa rivolta più che altro per i miei coetanei, perché le persone più grandi di me lo sanno sicuramente. Nel 1994, anno in cui io non ero nemmeno nata, per connettersi alla rete i modem chiamavano via telefono i server dei provider internet. Quindi ogni connessione era una vera telefonata con un numero chiamante, uno chiamato e una durata. Per cui, sapendo quale numero era stato composto e a che ora, si poteva chiedere alla compagnia telefonica da quale linea era partita la chiamata e risalire all'indirizzo fisico dal cui la chiamata era stata fatta. Mitnick, anche se usava nomi falsi, nascondeva aveva il proprio IP e usava linee quasi usa e getta, non poteva nascondere del tutto il fatto fisico della connessione telefonica. E questo era il primo indizio. Non solo, in quel periodo i provider dei servizi internet cominciavano a registrare alcuni dati per motivi tecnici e legali. I dati raccolti erano ad esempio l'orario di connessione e l'indirizzo IP assegnato. Dopo l'attacco al computer di Shimomura, l'FBI e lo stesso Shimomura iniziarono a contattare vari provider per chiedere chi era connesso a quest'ora su questa "Chi ha fatto passare traffico sospetto verso questo indirizzo?" in modo da restringere il cerchio su alcune zone e linee telefoniche. E questo era il secondo indizio. Non dimentichiamoci però che il Condor usava la tecnica dell'IP spoofing, per cui non era facile risalire al vero mittente, neanche chiedendo ai provider di internet chi si fosse collegato. Shimomura però era un vero esperto di sicurezza informatica e oltretutto si sentiva molto punto sul vivo per essere stato colpito personalmente, per cui non si arrese. Iniziò a studiare studiare in modo molto analitico l'attacco fatto e le impronte lasciate da Kevin, cercando di risalire al mittente originario. Ogni richiesta di connessione a un computer, a un server, lascia delle tracce che indicano anche il percorso che quella richiesta ha fatto, perché le richieste fanno dei salti da un router all'altro per raggiungere la destinazione. Shimomura riuscì a vedere quali erano i router toccati durante il percorso e iniziò a ricostruire il tragitto. Notò che il traffico passava sempre per un provider che serviva un'area geografica molto precisa e chiese l'aiuto dell'FBI per capire quali connessioni corrispondevano agli orari e alle caratteristiche dell'attacco, riuscendo a restringere la provenienza a un unico quartiere. E questo era il terzo indizio. Mitnick, che era molto attento, usava telefoni cellulari clonati per nascondere la sua identità anche nelle chiamate normali. Quindi le chiamate sembravano partire da utenti che in realtà non c'entravano niente. Ma c'era un problema: questi telefoni emettevano segnali radio. Quindi Shimomura e l'FBI, avendo già ristretto tantissimo il campo, riuscirono a triangolare la posizione di Mitnick usando antenne diverse per captare i segnali radio e localizzarono fisicamente il segnale che proveniva da un condominio di una città del North Carolina. E questo era il quarto e ultimo indizio che serviva alle forze dell'ordine per braccare Mitnick. La spettacolare caccia all'uomo si conclude il 15 febbraio 1995, quando una squadra dell'FBI fa irruzione nell'appartamento del Condor e riesce finalmente a catturarlo. Al momento dell'arresto, Mitnick era in possesso di almeno un centinaio di codici di telefonia mobile rubati, vari telefoni cellulari cellulari clonati e numerosi documenti di identità falsi. Oltre a queste cose, che servivano chiaramente per evitare di essere scoperto, trovarono nel suo computer un archivio con oltre 20.000 carte di credito clonate, che il Condor non aveva mai utilizzato. Le aveva clonate solo per esercizio, per dimostrare a se stesso quanto era bravo e quanto gli veniva semplice. Dopo l'arresto cominciò per Mitnick un lungo e complesso iter giudiziario, aggravato dalle condanne precedenti che lo qualificano come recidivo. Nel 1998 viene accusato di oltre 25 capi di imputazione, fra cui 14 inerenti frodi telematiche, 8 di possesso di dispositivi di accesso non autorizzati, oltre ad accuse di intercettazione illegale di comunicazioni, accesso non autorizzato a sistemi federali e danneggiamento di computer altrui. Se sommati, questi debiti avrebbero potuto comportare decine di anni di carcere. Il caso tuttavia non arrivò mai a una completa discussione in tribunale. Nel 1999 Mitnick patteggiò dichiarandosi colpevole di 7 capi di imputazione. Venne condannato a 46 mesi di carcere per i nuovi reati, più altri 22 mesi per la violazione della precedente libertà vigilata. In totale, considerando la custodia cautelare già scontata, a Mitnick venne attribuita una pena di poco più di 5 anni, gran parte dei quali già trascorsi dietro le sbarre durante il lungo iter processuale. La pena di per sé era abbastanza lieve, ma fu comunque molto contestata, soprattutto perché il tribunale stabilì che Mitnick doveva passare 8 mesi in isolamento, cosa che normalmente si fa solo in casi estremi di criminali molto violenti e molto pericolosi. Secondo quanto raccontò poi lo stesso Mitnick, questo era perché le autorità pensavano che lui fosse in grado di far partire un attacco nucleare fischiettando in un telefono a gettoni. Questo trattamento, a mio parere, fa capire veramente benissimo quanto fosse abissale in quel momento il divario tecnologico tra chi sapeva usare il computer e chi ancora non lo utilizzava molto. I giornalisti, i procuratori e gli stessi giudici non avevano gli strumenti concettuali per comprendere esattamente cosa cosa fosse e cosa non fosse possibile fare con un computer o con un telefono. E il risultato fu che Mitnick iniziò praticamente a essere considerato onnipotente, con poteri quasi soprannaturali. Anche dopo il periodo di isolamento veniva tenuto lontanissimo da qualunque cosa che fosse considerata digitale, tanto che gli venne rifiutato persino l'uso della calcolatrice. Nel frattempo l'opinione pubblica su di lui era divisa quasi perfettamente a metà. Da un lato i giornalisti, le autorità e i meno esperti continuavano a dipingerlo come un nemico pubblico, qualcuno da un criminale, un malintenzionato. Dall'altro, il Condor ricevette un sostegno fortissimo da tutta la comunità hacker e dagli appassionati di computer in generale, che lo definiscono un semplice burlone, ovviamente molto competente, che però non aveva mai fatto del male a nessuno. Aveva solo curiosato e dimostrato quanto fosse enorme il potenziale della tecnologia e quanto alcune aziende fossero vulnerabili. Addirittura, quando era ancora in carcere, nasce un vero e proprio movimento con lo slogan Free Kevin per dimostrargli il sostegno da della comunità. Alcuni siti istituzionali o di testate giornalistiche, come quello del New York Times, vengono addirittura hackerati per pubblicare appelli volte liberare Mitnick. Il Condor esce infine di prigione il 21 gennaio del 2000, è messo in libertà vigilata per 3 anni con restrizioni rigorosissime. Gli viene vietato l'uso di qualsiasi tecnologia di comunicazione, ad eccezione del telefono fisso tradizionale, e gli viene perfino proibito di tenere discorsi pubblici sul tema hacking, per timore che potesse in tal modo istruire altre per i reati. Kevin questa volta non ha nessuna intenzione di minare la propria libertà e si attiene rigorosamente alle restrizioni previste, che vengono gradualmente allentate man mano che lui dimostra di rispettare le regole, tanto che a fine 2002 gli viene finalmente concesso di tornare a navigare in rete. E qui l'ennesimo colpo di scena nella vita di un uomo che è rimasto imprevedibile fino all'ultimo. Mitnick non riesce a smettere di introdursi nei sistemi violando le misure di sicurezza, ma non vuole nemmeno tornare in carcere, per cui si reinventa immediatamente come hacker etico, fondando una società di consulenza in sicurezza informatica, la Mitnick Security Consulting. La società, manco a dirlo, è specializzata nelle simulazioni di intrusioni hacker e nell'individuazione delle vulnerabilità del sistema, tenendo anche dei corsi di formazione ai dipendenti per spiegare come riconoscere un ingegnere sociale, quindi come prevenire attacchi che provengono da quella categoria di persone. Ben presto le aziende più in vista degli Stati Uniti iniziano a contendersi un appuntamento con la società di Mitnick, ITNIC. D'altra parte, se è l'hacker per eccellenza a dire che il vostro sistema è impenetrabile, potete stare abbastanza tranquilli. Oltre all'attività imprenditoriale, che comprende anche la partecipazione in altre società dedicate alla sicurezza, il Condor diventa un autore letterario e uno speaker di grande successo. I suoi libri, in cui condivide le sue conoscenze ed esperienze con riflessioni sulla sicurezza e lezioni pratiche, diventano dei bestseller tradotti in tantissime lingue. Ve li ho già citati prima, ma vi ripeto quelli che secondo me dovreste assolutamente assolutamente leggere. Il primo è L'arte dell'inganno, che esplora le tattiche di social engineering e spiega come difendersi. Il secondo è L'arte dell'intrusione, o L'arte dell'hacking, è stato venduto in Italia con entrambi i titoli, che raccoglie una serie di storie reali di hacking raccontate direttamente dai protagonisti, con l'analisi tecnica dei punti di ingresso e delle falle sfruttate, e lezioni quindi anche sulle contromisure di sicurezza che potevano essere adottate. Il terzo è L'arte dell'invisibilità, una guida fondamentale su come proteggere la propria privacy digitale e rendersi invisibili online. Il libro copre argomenti come la cifratura, la navigazione anonima e altri accorgimenti per sfuggire a tracciamenti e hacker maligni, e in generale per lasciare meno impronte online. C'è anche una sua autobiografia intitolata Il fantasma nella rete, in cui narra in prima persona la sua vita da hacker dall'adolescenza fino all'arresto e oltre, libro da cui ho tratto la maggior parte delle informazioni contenute in questo libro. È forse il più interessante come libro, ma è il meno pratico. Gli altri 3 libri sono molto belli proprio perché suggeriscono anche come tutelarsi dagli hacker malintenzionati. Anche Shimomura, per la verità, ha scritto un libro su di lui, meno lusinghiero, in cui descrive come si è svolta la caccia all'uomo che ha portato poi alla cattura del Condor. Da questo libro è stato tratto anche un film intitolato come il libro, Takedown, che però è stato ritenuto poco preciso, tanto che la comunità hacker ha risposto con un documentario indipendente intitolato Freedom Downtime, con l'intento di raccontare la vera storia di Kevin Mitnick. Il 16 luglio 2023, purtroppo, Kevin Vin Mitnick si spegne all'età di soli 59 anni a causa di un tumore al pancreas contro cui combatteva da oltre un anno. Al momento della morte viveva a Las Vegas con la moglie Kimberly, che era in attesa del loro primo figlio. La notizia della sua scomparsa suscita una grande ondata di tristezza nel mondo dell'informatica, sia tra i white hat che fra i black hat, dal momento che il Condor rappresentava per tutti un punto di riferimento. A mio parere, la più grande eredità lasciata da Mitnick Kevin Mitnick è la spinta alla curiosità che lo ha sempre caratterizzato e alla consapevolezza, perché quello che lui è riuscito a fare insegna quanto l'essere umano sia effettivamente debole e manipolabile. Io come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Fatemi sapere se conoscevate già questa figura epica. Se lo ritenete un mito, come molti nella comunità hacker, commentate questo video con #FreeKevin così ci ritroviamo tutti. Noi ci rivediamo al prossimo video. Video.










