⚠️ SPEAR PHISHING e WHALING: il phishing del 2026

In questo video Veronica Paolucci spiega perché il phishing rimane la principale via d’ingresso per gli attacchi informatici, concentrandosi su tre varianti mirate: spear phishing, business email compromise (BEC) e whaling. Parte con un caso pratico di una fattura fraudolenta che illustra un tipico attacco BEC, poi definisce e differenzia i tre termini, evidenziando come gli attacchi generici (tasso di successo ~3%) siano stati soppiantati da attacchi personalizzati (tasso di successo >50%). Presenta dati del 2024 (oltre il 90% degli attacchi parte da email) e una cronologia di casi celebri dal 2006 al 2018, includendo RSA, l’attacco lituano a Facebook/Google, Ubiquiti, Snapchat, Technimont e altri. Analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale, che ora permette di generare in pochi secondi email perfette e di raccogliere automaticamente informazioni sulla vittima, riducendo il tempo necessario per attacchi su larga scala. Fornisce una serie di contromisure pratiche: verifica manuale di richieste di pagamento, approccio zero‑trust, autenticazione a più fattori, attenzione a warning di provider email, difesa contro typo‑squatting, riduzione della presenza digitale, ricerca del proprio nome online, e a livello aziendale formazione simulata, doppia autorizzazione per bonifici, scansione automatica di allegati e procedure operative chiare. Conclude con un avvertimento su una nuova campagna di spear phishing che finge una comunicazione di Google, dimostrando come anche indirizzi legittimi possano essere falsificati. Il video termina invitando gli spettatori a commentare e a seguirlo per il prossimo caso di studio.
Chapters
Immaginate di lavorare nel settore finanziario di una grande azienda con sedi in tutto il mondo. Sono le 4 del pomeriggio di venerdì, state già pensando all'aperitivo che farete fra un paio d'ore, quando arriva una mail proveniente da uno dei vostri fornitori con allegata una fattura da pagare. Il vostro interlocutore scrive dal solito indirizzo mail che usa sempre, vi chiama per nome, vi dà del tu come sempre, non c'è nulla di insolito. Vi dice solo che, come aveva già anticipato al vostro direttore per telefono, in in questa fattura è indicato il nuovo IBAN dell'azienda e di fare quindi attenzione a inviare il pagamento al conto corretto. Andate al volo dal direttore per chiedere conferma e lui dice che effettivamente ha sentito quel fornitore non tanto tempo fa e che è possibile che abbia detto una cosa del genere, anche se in questo momento lui non riesce a ricordarselo. Vi dice di procedere al pagamento e voi obbedite. Una settimana dopo il fornitore vi riscrive allegando la stessa fattura ma con indicazione del vecchio IBAN. Come se niente fosse vi chiede di procedere al pagamento. Decidete di chiamarlo per capire come mai sta chiedendo di nuovo il pagamento della fattura, e nel giro di pochi minuti vi rendete conto dell'agghiacciante verità: qualcuno deve aver studiato le vostre email, il modo in cui comunicate con il fornitore, i dettagli del contratto, e vi ha mandato una mail perfetta in ogni dettaglio in cui siete cascati in pieno. Siete appena stati vittime di spear phishing. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. Oggi parleremo di due varianti del phishing che oggi mietono ancora tantissime vittime: lo spear phishing e il whaling. Approfondiremo anche il tema più generale del business email compromise per capire come si inserisce in questo contesto e cosa c'entra con gli altri due. Se state pensando: oddio, è il classico video sul phishing, ne ho visti già mille, mille, chi se ne frega del phishing, è una cosa che veniva fatta negli anni 2000 e adesso non c'entra più niente? Vi dico che in realtà io questo video l'ho fatto essenzialmente per due motivi. Il primo è che vedo che ancora oggi molte persone sottovalutano il phishing pensando che non ci caschi più nessuno. Questo succede perché si tende ancora ad associare il phishing alla classica email rozza e sgrammaticata con cui un principe nigeriano ci promette i milioni in cambio di un piccolo pagamento da soli 20.000 euro su un conto nelle Filippine. È chiaro che Se nel 2025, quasi 2026, qualcuno casca ancora in queste cose, tendiamo a pensare che sia un po' tonto. Ma il problema è che quel tipo di phishing non si utilizza quasi più. E veniamo quindi al secondo motivo per cui ci tenevo a realizzare questo video. Nel 2024, oltre il 90% di tutti gli attacchi informatici è iniziato con un'email di phishing. Non stiamo parlando quindi di una minaccia marginale, stiamo parlando della porta d'ingresso principale per quasi ogni tipo di attacco informatico. Informatico. E credetemi, non è la classica mail del principe nigeriano a sfondare quella porta. Il phishing generico, quello classico con errori evidenti, ha un tasso di successo di circa il 3%. Quindi vuol dire che la mail classica sgrammaticata inviata a 100 destinatari ne inganna al massimo 3. Detto questo, i criminali informatici non sono stupidi. Quando hanno visto che le mail di massa hanno smesso di funzionare, hanno iniziato a cambiare strategia. Nel corso del tempo stanno passando dalla quantità quantità alla qualità. Le mail di phishing mirate e personalizzate riescono a ingannare oltre il 50% dei destinatari. Vuol dire che se confeziono una mail fatta a puntino e la invio a una persona, ho una possibilità su 2 di ingannarla. Quindi siamo molto lontani da quel 3 su 100. E a questo punto potreste dire: eh vabbè, ma una mail così richiede più sforzo che mandare mail a raffica a tutti, cioè non è detto che i criminali informatici abbiano tempo. È vero, ma proprio perché sono così personalizzate mirate, i criminali possono puntare più in alto. Secondo voi, è meglio chiedere 1000 euro a 100 persone sapendo che solo 3 ci cascheranno, o è meglio chiedere 20.000 euro a una persona sola sapendo che ci cascherà quasi sicuramente? Oltretutto vedremo quanto l'intelligenza artificiale sta aiutando i cybercriminali a compiere questo tipo di attacchi, ma ci arriviamo con calma. Quando dico mail mirate personalizzate, faccio riferimento ai temi che tratteremo oggi, quindi spear phishing, whaling e business email compromessa. I 3 principali tipi di mail di phishing personalizzata. Facciamo prima un po' di chiarezza terminologica, perché questi 3 termini vengono spesso confusi o usati in modo intercambiabile, ma in realtà hanno delle sfumature leggermente diverse. Partiamo dallo Spear Phishing, che è un nome non casuale, visto che Spear significa fioccina. Se il classico phishing, parola che richiama il termine relativo alla pesca, è come gettare una rete in mare sperando che qualche pesce ci finisca dentro, Lo spear phishing è come colpire esattamente il pesce che vuoi con una fioccina. È un attacco di phishing mirato verso un individuo specifico o comunque un gruppo ristretto di persone. L'attaccante studia la vittima, raccoglie informazioni sui social network, sul sito aziendale, scopre chi sono i suoi colleghi, il suo capo, quali progetti sta seguendo. Poi confeziona un messaggio su misura, personalizzato fino all'ultimo dettaglio e che sembra provenire da qualcuno che la vittima conosce e di cui si fida, o comunque da qualcuno di credibile. Il dipendente medio ormai non clicca più sulla mail fasulla con scritto "hai vinto un iPhone", almeno spero. Però può cliccare sulla mail del cliente che scrive "ciao, il prodotto che mi avete inviato è difettoso, allego le foto", e magari al posto della foto c'è un bel malwareino che in questo modo può permettere ai malintenzionati di entrare nella rete aziendale. Questo quindi è lo spear phishing, una mail molto personalizzata rivolta a qualcuno di definito. Diciamo che all'interno di questa macro categoria possiamo ricomprendere le altre due che ho citato prima, quindi il business email compromise e il whaling. Il business email compromise, o BEC se vogliamo utilizzare l'acronimo, o BEC se vogliamo utilizzare l'acronimo italiano, o BECS se abbiamo voglia di birra, chiamatelo come volete, è una categoria specifica di attacco che si concentra sul mondo aziendale. E in particolare sulle transazioni finanziarie. Il meccanismo tipico è quello che ho descritto nell'introduzione: i criminali si spacciano per un dirigente o un fornitore dell'azienda e inducono un dipendente, solitamente del settore amministrativo, ad autorizzare dei pagamenti fraudolenti. La differenza rispetto allo spear phishing è che generalmente l'obiettivo del BEC è quello di ottenere direttamente denaro o informazioni, mentre lo spear phishing può servire anche, non so, a far scaricare degli allegati dannosi, a compromettere un computer e renderlo parte di una botnet, quindi di una rete di computer nelle mani dei criminali, e cose di questo tipo. Cambia la finalità che nel business email compromise è più ristretta perché si punta a un risultato immediato. E infine abbiamo il whaling, letteralmente caccia alla balena. Il whaling, come lo spear phishing, consiste in una mail mirata e personalizzata ma che punta in questo caso ai vertici aziendali. Quindi a un pezzo grosso, a una balena all'interno dell'azienda, tipicamente amministratori delegati, direttori finanziari, presidenti di enti. Insomma, si punta alle figure che accedono alle informazioni più sensibili o che hanno il potere di ordinare trasferimenti anche per cifre molto importanti. Il whaling può avere o lo scopo di ingannare la vittima per farle fare qualcosa in modo diretto, oppure può servire a entrare nel suo account di posta in modo da poter impersonare questo pezzo grosso e ordinare ai dipendenti di fare qualcosa. Chiaramente qua la fase di studio sarà ancora più impegnativa per i cybercriminali, perché non solo devono studiare il modo per ingannare il dirigente di turno, ma devono anche capire come si comporta e come scrive di solito, in modo da poter poi ingannare anche gli altri. Ma perché i criminali perdono così tanto tempo a studiare profili delle vittime? Perché non cercano un altro modo per entrare nella rete aziendale? Perché Eh, come diciamo sempre, l'essere umano è sempre l'anello più debole della catena, quindi il punto di ingresso più semplice. Se i malintenzionati non usassero queste tecniche, dovrebbero trovare delle vulnerabilità nei firewall, nei sistemi operativi, nelle applicazioni usate, dovrebbero bypassare i sistemi di rilevamento delle intrusioni, eludere gli antimalware, eccetera eccetera. Anche per un hacker esperto è un lavoro veramente molto lungo e complesso, e non sempre va a buon fine. Se invece mandano una mail a un dipendente chiedendo di pagare una fattura al loro IBAN e il dipendente lo fa, sono già a posto. Se riescono a farlo cliccare su un link che porta a una pagina di login falsa dove la vittima inserisce le proprie credenziali, sono a posto. Se riescono a violare l'account di un dirigente e mandano una mail al reparto IT che contiene riferimenti a progetti reali su cui stanno lavorando e la richiesta di aprire un file allegato, anche il reparto IT, quindi teoricamente la parte più esperta dell'azienda, poca scarci. Non è poi molto diverso secondo me dalla truffa del finto tecnico Enel che entra in casa e convince la vittima, di solito una persona anziana, a dargli del denaro. Anche questi truffatori avevano capito che è più facile ingannare una persona che scassinare una porta. Ora che abbiamo capito cosa sono spearfishing, BEC e whaling, come sempre è ora di fare un passo indietro e di analizzare l'evoluzione di questi fenomeni. La nostra storia inizia nel 2006 2006, quando per la prima volta compare il termine "spear phishing" per descrivere un attacco, nello specifico quello compiuto ai danni del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Alcuni dipendenti militari avevano ricevuto mail che sembravano perfettamente legittime, con riferimenti a esercitazioni reali, documenti interni, argomenti che conoscevano bene. Quando la vittima apriva l'allegato, senza saperlo installava un malware che rubava informazioni dal computer e le inviava agli hacker. Nel 2008 si verifica invece il primo caso di whaling, con una campagna rivolta a dirigenti e amministratori delegati. I criminali informatici, fingendosi dell'FBI, inviarono via mail falsi mandati di comparizione per indurre le vittime a cliccare su un link dannoso, riuscendo a ingannare circa 2000 manager. Cliccando sul link si installava uno spyware che rubava credenziali e dati riservati. Ma questo era solo l'inizio. Fino al 2010 il mercato delle mail malevole resta dominato dal phishing generico, con una media di 300 miliardi di messaggi inviati ogni giorno nel mondo. Poi fra il 2010 e il 2011 succede qualcosa di strano: il phishing generico crolla improvvisamente, passando da 300 miliardi ad appena 40 miliardi di mail al giorno. Nello stesso identico periodo gli attacchi mirati triplicano. Questo succede perché in quel periodo i provider di posta, ormai bravi a riconoscere gli email dei malintenzionati avevano iniziato a mettere dei blocchi facendo finire le email di phishing automaticamente nello spam o comunque segnalandole come pericolose. I criminali capiscono quindi che il vecchio metodo non funziona più e si adattano. Si adattano anche fin troppo bene, direi. Nel 2011 arriva uno dei casi più clamorosi di quegli anni. La vittima è la RSI Security, una società che si occupa di cybersicurezza. La RSA in particolare produce i token SecureID, i dispositivi fisici per l'autenticazione a due fattori che usano enti governativi e società come la Lockheed Martin, che fornisce armi e aerei all'esercito statunitense. 4 dipendenti della RSA Security ricevono una mail mirata con un allegato Excel. Uno di loro lo apre e inavvertitamente scarica un malware che concede agli attaccanti un accesso diretto alla rete dell'azienda e potenzialmente anche di tutti i clienti che usano i token SecureID. Nel 2013 arriva il primo caso di business email compromise, quindi di phishing mirato a scopo finanziario, quando un truffatore lituano di nome— non lo pronuncerò mai bene— Evaldas Rimasauskas riesce a sottrarre un totale di 120 milioni di dollari a Facebook e Google. Nelle mail il lituano si spaccia per un fornitore asiatico realmente esistente e manda fatture false agli uffici contabilità. I dipendenti I clienti, convinti che sia uno dei soliti fornitori, autorizzano i bonifici come se niente fosse. Questo schema va avanti fino all'arresto dell'uomo, avvenuto nel 2017, quindi 4 anni dopo l'inizio della truffa. Le aziende riescono a recuperare circa metà degli importi, mentre il resto era già stato fatto sparire dal truffatore, che nel 2020 viene condannato a 5 anni di carcere. Ora voglio sapere, quanti di voi sarebbero disposti a farsi 5 anni di carcere in cambio di 60 milioni di dollari? Perché a me stanno venendo brutti pensieri. Nel 2015 tocca a Ubiquiti Networks, società che perde $46 milioni. I criminali, impersonando l'amministratore delegato e il consulente legale dell'azienda, iniziano uno scambio di mail con un dipendente del reparto finanziario, convincendolo a eseguire una serie di bonifici per una presunta acquisizione segreta che ovviamente non esisteva. Sempre nel 2015 si compie un attacco mirato e perfettamente studiato contro la Mattel, la casa produttrice autrice di Barbie, che solo per una coincidenza veramente fortunata non va a finire come i criminali avrebbero voluto. Ma questo lo vediamo nel video della prossima settimana. Nel 2016 è poi il turno di Snapchat, ma qui l'obiettivo è diverso. Un dirigente riceve una mail apparentemente proveniente dal CEO Evan Spiegel che richiedeva l'invio urgente di tutti i form W-2 dei dipendenti, in pratica i documenti contenenti i dati necessari per pagare le persone. Il dirigente li invia immediatamente esponendo esponendo tutti i 7.000 dipendenti dell'azienda al furto di identità. In questo caso la mail mirata non era per rubare denaro, ma informazioni. Ora, i casi che ho citato sono più o meno tutti ambientati negli Stati Uniti, ma non dobbiamo fare l'errore di pensare che in Europa questo rischio non esista. Nel 2018 a finire vittima di un caso di BEC è la società italiana Technimont S.p.A. Gli attaccanti prima di agire avevano studiato approfonditamente la struttura aziendale di questa società. Cita, che è una multinazionale con sedi in 45 paesi. Ottenute le informazioni necessarie, iniziano a impersonare varie figure: l'amministratore delegato, i membri del consiglio di amministrazione, alcuni dirigenti, i legali dell'azienda, e contattano via mail il responsabile della filiale indiana. Nelle mail parlano di questa acquisizione riservata in Asia che richiede bonifici urgenti su conti esteri. Per rendere la cosa più credibile, organizzano anche finte conference call in cui si spacciano sempre per figure di al suo collo all'interno della società, contando sul fatto che era credibile che il responsabile della filiale indiana non conoscesse ogni singolo dirigente delle altre filiali. In pochi giorni riescono a convincerlo a ordinare bonifici per ben 16 milioni di euro, che riescono a far sparire prima che la Technimont se ne accorga. Quelli che ho citato non sono casi isolati, sono solo quelli che sono finiti sui giornali perché hanno coinvolto cifre molto alte o aziende famose. Per ogni attacco di cui sentiamo parlare però ce ne sono decine che o non vengono particolarmente pubblicizzati perché sono più piccoli e quindi insignificanti, o non vengono neanche resi noti dall'azienda colpita, che magari non vuole ledere la propria immagine. Inoltre va detto che molto spesso il phishing mirato è solo un mezzo per compiere un attacco più grande. Adesso per esempio si sta parlando molto del ransomware che ha colpito i sistemi di Poltrone Sofà, ma a me quello che interessa di più è capire come ha fatto questo ransomware a entrare nei sistemi. È stata sfruttata una vulnerabilità di un software? C'era un dipendente infedele? O, come succede nel 90% dei casi secondo le statistiche, sono state inviate mail mirate e qualcuno ha cliccato dove non doveva? È per questo che dico che il phishing non va sottovalutato, perché è vero che in questo caso si tratta di ransomware, ma se il ransomware è entrato tramite il phishing, è al phishing che noi dobbiamo prestare ancora più attenzione. Il sunto di tutto è che una mail ben scritta può portare poi a conseguenze molto più gravi di quelle che pensiamo. Proprio in questi giorni un iscritto alla mia newsletter, che ringrazio, mi ha segnalato un nuovo tipo di spear phishing particolarmente pericoloso, perché sembra una mail legittima in tutto e per tutto. La mail proviene dall'indirizzo noreply@accounts.google.com, che è un vero indirizzo di Google che malintenzionati forse sono riusciti a falsificare. In questa mail Google dice: il tuo indirizzo mail è associato a questo account, e poi inserisce una mail strana che ovviamente non c'entra nulla con la vittima. Visto che questo account non viene utilizzato da 2 anni, stiamo per disabilitarlo. Se invece lo riconosci, riesegui l'accesso se non vuoi che disattiviamo l'account. Questa mail, ragazzi, è perfetta. Ho anche analizzato i link inseriti e rimandavano tutti a domini apparentemente legittimi. Il mio iscritto però, che è particolarmente attento, si è fermato e si è detto: se io non riconosco questo indirizzo mail apparentemente associato al mio account, account, non clicco proprio da nessuna parte. Ha cercato poi su Google e ha trovato effettivamente un articolo su questa nuova campagna che ha banalmente lo scopo di rubare le credenziali dell'utente. Se avesse cliccato, immagino che sarebbe finito in una pagina di login falsa di Google e inserendo le proprie credenziali le avrebbe consegnate direttamente ai malintenzionati. Questo ci ricorda sempre che se c'è qualcosa di anche solo vagamente sospetto dobbiamo drizzare tutte le antenne. In questo caso la cosa sospetta era che la mail da riattivare era un indirizzo che lui non riconosceva, ma nella mail c'era anche il link per disattivare il collegamento fra i due account, e cliccando lì sicuramente sarebbe successa la stessa cosa. Quindi teniamo sempre l'attenzione altissima, mi raccomando, e non ignoriamo il nostro istinto quando ci segnala che qualcosa non va. Fra l'altro ultimamente gli hacker stanno diventando particolarmente bravi nella creazione di queste mail mirate grazie a un alleato importantissimo: l'intelligenza artificiale. Fino a un po' di tempo fa creare un attacco di spear phishing, BEC o whaling efficace richiedeva tempo e competenze. L'hacker doveva studiare bene il bersaglio, raccogliere informazioni, scrivere mail convincenti usando il tono giusto, magari in una lingua che non era la sua, quindi con difficoltà pure nella traduzione. Oggi con l'intelligenza artificiale generativa questo processo è diventato veramente semplice, perché ChatGPT e i i suoi compari sono in grado di generare in pochi secondi delle mail perfette, senza errori grammaticali, nel tono appropriato, eppure personalizzate sulla base di informazioni che gli forniamo. Qualcuno di voi a questo punto potrà pensare: sì, vabbè, ma io non ci cascherei comunque perché io le riconosco le mail scritte dall'intelligenza artificiale. Vi dico: verissimo, anch'io ormai dico: ok, sta mail puzza di ChatGPT da qua a un chilometro. Però mi viene da pensare semplicemente che il mittente sia stato così pigro da copiare incollare la risposta generata da ChatGPT senza cambiarla. Non che dietro ci sia un hacker canadese che sta cercando di fregarmi. Sarebbe già diverso invece se la mail fosse scritta in modo strano o sgrammaticato, perché lì sì che penserei che c'è qualcosa che non va. L'intelligenza artificiale poi non si limita a migliorare la qualità delle mail, ma sta anche automatizzando l'intero processo di raccolta informazioni. Anziché cercare manualmente le informazioni sulla mia vittima, posso lanciare un prompt fatto bene e l'IA inizierà scansionare i profili social, i siti aziendali, database pubblici e mi genererà in automatico un profilo dettagliato. Cosa comporta questo? Che un domani lanciare un attacco di spear phishing a 100 persone richiederà lo stesso tempo che lanciare un normale attacco di phishing, quello con le mail generiche non mirate. La gravità è che, come dicevo, le mail di phishing ingannano il 3% degli utenti, quelle mirate più del 50%. quindi sta diventando veramente un pericolo molto alto. Voglio precisare che oggi l'IA viene usata anche come strumento di difesa per riconoscere pattern strani e individuare segnali che possono far capire che qualcosa non va, ma di fatto è una gara fra malintenzionati e ricercatori di sicurezza in cui i primi sono sempre quel passetto avanti. E qui arriviamo alla parte più importante: come possiamo difenderci? Il lato positivo è che essendo attacchi che si basano sulle nostre debolezze se noi diventiamo più forti e più bravi a riconoscere i potenziali inganni, avremo meno possibilità di cascarci. Innanzitutto, prestiamo attenzione quando è il nostro stesso provider di posta elettronica, che sia Gmail, Outlook, Proton e così via, a dirci che qualcosa non va. Nelle mail aziendali, ad esempio, spesso ci compare l'avviso: attenzione, questo individuo che ti ha scritto non fa parte della tua organizzazione. Questo va benissimo se stiamo parlando con un cliente, un fornitore, qualcuno di esterno. Ma se questo avviso ci compare su una mail che dovrebbe provenire dall'informatico dell'azienda, prestiamo attenzione. Potrebbe tranquillamente trattarsi di un caso di typo squatting, che è una tecnica in cui si crea un indirizzo mail praticamente identico all'originale ma con una minuscola differenza di cui magari non ci accorgiamo. Proprio poco tempo fa è venuta fuori la notizia di un attacco di phishing basato su mail che sembrava potevano provenire da Microsoft, se non fosse che in realtà l'indirizzo mail non era @microsoft.com ma @rnicrosoft.com. Fortunatamente, anche se noi possiamo essere ingannati perché magari lo leggiamo velocemente, per il nostro account di posta elettronica questo indirizzo è completamente diverso. Quindi se riceviamo una mail da un collega o dal nostro capo e Gmail ci dice attenzione, guarda che questa mail proviene da un account esterno alla tua organizzazione, controlliamo meglio perché magari hanno fatto un giochino come questo. La seconda cosa che dobbiamo fare è verificare sempre, sempre, sempre. Non a caso nell'ambito della cyber security si parla di approccio zero trust, quindi fiducia zero. Se mi scrive un fornitore fidato e mi dice ciao, pagami la fattura a quest'altro IBAN perché ho cambiato banca, io chiamo il numero che ho già e che conosco e chiedo se è vero. Se il mio capo mi manda una mail dicendo invia un milione di euro a questo partner perché è in corso un'acquisizione super segreta, io gli chiedo un incontro di persona e chiedo conferma a quattro occhi. Poi se vi dice che voi dovete obbedire subito senza mai mettere in dubbio i suoi ordini, date pure la colpa a me. Un'altra cosa importante è attivare ovunque l'autenticazione a più fattori, perché in questo modo evitiamo che i malintenzionati prendano effettivamente il controllo dei nostri account. Mettiamo che il dirigente di un'azienda venga hackerato, se poi manda delle mail dicendo di fare determinate noi non avremo gli avvisi automatici di Gmail di cui ho parlato prima. D'altra parte, entrare in possesso di un account di una persona è molto più complicato se la persona ha attivato l'autenticazione a più fattori. Quindi questo rischio, quello diciamo di non rendersi conto che a scriverci è un malintenzionato, diminuisce. L'ultima cosa utile che possiamo fare è ridurre drasticamente le nostre informazioni condivise online. Alcune non potremo evitarle, ad esempio se siamo iscritti in albi pubblici ci saranno sempre degli elenchi che contengono informazioni su di noi, ma tutto il resto si può limitare fortemente. Mettiamo privati i nostri profili social, controlliamo bene a chi concediamo l'amicizia, facciamo in modo che della nostra vita privata si sappia il meno possibile. Una cosa utile che possiamo fare, l'abbiamo visto anche in altri video, è cercare il nostro nome su WebMe, un motore di ricerca gratuito basato sulle persone. Inseriamo il nostro nome e cognome e vediamo tutto quello che viene fuori, poi vediamo se c'è qualcosa che possiamo togliere. Queste sono le cose che si possono fare a livello livello personale. A livello aziendale le cose più importanti sono: 1, formare adeguatamente il personale simulando scenari di attacco e facendo capire quali sono i rischi, e 2, implementare procedure precise che dicano come il personale deve comportarsi in determinate situazioni. Parlo proprio delle situazioni più banali, ad esempio impostare una doppia autorizzazione per bonifici sopra una certa soglia, chiedere conferma se un fornitore cambia improvvisamente IBAN, scansionare i file allegati li con programmi automatici prima di aprirli, e così via. In sostanza, in questo tipo di attacchi il firewall più importante resta sempre l'essere umano. Non dico che dobbiamo diventare paranoici, ma non dico neanche che non lo dobbiamo diventare. Bene, come sempre, spero che il video di oggi vi sia piaciuto e vi sia stato utile. Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate. Noi ci vediamo la prossima settimana con il caso Hotell. Non perdetevelo!










