⚠️ VPN: tutto quello che devi sapere

Il video fornisce una panoramica completa sulle VPN, iniziando con un aneddoto di un attacco a un viaggiatore su Wi‑Fi pubblico per illustrare il rischio di traffico non protetto. Viene spiegata la definizione di VPN (Virtual Private Network), il funzionamento di crittografia e tunneling, e il ruolo di IP masking. Si traccia la storia delle VPN dal progetto ARPANET degli anni ’60, passando per i protocolli PPTP, IPsec, L2TP, OpenVPN fino a WireGuard, evidenziando le motivazioni di ciascuna evoluzione. Il presentatore dimostra in pratica come cambiare l’indirizzo IP, aggirare blocchi geografici su servizi di streaming e mostra le limitazioni dei sistemi di rilevamento VPN. Si confronta l’uso di HTTPS con quello della VPN, spiegando quando quest’ultima aggiunge un ulteriore livello di sicurezza, soprattutto su siti non HTTPS o per traffico non web. Vengono discussi gli usi delle VPN per eludere censura, proteggere attivisti e giornalisti, e le statistiche di adozione in contesti di proteste. Il video avverte dei pericoli delle VPN gratuite, citando casi di raccolta dati da parte di provider come Onavo e incidenti legali con HideMyAss, e sottolinea l’importanza di politiche no‑log, audit indipendenti e provider affidabili (NordVPN, ExpressVPN, Surfshark, Proton VPN, Mullvad). Infine, raccomanda di combinare la VPN con altre misure di sicurezza (MFA, navigazione in incognito) e invita a non considerare la VPN una panacea, ma un ulteriore strato di difesa.
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Immaginate di essere finalmente in partenza per le vacanze. Siete in aeroporto ed è appena stato annunciato un ritardo di 2 ore per il vostro volo. Poco male, intanto ne approfittate per fare le ultime incombenze, come pagare la bolletta che vi è appena arrivata via mail. Vi collegate al Wi-Fi pubblico dell'aeroporto, inserite le credenziali del vostro home banking, pagate la bolletta e finalmente annunciano l'apertura del vostro gate proprio quando avete appena finito. Partite e per una settimana staccate il cervello. Al ritorno però notate dei movimenti sospetti nel vostro conto corrente, con bonifici verso conti esteri mai autorizzati da voi. Ben presto vi accorgete che l'attacco è avvenuto proprio mentre eravate in aeroporto. Un hacker collegato alla stessa rete Wi-Fi ha intercettato la vostra connessione, sfruttando una vulnerabilità per replicare la sessione o deviarvi su una pagina fasulla. Non serviva rubare la password, bastava essere lì, sulla stessa rete, se solo aveste usato una VPN. Ciao a tutti e benvenuti in questo nuovo video. Faccio una premessa importante e doverosa: questo video non è sponsorizzato da nessun marchio che vende VPN. So che molti YouTuber oggi pubblicizzano questo o quella VPN e fanno assolutamente bene, è il loro lavoro, ma io non sono così famosa da essere cercata per fare delle sponsorizzazioni, quindi quello che vi dirò è assolutamente oggettivo e imparziale e frutto della mia esperienza personale. Detto questo, Detto questo, iniziamo subito con una domanda: cos'è una VPN? Immaginate di dover spedire un pacco trasparente contenente dei diamanti. Potete dare il pacco al postino, che poi girerà in bicicletta per le strade trafficate col vostro pacco trasparente in bella vista. Oppure potete inserire il pacco, visto che è una cosa preziosa, all'interno di una cassaforte di metallo e chiedere al postino di passare attraverso un percorso segreto, separato dal resto della viabilità. Questo è esattamente come funziona il traffico internet a seconda che usiamo o non usiamo una VPN. L'acronimo VPN sta per Virtual Private Network, traducibile in italiano con rete privata virtuale. È una tecnologia che crea una connessione di rete privata e sicura attraverso internet, separata dal traffico normale. Quando navighiamo senza VPN, soprattutto se siamo collegati a un Wi-Fi pubblico e frequentiamo siti non sicuri, tutto ciò che facciamo online— i siti che visitiamo, i dati che inseriamo, le ricerche che facciamo— viaggia in chiaro, cioè in modo aperto ed esposto. È appunto come spedire quei diamanti in un pacco trasparente. Chiunque si trovi nel mezzo del percorso può vedere quello che facciamo, può vedere quello che il pacco contiene. Con una VPN invece tutti i dati vengono prima messi dentro a una specie di cassaforte digitale. Il traffico infatti viene cifrato, cioè trasformato in un codice illeggibile, e poi viene instradato attraverso un tunnel protetto che collega direttamente il nostro dispositivo a un server VPN sicuro. E poi il server VPN sicuro reindirizza traffico verso il sito che volevamo consultare. In pratica, io dal mio dispositivo invio una richiesta, ad esempio provo ad accedere al sito della mia banca. La VPN prima di tutto prende i miei dati, quindi il mio indirizzo IP, le mie credenziali, eccetera, e li cifra, cioè li nasconde dietro a un codice illeggibile che può decriptare solo chi è autorizzato a farlo. I dati non vengono inviati al sito della mia banca, ma vengono inviati a un server VPN sicuro, quindi a uno dei server del mio provider server VPN, che può essere in Italia ma può essere ad esempio anche in Germania, negli Stati Uniti e così via. Il server VPN è autorizzato a decriptare i miei dati, quindi lo fa e li trasmette al sito della mia banca. Il sito della mia banca risponde inviando altri dati, ad esempio quanti soldi ho sul conto, al server VPN da cui proviene la richiesta, quindi quel server che si trova ad esempio in Germania o negli Stati Uniti. Il server cifra di nuovo quei dati e me li rinvia. La mia VPN, prima di farmeli vedere, li decifra e io posso vedere tutto tranquillamente. Se un malintenzionato vuole rubare le mie credenziali bancarie, si metterà in mezzo al percorso che normalmente fanno i miei dati, quindi dal mio dispositivo al sito della banca. Io con la VPN lo frego perché faccio una strada completamente diversa e perché comunque i dati sono cifrati. Attenzione però, perché non è tutto oro quello che luccica. Ma per capire meglio perché dico questo, dobbiamo fare un passo indietro. Siamo negli anni '60, in piena Guerra Fredda. Mentre il mondo viveva in attesa di quello che poteva succedere, negli Stati Uniti il Dipartimento della Difesa stava lavorando a un progetto rivoluzionario chiamato ARPANET. Prima di ARPANET, che è il precursore del nostro Internet, i computer erano collegati solo se si trovavano fisicamente nello stesso luogo, collegati allo stesso server. Se il server centrale fosse stato distrutto, tutto quello che conteneva sarebbe andato perso. ARPANET servì a ribaltare questo concetto, introducendo 3 semplici regole: 1) La rete non doveva avere un cuore centrale, ma diversi nodi. 2) I dati dovevano potersi muovere attraverso più percorsi. 3) Se un nodo, cioè un punto della rete, veniva distrutto, i dati dovevano essere in grado di aggirarlo e trovare un'altra strada. ARPANET era rivoluzionario e pose le basi di come usiamo internet ancora oggi, ma aveva un problema fondamentale: lo scopo per cui era stato creato era solo quello di collegare i vari server, non era pensato per un utilizzo pubblico, né per proteggere quindi la privacy degli utenti o la sicurezza dei dati trasmessi. I protocolli usati all'epoca da davano per scontato che ci si potesse fidare dei partecipanti alla rete, perché si trattava di una comunità molto ristretta, una comunità accademica, militare. Nessuno immaginava che un giorno quella rete sarebbe stata usata da miliardi di persone in tutto il mondo. Quando negli anni '90 internet esplose, divenne commerciale, le aziende si trovarono di fronte a un dilemma. Avevano bisogno di collegare uffici distanti, di far lavorare dipendenti da remoto e di condividere anche informazioni sensibili. Ma internet era come una strada pubblica dove chiunque poteva vedere quello che facevano gli altri. Immaginiamo un'azienda che ha due sedi, una a Milano e una a Roma. Negli anni '90, se questa azienda voleva far comunicare le due sedi, aveva due modi: 1, usare la normale rete internet, con rischio che i dati che viaggiavano appunto in chiaro venissero intercettati, con tutti i rischi del caso; 2, acquistare una linea privata che collegasse Milano e Roma e che fosse usata esclusivamente da quell'azienda, soluzione che ovviamente costava una fortuna. Usando un'analogia, è come se l'azienda di Milano volesse portare a Roma i suoi dipendenti, O usa il treno che usano tutti e c'è il rischio che tutti vedano i dipendenti, che gli rubino il portafoglio o il computer o che gli facciano del male e così via. Oppure costruisce una ferrovia a sé stante con un treno diretto che non può usare nessun altro. Costosetto, no? Ed è qui che entra in scena Gurdeep Singh-Pall. Gurdeep negli anni '90 lavora per Microsoft ed è ossessionato dall'obiettivo di rendere più sicure le comunicazioni. Nel 1996 sviluppa il protocollo PPTP, ovvero Point-to-Point Tunneling Point Protocol, che creava un tunnel digitale da un punto all'altro separato dalla rete normale. In pratica permetteva alla nostra azienda di Milano di avere una propria linea privata, ma virtuale, senza il bisogno di creare un cavo fisico che collegasse Milano e Roma. Il PPTP permetteva di incapsulare i dati in una specie di busta digitale protetta che poteva viaggiare sicura attraverso la rete pubblica. L'innovazione fu talmente rivoluzionaria che PC Magazine gli assegnò il premio Innovation of the Year. Per la prima volta nella storia era possibile possibile creare una rete privata virtuale che esisteva solo nel software, non nei cavi fisici. Era nato il concetto di VPN, ma la strada era ancora lunga. Il PPTP aveva forti limiti di sicurezza, nel senso che le comunicazioni erano cifrate con degli algoritmi talmente semplici che anche gli hacker meno esperti potevano forzarli e rendere quindi vano l'utilizzo del protocollo. Nel corso del tempo quindi questa tecnologia venne migliorata. Il primo a essere introdotto fu IPsec, che anziché cifrare solo la comunicazione comunicazione in blocco, cifrava ogni pezzettino della comunicazione in modo che fosse più difficile decriptarla. In pratica non si cifrava l'intera busta, ma ogni parola della nostra lettera veniva codificata con un algoritmo specifico. Poi arrivò L2TP per migliorare la stabilità e la gestione dei tunnel, usato spesso in combinazione con l'IPsec proprio per aumentare la sicurezza della comunicazione. Quindi avevamo dati più cifrati, quindi più sicuri proprio mentre venivano trasmessi, che venivano inviati in un tunnel più sicuro, più stabile. Poi nel 2000 arrivò OpenVPN, un software gratuito che proteggeva le comunicazioni con SSL/TLS, ovvero il protocollo più sicuro esistente usato per le transazioni bancarie online. E quella fu la nascita delle VPN che conosciamo ancora oggi, anche se dal 2020 in avanti si è diffuso un nuovo protocollo di nome WireGuard che migliora ancora il precedente con crittografia di ultima generazione e un codice molto snello che aumenta quindi anche l'efficienza delle prestazioni. Come abbiamo visto, il Il concetto di VPN è nato poco dopo quello di internet, eppure fino a poco tempo fa non ne parlava praticamente nessuno. La vera esplosione delle VPN anche nel grande pubblico è avvenuta in due fasi, o meglio con due eventi epocali: l'11 settembre 2001, che rese la sicurezza informatica una priorità assoluta, e la pandemia di COVID-19 del 2020, che costrinse mezzo mondo a lavorare da casa. Da strumento utilizzato solo da multinazionali e tecnici esperti, le VPN diventarono improvvisamente indispensabili per milioni di persone normali. Anche perché piano piano la consapevolezza sta aumentando. Se avessi fatto questo stesso video nel 2010, penso che sarebbe stato considerato un argomento quasi di nicchia. Oggi invece la VPN bene o male è sulla bocca di tutti. Ora che conosciamo la storia, cerchiamo di capire meglio cos'è una VPN, o come pronuncerebbero gli inglesi una VPN, che sta per Virtual Private Network, partendo proprio dalla definizione stessa. Virtual, cioè virtuale, significa che non esiste fisicamente, non c'è un cavo dedicato che collega il vostro dal computer al server che dovete raggiungere, ma è un percorso digitale creato dal software sempre usando internet. Private, cioè privata, indica che anche se questo percorso virtuale passa attraverso una rete pubblica, le comunicazioni al suo interno rimangono riservate. Network significa rete di dispositivi che comunicano fra loro. Una VPN collega il tuo dispositivo a un'altra rete, spesso aziendale oppure a un server privato, come se noi fossimo fisicamente all'interno di quella rete, anche se ci troviamo altrove. Quest'ultima forse è la cosa più facile capire, perché se avete sentito parlare di una VPN probabilmente avete sentito anche che si può usare per fingere di essere in un altro posto. Ad esempio, sono in Italia, voglio vedere un video su YouTube, mi compare la scritta "questo video non è disponibile nel tuo paese", io entro sulla mia VPN, mi collego al server di un altro paese e riprovo finché non riesco a vederlo. Funziona perché YouTube non guarda il mittente originario, guarda solo il server VPN da cui proviene la richiesta. Se io mi collego a un server statunitense, per YouTube io mi trovo negli Stati Uniti. Vi faccio vedere in concreto come funziona. Ecco qua, io in questo momento sono collegata a una VPN con un server che si appoggia a Milano. Ok, potrei collegarmi anche qua a Roma, è indifferente, posso scegliere un qualsiasi server italiano e collegarmi. Se vado sul sito What is my IP, che è un sito che serve appunto a vedere qual è l'indirizzo IP da cui io sto navigando, mi dovrebbe far vedere che io sono— ecco qua, come vedete— collegata a un server VPN che si trova a Roma. Roma. Vedete, è quello che effettivamente è successo, perché io sto usando un server che si appoggia a Roma. Se io provo a cambiare il server, vado ad esempio in quello di Milano, dovrebbe comparirmi una cosa diversa. E infatti mi dice VPN server, ma sei a Milano. Ok, se io disattivassi la mia VPN, qui comparirebbe il mio vero indirizzo IP, quindi quello del mio computer. Vediamo se funziona anche in altri paesi. Se io apro NordVPN e ad esempio mi collego alla Grecia e mi collego a questo server che mi dice che è ad Atene, vedete verde, quindi sono già connessa, e torno su Google, quello che dovrebbe comparire è che io improvvisamente mi trovo in Grecia. Ed è quello che succede, mi trovo ad Atene secondo la VPN. Ora supponiamo che io voglia vedere una serie TV che però è disponibile solo su HBO Max, che è un servizio di streaming statunitense. Se lo cerco su internet mentre sono collegata alla VPN italiana, adesso mi ricollego un attimo al server di Milano, ecco qua. Se io lo cerco adesso su internet non dovrebbe darmelo come valido. E infatti mi dice Max is not available here yet, quindi Max non è disponibile qui in Italia, HBO Max non è utilizzabile. Che cosa faccio io allora? Faccio due cose, vi faccio vedere come dovrebbe essere fatto. Allora, prima apro di nuovo il mio provider della VPN e mi collego agli Stati Uniti, lo cerco qua. United States. Ci sono 20 città, una vale l'altra. Adesso si sta collegando a Chicago, ma andrebbe benissimo anche New York o qualunque altro servizio. Vado come seconda cosa a vedere se è cambiato l'indirizzo IP. Dovrebbe essere cambiato, e infatti come vedete adesso è collegato a Chicago. E torno qui. Se io aggiorno adesso, vedrete che in realtà non mi dà ancora la disponibilità. Poi vi spiego il Ho aggiornato e, come vi dicevo, ancora mi dice che non è disponibile. Questo succede perché il sito ha salvato la mia sessione e quindi non riesco a fregarlo. Sa che vengo dall'Italia e che è impossibile che io in una stessa sessione mi sia spostata dall'Italia agli Stati Uniti. Ma se io apro una finestra di navigazione in incognito e lo ricerco, voilà, mi fa scegliere il piano che voglio ed è quindi disponibile. Non compare più questa disponibilità, non mi dice più che non è disponibile. Disponibile, mi compare la finestrella che mi dice scegli pure il tuo piano e poi inizia a guardare quello che vuoi. Va detto che oggi tantissimi sistemi riconoscono benissimo se siamo collegati a una VPN, soprattutto a quelle più famose come NordVPN, ExpressVPN, Surfshark e così via. Quindi è più difficile far credere ad esempio a Netflix che siamo negli Stati Uniti se ci troviamo in Italia. Una cosa che però ho notato è che se andiamo all'estero e proviamo ad aprire siti appunto come Netflix mentre siamo collegati con la VPN a un server in Italia, questo controllo viene bypassato. A me è capitato di recente, sono stata negli Stati Uniti, non mi faceva più vedere il catalogo di Netflix Italia perché la rete a cui ero collegata era appunto in America, ma quando mi sono collegata a un server italiano con la VPN mi ha dato di nuovo accesso al catalogo che ero abituata a vedere. Questo probabilmente perché Netflix incrocia una serie di dati, fra cui il prefisso del numero di telefono, l'indirizzo indirizzo, la lingua del browser e così via. Quindi era realistico per Netflix che io mi trovassi in Italia in quel momento. Non è realistico invece se la lingua è impostata su italiano, il mio numero italiano, eccetera, che io mi trovi in America. Al di là del fatto che la cosa che vi ho fatto vedere è ovviamente super figa perché elimina praticamente ogni barriera fisica e geografica, le domande che dovremmo farci sono due. Uno: mi serve davvero una VPN? E 2: le VPN sono davvero così sicure come dicono? Per rispondere alla prima domanda dobbiamo capire bene una cosa. Oggi la maggior parte dei siti web usa il protocollo HTTPS, quello che troviamo prima di www.nomedsitoweb.it. Prima si usava solo il protocollo HTTP, che però non crittografava i dati trasmessi. La S alla fine di HTTPS sta proprio per secure, è la versione più sicura dell'HTTP. In pratica, oggi quando navighiamo su un sito HTTP https, tutti i dati che comunichiamo al sito sono cifrati. Se ad esempio mi collego al Wi-Fi pubblico dell'aeroporto, vado sul sito della mia banca che è https, un eventuale malintenzionato può vedere solo che sono andato su quel sito, ma non che cosa sto inserendo, perché i dati sono appunto cifrati. Molti pensano che questo renda abbastanza inutili la VPN, perché sarebbe solo la duplicazione di una protezione che già c'è, e questo in parte è vero. Se io avessi usato anche una VPN, però, il malintenzionato non avrebbe potuto vedere neanche che mi ero collegata al sito della banca, perché la protezione inizia ancora prima con la VPN, proprio dal momento stesso in cui mi collego alla rete. Inoltre non tutti i siti sono HTTPS, la maggior parte lo sono, soprattutto quelli bancari, ma ancora alcuni siti vecchi usano HTTP. In quel caso l'unico modo perché i dati siano effettivamente crittografati è appunto con la VPN, perché HTTP non li cifra. Quindi se per assurdo la mia banca fosse appoggiata a un sito che usa HTTP e io non stessi usando la VPN, il malintenzionato vedrebbe tutto quello che faccio. Anche il nostro stesso provider di servizi internet può vedere quali siti visitiamo se non usiamo la VPN. E non pensiamo che la navigazione in incognito che abbiamo visto adesso cambi qualcosa. Quella serve solo a non salvare la cronologia e i cookie di sessione, in modo da navigare in modo anonimo, in un modo che evita che la sessione venga salvata. Anonimo però non è l'equivalente completamente di sicuro. Se vogliamo visitare siti poco raccomandabili, la navigazione in incognito non ci salva, evita solo che quello che abbiamo fatto venga salvato sul nostro dispositivo. Questo è un esempio quindi in cui una VPN può darci uno strato di sicurezza in più. Inoltre, non tutto quello che faccio da computer richiede il collegamento a un sito web, quindi non tutto è cifrato tramite HTTPS. Se devo entrare ad esempio da casa nel mio computer aziendale e uso un software per il lavoro da remoto, senza VPN quel traffico potrebbe potesse essere intercettato. La VPN permette appunto di aggiungere un altro livello di sicurezza. Un altro utilizzo molto tipico delle VPN è la lotta contro la censura. In molti paesi del mondo l'accesso a internet o a determinati social media è limitato, filtrato o anche solo sorvegliato. Le VPN aiutano ad aggirare questi blocchi. Ad esempio, durante le proteste in Iran del 2022, l'uso di VPN è aumentato del 3000%. Vengono usate anche da organizzazioni come WikiLeaks per permettere agli informatori di condividere documenti riservati nella massima sicurezza, da giornalisti investigativi per proteggere le loro fonti, e così via. I 3 utilizzi che ho descritto, quindi l'annullamento delle barriere geografiche, l'aumento della sicurezza della connessione e il superamento dei blocchi collegati alla censura, sono i motivi principali per cui può essere utile avere una VPN installata sui propri dispositivi. Rispondiamo adesso alla seconda domanda, cioè: le VPN sono davvero sicure come promettono? Partiamo dal presupposto che, come diceva il grande Kevin Mitnick, la sicurezza non è un prodotto. Non è che installando la VPN più costosa sul mercato siamo automaticamente protetti da tutto. Sarebbe come dire che se indossiamo il casco migliore di tutti possiamo attraversare la strada senza guardare. Un minimo di attenzione ci vuole sempre. Inoltre, anche le VPN possono essere bucate. Pensateci un attimo: se foste degli hacker black hat, dei malintenzionati, e vedeste che tutto il mondo usa delle VPN, direste "eh niente pazienza, non posso più hackerare nessuno" o cerchereste il modo per aggirare l'ostacolo? Oggi purtroppo ci sono molti servizi VPN che non sono sicuri, perché magari sono basati su protocolli obsoleti e quindi sono facili da bucare, oppure sono addirittura dannosi. Penso soprattutto alle VPN gratuite, che spesso sono più un rischio che un beneficio, sarebbe quasi meglio non usarle del tutto. D'altronde è un po' scontato, gestire un servizio VPN ha dei costi: server, banda, sviluppo software. Se un fornitore lo offre a costo zero, molto probabilmente sta monetizzando in altri modi, spesso a discapito della privacy dell'utente. Un caso emblematico è quello di Onavo, una VPN gratuita offerta da Facebook che prometteva sicurezza ma intanto tracciava tutto il traffico degli utenti per fini analitici interni e probabilmente anche per mostrare pubblicità più mirate. Rimane sempre valida la regola generale per cui se non paghi il prodotto, il prodotto potresti essere tu. Altre VPN magari non arrivano al punto da vendere i nostri dati, ma li conservano vengono comunque per consegnarli alle autorità in caso di bisogno, che non è un grosso problema se la stiamo usando solo per vedere un film. Ma se ad esempio siamo attivisti, usiamo la VPN perché abbiamo bisogno di un canale sicuro, e la VPN poi passa i nostri dati al governo, potremmo passare dei guai. Se volete un altro esempio, il servizio VPN HideMyAss consegnò alle forze dell'ordine tutta una serie di dati su indirizzi IP usati e orari di connessione che portarono all'arresto di un membro del gruppo hacker LulzSec che aveva utilizzato quella VPN per attività illegali. Va bene che in questo caso si trattava di un cybercriminale, ma questa vicenda ci fa capire che se un provider tiene traccia delle attività, l'anonimato dell'utente non è garantito. Per non parlare di quello che è successo con PureVPN, ma di questo parliamo nel video di domani. Di fatto, quando usiamo una VPN stiamo spostando la fiducia dal nostro provider internet al nostro provider VPN. Il provider vede tutto il traffico che esce dal nostro dispositivo prima di recapitarlo a destinazione. Come dobbiamo fare quindi? Innanzitutto Difidiamo delle VPN gratis. Se non possiamo permetterci una VPN, ripeto, è quasi meglio non usarla. So che anche Windows ad esempio ha una VPN integrata e gratuita, ma prima di affidarci a quella è meglio verificare bene le politiche e leggere i famosi termini e condizioni per capire se è davvero sicura. Poi cerchiamo provider VPN che adottino delle politiche no log, cioè che non conservino nulla dei dati degli utenti, altrimenti la VPN risolve un problema ma ne causa un altro. Il limite qui è evidente: la VPN non ci rende anonimi o sicuri di per sé se dietro le quinte il provider registra tutto. Per questo è fondamentale usare solo servizi di comprovata fiducia, idealmente che abbiano subito anche degli audit indipendenti sulle politiche di no log, e preferire soluzioni autogestite se si hanno le competenze necessarie, così da avere il controllo completo, cioè farsi proprio la VPN in casa e usare solo quella. Ad oggi le reti VPN che hanno delle chiare politiche di no log che sono state verificate da auditor esterni sono NordVPN, forse la più famosa, ma semplicemente perché è la più pubblicizzata. I suoi audit sono condotti da un ente terzo che ha dichiarato che non conserva IP, cronologia, traffico, dati di connessione, nulla. È stata hackerata nel 2019 ma senza che i dati sensibili degli utenti fossero esposti, perché appunto non venivano conservati. E comunque dal 2019 ad oggi ha aumentato ancora di più il livello di sicurezza per evitare che ricapitasse. ExpressVPN, anche questa con politiche di no log verificate da organizzazioni esterne. Tra l'altro nel 2017 ha dimostrato questa cosa cosa con i fatti, dato che i suoi server sono stati sequestrati dalle autorità turche e non contenevano dati utilizzabili. Abbiamo poi Surfshark, che ha anche un sistema di RAM-only server, che significa che tutti i dati eventualmente conservati vengono cancellati a ogni riavvio come misura di sicurezza aggiuntiva. Proton VPN, la VPN svizzera legata fra l'altro allo stesso team di ProtonMail, molto rinomato per la privacy. Mullvad VPN, che non chiede nemmeno un indirizzo email per la registrazione e ha una politica di no log molto è vera, ma ce ne sono anche altre. Quindi cercate magari un po' su internet qualche informazione in più e sicuramente trovate qualcosa. Io nell'esempio che vi ho fatto stavo usando NordVPN, ma è assolutamente un caso. Le sto provando un po' tutte per capire con quale mi trovo meglio, e in questo momento sto provando questa. Come vi ho già detto, eviterei le VPN gratuite. Se proprio non potete farne a meno e volete la VPN gratis, state lontano almeno da quelle che sono fortemente sospettate di violare la riservatezza dei dati degli utenti, come Hola VPN, BetterNet, TouchVPN, NordVPN e SuperVPN. In linea generale comunque spero che questa panoramica vi abbia chiarito un po' le idee su cos'è una VPN e per cosa può essere utile. Lo scopo di questo canale è solo quello di aumentare la consapevolezza degli utenti e aiutarvi a fare scelte quindi un po' più informate. Con il video di oggi dovreste aver capito che la VPN non è lo strumento che ci salva da tutti i mali, non è infallibile, può essere hackerata o può addirittura vendere la VPN stessa i nostri dati. Quindi se decidiamo di usarne una, scegliamo una di quelle più sicure. Sicuramente aggiunge uno strato di sicurezza che male non fa, soprattutto se la combiniamo con altre pratiche sicure come l'autenticazione a più fattori per accedere ai siti un po' più delicati. Diciamo che adottare tutte le tecnologie di sicurezza è un po' come usare Napisan per igienizzare: elimina il 99,9% dei batteri, ma c'è sempre quello 0,1% che si salva. Quindi non abbassiamo mai la guardia. Internet è un posto stupendo pieno di potenzialità, ma dobbiamo stare attenti. Tutto qui. Bene, come sempre spero che il video di oggi vi sia piaciuto. Domani vedremo un caso eclatante in cui le responsabilità di uno stalker e di una VPN si sono intrecciate e hanno fatto notizia, anche se non in senso positivo. A domani!










