A NUDO Podcast - Episodio 11: il Potere dell'Ironia con Simone Ganser

Podcast episode (host: Walter Nudo) interview with Swiss actor and creator Simone Ganser (born 1995, age ~27). Ganser discusses his upbringing in Lugano (Swiss Italian region), artistic influences (notably Fabrizio De André and Italian singer-songwriters), and his approach of using irony/satire to reframe marginalized perspectives. He explains that during the COVID-19 pandemic he created spontaneous social videos opposing mainstream pro-vaccine messaging, chose not to be vaccinated and experienced work limitations (e.g., auditions affected), and joined/appeared at public demonstrations (organized with "100 Giorni da Leoni"). He co-founded a small production company, Quarantine Production, and produced a nine-episode ~30-minute-per-episode series called "Swiss Secrets" (shot during lockdown). The series is slated to be available on Swiss streaming platforms RSI Play and OnePlus (internal Swiss platforms) with a planned release around January; international distribution is being sought. The conversation also covers his views on Switzerland (as a country of façade/neutrality), Italy (love–critique), and the U.S. (global soft power).
Questions this video answers
27 years old; born in 1995 (December).
Title: Swiss Secrets; nine episodes, approximately 30 minutes each.
Quarantine Production.
RSI Play and OnePlus (Swiss platforms); planned release around January (Swiss release).
Chapters
La vittima è sempre, anche a livello storico, è sempre stata vista male per un certo momento, è diventata vittima dopo. Se pensiamo a tutti i periodi storici o a qualsiasi tipo di dittatura, quando la dittatura era al potere, non erano viste come vittime, erano visti come ontori, come il male in quel momento, quel tipo di persone. Io mi sono detto, ok, in questo momento preferisco essere visto negativamente per quello che penso e per quello che dico, ma prima o poi La gente si renderà conto che sono state fatte cose sbagliate verso una fetta di persone e lì non sarò più visto come autore ma dall'altra parte.
Ciao ragazzi e benvenuti in un'altra puntata di Anudo Podcast. Allora, oggi come ospite c'è questo ragazzo particolare, straordinario, che ho visto un po' sui social e lui è un attore, tra l'altro viene fuori dall'Italia, viene da un paese vicino, la Svizzera, e la cosa che mi ha colpito di lui è che è ovviamente è in, diciamo, controtendenza, mettiamolo così, tratta un po' di argomenti, malgrado che sia un attore, è giovane, ma molto bravo, ma tratta questi argomenti, controtendenza, di quello che là fuori sta succedendo. Quindi ha parlato di cose del Covid, ha parlato di cose della guerra, eccetera. La cosa che mi ha colpito, ovviamente, lo fa con ironia. Insomma, mette, unisce la sua arte di attore e la sua riflessione da filosofo. Quindi voglio presentarvi Simone Ganser.
Grazie, è un piacere essere qui.
Grazie man, grazie di essere qui. Quanti anni hai?
27.
Mio figlio ne ha 26 del 96?
95. Che è di dicembre, tra poco facciamo tutto.
Allora grazie, grazie di essere venuto giù e insomma che hai dovuto passare il confine.
Grande cosa. Fino a poco fa non si poteva fare, pensa un po'. Durante gli anni della pandemia ci eravamo bloccati, i confini erano il male peggiore.
Hai trattato un po' di argomenti di quello che sta succedendo là fuori nel mondo e hai fatto arrivare un po' il tuo modo di pensare che è ovviamente una riflessione diversa di quello che là fuori dicono i giornali e la televisione per sensibilizzare un po' le persone. Raccontami un pochettino da dove vieni, cioè qual è la tua infanzia, insomma, come sei cresciuto e una serie di cose.
Il legno di Massimo penso di aver avuto un'infanzia felice. I miei genitori stanno ancora insieme, non ho vissuto traumi particolari.
Sono giovani, sono giovanissimi i tuoi genitori.
Sono giovanissimi, insomma, sei sessanta e passa anni, sono giovanissimi. No, a parte dei scherzi, appunto, non ho vissuto cose particolari che uno pensa, ah, questo qua è un ragazzo traumatizzato e quindi è per quello che fa.
No, no, in generale, io sono sempre….
No, sono nato e cresciuto in Svizzera, da sempre diciamo… Sulla Svizzera, diciamo, con le campagne? No, no, no, no. Svizzera, Lugano, città... beh, chiaro, poi non si può paragonare a Milano, Roma, questo tipo di città che sono molto più grandi.
E come si vive in Svizzera?
Si vive bene. In linea di massima, sì. Poi dopo, quando inizia a crescere, che... inizia a percepire che non è tutto così rosa e fiori, che non è tutto bello. Anche in Svizzera. Anche in Svizzera. È chiaro che ti cambia un attimo la visione del tuo paese, però allo stesso tempo è giusto essere critici del proprio paese, io trovo. Allo stesso tempo vedere le cose belle del proprio paese e in questo caso appunto io ho iniziato a percepire che non è tutto così bello come si dice. Però allo stesso tempo è anche molto meglio di tanti altri paesi al di fuori della Svizzera. Cioè se mi paragono a magari l'Unione Europea o altri paesi nell'Unione Europea o al resto del mondo, chiaro ci sono posti che si sta meglio, ma poi dipende dalla tematica, in che contesto parliamo.
Cosa cambia in Svizzera? Qual è il problema della Svizzera?
Un problema della Svizzera forse è la falsità che c'è in questo paese, cioè io percepisco e ho iniziato a percepire che c'è... è un paese di facciata, è un paese dove davanti si mette il bello, ma come penso ognuno di noi, come le persone cercano di mostrare non il peggio come prima cosa, però allo stesso tempo Nasconde, cioè percepisci come il marciume che sta appena lì sotto. Solo che negli altri paesi molto spesso viene più a galla. Se vediamo in Italia la mafia oppure lo Stato stesso, che forse possiamo quasi avvicinarle come cosa, vengono molto più in evidenza. almeno dall'esterno, ma penso anche a voi italiani percepite magari molto di più questa cosa. In Svizzera no, non si percepisce in questa maniera, nello stesso modo. Però c'è tanto quanto, cioè non è meno rispetto all'Italia, alla mafia che c'è. Molto probabilmente, è chiaro, non ho le prove concrete di chi fa cosa, ma tantissimi mafiosi dall'Italia o dal resto del mondo hanno i soldi lì e la Svizzera, zitta zitta, ha tenuto i soldi di tantissime persone negli anni. soldi sporchi, ma non solo quello, c'è tutto un insieme di cose così che creano una reazione a catena e fanno sì che...
E' interessante come ci sono delle idee che le persone si fanno di un posto, di uno stato, di una nazione, delle persone o di certi tipi di persone che si sono messi in questa maniera e Questa idea non permette loro di vedere la realtà che c'è dietro, cioè non permette loro, come se mettessero praticamente un qualcosa davanti ai loro occhi, loro vedono solo questo, non si vede quell'altro.
I paraocchi.
Esatto, i paraocchi di vedere solamente questa cosa. E come il nostro sistema, l'essere umano ha bisogno di concettualizzare, la Svizzera deve essere così, l'Italia deve essere così, ognuno lo suo, perché se parli a un italiano dell'Italia si dirà qualcosa, se parli invece di un americano dell'Italia si dirà un'altra cosa eccetera e quindi vogliono vedere, hanno bisogno di quella roba lì ma non riescono a vedere cosa c'è veramente dietro e anche con le persone e anche con quello che succede là fuori. Come attore come questo modo di ragionare può questo modo di ragionare può aiutarti in una In poche parole, come la ricerca, perché un attore credo che sei un ricercatore, devi capire quei personaggi, come questa cosa qui ti porta poi a analizzare di più le cose e non prenderle per concettualizzate?
Allora, a livello attoriale uno dei processi, forse uno dei personaggi che mi ha accompagnato di più in questo tipo, che mi ha portato a fare determinate analisi, È stato Fabrizio D'Andrè, che da sempre ho apprezzato sotto tantissimi punti di vista, a livello di brani, delle canzoni. E è stato poi anche in Accademia il personaggio al quale mi sono ispirato per fare il mio pezzo finale. Ho analizzato molto i suoi testi e i suoi lavori. Cos'è che faceva lui? Lui prendeva una tematica, molto spesso prendeva delle persone che erano considerate immarginate dalla società per svariati motivi e metteva il punto di vista lì, cioè spostava il classico punto di vista, quindi etichettando la persona emarginata eccetera e vedendolo da quella parte lo spostava dall'altra parte.
Fai un esempio di una canzone se ti ricordi.
Via del campo piuttosto che la guerra di Piero.
La guerra di Piero che me la ricordo di più. Che tra l'altro quella Io l'ho studiata, la studiavamo in libri d'anatologia, in anatologia a scuola si studiava la Guardia di Piero.
Sì, è una canzone che è anche cantata in maniera leggera, in maniera così, ma se pensiamo a certe frasi della canzone, ti fa capire quanto c'è di umano tra i soldati, basta che hai un vestito diverso, sparagli, perché sennò è lui che spara a te, ma siete uguali in un certo senso. Spostava un po' il punto di vista di quello che invece lo Stato, che mandava in guerra i vari soldati, voleva farti credere, è il nemico, ucciderlo perché.
E quindi lui cosa faceva Fabrizio? Ti faceva spostare quello che gli altri vedevano solo una canzone di guerra come l'umanità che c'era tra i soldati.
Ti metteva al punto di vista in quel caso di un giovane soldato che ha di fronte un altro giovane soldato che poteva fino al giorno prima essere il suo miglior amico ipoteticamente Mi viene la pelle d'oca solo a parlarne, ma questo tipo di cose in sé le hanno fatte in diversi, cioè Bresson, Giorgio Gaber, ognuno a suo modo, però sono sempre stato vicino a quel tipo di tematiche e di come le hanno portate in scena, chi attraverso la canzone e chi attraverso il teatro canzone, nel caso di Giorgio Gaber. E niente, questo è un processo che a me, parlavamo di ricerca artistica, mi ha avvicinato a quando vedo un problema, quando vedo una situazione, che cercano di farmi vedere in quel modo, sposta il punto di vista dall'altra parte. Vedi, mettiti un attimo dalla parte di quello che in quel momento è considerato quello sbagliato, che è considerato quello da non seguire. E se noi, come esseri umani e non solo come ricercatori nell'ambito artistico, quando abbiamo la sensazione un pregiudizio verso un'altra persona o verso un'altra massa di persone che ci dicono loro sono sbagliate per questa ragione, loro sono... proviamo a mettere un attimo il punto di vista dall'altra parte e probabilmente cambiamo anche opinione, ma non è detto. Magari lo spostiamo e diciamo effettivamente il mio pensiero combacia con quello della massa o con quello di chi mi ha detto pensala così.
Però gli dai la possibilità ad altre persone di vedere la stessa cosa da un altro punto di vista.
Cosa che i media e la società tendono a non fare, perché appena si sente si ripete.
Quindi questa cosa che è sempre stata tua e che ti ha portato ad appassionarti al discorso dell'attore, ha approfondito sempre di più, ti ha dato sempre di più la possibilità di fare quello che hai sempre fatto, cioè di vedere da un'altra prospettiva? questa ricerca e la continui a fare anche vedendo da fuori, quindi alla base di tutto questo c'è proprio un bisogno naturale, nel senso che da quello che leggo è la tua natura di vedere quello che a prescindere da quello che gli altri dicono, fammi vedere da un'altra prospettiva, fammi vedere cosa c'è veramente sotto.
Almeno ci provo, poi non dico che sempre ci arrivo perché sicuramente ci sono tematiche dove io personalmente sono più sensibile, dove ho più voglia di spostare il punto di vista e magari altre dove faccio un po' più fatica. Non sempre magari riesco a riconoscerlo, magari mi viene fatto notare da altre persone, parli tanto di... però in questa cosa sei, no? E ogni tanto, ok, forse hanno ragione certe persone. Quindi non voglio nemmeno fare una colpa a chi non riesce a fare questo procedimento, diciamo. però invito le persone a farlo, a provarci, almeno quando ci si rende conto che si è bloccati in un pensiero che probabilmente è stato iperinfluenzato da altri, a mettersi un attimo dalla... sembra una cosa banalissima detta così, nel senso che si prova a pensare... mettiti nei panni dell'altro, è una frase che diciamo sempre, ma quando è che lo facciamo veramente? Quando è che veramente proviamo non solo a pensare, ma a metterci dall'altra parte per un attimo?
Bene, mi metto il senso che tu lo fai, tu dai la possibilità agli altri di non necessariamente di farlo, ma gli dai un'altra visione. Quindi lo fai tu per loro, gli mostri quello che tu hai visto e loro devono solo guardare. Guarda questo, guarda la stessa cosa, questo, quello e poi dici ah, quindi questo è il lavoraccio che facciamo noi, cioè la ricerca e poi mettere... non vuol dire che le altre persone vogliono fare lo stesso, se vogliono, se non vogliono, ma se tu gli fai vedere, guarda, c'ho anche questa visione qui, guarda, te la faccio vedere. E poi le persone, come dicevi tu, possono dire no, quella di prima è meglio, oppure dicono, ah, fatti andare, fammi riflettere.
Quello che ho provato a fare attraverso i miei video sui social è stato che sono nati in maniera totalmente spontanea. Cosa voglio dire con questo? Io non nasco come... influencer che ha voglia di fare video su ogni tematica per stare al passo, seguire l'onda dei social perché così funziona e quindi in base alla tematica che va di moda in quel momento andare a farci il video. È nato in maniera molto spontanea durante la pandemia. Io ero contrario a tutto questo movimento pro-vacino, pro-tutto, pro-segui, non pensare, fai perché sennò sei un untore eccetera eccetera. Ho visto dei meccanismi che grazie alla storia che abbiamo visto in diverse sfaccettature, cioè anche parlando di discriminazioni, parlando di razzismo, ti sensibilizzano da quando sei piccolo sul non essere razzista, perché, perché, perché. e poi, in questo caso, non era razzismo, però si crea la stessa cosa, lo stesso meccanismo di discriminazione, solo che non è il bianco, il nero, lo straniero. Allora mi dico, cioè, cos'è cambiato? Eh, ma questa volta è diverso. E questa frase io non riuscivo a mandarla giù, perché mi dici, no, questa volta è diverso, non è vero, è solo cambiato il pretesto, ma il meccanismo che stiamo vivendo è uguale, com'è che fai a non vederlo? E mi mettevo dalla parte del...
In quale caso?
Nel caso del vaccino non vaccino, cioè io non sono vaccinato, ho scelto di non vaccinarmi prendendo tutte le cose che poi mi sono successe di conseguenza, perché non avendo avuto magari il green pass in certe situazioni, piuttosto che non potevi lavorare, non potevi fare. In Svizzera è stato meno forte rispetto all'Italia, soprattutto nel campo del lavoro, però nel mio campo, nel nostro campo, dove vai a un'audizione e ti chiedevano se sei vaccinato o no, non ti potevano dire, non ti prendiamo per quello, però fatto sta che io non ho più lavorato rispetto a quando già prima dell'accademia e durante l'accademia avevo lavori che mi prendevano abbastanza regolarmente, ecco lì sono saltati. Praticamente tutti quel tipo di lavori. Pian piano li stanno riprendendo. Speriamo che non riprenda anche tutta questa farsa. Perché vedo che siamo in un periodo un po' critico.
Eh sì, stanno già parlando di nuovo.
Ho perso il filo del discorso del perché sono arrivato qua. No, stavo dicendo… ah sì, i video nascono in maniera spontanea. Cioè questo bisogno di mettermi dall'altra parte, in quel caso mi sono messo in maniera spontanea. Cioè vedevo che si stava prendendo una direzione che io ritenevo sbagliata proprio a livello personale e sociale. E quindi mi sono detto questa volta io non voglio far parte del... come si dice quando c'è la vittima e il carnefice. Non voglio essere la parte del carnefice, preferisco essere la vittima in questo caso. La vittima è sempre, anche a livello storico, è sempre stata vista male per un certo momento, è diventata vittima dopo. Se pensiamo a tutti i periodi storici o a qualsiasi tipo di dittatura, quando la dittatura era al potere, non erano viste come vittime, erano visti come ontori, come il male in quel momento, quel tipo di persone. Non voglio fare esempi specifici, ma funziona tuttora così con le dittature o con qualsiasi cosa.
Senti libero di fare questo o quello che parla tranquillamente e liberamente.
Io mi sono detto che in questo momento preferisco essere visto negativamente per quello che penso e per quello che dico, Non è che punto essere visto come vittima in futuro, ma prima o poi la gente si renderà conto che sono state fatte cose sbagliate verso una fetta di persone e lì non sarò più visto come autore, ma dall'altra parte.
Cosa pensi che sta succedendo adesso con il discorso dei vaccini?
In questo momento? Non so bene cosa dire in questo momento, nel senso che Oso sperare che non si riprendi la stessa situazione, che non ricomincino con se non ti vaccini, sei un untore e quant'altro. Anche perché voglio credere che le persone abbiano almeno in parte capito che non era il vaccino la salvezza di tutte le cose. Non ho così tanta fiducia nella popolazione, devo dire. Il fatto che se i media e lo Stato si mettono d'accordo e ricominciano con una campagna seria di un certo tipo, cambiando un po'...
La maggior parte delle persone ci cascono.
Perché è un meccanismo il problema.
Tu dici che tutto quello che è successo al Covid e dopo il Covid Le persone non si sono veramente rese conto di tutto quello che...
Secondo me no. Nel senso, una parte sì. una parte sicuramente li ho sentiti anche pentiti di quello che hanno fatto, hanno capito, però quasi tutti l'hanno capito una volta che si sono riaperti e che hanno smesso con queste restrizioni. Finché c'erano le restrizioni, è una volta che si riapre e si torna alla normalità, ecco che ci sono dei pentiti.
Tu dici che se adesso ritornano a stesse dinamiche di prima, cioè ti chiudo dentro, questi qui ricascano di nuovo nella stessa cosa.
Solo se cambia un po' il meccanismo. Se mi ripetono, uguale, il covid di prima è tornato, secondo me una buona fetta non ci casca più. Devi cambiargli un po' la formula.
Sicuramente la cambieranno.
La nuova variante del pinco e il pallo ha questa faccia, questa volta è diverso, ecco che ti do delle motivazioni scientifiche che è diverso dall'altra e le pecore rimangono pecore. Perché? Perché? No, aspetta, è vero che ci avevano ingannato quella volta, però adesso ho le motivazioni sensate, scientifiche, logiche e quindi non hai imparato un cazzo. Dimi una cosa, come viene vista questa.
Cosa qui tra i giovani? I giovani cosa pensano e soprattutto come si interagiscono con loro? Come sono le coppie? tra giovani?
Le coppie tra giovani? Non lo so, penso anche come qualsiasi altra persona. I giovani, come l'ho vissuta io, è che semplicemente si sono divise, come penso tutti. Non penso che c'è una gran distinzione tra giovani o non giovani. perché hanno applicato un meccanismo adesso sempre parlando di del periodo che abbiamo appena vissuto la pandemia hanno applicato in maniera molto intelligente cioè era una mossa di marketing perfetta quella che è stata fatta cioè hanno preso tutte le categorie hanno prima toccato agli anziani è giusto che si vada quindi un giovane diceva bene cosa me ne frega mai tanto riguarda gli anziani questo però hanno iniziato a farti sentire in colpa non lo devi far per gli altri a ma qua e là e così e quindi ha preso Hanno fatto tutti gli step di marketing che devi fare se devi vendere un prodotto probabilmente.
Sono degli anziani quindi loro sono i primi che ci cascono piano piano. Il pubblico più caldo tra virgolette per caderci. Piano piano sono andati a quelli.
Neanche troppo piano piano se vediamo il meccanismo perché quando hanno visto che ok gli anziani li abbiamo preso entro una certa percentuale ecco che dobbiamo subito iniziare con quell'istodo perché sennò non prende abbastanza piede tutto il meccanismo e hanno iniziato con altre mille motivazioni che poi iniziavano a non stare più né in cielo né in terra.
Qual è il punto debole del giovane? Cioè se io tocco, se il sistema tocca quel punto debole il giovane cede?
Tutte le varie chiusure, di non potersi vedere, di non avere interazioni sociali. discoteche, bar, potersi incontrare. Cioè quando dovevi avere un cane per uscire di casa qui in Italia, mi dico... Il giovane che vive ancora con i genitori ha ancora più bisogno di uscire rispetto a uno che vive magari da solo e non c'è lo senso. Perché se sei a casa con i genitori tutto il giorno, anche se voglio un bene nell'anima i miei genitori, per dire se a vent'anni mi chiudevi in casa con i genitori tutto il giorno, a una certa dai fuori, anche se vai d'accordissimo, ma hai bisogno di relazionarti con altre persone della tua stessa età. Magari a 50 anni hai meno, non che non ce l'hai, ma hai meno quell'impulso di dover uscire, chiacchierare, confrontarti.
Certo, certo.
Questa è una mia deduzione, che ce l'hai meno.
Le persone dell'età le bloccano praticamente, le hanno bloccate col discorso del lavoro. Perché? Perché loro il bisogno era quello di portare i soldi a casa e portare avanti la famiglia. quelli dei giovani, quelli giovani no, le abbrocati, ovviamente il lavoro, ma il discorso no.
Era un ricatto, non puoi far questo. E il giovane che non ha paura, perché non ha voglia di informarsi, perché ha altri interessi, perché non ha voglia di sentirsi messo in disparte e essere etichettato, perché un adulto che ha una vita sulle spalle a un certo punto ha più forza probabilmente di fottersene dell'etichetta che gli viene data, se ritiene che sia giusto. Mentre un giovane, mi metto nei panni di un quindicenne che viene marginato dagli amici perché i genitori a casa gli dicono non vederti con quello lì, che la famiglia sono deia, che pensano così, luntorie, perché siamo passati da quel periodo dove si aveva questa visione così estrema. io 15enne non vorrei sentirmi da quella... è come dire sentirsi quello bullizzato, cioè tu ti metti volontariamente nella situazione di essere bullizzato, non penso, ci cadi dentro e in quel caso era ho il modo per non essere bullizzato, mi vaccino, sono dall'altra parte, nessuno mi dice niente o comunque pochi, anche perché i famosi novacs che venivano a dirti sei un pirla, chi se ne frega perché hai la massa dietro che ti sostiene, hai la maggioranza che ti sostiene nel dire tanto è lui che è meglio che non prenderlo in considerazione. Invece il contrario è molto più difficile, devi avere una grande forza di volontà, una grande personalità per poter contrastare in certi periodi storici che abbiamo visto.
I giovani hanno seguito o sono usciti a resistere a questa cosa qua? Si sono vaccinati?
Secondo me si è divisa molto anche lì in base alle famiglie che avevano dietro.
Quindi è sempre la famiglia.
Secondo me la famiglia ha un grande...
Se ti supporta in questo, bene. Se non ti supporta... Famiglia e amici.
Nel caso dei giovani.
Anche amici.
Secondo me anche gli amici, tutto il tuo gruppo di amici.
Il gruppo, la tribù.
Esatto, il branco.
Perché il giovane ha molto bisogno di relazionarsi perché, innanzitutto, ha la vita dentro nel suo corpo, vuole stare con un gruppo, vivere. L'adulto un po' meno, perché non ha una bella vita, ma perché poi...
Ma che ricce ha già passato da quella fase.
Esatto, si prende il suo libro, si prende le sue cose, possono passare diverse cose a livello proprio anche ormonale, è diverso. All'inizio stai sperimentando il mondo, poi il mondo, credi che... Quindi è molto importante per un giovane stare in un gruppo di giovani e essere riconosciuto in quel gruppo di giovani. E questo è interessante per capire quali sono i punti ideali che loro hanno analizzato per ogni fascia di età. E tra uomini e donne, C'è stata una differenza. Gli uomini non più portati a farlo. Ovviamente nel momento stesso che vado a toccare i tuoi bisogni tutti sono portati a farlo. O sono combattuti. Se vado a togliere, se vado a toccare.
Vado a limitarti la libertà. Esatto.
O chiunque, qualunque siano i loro bisogni. secondo te sono stati più propensi gli uomini o le donne a andare verso il sistema?
Quello non lo so. Non ho una risposta precisa, non ho statistiche alla mano che possano dire qualcosa. La mia percezione è che non era un discorso legato al sesso, nel senso che era proprio... non è che uomini avevano più la forza di contrastare. Ho visto donne, giovani e non contrastare, ad esempio, questo sistema con una forza incredibile. Ho visto, cioè, persone che si sono esposte. Nel senso, non... alle manifestazioni che sono andato durante il periodo pandemico c'erano uomini e donne con la stessa forza, con la stessa carica, con la... Penso che non era un discorso tra uomo e donna ma molto individuale proprio a livello umano.
E quindi in base al passato, in base alle credenze che loro avessero individualmente?
In base a tutto quello che è il vissuto di una persona e quello che che accondisce probabilmente una persona che ha già vissuto un determinato tipo di discriminazione, magari è ancora più sensibile a riconoscere quando questa cosa si sta ripetendo. Oppure persone che hanno ricercato in quelle tematiche.
O se è andata a toccare una ferita che è particolarmente aperta per quella persona che è stata un po' non discreta. E una cosa, a questi eventi, a questi eventi che devono essere manifestazioni, pacifici contro il sistema. C'erano molte persone?
Sì, le manifestazioni che ho fatto io erano organizzate da 100 giorni da leoni. e devo dire che quelle in cui ho partecipato erano molto seguite, molto partecipate come manifestazioni.
Ok, quindi stiamo parlando di tante persone.
Sì, sì, non so stimare benissimo, però ricordo di quando ho parlato a Verona, per esempio, io non vedevo dov'è che smettevano le persone, era nella piazza davanti.
A... No, erano di no, 3-4 queste mila persone.
Presumo, sì. Non so quante c'erano in quello spazio, ma era grande. Anche Torino è stata veramente bella.
E sono tutti pacifici.
Uno ha voluto appicchiarmi a un certo punto.
Riccardo è stato qui, è una persona meravigliosa, pacifica, piena d'amore, però mi ha raccontato che purtroppo all'interno del movimento ci sono persone che si buttano dentro e fanno casino. e che non c'entra niente ovviamente con quello che lui dice, perché lui è assolutamente della libertà, della pace, lasciare parlare, insomma. E quindi c'è stato qualcuno che ha voluto... Ah sì, eh?
Ma nel mio caso io, cioè, io potevo dire, tra che cose che io facevo le manifestazioni in Italia, da Svizzero, io portavo un po' il... arrivavo alla manifestazione, prendevo in giro quello che stava succedendo in Italia, da fuori, no? Quindi devi già avere un'ironia verso il tuo paese da italiano per accettare che uno straniero venga ad insultarti, no? A casa tua. Ma giocavo proprio su questo meccanismo, su questa cosa.
Posso chiederti cosa dicevi?
Niente di... cioè, legato alla pandemia, prendevo magari in giro delle fermazioni di draghi piuttosto che situazioni che stava vivendo l'Italia e io dicevo, in Svizzera questo non succede, no? Cioè, noi siamo così, no? E poi ovviamente in una parte magari iniziavo così perché Per il semplice fatto che prendevo l'attenzione di tutti gli italiani. Sono in Italia, prendo attenzione degli italiani, non quello delle Svizze. E una volta che li avevo con me, arrivavo a raccontare anche quello che... Per fare un esempio, avevo fatto un gioco, ho detto, vabbè, tutti portano un testo, così, leggono qualcosa, io ho detto, come attore facciamo un esercizio. ho fatto chiudere gli occhi alla piazza da Torino, con gli occhi chiusi ho messo una musichetta di sottofondo e ho iniziato a raccontare quei giochi che si fanno a teatro, cioè giochi, li chiamo giochi, sono esercizi, però in quel caso è chiaro che non è un esercizio, però... e un gioco di immaginazione, e ho iniziato a raccontare dando delle immagini che dovevano essere proiettate nella mente di ognuno, dicendo ora immaginati un mare, e io lo dico con una voce tranquilla, in mezzo a una piazza che è già un contrasto, riuscire a calmare di colpo questa cosa.
C'sono mille distrazioni.
Esatto, e dire ok adesso chiudi gli occhi, concentra, immaginati un mare, un oceano, tutto marrone, di merda, no? Però tu ti stai immaginando questo mare da fuori e invece tu immergiti in questo mare di merda. Ecco, questa è l'Italia. Vai in giù, vai in giù, vai in giù, sei sul fondo, guardi in su e vedi entrare un piede, no? Poi una gamba, una... No, cioè, il mare in realtà era l'Unione Europea e l'Italia e io ho detto vai in giù, vai in giù, vai in giù e l'Italia è giù, è sotto. L'Unione Europea era il mare di merda e facevo l'esempio di una persona che ci stava entrando lentamente, un po' come nelle sabbie mobili, e questa era la Svizzera. Per dire, io partivo dal... dirti che l'Italia è ormai sommersa dalla merda che è l'Unione Europea, e questo è il mio personale parere, purtroppo perché è un paese ricchissimo di risorse, di tutto, di storia, e finivo il mio pezzo anche con questa cosa perché non potevo andare solo a insultare, e sono pensieri anche che ho veramente. E però raccontavo anche di quanto la Svizzera stia entrando nello stesso meccanismo. E poi parlavo di sopra questo mare di merda c'era un bello yacht lussuoso dove c'erano tutti i nostri presidenti, i consiglieri federali svizzeri, tutti insieme a mangiare, a lanciare i loro scarti nel mare. che arrivavano a noi, quindi gli scarti alla popolazione. Io ho fatto questo gioco di immaginazione, proprio solo ora suscitando immagini di questo. E poi chiudendolo, dicendo ok, adesso riaprite gli occhi, guardatevi intorno, eravamo in piazza Torino. Ecco, cioè, quanta bellezza c'è in questo paese e quanto in realtà cercano di distruggerla in tutti i modi.
Che rapporto hai con l'Italia?
Ho un rapporto che è abbastanza vicino, nel senso che non mi sento italiano, Io non mi sento italiano, ma per fortuna, purtroppo, non lo sono. Però vivo a un quarto d'ora dal confine, quindi non può non essere... non posso non essere influenzato. Mio nonno aveva... cioè era veneto, quindi una parte di me, una parte della mia famiglia è italiana. c'è sempre stata sia a livello genetico, una parte di me che è vicino all'Italia, e una parte proprio fisica, vivo a un quarto d'ora dal confine. A livello culturale in Svizzera siamo tutti divisi, no? C'è la Svizzera tedesca, la Svizzera francese, la Svizzera italiana e noi come Svizzeri italiani prendiamo tantissimo a livello culturale quello che è l'Italia e l'influenza dall'Italia. Quindi Mi sento in realtà molto, molto vicino, solo che c'è la differenza del paese diverso. Leggi diverse, alcune parole diverse.
Però personalmente, come ti... come vibra per te la parola Italia? Come vibra per te? Cioè è un qualcosa... è odio-amore, è amore-odio, è indifferenza?
Strano. No, è strano. Vibra in maniera strana. Come dire? Come hai detto tu, può essere un odio e amore. Però in realtà non c'è un vero odio verso quello che è l'Italia in sé. Quello che non apprezzo dell'Italia è che non funziona... quello che mi dà fastidio è che fanno di tutto, non so se la politica, non so se l'Unione Europea, ma sembra che si voglia buttarla giù in tutti i modi, ma non chi sta sopra, tutta la popolazione. E vedi, chiaramente, una popolazione frustrata da questo stato e poca grinta nel volerla contrastare.
Quindi hai sicuramente un sentimento, perché altrimenti non ci sarebbe questa tua...
E poi mi dà fastidio il fatto che è forse uno dei paesi che potrebbe emergere più di tutti nel mondo, cioè con la storia che ha, con gli edifici che ha, con i posti, i luoghi, tutti totalmente diversi tra loro. Cambi città, vai a Venezia, vai a Roma, vai in Sardegna, cioè vedi delle cose talmente diverse in un piccolo paese, perché il rapporto al mondo è comunque piccolo, molto più grande della Svizzera, ma comunque piccolo. E è così ricco e è triste vedere quanto in realtà c'è dell'infelicità alla base. Se tu vieni in Svizzera non è che questa cosa non c'è. C'è. però non tanto quanto, nel senso che cercano di mantenere, lo Stato cerca di darti abbastanza caramelle, per quello dico la falsità, perché ti ha le caramelline dove tu ti senti un po' meglio, ma il tenore di vita è migliore. Poi, per qualche caso, sicuramente, no, ci sono anche in Svizzera quelli che stanno male.
Quello che sento è che tu hai un rapporto particolare con l'Italia e, lo capisco, io sono nato in Canada. Fino a sette anni sono rimasto in Canada, poi sono venuto in Italia. Il mio paese è americano ma con l'Italia sono legato. C'è un sentimento forte perché dall'Italia vengono le mie radici, mio papà, mia mamma, i miei nonni e bisnonno. è inevitabile che ha un rapporto. Quello che risuona è il fatto di come viene gestita, come viene trattata e non ti darebbe così fastidio se non avessi un buon sentimento per questo paese qua, per qualche motivo.
Quello chiaro.
Quindi sicuramente c'è questo qualcosa ed ecco perché sembra quasi che stai facendo proprio questo, cioè inconsciamente stai cercando quasi di salvare. Quando tu parli di tutti i patrimoni che l'Italia ha, è come se tu salvassi ogni parte del tuo DNA che viene dall'Italia. E quindi è come se tu salvassi inconsciamente quella parte lì. Per quello che dici, porca miseria, ragazzi, andiamo da questa parte. Anche se la Svizzera è così, sì, va bene, ma c'è questa cosa. Cosa pensi invece dell'America?
È meno vicina rispetto all'Italia per poter capire veramente i meccanismi. Non è che io dell'Italia abbia capito totalmente i meccanismi della nazione, però neanche della Svizzera, ma l'America è ancora più lontano. Quello che vedo nella... Lo che posso vedere da profano dell'America è che è una nazione di facciata, un po' come le Dodge, un po' come le Mustang, che sono delle macchine bellissime da fuori, però dentro sono tutte di plastica, no? Sì, hanno questo senso di massiccio, parlo delle macchine ma questo è il rapporto anche alla nazione, hanno questo senso di noi siamo l'America, la bandiera americana è una cosa incredibile, solo a guardarla senti il potere. E ci è stata venduta da sempre così perché abbiamo una grandissima influenza culturale dall'America, guardiamo tutti i film americani.
Passa anche la seconda guerra mondiale, cioè.
Siamo stati liberati dall'America. C'è un sentimento...
Perché l'America, come il suo nato, è interessante. L'Italia è sempre stato un paese molto interessante per il Mediterraneo da sempre.
Esatto, come è anche quello che stiamo vivendo adesso con le guerre russo-ucraina, c'è di mezzo sempre l'America. E sempre per le stesse ragioni, che è molto tattico come luogo, perché eccetera eccetera. Però, ecco, dell'America io non posso tanto approfondire quello che è, ma il sentimento che ho è che è una nazione di facciata con un grandissimo potere sul mondo. Cioè, c'è un grandissimo...
Lo sta perdendo un po', eh. Anche se, tra l'altro, è perché Cina, Brasile...
Ci sono altre potenze oltre a loro.
Non sono l'unica potenza mondiale. Esatto, quindi loro hanno la potenza sul dollaro. Ma se questi qui si mettono insieme, cosa lo stanno già facendo? Creano un'altra moneta di paragone, perché loro stanno stampando dollari. Finché noi abbiamo il debito e i dollari, tutto il nostro è il nostro potere. Se iniziasseci un'altra moneta con cui viene paragonato lo scambio, lì inizia a tremare. 2024-2025 saranno anni molto duri per l'America. e di conseguenza non saranno per l'Italia, perché l'Italia è attaccata al culo all'America.
Noi siamo in Svizzera attaccati al culo all'Italia, sarà posto.
Sarà così, solo che secondo me in Svizzera c'è un altro modo di pensare, è sempre stato, fai conto che è dalla seconda guerra mondiale, c'è un altro modo di pensare degli ultimi cento anni, anche di più forse, che potrebbe permettergli di non subire quello che l'Italia può subire.
Probabilmente sì, meno, perché è sempre stata una nazione che non prende una posizione chiara.
Esatto.
Sempre anche questo, perché non mi piace tantissimo. Esatto. Volontariamente, però poi in realtà la prende, la posizione, come è stato nel caso della guerra, ha sanzionato la Russia e quindi lì ti chiedi dove è andata a finire la grande neutralità che vantano, che vantiamo, mi prendo dentro in questa cosa. Sì, però giocando con l'essere la nazione neutrale, quella che fa un po' da cuscinetto tra le tensioni, ecco che magari rischi anche meno, perché chiaramente è il cuscinetto, è l'ancora. C'è sempre un po' l'ancora della Svizzera e la Svizzera ne trae beneficio da questa cosa. Anche per questo che è un paese dove c'è un tenore di vita sicuramente migliore di altri.
Senti, dove ti vedi far dieci anni adesso?
Fra dieci anni.
27 anni.
Dove ti vedi?
Ti vedi in Svizzera? Ti vedi in Italia?
Ma io vorrei continuare a vedermi in Svizzera, però poter collaborare, ma questo lo dico da un punto di vista lavorativo, molto con l'Italia, per più ragioni. Primo perché il mio settore in Svizzera è quasi nullo, è limitato. Il mondo del... io arrivo dal teatro, però allo stesso tempo faccio anche cinema, o così, ho una più piccola casa di produzione cinematografica, quindi anche con quella stiamo cercando di lavorare. Ovviamente non punto a rimanere in Svizzera a livello lavorativo. Voglio lavorare con l'Italia, essendo abbastanza vicini, anche per andare a Roma. quattro ore, con un freccio rosso io ci arrivo, posso benissimo permettermi di vivere in Svizzera e per lavoro muovermi. È chiaro che se ogni giorno mi devo fare quattro ore andata, quattro ore ritorno, no. Ma se un mese, due mesi, sei mesi devo spostarmi a Roma per giorni lavorativi, non vedo un problema. Invece, ecco, magari rispetto all'America, se il lavoro mi porta più lì, allora diventa un po' più complicato avere la base in Svizzera.
E lavorativamente parlando, dove ti vedi fra dieci anni?
Spero di riuscire a portare avanti la mia casa di produzione, di produrre film o serie tv. Per ora ho fatto una serie, stiamo in preproduzione con il film.
Serie televisive l'avete fatto?
Sì.
Quante puntate?
Sono nove episodi da mezz'ora circa.
Girati in Svizzera.
Si chiama Swiss Secrets. Quindi è un action thriller. L'abbiamo fatto con pochissimo perché la casa di produzione si chiamava Quarantine Production riannata durante la quarantena. Abbiamo scelto di dargli quel nome non per ricordare all'infinito quel periodo, ma proprio perché l'idea era speriamo che finisca e che questo rimanga solo un ricordo, un nome storico, un nome di un periodo storico e non legato per forza a tutte le tematiche. E proprio perché la serie l'abbiamo iniziata a girare totalmente nel lockdown. E questa cosa, sì, è iniziata... infatti il primo episodio sono due attori, io e il mio collega con il quale ho aperto la casa di produzione, nell'appartamento. Lui mi ha detto, ok, siamo tutti... il primo lockdown, siamo tutti chiusi in casa, mi fa, vieni da me, così facciamo qualcosa, iniziamo a fare qualche esercizio, a tenerci allenati e... e poi è nata questa serie, che poi si è sviluppata parecchio.
E anche Riccardo, che ha aperto 100 Giorni dei Leoni, anche lì è partito durante la pandemia.
E ha portato qualcosa di buono questo periodo.
Come?
Ha portato qualcosa di buono.
Esattamente questo. Così come sono le persone che sono entrate purtroppo in depressione, in crisi forti, sono altre persone invece che hanno colto l'occasione per dire ok qui c'è un'opportunità, cosa possiamo fare? Come posso iniziare a fare qualcosa? Dico probabilmente, non lo so, tu e il tuo collega avete aperto questa casa di produzione e però è immaginare se non ci fosse stata la quarantena.
No, non l'avremmo mai fatto.
Quindi solitamente uno fa l'attore, poi fa l'attore e poi dopo 5-10 anni poi inizia a fare il produttore, ma su due casi inizia a fare il produttore, o fa tanto successo che inizia a dire ok, conosce e inizia a fare.
Oppure inizia... pure se hai delle strette... di produrre la tua cosa!
Tanto vale partire subito, capisci? Partire subito dalla casa di produzione, non vuol dire che non fai più l'attore, ma ti porti avanti in una certa maniera.
Noi siamo entrambi attori come formazione, abbiamo la stessa formazione, la stessa accademia e diciamo questa accademia, l'Accademia Teatro Dimitri, è un'accademia che ti forma in maniera abbastanza particolare perché ti forma proprio sul lato creativo. magari a meno l'interesse del andare in certi metodi di recitazione, andare a toccare il sentimento, magari a meno quel focus, ce l'ha, ma meno, e molto di più invece quello di creare una scena l'arco drammaturgico, quindi anche molto il lato registico produttivo, tu ti crei la tua.
Sceneggiatura, il tuo spettacolo. Sì, sì, carino, carino. Infatti, l'ho capito da quello che mi raccontavi sull'evento che avete fatto, avevi già una visione di come creare il... Sì.
Una struttura drammaturgica, però al posto di solo avere la capacità di ricevere un copione, saperlo leggere, analizzare e poi interpretare, c'è quell'aspetto e in più c'è l'aspetto proprio creativo e è chiaro che noi non abbiamo una formazione di produttori, difatti è anche difficile capire tutti i meccanismi e con il creare questo prodotto stiamo imparando dagli errori che abbiamo fatto, abbiamo detto determinate parole di brand che forse possono essere molto penalizzanti in certe situazioni o devi chiedere duemila permessi poi per poterla distribuire, cose del genere e magari sono errori che non vado a ripetere nel prossimo film. Piano piano bisogna farsi un po' di lavoro.
Sicuramente avete ottimizzato al massimo questa cosa qui e siete riusciti. No, bene, bene. Vedi, è proprio questo il punto. Sempre guardi in base a quello che succede. E sempre la domanda è che cosa, che significato ha qui? Quello che sta succedendo, come posso ottimizzare? Qualcosa a conto di me, qualcosa per me?
Io personalmente...
Se ottimizzi tutto quanto nella giusta maniera.
Io personalmente, appunto quello che mi rilaccia con quello che stavi dicendo, cerco sempre in maniera inconscia o conscia di prendere una situazione di disagio, una situazione negativa per come è definita, e renderla positiva. Ma è anche quello che ho provato a fare attraverso i video social, è di non, come hanno fatto tante persone e in maniera che ammiro anche, in maniera seria dire questa cosa è sbagliata, questa, questa, quest'altra. Cos'è che ho fatto io? Ero totalmente incazzato nero a casa. avevo questa rabbia, mi sono detto se io butto fuori questa rabbia così, arriva altra rabbia, si genera altra rabbia, persone incazzate e questo porta a poco e oltretutto fa anche rabbia nel chi ti ascolta. Cioè invece portando la stessa tematica, dicendo le stesse cose che avrei detto da incazzato come ero, le ho cercate di trasporre con la comicità, con la satira, facendo ridere. Quindi uno che la pensava come me, o che vedeva sensato quello che dicevo, rideva nella disgrazia. E quindi, ecco, tramutare quel negativo in positivo. Cioè, ridiamo di sta cazzata anche se ci fa male. Troviamoci il modo di creare un'unione in maniera leggera.
Assolutamente, proprio quello. La base di tutto è sempre questo. che semi butti sono i frutti che raccoglierai. C'è una legge di natura, non puoi buttare i semi di fragole e raccogliere i broccoli.
Non è possibile. Speriamo.
Ma è così, è così.
Ma se sono qui oggi vuol dire che qualcosa ha di buona portata. Assolutamente.
E questo è solo l'inizio, ti auguro veramente il massimo. Senti, e come ti possono seguire le persone? Sui social?
Principalmente io uso Instagram. TikTok ce l'ho ed è morto. Io penso che lo apro una volta al mese. Facebook lo apro già un po' di più, però diciamo che vanno automaticamente i post quando li posto da Instagram, sono collegati a Facebook. Quindi se uno ha interesse di seguirmi, ecco io sono attivo su Instagram.
Simone Ganser, no?
Simone Ganser. con le storie, eccetera.
Hai un sito per la casa di produzione?
Sì, Quarantine Production.
Quarantine Production, così possono seguire anche quello che sta succedendo. prossimi, questa è una domanda che non è mai piaciuta però, i prossimi progetti, cioè cosa, dove, credo che sia questa la pubblicazione, la distribuzione della fiction che stai facendo.
Cioè, noi non siamo la distribuzione.
No, no, la prossima, il prossimo progetto sarà quello di poterlo, il prossimo passo sarà quello.
Il prossimo passo sì, in parte sta avvenendo, nel senso che uscirà in teoria a gennaio, sulla piattaforma streaming della RSI, RSI Play, che la RSI è la televisione nazionale svizzera, e su un altro che si chiama OnePlus, è un'altra piattaforma streaming svizzera, però svizzera interna, quindi in lingua tedesca, e copre anche il Liechtenstein. Diciamo per la Svizzera per ora ci sono queste due proposte, e nel mentre stiamo cercando la distribuzione internazionale. non siamo ancora arrivati, però ci stiamo muovendo nella ricerca.
E poi continuerai con gli eventi, ho visto che sarai con 100 giorni da Leone.
Sì, purtroppo oserei dire continuiamo con gli eventi, perché sarebbe bello non doverli più fare.
Però almeno danno la possibilità di poter portare ancora più luce, perché ci vuole il buio per portare la luce. Quindi dobbiamo accettare anche questa cosa qua. ovviamente riconoscere la luce ma senza il buio la luce non può non può brillare non possiamo veramente goderci questa cosa quindi c'è questa cosa cerchiamo di portare sempre più luce facciamo in modo che la luce grazie ancora di essere venuto insomma noi ci vediamo prossimamente ragazzi grazie ancora di averci seguito un'altra puntata di al nudo podcast ci vediamo alla prossima puntata grazie.
Sì.
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