A NUDO Podcast - Episodio 12: facciamo Luce su Cosa Nostra con Stefano Baudino

This content was created by Walter Nudo. This content was uploaded by Walter Nudo. This is a YouTube video titled "A NUDO Podcast - Episodio 12: facciamo Luce su Cosa Nostra con Stefano Baudino" created on November 5, 2023. It features a conversation in Italian between Walter Nudo and Stefano Baudino. They discuss the history and impact of the mafia in Italy, focusing on figures like Falcone and Borsellino, and the broader socio-political implications of organized crime. Stefano Baudino shares his experiences and insights as a journalist and writer on these topics.
Chapters
Quello che è emerso dagli ultimi processi, anche dalle rivelazioni degli stessi pentiti che hanno parlato molto più degli uomini dello Stato è che quella strage Totorina non avrebbe affatto voluto metterla in atto il 19 luglio del 92, Totorina era ovviamente il capo di Cosa Nostra all'epoca a.
Cui è stato attribuito il delitto e.
Quella strage venne accelerata all'improvviso perché Borsellino doveva essere tolto di mezzo per l'entità delle cose che stava scoprendo.
Ciao ragazzi e benvenuti per un'altra straordinaria puntata di Anudo Podcast. Lo sapete, Anudo vuol dire che noi diciamo tutto senza peli sulla lingua. L'ospite che ho il piacere di avere con me quest'oggi è un ragazzo straordinario, è uno scrittore, è un giornalista, scrive per l'Indipendente, scrive per il TPI, è laureato in giurisprudenza, in scienze politiche, porta in giro un progetto straordinario nelle scuole che è la storia di Cosa Nostra, collabora col fratello di Borsellino. Stefano Baudino, grazie di essere qua.
Grazie mille a te per l'invito.
Grazie a me, no, grazie ancora. Solo persone speciali e straordinarie qui a Nudo Podcast. Allora, tante domande, tanta curiosità. Quindi porti in giro il progetto Cosa Nostra, ok? Per spiegare, ecco, perché.
Le ragioni sono molto profonde. In realtà sono nate fin da quando ero studente io. perché quando ero studente io mi rendevo conto che stavo crescendo sì come studente all'interno del mio liceo, io ho fatto il liceo classico a Torino, ma nessuno mi stava dando una ricetta per diventare un buon cittadino, o perlomeno le due cose sembravano dover viaggiare in parallelo, mentre io penso che la scuola debba riappropriarsi di una dimensione di civismo e quindi do il mio contributo come esperto esterno su questi temi che poi hanno mille sfaccettature. e fondamentalmente vado a indagare quelli che sono i gangli più pregnanti della storia recente del nostro paese che hanno avuto delle ricadute sociali, economiche e politiche incredibili che un ragazzo a 18 anni non può non conoscere. Questa è la mia idea e cerco insomma di mandare avanti questo progetto in più scuole possibili in tutta Italia.
Da quando è nato l'interesse della mafia?
È nato fin dalle scuole medie direi, ho fatto, ricordo che la mia tesina di terza media l'ho fatta proprio sul tema della mafia come poteva trattarlo a un tredicenne quindi evidentemente c'era già un embrione di quello che poi sarei diventato dopo e a mano a mano ho fatto un percorso da autodidatta nel senso che io ho studiato tre anni di giurisprudenza a Torino per avere un po' di basi giuridiche che non fanno mai male da questo punto di vista perché sono temi molto molto complessi, bisogna studiare tantissimo e poi ho cominciato il mio percorso giornalistico per varie testate che mi hanno poi portato appunto a confluire nella squadra dell'indipendente, a fare sei mesi bellissimi in redazione a Roma al Fatto Quotidiano, a collaborare con TPI proprio sui temi della criminalità organizzata e quindi ho rinforzato un po' tutto questo bagaglio che cerco di portarmi dietro e cerco di ampliare giorno per giorno.
A 13 anni tu hai scritto una cosa sulla mafia. Ti ricordi cosa era successo in quel periodo della tua vita? Hai visto qualche film?
Io dico sempre che mentre i miei compagni delle medie andavano al parco a farsi qualche canna, io ai tempi guardavo Anno Zero, mi ricordo di Michele Santoro, cominciavo ad appassionarmi a cose da adulti che io ritenevo dovessero essere anche in piccola parte patrimonio di una persona che cresceva. All'inizio però si è guardato un po'. un po' storto, no? Perché sei un po' il diverso da questo punto di vista e non è facile, non è facile continuare. Devo dire, ho trovato parecchie difficoltà, soprattutto sulle prime, però ho voluto continuare.
Ma dimmi una cosa, com'è successo? Cosa è scattato? Proprio a livello, no? A livello umano, nel senso, ti ricordi che cosa è scattato? Cioè, da dove è partito questo interesse? Andiamo un pochettino più indietro. Sei sempre stato interessato alle ingiustizie?
Ti stavo proprio per rispondere così. Credo di aver sempre declinato una certa sensibilità nei confronti delle cose che non trovavo andassero bene in una dimensione civica e anche poi politica. Io penso che tutto sia politica. anche un dibattito in famiglia come Platone diceva ogni essere umano esattamente e forse anche studiare bene filosofia al liceo mi è servito perché mi ha dato degli input che che mi hanno fatto scattare qualcosa e poi io per metà sono siciliano perché la parte della famiglia di mia mamma è siciliana a Torino ma siciliana di quelli che sono arrivati a Torino giovani ma sono rimasti con quell'accento e quell'identità Sicilia dove? Loro sono in provincia di Palermo, un paesino dell'entroterra che si chiama Valle d'Olmo, che credo sia la prima volta che citiamo il nome di un capitolo. Quindi mi è capitato molto spesso di scendere in Sicilia, anche soltanto per le vacanze. Io non ho mai fatto soltanto le vacanze in Sicilia, mi sono guardato attorno. È un po' la mission di noi scrittori, captare certe contraddizioni, provare a darsi delle risposte ma prima ancora a farsi le domande giuste. E quindi poi fisiologicamente la cosa è andata avanti e mi ha portato dal momento che nessuno voleva starmi a sentire o perlomeno che non trovavo grosse sponde a autoprodurmi i primi libri, a scrivere poi un primo libro con una piccola casa edita.
Perché hai scritto sette libri?
Adesso sono fuori sette libri e ne usciranno altri nel prossimo periodo.
Tutto su mafia?
Non soltanto sulla mafia, il primo libro era incentrato sulla libertà di informazione, sullo spaccato mediatico italiano, pieno di storture, pieno di ombre, poi ho avuto in parallelo anche 10 anni di carriera musicale, in pochi lo sanno sono arrivato anche alle finale di Sanremo Giovani perché mi ero appassionato allo strumento del rap, del cosiddetto conscious rap che ho avuto qua, Taiyo che è stato un grande esempio della mia giovinezza quando facevo musica.
Sì, sì, Taiyo stamattina era qui.
L'intelligenza in musica, lui è uno degli esempi. Poi sono diventato amico di Gamon, che è un artista che stimo tantissimo, che era suo compagno di crew all'inizio. Io venivo qua a Milano le prime volte per andare a ascoltare loro. E quindi quel genere mi consentiva di esprimere tante cose che avevo dentro, sia a livello sociale ma anche a livello introspettivo, di approfondire la scrittura.
Quindi era genere rap?
Era un genere rap ovviamente non di strada ma un po' più articolato, quello che potrebbe fare uno che fa licio classico.
Le parole non ti mancano. Anche la scelta di ogni parola è un bel bagaglio. Le sai usare bene e non è un caso che hai scritto sette libri e so che sei in uscita con altri due libri. La collaborazione col fratello di Borsellino. Beh, lì è sicuramente una bella soddisfazione da parte tua e un bel passo in avanti. Cioè andare, chi l'avrebbe mai detto, a 13 anni. 13 anni, quanti anni fa stiamo parlando?
Stiamo parlando già di 15 anni fa, anche di più.
Quindi Borsellino e Falcone erano già andati via e quindi probabilmente avevi già trovato nelle tue ricerche questi eroi che se ne erano andati e pensavi di poter collaborare un giorno con una parte della famiglia di Borsellino?
Io lo pensavo perché sapevo di avere armi nella mia faretra da quel punto di vista, lo dico in maniera positiva. Io ho cominciato ad approfondire le figure di Falcone e Borsellino per un motivo molto preciso. Fin da giovane, approfondendo le tematiche politiche, anche le scelte delle politiche antimafia che sono state fatte da vari governi, anche di diverso colore, mi rendevo conto dell'ipocrisia di fondo che contraddistingueva quell'azione governativa e anche parlamentare. Cioè, ogni anno si piange davanti alle immagini di capaci di via d'amelio, ma poi politicamente si sceglie di fare il contrario rispetto a quello che Falcone e Borsellino hanno predicato e ci hanno lasciato come eredità spirituale ma anche pratica, anche proprio politica. Il cosiddetto sistema Falcone, quello ideato da Giovanni Falcone che ha avuto ricadute legislative importantissime, è stato sostanzialmente demolito da governo di destra e sinistra nel corso degli anni e io volevo provare a dare delle informazioni e trovare anche le sponde giuste per poterle esprimere, queste mie convinzioni ovviamente provate da atti e documenti ufficiali. L'incontro col fratello di Paolo Borsellino, che si chiama Salvatore Borsellino, è stato incredibile perché Salvatore ha una forza, un carisma davvero trascinante, anche nonostante la sua età, che ormai comincia ad essere a più di 80 anni, Lui è più grande.
O più piccolo del fratello?
Lui è credo sia il fratello più piccolo, sì sì lui è assolutamente il fratello più piccolo, tanto è vero che io ho scritto un libro che si chiama La mafia non è una cosa da adulti, dove ho intervistato Salvatore Borsellino alla fine del libro e lui mi spiegava proprio questo. Anche qui non dava una visione oleografica del fratello ma diceva io ho fatto fatica con mio fratello perché lui era il primo, lui era il più bravo e io ero sempre un passo indietro e lo invidiavo e mi dava fastidio che la sua figura fosse così preponderante. Che belle queste parole vere!
Perché anche lui aveva... era un giudice anche lui?
Lui no, lui ha fatto una strada completamente diversa da Paolo, ha scelto di studiare ingegneria, è un ingegnere che tuttora lavora e lui dice una cosa che quando la dice pubblicamente la gente in prima fila piange, lui dice l'ultima telefonata che ha avuto con Paolo prima che morisse aveva queste caratteristiche, Paolo mentre io gli dicevo vai via da Palermo perché ti ammazzano, perché il pericolo era, si toccava con mano Paolo mi diceva, ma perché? Perché tu te ne sei scappato, devo farlo anche io. Perché Salvatore è andato a vivere a Milano, la sua attività di ingegnere la svolta a Milano ed è tutt'ora in Lombardia. E Paolo gli diceva, io non voglio fare le scelte che hai fatto tu, io voglio rimanere qua a combattere per la mia terra. e l'entità del sacrificio di Paolo Borsellino fa capponare la pelle, specialmente se poi si indaga tutto quello che è accaduto prima della sua morte. Io nei miei libri ho provato a farlo e provo a farlo con Salvatore quando andiamo in giro a parlarne, insomma, agli studenti ma anche agli adulti. con varie conferenze e varie lezioni nelle scuole.
Chi hanno fatto fuori? Chi hanno ucciso prima? Falcone o Borsellino?
Giovanni Falcone muore il 23 maggio del 1992 e poi a distanza di 57 giorni muore Paolo Borsellino il 19 luglio del 1992.
Che era andato a visitare la mamma, giusto?
Che era andato a visitare la mamma quel giorno esattamente e esplose quella bomba in via d'Amelio, non colpì soltanto lui ma colpì anche i suoi uomini della scorta, anche la giovanissima Emanuela Loi che era una giovanissima ragazza che aveva appena cominciato a vivere professionalmente e ha voluto fare da scorta al giudice e quel giorno è un giorno nero per la storia repubblicana, non soltanto per la morte di Paolo Borsellino e dei suoi uomini, ma anche per i depistaggi che apparati istituzionali hanno messo in atto. Primo tra tutti il famoso episodio del furto dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, l'agenda rossa che lui aveva utilizzato tra la morte di Giovanni Falcone e la sua, dove tutti gli indizi ci portano a dire che ci fossero scritte cose devastanti, non soltanto per la mafia militare, perché Paolo Borsellino si stava occupando della zona grigia.
Mafia militare?
Sì, nel senso che Paolo Borsellino non stava soltanto colpendo a livello di indagini, sotto la sua lente di ingrandimento non c'erano soltanto i mafiosi, ma c'era chi con la mafia faceva affari.
Ed è una parte dell'esercito militare?
Ed è una parte dello Stato, una parte dei servizi segreti che hanno avuto, questo lo stanno stabilendo anche le nuove sentenze che stanno uscendo. un ruolo preponderante nel furto di quell'agenda rossa ma appare proprio nella ideazione e concretizzazione di quella strage.
Quindi in poche parole in quell'agenda lì sembra che potrebbero esserci dei nomi che nessuno avrebbe mai potuto immaginare che potessero esserci.
Viene definita la scatola nera della Repubblica italiana con l'agenda rossa. Tanto è vero che importantissimi pentiti stavano parlando a Borsellino delle collusioni tra pezzi deviati dello Stato e mafia proprio in quei giorni. I giorni in cui Borsellino era molto nervoso perché stava capendo che era tra due fuochi e soprattutto quello che è emerso dagli ultimi processi anche dalle rivelazioni degli stessi pentiti che hanno parlato molto più degli uomini dello Stato è che quella strage Totorina non avrebbe affatto voluto metterla in atto il 19 luglio del 92. Totorina era ovviamente il capo di Cosa Nostra all'epoca.
A cui gli è stato attribuito il delitto.
E quella strage venne accelerata all'improvviso perché Borsellino doveva essere tolto di mezzo per l'entità delle cose che stava scoprendo.
Senti, io voglio andare a fare un passo indietro con te. Salvatore Giuliani.
Giuliano, sì.
Giuliano. Io ho letto delle cose di Salvatore Giuliano, che era... ho letto delle... non so, adesso ricerco, mi ricordo, collegato con l'America. Allora, quanto si va indietro in questa storia?
Cioè, poche parole.
Quanto dobbiamo aprire un pochettino gli occhi? su quello che ci vogliono puntare. Quello è lui il cattivo. Quando dobbiamo aprire gli occhi e capire cosa c'è di più rispetto a quello che stiamo guardando.
Ti cito un caso specifico. che fa capire molte cose e sarà oggetto di una mia prossima pubblicazione. C'è un uomo che si chiama Luigi Ilardo, che è il primo infiltrato nella storia di Cosa Nostra. È un ex boss che decide di tradire la mafia, mettendosi dalla parte dello Stato, ma agendo silenziosamente, rientrando dopo dieci anni di carcere all'interno della mafia.
Che anni erano?
E questi erano gli anni 90. Lui inizia la sua collaborazione con lo Stato nel 1993 e fa l'infiltrato per alcuni anni. Luigi Lardo viene seguito da un carabiniere nella sua attività di infiltrato, e lui Gilardo a questo carabiniere dice molte cose, parla di specifici legami che la mafia sta intessendo con la politica dopo Tangentopoli, perché la mafia ha bisogno di nuovi referenti politici dopo l'era di Mani Pulite, quindi della caduta della democrazia cristiana, che era il principale referente politico fino ad allora, ma soprattutto gli dice una cosa devastante per rispondere alla tua domanda. Gli dice, lei colonnello deve fare conto che le stragi degli anni 90, quelle di Falcone e Borsellino e quelle del 1993, hanno dietro gli stessi burattinai della strategia della tensione che è stata consumata negli anni 70. L'amatrice è la stessa, l'obiettivo pare essere lo stesso, su questo stanno indagando i magistrati, ci sono inchieste aperte sui mandanti esterni a Caltanissetta, a Firenze.
Anni 70 stai parlando del terrorismo che era Repubblica del Rosso?
Del terrorismo, in particolare delle versioni nera, che noi chiamiamo versioni nera perché è vero che i neofascisti misero le bombe, ma dietro il disegno, o meglio, dietro l'esecuzione neofascista, diciamo così per semplificare, c'era un obiettivo politico, il partito comunista stava incamerando tantissimi voti con Berlinguer, l'America voleva disinnescare il compromesso storico, la CIA a cui rispondevano gli alti vertici dei servizi italiani volevano disinnescare il progetto di compromesso storico perché i comunisti non dovevano entrare al governo e nel 69 si parte con tutte quelle bombe Che cos'hanno in comune con le bombe degli anni 90? I depistaggi. anche quelle lì, come i depistaggi, abbiamo parlato dell'agenda rossa di Paolo Borsilino, di finti pentiti costruiti ad hoc per diviare le indagini su Via D'Amelio, ma ci sono anche, nel caso di Giovanni Falcone, con la manomissione delle sue agende elettroniche che si trovavano non a casa sua, ma al Ministero della Giustizia, perché lui stava lavorando come direttore generale degli affari penali al Ministero della Giustizia. ed è molto strano, o meglio è improbabile, ma questo le sentenze lo dicono, che siano stati i mafiosi ad entrare al Ministero della Giustizia, come è già stato stabilito come impossibile che siano stati i mafiosi a rubare l'agenda rossa dal perimetro della strage con i cadaveri ancora fumanti, le case annerite, le macchine in fiamme, uomini in giacca e cravatta, perlustrarono la zona alla ricerca di qualcosa e quel qualcosa la trovarono. Ecco quindi per rispondere a quello che dici è una storia che va avanti da decenni e i comuni denominatori ci sono.
E Salvadori Giuliani, hai fatto ricerca anche su di lui o parti più avanti?
Il mio ambito di competenza parte, quello che per esempio metto sul piatto quando faccio le mie le mie lezioni, parte dagli anni 50, dalla nascita effettiva di Cosa Nostra come entità organica, come organizzazione mafiosa strutturale. Nasce nel 57 su mandato di chi? Di Lucky Luciano. che è stato il più grosso esponente della mafia mondiale di sempre, del 1957, che nel momento in cui Fidel Castro sta per compiere la rivoluzione cubana, e Cuba era un'area d'appoggio per il traffico dei stupefacenti della mafia, di Cosa Nostra New Yorkese, che invece era già nata, perché nasce negli anni 30, era una base operativa, una volta che cade nelle mani di Castro, i mafiosi americani dicono abbiamo bisogno di un'altra area, hanno tutti i parenti, hanno un substrato culturale, familistico importante in Sicilia, l'Achi Luciano dà l'input ai mafiosi, che ci sono ovviamente perché la mafia siciliana è presente da sempre, ma non sono organizzati, a strutturarsi nella famosa commissione mafiosa che in un primo momento è controllata dai palermitani, poi ci sarà la grandissima rivoluzione con la seconda guerra di mafia che va in scena tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli 80 e la vittoria dei corleonesi di Rina che radono al suolo i palermitani fanno scappare i pochi sopravvissuti in America e governano dispoticamente Cosa Nostra per dieci anni e Provenzano in realtà vivrà una latitanza incredibilmente lunga, 43 anni e ti chiudo il discorso parlandoti di Lardo Ilardo, la persona che stava parlando di questi comuni denominatori tra le stragi degli anni 70 e 90, porterà i ROS dei Carabinieri al covo di Provenzano nel 1995. I Carabinieri del ROS non procederanno all'arresto. e sui Carabinieri del Rosso ci sono tante gigantesche ombre, anche se poi sono stati tutti assolti nei vari processi che li hanno visti alla sbarra, come ci sono gigantesche ombre nella mancata perquisizione del covo di Totorina dopo il suo arresto. e quindi Provenzano non verrà catturato fino al 2006, quindi il conto degli anni sono tantissimi e lui Gilardo nel momento in cui dice basta con l'attività di infiltrato, io voglio pentirmi ufficialmente, essere messo nel programma di protezione per i pentiti, far vivere una vita dignitosa alle mie figlie e ai miei figli, viene ucciso quattro giorni prima di entrare nel programma di protezione come pentito ufficiale molto probabilmente dicono le sentenze dopo una soffiata istituzionale e quindi tutto quello che noi conosciamo lo conosciamo dal colonnello a cui Ilardo faceva le sue rivelazioni, ma Ilardo non l'ha potuto mettere a verbale come pentito e forse sarebbe cambiata la storia italiana. Un magistrato grande come Nino Di Matteo lo ha giudicato il nuovo... sarebbe stato, dice lui, il nuovo Buscetta, tanto per capire la portata...
Quindi, non ho capito, facendo... uccidendolo quattro giorni prima di quella parte ufficiale, lui non ha potuto metterlo a verbale.
Perché non è mai diventato un pentito, non è mai diventato un collaboratore di giustizia, ma è di fatto rimasto un infiltrato. Ed è stata la sua fine questa.
Senti, adesso mi si aprono veramente tante cose. La storia di Moro?
La storia di Moro è un altro capitolo intricatissimo perché anche da questo punto di vista è difficile...
Ma è collegato?
Pare essere estremamente collegato tra l'altro sull'indipendente ho recentemente pubblicato un articolo in cui ho esplicitato giornalisticamente alcune rivelazioni che sono emerse da atti che erano secretati del governo inglese dove si fa espresso riferimento al fatto che la cabina di regia che doveva gestire la situazione, quindi cercare di liberare Mortro, arrivare a un accordo, era composta da appartenenti alla P2 o comunque da persone che gravitavano attorno all'ambiente della P2. La P2 era quella loggia massonica eversiva capitanata da Licio Gelli e che ovviamente era direttamente collegata alla CIA e faceva gli interessi di quella parte di mondo a cui Moro era ovviamente inviso per i motivi che dicevamo prima, perché stava aprendo un capitolo di storia che non poteva essere concepito.
Quindi vediamo un attimo, vediamo di costruire tutto. L'acqua di Luciano aiuta a strutturarsi organicamente la mafia in Sicilia per fare in modo che tutto il traffico di droghe venga in Italia e poi dall'Italia venga distribuita, cioè Sicilia venga distribuita nel mondo.
C'erano tantissime raffinerie a Palermo.
Anche in Calabria?
In Calabria poi c'è ovviamente l'Andrangheta, che è un'organizzazione parallela, che però, anche per unire un po' il discorso, nuove sentenze, che purtroppo emergono sempre a 30-40 anni di distanza, stanno inquadrando come parte della strategia sovversiva innestatasi negli anni 90, quindi si parla di...
Sposta l'attenzione di Limo, tale che non lo sono più. Quindi cosa succede? Che la CIA interviene e non vuole che in Italia avvenga il discorso della crescita del comunismo che si instauri.
Ricordiamoci che siamo nell'epoca della guerra fredda ovviamente.
Esatto, la CIA si instauri quindi si mette in mezzo la P2 collegata con.
La CIA La P2 di fatto faceva quel tipo di interessi, la P2 voleva in qualche maniera puntava in qualche maniera, questo lo vediamo anche col colpe borghese degli anni settanta in cui la mafia tra l'altro ebbe un ruolo collaterale perché non tutti furono d'accordo a prendere parte alla cosa ma l'obiettivo primario era innestare un regime di stampo autoritario, tornare indietro e quindi il piano di Gelli e quindi della sua creatura, della sua P2 era quello di accentrare i poteri in maniera verticistica, disinnescando le istanze in primis delle ali estreme del Parlamento, quindi portando tutto al centro, e infiltrando la politica con i suoi uomini, non soltanto la politica, anche il mondo dell'informazione. per esempio ci riuscirono a un certo punto con il Corriere della Sera, era un piano molto oliato con entrature di livelli molto alti, perché poi quando sono state scoperte le liste della P2 abbiamo visto vertici dei servizi, vertici...
Quello della Sera è che poi tra l'altro c'è di mezzo Rizzoli, no?
Esatto, esatto. Quindi, diciamo, e qua ritorno alla domanda che mi facevi, perché lo fai? Perché hai questo progetto? Perché penso che queste cose non possano non essere patrimonio di una persona che poi a 18, 19, 20 anni si trova a entrare in cabina elettorale. Non è possibile, non possiamo permettercelo in questo Paese. Adesso qua stiamo lanciando ovviamente degli input, però io penso che magari anche per un ragazzo che vede una persona giovane, perché poi fondamentalmente io ho quasi 29 anni, mi sento ancora uno di loro, possa essere portato a dire Sai che forse aprire un po' la finestra di questa classe, guardare fuori e capire che c'è un mondo che nessuno mi ha spiegato? Perché non tutti hanno la fortuna di avere famiglie che sono attente da questo punto di vista. E qui subentra la scuola.
Esatto, esatto, assolutamente. Perché poi tra l'altro la scuola anche lì deve essere un... All'inizio si capisce che la scuola, oltre al fatto di dare la possibilità ai bambini di poter imparare a leggere e a scrivere, che modo è di portarli da una parte o portarli dall'altra. In libri di scuola ci sono certe cose, ma sappiamo veramente se è successo questo, vogliamo far tramandare. In tutto quello che mi hai raccontato ti faccio ancora una domanda su questo e poi magari parliamo di altre cose. In tutto questo, poi mi dici tu se vuoi rispondere o non vuoi rispondere, poi la vedi tu. In tutto questo, la Chiesa. Cosa c'entra il Vaticano in tutto questo? Era il periodo in cui è successo anche la cosa di Calvi, no?
Certo, certo. Di Calvi, tutto molto collegato.
Stiamo parlando di fine anni 90, no?
E stiamo parlando in realtà di un periodo ancora precedente, ma io consiglio a tutti... Tu mi chiedevi prima del perché ho cominciato ad appassionarmi a queste cose. Su di me, alle medie, ha avuto un grandissimo impatto un film, una trilogia stupenda, che è quella del Padrino, che da molti viene criticata. da molti viene criticata perché dicono... ti fa prendere ad esempio i gangster. Su di me ha avuto l'effetto opposto, io sono il caso proprio più palpabile del fatto che è assolutamente una cazzata, diciamocelo.
Di cosa?
Il fatto che il padrino ti porti a dare ragione ai cattivi. Il padrino, soprattutto se letto nella sua trilogia, è un'incredibile storia di redenzione. Il protagonista principale, Michael Corleone, poi arrivo a risponderti, è la pecora nera della famiglia, è fuori da tutto, non vuole rispondere alle logiche mafiose.
Io l'ho proprio risolto volte.
Capolavoro. Poi, perché quella è la cultura, quella è la famiglia, quelli sono i legami, quella è una via obbligata, si ritrova a prendere il comando della famiglia, a cambiare come persona, a essere inghiottito dai suoi fantasmi, a perdere una moglie perché la sua moglie non è italiana, non si rivede in quel tipo di vita e lo abbandona, a perdere un'altra moglie che è quella che lui sposa in Sicilia, a Polonia che muore perché vogliono ammazzare lui e per sbaglio ammazzano lei, e poi si ritrova alla fine del terzo episodio a perdere una figlia che viene uccisa al posto suo, e c'è quell'urlo lancinante che lui lancia dalle scale del Teatro Massimo di Palermo, che è profondamente eloquente, lui dice, ho sbagliato tutto, è un uomo che si ritrova un potere gigantesco in mano ma che alla fine perde tutto perché si fa travolgere dagli eventi e attorno a questa storia ruotano tante cose, tante esperienze, ci sono tanti tipi umani che che sono presenti all'interno del film e che sono un po' i molto familiari, perché li ritroviamo anche nelle nostre famiglie determinati approcci. Ti dicevo questo perché io consiglio a tutti i ragazzi che ci stanno guardando di andarsene a vedere il Padrino Parte 3. che fa una ricostruzione storica sugli anni del grandissimo riciclaggio che lo IOR ha fatto, ha fatto dei denari della mafia è veramente veramente pregnante, la storia di Papa Luciani 23 giorni, 26 giorni molto pochi, è stato veramente è stato credo uno dei pontificati se non il più breve, uno dei più brevi Insomma, anche da questo punto di vista Papa Luciani doveva essere dirompente, aveva richiesto espressamente pulizia all'interno dello Iorra.
Si aveva già capito che c'erano delle cose.
Esatto, e il Papa successivo, io non mi esprimo nel senso che poi non ho elementi diciamo teologici per poter valutare a 360 gradi, ma quello che possiamo sicuramente constatare è che fosse un Papa assolutamente, uso mille virgolette, americano, E quindi determinati interessi potevano essere considerati da chi di dovere un po' più protetti. Papa Luciani aveva un profilo profondamente diverso. Ecco, avere una visione di insieme, collegare vari puntini secondo me è profondamente interessante. Ci rendiamo conto che tutto è collegato, appunto che tutto è politica.
E poi un'altra cosa, adesso magari si aprono tante cose, sono venute fuori.
Cose.
Molto forti di quello che è successo anche negli anni 90 quando è sparita quella ragazza lì. e anche lì stavano fuori delle cose incredibili.
Ti dico ancora una cosa su questo, l'elemento della religione, quanto è importante per la mafia. Perché la mafia, ed è quello che bisogna cercare di far capire a tutti coloro che sono un po' disorientati sul fenomeno del pentitismo, per uscire dalla mafia Non c'è altra via se non quella del pentimento, cioè quella di dire io con quel mondo non voglio più centrare niente e collaboro con lo Stato affinché quel mondo possa essere depotenziato fino alla sua distruzione. Se non c'è il pentitismo il mafioso rimane mafioso. Lo dico perché purtroppo le novità legislative ci stanno portando a un'ottica molto problematica, cioè quella dei benefici penitenziari concessi anche a coloro che non si pentono. Un dramma totale. Ma perché l'elemento religioso è così importante? Perché la mafia, e perché dico che soltanto pentendosi si può arrivare a dire no alla mafia, alla propria esperienza in mafia, perché la mafia è una religione. una sorta di fine reato mai, come l'ergastolo è un fine pena mai, l'ottica mafiosa ti rimane dentro fino alla fine, lo stiamo vedendo con Matteo Messina Denaro, lo abbiamo visto con Rina, con Provenzano, con tutti i mafiosi irriducibili che hanno preferito morire come topi al 41 bis piuttosto che dire una parola. Ed è la stessa idea della religione. Io ho la fede senza avere in mano una certezza, ma io ho una fede talmente grande che fino all'ultimo momento della mia vita me la porto dentro. La stessa logica è quella mafiosa, che ha tantissimi comuni denominatori. Pensiamo al rito di iniziazione della mafia, che è quello della punciuta. Per entrare organicamente nella mafia, è una sorta di battesimo tramite il quale si entra organicamente nei ranghi di Cosa Nostra. E in cosa consiste? Te la dico molto brevemente. Nel fatto che l'adepto, il nuovo, colui che fa ingresso nella mafia, viene punto con un ago su un dito, il suo sangue sgorga su un'immaginetta sacra di Gesù o della Madonna e questo atto viene accompagnato da una formula che lui recita. e che dice io sarò fedele a cosa nostra fino alla fine dei miei giorni e se non lo sarò che la mia carne bruci come brucia questo santino vediamo l'elemento simbolico, l'elemento religioso quasi magico di questa dimensione Ecco perché il mafioso è irriducibile fino a quando non dice veramente basta e fino a quando non collabora con lo Stato perché lui, fino a prova contraria, fa parte dell'antistato. E il fatto che noi stiamo consentendo a dei mafiosi che non si sono pentiti di uscire dalla galera per garantismo solo perché sono passati tanti anni, secondo me è il fallimento dello Stato e, dico di più, è il fallimento dell'ottica di Falcone e Borsellino che piangiamo. tutti gli anni davanti a quelle immagini devastanti degli attentati.
Io non mi aspettavo una cosa di questo tipo e mi aspettavo che avremmo parlato di cose, ma sei veramente tanta roba, e sono sicuro che le persone che ci stanno guardando debbano riflettere, riflettere su quello che ciò è veramente, cosa è la mafia, cosa c'è dietro. E senti, una domanda, una curiosità mia, cosa pensi di Savino?
Di Saviano. Io sono molto settato ed esperto sulla storia di Cosa Nostra. quindi diciamo ho meno elementi per giudicare uno scrittore che parla di camorra rispetto a quelli che ho per giudicare uno che parla di cosa nostra perché poi sono ambiti che sembrano simili in realtà poi quando ci entri dentro sono anche molto diversi. Io diciamo ritengo sia stucchevole la polemica sulla scorta, come rispetto a tante altre persone, penso a Ingroia, trovo sempre che se ci sono uffici preposti a giudicare fattibilità della cosa, tanti criticano il fatto che Saviano abbia la scorta, che viva, mentre invece i pericoli li accorsi e anche solo nel minimo dubbio che gli corra ancora io penso che una persona debba essere scortata, noi dobbiamo essere assolutamente fieri di proteggere le persone che lavorano su questi temi.
Che lavorano sul fatto di farvene fuori il più possibile.
E poi trovo assolutamente scandaloso e controproducente per il governo che poi fondamentalmente ha in mano l'informazione italiana, la RAI, in primis che il suo programma è stato cancellato. la sinistra però i governi centrosinistra addirittura hanno fatto peggio della destra sulle epurazioni quindi da questo punto di vista non ne faccio una questione di colore politico io penso che sia sempre che la censura sia sempre vergognosa ecco nei confronti di chiunque il problema italiano però per andare su un diciamo un argomento ancora più secondo me importante sta alla fonte perché non è possibile che sia il governo, a prescindere dal colore del momento, di fatto poi a scegliersi direttori di rete delle testate della RAI, perché tu avrai sempre un'informazione parziale, se non proprio pilotata. basta accendere un TG Rai per rendersene conto, perché sai, un tempo almeno c'era la lottizzazione, la Rai 1 ce l'aveva la DC, Rai 2 i socialisti, Rai 3 i comunisti, tu lo sapevi ma perlomeno avevi un ventaglio. Adesso, dopo una pessima riforma del governo Renzi del 2016 della Rai, con la creazione della figura dell'amministratore delegato della D, tu hai di fatto un governo che ha mano libera a scegliersi sostanzialmente tutta l'impalcatura In un paese in cui tre reti su sei sono state di un privato, adesso defunto, che ha avuto importantissimi compiti politici, e l'argomento mafia nel suo caso è anche preponderante, tu sei di fronte a un paese che già in partenza ha perso, la cui libertà di informazione non è effettiva.
La cui libertà non è effettiva.
La cui libertà non è effettiva.
È incredibile.
E se la gente non se ne rende conto, il danno è doppio.
Certo, certo. Senti Stefano, grazie ancora. Dici dove ti possono trovare per avere più informazioni, per poterti seguire. Tu sei sui social?
Io sono sui social, su Facebook e Instagram, Stefano Baudino. Sarei molto contento che le persone leggessero e poi anche di essere un parere sui miei libri, perché quello è il fulcro del mio lavoro. Per me c'è la carta stampata, ci sono le idee, ci sono i concetti, c'è una missione che io cerco di mandare avanti con questi libri. Io ti do due titoli, il libro con cui giro l'Italia e la mafia non è una cosa da adulti che porto anche nelle scuole e nelle università, che contiene appunto un contributo anche del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, e saluto tutte le agende rosse che sono il suo movimento di cui faccio parte e invito tutti ad approfondire gli obiettivi e l'azione di questo movimento che è un movimento apolitico che ha come unica diciamo, stella polare quella della giustizia e della libertà. E poi ti do l'ultimo titolo, l'ultimo libro uscito con la Gazzetta dello Sport e il Corriere in allegato, che si chiama Il Maxiprocesso di Palermo, dove ripercorro gli anni di Falcone e Borsellino l'importanza incredibile dei loro lasciti che troppo spesso vengono appunto disattesi. Teniamo alta la bandiera di Falcone e Borsellino nei fatti.
Assolutamente. Dimmi come mai il titolo, spiegami in poche parole qual è il titolo del primo libro che mi hai detto, cioè la mafia non è una cosa da adulti.
Ti cito questa cosa, ero con un mio amico, stavo parlando con lui del mio interesse per la mafia, del mio desiderio di approfondire, di scrivere Lui ai tempi poteva essere successo 6-7 anni fa, quindi ero giovane, avevo 22-23 anni, lui aveva già 30 anni e lui mi disse, però Stefano perché ti stai occupando di cose da adulti? E questo mi diede proprio l'idea che ti dicevo prima, com'è possibile che noi a 20-30 anni non ci sentiamo tanto adulti da occuparci, anche solo come lettori per forza, di queste cose. Stiamo regredendo culturalmente e allora è anche un po' una provocazione. Non è possibile che questo tipo di argomenti non debbano entrare nelle scuole, anzi è incredibile che queste testimonianze, questi concetti non siano patrimonio comune di tutti gli istituti di ogni ordine grado. Il mio appello è quello di lavorarci.
Perché i ragazzi diventeranno adulti e gli adulti inizieranno a sposarsi e creeranno altri figli e non possono arrivare lì non sapendo. non possono incontrare un altro compagno o compagna non sapendo, non possono iniziare a scegliere un lavoro non sapendo, non possono vivere in un paese e non sapere la sua storia, anche da questo punto di vista, quindi grazie. Grazie Stefano, è stato meraviglioso, è stata una puntata straordinaria. Senti, grazie ancora, noi ci vediamo presto spero e tanta luce a te e alla tua missione.
Grazie mille, grazie a tutti.
No!
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