A NUDO Podcast - Episodio 4: risveglia il Samurai che è in te con Taiyo Yamanouchi (SamurHyst)

Walter Nudo talks with Taiyo Yamanouchi about samurai philosophy and Bushido as a guide to discipline, purpose, and everyday practice. Yamanouchi, a rapper and composer with Japanese-Italian heritage, explains ikigai, flow state, and how emptiness and minimalism shape artistic work.
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Il samurai? Chi è il samurai? Cos'è il samurai?
Samurai è il pazzo con la spada che taglia le teste. Samurai vuol dire servire, quindi idealmente sarebbe il soldato perfetto che si pone al servizio del daimyo, del proprietario del feudo, il suo generale, e che è disposto anche a dedicargli la sua vita nel campo di battaglia, il samurai si dispone anche al sacrificio della propria esistenza nei confronti del proprietario del feudo a patto che questi cerchi di governare nel modo più saggio e ragionevole possibile nell'interesse della comunità.
A prescindere che sia in occidente ci sia forse un samurai, magari chiamato in un'altra maniera, un po' in ogni uomo che è proprio quello di servire la comunità. I ragazzi a casa, gli uomini a casa sappiano che dentro di loro c'è un samurai. E' l'uomo più bello del mondo, Walter Nudo. Walter Nudo!
Walter Nudo! Walter Nudo!
Ciao ragazzi, benvenuti in un'altra puntata di Anudo Podcast. Allora, questa volta ho ospite un ragazzo straordinario, non che gli altri non lo siano stati, ma è un ragazzo con cui mi rispecchio molto, anche in parte fisicamente, poi vedrete. E' un ragazzo straordinario, è un attore, è un musicista, ma a livello di 360 gradi, cioè compositore, insomma, Ed è nel DNA e nella sua cultura e anche nella sua arte molto dell'Oriente. Lasciate che vi lo presenti. Taglio Yamanouchi.
Yamanouchi?
Ok, ok, ok. Grazie man, grazie ancora di essere qui.
Ma scherzo, grazie a te Vanni.
Senti, allora, ci assomigliamo al fatto dei capelli?
Certo.
Allora, partiamo proprio dai capelli.
Anche se io sono già al doppio della lunghezza.
Wow, fantastico. Stavo vedendo il taglio che è fantastico. Senti, tu sei tuo papà, è giapponese.
Tu sei il tuo papà, era carino.
Tu sei il tuo papà, punto. Faccio un po' di testo, mamma, invece, è italiana. Ha un accento romano, ma è una cultura, da parte di tuo papà, profondamente orientale del Giappone. I capelli. Cosa rappresentano per te i capelli?
Quello che rappresentavano per i samurai nel medioevo giapponese quindi è un accessorio estetico che rappresenta un'origine aristocratica se vuoi, un'appartenenza a un certo gruppo sociale ma nel mio caso chiaramente è uno scherzo estetico nel senso che da qualche anno a questa parte sto cercando di fare una sorta di ricerca a ritroso per ritrovare alcune parti della cultura giapponese nel mio codice genetico per poi riversarle nei miei contenuti artistici quindi nella musica, nel disegno e quant'altro, nei discorsi, negli speech che faccio, nei podcast eccetera e quindi come sai bene nel mondo dell'intrattenimento può essere molto utile accompagnare delle tematiche, dei concetti con un'immagine che si associ bene e che renda per il pubblico più comprensibile il concetto che stai cercando di esprimere. Quindi io come musicista e come rapper mi chiamo Heist, che in realtà viene dal greco, quindi è tutta altra origine.
Che vuol dire?
La storia del nome è questa. Io ho iniziato a fare rap insieme ad un mio amico del liceo. era un gruppo più grande poi siamo rimasti in due e a 19 anni abbiamo fatto il nostro primo disco non sapendo come chiamarci abbiamo fatto quello che facevano i vecchi gruppi rock aprire il vocabolario a casa e puntare a D solo che noi siamo incappati in justeron proteron che è una figura retorica una prolessi ed è greco justeron proteron significa l'ultimo e il primo ed è una figura retorica in cui se cambi l'ordine di una frase non cambia il significato, le cose che mi dici non le faccio, non faccio le cose che mi dici. Allora siamo incappati in questa cosa, però straordinariamente erano due parole, noi eravamo in due, significavano l'ultimo e il primo, quindi c'era questo bello senso di opposizione degli estremi, ricordavano Yin e Yang, ricordavano il Tao orientale.
Cioè i poli opposti o qualunque cosa.
Bravissimo. E ricordava il gioco di parole che è una cosa tipica del rap. Iniziava per H e per P quindi molto vicino a hip hop. Quindi aveva una serie di cose.
Tutto per caso.
Tutto per caso.
Vocabolario e dizionario.
Di italiano e noi abbiamo beccato l'unica parola greca. quindi abbiamo detto destino chiaramente e io da quel giorno mi sono incarnato in justeron che è l'ultimo delle due cose però a noi piaceva proprio questo fatto che il concetto è sempre dipendente dal.
Contesto la parola greca sarebbe?
Justeron che io ho sintetizzato in haista.
Hy e quella parola è composta… sono due parole?
Sono justeron e proteron ultimo, infatti proteron è pro, no? L'inizio della parola è pro. Proteron è il primo dei guerrieri, ma potrebbe anche essere il primo a cadere. L'ultimo è l'ultimo degli ultimi, ma anche l'ultimo sopravvissuto.
Gli ultimi che saranno i primi.
Quindi è molto bella questa ciclicità. Da quel momento in poi io sono rimasto Heist, il mio compagno ha smesso di fare musica, io mi sono tenuto questa cosa perché in realtà mi sentivo questa cosa dell'ultimo, dell'underdog.
E diffatti non è un caso che probabilmente tu hai scelto quello e sei ancora a fare musica.
Assolutamente. e da lì poi ho aggiunto samurai, quindi ho aggiunto il samur all'inizio e quindi adesso sto lavorando su questo concetto che è samurai dove sto cercando di andare a ripescare appunto quegli elementi della cultura del bushido, della cultura dei samurai che posso in qualche modo ritrovare in me stesso perché Perdonami, ti fermo perché.
È molto interessante quello e voglio andare… Bushido. Se tu dici Bushido, sarebbe la cultura….
La via del guerriero. Bushi è il guerriero. Do è via, ma per via ovviamente si intende metodo, traiettoria, linea di comportamento.
Bushi è guerriero e Do è la via.
Come Karate Do. Perfetto. Scusami, ti ho detto rotto, ma non.
Perché mi interessa, ma perché arrivano questi concetti.
La questione qual è? Che da dentro io mi rendo conto di essere giapponese solo quando capito davanti a uno specchio, perché non vedo gli occhi a mandorla. D'altronde, come tu hai sottolineato, parlo con accelto romanesco, quindi per me l'illusione interiormente è totale. Io so di Roma, per me. Poi, progredendo con la vita, ho dovuto fare caso, volente o nolente, che c'erano dei tipi di scelte, delle modalità di vivere che si ripetevano in diverse occasioni.
Sia nella tua arte, nella tua professione, che anche nei tuoi rapporti?
Soprattutto nei miei rapporti, nei miei rapporti con gli altri e nel mio rapporto macro con la società. io sono sempre stato, per esempio come rapper, sono sempre stato quello che si chiama conscious rapper quindi un rapper che parla di tematiche in modo abbastanza approfondito, in modo abbastanza impegnato che se anche parla di cose più banali come storie d'amore lo fa cercando di essere un po' più articolato il contrario del rapper commerciale, banale, superficiale è il conscious rapper io sono sempre stato quello quindi quella era già un'attitudine conclamata da tempo in politica, per quello che riguarda lo sguardo alla politica e alla società, sono sempre stato uno attento, critico, analitico e quant'altro e sempre nell'ottica non della protezione dei miei interessi ma del bene collettivo o almeno di quello che io percepivo poter essere il bene collettivo quindi c'è sempre stata un'attenzione alla comunità e forse anche dovuto al fatto che io mi sento estremamente forte, estremamente resiliente spiritualmente, animicamente parlando e quindi ho la tendenza a non curarmi molto di quello che succede a me ma di curarmi molto di più di quello che succede agli altri Stavo.
Pensando al discorso dell'esiliente e c'è proprio questo concetto in Giappone del wabi-sabi che è del fatto della forza dell'accettare l'imperfezione. Poi magari ne parliamo dopo.
Quindi per dirti io uno dei momenti in cui mi sono sono stato messo di fronte ad elementi della mia giapponesità che io non consideravo è stato durante un laboratorio di teatro con Tapa Sudana che è un attore della compagnia di Peter Brooks non so se ti ricordi Tapa Sudana che ha fatto Mahabharata, un grosso regista inglese di teatro e questo attore indonesiano fa dei laboratori bellissimi eccetera Alla fine di uno di questi laboratori si poneva un dilemma se tutti i partecipanti dovessero fare prima un'attività, poi un'altra, perché c'era poco tempo, tutta una serie di cose. Lui da maestro pose la questione e lasciò il gruppo a tentare di sciogliere il nodo. Nel gruppo si creò in realtà un conflitto che finiva per separare le persone. Una discussione per cui ognuno tentava di difendere la propria priorità. io che per carattere tendo a non avere una necessità rilevante mia, individuale sono molto facilitato a cercare di riassumere la problematica e scioglierla in modo che vada bene un po' per tutti questa è proprio una mia inclinazione naturale quindi alla fine, a un certo punto di questa conversazione, di questa discussione io dissi secondo me potremmo fare che ci dividiamo in un gruppo che va a fare prima quella cosa, quando finisce viene qui e fa quella... bla bla bla si lè, pausa teatrale di silenzio, e il maestro Tapasudana disse fottuti giapponesi perché lui giocava molto con questo scambio continuo tra il vernacolare e l'elevato perché ha detto questo? perché disse semplicità ed efficienza quindi disse chiaramente lui ha sottoposto le sue priorità e esigenze personali alle esigenze del gruppo ed ha trovato un modo per cui possiamo andare via nell'orario giusto tutti contenti.
E tutti soddisfatti Ora ho capito dove viene tutte le filosofie di Kegay, Casein... Aspetta... Vabbè ce ne sono tante, però esatto, semplicità, semplicità e...
Semplicità e deficienze, ma soprattutto anteporre le priorità degli altri alle proprie. Quando questo maestro mi disse questa cosa, io non pensavo di aver parlato in modo giapponese o di aver ragionato in modo giapponese.
Per te era naturale.
Per me era naturale, fu lui a sottolineare, e io da quel momento dissi, accidenti, forse la ragione, forse c'è qualche cosa di profondamente orientale in me che mi porta a pensare e io questo modo di pensare, di risolvere problemi, lo applico perpetuamente nella vita e quindi da lì ho iniziato a cercare di capire se c'era effettivamente, filosoficamente, se c'erano dei principi, dei pilastri in tutta la cultura giapponese che io potessi riscontrare in me e li ho trovati nella filosofia del Bushido, nella cultura samurai e in tanti altri piccoli aspetti.
Senti, i samurai?
Sì.
Chi è il samurai? E cos'è il samurai?
Il samurai è il pazzo con la spada che taglia le teste. Allora, samurai, partiamo dalla nota bibliografica, samurai vuol dire servire.
Sì.
E già questo è un po' antitetico a quella che è la percezione che abbiamo noi in Italia del samurai. samurai vuol dire servire quindi idealmente sarebbe il soldato perfetto che si pone al servizio del daimyo, del proprietario del feudo, del suo generale e che è disposto anche a dedicargli la sua vita nel campo di battaglia questa è la percezione generale quello che normalmente non passa da questo rapporto di asservimento totale del samurai è che in realtà c'è un patto non scritto, non detto, per cui il samurai si dispone anche al sacrificio della propria esistenza nei confronti del proprietario del feudo, a patto che questi cerchi di governare nel modo più saggio e ragionevole possibile nell'interesse della comunità. Perché chiaramente se quello chiede tasse spropositate agli agricoltori, agli allevatori, eccetera, tutta la comunità va giù.
Quindi lui è al servizio, sì, del suo feudatario, ma è al servizio del bene, è al servizio della luce.
È al servizio del benessere e della comunità. Infatti non è un caso che in tantissimi testi della cultura del Bushido, Hagakure come altri, si parli molto frequentemente del rapporto tra il samurai e il daimyo e la corte e gli ufficiali e di come il samurai può e in alcuni casi deve riuscire a far passare alcune osservazioni e alcune critiche senza però mancare di rispetto ai suoi superiori tra i samurai si parlava tanto, questo è quello che voglio dire, nei libri dei samurai non si dice solo che devi combattere così, devi essere più forte non è una figura nichilista in quel senso, è votata alla violenza eccetera è una figura anche politica che si percepisce come figura politica perché negli scritti troverai spesso piccoli paragrafi, insegnamenti dove dicono quando sei nella riunione con i generali eccetera eccetera parla solo dopo aver ascoltato, parla in modo che la persona a cui ti rivolgi non senta un'aggressione, cioè ci sono una serie di osservazioni, di suggerimenti di natura personale su come il samurai avrebbe potuto incidere sulle decisioni prese in merito a come governare. Quindi vuol dire che il samurai era interessato al risultato politico, non era il soldato mercenario che dice fate quello che vi pare, a me basta che mi fate menare qualcuno sono contento.
No, a servizio della comunità. Questo è molto interessante quello che stai dicendo perché dal mio punto di vista quello che sto riscontrando è che l'energia maschile là fuori è un pochettino soppressa in generale.
Pochettino, per essere generosi.
Pochettino, ma mi fa piacere che... Quindi c'è proprio una grande confusione tra legge maschile e legge femminile. La legge maschile è diciamo abbastanza castrata. Il fatto di risvegliare, anche dal punto di vista, e ti ringrazio di portare questa, non solo il fatto di essere qui, ma la tua testimonianza, nel tuo DNA della cultura giapponese e di parlare proprio della samurai e capire che, a prescindere che sia in occidente, ci sia forse un samurai, magari chiamato in un'altra maniera, un po' in ogni uomo, che è proprio quello di servire la comunità. Il tuo racconto mi piace molto perché voglio che i ragazzi e gli uomini a casa sappiano che dentro di loro c'è un samurai. c'è un somone, sei d'accordo con me su questo?
È il motivo per cui ho adottato questa estetica, questo concetto, è proprio questo, è proprio quello che stai dicendo tu e ho sentito altri tuoi contenuti eccetera e c'è una cosa che trovo assolutamente fondamentale da questo punto di vista e cioè la ricerca del proprio senso, della propria missione, io la chiamerei forse più vocazione su cui tu insisti tantissimo ma che è incredibilmente rilevante perché tentare di riconoscere la propria vocazione oggi in un mondo in cui siamo sovrastimolati, sovraccaricati di possibilità oggi puoi essere tutto, in qualsiasi momento, oggi cambio lavoro ogni tre secondi diventa estremamente difficile restringere il campo a quella che può essere una vocazione perché per capire una vocazione uno la deve frequentare un annetto due, per sapere se tu sei destinato ad essere un medico, un insegnante, un muratore, un soldato o un volontario, tu ci devi passare un po' di tempo.
E non devi essere distratto perché è pieno di distrazioni e quindi non riesci mai a passare quel tempo necessario per dire, oh wow, è proprio questo che risuona in me.
Qui mi sento a casa, questo è dove io posso esprimere di più. E se questo fenomeno del rintracciare la propria vocazione non succede, il singolo individuo non ha l'opportunità di esprimere il massimo della sua utilità perché tu puoi trovare vocazione nella cosa che per te è la più stupida del mondo ok? fare la toilette ai cani ragazzi io in quella cosa lì funziona benissimo perché i cani vengono da me, stanno tranquilli non è importante dove sia la tua vocazione ma se tu la trovi e ti esprimi in quella cosa là tu esprimerai il massimo della tua utilità alla comunità E questo verrà comprovato da come la comunità reagisce a quello che tu fai. Perché lo sappiamo tutti come va la vita. Quando esce fuori un elettricista bravo, se lo passano tutti, dammi il numero, dammi il numero. Quindi lo sappiamo.
Una delle cose che mi ha affascinato molto la ricerca appunto dei pari giapponesi è la scoperta dell'ikigai. L'ikigai è lo scopo della vita. E' scopri ciò che ami fare, e inizi a farlo bene, vieni pagato e serve il mondo. Quello che al centro di questo sono quattro cerchi che si intersecano tra di loro è quello che tu ami fare, che lo fai bene, che serve il mondo e che vieni pagato. Quello è lo scopo della tua vita, quello che ami veramente. Molte persone invece sono ancora sul sì amo fare questa cosa, la so fare sì, ma è diversa da quello che mi porta da mangiare sul tavolo, quello che mi porta a pagare. Oppure questo non aiuta veramente il mondo.
Oppure non mi fa essere famoso. Perché il problema sono le necessità illusorie.
Anche quello.
La società è sempre stata chiaramente avviluppata da tanti piccoli malanni familiari, tante piccole lacune emotive, psicologiche eccetera quindi ogni essere umano, ogni uomo può avere delle lacune che non riconosce anche per tutta la vita magari e magari insegue e cerca di riempire dei buchi di essere famoso, di essere legittimato.
Ha l'illusione che facendo questo loro saranno felici, ma quello che ti renderà veramente felice è proprio quello. Che può essere anche coltivare il tuo orto.
Qualsiasi cosa.
E preparare la verdura, e la verdura a chilometro zero, senza porcheria sopra, e poterla vendere e aiutare magari. E la signora che lo compra fa il passato per i propri figli.
Ecco, quello è Quello è uno degli obiettivi più alti dell'umanità in questo momento, secondo me. Uno che abbia quella come vocazione è vicino ai santi a livello spirituale.
Infatti le mie ricerche hanno portato a scoprire un posto che si chiama Okinogi, che si trova al nord dell'Okinawa, dove ci sono le persone più anziane del mondo. 110-115 anni. Mio papà che ha 98 anni sarebbe un ragazzino. E quindi è un pischiello. Cosa semplice, persone che fanno queste cose qui e vivono proprio questo scopo della vita. Mentre noi occidentali Purtroppo siamo bombardati oggigiorno dai social tantissimo dal fatto che vedi quello che è sul jet, vedi quello che c'è a Rolex, vedi quello che c'è a Lamborghini e credono, crediamo, che queste persone siano felici perché fanno vedere solamente la parte bella. Ma non sanno che queste persone, magari molte di queste, qualcuno ne conosco, antidepressivi, psicofarmaci, cioè malgrado i loro soldi.
Magari possono essere loro, possono essere convinte della loro illusione in questo momento qua. Poi magari non hanno una famiglia o ce l'hanno ma non è molto funzionale e quant'altro perde acqua perde acqua e sanno quindi che c'è una parte che sta soffrendo quello che molti di queste persone non riescono a fare è sia perché gli manca un pezzo di saggezza oggi c'è uno scollamento, c'è una separazione tra i nostri abuelos, tra i nostri anziani e le generazioni successive automaticamente la saggezza che ci arriva dagli anziani è di seconda categoria rispetto all'informazione che abbiamo oggi ma quello che non riescono a fare, fanno fatica a fare una proiezione reale di se stessi a fine vita io quello che credo di essere riuscito a fare, forse in questo senso il fatto di essere un artista quindi una persona con tanta immaginazione mi ha aiutato so fare questa proiezione e quindi immagino l'ultimo secondo della mia vita, molto chiaramente, l'ho fatto tante volte nella mia vita e so che quel momento là, forse tu sei uno dei pochi che può darmene può autorizzarmi a questo pensiero che in quel momento là l'unica domanda che ti permette di uscire di scena soddisfatto o non soddisfatto è ho dato un senso a questo mio passaggio perché è un passaggio cioè quello che fa l'influencer con le macchine non si rende conto che è di passaggio crede di che con quella fotografia a Dubai col macchinone e la donna super figa crede di poter cristallizzare una eternità non è così è un passaggio e c'è un momento in cui tu attraversi quella soglia dove tu dici quello che ho fatto qui Ha avuto significato per me, per qualcun altro, per le persone che ho toccato, eccetera? vado tranquillo.
Sono pronto.
Se no è un problemone.
È un grosso problema perché come ti ho raccontato ieri ho avuto la possibilità di arrivare a quel punto e avere la fortuna di tornare indietro e quindi sistemare la mia vita per quello che sto facendo e ho fatto scelte, mi sono tolto da un tipo di mondo che lo ringrazio, ma adesso basta. Ma se non hai quella possibilità lì è un problema perché ti sei bruciato questa opportunità di fare quello che è in questa vita. Ti è mai capitato in un rapporto intimo di dare al tuo uomo sempre quello che lui voleva?
E com'è andata?
Non benissimo, vero? Eh sì, perché per avere un rapporto felice con un uomo, beh, devi fare in modo che lui ti dia quello che tu vuoi. Eh sì, perché vedi, quando tu scopri qual è la forza primordiale che muove ogni uomo sulla Terra, quindi anche il tuo uomo, allora sì che potrai tu essere felice. Eh sì, perché fare in modo che lui soddisfi i tuoi bisogni lo renderà veramente felice. Non ci credi? Vai qui sotto, clicca nel link e vediti il video che ho fatto apposta per te. e datti questa opportunità, questa nuova opportunità di essere veramente felice in un rapporto con un uomo. Senti, di fatti questa è una cosa che mi è venuta in mente Berlusconi, all'ilà di quello che uno pensa politicamente o non politicamente, ma questa persona qui che ha fatto effettivamente grandi cose, ha conquistato tanto, è uno degli uomini più ricchi del mondo e se n'è andato poco tempo fa. La vita va avanti. Ora, noi pensiamo che quando ci ne andremo si fermerà il mondo. Noi abbiamo questo ego talmente potente. Non è che Galileo diceva che la Terra ruota intorno a noi. Aspetta, la Terra ruota intorno al Sole. La verità è che ognuno di noi pensa che la terra ruota intorno a noi stessi, quindi è rendersi conto che ci sono queste, io chiamo questi tre amici, che sono il cambiamento. Tutto cambia, tutto cambia, tutta la stagione.
Pantarei.
Tutto un paradosso, c'è l'alto, c'è il basso, c'è il lungo, c'è il corto, c'è la luce, grazie al buio c'è la luce, eccetera. e poi soprattutto prendere tutto con ironia, prendere tutto con ironia in modo tale che non prendere troppo su serio la cosa, quindi cercare di ricordarsi questa cosa qui e continuare a vivere.
Vale anche il contrario, prendere il gioco con estrema serietà.
Esatto, come i bambini, come un altro amico. mi diceva che la vita è un gioco, ma giocala seriamente. Sai quali sono le regole? Vedi come sono i bambini quando giocano? Sono seri.
Dentro al 100%.
Sono seri al 100%.
Sennò non vale la pena.
Esatto. Poi un'altra cosa che ho scoperto è il discorso del flusso. C'è un libro bellissimo scritto da The Flow, l'hanno tradotto da poco, di un dottore PhD che ha un nome impronunciabile. Uscito negli anni 90, fantastico, che dice proprio la capacità e il grande potere di entrare nel flusso e tu quando fai qualcosa che ami veramente entri nel flusso, non c'è tempo, non c'è spazio e non sai, quel discorso diceva anche Einstein, tutto è relativo, se io metto la mano su una stufa ed è bollente, un minuto mi sarà come cinque ore. Se invece sto con una bella ragazza e ci sto un'ora, mi sarà che sarà passato un minuto. Quindi è tutto relativo. E quando sei in quel flusso lì, si ti stacchi dal tempo e dallo spazio. E quando fai qualcosa che veramente ami, è stare sempre più. Io credo che sia un po' questo il concetto della vita. Quando scopri veramente quello che tu ami fare e lo fai, Questa è la vita, qualunque questo sia. E non è quello che otterrò. Perché quando tu, e so che sei un disegnatore, credo che la tua vita è tutto un disegno. Tu mi dai questa cosa qui del disegno, anche nella musica, è tutto un disegno. Cioè tu hai questa roba qui molto molto visuale, sei un creatore. Non so se tu fai, crei anche pittura. Ok, mi dai questa sensazione?
È possibile, è possibile.
Quando sei in quel flusso lì, quello è quello che è. E non ti importa dei soldi, non ti importa quanto guadagnerai, non ti importa se lo venderai, non ti importa di nulla.
Ah no, assolutamente.
Quella è la sensazione veramente estraordinaria.
E il gesto per il gesto. E in questo senso a quel punto il gesto diventa già un atto meditativo. Per questo che ci si sente come dici tu, no? che è anche corrispondente con The Zone, la zona degli sportivi, capito? Michael Jordan, Mohamed Ali, se tu vai a vedere le massime, le piccole perle di saggezza lasciate da gente come Joe DiMaggio, Jordan, Mohammed Ali, Bruce Lee, piuttosto che... Anche Tyson, sono tutti uguali. C'è una sovrapponibilità dei significati incredibile perché tutti parlano di questa zona in cui il tempo sparisce, in cui i dati esterni, cioè le informazioni esterne, cioè la probabilità di quel risultato, quanto vale quel risultato, se ti applaudono, tutto quello non ha nessuna rilevanza, sei tu con la performance che affronti i tuoi limiti, affronti la possibilità dell'errore, tutta una serie di cose E quello è già uno stato meditativo. Pensate che Bruce Lee è stato secondo me, come il personaggio del samurai, è stato una delle figure peggio comprese nella storia dell'Occidente. C'è la fase introduttiva del suo libro che è Jeet Kune Do, in cui fondamentalmente parla quasi solo di filosofia, perché lui era uno studente di filosofia, psicologista di filosofia a San Francisco, all'università. Appassionato di Jung, di tutta una serie di personaggi, ma era anche uno che faceva meditazione. per cui lui comparava il suo approccio alle arti marziali al chiudo, il chiudo è il tiro con l'arco zen, è presente quello con l'arco di due metri, gli archi lunghissimi, sono quei monaci che tendono l'arco e poi vanno in meditazione, restano in meditazione e stanno anche una mezz'oretta, secondo di più, così, prima di.
Scoccare Allora, capiamo che tirare quest'arco ci vuole una certa forza.
Sì, sono lunghi, sono un po' meno difficili, diciamo, degli archi da gara eccetera eccetera, però comunque richiede una certa tensione muscolare. Qual è il fenomeno? Allora, lo zen ovviamente come disciplina meditativa quello che cerca di fare è andare al ritroso dentro se stesso, muoversi verso l'interno e andare a cercare l'uomo originale spostando tutte le sovrastrutture di ego, di tutta una serie di cose che sono quello che viene applicato sopra all'essere umano originale quindi si spostano le aspettative, tutti i rapporti con la società, i pentimenti, i rimorsi, i desideri eccetera eccetera perché tutte queste cose sporcano, macchiano il gesto dell'uomo originale, di tutti i bisogni eccetera. Perché in tantissimi casi non sono cose reali, sono cose che sono applicate da, capito, il peso che la società dà a una certa cosa, tuo padre che si aspetta che tu ottenga un risultato….
Cultura, famiglia, società che ti hanno condizionato a credere che se avrai quelle cose.
Lì tu sarai… stranamente faceva da ponte tra la lettura per esempio yungiana occidentale europea dell'ego o del super ego e la percezione del mondo orientale che sono in realtà uguali fondamentalmente e lui faceva da ponte quindi cosa fa il tiratore con l'arco? medita per eliminare per sciogliere tutte queste cose e arrivare in quel momento ad essere solo come uomo originale se riesce a fare questa cosa L'uomo originale è tutt'uno. Nello zen si parla di essere uno con tutto. Diventa tutt'uno con le cose dell'universo, con tutto. nel momento in cui scocca la freccia, la freccia va al centro del bersaglio non perché l'uomo l'ha tirata e ha mirato bene ma perché è nelle cose dell'universo che la freccia va dal centro del bersaglio diventa un fenomeno naturale che si manifesta senza che tu lo abbia ostacolato banalmente, quindi se tu non hai messo in mezzo... come se non ci fosse separazione non c'è separazione, non c'è mai stata sei tu con tutta una serie di altre cose che ci puoi mettere in mezzo che puoi sporcare quel movimento che altrimenti avverrebbe naturalmente ora la cosa buffa di Bruce Lee è che lui parlava di questa cosa rispetto al combattimento quindi lui diceva come nel tiro con l'arco dello zen quando io performo io non faccio un combattimento, io sono il combattimento quindi non sono io che vinco contro gli avversari, sono gli avversari che perdono perché cercano di fare qualcosa contro di me invece io sono lì e non ho ego, non ho desideri, aspettative sono pulito e quello che avviene avviene perché nelle cose… fa ridere perché è spaventoso, perché dici come faccio a combattere con uno che mi dice io sono il combattimento, sono il giapponese.
Per noi occidentali a volte è difficile questa, però quello che mi stai dicendo è straordinario, è la parte più vicina che io penso che sia di oggi. Dio è proprio questo. Noi siamo cresciuti, almeno io sono cresciuto in una famiglia cattolica, e c'è stato dato, c'è stato, come posso dire, educato? No, perché educare ed uccidere viene dal latino, tirare fuori, insegnato, insegnato, messo dentro, segnato che c'è questo, c'è questo, come se fossero due parti separate, invece Dio è un'unica cosa. L'altra volta ho detto che io sono Dio, tu sei Dio. Le persone tremano, ma alla fine è così. Noi siamo parte di questa grande scintilla. Quindi quello che mi stavi raccontando è proprio questo. Uno dei miei maestri è stato Wayne Dyer. Wayne Dyer è stato un grande maestro. e Wayne Dyer una volta parlando con un suo caro amico che era Deepak Chopra, Deepak Chopra indiano, diceva che tra l'altro lui meditante trascendentale, lui aveva conosciuto Maharishi, che è il mio guru della meditazione, e gli disse, wow, noi siamo cresciuti in due culture diverse, lontani in due parti del mondo, ma diciamo le stesse cose, diciamo le stesse cose e vediamo le cose nella stessa maniera, quindi nel momento stesso che tu apri quello che io penso che è la tua mente, perché devi aprire la mente, devi lasciare che tutti i limiti della mente, cioè devi buttarli giù. Apri la mente, fai che lo spirito entra dentro e ti educhi e ti innondi di tutto quello che è la verità, allora a quel punto il tuo corpo si allinea allo spirito e inizi a vivere una vita fisica basata sul tuo spirito e non così a caso.
Farlo ogni minuto, ogni istante non è semplicissimo, però se uno passa qualche volta per quel tipo di esperienza Poi gli viene voglia di cercare di riprodurla anche in altri momenti dell'esistenza.
Guarda, io ho iniziato a provare questo con la meditazione e sono veramente... ho provato a volte degli orgasmi che andavano al di là di qualunque orgasmo che possa aver provato nella mia vita fisica. Cioè è qualcosa di wow. Quello che io dicevo è che ho visto oltre la collina.
Certo.
Quando vedi oltre la collina e senti oltre la collina, wow.
In questo senso però mi piacerebbe spezzare una lancia in favore dell'immanente, cioè in favore di ciò che è mero, di ciò che è più materiale eccetera perché nell'allenamento marziale non è sbagliato misurarsi con gli elementi più poveri della questione, non so se mi spiego. Cioè l'allenamento, per esempio Bruce Lee era uno che diceva faccio il pugno da tre pollici, lo faccio 3.000 volte al giorno, faccio il calcio frontale 10.000 volte al giorno. Per quale motivo?
Che poi, scusami, la ripetizione è la madre di tutti i talenti. Quindi questa è un'altra cosa che alle persone dico, ok, quando impari una cosa ripetila.
Come no?
Perché molte persone là fuori sanno tante cose, l'informazione non manca, non è un problema, ma non lo ripetono abbastanza e quindi poi arrancano. Prendi una cosa e ripetilo.
Sì, non lo integrano.
Esatto, la ripetizione ti permette di integrare.
Allora quello che succede è, se tu fai fare al tuo corpo quel movimento, o come dici tu, in altri settori, se tu fai fare al cervello quel ragionamento, quel processo. il cervello è un muscolo quindi è uguale, funziona nello stesso identico modo i percorsi neuronali se tu rifai la stessa strada si rafforzano, si facilita, diventa oliata stessa cosa per i movimenti del corpo se tu fai quel movimento centomila volte non è che quel movimento diventa particolarmente più potente della prima volta che l'hai fatto l'escursus è più o meno quello Qual è la differenza? La differenza è che nel momento della performance reale, del combattimento reale, o nel caso del ragionamento, nel momento del dibattito, nel momento dell'analisi, quel movimento è integrato nei tuoi muscoli, fa parte di te e quindi verrà fuori nel momento in cui è necessario che venga fuori perché sarà stato completamente, è diventato parte di te quindi la ripetizione non è io faccio diventare, quel singolo movimento lo faccio diventare cento volte più potente come si vede per esempio in certi cartoni animati giapponesi, capito? Che quello fa così dieci milioni di volte e poi a un certo punto esplode il muro Non è quella la questione, la questione è che è interiorizzato e allora tu nel momento della performance puoi spegnere il cervello, spegnere la mente, come dici tu. C'è un altro termine sempre che fa parte della cultura samurai che è Mushin no Shin, la mente non mente.
Mushin?
Mushin no Shin.
Mushin no Shin, che la mente non mente?
La mente non mente, non nel senso che non dice bugie. la mente che non è mente. Quindi essere presenti mentalmente ma avendo tolto tutte le caratteristiche ingannevoli della mente. Quindi performare, agire nello stato di Mushin no Shin significa che tu tutte le mosse le hai così integrate che si producono nel momento in cui si devono produrre, nel caso in cui servano. Quella è la performance massima. Allora se uno trova una vocazione, sempre per ricollegare tutto, immagina questo personaggio che abbia trovato una vocazione, eseguito le routine, i gesti di quella vocazione, di quel mestiere, di quel craft innumerevoli volte può arrivare a un punto, e quindi citiamo Michael Jordan, arriva a un punto in cui lui performa, spegne la mente, entra in questo stato che è Mushin no.
Shin è tutto un sistema nervoso e.
La performance scorre grazie che poi è perfetta Capisci?
Sì, sì, sì. E' incredibile perché è proprio questa la caratteristica. La difficoltà è usarlo nel momento in cui ne hai più bisogno.
Se non sei capace di staccare la testa non ce la fai.
Ed è quello che la capacità, cioè sì vabbè io so che devo essere così, so che non devo fumare. C'è scritto su tutti quei cazzo di pacchetti, la fumo uccide. Porca troia. E vedo, continuo a vedere le persone che continuano a mettere le sigarette in bocca. e capisco che anche lì hanno associato il piacere più forte del dolore, il piacere di tenere la sigaretta in bocca e il più forte del dolore di morire. Ma nel momento stesso in cui tu hai masterizzato, padronezzato una caratteristica che sai che quando ne avrai più bisogno sarà il momento più in cui avrai meno capacità di usarlo, perché noi... la pazienza, sì, è facile essere tranquilli e sereni quando siamo tranquilli e sereni, è difficile essere tranquilli e sereni sotto pressione, quando ci succede qualcosa, quando c'è un leone davanti a te, quando ti chiamano e dicono guarda che devi pagare 20.000 euro con le multe che non hai pagato e questa caratteristica qua quindi è incredibile questo è un punto veramente molto interessante da vedere fuori ed è molto molto grazie.
Ci sono molti altri misconception rispetto alla figura del samurai per esempio per tornare a quello che... scusate per tornare a quello che dicevamo prima sul momento in cui ci si confronta con la morte nei vari testi dei samurai Hagakure rimane il mio preferito perché è uno dei libri di testo della cultura del Bushido ok, c'è quello, c'è il libro dei cinque anelli di Miyamoto Musashi che è considerato il più forte spadaccino della storia dei samurai mai perso in 52 incontri però era uno che predicava una totale astinenza dagli amori, da qualsiasi legame terreno monomaniacalità per il raggiungimento del massimo livello e quindi non mi appartiene perché invece io sono uno da famiglia, sono molto più normale.
Lui come si chiamava?
Miyamoto Musashi.
Ed è morto, stiamo parlando di chi?
Non lo so, non mi ricordo la data. Sì, a fine 1800 forse, o inizio 1900, non so, una cosa del genere.
In modo Musashi.
Sì, non è così distante nel passato. Comunque appunto, mentre Hagakure, che sono le trascrizioni delle cose dette da un ex samurai diventato monaco, ha il suo discepolo in un tempio. e tra l'altro la cosa carina è che questo maestro in realtà diceva queste cose come insegnamento al discepolo ma poi gli ha detto anche però tu non devi farli uscire da qui, queste cose rimangono qui se le stai scrivendo scrivi per te ma poi le devi bruciare non devono mai uscire da qui fortuna che il discepolo... se no non avremmo avuto questo testo che è un testo così per me così rilevante che potrei paragonarlo a un testo sacro, e tra l'altro, cosa divertente, ha in comune alcune caratteristiche con i testi sacri, e cioè che alcune civiltà successive a quella che l'ha prodotto hanno tentato di distruggerlo, come è successo per la Bibbia, come è successo per il Corano. I americani, quando gli occidentali hanno vinto, hanno tentato di distruggerlo, di fare in modo che quel libro non fosse più reperibile.
Dopo la seconda guerra mondiale.
Perché il contenuto ha una identità culturale così forte che per loro sarebbe stato conveniente che il Giappone non avesse più traccia della loro identità culturale precedente.
Cosa che poi tra l'altro Giappone ha copiato molto delle cose che erano americane. Dopo la seconda pandemia c'è stata un'accelerazione che gli americani avevano perso un po' il concetto e loro invece l'hanno assorbito. C'è stata una grande evoluzione.
Questo Hagakure, tra l'altro il titolo tradotto può avere molti significati, diciamo una delle traduzioni più accreditate è Cose dette all'ombra delle foglie. Hagakure. che è un titolo che mi piace, mi appartiene molto di più, perché è proprio come se fosse, capito, perle di saggezza estreme, ma raccontate in chiacchiera, come un podcast, no? In tutti i libri dei samurai si parla tanto della morte. La morte viene nominata continuamente. spesso in un modo che all'apparenza risulta nichilista come approccio il samurai quando va nel campo di battaglia corre incontro alla morte come se non gliene fregasse niente il primo pensiero di un samurai quando si sveglia al mattino è la morte eccetera eccetera e questa cosa ha contribuito in una fase un po' sciocca della capacità dell'occidente di interpretarlo a costruire queste idee del samurai come di una figura masochista, anichilista, autodistruttiva che cerca solo nella guerra e nella violenza una via per una fine più drammatica e teatrale possibile quanto di più lontano dalla realtà e questo per due motivi, uno perché Nella maggior parte dei casi quando si parla di morte nella cultura del Bushido si parla di morte dell'ego quindi si parla di morte di quella parte di personalità che assegna dei valori alle cose, assegna dei valori alla casa, al patrimonio, alla moglie, ai figli, al titolo nobiliare, assegna dei valori che sono un fardello quando devi combattere, perché se tu vai a combattere con la preoccupazione di perdere questo e ciò Tu hai la testa che non è nel presente.
Enzo Ferrari diceva che per ogni bambino che nasceva un pilota faceva un secondo in meno al giro.
Per ogni figlio di pilota che nasceva.
Un secondo in meno faceva.
Assolutamente sì. Quindi una chiave di lettura della morte nella cultura di Bushido è la morte dell'ego. la distruzione della personalità sociale del samurai, non della morte fisica. E l'altra, secondo me ancora più rilevante, più legata in senso ampio alla cultura giapponese, è il vuoto come misura. come sai, nella cultura giapponese, quello che sappiamo tutti in realtà, i giapponesi sono minimalisti, lo sappiamo tutti, no? le case sono mezze vuote, bravissimi, le case sono mezze vuote significa che c'è una consapevolezza del vuoto e del pieno, quindi questo oggetto ce lo metto ma non più di questo ok? se prendi un'altra qualsiasi disciplina più elementare, ikebana, la composizione floreale il vuoto che intercorre tra lo stelo e la foglia è rilevante quanto la foglia e lo stelo mi spiego? quanto spazio c'è tra questo e quello? quanto spazio vuoto? nella musica, i silenzi della musica giapponese.
Sono apocalittici Guarda, questa è una cosa che mi è venuta in mente proprio di Wayne Dyer che diceva è lo spazio tra le sbarre che tiene la tigre, è lo spazio tra le note che fa la musica. La nota è quella, è lo spazio che c'è tra una nota e l'altra che crea la canzone, la musica eccetera.
Quindi è rilevante come in quanto misura del pieno. anche la calligrafia, la pittura, il segno nero sulla carta di riso bianca quanto è rilevante lo spazio che passa tra un segno e l'altro se no è un papocchio se non c'è equilibrio tra il vuoto e il pieno nel karate per esempio ci sono posizioni lo devi proprio sentire perché è rilevante per il bilanciamento della posizione, se no è sbagliata se tu stai pressato è sbagliato, se non c'è l'aria quindi in tutta la cultura giapponese, compresa anche addirittura il culto dei morti i giapponesi ancora oggi, anche i cristiani, i giapponesi cristiani hanno l'altarino col nonno e il bisnonno, la nonna e la bisnonna dentro casa e si svegliano, accendono un incenso e dedicano un istante che fa parte della tradizione pagana del culto dei morti giapponese che ancora oggi esiste.
Quindi è proprio il fatto di tutti i giorni fanno questo?
Tutti i giorni.
Quindi tutti i giorni ringraziare e dedicare un rispetto ai miei antenati. Cioè tu sei qui su questa vita, stai facendo questo percorso, grazie ai tuoi antenati.
Sì ma non è solo un fatto di gratitudine che ha avuto un termine. Lì la questione è decretare che la presenza persiste, che ci sono ancora. Perché se io ti penso, se io mi riferisco a te, perché quando io saluto il nonno eccetera e sto per affrontare la mia giornata, inconsciamente comunque faccio i conti con quello che nonno era, con quello che papà era, capisci che voglio dire? Quindi dico io sto per affrontare la giornata e faccio questo lavoro e parlo in questo modo, torna quello che papà pensava di come sono fatto io, quindi c'è l'eredità della sua persona che ancora influisce sul mio presente, quindi non è mai andato via, quindi ogni volta salutare… E rispetti questo significa decretare che la presenza continua ok?
Quindi decretare praticamente tutta l'unicità di tutto.
Certo assolutamente sì e quindi in sostanza la consapevolezza nella cultura giapponese che il vuoto è rilevante quanto il pieno perché è misura del pieno perché solo grazie all'attenzione che io ho per il vuoto capisco dove si colloca il pieno, quanto conta, quanto è importante nella cultura samurai la morte ha questa funzione la morte è la misura del pieno il giorno che morirò, il giorno che farò seppuku o morirò in battaglia sarà solo la fine di quello che ho fatto nel mio pieno questa è la misura quindi quanto ho fatto, cosa ho fatto nel mio pieno c'è una cosa che sta nella Gakure ecco, qui sentiamo il livello dell'idiozia la più grave traslazione culturale tra questo mondo e l'occidente sai il motto, non mi ricordo se era Wild che l'aveva poi rimesso in gioco comunque che gira anche come meme adesso vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo questo è una traduzione orrenda di una cosa della Gakure vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo in realtà è una ode all'edonismo perché se io devo vivere ogni giorno come fosse l'ultimo che faccio? Sto tutto il giorno a casa a scopà con la mia donna, nelle pause mangio, gioco con la playstation, cioè mi dedico al massimo piacere possibile perché poi è finita e basta. La versione originale nella Gakure è vivi ogni giorno come se da quel giorno dovesse essere valutata tutta la tua esistenza quindi è il contrario esatto, non è l'edonismo, ma se per caso questo è il mio ultimo giorno e da oggi deve essere considerato tutto il mio passaggio io oggi devo fare il massimo, a 100%, devo esprimere il massimo di me stesso nel senso di la mia competenza, la mia capacità, la mia generosità, la mia utilità per gli altri, la mia capacità di ascolto, tutto, qualsiasi cosa, massimo dell'efficienza Capisci che è spaventoso? Assolutamente.
Infatti quando vado a parlare, faccio eventi e racconto alle persone, dico cosa se questo fosse l'ultimo giorno della tua vita e glielo dico, guardate che voi morite, non voglio farci cioccarvi, ma arriverà quel giorno, arriverà per tutti quanti. Il punto è che quando arriverà quel giorno lì, cosa avrai fatto fino a quel punto? E vivi come se Quel giorno, perché non sappiamo quando arriva, noi siamo degli ogurti senza una scadenza sopra, non sapevo potrebbe arrivare uguale. Quando a me è arrivata quella cosa lì dell'ictus che ti ho detto che sembrava un coppacore che mi vestessi per andare, erano le otto e mezza di mattina, mi sono alzato, ho bevuto un bicchiere d'acqua e mi sono riseduto. Non è che ho fatto... Quante volte l'abbiamo fatto? Quante volte lo facciamo? E lì è partito. E' partito la testa, è iniziato a girare e via dicendo, ma il punto è che può arrivare in qualunque momento. E ecco perché devi essere pronto quando arriva quel momento, quindi sono assolutamente d'accordo. E soprattutto per gli uomini, io sempre di più sento questa cosa che voglio che le persone, gli uomini, perché 100-200 anni fa gli uomini combattevano per una libertà, combattevano. Oggigiorno se dovesse arrivare un qualcosa ho paura che Ora che ci sono molti uomini che dicono, oh Dio, come lo gestisco tutto questo? Tutti i ragazzi pieni in palestra, uomini pieni che sono... ma sei in grado veramente di gestire questa cosa? Il punto è non quanti pesi tiri su o quanti puni dai al sacco, ma quanto veramente ti confronti, perché la difficoltà più vera è quella di confrontarti con te stesso. Io ho scritto questo libro, La vita accade per te, dico se c'è un amico, se c'è un amico, quello sei tu, quello davanti allo specchio, se c'è un amico. Il nemico ovviamente sono tutte queste cose che la tua mente dice che dovresti fare e questo contrasto, questo conflitto. E quindi nel momento stesso che tu affronti questa roba qui da uomo, allora a quel punto puoi veramente dare alla tua donna quello che lei merita. Un uomo che è pronto a morire in ciò che crede. Un uomo che è pronto a combattere per i propri valori. Io ho fatto questi reality, ho visto questi due reality e mi dico come si fa a vincere due reality? E io a volte c'ho ragionato, come si fa? Alla fine ho detto sai come si fa a vincere due reality? Tu vinci qualcosa quando lasci andare la paura di perdere. Quando lasci andare la paura di perdere allora tu inizi a vincere perché lasci andare tutte quelle ancore E credo che sia proprio questo, tu inizi a vivere quando lasci andare la paura di morire, no? Ed è questo che ti permette, credo che permette, permetteva ai nostri antenati di combattere in guerra, di lasci andare la paura di morire, perché se a casa non scappi, cosa fai?
Ma è la condizione prequisita per essere presenti al momento? perché se tu hai paura della morte o di ciò che puoi perdere, se anche tu stai giocando una partita, qualche sport, una partita a pallone, e puoi perdere qualcosa, puoi perdere una scommessa, se tu sei focalizzato su ciò che puoi perdere non sei presente al gesto che stai facendo. Io mi ricordo le tue apparizioni nei vari reality e quant'altro, per quanto non sia un consumatore di quella natura di contenuti, ma ci sono delle cose che abbiamo in comune. Lì ho lavorato con Celeste Laudisio, però a detta di tutti credo ancora oggi qualcuno te lo riconoscerà una delle forze principali che hai avuto lì fu la sincerità dirompente che veniva percepita da fuori cioè il fatto che da fuori comunque la gente dicesse qui mi pare che l'unico che esce fuori così com'è è Walter negli altri vedo sempre una nota di pianificazione di cose.
Guarda, io dico, è sempre un gioco e ti ringrazio, ma c'è sempre qualcuno che fa un... vuoi vincere, come tutti vogliono vincere. Il punto è, magari ci sono dei comportamenti che non avresti detto o fatto in una vita normale, perché quello avrebbe comportato una serie di cose, quindi sai, le persone ti guardano a casa eccetera, Il fatto è sempre i tuoi valori. Cioè io dico sempre i tuoi valori devono essere come tre bandiere, due bandiere, qualunque se siano piantate su questa collina e qualunque cosa succede nessuno deve portare via questi valori qua. Quindi tu devi essere disposto, e sono successo un paio di volte sia nell'isola dei famosi che nel Grande Fratello, che io ho detto no, se mi schiacci questi valori qui io me ne vado. Chiuso. Non mi interessa quanto mi importa vincere, non mi interessa quanto è importante per me, io prendo e me ne vado.
No, anche perché la degnità non si ricompra da nessuna parte.
Se tu sai di aver sempre mantenuto saldi i tuoi valori, tu avrai sempre vinto, a prescindere dal cartellone, a prescindere dal conto in banca. Ti guarderai allo specchio e direi ok.
Allora faccio un attimo l'avvocato del dialogo. perché ti dico dall'esterno qualcuno ti sente dire questa cosa a te Walter Nudo con i risultati che hai ottenuto e ti dice è facile per te perché per te lì la discriminante era vincere a tanti altri soldi oppure tornare a casa con quelli che avevi già che sono comunque più di quelli che ho io ok quindi facile, gioco facile questo.
È quello che dice la gente Però non sanno quella verità.
Certo, assolutamente.
Quello che loro immaginano ma non sanno.
Assolutamente, assolutamente. Mi ci confronto anche io tutti i giorni con questo vuoto cognitivo.
Questa illusione che le persone hanno.
Ma ci sono mille altri esempi. L'esempio che ti posso fare io, per esempio, è quello relativo alla pandemia. dove non so come hai scelto di collocarti, di posizionarti eccetera. Ti dico, nella mia esperienza sono stato.
Scelto... Sono felicemente non vaccinato.
Ah perfetto. Io sono stato scettico da principio perché di base sono anni che osservo fenomeni finanziari, commerciali, politici eccetera per cui non ho un rapporto di grande fiducia con l'industria farmaceutica con i media mainstream, non ho un rapporto di grande fiducia quindi sentirmi dare come unica soluzione universale eccetera proprio una determinata cosa cioè i miei dubbi poi cerco di non avere un bias che mi chiuda tutte le opportunità e quindi cerco di e soprattutto tra i miei principi c'è anche quello di rispettare l'opinione e la scelta di qualcun altro quindi ovviamente io non mi sono mai fatto portavoce di un nessuno si deve vaccinare ma piuttosto di non ci obbligate tutti a fare una scelta per cui comunque non potete esprimere una certezza scientifica perché non la potete esprimere perché non c'è stato un testing nel tempo per quanto voi vi arroghiate la scienza, il diritto di parlare con la voce scientifica non è così ed è un fatto di logica proprio banale sono prodotti nuovi, non lo potete dire poi è uscito fuori che non c'erano neanche testo sufficienti, ma quello è un altro discorso è un altro discorso ma anche sapendo solo quello che sapevamo in quel momento il dubbio era quantomeno legittimo e garantire una libertà di scelta era quantomeno democratico quindi anche solo volendosi fermare a questo il problema è che è stato che io non sono neanche uno che sta zitto in questo senso sono stato esplicito ho pagato una serie di conseguenze in termini lavorativi, in termini sociali, metà quartiere che non te saluta più perché poi ti stalkerano, ti guardano i social, vedono il quant'altro, i genitori dei compagni dei bambini un delirio, un delirio cose che appunto siccome per fortuna sono stato graziato da una certa resilienza mi scivolano abbastanza addosso ma non posso dire di non averle notate, di non averle sentite hanno pensato molto di più sulla mia compagna che è più suscettibile a queste cose e ci sono state una serie di piccole crisi familiari per cui lei all'inizio mi diceva proprio non ti esporre ok fai la scelta che vuoi tu ma non ci esponiamo così tanto pubblicamente io lo capivo però cercavo di tenermi un.
Po' per far conto non puoi tradire.
Te stesso faccio fatica però per la mia compagna posso anche essere disposto quando è diventato faticoso per esempio gestire la questione tamponi, cose eccetera eccetera un'altra cosa che dissi è amore se vogliamo toglierci un po' di questa fatica piuttosto vado io a farmi vaccinare, piuttosto che mandarci te, perché continuo a non essere tranquillo quindi piuttosto vado io e ci leviamo un po' di fatica se sei stressata, se no resistiamo ancora un po' e vediamo e cerchiamo di capire com'è la situazione realmente, io dicevo solo nell'ottica di guadagnare tempo col tempo, quando lei ha iniziato a sentire molto più chiaramente che c'era una aggressività forte nei confronti di chi faceva una scelta opponeva anche solo dei dubbi perfettamente legittimi, ha iniziato a sentire questa... allora è uscita fuori la... la mamma leonessa perché ha detto... Too much, troppo.
Lei è italiana?
Italiana mezza mauriziana.
Mezza mauriziana, ok. I vostri figli sono belli.
Sono un bel papò. E quindi fondamentalmente a un certo punto la situazione in casa più o meno si è allineata, però nel momento in cui abbiamo discusso, io sono arrivato a una epifania, a un momento in cui ho detto chiaramente alla mia compagna, guarda possiamo avere anche posizioni diverse rispetto a questa cosa, anche all'interno della famiglia, non c'è problema la mia questione è una noi stiamo cercando di passare ai nostri figli, non dico inculcare che è brutto, ma essere testimoni verso i nostri figli di alcuni valori. Quali? La sincerità, l'onestà, l'integrità, il rispetto per gli altri, la generosità, l'inclusività. Con che faccia cerchiamo di essere testimoni di questi valori se poi alla prima occasione non li incarniamo e non li rappresentiamo perché tra vent'anni quando mia figlia riguarderà questo momento della storia e saprà cosa è successo mediaticamente, politicamente dirà però almeno mio padre zitto non c'è stato quello che ha tentato di comunicarmi come valori lo ha incarnato.
Infatti la cosa di mamma Natuzza, che è una mistica calabrese che è morta e che ho avuto la fortuna di avere un abbraccio spiritale su lei, diceva che i nostri figli non ci ascoltano, ci guardano. Quindi quello che tu fai, se tu vuoi, trasmettergli qualcosa, devi essere l'esempio. Senti Taio, è stata una chiacchierata meravigliosa, spero veramente di averti presto qui al podcast.
Senz'altro.
Grazie, grazie per averci aperto, avermi aperto, sono sicuro anche a tutte le persone a casa, una visione ancora più completa del samurai e di tutta questa qualità di ogni uomo che ha dentro, che può tirare fuori attraverso questo racconto. Senti Taio, grazie e che dire, ci vediamo presto.
Grazie a te Walter, mi ha fatto molto piacere, ero sicuro rispetto a quello che ho sentito che comunque c'era un livello di sintonia su una serie di cose.
Ti ringrazio che l'hai tirato fuori, sei andato ancora più in profondità di alcuni pensieri che avevo e mi hai veramente arricchito, quindi grazie.
Mi fa molto piacere.
Grazie bene, grazie. Ok ragazzi ci vediamo al prossimo Anudo Podcast, alla prossima. Ciao!
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