A NUDO Podcast - Episodio 6: Il vero Match è contro Te Stesso, con Jonathan Kogasso

Jonathan Kogasso came to Italy from Congo at 8 and found boxing at 17. With 55 amateur fights behind him, he trains twice daily at 91-92 kg and fights an 8-rounder next to qualify for the Italian title. His real opponent, he says, is himself.
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Arrivo da una realtà non facile perché il Congo comunque è un paese che è sempre stato in condizioni precarie da tutti i punti di vista. Ho avuto questa fortuna di venire via da lì comunque all'età di otto anni ma quello che ho vissuto in quegli otto anni è rimasto dentro di me.
Hai trovato accoglienza? Hai trovato sceticismo?
In Italia ho trovato accoglienza Non vuol dire che non abbia trovato scetticismo, ma è come mettere un granello di sabbia in un deserto. Quel livello di scetticismo che io ho trovato. Episodi sporadici, quindi assolutamente non posso che avere amore per l'Italia. Quello che questo sport mi ha insegnato, come si può elencare, sono il sacrificio, il duro lavoro, l'impegno quotidiano, non è un allenamento o l'allenamento di un mese o di un anno che ti porta ad essere quell'atleta, la ripetizione, la costanza, l'impegno, il volersi migliorare sempre, la competizione.
Personale, Cioè non è una battaglia, una.
Gara con qualcun altro? Non è mai con qualcun altro, è sempre prima con te stesso e poi diventa con qualcun altro. Però prima con te stesso.
Tu ti sei allenato tutta la volta che volevi allenarti? Tutte le volte che avevi voglia di allenarti o ci sono stati dei giorni che non avevi voglia di allenarti?
Diciamo che il 55% era più voglia che non avevo voglia di allenarmi. L'hai fatto per questione di disciplina. Sai che deve essere fatto. Come ho detto prima, tu sei l'artefice dei tuoi risultati, del tuo destino. Quindi, per poter ottenere determinate cose, risultati, devi dare, prima di tutto. Quindi, lo devi fare.
That's right.
Devi dare.
L'arte della vita è proprio dare. Dove ti vedi fra cinque anni?
Mi vedo con la cintura di campione del mondo.
E' l'uomo più bello del mondo, Walter Nudo.
Walter Nudo!
Walter Nudo! Walter Nudo! Ok ragazzi, allora benvenuti in un'altra puntata di Anudo Podcast. Lo sapete, Anudo Podcast perché non solo perché è il mio nome, ma perché qui si dice di tutto. Detta così non è neanche il massimo, però si dice tutto senza peli sulla lingua. Oggi abbiamo un Un nuovo ospite, è un carissimo amico, gli ho chiesto di venire qui e lui ha accettato. Tra l'altro domani sera ha un appuntamento importante per la sua carriera, adesso vi spiegherò che cos'è. Ha un combattimento importante, è futuro campione italiano, sono sicuro che presto diventerà campione europeo e Dio vuole, e lo so che Dio vuole, essere campione mondiale. Ho avuto il piacere di incontrarlo, conoscerlo, scambiare, proprio scambiare, due cose sul ring, proprio scambiare, proprio dire, ok, va bene così, ho dato, ciao, sei bravo, fammi uscire. Insomma, è un ragazzo straordinario, oltre di parlare quattro lingue, come avete capito, è un atleta, è giovane, viene da un altro paese, Insomma, è una persona meravigliosa che voglio presentarvi. Johnny Cogasso. Johnny, grazie.
Ciao Walter, grazie a te.
Grazie ancora di essere qui. So che domani sera hai un combattimento importante.
Sì.
Quindi sono sicuro che andrà tutto bene, andrà alla grande. Allora, Johnny, grazie di aver accettato questa cosa. Senti, Johnny, me l'hai raccontato un po' di tempo fa, ma te lo richiedo. Tu sei venuto in Italia, tu vieni dal Congo, ok? E sei venuto in Italia a quanti anni avevi?
Sono venuto in Italia all'età di 8 anni, 8 anni e mezzo.
8 anni e mezzo?
8 anni e mezzo, sì. Dagli zii paterni, dalla parte di mio padre.
Ok. Che loro non c'erano.
Precisamente la zia.
Si è venuto solo senza la mamma?
Sì, la mamma è rimasta là, il papà è rimasto là. Io dico sempre che mi hanno dato questa possibilità di creare un futuro, essendo l'ultimo dei quattro figli. Quindi era anche più semplice dal punto di vista diplomatico farmi venire qui.
Cioè eri l'ultimo e gli altri avevano già quattro iconosi.
Gli altri erano in età più avanzata, quindi con la diplomazia sarebbe stato più complicato ottenere tutti i documenti eccetera. sono venuto in maniera regolare.
Hai fatto le scuole qui?
Ho fatto le scuole qui, ho iniziato dalla terza elementare, fino al diploma, come perietto meccanico mi sono diplomato, anche se non è proprio il mio, però sono riuscito comunque a diplomarmi, anche con un buon voto.
Bene, bene. Come ti sei trovato quando sei muoto in Italia? Hai trovato accoglienza? Hai trovato scetticismo?
In Italia ho trovato accoglienza. Non vuol dire che non abbia trovato scetticismo, ma è come mettere un granello di sabbia in un deserto, col livello di scetticismo che io ho trovato. Episodi sporadici, quindi assolutamente non posso che avere amore per l'Italia.
Sei un pugile professionista, quanti match hai come dilettante?
Come dilettante ho totalizzato 55 match. Ho iniziato da medio massimo, con la crescita muscolare sono arrivato alla categoria di 91 kg. Adesso il mio peso è sempre sui 91-92kg. La mia categoria da professionista è 90kg e 700kg, quindi il limite. Da quanto capisci non soffro.
Categoria 81-92kg?
Da 81-91, sì, questo è il grandissimo distacco che a me giova perché non ho problemi di peso, diciamo che sono perfetto.
E questo ti dà la possibilità di incontrare... la maggior parte statisticamente sono più bassi di te, magari sono più pesanti?
Allora, a dire la verità, fino ad oggi sì, ma guardando il panorama mondiale è tutt'altro perché vedo pugili che sono anche più pesanti e più alti di me. Sono pesi massimi che con questa pratica chiamata taglio del peso che oggi è diffusa in quasi tutti gli sport da combattimento Quindi li fanno stare dentro anche.
Se hanno qualche chilo in più?
No, loro fanno questa pratica qua, che riescono a scendere di peso, scendono di peso fino a quanto riescono e poi togliendo liquidi, no togliendo liquidi, sì, togliendo il solido in un certo periodo e assumendo solo liquidi, loro comunque riempiono il muscolo di liquido. Poi quando vanno a ridurre il liquido, arrivano al peso del match e hanno il giorno dopo per reintegrare, quindi recuperano quei 5-6 kg.
Quindi hai persone che al peso sono dentro 91?
Sono dentro 91. Quando va bene, se non anche di più.
E senti, quando hai iniziato a fare il pugilato?
Ho iniziato quando avevo 17 anni e mezzo.
Come ci sei arrivato al pugilato?
Sono arrivato a Pugilato non dico all'oscuro, ma a parte Mike Tyson e Muhammad Ali visti in televisione non sapevo molto di Pugilato.
Nessuno della tua famiglia faceva Pugilato?
Questo l'ho scoperto dopo, io non lo sapevo. Dopo aver iniziato ho scoperto che mio padre, da militare, ha fatto pugilato e mio fratello maggiore era un pugile, anche lui. è stato pugile fino a poco prima che io iniziassi in Angola, poi per motivi di impossibilità di continuare ha smesso, però comunque è stato pugile. Famiglia o qualcuno c'era già, ma io non lo sapevo. Un amico mi ha avvicinato alla palestra. Un po' perché io da ex calciatore cercavo comunque qualcosa che mi desse stimolo, uno sport alternativo, un qualcosa di alternativo.
Cos'è che non trovavi nel pugilato? Cos'è che trovavi nel calcio che invece hai trovato nel pugilato?
Ti dico più, quello che non ho trovato nel calcio è stata la mia ritocazia. Non ero un fenomeno, ma ero un buon giocatore avevo comunque sempre uno o due giocatori davanti a me, non per motivi prettamente calcistici, ma perché portavano qualcosa alla squadra, al di fuori del calcio. Il papà che era assicuratore, sponsor a questo, quello, quell'altro. Io con tutto l'impegno che ci mettevo spesso volentieri partivo sempre dalla panchina le domeniche di dicembre al freddo stasera in panchina nonostante comunque l'impegno.
Quindi hai cercato uno sport come dire voglio veramente mettermi in gioco, voglio che ogni cosa dipenda da me.
Cosa che dipenda totalmente da me, perché calcio è uno sport di squadra, quindi il risultato non dipende solo da te, tu puoi dare un apporto alla squadra, ma il risultato finale non dipende da te, mentre in qualunque sport individuale tu sei il protagonista assoluto.
Oltre al discorso del fatto che quando giocavi, no magari non ti facevano giocare perché c'era qualcuno che aveva interessi di più, Che cos'è che non ti piaceva quando c'era la squadra? Quando giocavi, vedevi che gli altri non si impegnavano come tu? Sembri un ragazzo che si impegna, l'ho visto come si impegna come Pugile. Immagino che ti impegnavi molto anche nel calcio. Vedevi altri che non si impegnavano come ti impegnavi tu?
Certo. Anche questa cosa qui? Sì, sì, assolutamente.
E questa cosa ti dava, e magari perdevate, questa cosa ti dava o no?
No, no. Fastidio sicuramente mi dava, sia per la squadra ma soprattutto per me, perché non lo ritenevo giusto. Tu magari davi il 100% e dovevi.
Essere ammucchiato insieme agli altri che davano 70-60% e questo faceva abbassare la media.
Cioè abbassare la media ma soprattutto proprio a livello personale non mi sentivo nel posto in cui meritavo di essere.
Sì, che potevi esprimere veramente.
Potevo esprimermi. Comunque sentivo questi ragazzi che la maggior parte erano amici non erano, non stavano dentro la mia cerchia di persone. Io cercavo comunque qualcuno che mi portasse a... tuttora lo faccio. Siamo persone che mi elevino e mi migliorino.
Si dice sempre che noi siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più. Quindi è molto importante, no? Se una persona vuole raggiungere degli obiettivi finanziari deve dire, ok, quale è la media finanziaria delle 5 persone che frequento di più e se è bassa allora devi cambiare gruppo. Poi non vuol dire che con quelle persone non ci puoi andare a mangiare fuori eccetera, ma quelli che frequenti di più, cioè devi avere il tuo peer, quello che si dice in inglese peer, cioè quel gruppo di persone che magari senti una volta alla settimana o con cui ti rapporti che sono più intelligenti di te, che sono finanzialmente più potenti di te, che sono più aperti di te, che hanno conquistato quello che vuoi conquistare tu. Cioè quella roba lì in modo che non ti aiuti una tira in su. E hai creato questo? Hai il tuo peer?
Ho il mio peer, non è ancora completo, perché se guardo dove sono oggi vuol dire che non è ancora completo, però una persona, una o più persone fondamentali ci sono e che mi hanno portato ad essere oggi.
La cosa importante è sempre che ti stimino a dare di più, a far di più, a ottenere di più. Hai iniziato a fare Pugilato e dimmi una cosa, una cosa che mi è piaciuta, un motivo per cui volevo che tu venissi qui a parlare, era proprio di parlare di come i ragazzi là fuori... Allora, io ho iniziato a fare Pugilato, mi è sempre piaciuta la passione, ho solo fatto dieci match da dilettante, basta, niente di che, ma è sempre rimasto. E quello che ho imparato tanto da Pugilato è come lo puoi mettere nella vita, come soffri sul ring, finisci... non puoi dire no, aspetta un attimo. Finchè non suona quella cazzo di campana, finchè non finisce il match, tu non puoi. Devi gestirla sul ring. Come posso adesso uscire da questa situazione? Non ci sono option di uscirne fuori. Devo stare in questa situazione. E mi sembra che molti ragazzi là fuori non sono abituati a stare nelle situazioni, cioè rapporti, momenti difficili, non sono abituati a stare lì, a stare nel ring. Non sono abituati a stare lì. Ok, devo stare qui, devo vedere come venire fuori. Tu dici questo, io dico questo. Vediamo come vediamo di far fuori. Cosa ti ha insegnato il pugilato?
Allora... Io arrivo comunque da una realtà non facile, perché il Congo è un paese che è sempre stato in condizioni precarie da tutti i punti di vista economico, sanitario, di stile di vita eccetera. Però, come dicevo all'inizio, ho avuto questa fortuna di venire via dall'età di otto anni, ma quello che ho vissuto in quegli otto anni è rimasto dentro di me. E questo mi ha aiutato a capire, crescendo, a capire tanti aspetti della vita che io non so se avrei capito se fossi nato qui o se avessi avuto comunque un'infanzia diversa, perché anche qui dai gli zii, gli agi, ma le difficoltà sono sempre state, come tante persone hanno. Quando ho intrapreso la sala di Pugilato, quello che questo sport mi ha insegnato, come si può elencare, sono il sacrificio, il duro lavoro. l'impegno quotidiano, non è un allenamento o l'allenamento di un mese o di un anno che ti porta ad essere quell'atleta. La ripetizione, la costanza, l'impegno, il volersi migliorare sempre, una competizione personale.
Cioè non è una battaglia, una gara con qualcun altro?
Non è mai con qualcun altro, è sempre prima con te stesso e poi diventa con qualcun altro, però prima con te stesso.
Quanto è importante ne è pugilato il rispetto per te?
Per me il rispetto al Pugilato è importante, ma bisogna anche capire che tipo di rispetto. Il rispetto come può essere in palestra, di condividere lo spazio comune, quindi anche il ragazzino che arriva o qualsiasi altra persona merita il rispetto. una volta che tu diventi comunque una figura rilevante per loro, un traino per loro, senti anche di meritare rispetto da parte loro a prescindere. Ovviamente tu dandogli rispetto e loro te lo danno. Senti che comunque hai passato qualcosa. Perché quando sono entrato in palestra io, a 17 anni e mezzo, sono entrato a testa bassa e sono uscito a testa bassa. Ogni cosa che ho potuto fare mi è stata concessa. Non ho mai preso iniziativa di fare nessuna cosa. Quindi questa cosa l'ho appresa lì, dentro la palestra. Oggi tanti ragazzi arrivano, si prendono la brega di mettere la musica, lo stereo. Oggi ti dicono, dai facciamo un sacco, facciamo sparring, facciamo di qua, facciamo di là. Vedi anche l'impegno che viene a mancare. Io tutto questo lo facevo per questa forma di rispetto che avevo nei confronti delle persone con cui approcciavo in quella sala. Perché io ero un ospite e quindi quello che non mi era permesso di fare non lo facevo. Facevo quello che mi era concesso di fare.
Quindi sei un ospite, eri un ospite, sei un ospite fino a che non sei diventato parte di finché non sono diventato parte di quella e ti sei conquistato?
Mi sono conquistato, esatto, le porte mi sono state aperte, mi è stato concesso di fare addominali insieme a chi era lì da tempo, mi è stato concesso di salire sul ring, non potevo permettermi i guanti, mi sono stati regalati, non potevo pagare la retta mensile ogni volta, facevano finta di niente. Cosa che io reputo di essermi meritato.
Tutto quello che mi racconti è molto molto simile alle altre palestre. Le palestre a Genova sono andate e fanno più o meno le stesse cose, insomma, i miei amici Celano che fanno queste cose qui. Quali altri sport, secondo te, hanno questi valori? Valori del rispetto, del fatto che anche se non ce l'hai, non ti preoccupare, ti do una mano, ti permettono di conquistare. E quanto è importante... Allora, facciamo così, facciamo una domanda più semplice. Quanto è stato importante per te capire che appena arrivavi non potevi avere accesso a tutto, ma dovevi conquistarti ogni spazio, ogni momento?
Quanto è stato importante?
Quanto è stato importante? Se loro ti avessero dato l'esempio di fare quello che vuoi sarebbe stato meglio?
No perché non avrei coltivato una disciplina che oggi ho anche se per l'educazione che ho avuto io in casa e in famiglia Era una cosa che dentro di me già viveva, quindi la disciplina. Io sono stato cresciuto da un padre severo e quindi non transingevo. Tuo papà faceva parte dell'esercito congolese ai tempi di Mobutu, che era un dittatore. Sì, dittatore. E' stato dittatore da fine anni Sessanta fino agli anni Novanta.
Era duro con voi?
Era duro non perché si divertisse ma perché voleva che crescessero degli uomini. rispettosi, educati e che sapessero stare al mondo.
Tu sposi questa cosa qui, che a volte la durezza è importante per forgiare un uomo?
Sì, assolutamente.
E trovi questo neppugilato?
Sì, assolutamente.
E credi che questo faccia di un uomo un ragazzo un uomo migliore o peggiore per vivere in una società?
Io credo che faccia di un uomo, di un ragazzo sicuramente migliore rispetto al fatto di crescere una persona con tutte le comodità e le disponibilità di concedere la concessione totale.
Si dice che i momenti difficili creano uomini forti, i momenti duri creano uomini deboli, i momenti facili e i momenti facili creano uomini deboli.
Esattamente.
Nell'Occidente, insomma, a parte te che hai vissuto in un momento in un posto particolare, dove c'era ancora un po' di sofferenza, ma qui nell'Occidente abbiamo vissuto momenti facili. Dopo la seconda corona mondiale, dopo... momenti facili. Questo l'abbiamo un po' portato ad essere ragazzi abbastanza easy, easy, easy, ma se succede una catastrofe, succede qualcosa, succede veramente qualcosa di forte, non so quanto sono in grado di fare. Quello che mi interessa molto è tirare fuori con te il discorso della di questa mascolinità tossica. Cioè, che cos'è una mascolinità tossica? Secondo il mio parere è quella di una mascolinità troppo, da tutte le parti, che è violento da fuori. E l'abbiamo visto, la mascolinità tossica, ad esempio, gli uomini che alzano le mani sulle donne. L'uomo alza le mani sulle donne perché credo sia davigliacchi alzare le mani su una donna. È facile fare il duro con una debole, ma fa il duro con un duro. Quindi al di là di tutto quello ovviamente dei diritti delle donne, ma credo veramente sia davigliacchi. Il pugilato è uno sport violento?
Il pugilato non è uno sport violento. Il fuggilato è uno sport dove ci sono regole. che si fa ad armi pari, armi pari nel senso che si usano soltanto le mani, entrambi i contendenti usano le mani, quindi c'è un arbitro, c'è una categoria di peso, ci sono anche dei livelli.
Ci sono anche dei scompartimenti, nel senso che non può uno di una certa stanza e combattere con un altro.
Tutto questo è delimitato appunto da queste cose che ho elencato e soprattutto una cosa fondamentale è che l'intento non è quello di uccidere l'avversario, di fargli del male perché si può va a piacere ma è una competizione, è sport e quindi si va a cercare di avere la meglio sull'avversario ma dal punto di vista sportivo perché con i frangenti se appunto vedi anche l'avversario in difficoltà tante volte si cerca di limitare, di evitare i danni.
Non tutti eh?
Non tutti. Non tutti, non tutti nel senso che.
Non tutti i pugili. Io ho fatto una ricerca e ho visto ad esempio c'era un pugilist che si chiamava Angelo Iacopucci che nel Sei chi era? Sì, 77. Morì perché incontrò Minter ed era un picchiatore. Poi tra l'altro ha preso una bella lezione ai campionati mondiali con Hagler e lui morì perché l'arbitro non fermò l'incontro e fu dato quei pugni in più. So se hai visto anche dei match con Tommy Morrison, quello che ha fatto Devastante. C'è un giudice che non blocca e.
Questa è la cosa che...
Quindi non tutti fanno questo.
Io capisco questa cosa qui perché quando.
Facevo, insomma, io chiedevo scusa. Un po' di volte mi partivano i ganci, sai, disperati, invece di partirmi così mi partivano aperti. e anche se erano potenti, a questo non gli girava la testa, gli facevo scusa con il paladino. Lui diceva ma che cazzo fa? Perchè secondo me era scorretto da parte mia fare una cosa del genere, allora gli chiedevo scusa. E quindi capisco quello che dici. Senti, quante volte ti alleni al giorno?
Io per ora mi alleno due volte al giorno. Dico per ora perché lavoro.
Perché se no potresti allenarti di più? Dovresti allenarti di più?
Sì, si potrebbe anche fare tre allenamenti al giorno distribuiti in vari allenamenti. Puoi fare l'allenamento tecnico, puoi fare l'allenamento di potenziamento muscolare per fare un allenamento come può essere la piscina che può essere comunque per distendere muscolatura, la mente anche. Questo appunto perché più si va avanti e più la competizione, il livello richiede questo, la massima preparazione eccetera.
E volevo chiederti questo, prima di fare un match cosa pensi? Hai un momento, ad esempio c'era Agassi, il giocatore di tennis, che prima di fare una partita faceva una doccia e durava due ore. Sotto la doccia lui guardava tutto l'incontro che avrebbe fatto. Dove avrebbe messo la palla, come avrebbe preso la palla, eccetera. Tu fai questo?
Visualizzo. Ho iniziato a farlo e devo dirti che mi ha dato dei risultati sorprendenti.
E cosa lo fai? Lo fai prima di quando sei nello spogliatoio? Lo fai prima di andare nello spogliatoio? Quando lo fai?
Lo faccio ogni volta che mi viene in mente, non ho un momento preciso. Sicuramente prima di salire lo faccio, ma lo faccio anche quando sono a casa. Io prima degli incontri il mio rito è la mattina. Io abito comunque in una zona che Sì, è in città ma lì vicino c'è la campagna, quindi vado lì in campagna da solo, cammino e lì visualizzo.
A occhi aperti o chiusi?
Mentre cammino, occhi aperti, sennò cado per terra in cima. Poi magari mi siedo per terra sull'erba, chiudo gli occhi e visualizzo. Ma io visualizzavo già da quando ero bambino. Mi sono ricordato qualche giorno fa mentre parlavo con un amico. Io quando sono arrivato in Italia a casa dei miei zii era solo una camera quindi io dormivo su un letto a fianco di una stessa camera e lì visualizzavo, perché il calcio è sempre stata la mia grande passione, e visualizzavo me, io quindi da grande, giocatore della Juventus, professionista, quindi visualizzavo le partite, gli allenamenti, tutto quello che facevo. e stimolavo anche il suono del pallone. Loro mi facevano dire stai zitto, che cosa stai facendo? Poi era una visualizzazione accesa, accentuata.
Usavi praticamente cinque sensi, quindi usavi il dito?
Tutto, tutto, completamente. E questa cosa qua, anche col pugilato.
Questo è molto potente. Guarda, non so se l'hai visto, c'è un documentario su Schwarzenegger, su Netflix, molto bello, sono tre puntate, dove lui spiega che quando lui, sai lui austriaco, trediciane, quattordiciane, ha iniziato ad allenarsi, un momento veramente difficile, perché suo papà faceva parte dell'SS, suo papà era uno dell'SS, quindi prendeva botte, regola del giorno e lui poteva andare via di lì e nella sua stanza aveva messo tutte le fotografie di Greg... questo... dimmelo Massimo, lo so che lo sai. Dimmelo, dimmelo. Come si chiamavano i suoi eroi? Greg... Greg Park Greg Park era il suo grande eroe e voleva diventare come lui e lui visualizzava visualizzava visualizzava che sarebbe andato sul palco, che avrebbe avuto il pubblico davanti, che avrebbe mostrato i suoi muscoli, che sarebbe diventato il numero uno. Lui ha sempre visualizzato Bobon, Bobon, Bobon, qualunque cosa e dice io Quando lui fece il primo film, dove aveva vinto 7 o 5 Olimpiadi, perché era diventato un personaggio muscoloso in America, gli fecero fare questo film. Il film fu un flop. e fece un'intervista con una... perché diceva, grosso così, dove vai, tutti questi muscoli, e dice che cosa ha intenzione di fare adesso? Ha intenzione di diventare l'attore più pagato di Hollywood. La gente rimane... Hai voluto prendere un flop? Dopo, credo, 15 anni, 1991-91, secondo Terminator fu l'attore più pagato del mondo, 30 milioni di dollari. e non è un attore. Si può dire di tutto, ma non è un attore. Quindi è proprio il potere della visualizzazione. E quando tu interagisci con i cinque sensi e muovi, diventa ancora più vivido nel tuo corpo. Ancora più vivido nel tuo corpo. Quindi è pazzesco. C'è una cosa che Marvin Agler una volta mi disse, l'ho incontrato un ragazzo, Era forte, molto simpatico. E mi disse come facevi tutte le volte che ti allenavi? E lui mi diceva che io costruivo l'odio. E lui si metteva alla fotografia dei suoi avversari e costruiva l'odio. Tu fai questo?
Sincero no.
Ok.
Sincero no. Ok. Cosa farai? Penso che lo inizierò a fare.
Inizierai a fare?
Ti darò la marcia di tu? Fai diventare come lui?
Inizierò a farlo. Tu sei un bravo ragazzo, hai un grande cuore, sei una persona molto spirituale, sei una persona molto intelligente, parli quattro lingue, ma sei buono, hai un buon cuore.
Ho un buon cuore, sì.
Quanto credi che questa cosa qui Credi che sia una cosa buona per il pugilato o credi che ti possa creare dei problemi?
Per il pugilato mi ha creato dei problemi in tante situazioni. Più volte il maestro mi ha... non so se posso dire ripreso, ma... Ma non solo lui, tante persone che mi conoscono sono uscite con questa frase, ma sei troppo buono, sei troppo di qua, sei troppo di là. Io stesso sono consapevole di ciò. Non penso che questa cosa mi impedirà di raggiungere il mio obiettivo perché sto imparando a scindere la cosa, a diventare cattivo quando salgo sul lago.
Incalanare l'energia.
Incalanare l'energia, esatto. Mentre prima salivo ancora a metà con quella bontà inconscia. Perché tu dici no, non è così, ma nel tuo inconscio quando è il momento di... dare quella cosa in più, quello scatto di ira in più, mi è venuta a mancare appunto per questa cosa. Mentre ora quando salgo, prima di salire già so che non devo avere assolutamente pietà e devo essere il contrario di quello che sono tutti i giorni.
Chi è il tuo idolo?
Il mio idolo è ed è sempre stato Muhammad Ali a livello globale, a livello totale sia come atleta ma anche come personaggio per quello che ha fatto al di fuori del pugilato.
Pensi che lui fosse cattivo quando è arrivato al suo ring?
Sì.
La sua cattiveria era distruggo l'altra persona.
O era… La sua penso che sia più dettata dal suo ego, perché penso che il suo ego fosse spropositato. Io sono il numero uno, gli altri non sono nessuno, ci sono solo io. Non era un Mike Tyson che saliva dicendo… Adesso mi contraddico per il discorso che ho trattato prima. Voglio sfondare la faccia al mio avversario, fargli salire l'osso del naso nel cervello, distruggerlo. Questo era Mike Tyson, ma penso che fosse più nel periodo di pazzia. Quindi erano due cattiveri diversi, ma Tyson arrivava dalla strada.
Esatto, la mia impressione è che Muhammad Ali aveva questa cosa che sapeva cosa voleva ottenere e qualunque cosa sarebbe passato sopra, qualunque cosa, cioè non era più... Mentre Tyson, di fatti, questa sua cosa di istruzione l'ha distrutto, si è autodistrutto. Invece Muhammad Ali aveva incanalato tutto, dicevo io sono il più grande e lui faceva questo gioco, lui iniziava prima il match, io sono il più grande, quindi lavorava proprio con questo e gli metteva l'altra persona con Foreman quando io sono qui, è arrivato il campione, quindi lavorava già su questa cosa qua e credo che lui come se volesse dimostrare sul ring e volesse dimostrare non solo sul mondo Io credo che lui fosse veramente aperto, come se Dio parlasse attraverso di lui. E di fatti quello che è successo fuori dal ring è stato tanto quanto è stato sul ring, se non di più. Quindi io credo che il fatto di essere buono, e lo capisco, non è un male, ma solo prendi, perché sei molto motivato. Abbiamo fatto tante chiacchiere insieme, sei molto utile. Si dice, a cazzima, c'è una voglia di cazzo, devo arrivare a farlo, devo ottenere questo risultato qui. E questa roba qui è importante. Questa roba qui è la benzina, questa roba qui è il fuoco che ti fa alzare. Una volta che incanali questa roba qua, vai avanti come un treno.
Come un treno, non ti ferma nessuno.
No, difatti, lo metti lì e vai avanti come un treno. E credo che puoi dare veramente spettacolo. dando spettacolo, bello sul ring, ti muovi bene, sei fisicamente bello e poi hai stile, hai veramente stile, sei veramente bello da vedere, è arte. Quando vedo te dici, cazzo, ora capisco perché è la Nobile Art, assolutamente. Quali sono i tuoi obiettivi? Qual è il tuo obiettivo o i tuoi obiettivi?
I miei obiettivi sono tanti. I prossimi. Parliamo dei miei obiettivi a breve termine. Innanzitutto il match di domani, quindi fare un'ottima prestazione.
Domani sarà la qualificazione per gli italiani.
Sì, chiamiamolo così, è più chiaro. Diciamo che è un match sulle otto round, il primo di otto round, appunto per poter diventare sfidante ufficiale a titolo italiano hai bisogno di, oltre ad altre caratteristica e bisogna di almeno un match sulle 8 run. A me mancava solo questo e quindi con il match di domani.
E l'avversario italiano?
L'avversario è un ungherese che va dall'Ungheria. Non lo sottovaluto perché non si sottovaluta mai l'avversario ma non è un avversario che penso creerà problemi. Quindi il primo obiettivo è il match di domani e dopo quello diventando sfidante ufficiale a titolo italiano il secondo obiettivo diventerà il titolo italiano entro fine anno si spera, se Dio vuole.
Dove ti vedi fra cinque anni?
Fra 5 anni mi vedo 28. 33 anni mi vedo con una cintura di campione del mondo.
5 anni?
Se tutto va bene, sì. Nella vita tutto si può stravolgere. Quello che hai programmato domani può accadere tra un anno. Però io mi vedo, mi visualizzo lì. Se non è tra cinque anni magari tra sette, sei, chi lo sa.
Dove ti vedi e come ti vedi a 70 anni?
A 70 anni mi vedo con mio figlio che è un grande uomo, qualunque cosa farà, non lo so, nella vita quello che diventerà, ma è un grande uomo e passerò il tempo diviso tra i miei nipoti e penso in riunioni di Pugilato aiutare persone di qualunque tipo. Una cosa che non ho detto prima, il mio obiettivo comunque, a parte il Pugilato, nella vita è quello di dare una mano, aiutare, qualunque cosa. Infatti i miei progetti, i miei sogni sono quello di creare centri per i ragazzi Soprattutto in Congo ma anche qua perché io domani vorrei aiutare anche qua perché sono cresciuto qua e giusto che faccia anche questo. Appunto dare modo anche agli altri di potersi esprimere. Quello che io ho ricevuto ridare indietro.
Prima ho avuto un ospite che si chiama Tayo, un attore un musicista per metà giapponese, parlavamo di samurai, e mi diceva che il samurai è il servitore non solo del feudatario, ma colui che serve il feudatario che serve la comunità, cioè che fa il bene della comunità. e quindi credo che effettivamente dentro ognuno di noi c'è un samurai. Nel momento stesso che tu capisci questa cosa qui e ti metti a disposizione del servizio della comunità ed è quello che stai facendo. Stai esempio per i ragazzi che entrano in palestra e poi più in mano che crescerai e più attirerai l'attenzione e più servirai loro e li farai capire. Un suggerimento a un ragazzo che oggi è un po' sbandato. Cosa gli consigli? Consigli di entrare in una palestra di pugilato? di risvegliare un po' la propria mascolinità in qualche maniera, di trovare uno sport. Cosa ti consigli?
Assolutamente, io sono di parte quindi consiglierei sicuramente di entrare in una palestra di Pugilato perché Pugilato ti può dare a 360 gradi tutto quello che per me è un uomo, una donna, anche donne. Nella propria vita ha bisogno. Sicuramente i ragazzi, anche di tanti quelli che io vedo in giro, come hai detto tu, sbandati, che pensano per la maggior parte del loro tempo solo al divertimento, hanno pochi valori. ma perché proprio si vive in una società che cerca di sottrarre questi valori, quindi si dà punti di riferimento sbagliati tramite i media, tramite la televisione, è difficile.
Non solo questo, difatti con uno degli ospiti abbiamo trattato anche di quanto la pornografia sia dentro la vita di tutti i giorni dei ragazzi. e di come questa cosa qui l'indebolisce.
Indebolisce i ragazzi completamente.
Esatto. E indebolisce a lontana disciplina, a lontana la forza di volontà. Ecco, quanto ha allenato la forza di volontà col pugilato? Forse in realtà è quella di dire, questa cosa ti piace? Perché, no? Ci sono altre cose che ci piacciono. Anche a me piace mangiare una vasca così di tiramisù, eccetera. Ma quando dici no, questo non è il mio bene per domani, quanto il pugilato ti ha aiutato a rafforzare questa forza di volontà, a dirvi no?
Tantissimo, tantissimo. Negli allenamenti...
Tu ti sei allenato tutte le volte che volevi allenarti? Tutte le volte che avevi voglia di allenarti? O ci sono stati dei giorni che non avevi voglia di allenarti e sei andato lo stesso?
No.
Diciamo che il 55% era più volte che non avevo voglia di allenarmi.
Però l'hai fatto?
L'ho fatto per questione di disciplina.
Sai che deve essere fatto.
Deve essere fatto. Come ho detto prima, tu sei l'artefice dei tuoi risultati, del tuo destino. Quindi per poter ottenere determinate cose, risultati, devi dare prima di tutto. Quindi lo devi fare.
Devi dare. L'arte della vita è proprio dare. Anche nel business, anche nelle cose. Più dai e più riceverai. Perché a parità ci sono due bar che vendono caffè uguali, stessa roba. Ora uno però quando entri ti da anche un biscottino, ti riconosce, ti dice buongiorno, ti dice Johnny benvenuto. e l'altro no. A parità di prodotto tu andrai dove? Da quello là, da quello là, perché ti dà di più. Quindi anche il dare è l'arte della vita nel business. Anche nello sport tu ottieni in base a quanto dai.
Esattamente. Io ho qua una persona che tu conosci bene che è Vincenzo Gigliotti, mediano.
E grande campione europeo. Per poco mancato il mondiale.
In questi anni ho sentito dire da chiunque, sia da chi capisce di Pugilato che non, il fatto che io dovesse andarmene dall'Italia perché qui non c'è futuro dal punto di vista pugilistico. Da il momento in cui Vincenzo ha creduto in me e io ho creduto, ho sposato il nostro progetto, so che non è ancora il momento, che arriverà il momento. e quando arriverà il momento faremo questo passo. Quindi è importante nella vita avere persone così, perché da soli non si arriva.
L'altro giorno, io e Vincenzo lo conosco da un po' di anni, ci conosciamo, poi ci siamo un po' spersi. L'ho conosciuto perché si allenava nella palestra con Giovanni Parisi. e che è stato un grande campione. Tra l'altro io ho dato il nome a mio figlio Martin, nudo, perché lui ha dato Martin Giovanni Junior, ma Giovanni Junior, scusa, Martin Carlos, perché lui ha dato Giovanni Junior Carlos. Ma come mai Carlos Monzolito? Ok, allora dò anche io Carlos Monzolito. Carlos, Martin Carlos. E la cosa di Vincenzo che l'altro giorno gli ho mandato un messaggio, una fotografia, che faceva vedere un un pugile che vinceva, che saliva la scale e sotto gli gradini c'erano diversi pioli, ma c'era il braccio del suo maestro che sanguinava. Ed è così. Io credo che la fortuna di un atleta, e credo che tu abbia questa fortuna di trovare veramente un maestro che ti sta dietro, che ti vuole bene a prescindere. Vuolere bene vuol dire che ti fa fare il passo giusto. Fare il passo giusto ti dice che questa sfida la puoi superare. Questa sfida la puoi fare. Non ti metti a fare sfide molto più alte perché è troppo rischioso, ma ti porta piano piano a quel livello lì. Non vuol dire che non lo farai. Lo farai ma piano piano. Questa è la cosa. Questa è la cosa importante. Insomma, veramente. Allora, grazie. Insotutto grazie che hai portato Johnny. Grazie a me.
Poi lui lo merita. Lo merita, è un ragazzo speciale. Oltre che essere un ottimo atleta, io spero che diventi Un grande atleta. La strada è un po' lunga, un po' in salita, ma con dedizione e volontà, cosa che lui ha dimostrato, ha dimostrato di essere un uomo su alcuni aspetti. Un po' prima sentivo quando dicevi della cattiveria. Lui non ha la cattiveria da strada, ma lui deve raggiungere quella che è la cattiveria dell'obiettivo.
Ma credo che ce l'abbia perché ha talmente tanta voglia.
Adesso l'ha dimostrato perché da dilettante ha ciccato un paio di volte nelle finali, a parte poi che ha anche combattuto contro Moudin che oggi ha reputo il dilettante più forte al mondo. In questo momento credo che sia il più forte.
Ah sì, me l'hai raccontato.
Però adesso da professionista questa sensazione me l'ha trasmessa e io da questo prendo anche fiducia dall'atleta. Tu, ripeto, ci conosciamo da tanti anni sai che io non sono uno che l'emosino ha troppe carezze, obiettivi... un paio.
Di volte sono arrivati e mi hanno detto che non c'era niente dentro... quando sbagliate, sbagliate... e' chiaro, è inutile girare.
Sul corno... sulle 16 corde non si scherza, non si va per giocare, non.
Si va per scherzare Devi diventare rossi prima che bianchi dopo.
Quindi lui mi dà una fiducia nel continuare a fare quello che sto cercando di fare che è trovare degli atleti validi per poterli realizzare, cosa che non è successo con il sottoscritto, però è un'altra storia.
Quello che ci tengo tanto è proprio questo, risvegliare il maschile negli uomini, perché ne parlavamo un pochettino castrata, questa cosa qui, per una serie di cose, però risvegliare questo, risvegliare quello che un uomo è, l'energia maschile, cioè dire ok, sono pronto a sacrificarmi, sono pronto a... questa situazione è un... c'è una situazione difficile, non scappo, l'affronto. Come posso affrontarla al meglio? Come posso tirare fuori il meglio di me? È un pochettino questo che la fuori manca, invece quello che il pugilato insegna perchè sei sul ring, non puoi scappare finchè non è suonato quello che chiamo campana non esci fuori da lì quindi gesticela lì dentro in base a quello che hai imparato e in base a quello che riesci a elaborare in questo.
Momento ma purtroppo oggi la società non è il ring preferisco il ring che.
La società però io quello che sto cercando di fare è portare proprio quelle cose lì là fuori alle persone anche se non necessariamente devono diventare dei campioni come te ma possono imparare molto da questo, risvegliare la loro masculinità e quindi nei loro rapporti, nel loro lavoro affrontare quella roba lì, non scappare, affrontare con dignità e rispetto Incanalare quella rabbia in una certa maniera, perché questo è quello che succede là fuori. C'è troppa violenza, ma la stessa violenza che si vede soprattutto nelle donne, la porti in palestra, questi qui non riescono a incanalarla. Quindi vai in palestra, incanalala e vedrai che non avrai più bisogno di fare certe cose là fuori, perché l'avrai incanalata questa forza. Quindi grazie, grazie ragazzi di essere venuti. Il meglio, sempre il meglio, per domani sarà e sempre meglio per la tua carriera. Grazie a voi ragazzi. Ciao ragazzi ci vediamo alla prossima puntata di Anudo Podcast.
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