Walter Nudo intervista Andrea Devicenzi

Andrea Devicenzi lost part of his left leg in a motorcycle accident at 17, survived cardiac arrest, and went on to ride 1,200 km in 72 hours and a 700 km mountain-bike route at 5,600 meters altitude. He now coaches others through mental training and speaks about disability as context, not identity.
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Mi hanno lasciato un po' lì in ammollo nel dire adesso tu risolvi al 100% la tua disabilità, ma non in modo come tua condizione. Ti mostri al 100% senza doverlo dire che la tua disabilità l'hai superata. E secondo me, per quello che faccio, penso che l'esempio sia questo.
Ciao ragazzi, benvenuti ancora una volta a questo appuntamento ormai che sta diventando troppo famoso che è Walter in France. Vi voglio presentare il mio prossimo ospite. Allora, vi do delle indicazioni di come l'ho conosciuto. Sono andato a ricercare, io ricerco sempre con i social, delle persone interessanti. perché le persone interessanti non sono solamente quelle persone che hanno tanti numeri, ma anche quelli che stanno acquistando dei numeri piano piano e ho trovato questo ragazzo straordinario. Lui è un atleta paraolimpico, è uno speaker, motivatore, è un coach, ma voglio che le sue immagini parlino prima di presentarlo. Bene, a questo punto fate un bel applauso a mio amico Andrea Di Vincenzi! Ciao Andrea!
Ciao Walter! Buongiorno a tutti, buongiorno a tutti! Grazie mille!
Come stai Andrea?
Bene, bene, bene! Sto bene, ho appena finito mezz'orettina fa l'allenamento e sai benissimo che quando si termina l'allenamento si è magari un po' stanchi però perché la mente va a mille perciò sono contento e sto sto bene sto bene.
Che allenamento hai fatto oggi?
Oggi ho fatto un'uscita di un'ora e cinquanta in bici. Ho lavorato un po' sulle fasce cardiache visto che è il terzo giorno generalmente faccio tre giorni e il terzo un po' uno scarico e dove e dove paghi Un'ora.
E cinquanta di bici, quanti chilometri hai fatto?
Sui 50-52. Mi piace farlo bene. Tra l'altro, anche al sabato, ogni tanto vado fuori con un gruppo di gente un po' magari un po' anziana eccetera e da quando ho cominciato a andare fuori con loro ho visto che mi piace un po' fare la sparata ai quaranta all'ora, fare la salita, fare loro mi seguono e si stanno divertendo perché non è più l'allenamento quello tutto magari ai ventotto, ci sono questi tira e mola perché io sono abituato avendo un po' avendo un precedente un po' agonistico, ha lavorato sulle fasce cardiache, mi piace guardare il cardiofrequenzimetro insomma la preparazione conta e poi pian pianino vedi miglioramenti e quando vedi miglioramenti ti viene ti viene un po' più di motivazione no? Hai qualche stimolo in più.
Andrea tu sei sei veramente un ragazzo straordinario. Senti eh eh dimmi una cosa insomma la tua vita a diciassette anni è cambiata no? Quello che eh altre persone sarebbero buttate giù eh depresse sarebbero tu guardati, hai quasi l'età, quasi 50 anni e vai e fai 50 chilometri con una gamba in un'ora e 50, straordinario, straordinario.
Mi sento veramente ancora molto giovane da quel punto di vista qua. Sì, come dici tu, insomma, 17 anni in un momento veramente felice della mia vita. Insomma, lavoravo con mio padre come artigiano, con sogni per il futuro perché lui, Posettore I Paimenti, era veramente uno degli artigiani con le palle. Avevo la mia vita, avevo la mia vita sociale, praticavo sport, io pratico sport dall'età di cinque anni, insomma una vita straordinaria e in una frazione di secondo, sbattendo contro una macchina in mezzo alla alla carreggiata, oltre ad urtarla con la moto, l'ho urtata con il mio ginocchio. I primi secondi, terminato questo scivolamento, il pensiero del diciassettenne è andato al danno della moto, cioè al danno del tuo sogno, perché comunque nel 1990 avere un 125 dell'Aprilia era un sogno per pochi, dopo mi sono accorto che terminati questi 3-4 secondi di adrenalina che il mio corpo ha creato, ho cominciato a sentire il dolore e non riuscivo a farmi in piedi e mi sono accorto che dalla parte sinistra purtroppo la metà polpaccio e metà gamba non non c'era più nulla, si è praticamente disintegrato all'impatto del ginocchio contro il fanale della mia macchina, sono andato in coma, ho perso 9 litri di sangue, sono andato in arresto cardiaco per 50 secondi ed ero sendata alla gamba poi magari ne lo diremo ancora ma ho ricevuto un miracolo perché comunque dopo 50 secondi che il mio cervello non ha ricevuto l'ossigeno non ha subito non ha subito danni irreparabili. Qualche rotella secondo me è saltata. Qualche rotella. Però dai. Va bene così.
Chi è che non ha qualche rotella saltata?
Esatto.
Quindi tu sei un atleta paraolimpico o paralimpico?
Paralimpico, la seconda. Con la mia disabilità, dopo ho praticato sport a livello amatoriale, mi è sempre piaciuto la caratteristica del divertimento e la caratteristica della salute. Sono le due caratteristiche della mia attività sportiva. Poi dopo, magari ci arriveremo, a un certo punto ho deciso, nello sport, di alzare un po' più l'asticella e avere ambizioni diverse. Però devo dire che anche quando praticavo per esempio qui sul fiume Po, io abito in Lombardia, in provincia di Cremona, c'è una manifestazione che si chiama la voga lunga di 54 chilometri e ci si preparava pesantemente, cioè in modo molto serio e quando si andava si dava tuta, però mai contro magari avversari, mai prendere degli impegni come invece magari richiede una squadra o una nazionale, una federazione.
Qual è stato lo sport che prima facevi, prima dell'incidente che facevi, che amavi così tanto?
Canoa, assolutamente la canoa. Ho cominciato a 13 anni con la barca bianca, la classica barca a remi, dove non si poteva andare fino alla maggiore età, però sai, noi a 13-14 anni rubavamo nella società Canottieri i remi e poi scavavamo via. All'uno e mezzo eravamo già in barca. Poi da lì è iniziata la La Canoa, Vanto, per modo di dire quattordici Vogalonghe e quattordici partecipazioni consecutive alla Vogalonga di Venezia, bellissima. Venezia, Murano, Burano, poi Canal Grande, esperienze meravigliose.
Dopo l'incidente.
Allora, le prime due prima dell'incidente, poi le altre ho fatto un anno di stop, mi sembra, e poi via 12 consecutive.
Subito dopo che era successo l'incidente, hai pensato non potrò più farlo?
Eh sì, è come se l'ho pensato perché ai tempi, sai Walter, torniamo indietro 30 anni e nel 1990 non c'erano gli strumenti che possono esserci oggi. Cioè oggi uno accende il telefono e se ha voglia si può gustare anche questa questa registrazione e ascoltare messaggi che nel 90 non c'erano e conoscevo la barriera fisica che nel mio caso è la perdita della gamba ma non conoscevo le barriere mentali, non conoscevo l'importanza della comunicazione, delle parole che ci diciamo e devo dire che nei sei mesi poi che sono seguiti dopo l'incidente ho seguito altri quattro interventi perché quella notte e durante l'operazione i medici, i chirurghi commisero vari errori, però comunque mi hanno riportato in vita, perciò va bene così. Devo dire che soprattutto in quei sei mesi il messaggio era la parola impossibile, cioè impossibile ritornare a una vita normale, avere una famiglia, mi ha sempre pesato molto.
L'ambiente intorno ti diceva, ascolta, devi adattarti a questa cosa, è impossibile, dimentica il passato.
Anche dal punto di vista lavorativo, devi trovarti il tuo lavoro. Un mio amico mi aveva trovato anche lavoro come centralinista a Cremona, solamente che c'era questa convinzione, tu sai benissimo l'importanza delle convinzioni, che come vi ho detto Adesso ho dato un nome a tutte queste cose, ma lì era più forse l'istinto e forse anche una fiducia innata in me stesso, convinto che è successo qualcosa di gravissimo, perché comunque è una disabilità importante, ma rimangono ancora tanti anni per dimostrare o fare ancora cose straordinarie. Perciò quella parola impossibile che pian pianino sono riuscito a sgretolare nella mia vita, poi me la sono portata anche negli altri ambiti, nello sport, nel lavoro, dove mi piace tanto mettermi alla prova, mi piace fare cose che magari o non sono mai state tentate, perché mi sono innamorato soprattutto dei dei dettagli, perché ho imparato tra le tante cose che, insomma, i dettagli nelle performance di un certo tipo hanno una rilevanza importante.
Quindi in un momento in cui le persone, tutto l'ambiente intorno a te, ti dicevano ovviamente per sui cari di proteggerti, no? Ti dicevano, guarda, lascia perdere, lascia perdere, adattati a questo, questa è la tua strada, ormai purtroppo quella non è più la strada, quella che tutti possono fare, ma devi fare un'altra strada, altre scelte, Nella tua testa invece no, nella tua testa invece continuava a pensare, tu pensavi, no io posso fare non solo quella strada, ma posso fare una strada ancora più straordinaria, perché è quello che hai fatto.
Sì, allora, oggi in sintesi nel percorso sono serviti tanti anni, però ti devo dire, nei primi sei mesi la convinzione era Era diventata quella anche per me, perché in una sorta di paura, in una sorta di protezione da parte di tutte le persone che avevo vicino, c'era un attimino di preoccupazione per questo diciassettenne che, insomma, li aveva perso nella gamba in un paesino, tra l'altro, di Cremona, la provincia di Cremona, perciò c'era paura e io mi ero convinto di questo perché non era più, mi ero accorto che non era adesso, dando una lettura oggi, non era più importante quello che ci fosse fuori, ma era importante quello che io pensavo e la parola impossibile era entrata nella mia vita, era tutto diventato impossibile, finché, e è stata una delle tante volte che mi ha salvato la vita, è stato ancora lo sport, perché il primo passo di abbattere quella barriera, quel muro che mi si era posto davanti, non è stato, boh, ricomincio lo sport e vado alle Olimpiadi, ricomincio a studiare o apro una No, il primo passo è stato cercare di riconquistare le cose che facevo prima con le due gambe e la canoa è stato il primo aggancio, ma non immediatamente, perché per un mese, una volta uscito dall'ospedale, siccome dovevamo prepararci anche per questa voga longa, ero convinto di non poterci più salire e non ci sono salito. e non ci sono salito, perché io non potevo più fare le cose che avevo fatto con due gambe.
Perché l'ambiente intorno ti diceva che non è possibile, nessuno l'ha fatto prima. Tu sai la storia del quattromilione di quelli che... Bannister! Per chi non lo sa, fino agli anni 56, credo, dicevano che era impossibile correre un miglio, cioè un chilometro e 600 metri sotto i quattro minuti.
Impossibile.
Il cuore sarebbe scoppiato. Invece poi è riuscito un corridore, è riuscito a battere 3 minuti e 59 secondi. La cosa incredibile che qualche settimana dopo altre persone batterono quel record, quindi andarono sotto i 4 minuti, 3.58, 3.57, quindi lui aveva buttato giù il muro.
Tu hai buttato giù quel muro, tu.
Hai buttato giù quel muro che all'epoca non era possibile, cioè questo è impossibile, e tu hai reso possibile quel muro, l'hai buttato giù.
Quindi oggi è un po' la normalità, però nel 90 è stato qualcosa di abbastanza qualcosa di di abbastanza straordinario ecco sempre prendendo con le pinze la parola straordinaria ecco qualcosa fuori dall'ordinario ecco.
Assolutamente ti ricordi quando cioè tu dicevi era impossibile uscito dall'ospedale dici io sono impossibile, impossibile, forse non è così impossibile. Te lo ricordi il momento?
Eh, il momento era quando ero seduto sulla riva del fiume fuori e all'esterno di questa società canottiera e degli amici del Po di Casa Maggiore dove sono socio oramai da 46 anni che guardavo i miei compagni e sai che il nostro lavoro è molto basato sulle sulle domande e è molto curioso anche tutto quel percorso che sto facendo E' bello perché mi porta a rivivere quei momenti dove ho utilizzato delle strategie che oggi ho imparato sui libri ma che avevo già messo in pratica. E lì la domanda è stata, ma cosa occorre principalmente in un gesto atletico come la canoa. Servono le braccia? Importanti le gambe? Sì, ma anche no. Allora ho detto, provo. Sono sceso sulla zattera, ho fatto scendere dalla canoa un mio amico, sono andato dentro, anziché appoggiare i due piedi paralleli l'uno all'altro, ovviamente ho appoggiato l'unico che mi era rimasto attaccato, ho preso in mano la pagaia con la mano sinistra e con l'altra sono rimasto agganciato dalla zattra, perché comunque sul fiume, tra l'altro noi siamo in una curva, c'era la corrente. Adesso sta a vedere che se ha salvato la vita l'incidente va a fare una monata in mezzo. Quando io faccio anche i corsi di formazione, lì può sembrare un gesto banale il fatto di abbandonare con la mano destra la zattera e impugnare, ma lì è quel momento, il famoso cambiamento che io una volta che ho mollato la pagaia, la zattera, ho impugnato la pagaia, perché qual era il dubbio? Il dubbio era quanto impiegherà il corpo su questa canoa a riadattarsi visto che, vabbè, sono 6-7 mesi che non vado, ma soprattutto perché dalla parte sinistra mancano 10 chili. Quella può essere una domanda, uno può rimanere bloccato una vita, ma quando hai impugnato la pagaia tipo 3-4 secondi ero già capace di fare quello che facevo prima. Può sembrare banale, ma sono quei 4 secondi che o ti cambiano la vita o ti tengono bloccato in quell'incertezza che non sai cosa ti aspetta. E da lì poi quel muro che avevo davanti, allora metaforicamente io sento di averlo buttato giù metà. E avere buttato giù quel muro metà cosa significa? Che prima era alto, cioè non vedevo quello che c'era dall'altra parte. Adesso avevo ancora disabilità, dovevo fare ancora tante cose, ma vedevo dall'altra parte. Cominciavo a sbirciare che qualcosa cominciava, non era tutto impossibile, c'era tanto da costruire ma intanto una cosa era impossibile è diventata possibile.
Quindi tu nel momento stesso in cui eri sulla barca, sei salito, avevi una gamba solo, il punto dice mi manca la gamba a sinistra, mi mancano dieci chili, a quel punto eri appoggiato con la mano destra sulla canoa, giusto? E l'altra era sul remo, a quel punto avevi per un attimo avuto l'esitazione di staccare la mano.
Perché?
Perché forse, non lo so, credo che c'era la paura di dire vuoi vedere che adesso mi rovescio nella barca perché è sbilanciata e le cose piggiorano. un momento di massima paura cioè come dire porca puttana non sono morto in quella roba lì vuoi vedere che muoio qua? Momento di massima paura tu cosa hai fatto? Hai ti sei buttato? Cioè hai lasciato andare la mano? Quindi Quindi si può dire che il momento di massima paura ha coinciso con un momento di massimo gioia quando ti sei reso conto che riuscivi a stare riuscivi a stare col tuo corpo col tuo nuovo corpo a galla sulla.
Le.
Persone nella vita nel punto di massima paura coincide anche col momento di massima gioia se si lasciano andare.
A me nella mia esperienza è stato proprio così, nel senso che sono stati i due picchi, magari sono stati uno pochissimi secondi dall'altro, ma li ho vissuti contemporaneamente, perché comunque è stato un momento forte, vissuto anche da se vuoi, da 17 anni, dove c'è anche quella un po' di sorta di coincidenza. Però secondo me, guarda, ho già riflettuto, perché l'ho già raccontato centinaia di volte, poi magari dopo gli incontri o nelle serate, poi si approfondisce anche il discorso e ne ho già fatte veramente tante letture. Secondo me non dipende tanto dalla giovane età, perché comunque è vero che si è un po' più spontanei, un po' più spavaldi, però sai, anche perdere una gamma di 17 anni ti può traumatizzare in modo Perciò ogni età ha la sua interpretazione e dipende, secondo me, molto da noi. Oggi c'è la fortuna di avere questi strumenti in più, perché è vero, io nel mio caso non mi sono mai affidato nessuno, perché forse c'era anche un po' ignoranza in tutto questo, anche perché ci riflettevo proprio ieri sera quando pensavo a questa nostra intervista, perché io comunque mi piace lavorare su questa cosa, e c'era anche un po' una sorta forse di ignoranza di non andare dallo psicologo, perché magari si pensava che dallo psicologo ci va il matto, ci va quello che... e io non mi sentivo, infatti ho fatto anche un video sul mio canale sull'importanza della comunicazione, altra rilettura del mio atteggiamento che ho fatto nella vita, Io non mi sono mai definito anticappato, non mi sono mai definito depresso, non mi sono mai ritenuto inferiore e la nostra comunicazione è importante con noi. Andrea, per Andrea, ha fatto tutta la differenza del mondo e la fortuna, tra virgolette, o il merito è stato di avere sempre queste valvole di sfogo che magari nelle serate o nella notte era mettermi in cuffia e studiare musica, studiare la chitarra o di giorno andare a fare sport. Cioè non mai andare a stare sul divano o meglio nel 95% delle volte non andavo sul divano. Poi c'erano quelle volte che insomma ho passato anche i miei momenti abbastanza down, però magari il giorno dopo venivano subito riscattati da un bel allenamento di terrore in canoa e sì, c'era stato un momento down, ma bom, te lo dimenticavi, perché lo sport ha questa magia.
Poi, in America si dice che l'emozione, emotion is emotion, cioè se vuoi cambiare le tue emozioni, cambia il tuo stato, cioè muoviti, ok? Questo stesso che tu ti muovi, inizia a cambiare, e credo che veramente sia la madre di tutti noi e ci ha dato veramente tanto. Allora, tu non solo in tutti questi anni sei diventato un grande atleta paralimpico, sei uno speaker di successo, sei un coach, hai scritto dei libri. Senti, dove ti vedi? Dove ti vedi in avanti? Dove ti vedi fra 10-15 anni?
Allora no dieci anni è è troppo guarda io io tieni conto che cinque anni cinque anni fa io lavoravo lavoravo come responsabile in una in una azienda siderurgica perciò ero ero operaio un po' più di un operaio ma non non tanto di più dopo aver successo un'avventura ho cominciato a guardarmi fuori e se guardo indietro quello che ho fatto in cinque anni Io sono un po' perfezionista, a volte sono un po' insaziabile, perché magari la vita in un certo momento mi stava mi stava sfuggendo ma amo amo la la vita a trecentosessanta gradi e i quarantasei anni francamente non non non me li sento addosso, lavoro eh sono convinto dell'importanza dello studio, dell'alimentazione, dell'attività fisica, dell'impegno lavorativo, proprio perché mi piace, mi piacciono le cose belle, mi piace Mi vedo come coach e formatore perché amo incontrare le persone nelle aziende, come gli sportivi, come nelle scuole, perché ho anche un progetto 22 ideato da me nel 2014 dove incontro i giovani nelle scuole, perché credo nel mio piccolo contributo, nel migliorare il mondo, ecco. Io penso, guarda, una delle tante letture, io ho letto un libro di Wayne Dyer, non so se conosci Wayne Dyer, lui ha scritto un libro dove ha analizzato a distanza di 30, 40, 50 anni degli eventi che gli erano capitati nella vita perché lui dice se io sono arrivato qua oggi è perché tutti gli eventi che mi sono capitati avevano una ragione. Allora io mi sono messo lì e ho descritto una decina e l'incidente, come faccio a non descrivere il perché dell'incidente? Come faccio a non descrivere il perché di quei 50 secondi dove il cuore si è fermato? La mia lettura è stata che sono salito in alto e con un calcio nel culo mi hanno rispedito sulla terra perché mi hanno dato una missione. A me è una lettura che piace molto e negli anni secondo me il primo step è stato, mi hanno lasciato un po' lì in ammollo nel dire adesso tu risolvi al 100% la tua disabilità, ma non in modo come tua convinzione, dimostri al cento per cento senza doverlo dire che la tua disabilità l'hai superata. E secondo me, per quello che faccio, penso che l'esempio sia questo. Poi troverai la strada per dare un nome a tutti questi strumenti e poi li porterai alle persone. Perciò è questo che mi aspetto nella mia vita.
Guarda, una domanda che mi viene da farti è, esiste la disabilità?
Esiste, ma dipende che lettura ne diamo della disabilità. Secondo me non è nel concetto dove è sempre stata un po' relegata, cioè ti manca qualcosa a livello fisico, perciò sei una persona diversamente abile. Io sono convinto che tutti noi abbiamo una disabilità, ma non che ci di qualcosa perché se eh se per esempio mi dici corriamo i cento metri la mia disabilità salta fuori salta fuori tuta. Se però mi dici scagliamo il gabbia io penso di giocarmela. Hai capito?
Noi parlavamo l'altro non è disabile? Beh, se tu credi eh se il parametro di dire salire su un su un albero un pesce rosso è disabile. Se invece dici di di nuotare il pesce rosso non è disabile ma probabilmente o di andare sotto l'acqua la giraffa è disabile. Quindi è proprio vi dico esiste veramente la disabilità o è solo una cosa data dal sistema, dalla società, dalle persone perché devono incasellare. Hanno bisogno di incasellare perché forse tu hai dimostrato di avere un grande potere. Tu, come tutte le persone che hanno avuto dei grossi incidenti, le hanno messe al vargo per dire adesso fammi vedere come lo supero. Tu l'hai superato e questo per dimostrare che c'è un grande potere dentro ognuno di noi solo che che la maggioranza non ha, tra virgolette, questa opportunità di capirlo. E purtroppo molte persone vivono ancora in una situazione di disabilità pur avendo tutto. non sono abbastanza. Sai le storie che si raccontano nella testa.
Anche i nostri pensieri secondo me creano una sorta di disabilità perché vedo tante persone che si arrendono o la prima difficoltà o a prescindere no non possono non posso farlo o magari come ti dici io non posso farlo perché vedo tante persone che si arrendono o la prima difficoltà a prescindere no possono magari come ti dici io non posso farlo perché vedo tante persone che si arrendono o la prima difficoltà a prescindere no.
Magari come No, che è successo? Che è successo?
Sono.
Ecco, ok.
Perché magari o ascoltano troppo le persone che andano fianco. Sappiamo che tante volte sono le persone che abbiamo fianco che tendono a portare nella nostra vita i loro limiti. E lì tante volte c'è anche bisogno di, a me piace molto la propria responsabilità, nella propria crescita personale, innanzitutto è molto affascinante la crescita personale perché per ognuno esiste un percorso unico e inimitabile e nel mio percorso di crescita personale sono entrate storie, sono entrate concetti e da lì ho capito l'importanza della mia responsabilità perché tocca a me a dire, ascolto una storia, leggo una frase e la tengo o la butto via? Lì tocca a me, tocca a me decidere e io ho assorbito tante storie che da poi mi hanno portato anche a fare delle scelte radicali. Per esempio io sono uno dei pochissimi, non dico al mondo, rimaniamo in Italia, che ha deciso di abbandonare la protesi a 28 anni, dopo 7-8 anni, i primi 2-3 anni stavo benino, benino, ma gli ultimi cinque ho proprio avuto un degrado perché l'Andrea cominciava a bruciare le tappe, tutti quei mattoncini di quel muro della disabilità, uno a uno li cominciava a buttare e vedevo che la protesi mi limitava rispetto a quello che io volevo fare, solamente che in una sorta di protezione. Oggi parlo anche da genitore, mia madre, te l'ho già spiegato l'ho già detto anche l'altra l'altra volta, lei mi voleva vedere con due gambe, perciò porta la protesi, porta le protesi finché sono andato contro anche al pensiero dei miei dei miei genitori, sono andato contro al pensiero degli ortopedici perché mi dissero Andrea tu cammini con due stampelle e una gamba tra dieci anni tu sei su una carrozzina perché camminando solo con una gamba ti eh ti spacchi la schiena eh io oggi quarantasei anni sto perché io sto meravigliosamente bene.
Quindi si può dire che quello che dicono i medici non sempre perché per tutte persone con questo non voglio dire però eh ogni cosa che che pende dal dal medico è oro, no? E probabilmente quelle persone sono persone con questo non voglio dire che i medici non dicono cose giuste e sensate per quello che è ma sono esseri umani e come tutti gli esseri umani hanno i loro limiti soprattutto sono persone che.
Sono.
E hanno studiato certe cose, ma rimane la loro crescita. Diciamo che imparare tante cose, imparare un lavoro, un mestiere o studiare così tanto, e poi il tuo modo di pensare rimane chiuso in una scatola, vuol dire che è limitato l'uso di quello che tu ne fai veramente. Quindi è molto importante, di crescere e fare una crescita personale, allargare, uscire fuori da questa scatola e capire veramente come funzionano le cose. Poi tutto quello che leggi, libri eccetera, studi, bene, è a servizio di quell'apertura.
A me piace molto anche la metamedicina. Ovviamente dopo dipende anche da te quanto ti impegni. Per esempio io non sono contro la medicina, molte volte mi dicono, non è che sono contro i farmaci, io sono a sfavore dei farmaci come prima alternativa, cioè prima soluzione dei nostri problemi. Io porto sempre l'esempio di una mia amica che ha 44 anni, due anni fa si è fatta operare la schiena dove ha avuto il coraggio di farsi togliere una vertebra non è solo il pensiero che mi faccia una roba del genere e io glielo dissi non so però se tu tu sei contro i farmaci ma se a diciassette anni non ci fossero stati tu saresti morto e ripeto non solo contro i farmaci sono contro i farmaci quando tu ti fai operare la schiena io sono alto un ottantuno e peso settantotto chili tu sei alta un settantuno e ne pesi novanta la soluzione la prima soluzione è di metterti sulle spalle una responsabilità e di perdere 20 chili e io ti dico che al 90 per cento il mal di schiena dopo non ce l'hai più ma non te lo dico per la teoria te lo dico perché io nel 2007 ero 103 chili 103 kg, ero 25 kg più di adesso, ero accesenatico nella terra di Marco Pantani, io non andavo in bici, però mi piaceva un po' il ciclismo con la mia famiglia. Andiamo la sera a mangiare il gelato e mi fa male il polso, il ginocchio, la caviglia, Io dicevo a mia moglie, ma cosa succede? Era molto semplice, non è che avessi un brutto male o qualcosa, era che la mia corporatura stava portando una zavorra di 25 kg in più, perciò ho assumevo antifiammatori o risolvevo il problema alla fonte e così poi e così poi ho fatto. Ecco, è importante specificare questo concetto.
Assolutamente, no? Essere responsabili delle proprie cose, non lasciare la responsabilità agli altri, no? Molto spesso si dice, ok dottore, guariscimi tu, no? Sei tu, cioè lui ti può guidare se tu ti guidi per primo, se tu inizi a dargli aiutalo ad aiutarti, no? Quello che si dice. parlami di tutte le traversate che hai fatto a piedi che fai dappertutto ma.
Guarda a piedi sono arrivate negli ultimi negli ultimi due anni. Tutto è partito da quello che ho appena raccontato lì a Cesenatico. Io lavoravo un casino di ore in questa azienda siderurgica e studiavo da privatista al Conservatorio di Parma come sassofonista. Ero arrivato all'ottavo anno fatto sette anni di chitarra, poi otto anni di sassofono, non ho mai sbagliato la qualità del cibo, ma evidentemente sbagliavo la quantità, perché mi piace mangiare. e mi promisi durante questa vacanza, mi piaceva il ciclismo, sapevo che era uno sport che in poco tempo faceva perdere il peso, perciò mi sono posto l'obiettivo giugno-dicembre accantonare un po' gli studi di musica e perdere 20 kg. Da lì poi mi sono posto un obiettivo per il 2008 in una Gran Fondo, che comunque oggi un allenamento di 70 km appunto è un allenamento che affronto nella normalità, però, come ti dicevo prima, ho dovuto abbattere i limiti quando con una gamba cominci da zero, ambire a partecipare e concludere una Ganfondo da 80 chilometri è un obiettivo interessante. Poi sono stato visto nel 2008 da una squadra, da lì poi è iniziata tutta un'avventura che nel 2010 mi ha portato a fare la mia prima avventura estrema dove non ero tanto preparato, ma c'era la convinzione che dopo due anni di esperienza in giro per il mondo per qualificarmi alle Olimpiadi di Londra, che poi purtroppo non sono arrivate, c'era la convinzione che quell'avventura, una volta tornato, mi indicasse una nuova via, una nuova direzione della mia vita. E da lì ho fatto quest'avventura, sono stato il primo ed unico tutt'oggi a concludere quei 700 chilometri e arrivare a 5.600 metri con la mia mountain bike, l'unico al mondo a avere... Dove? Nella regione dell'Adda, che è in India.
Quindi hai fatto 700 chilometri?
Sono 700 chilometri che non scendi mai sotto i 3.500 metri, superi quattro volte i 5.000 e l'ultima vetta è a 5.600 metri. È la strada carrozzabile più alta del mondo. l'abbiamo fatta pedalando la trasferta tutta 19 giorni e l'abbiamo fatta in 11 giorni circa una 65 70 chilometri al giorno e non esisteva non esisteva testimonianza e ad oggi non esiste testimonianza oltre la mia che qualcuno ci sia riuscito con una gamba questo per ritornare al discorso iniziale che mi son portato quella parola impossibile perché.
Senti, io spesso parlo della trasformazione. La trasformazione non è altro che... sono tre passaggi molto importanti. Tutti noi ci troviamo sempre... abbiamo avuto tante trasformazioni. Evidentemente la tour è avuta una molto, molto grande, ma la trasformazione, tutte le volte che ci troviamo davanti a un muro, ci sono tre cose che dobbiamo fare. Uno, riconoscere che c'è un problema e molto spesso facciamo fatica a riconoscere che c'è un problema. È colpa del compagno, è colpa della società, è colpa dei genitori, ma mai non riusciamo a vedere veramente il problema e dobbiamo accettarlo, non lo riconoscere. e seconda cosa è eh trovi la motivazione che ti fa superare che io dico che ti fa alzare il culo dalla sedia e ti fa fissare numero tre un obiettivo. Quindi i tre passaggi sono uno, riconosci il problema, due trovi la motivazione e tre eh fissa l'obiettivo. Qual è stato la più la tua più grande trasformazione a parte quella che è successo eh quando eri giovane? Qual è stata la più più grande trasformazione della tua.
Quando ho deciso di iscrivermi al mio primo corso per diventare mental coach, che erano quattro giorni, ero in macchina con due amici, ammisi che non avevo capito niente. Niente! Ma niente! Era il primo corso di PNL, niente! Perché? Perché comunque io ero un grande lavoratore, so tutto di metallurgia e il mio lavoro lo facevo bene, poi era un lavoro dinamico, tovevo la mia bici con un pedale dall'ufficio, però non ero abituato a studiare, leggere concetti, il cinestesico, il visivo. Io dicevo, ma che cacchio dico? Ma sapevo che era la strada giusta perché mi affascinava tutte le persone che c'erano. Una delle cose che mi ha più affascinato, perché io sono partito come testimonia, cioè il mondo della formazione io l'ho conosciuto grazie a dei formatori dove mi hanno chiamato, uno per raccontare, visto che hanno visto il video, raccontare come mai avevo voluto imbattermi in un'avventura che non l'aveva mai tentata da nessuno con una gamba, e poi ovviamente gli strumenti che ho messo in campo per superare la mia disabilità, che però loro parlavano di strumenti e io non capivo. Io non capivo. Che strumenti? guarda proprio penalmente mi pagavano per andare a parlare davanti alle persone e io e io mi sono buttato e da lì poi ho capito e le prime volte io guardavo c'era il ragazzo di 18 anni c'era la casalinga c'era l'imprenditore con azienda c'era io conobi a pranzo uno un uomo di settantaquattro anni odontotecnico in pensione che aveva uno studio della Madonna a Milano e io gli chiesi ma scusa ma tu che cacchio ci fai qua e lì ho capito che non ci si ferma mai e questa è una cosa che mi porta. Io prometto, deve succedere un cataclisma, ma io studierò per tutta la vita perché poi accadono magie. Ho lavorato tanto anche nel mio ambiente, mi piace proprio dare un valore al tempo e a cerchiarmi di persone con cui voglio veramente passare il tempo. C'è il momentino magari della lamentela così gratuita, ma è proprio un attimo che se ne va subito. Come mi hai chiesto prima, mi piace proprio costruire il mio futuro, perché come hai detto anche l'altra volta, non credo nel destino segnato. Credo perché anche se non al cento per cento, in quel momento dell'incidente 17 anni, chiamiamolo concorso di colpa mia, c'è anche stato. L'ho riconosciuto l'errore e non mi piace essere recidivo. Ecco, l'incidente mi ha insegnato tante cose. Wow.
Senti, se c'è un'altra parola che io parlo spesso è la rivincita, no? Che io credo tutti siamo delle persone che hanno vinto nel passato ed ecco per quello che dicono vai a prenditi la tua rivincita. Quindi se hai vinto nel passato più volte e non vuol dire semplicemente vincere gli Oscar, vincere i delegati o vincere i premi, ma vincere vuol dire fissare un obiettivo e andarlo a toccare. E sicuramente tante altre persone l'hanno fatto nella loro vita. Qual è la rivincita? che ti sempre fissa. Qual è la rivincita che è ancora lì davanti a te?
Che mi aspetta ancora?
Che ti aspetta ancora o che tu gli vuoi andare incontro? Qual è la rivincita ancora che hai scritto nel tuo libro o nel tuo taquino, nelle tue note? Dici, quella è la prossima rivincita?
La rivincita più grande, secondo me, l'ho già raggiunta nel poter vivere una vita, tra virgolette, normale.
Più che normale, perché c'è una vita straordinaria da atleta.
Io sono proprio contento e ripeto, ho anche io come tutti i miei problemi, ma devo dire che essere uscito al 110% dalla mia disabilità è interessante. Poi esserni uno dei doni che ho raggiunto più grande di tutti è stato proprio lo scollegarmi dal pensiero delle persone, concentrarmi con la mia famiglia e concentrarmi su quello che voglio io raggiungere nella mia vita. Veramente dà un senso di un senso di libertà incredibile. Poi mi piace ragionare avanti con gli anni, sai benissimo l'importanza del vivere il proprio percorso e mi piace anche vivere un anno o due, perché se mi guardo indietro negli anni dove sono stato dipendente di questa azienda, che non rimpiango, che mi hanno insegnato veramente tanto, c'erano degli alti e bassi ma tendenzialmente insomma non dico che erano tutti uguali ma quasi anche perché comunque mi sono sposato, ho avuto dei figli, ho avuto due bimbi eccetera ma se mi guardo dietro negli ultimi cinque anni sono accadute cose che inimmaginabili e devo dire che in futuro ho delle aspettative ancora no? Molto molto molto avanti cioè anche solamente essere qui con te ora se me l'avessero detto un anno, due, tre E' così, Walter, veramente!
Guarda Andrea, lo sai, per me è un grande piacere, io, come dicevo all'inizio, vado in giro a scoprire le persone perché voglio dare la possibilità al mio piccolo, perché sai, ho un po' di numeri, ma non tantissimi, però al di là di questo voglio dare la possibilità alle persone che hanno una vita straordinaria, che hanno una storia straordinaria da raccontare, di raccontarla, affinché possano ispirare le altre persone. Questo per me è diventato un po' la mia missione. non è una televisione, non ne abbiamo parlato, però insomma, no, è un piacere, veramente un grande piacere, sono sicuro che le persone, le persone che che seguono questo programma, le persone che vi seguono apprezzeranno tantissimo le tue parole, la tua storia, anzi, anzi, ti voglio dire, dove possono venirti a trovare persone che vogliono ascoltare di più o persone perché tu sei un coach, quindi persone che magari vogliono essere coachate da te, quindi dove ti possono venire a trovare?
Sicuramente sui social Instagram e Facebook Andrea De Vicenzi mi raccomando scrivete il cognome giusto sennò non mi trovate mai più lo vedete sotto non vendete n più eccetera De Vicenzi poi sono sul sito internet che soprattutto negli ultimi mesi l'ho sempre coltivato ma ci sto credendo di più e poi in questo coronavirus ho fatto ho fatto un video sto Sto realizzando insomma dei video che richiedono un grande lavoro ma portano grandissime soddisfazioni. Il canale YouTube è stato uno di quelli. Ho fatto un video con chiamateli 5 cose da fare in questo periodo e ho preso questo sogno nel cassetto nel realizzare dei video di coaching, di motivazione, per aiutare anche io nel mio piccolo, le persone e il canale Andrea Di Vicenzi. Trovate tanti video dedicati allo sport, dedicati ai giovani, dedicati a tutto, dove ci sono in 7, 8, 9 minuti degli strumenti su cui ovviamente bisogna lavorare, perché la ricetta magica non esiste. mettetevi sempre nei panni, guardatevi sempre indietro sei mesi, se magari le cose non sono cambiate e quanto tempo, sono passati velocissimi e in tre, quattro, cinque mesi si possono fare dei passi veramente tanto, tanto, tanto importanti, perciò questi sono i miei canali principali e poi dal 22 agosto partiremo per una bella avventura dove ci sarà la possibilità anche per chi vorrà di partecipare in un tragitto molto lungo nel nord Italia che adesso non posso ancora spiegare ma sarà interessante.
Sicuramente quando sarà tutto pronto lo farai vedere sui tuoi social, quindi ragazzi collegatevi con Andrea De Vicenzi nei suoi social, è un ragazzo straordinario. Andrea, senti, grazie ancora di essere stato, di aver accettato il Liguito, di aver fatto parte di questa grande famiglia di Valter & Friends. Tutto il meglio e spero di fare un giro in bici con te un.
Giorno. Dai dai, non abitiamo lontanissime, perciò basta. Pensa che durante gli allenamenti di un'avventura nel 2011, poi chiudo dove ho percorso, si chiama Paris-Brest-Paris, dove ho percorso 1200 chilometri in 72 ore, io lavoravo ancora in azienda, per allenarmi a pedalare di notte quando la mia famiglia andava a letto alle 10, io partivo con la mia sacchetta davanti alla bici, venivo a Milano, 120 chilometri, facevo il giro di tutte le stradine e tornavo indietro. Partivo alle 10 di sera e arrivavo alle 11 del mattino. perché oramai, come hai detto tu, la terza caratteristica c'era l'obiettivo. Perciò io cosa devo fare? Devo fare questo, questo, questo, questo e uno degli allenamenti per circa quattro mesi al venerdì sera fino al sabato alle 11 era proprio questo qua. Pedalavo tutta notte per abituarmi e poi dopo sono andato a Parigi e sono riuscito a concludere quella manifestazione. Grazie.
Walter! e spero di abbracciarti presto.
Ok? Ciao.
Grazie! Ciao Andrea, grazie ancora.
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