A short Italian conversation (YouTube video) in which Daniele Penna and others debate the usefulness of competition. Penna argues competition "doesn't serve" much intrinsically but can provide motivation and generate positive stress (eustress/"leo-stress") when paired with activities people enjoy. The speakers contrast conventional sports skills (often of limited life-use) with "giochi istruttivi"—instructional games that build transferable abilities.
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Elena code casa.
Dani a che serve competere?
A niente.
A vincere un premio. A soddisfare il proprio ego.
In alcuni casi a motivarsi a fare qualcosa. Fondamentalmente competere non serve un cazzo. Però molto spesso è un'ottima motivazione per alzare il culo. Perché di fronte a una competizione si riesce Allora, la competizione può in alcuni casi creare il cosiddetto stress buono.
Il.
Leo-Stress, cioè noi abbiamo due tipi di stress, il di-stress e il leo-stress. Il di-stress è quello cattivo, quello che.
Ti crea tutta quella chimica negativa nello stomaco.
Leo-stress è quello che ti fa stare bene, per capirci leo-stress è quello che ti dà le farfalle nello stomaco quando sei innamorato, ok? Quello è stressante, nel senso che è uno stress buono, perché è quello stress che ti fa stare, che non ti.
Fa malare, che ti fa dormire meno.
Che ti fa mangiare meno, che ti fa avere un sacco di energia, quindi è uno stress positivo, è uno stress buono. Questo stress in alcuni casi, l'eostress, può essere generato dalla competizione, se è una cosa fatta bene, cioè se è una cosa che vi piace.
E' anche per questo che faccio il.
Manipolesho Game, come è stato ribattezzato il Manipolesho Game. Perché è una competizione sana, ed è una competizione non in qualcosa che non serve a un cazzo, cioè a chi.
Arriva prima da qualche parte, che ne so, devi correre, o devi biaccalci in pallone, o devi tirare una freccetta, cioè, o devi tirare in peso, o devi.
Saltare a lungo in alto.
Sì, cioè funzionale a che?
Ok, sai saltare più veloce, sai saltare più in alto, e vabbè ok, quindi.
Nella vita che minchia te ne fai?
A meno che non hai un leone che ti viene dietro e sali su.
Un albero e ce fai poco, tanto sale pure lui, non è che serva tanto salire in alto, oppure riuscire a.
Spedire in peso più lontano da un'altra.
Parte, oppure a mangiare l'otto chissà dove, tanto se poi devi vivere con il leone non ci riesci perché tanto il tuo obiettivo è mandarlo lontano, non avere una mira.
Fondamentalmente gli sport, a livello di abilità.
Non servono a tantissimo nella vita.
Comprendete questo? Se sei bravo a piaccarci in pallone, nella vita che cazzo ci serve? Ti serve soltanto se c'è qualcuno dentro.
Una squadra che te dà qualche miliardo.
Ma se non esistesse lo sport del pallone che te paga, tu che cazzo sai fare?
Sai appiaccarci in pallone, quindi sai giocare.
Ma nella vita non sai fare nient'altro.
Invece il concetto di giochi, su cui sto ragionando sempre di più, sono giochi istruttivi, quelli che dovrebbero fare i bambini. Giochi istruttivi non distruttivi, cioè giochi in cui ogni gioco che fai ti dà qualcosa di nuovo che ti può tornare utile in futuro.
Che ti dà un'abilità, che ti dà.
Una conoscenza, che ti dà una connessione, che ti dà una rendita, che ti dà qualcosa. Questi dovrebbero essere i nuovi modelli di giochi. Capite? E questo è il principio.