ACCETTAZIONE, RIFIUTO ed ESCLUSIONE - Gli SCHEMI della MENTE - Daniele Penna Perle

Monologo di Daniele Penna (da un video YouTube) sul tema degli schemi mentali: critica alla tendenza a lamentarsi e a usare scuse, invito alla responsabilità e alla presenza, e analisi degli schemi psicologici di accettazione, esclusione e rifiuto. Penna descrive la “slot machine delle scuse”, discute come i traumi possano guidare comportamenti automatici, critica la psichiatria istituzionale e presenta lo schema dell’esclusione (farsi prima accettare per poi provocare l’esclusione).
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Flavio dice, Daniele, ma perché la maggior parte degli italiani, anche molto giovani, stanno sempre a lamentarsi a prescindere? Eh, perché è una moda. È una moda. Che vuoi fare? Cioè, è molto più semplice lamentarsi che alzare il culo. Se la gente usasse quel poco tempo che ha, cioè, o meglio, quel poco tempo che ha, se la gente usasse il tempo che ha a disposizione, invece che per lamentarsi, p'alza il culo e crea qualcosa, sarebbe molto meglio. Però, la differenza tra lamentarsi davanti a uno spritz, che è facile oppure non stare a prendere lo spritz e farsi un culo a quanto una casa per ottenere quello che si vorrebbe ottenere io non lo posso mai dimenticare quando quando ero carabiniere c'era un mio collega allora, era maresciallo, mi ricordo io sono stato nei carabinieri 18 mesi il minimo indispensabile per chi stava nel gruppo sportivo questo maresciallo stava costantemente tutto il tempo in cui eravamo lì non è che chissà che facevamo perché eravamo gruppo sportivo quindi ci allenavamo fondamentalmente quindi si passava anche molto tempo cioè nei passaggi in cui si stava insieme in caserma eccetera e questo si stava costantemente a lamentare, costantemente a lamentare, sempre e perché di qua e di là e di su e di giù e a un certo punto io gli ho detto, scusa Nè, ma tu da quanti anni stai qua? da dieci anni e che cazzo ci stai a fare se te lamenti? perché non te ne vai? che te lamenti a fare? voglio vedere te! ma voglio vedere te di che? cioè se una cosa non ti va, non te lamentare se non ti va, la cambi se ti va, stai zitto e la fai è inutile che fai una cosa e sputi nel piatto dove stai mangiando ah si voglio vedere a te se te ne vai un giorno e infatti dopo 18 mesi me ne sono nato cioè a me una volta mi hanno detto non è così ma mi hanno fatto girare le balle e me ne sono nato in quello stesso istante ho detto al mio maresciallo ok dimissioni scriva congeto basta ma come congeto basta non te va bene così apposto così Non sto a lamentarmi, io non mi lamento, le cambio le cose, cioè non vado lì a fare i combiamenti. A volte se ci posso tenere veramente tanto una cosa posso mettermici là, posso cercare di migliorarla, magari se c'è una persona, magari sperare, perché la speranza lo sappiamo ormai è morta, che questa cosa possa migliorare, possa cambiare, possa conoscere, possa avere voglia veramente la persona di impegnarsi a migliorarsi. Ma quando vedi che non c'è speranza, le cose non cambiano dopo un anno, dopo due, basta. Cioè, una cosa non va, la cambi. L'ho sempre detto, dove poni la tua attenzione determina la tua missione. Quindi ogni singolo istante tu fai delle scelte con dei fini. Fini che nella maggior parte dei casi ti prendi per il culo e non li vuoi ammettere neanche a me stesso, a te stesso. Quindi appena qualcuno te lo chiede e dici, scusa ma perché hai fatto sta cosa? La gente ti dirà, eh per questo, e comincerà la cosiddetta slot delle scuse. nella mia testa ci sono queste persone che secondo me hanno proprio questa slot machine delle scuse. Cioè tu gli fai una domanda, non pensano alla risposta perché per pensare alla risposta dovrebbero entrare dentro, farsi uno screening interno per capire le loro vere motivazioni che non si vogliono dire manco a loro stessi perché manco a loro stessi si è pieno per il culo, cioè pure loro stessi si è pieno per il culo. E quindi cosa fanno? D'impulso senza ragionare E come io mi immagino che ci sia questa slot machine delle scuse nella loro testa, per cui gli viene fatta una domanda e loro subito... e mi vedo... Mi immagino nella loro testa tutta una serie di scuse più o meno plausibili che possano essere date per quella domanda. Cioè... che è molto simile. alla scena dei Blues Brothers, mi ricordo la scena dei Blues Brothers che c'era lui... c'era lui dove... che c'era la moglie che lo sgamava e gli diceva, ah perché tu col fucile?
E lui, no ti prego, dove è successo? perché le cavallette? il coso ha bucato la gola e è morto il nonno?
E comincia a tirare su una avalanca di minchiate e per la fine lei ci credeva è così, c'è tanta gente che fa questo cioè ti risponde d'impulso Non riesco, non vanno neanche dentro a capire perché c'è una vera motivazione. Vi ricordate il giorno del mio compleanno io vi ho fatto quel corso dove vi ricevo una delle regole è smettetela di prendervi per il culo. Smettetela di prendervi per il culo, quindi capite il vero fine di tutto quello che fate. Perché è facile dire, ah, io mi impegno a cambiare vita, da oggi in poi io mi pongo l'obiettivo di, che ne so, cambiare lavoro, cambiare mente, cambiare comportamenti, cambia qualcosa. Adesso mi impegno, lo voglio, va, entro l'anno prossimo voglio cambiare tutto. Sì. E poi il giorno dopo fai quello che hai sempre fatto. Non cambia assolutamente niente, i comportamenti sono sempre gli stessi, sono tutti automatici. Non c'è assolutamente un impegno su quello che è stato detto. Nella maggior parte dei casi si dimentica quello che viene detto. Perché dico scrivete le cose. Tanto anche se scrivete ve scordate pure di rileggerle o se le rileggete ve scordate di farle. Perché tanto ci sono altre priorità. Riuscire a impegnarsi vuol dire essere presente. Ricordiamoci che alla fine torniamo sempre sulla presenza. la presenza è alla base delle discipline buddhiste una cosa fanno e dicono sii presente, sii presente vuol dire che sai quello che sta accadendo, non tiri fuori una slot di scuse quando ti viene chiesto qualcosa ed è quello che dovrebbero fare le persone, autochiedersi perché ho fatto questo Perché oggi ho scelto di andarmi a fare uno spritz invece di stare davanti a un computer a studiare o di leggermi un libro, o di capire questo comportamento di me stesso, o di capire perché questa cosa mi ha dato fastidio, o di capire perché mi lamento di quest'altra? Assolutamente no! Oh, se lo si fa, lo si fa per due minuti, poi basta, perché poi devo mangiare, poi c'ho gli amici, poi c'è il flow, c'è qualche cosa sempre che vi distrae. C'è la notifica. Quindi è molto più facile lamentarsi, è molto più facile lamentarsi che fare. La gente non vuole prendersi responsabilità, è molto più semplice dare la colpa agli altri, oppure scappare da ambienti dove si potrebbe crescere. Già questa cosa qui non va bene, non mi piace, scappo. Ci sono due cose fondamentali. Da una parte è vero che se un ambiente è tossico è meglio che te ne vai o che comunque cambi l'ambiente. Dall'altro è anche vero che se un ambiente è tossico tu devi capire qualcosa. Quindi, attenzione, un ambiente tossico non vuol dire che tu devi continuare a star lì. Capisci perché l'hai attirato, capisci quali sono state le tue motivazioni, capisci dove sta il passaggio evolutivo e cambi, ma cambi anche l'ambiente. perché non è che... cioè, l'esempio che mi viene in mente è se mi ritrovo in un ambiente dove sta bruciando tutto e io sto soffocando è vero che da un punto di vista più elevato c'è un messaggio che io devo capire, ok? e nel momento in cui io lo capisco potrò evolvere ma è anche vero che in quel momento sto soffocando quindi prima di tutto cambio ambiente e vado dove posso respirare e il fumo tossico me lo levo dalle palle Dopo, però, non lo lascio andare lì. Mi chiedo, cosa dovevo imparare da lì? Uno, che in un ambiente del genere doveva andare con una maschera anti-gas, per esempio. Due, che magari non dovevo mantenere, non so, l'immondizie dentro casa per tanto tempo, così che poi prendesse fuoco. La dovevo buttà fuori prima. Non ne ho idea. Cioè, lo sto tirando così. Lo capisci, ma non è che partiamo... Attenzione, questo è un errore che poi spesso qualcuno fa, eh. Dice, ah, vabbè, allora, se tutto lo attiriamo noi, noi dobbiamo star là. fatto che tu l'ho attirato è un discorso e lo hai attirato nel momento in cui lo hai attirato per le conoscenze che avevi e per quello che sapevi ricordiamoci l'inconscio fa sempre la cosa migliore per lui per quello che sa per il momento in cui sta quindi in quel momento quando l'hai attirato era giusto così a mano a mano che vai avanti ed evolvi si spera che evolvi quindi cresci capisci determinati messaggi e se li capisci non è che devi necessariamente stare sempre in ambiente tossico Beh, proprio perché legavi i ricambi. Non ne hai più bisogno. Quindi attenzione a non scambiare le... le... le finte... le... come dire... le cose fintamente spirituali e girassele a modo proprio. Questo l'ho visto spesso, come il tutto perfetto così e blablabla. Il tutto perfetto così è una sega. Cioè, è tutto perfetto così nel momento in cui accade per quello che sai, per quello che tu vuoi capire o non vuoi capire. Perché è certo che se oggi fai un incidente e finisci sulla serie a rotelle è tutto perfetto così, ma avresti avuto un altro tipo di perfezione se tu avessi cambiato il tuo comportamento prima di quell'incidente. Quindi è perfetto per quello che hai fatto o che non hai fatto, per quello che hai capito o che non hai capito, per l'evoluzione che hai scelto di fare o che non hai scelto di fare. Noi ogni singolo istante, ogni singolo giorno abbiamo la possibilità di scegliere che cosa fare. Ogni singola nostra azione determina la nostra missione. Da fuori non è difficile da vedere. Perché basta che vedi dove la persona pone la propria attenzione e utilizza il proprio tempo per capire quello che vuole. È molto semplice. E non valgono niente i contratti, non valgono niente quello che si scrive, non valgono niente i video, non valgono niente gli impegni, sono tutte cazzate. Dove poni la tua attenzione, determina la tua missione. Quella è quella vera. dentro non te la vuoi raccontare cioè vuoi raccontartela vuoi dire che non è così le chiacchiere stanno a zero chiacchiere stanno a zero guarda cosa fai ogni singolo istante che parole usi che linguaggio usi cosa stai cercando qual è il tuo vero fine e capisci davvero dove stai andando non ti piace dove stai andando cambia tu perché appena ti distrai, quella è la strada che fai. Ricordiamoci, la nostra reale missione, quella che non ci vogliamo raccontare, è quella che, da sempre, funziona in automatico. Che potrebbe essere, attenzione, la nostra vera missione, spesso e volentieri, si racchiude in una parola. Accettazione, esclusione, che ne so, rifiuto, queste robe qua. Quindi è quella. E ci sono persone la cui missione è essere accettata da X persone. Come essere accettata? Con determinati criteri. Quindi cercherà tutto il tempo di soddisfare determinati criteri per la propria accettazione. Tu glielo chiederai qual è la tua missione? Ah, fare questo, diventare su, fare giù, bla bla bla bla bla. Quando in realtà è tutta una copertura per non ammettere a se stesso e agli altri questo. Oppure c'è chi, ad esempio, invece l'accettazione è difficile da credere, ma in realtà è così, perché a volte le persone non so sanno spiegare. Ma se poi si entra dentro, si scoprono i traumi, ieri mi faceva sorridere il video sulla psichiatria dove gli psichiatri dicevano noi non abbiamo ancora un modo per capire da dove si generano i traumi. Ma come no? Porca troia, ma com'è possibile? C'è, son 200 anni che c'è sta psichiatria che in realtà è stata una struttura di tortura perché l'unico obiettivo non era capire le motivazioni per cui i pazienti avevano determinati comportamenti. Non gliene fregava una mazza di questo. E lì andiamo al discorso del fine. Qual era il fine della psichiatria? Controllare le menti delle persone e farci guadagno. Ovvio che se il fine è questo, tu non stai cercando dei metodi per guarire la gente, tu stai cercando dei metodi per controllare la gente e per far sì che diventi un tuo guadagno, che è sempre stato così, lo è ancora oggi. Quando invece capire la fonte di un trauma è una cagata pazzesca, ci vogliono 5 minuti! Cioè, è una roba che puoi far da solo se sei un po' addestrato, con un briciolo di meditazione, di autoipnosi, lo facciamo... sul libro c'è una meditazione che lo fa! Cioè, non ci vuole tanto, basta farsi la giusta domanda! Non è difficile! e dalla mente affiorerà. Morpheus è una macchina da domande. Se si fanno le giuste domande, si otterranno le giuste risposte. Il problema è che le giuste domande non si vogliono fare. E si fanno delle domande finte in modo tale da poter attivare quella slot machine delle scuse per darsi una scusa valida. La cosiddetta dissonanza cognitiva, cioè una cagata, una scusa che sia valida per me e per gli altri. Per me e per gli altri. Ovviamente è sempre un concetto di protezione. C'è gente che ha come missione nella vita farsi escludere. Allora, l'esclusione è particolare. Perché voi immaginate una persona che ha come scopo della sua vita farsi escludere. Perché ci sono stati mille motivi, mille traumi, eccetera. Allora, se una persona si vuole far escludere, avrà presumibilmente un processo, quindi una serie di comportamenti che prima di tutto la dovranno far accettare, perché per farti escludere ti devi prima far accettare. Quindi che cosa succede? Questo schema l'ho visto in diverse persone, chi per vendetta, chi per esclusione, però lo usavano più di uno. e quindi per questo vi dico, ve lo racconto perché potrebbe capitare a qualcuno di voi. Che cosa accade? Lo schema dell'esclusione va oltre l'accettazione perché chi ha l'accettazione si ferma a essere accettato. Il suo obiettivo è io mi devo far accettare così come sono, ok? Ho in qualche modo plasmo il mio comportamento in modo tale da farmi accettare e si ferma lì. è contento, obiettivo raggiunto. Chi ha l'esclusione va oltre, perché per essere escluso prima devi essere accettato, quindi metti in scena tutto quello che ti serve per farti accettare, quindi riesci magari anche a plasmare il tuo comportamento, quindi creare il pacchettino di comportamento tale per farti accettare da chi di turno. quelli che ti servono, quello che hai scelto in quel momento come capro espiatorio del tuo giochino. Quindi cosa fai? Prima ti devi far accettare. Quando sei convinto che sei stato accettato da questa persona, dalla società, dal gruppo, dagli amici, quello che sia, allora parte l'esclusione perché adesso che mi hanno accettato posso farmi escludere perché se non ti caga nessuno sei già escluso invece per farti escludere devi prima farti accettare ed è molto più subdolo perché tu vedi prima una persona per un periodo poi improvvisamente questa persona cambia e dici ok che cazzo è adesso? prima si comportava in una determinata maniera per un determinato fine e dici wow che figata questa persona spettacolare meravigliosa wow perché te l'aveva pacchettizzato per te Una volta accettato parte l'altra cambia, quindi non solo cambia, ma per farsi escludere, essendosi fatta accettare prima, conosce benissimo tutto ciò che serve per farsi accettare e di conseguenza per farsi escludere, cioè fare l'opposto. Quindi se conosce che il comportamento A si fa accettare, il comportamento opposto A, quindi B, si farà escludere. Quindi prima fa tutti i comportamenti A, poi una volta che dice, wow, che figo, sei la persona che ho sempre adorato, che ho sempre desiderato, che ho sempre voluto, che figata, a quel punto, obiettivo raggiunto, sei fottuto. Cambia la persona, entra un'altra persona e tu dici, questo chi cazzo è? Boh, e cambia. E poi dire che ci sono le multipersonalità, no? Vedete che in psichiatria se ti regali altre multipersonalità vi infilano delle psicofarmaci di quelli pesantissimi, dicono che siete borderline, vi infilano dentro un TSA, non vi fanno più sci. Cambia e voi non riconoscete più la persona. Sono certo, e datemi nei commenti, chi di voi ha avuto qualcosa del genere, o lo ha fatto su se stesso, o lo ha vissuto con qualche altro. Questo è lo schema dell'esclusione, ragazzi. Non è raro, non è comunissimo, ma non è raro. L'ho visto più volte e sono certo che c'è qualcuno qua dentro, 200, 300, quanti siete oggi, che o ce l'ha o lo ha vissuto con qualcuno a fianco. Ditemelo voi.










