Daniele Penna spiega che l'anima comunica continuamente attraverso un flusso di eventi quotidiani; ogni piccolo accadimento (una mosca, una telefonata, un bicchiere che cade) fa parte di un discorso che, messo insieme, contiene messaggi da interpretare. Propone l'idea di sviluppare una «grammatica» o una serie di regole pratiche per leggere e comprendere questo linguaggio universale, pur riconoscendo la difficoltà del compito.
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Come capire i messaggi dell'anima? Alessandra, ma in via dei massimi ne stiamo parlando un po' in tutti questi flussi. L'anima in qualche modo ti comunica ogni singolo istante, ogni singolo istante. Se tu riuscissi per un attimo a fermarti e cercare di comprendere il messaggio che c'è o i messaggi che ci sono dietro ogni singolo minimo evento che ti capita, non solo come singolo evento, ma come flusso di eventi. Ecco perché qui stiamo parlando di flusso. Perché quando tu parli con una persona non è che gli dici una parola, non è che gli dici ciao e basta. Poi fra tre giorni gli dici vorrei e basta. Poi fra una settimana gli dici una e basta. No, il flusso è continuo, quindi i messaggi della tua anima sono costanti e continui, è come se ti parlasse costantemente. Quindi una mosca che ti vola davanti, un messaggio che ti arriva su Facebook, un uccellino che vola che ti attira la tua attenzione per i suoi colori sgargianti, un'ape che ti entra dentro casa e ti sibila nell'orecchio e magari ti mette paura, un bicchiere d'acqua che ti cade, una telefonata, il postino, tutta una serie di eventi che se li metti assieme sono un discorso. E non è facile, attenzione, però sono esattamente come un discorso che ti fa una persona che è di fronte. Quindi se noi iniziassimo a ragionare come un flusso di parole che ci comunica costantemente, potremmo iniziare a leggere quello che ci sta accadendo, quindi quello che la nostra anima vuole dirci e che grazie all'universo che si muove con gli eventi circostanti sta mettendo in atto, sta mettendo in scena, potremmo iniziare a comprenderlo. Ripeto, non è facile, il mio sogno potrebbe... è proprio quello di cercare di, non dico codificare, perché codificare è un parolone, ma creare qualcosa di fruibile, creare una serie di consigli, una sorta di grammatica del linguaggio universale, quindi proprio le regole che ho scoperto nel mio percorso per comprendere ed interpretare.