Come si fa a Lavorare su se stessi? Discorso Motivazionale di Daniele Penna

A motivational speech (Italian) by Daniele Penna arguing that self-exploration should not be framed as "work" but as a joyful, playful discovery. He encourages treating inner investigation like a child's visit to a Luna Park — exploring fears, parts of the self, and 'treasures' with curiosity — and using those inner 'attractions' as resources when useful in everyday life.
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Come lavorare su se stessi ora la domanda è abbastanza mal posta nel senso che come lavorare su se stessi teoricamente dovremmo farlo sempre cioè dovrebbe essere il nostro unico vero lavoro tutto il resto dovrebbe essere fuffa cioè noi veniamo qua per fare la nostra università. Quindi il nostro obiettivo primario in questa vita dovrebbe essere la nostra evoluzione, cioè crescere. Per crescere dovremmo comprenderci, capire ed evolvere. Questo non è per niente facile, anche perché chi con le poche persone che hanno avuto la sfortuna di starmi vicino, per modo di dire, e che sanno che cosa vuol dire scendere un po' più in profondità quando hai degli stimoli esterni che ti possono aiutare ad andare più in profondità, sanno benissimo che è un effetto abbastanza tipico, quello che è successo a me da decenni, ormai ho quasi 50 anni, me ne sono reso conto manco io, ma sono almeno 40 che sto in questa fase, continuo a crescere, comprendere e capire e ogni volta mi emoziono, mi stupisco quando scopro cose nuove e soprattutto ogni volta che scopro cose nuove di me sono talmente ovvie che la domanda mi faccio ma cazzo non ho fatto non vederle prima eppure era tutto così palese eppure era tutto così palese da 30 anni quindi è tutto palese, è tutto davanti a noi se soltanto ci impegnassimo a osservare e ascoltare questo deve diventare una forma mentis perché se il mondo circostante cerca di distrarci sempre di più c'è un motivo cioè se ci riempie di stimoli ci riempie di applicazioni di puttanate in televisione di giochi di cose di luci, di suoni sempre più veloci, sempre più accattivanti, sempre più isterici per alcuni versi, sempre più, come dire, adrenalinici, cioè per farci stare sempre app app app, diventa come una droga. È chiaro che in quel bordello mentale a cui poi si aggiungono le paure del giudizio, il dare conto ai genitori, il dare conto agli altri, il dare conto al lavoro, poi si aggiungono i debiti, le insicurezze, il dover mostrarsi, il dover arrivare a fine mese, il dover pagare questo, il dover pagare quell'altro, il dover apparire, insomma in mezzo a tutto sto bordello ma il tempo per entrare dentro noi stessi dove sta? Ed ecco perché, proprio perché è lì qui dentro che troviamo la nostra divinità e proprio questo di cui hanno paura gli altri che noi facciamo, perché inizieremo a ragionare noi, inizieremo a scanciarci dalle nostre catene, inizieremo poi a entrare in sintonia con l'universo e ottenere quello che vorremmo, ma che non è quello che volevamo prima a causa dell'ego, ma qualcosa che vorremmo dopo grazie alle nostre scoperte interiori. Solo che per iniziare a lavorare su se stessi, anche se io non amo il concetto di lavoro su se stessi, uno perché è in lavoro, non deve essere in lavoro, Cioè un lavoro non è una roba piacevole, ok? Cioè io odio lavorare, sono sempre andato contro il lavoro in assoluto perché è una delle peggiori schiavitù e me lo vai a mettere sul lavoro, cioè usi la stessa parola per il lavoro su di se stessi? No. Cioè deve essere un piacere conoscersi. Cioè, conoscere me stesso non è un lavoro, è un piacere, cazzo. È come se uno mi dicesse, oh come faccio a lavorare per andare in vacanza, cioè come fa... Cioè, Il concetto di lavoro su se stessi lega una cosa sgradevole al concetto di conoscersi. Quindi facciamoci due domande. Perché deve essere sgradevole conoscermi? Perché il lavoro in genere è legato alla fatica? Perché mi devi legare una parola? Le parole sono fondamentali nella manipolazione. Perché mi devi parlare di concetto di lavoro? sulla scoperta di me stesso che dovrebbe essere un piacere. Quindi già me lo rendi sgradevole, uno. Me lo rendi faticoso, due. E soprattutto manco me paghi. E non c'ho manco l'IMSS. E manco la previdenza sociale. E che cazzo? Allora non può essere un lavoro. Ecco, e fin qui, ci siamo. Quindi, chiamiamo la scoperta d'evoluzione di noi stessi. Come facciamo a scoprire noi stessi? Comprendere noi stessi? Godere della comprensione di noi stessi? Goderci i risultati della comprensione di noi stessi? Cioè, inizieremo a ragionare. E soprattutto, come facciamo a cercare il nostro diamante interiore che ci renderà ricchi ed evoluti e liberi? Che già secondo me è un po' diverso rispetto a lavorare su se stesso. Quindi, togliamo il concetto di lavoro. Scoperta, comprensione, ricerca del diamante, del tesoro, ricerca del tesoro nascosto. La ricerca del tesoro già è più bella. Chiamiamo la ricerca del nostro tesoro nascosto. Che beh, ci ricorda qualcosa dai bambini, la ricerca del tesoro. Sapete quando si facevano gli indovinelli, trova il tesoro, no? Che è così. Perché? Trovare il nostro scrigno interiore, quello in cui è racchiuso il nostro vero tesoro, tesoro che è fatto dalla comprensione della nostra vera parte divina, cioè quella senza le sovrastrutture messe dai genitori, senza il giudizio messo dalla società, senza le insicurezze create dal mondo, senza le i sensi di colpa che ci vengono installati sin dall'inizio dei tempi noi tra l'altro già nel mondo cattolico cristiano già nasciamo con i sensi di colpa perché se già nasci sei già peccatore e che cazzo. Nasci appena nasci sei già peccatore e c'è già i debiti. Non è carino. In più i genitori sono abituati a crescerci con i sensi di colpa perché nessuno li ha insegnati in nessun'altra maniera, il mondo ci va avanti a sensi di colpa, la scuola va avanti e ci insegna a sensi di colpa, il lavoro ci punisce a sensi di colpa e che cazzo? Ora noi non siamo i nostri sensi di colpa, noi non siamo le nostre paure, noi non siamo le nostre insicurezze, noi non siamo neanche quell'immagine che gli altri vorrebbero che noi fossimo, noi non siamo neanche quella persona che i nostri genitori vorrebbero che noi fossimo. Noi siamo un'anima immortale, una scintilla divina, quella che l'Arcangelo Michele ci ha detto tu lo sai che sei come Dio, no mo te lo spiego, Siamo una scintilla divina che se ne va di vita in vita in vita in vita a cercare di fare questo, cioè di cercare il proprio tesoro nascosto, di evolvere, di comprendere, di scoprire, di conoscere, di diventare sempre più esperto, di fare esperienza. Questo siamo. Quindi, se prendessimo la vita in questo senso, in maniera molto più semplice, non un lavoro su se stessi, ma perché dovete sempre lavorare, porca troia? Cioè pure sul se stessi dovete lavorare, ma riposatevi! Ma non c'è scritto che dovete lavorare dalla mattina alla sera? Cioè sto coso che dovete sempre lavorare pure su se stessi, ma che palle! Smettete di lavorare, godetevi la vita e godetevi la scoperta di voi stessi. la scoperta delle vostre connessioni, la scoperta delle vostre diverse parti, a volte anche la scoperta dei vostri conflitti. Godete e gioite della scoperta dei vostri conflitti, non perché ci sono, ma perché li avete scoperti. Come un bambino che va alla scoperta, che entra nel mondo per la prima volta, tocca della cacca di mucca, che figa, che morbido, che odore, se la metti in bocca ed è contento comunque perché è una scoperta nuova, finché la madre non gli diceva non lo toccare, basta! E da quel momento Dio è sporco. Eh che cazzo! Quello sa sta a godersi, sta lì a scoprire una cosa nuova, tu gli hai legato la scoperta a una cosa brutta. Ora, godiamoci, entriamo nella nostra testa quindi come si fa non a lavorare su noi stessi perché non voglio lavorare e non spingerò mai nessuno a lavorare in genere. Voi avete detto createvi rendite. create automatismi esattamente come si devono creare automatismi per creare delle renditi o devo creare automatismi per entrare dentro di me e scoprire cioè devo creare un'abitudine talmente forte esattamente come tante altre abitudini che possono essere deleterie dovremmo andare a creare un'abitudine fatta Ho anche un po' di disciplina, ma una disciplina fatta di piacere. Cioè, io posso dedicarmi, così come la gente si dedica un'ora per andare in palestra, un'ora per truccarsi, un'ora per fare qualunque cosa perché gli piace probabilmente, dovrebbe piacervi ancora di più scoprire come siete fatti. scoprire il bello e il brutto che sta nella vostra testa, che in realtà non è né bello né brutto, sono parti di voi. Non si può avere paura di quello che si ha dentro se stessi, è dentro voi stessi. A volte vedo gente che cerca di scappare da dei propri mostri che ha dentro. Cioè, è assurdo, sono qua. Dei mostri, dovunque vai, vengono con te. Ma poi, la cosa bella è che nel momento in cui entri con l'ottica del bambino e della scoperta, Senza tutte quelle minchiate che ti ha messo la società, quel mostro probabilmente scopri che è un giocattolino a forma di mostro. che non è un vero e proprio mostro. L'hai visto mostro perché c'era un'ombra più grande di lui ed era illuminato in una certa maniera, ma magari un pupazzetto così ed è pure simpatico e divertente, ci giochi e diventa il tuo migliore amico. Ma finché non entri per paura, non dedichi del tempo per paura, scappi per paura, non entrerai mai con quell'ottica del bambino alla scoperta. Quindi, come si fa a scoprire e non a lavorare su noi stessi, ma come si fa a goderci noi stessi, a scoprire noi stessi, ad andare alla ricerca della nostra scintilla divina, ad andare alla ricerca del nostro tesoro nascosto, con la purezza di un bambino che va alla scoperta di tutto, senza dire oddio questo è brutto, oddio questo è bello, oddio questo sì, oddio questo no. Sta lì. Non è né brutto né bello. Cerca di comprenderlo. Capiscilo, rispettalo e Semplicemente, una volta che hai compreso tutto il parco giochi che hai nella testa, dopo che hai dedicato del tempo alla tua testa, dopo che hai scoperto tutto il parco giochi, dopo che hai capito tutti i vari giocattoli che hai, i mostri, i soldatini, le macchinine, e tutte quelle robe lì che possono essere quel mostro che assomiglia lontanamente a mia madre, quella macchinina dove dentro sembra che ci stia sfrecciando mio padre, quella... quella casetta dove sembra che alla finestra sia affacciata mia nonna. Ecco, dopo che c'hai tutto questo parco giochi, il bimbo non fa altro che rispostare e ricreare e usare quei pupazzetti, che sono pupazzetti all'interno della sua mente perché non sono nient'altro che questi, e li può ricreare, rimettere, rigiocare, creare una scena nuova dove se quel pupazzetto faceva paura perché era illuminato da un faro che gli creava un'ombra enorme e pareva un mostro enorme, il faretto lo gira al contrario e quel mostro da enorme diventerà ancora più piccolo e diventerà più simpatico. e se proprio gli dessi ancora un po' fastidio perchè c'ha quello sguardo cattivo gli mette un naso da... da... da... glielo toglie al clown che passava di là e glielo attacca al mostro e il mostro diventa divertente e lo mette all'interno di un circo e lo fa ballare coi salti in banchi il bambino può fare tutto il bambino crea mondi interiori immensi fino a che i grandi Non gli dicono che non è così, non gli dicono che quella è la sua fantasia, non è la realtà, la realtà è un'altra cosa. Sì, la realtà è un'altra cosa, ma nel nostro mondo, qua dentro, è tutta fantasia. Nel salto quantico ho spiegato bene come funziona il concetto della realtà non esiste. Nella nostra testa la realtà non esiste, la creiamo noi. C'è un'unica differenza, che se entriamo noi da grandi, ci portiamo dietro tutte le immondizie che abbiamo fuori, ce le portiamo dentro. Se entriamo da bambini con la purezza, con la scoperta, con la voglia, non con l'idea che stiamo lavorando, il bambino non sa che cazzo è il lavoro. Il bimbo di un anno gioca, scopre, ride, si sporca, si imbratta, si spacca, si fa, si apre, deve scoprire quella cosa lì. Ed ecco perché è utile, quando si entra dentro, entrare in regressione, cioè tornare bambini. Tornare bambini e farlo guardare dal bambino, perché è il bambino interiore. Il bambino interiore è molto più semplice, perché il bambino ha degli occhi totalmente diversi rispetto ai nostri. Non solo, per il bambino determinate cose che per noi oggi sembrano per lui erano grandi, anche perché era lui piccolo. Quindi, entrare alla scoperta di noi stessi, alla scoperta di noi stessi, scoprire, scoprire vuol dire non giudicare, vuol dire entriamo in un parco giochi, entriamo in un Luna Park, sapendo già che quelle cose che troveremo sono tutte attrazioni. Attrazioni. Mi attraggono. Ed è proprio così, attrazioni. Attenzione, eh, non sto usando questa parola a caso. Entriamo dentro noi stessi non per lavorare su di noi, ma entriamo dentro il nostro Luna Park. Nel Luna Park non ci sono cose reali. Ci sono attrazioni. che possono fare paura, per carità, perché c'è la casa dei mostri. Però il bambino che entra nella casa dei mostri lo sa che è in un Luna Park. Quindi entra sapendo che gli usciranno i pupazzi, che gli uscirà il ragno gigante, che gli uscirà tutto quello che vorrà, ma lo sa che è un Luna Park. Quindi guarda l'attrazione come un'attrazione. Poi andrà sulle montagne russe. Wow, ti senti il cuore in gola. Ho il vomito. Oddio, sto male. Sì, ma tanto sai che dopo ritorni e scendi. È un'attrazione. A volte si è attratti dalle case dei mostri. A volte si è attratti dall'adrenalina della paura. A volte si è attratti dalla casa degli specchi, dove ci guardiamo noi che diventiamo mille, dove ci guardiamo e guardiamo siamo sempre noi e ci riflettiamo e ci riflettiamo e chi siamo? Siamo quelle mille persone che stanno dentro di noi nella casa degli specchi e ce lo ricorda. Sono attrazioni. Entriamo nella nostra testa ricordando che è un Luna Park e diventa tutto più facile. Ci saranno alcune cose che ci attraranno di più A volte quelle cose assomiglieranno a nostra madre, ma è un'attrazione. Non è vero, è un'attrazione. A volte sembreranno nostro padre, ma anche quella è un'attrazione. A volte ci sembreremo noi enormi perché siamo nella stanza degli specchi deformanti e saremo immensi, enormi e ci sentiamo sto cazzo, ma è un'attrazione anche quella. Poi andiamo nell'altra stanza e ci vediamo minuscoli come dei nani. Ma è un'attrazione anche quella. Non è che siamo così piccoli. Non è che siamo diventati dei nani. Non è che non abbiamo più valore. È solo uno specchio deformante. Sono attrazioni. Quindi, alla risposta come entra dentro noi stessi? Esattamente come quando da piccoli entravamo in un lunapad. andiamo a goderci le attrazioni. Paghiamo un prezzo, è vero, il biglietto, quando vogliamo riandarci ci andiamo, ma, ma, quando usciamo dal Luna Park, non ci portiamo dietro negli specchi, né il regno gigante, né le montagne russe, né lo specchio deformante, non ci portiamo indietro niente. Lo lasciamo alle nostre spalle e ritorniamo a essere noi. Noi che sanno che lì dentro ci si può divertire con delle attrazioni. Attrazioni che possono fare paura e ci danno l'emozione e la paura, perché può essere divertente anche quello. Sennò non lo metterebbero in un Luna Park. No, perché dovrebbero mettere in un Luna Park qualcosa che dà paura? Perché è piacevole in alcuni casi. Perché dovrebbero mettere in un Luna Park qualcosa che ti fa sentire il cuore in gola, ti dà adrenalina? Perché è piacevole anche quello. Dà emozioni. Allora vogliamo avere emozioni? Entriamo nel nostro Luna Park. Vogliamo fare la vita reale? Lasciamo il Luna Park alle spalle. Noi non siamo il Luna Park. Siamo tutt'altro. Quelle sono attrazioni. Prendiamo esempio, ci divertiamo, le lasciamo lì e torniamo nella nostra vita. Noi non siamo né quello piccolo che non ha valore o che sembra un nano, non siamo quello gigante che si sente sto cazzo, non siamo quei mille specchi che ci rappresentano, non siamo mamma, non siamo papà, non siamo i nonni, non siamo le montagne russe, non siamo i mostri, non siamo nient'altro. Siamo noi stessi. Il Luna Park è dentro di noi, ci diverte, ci può servire da spunto, ci può tornare utile in alcuni casi, se dovesse essere funzionale, ma la cosa più divertente è che quando entriamo nel Luna Park per la prima volta, la prima cosa che facciamo qual è? Non vediamo l'ora di girarcelo tutto per capire quali attrazioni ci sono. Quali attrazioni ci sono. E' questo quello che dovete fare. Entrate nel vostro Luna Park con la scoperta di un bambino che entra per la prima volta. E' come se per la prima volta entrate a Disney World. Chissà che cosa ci sarà. Non lo so, non ho visto la mappa, non so niente. Vado di qua. Cosa trovo? I mostri. Topolino. Paperino. Oddio, qui mi sparano addosso perché c'è il Western. Non lo so. Scopritelo. Sapete che è comunque un'attrazione. E' vero! Vi attrarrà! Spesso e volentieri. Perché vi piace? Dici, ma mi piacciono le cose che mi fanno paura. Sì. Si chiamano attrazioni per questo. L'importante è che ricordate che sono attrazioni. Vi attraggono, ma non siete voi. Vi attraggono per divertirvi, non per farvi del male. Sono attrazioni. Non sono vere, sono nella vostra testa e servono per giocare. Quindi non si lavora su se stessi, ci si va a divertire su se stessi. È un vostro enorme Luna Park. Punto numero uno. Entrate con la curiosità di un bambino e scoprite tutte le attrazioni a uno a uno. Girateci. Dopo che le avete scoperte vi fate una bella mappa e vi ci divertite dentro, vi ci fiondate dentro, vi ci quello che fa... sguazzate dentro, qualunque cosa essa sia. È un'attrazione. L'avete fatta? Prendetene atto. Vi è piaciuta? Non vi è piaciuta? La volete rifare? Non la volete rifare? Benissimo. Andate avanti. Scoprirete che alcune attrazioni sono utili per voi, perché magari farle vi dà una certa motivazione, allora potreste usarle prima di qualcosa che vi serve nella vita reale. Se qualcosa vi dà adrenalina, bene. Magari avete la stanza degli applausi dove... tutti che vi cosano. Allora, magari sapete che la stanza degli applausi vi aumenta l'autostima e potrebbe essere utile aumentarvi l'autostima prima di andare a un colloquio. E allora, prima di andare al colloquio, vi fermate un attimo in macchina, entrate nel vostro Luna Park, entrate nella vostra stanza degli applausi, vi fanno tutti gli applausi, belli carichi, passate per quello degli specchi dove vi fa vedere enorme, vi vedete grandissimi, fighi, con gli applausi, e andate a fare sto cazzo di colloquio e prendete il lavoro che volete. Ed ecco che il Luna Park viene usato in maniera funzionale. Ma dovete sapere che cosa è. Dovete sapere che cosa è. È la vostra più grande risorsa. Non è il mondo la vostra risorsa. È il vostro Luna Park la vostra risorsa. Lì avete tutto. Tutto quello che volete. Non si può avere paura di conoscere le vostre risorse. E anche quelle che possono sembrare brutte quelle che possono sembrare terrorizzanti, quelle che possono sembrare sporche, quelle che possono sembrare depravate, quelle che possono sembrare assurde, quelle che possono sembrare matte, sono risorse. Dovete soltanto capire come funzionano, cosa vi danno, e quando vi serviranno ve le andrete a fare, ve le andrete a giocare, ci andrete lì a giocarvi quando vi serviranno. Non si lavora su se stessi, ci si diverte su se stessi. Ecco perché ci dedicherei molto più tempo rispetto alle altre cose, perché è divertente, è divertente. Quindi non lavorate su voi stessi, fatevi un giro della luna.










