Cosa ne pensi della Preghiera? - Daniele Penna Risponde

Daniele Penna reflects on what prayer is and how intention shapes its effect. He describes prayer as a kind of mantra whose impact depends on coherence of intention, cites collective-intention research (the famous Maharishi "4,000" experiment) and his own failed attempt to run a unified collective-intention project, and criticizes contemporary "fake" spirituality that repackages old goals with new tools.
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Allora, la preghiera, di fondo, è una sorta di mantra. Per cui, è un'attenzione. Dipende cosa intendi per preghiera, perché se la preghiera mi intendi il Padre Nostro che sia nei Cieli, sia Santificato il tuo nome, bla bla bla, vabbè, è un mantra che ripeti. Dipende sempre dell'intenzione che ci metti e con che intenzione la fai. una preghiera invece coordinata o ben inviata coerente cioè vuol dire che la preghiera è coerente con quello che hai dentro per l'aiuto alla soluzione di un evento o una guarigione potrebbe potrebbe avere un effetto sembra sembra ma non è detto che ci siano che le congregazioni di monaci e di monache di clausura esistano proprio perché loro pregano sempre proprio per compensare le gregore, queste forme pensiero, queste vibrazioni, di cui parlavo poi oggi, queste vibrazioni che stanno sopra di noi, proprio per compensarle con qualcosa di meno egoico, quindi che non sia solo rabbia, paura, competizione eccetera, ma con la preghiera in qualche modo tanta gente che prega costantemente, un po' come l'esperimento di Mari Scioggi, quello di 4000, da cui poi tutto è partita la mia Da qui partì tutta la mia evoluzione, perché fu il mio primo dubbio, questo Maharishi che ha fatto questo esperimento dei 4000, di cui parlo nel mio video, quello più famoso, quello di un'ora e mezza sulla legge della trazione, quel corso che feci a Brescia, se non ricordo male. Quell'esperimento riuscì a cambiare la mente delle persone a fianco, cioè rese più buone le persone. Noi qualche anno fa ne abbiamo fatto qualcuno di intenzione collettiva, mi sarebbe piaciuto poterla portare avanti, ma quando ho tentato di fare un progetto univoco dove tutti, si potevano unire, quindi cioè intendeva associazioni, guru, shama, tutto quello che era, in un progetto unico, cioè dove tutti assieme si mandavano intenzioni. E la logica era no ego, no logo, quindi non nessuno doveva interessarsi al proprio ego, al proprio logo, al mio gruppo, ai miei followers, ai tuoi followers, ognuno faceva e diceva, cioè era un unico calderone dove c'era uno scambio, dove veramente si era tutti uno. Figurati, sai quanto è durato il progetto? Un giorno. Nel momento in cui vai a proporlo a tutti i vari guru della situazione, ti dicono come. Se io devo mandare la mia lista, i miei followers, lì dove ci sono gli altri e se poi seguono gli altri, ho capito che problema c'è. Allora, tu sei per un cambiamo il mondo, rendiamo il mondo un posto migliore, siamo tutti uno, volemose bene, o i miei follow, persone miei, cerco di rubarti le tue e gli devo vendere quello che gli vendo io perché il mio è giusto e il tuo è sbagliato? Perché poi nel mondo di finta spiritualità ormai è questo quello che funziona, non è che... Per questo vi dicevo sono sempre un po' più distaccato dagli esseri umani e soprattutto da questo mondo di finta finta finta spiritualità. Adesso mi trovo in un posto dove veramente la finta spiritualità ce n'è per tutti. Quindi oggi la spiritualità serve per avere degli strumenti diversi per ottenere gli stessi obiettivi di prima. Non è cambiato niente. Però si usano mezzi diversi.










