Daniele Penna intervista HeLLeR

Daniele Penna talks with HeLLeR in Thailand about living with psoriatic arthritis and an experimental treatment that put her symptoms into remission. She shares what the illness taught her about empathy and acceptance, and what it means to rebuild a life after your body breaks.
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Cari amici sono oggi con un ospite speciale, Eller, e quello che stai per vedere subito dopo questo intro è l'intervista che io ho fatto a lei, ma durante quell'intervista che abbiamo registrato ieri a un'altra location ci siamo dimenticati di dire che oggi lei avrebbe intervistato me! E quindi questa intervista che ho fatto a lei e che stai per trovare subito dopo questo intro la trovi sul mio canale.
Invece la sua la trovi sul mio ovviamente.
Qui sotto trovi i link al suo canale così dove puoi vedere dove puoi trovare quello che lei ha chiesto a me e qui subito dopo questo intro trovi la mia intervista a lei. Seguila fino alla fine, condividila perché ci avrà qualche sorpresa anche per te. Grazie. Cari amici, ho con me qui in Thailandia un ospite particolare. Abbiamo fatto qualche video assieme, se vai sulle nostre playlist su YouTube ci troverai su qualche apparizione assieme. E questa volta l'apparizione di Heller è qui in Thailandia.
Hai visto?
Tutta di bianco.
Dovevamo arrivare in Thailandia a vederci e te.
Esatto. Allora Heller, dici qualcosa di te. Perché sei qui e soprattutto chi è Heller?
Allora, sono qui in realtà per fare un giro, vedere posti nuovi, ritrovare tante idee, tante cose. Insomma, la Thailandia ti offre veramente... Mi sto grattando perché ci sono anche un sacco di zanzani.
Ci stanno sì, siamo al... Siamo cibo in questo momento.
Tu mi hai detto chi sei, sono cibo per le zanzani in questo momento.
Siamo dei predati in questo momento.
E quindi siamo venuti a fare un giro insomma per rilassarci un attimo dopo un periodo abbastanza intensamente vissuto e per fare delle esperienze nuove come ogni volta, come ogni viaggio e anche per incontrare te dato che è tanto tempo che ce lo stiamo dicendo. Loro non lo sanno ma è la verità, è tanto tempo che ci stiamo dicendo incontriamoci in Thailandia, facciamo qualcosa insieme, finalmente è arrivata l'occasione.
E chi è Eller? Perché per chi non ti conosce, chi sei?
Allora, chi sono?
È un parolone.
Esatto, cioè avete due settimane, disponibili forse anche due mesi. No, facciamo, racconto un attimino, un minimo di storia. Allora, Eller è un nome praticamente inventato. è nato dall'esperienza più forte e intensa che ha caratterizzato tutta la mia vita, che è quella in cui tuttora sto vivendo perché ho una malattia cronica, o quantomeno considerata cronica per la medicina occidentale. e noi speriamo invece di farla diventare qualcos'altro, insomma... di farla scomparire. Esatto, il credo è l'ultimo, diciamo, a morire. E quindi Heller nasce un po' da questo. Heller inizialmente significava Hell her, quindi il suo inferno, l'inferno di lei, perché io ho passato dieci anni di inferno dovuto a questa malattia, ma soprattutto dovuto al fatto che i farmaci tradizionali per curare questa malattia, su di me non funzionavano ma anzi mi davano tutta una serie di effetti collaterali molto gravi che mi facevano stare anche peggio.
Io posso dire di aver letto il libro che mi ha regalato, lei ha scritto un libro che magari poi mettiamo in sovraimpressione, che devo dire leggendolo è estremamente toccante, cioè ti vedo oggi qui, ma leggere quella storia e immaginare quello che tu racconti effettivamente è un po' particolare. Non ti dico di far rivivere quelle scene ai nostri amici, dai un'idea di... non ti voglio dire di quello che hai vissuto, ma di come l'hai passato.
Allora, l'idea, innanzitutto, vabbè, in due parole, quello che ho vissuto è stata praticamente l'impossibilità di utilizzare il mio corpo, ovvero la mia macchina biologica, per parecchio tempo, perché la mia malattia, che è un'artite psoriasica molto molto grave, con degli altri, diciamo così, associati... Annessi e connessi. Annessi e connessi, praticamente, è una malattia che blocca le articolazioni, per cui... Ho avuto una vera e propria impossibilità di utilizzare il mio corpo, ma tutto, cioè nel senso dalle ginocchia ai piedi, le mani, le mandibole, non riuscivo neanche a parlare. Quindi la vita diventa difficile finché a un certo punto, nel periodo proprio più brutto, non riuscivo quasi neanche più a respirare perché le costole erano bloccate, per cui i polmoni non si potevano espandere bene. Sono stata costretta a letto per tantissimo tempo. Quando non puoi utilizzare la tua macchina biologica, come qualunque altro genere di senso, aumenta la sensibilità degli altri. Quindi è aumentata forse anche la mia empatia e tutta la mia sensibilità intellettuale. Io penso alla velocità della luce perché se non puoi fare niente di niente, l'unica cosa che puoi fare è guardare, sentire e pensare. Quelle erano le uniche tre attività che io ho potuto fare in un certo periodo della mia vita. Però... diciamo quando attraversi questo genere d'inferno poi tutti mi dicono eh tutto il resto ti sembra una passeggiata no non è vero sarei sarei falsa a dire così però sicuramente ogni volta hai un termine di paragone di un certo peso e quindi dici, ah beh, sono stata anche peggio.
Tra quello che si può definire problema e quello che si può definire disguido.
Esatto. E tu puoi dire, cavoli, sono stata anche peggio e ce l'ho fatta. Comunque ne sono venuta fuori anche con tutto quello che psicologicamente comporta vivere una situazione di quel genere. Non sei sola in quella situazione lì, c'è anche tutta la tua famiglia che soffre con te, che soffre per te, che c'è un senso di impotenza difficile da gestire, si ha dei tuoi genitori che ti vedono crescere, dovresti fare le esperienze di una bambina, di un adolescente e non le puoi fare, per cui ci sono tutta una serie di parametri che purtroppo sono molto delicati da gestire e quindi quando tu capisci che è il tuo modo di vedere, di affrontare, di vedere le cose che condiziona la tua vita, anche in quel momento lì in cui non puoi fare niente, per cui lì arriva proprio quando capisci che tu vivi in questo tipo di paradosso sempre, qualunque sia il tuo stato, allora lì iniziano a cambiare tante cose. Io sono venuta fuori da questa malattia, diciamo che l'ho mandata in remissione grazie a un farmaco biotecnologico. mi hanno inserito in un programma di sperimentazione perché il farmaco non era ancora nemmeno esistente. Sì, era esistente ma era praticamente in fase sperimentale ancora.
C'è stata una cavia praticamente.
Sì, sono stata anche una cave, però diciamo che...
Ti ha detto bene.
No, è che non avevo altre possibilità, cioè nel senso che...
Quindi non avevi nessuna... cioè per quel tipo di malattia non c'era farmaco che potesse darti?
No, io le avevo fatti tutti e alla fine ho fatto quattro anni di chemio e poi un giorno di maggio del 2004 ho avuto una emorragia interna e praticamente proprio nel momento in cui mi hanno detto mio padre che non ce l'avrei fatta, in realtà che era tutto finito, infatti mi hanno parcheggiato nella stanteria dell'ubitorio. Sì, mi hanno parcheggiato lì davanti, in realtà ero lì, gli hanno detto mio papà di aspettare per le carte, in realtà io lì mi sono svegliata, ho iniziato a ridere, perché mi veniva da ridere, non so, mi veniva veramente da ridere, me lo ricordo benissimo, io ridevo come non so che cosa e da lì appunto ero proprio in balia degli eventi perché non c'era proprio più niente da fare, non mi potevano neanche più curare perché avevo un'ulcera su tutto l'intestino era proprio diviso in sei fette per cui anche volendo non cioè non assorbivo niente, quindi non c'era proprio più nulla da fare e quindi da lì poi è iniziato tutto un altro tipo di avventura, poi mi hanno messo in questo programma sperimentale. Io sono venuta fuori sicuramente come macchina biologica e garantisco che è la prima necessità perché se tu non hai la padronanza del tuo corpo, se ti fanno male le mani, i piedi, se ti fa male a respirare, se ti fa male a mangiare, non vivi una vita psicologicamente sana, se non ragioni neanche, esatto, e poi da lì ho dovuto appunto anche iniziare a curare tutto quello che era invece la parte interiore che comunque se da un lato si era rafforzata, dall'altro lato aveva delle mancanze, dei vuoti e dei segni, delle cicatrici che erano dei lividi più che delle cicatrici, perché la cicatrice è quello che mi ricorda che io di lì sono passata, il livido però si doveva veramente riassorbire e così è stato, insomma, ho fatto poi tante... grazie al cielo, insomma, l'universo mi ha venuto incontro, mi ha fatto fare tante conoscenze, tante esperienze E tu sei arrivato proprio anche in quel senso, tra l'altro poco fa.
Sì, da poco tempo.
Sì, io un giorno in internet, allora... Io non mi ritengo mai arrivata, per cui ho sempre fame, ho sempre sette, devo sempre conoscere cose nuove. Ho visto appunto che c'era il tuo libro e l'ho preso. E se ti ricordi, la cosa che mi ha colpito di te, glielo dicevo l'altro giorno a Mister X, la cosa che mi ha colpito...
C'è colui che sta dietro la telecamera.
C'è colui che sta dietro la telecamera. La cosa che mi ha colpito è stato proprio che io ho comprato il libro più il DVD L'ho ordinato tipo la sera alle cinque e mezza, alle sei, la mattina era a casa e io ti scrissi e ti dissi, oh, com'è sta cosa che l'ho ordinato ieri sera? E tu mi hai detto, a volte capita. E da lì hai vinto, ho detto, sto qua è uno strano per cui bisogna conoscerlo.
Che con le poste italiane, con questi...
A volte capita, per cui ho detto, vabbè.
Grave. E quindi, insomma... quindi come a volte appunto capita nel nostro mondo che io per primo sono spesso non contro la medicina ma disapprovo alcune pratiche della medicina tradizionale anche se è innegabile che in alcuni casi ti salva la vita quindi è ovvio che la medicina viene spesso gestita dalle case farmaceutiche, ma è anche vero che ci sono milioni di scienziati, di sperimentatori che lo fanno seguendo il loro bravo compito, la loro missione di vita per salvare... e creano qualcosa che può davvero salvare la vita. Quindi non demonizziamo mai niente, ma siamo sempre nel giusto equilibrio. Quello che mi piacerebbe sapere da te è che quello che vorrei che tu dicessi a tutti i nostri amici è come sei uscita da questo, cioè qual è stato il dono di tutto questo?
Allora tu hai detto come sei uscita, non sono uscita e non ci voglio neanche uscire perché comunque fa parte di me. è una cosa che io accetto, ho imparato ad amare questa parte di me e a ringraziare questa parte di me proprio perché tanto dolore mi ha offerto quanti doni mi ha portato. Innanzitutto mi ha portato una consapevolezza e un dono dell'osservazione e dell'ascolto che sono molto rari perché appunto soprattutto nel momento in cui non avevo la possibilità di sperimentare il mio corpo fisico ho dovuto assolutamente mettere il 100% di me stessa in quello che era il mio intermentale. Quindi questi doni qua sono innegabili, mi ha dato un forte senso di empatia nei confronti delle persone che soffrono e soprattutto mi ha dato una forza incredibile che spesso e volentieri vale per me e che io riesco a trasferire anche agli altri quindi riesco a donare anche alle altre persone che ne abbiano bisogno o meno perché io non mi metto mai dalla parte, almeno cerco di non mettermi mai dalla parte giudicante o interferente. Quindi chiunque ha a che fare con me prende quello che è giusto che ha da prendere esatto che ha da prendere in quel momento lì tutto il resto gli verrà nel momento giusto in cui però mi rendo conto che effettivamente fa proprio parte di me il fatto di far fluire, far passare questa forza che io sono riuscita a coltivare e farla arrivare anche alle persone che sono pronte a prendere, ecco.
Se dovessi dare un consiglio a persone malate o teoricamente malate, spesso e volentieri ricevo tantissime mail di persone che hanno malattie fisiche o mentali o almeno che vengono reputate mentali, e che a volte si trovano in ciò che loro reputano tragedie. Ecco, tu l'hai vissuto questo, forse hai vissuto, credo, il top, visto che eri già pronta per l'obitorio. E come dico sempre, di fronte a un evento del genere o ci si arrende o si rimbalza. Se si rimbalza, spesso e volentieri si riesce a cambiare completamente la vita. Se ci si arrende, sarà per la prossima. Tu sei rimbalzata. Un consiglio a tutti quelli che stanno in quella fase, che non hanno ancora ben compreso cosa fare, se arrendersi o rimbalzare, se cambiare completamente la loro vita, se capire qual è il dono, se comprendere qual è la loro strada, il loro messaggio e andare avanti.
Diciamo così, io consigli credo di non poterne dare, perché ognuno è diverso e per ognuno il giusto è diverso. Per cui anche quando me ne chiedono io di cose standard non ne posso dire. Dico però una cosa che io ho capito e che ho capito in maniera molto profonda, che ho consapevolizzato in maniera molto profonda e che cerco di mettere in pratica quotidianamente ogni giorno. proprio dentro, ma dentro dentro, cioè esiste un filo che va dall'universo proprio al centro della propria essenza. Non parlo neanche di anima, parlo proprio della propria essenza. Quindi bisogna guardarsi dentro e bisogna soprattutto amarsi. volersi bene e se uno desidera vivere questa vita di sicuro la vive, che la viva nel dolore, nella gioia, nel dolore fisico o meno ma di sicuro la vive. Se un una persona invece ha finito il suo percorso qui, ha deciso che il suo percorso è finito, è triste dirlo ma il percorso finisce. Io per la mia esperienza vedo tante persone che mi sembrano un po' zombie, sembrano un po' dei vuoti che camminano, un po' come se fossero delle tute aliene, vuote, delle... E spesso e volentieri, appunto, la gente si chiede, ah, ci sarà la vita dopo la morte? E noi dovremmo invece imparare a chiederci, ma c'è la vita dopo la nascita? Cos'è la vita dopo la nascita? Perché la gente non ha ancora capito, non riesce ancora a fare un distinguo. C'è una vita dopo la nascita, il 99% delle volte non è quella che ci hanno insegnato a vivere. e quindi probabilmente bisogna cercare quella e non la si trova fuori, non la può dire Daniele Penna, Heller, non la può dire Mister X, non la può dire Cagno, non la può dire nessuno, la può dire ognuno per se stesso e quindi l'unico, tra virgolette, consiglio, se così vogliamo dire, è proprio quello di guardarsi dentro, cioè di avere consapevolezza di sé, di osservarsi.
Se posso aggiungere verissimo quello che dice davvero ormai ci troviamo di fronte a un mondo in cui sembra che camminano davvero gli zombie, gente completamente anestetizzata ormai rimbecillita da pane e circo, da televisione e qualcos'altro. Osservatevi e aggiungo anche ascoltatevi. Una cosa che ho imparato è che la vostra essenza sussurra, ma se la vostra parte cosciente, il vostro ego vi strilla all'interno delle vostre orecchie, la vostra essenza non la sentirete mai. A volte c'è gente che mi dice non riesco a sentirmi, non riesco ad ascoltarmi, non è che non parla, è che sussurra. Quindi riuscire a fare il silenzio interiore, così come riuscire a guardarsi dentro, quindi chiudere gli occhi esterni, che è una delle cose che credo dice più bugie in assoluto e guardarsi dentro e ascoltarsi dentro probabilmente lì si troveranno tutte le soluzioni e non potremo darveli noi consigli ma chi davvero sa il perché vi sta accadendo tutto quello che vi è accaduto quindi che dire la luce sta andando via il tramonto ormai è arrivato questo è un chiaro segnale dell'universo che.
La nostra intervista è finita.
Ci rivedremo prossimamente da qualche altra parte, magari in qualche altra parte del mondo. Io direi che non posso far altro che ringraziarti.
Grazie a te, grazie a loro.
Grazie a tutti voi. Alla prossima!
Bene ragazzi, questo è tutto. Spero che la mia intervista vi sia piaciuta. Ovviamente chi è Eller? Non possiamo dire che è solo quello, ma quella è una parte. Quindi se volete sapere un po' di più e soprattutto se volete vedere l'intervista che ho fatto io a Daniele, io vi aspetto sul mio canale, su Eller Channel.
Tra l'altro sul suo canale c'è anche il suo singolo perché Eller è una cantante.
Lo linkerò dopo la tua intervista dove tu hai partecipato.
C'è anche una piccola partecipazione per il senso importante e profondo che ha proprio quel progetto grazie al quale poi ci siamo incontrati per la prima volta. Quindi andate sul suo canale, guardate la mia intervista e guardate tutto quello che fa Eller. Grazie a tutti!










