This is a short spoken response from Daniele Penna stating his personal mission: to make the world slightly better than he found it. He explains that he has progressively narrowed and simplified his mission, criticizes performative elements in the personal-growth/spirituality scene, emphasizes authenticity and personal experience, and refuses grand labels ("non sono un cazzo").
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Qual è la tua missione? La mia missione è rendere questo posto un mondo migliore, o meglio, lasciare questo mondo leggermente meglio di come l'ho trovato. Questa direi che è l'unica cosa che mi posso permettere di dire. Ho cambiato tanto la mia missione, ho ridotto tanto la mia missione, perché prima era voglio fare comunità, città e di su di giù. Oggi come oggi sinceramente mi rendo conto che la maggior parte delle persone non vuole essere aiutata, non vuole crescere. e quelli che dicono che vogliono crescere in realtà lo dicono soltanto perché fanno parte di quei finti spirituali o di quel mondo dei finti corsisti che fa figo adesso dire che sono nel mondo della crescita personale, perché adesso fa figo, non sanno assolutamente che cos'è, non hanno cambiato una minchia, fanno corsi agli altri ma non hanno cambiato niente di se stessi e questo è il bello. prima di tutto lavorassero se stessi veramente e diventassero degli esempi per gli altri e quello dico, non raccontate quello che gli altri vi hanno raccontato, raccontate le vostre storie, non si è sempre detto, la gente mi chiede, ma tu cosa sei, un maestro, un trainer, un guru? no, io non sono un cazzo, sono un cantastore, io dico semplicemente quello che mi è accaduto ma dico quello che è accaduto a me, quando qualcuno chiede, ma tu che ne pensi di sta roba? Boh, che ne so, se non ho avuto la possibilità di testarlo, di provarlo, di fare la mia esperienza, non parlo neanche, che senso ha?