Short monologue by Daniele Penna reflecting on the label “irriverente” (irreverent). Penna questions what it means to be called irreverent, argues that such labels expose others’ triggers and unmet needs (respect, etc.), and frames the irritation as diagnostic: noticing what annoys us can prompt self-inquiry, awareness, and a choice to change patterns—key steps toward personal growth.
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Prima qualcuno mi ha detto, ah stasera sei particolarmente irriverente e scazzato. E' particolare la parola irriverenza. Irriverenza presuppone che io non sia irriverente. Ma chi è? Cos'è? Perché devo essere irriverente verso qualcuno? Do' sta scritto? Cioè, la irriverenza si fa verso qualcuno a cui fondamentalmente dire qualcuno. Cioè, la irriverenza... Do' sta scritto che io devo essere irriverente verso qualcosa o qualcuno? Ed è simpatico chi l'ha scritto, perché mi farebbe piacere capire quanto per te è importante la riverenza, verso chi tu sei riverente, perché tu hai bisogno della riverenza. Potrebbe essere ad esempio un bisogno di rispetto, potrebbe essere tutta una serie di cose interessanti. Ed è bello come vedere come ciò che nelle persone dà fastidio, poi sono quelle note che vengono toccate e che dovrebbero essere risolte. Quindi che cosa fa? L'ego dice, ah stasera proprio non ti si può sentire, adesso me ne vado perché sei irriverente. E quindi cosa fa? Lo fa scappare da qualcosa che è stata toccata. Invece se una persona che sta qui sopra volesse davvero crescere e mettersi in gioco, dovrebbe ragionare, ah questa sera Daniele mi sembra irriverente, questa cosa mi sta dando fastidio, come mai? Come mai questo tono di voce mi genera un fastidio che io nominalizzo con il concetto di irriverenza? e da lì potrebbe nascere una domanda che potrebbe farti venire un salto quantico. Quindi ricordatevi che l'obiettivo è sempre quello. il un'evoluzione e la consapevolezza di ciò che vi muove. Vi ho parlato l'altra volta, abbiamo schemi, timer, di tutto e di più, ma ne abbiamo migliaia, non uno e due. Quindi, tanto più scopriamo le cose che ci danno fastidio, tanto più queste cose le prendiamo come dei doni e le facciamo diventare nostre, le ci indaghiamo sopra questi fastidi e ne comprendiamo gli schemi che ci muovono e che ci hanno mosso quel fastidio e come in piccolo ci muoveranno tanti altri fastidi in grande, nel momento in cui ne diventiamo consapevoli abbiamo già fatto un gran passo avanti. Da quel momento, quando siamo consapevoli, possiamo scegliere se rimetterli in atto oppure no. E questa è la cosa interessante. Sì.