Discorso sulla Morte - Daniele Penna - Evento dal vivo

Daniele Penna delivers a live talk arguing that Western culture broadly denies death, and that this denial strongly shapes life choices (materialism, pursuit of continuity). Drawing on personal loss, classical references ("respice post hominem"), and Ernest Becker's The Denial of Death (five-stage framework), he urges integrating mortality into our decision variables — which changes priorities toward more emotional, meaningful goals — and says he will share further study material (including Tibetan perspectives).
Questions this video answers
The Denial of Death by Ernest Becker.
Chapters
Poi c'è questa, che è la variabile che tutti dimentichiamo e su cui dovremo lavorare in futuro tanto. Respice poste hominem tememento. Questa era la frase che veniva detta da uno schiavo quando parlavano i generali romani dopo le loro campagne vittoriose, avevano conquistato mezza mondo, la territoria di Pino Russia. Arrivavano questi generali tutti pomposi, con le loro armate, con una nuova conquista, con un nuovo territorio, e mentre nei festeggiamenti per tutto questo che avevano raggiunto, che avevano ottenuto, c'era uno schiavo che gli si avvicinava ed era uno schiavo che gli si avvicinava e all'orecchio gli diceva queste parole. guarda dietro di te, ricordati che sei un uomo. No, è quella che Troisi ha rifatto con ricordati che devi morire. E qualcuno di voi se lo sta assegnando. Ricordati che devi morire. Cioè sei un uomo, sei un mortale, non ti innalzare a Dio, oggi hai conquistato, domani mori, ricordati, fly down. Sii umile, resta umile e ricordati che devi morire. Tutti così diventiamo. Qualunque cosa stiamo facendo, qualunque cosa raggiungeremo, qualunque cosa accumuleremo, qualunque risultato otterremo, qualunque palazzo compreremo, quanto oro accumuleremo, chissà quanti bitcoin avremo nel nostro portafogli elettronico. Tutti in là si riportiamo. Come diceva Toto, a livello. Questa, purtroppo, nel mondo occidentale viene dimenticata. E qui c'è una grossa variabile, che è, purtroppo, la omettiamo da tutti i nostri progetti, da tutte le nostre idee, da tutti i nostri lavori, Soprattutto nel mondo occidentale, perché non c'è per nulla una cultura della morte. Anzi, la maggior parte di noi vive nella negazione della morte. Da bambino mia nonna moriva, io non dovevo sapere niente. Perché no, non si deve dire, non si deve parlare che i bambini erano morte. E poi cosa succede? Che arrivo a 50 anni, i miei muoiono e io non so assolutamente niente. Cos'è? Come funziona? Che cosa accade? Come si gestisce? Come si vive? Improvvisamente e magicamente ti rendi conto a metà della vita che esiste, c'è una cosa che arriverà e non è che scappa. Ragazzi, stiamo negando l'unica cosa certa della nostra vita, che è un assurdo. se noi neghiamo e la togliamo dalla variabile, l'unica cosa di cui siamo certi in questa vita e facciamo tanta fatica per metterci tante cose incerte. Che assurdo! Ma è assurdo anche un altro motivo. Ricordate che la vita è un'opportunità che ci viene dato con un conto alla rovescia. Peccato che non sappiamo quando scade. Quindi potrebbe scadere tra dieci anni, venti, trenta, quaranta, oppure Adesso c'è questa moda dei malori improvvisi, potrebbe capitare domani. Puff, vi spegnete. Speriamo di no. E in quel momento che cosa accade? La cosa interessante è che, e questo spesso si dimentica, è che noi siamo, è vero, vi ho detto, siamo in un punto del nostro viaggio, della nostra vita, per cui siamo nati, Abbiamo fatto un viaggio, siamo arrivati qui in questo presente, e abbiamo un futuro. Ma siamo anche nel viaggio verso la nostra morte, cioè siamo a un punto nel viaggio della nostra morte. Questo lo dimentichiamo. E la cosa bella, o brutta, e se avete notato, è come si è improvvisamente silenziata la sala. Perché stai parlando? Dice cazzo la morte, me l'ero scordata. No, e quello è il brutto. Noi non ragioniamo con la morte. Invochiamo gli angeli, le madonne, i gristi, i folletti, barbababà, ma alla morte non ci ragioniamo mai. Eppure l'unica cosa certa che prima o poi arriverà è questo assurdo. Perché la togliamo da qualunque variabile. Tutto ciò che fai in vita riecheggia nell'eternità, questo lo diceva il gladiatore, ma non è così sbagliato. Tutto ciò che fai in vita sarà... o meglio, tutto ciò che fai in vita lo stai facendo anche in morte. Ricordate, noi non stiamo vivendo... vediamola come sì, questa opportunità che viviamo, ma in realtà per tre quarti del nostro tempo l'abbiamo vissuto da morti, e lo vivremo da morti. Quindi noi quello che stiamo vivendo lo stiamo vivendo in vita, ma parallelamente in morte. Quindi se vedessimo questa come la linea della vita e questa la linea della morte, noi così come stiamo facendo qualcosa qui, così come stiamo evolvendo sulla nostra via della vita, stiamo evolvendo sulla nostra via della morte. E non è un caso, perché poi con quello che è successo ai miei ho avuto un po' più di esperienza, ho avuto la fortuna di avere vicino persone che hanno lavorato con i morti, o che non lavorano, nel senso che lavorano negli RSA. E si scopre che quanto più la tua vita è stata, come dire, serena, diciamo con poco stress, con pochi danni, senza aver... con meno problemi possibili, con più cose buone che cattive, tanto più la tua morte sarà serena. Tutte le culture, ora a prescindere da quale sia la religione, tutte dicono, fai il bravo, non fai il cattivo, fai buone azioni. E guarda un po', nel mondo occidentale tutte le divinità vengono soppiantate da un dio denaro che non gliene frega niente, il fine giustifica i mezzi, frega quello lì, che te frega? Basta che prendi i tuoi soldi, va bene così, e ti doni la tua anima al dio denaro. Il non avere, come abbiamo detto prima, un credo, un credo in qualche modo in cui ci mettessi anche paura, ma in qualche modo ci dice di fare del bene piuttosto che del male, di muoverci verso il bene piuttosto che nel male. Perché? Perché quello che fai qua mi trovi in fondo. E vi posso garantire che quando si arriva alla morte tutto quello che abbiamo fatto, tutto quello che abbiamo ottenuto, non ci rimarrà più niente. Nella maggior parte dei casi, quando moriremo, i nostri beni verranno venduti dai nostri figli, se ce li avete. Io non so manco quando vanno a finire, perché non ce li ho nessuno. Quello che abbiamo comprato e di cui magari amavamo tanto verranno venduti o regalati. Se poi ci sono più fratelli, spesso si ammazzeranno tra di loro per quattro spicci, si dimenticheranno nella maggior parte dei casi di noi dopo un po', perché non c'è neanche un culto dei morti. Non stiamo nei paesi in cui i morti vengono onorati. Tra l'altro nel passato e nei mondi matriarcali, prima che venisse lo switch al mondo patriarcale, i morti diventavano delle semidivinità. che aiutavano i vivi, che potevano influenzare i vivi. Per questo venivano costantemente onorati e gli venivano date offerte, gli venivano dato da mangiare. C'è il culto dei morti in tutta l'Asia, c'è, ce l'abbiamo un po' dappertutto. L'Occidente, guarda un po', si è scordato. La morte non va sottovalutata, ma andrebbe vista come amica, non come nemica, perché è una parte immutabile. di noi, l'unica cosa, l'unico elemento che siamo sicuri di incontrare è l'unico di cui ci dimentichiamo, il che è assurdo. E quando comprendiamo questo, ci ritroviamo a comprendere una delle grosse grandi verità, che, mi sono seduto su un La grande verità è che tutto quello che noi facciamo lo facciamo per paura della morte e questo ce lo siamo scordati. C'è un bel libro di un personaggio che è nato nel mio anno, nel 73, che è proprio la... non ricordo il nome, vediamo se ce l'ho scritto da qualche parte. Si chiama The Denial of Death, di Ernest Becker, eccolo qua, ce l'ho lì. Cioè, ovvero, la negazione della morte. Pensate. Aggiungete questo alle vostre variabili. Pensate questo. L'ego, sempre quel bambino, non vuole morire. Pensa di essere immortale. E quindi che cosa fa? Buona parte delle sue scelte, nonché buona parte di tutta quella roba che abbiamo visto prima, nasce per avere la convinzione di essere immortale, per avere una continuità. E quali sono le azioni che possiamo fare per avere una continuità? Tutto ciò che è materiale. Penso che se compro questo continuerà dopo di me. Penso che se faccio questa azienda continuerà dopo di me. Penso che se faccio un figlio continuerà dopo di me. Se no, che vuoi fare? Ci sono persone che tu gli dici, ma qual è il tuo scopo nella vita? Eh, faccio tutto per mio figlio. E io mi faccio una domanda. Scusa, aspetta, fammi capire. Allora, tu fai tutto quello che fai, lo fai per tuo figlio e insegni a tuo figlio a fare lo stesso. Quindi lui farà tutto per suo figlio. Tu fai tutto per suo figlio e lui farà tutto per... e alla fine il cazzo fate qualcosa per voi. Cioè, mi pare un po' una scusa, no? Cioè, a che pro? Per restare immortale? Per sperare di essere immortale? Per passare il cognome? Questi cazzi! La negazione della morte è proprio questo. Dimenticarsi che la morte esiste e che quello lì pensa di essere immortale. In funzione di questo fa le sue scelte. Una domandina a monte, che ci facciamo nelle nostre scelte, nei nostri acquisti, è come posso fare per avere una continuità? Ed ecco che facciamo scelte, facciamo azioni, lasciamo questo per questo qui, compriamo questo per quest'altro, lasciamo l'oro per quello, mettiamo sta terra per quest'altro. E poi probabilmente, ripeto, quando morirete Van Draffny a Carte 48, ho vissuto adesso, sono stato da un amico che ha qualcosa come tipo 100 ettari di terra, che fa tutto per i figli e i figli non gliene fregano niente di quello che sta a fare lui. Infatti si lamenta sempre di, cazzo se faccio tutta sta roba, ho fatto sta azienda, ho fatto questo, nella speranza che loro un giorno si risveglino e quelli stanno a fare gli artisti del teatro. tanto che vi posso garantire, secondo me, che questo quando lascerà tutti i figli, loro che vivono dall'altra parte d'Italia, se li trovano con cento ettari di terreno, dicono, Dio che coglia, ora come fanno a venderli? Devo pure tornare giù per levarmi questa cosa. Quindi anche il disonore, tra l'altro. In questo libro molto interessante c'è stato, spiega queste cinque fasi della morte ed sono le cinque fasi in cui ognuno di noi normalmente si vive, ovvero la legazione, che è quella in cui la maggior parte di noi si trova, cioè neghiamo la morte, non se ne parla, facciamo finta di niente, boh devo morire, no vabbè facciamo questo, facciamo quell'altro, La neghiamo, assolutamente, non se ne parla, non le vogliamo sapere. Avete visto come è scalato questa ombra tipo da dissenatore appena ho parlato della morte? C'è già là qualcuno che faceva, aspetto patrò. Che cosa succede? Quando stiamo nella negazione, perché poi è quello che succede, perché l'ho visto con mio padre mentre moriva, l'aspetta, non se l'aspetta. Ti va in quel momento in cui poi rimani in qualche modo bloccato e capisci che stai morendo e ti incazzi. Ti incazzi come una biscia perché è arrivato in quel momento e non te l'aspettavi, volevi fare ancora un sacco di cose, non avevi finito, non eri pronto, non sapevi niente, non sai che succede. Ti incazzi. Ti incazzi con la morte. Se sei fortunato, che dopo l'incazzatura ce la fai, vai nella contrattazione. che è la parte in cui penso di stare io, con cui contratti. E contrattare vuol dire inserire la variabile morte nei nostri progetti. Non la possiamo togliere, perché la nostra... cioè noi facciamo le cose per paura della morte e togliamo la morte dalla nostra variabile. Non ha senso. La morte va conosciuta, va rispettata, dovrebbe diventare il nostro migliore amico e ci dobbiamo parlare quasi tutti i giorni come se stiamo con il nostro inconscio. Ed è, tra l'altro, una cosa su cui inizierò a lavorare tra un po', perché questa diventa davvero la cosa fondamentale e nascosta, perché questa viene a monte di tutto quello che abbiamo detto prima. Poi, le altre cinque fasi, depressione e accettazione. Ma il brutto è che buona parte di noi sta nella fase dell'annihilazione e non si può negare la morte, visto che è l'unica cosa certa. Questo è un elemento che vi lascio aperto su cui ragionare e che, ripeto, più avanti sto facendo studi, vi porterò al corrente, c'è davvero tanto. Nel mondo, ad esempio nel mondo tibetano, il concetto della morte è spiegato molto meglio ed ha tanto da comprendere. Lavoreremo anche su questo, vi darò del materiale, ma avremo modo più avanti di approfondire. Ci sto approfondendo anch'io, per me anche tutto questo è abbastanza nuovo, ripeto, è venuto dopo la morte di miei. E questo è accaduto due anni fa, quindi vorrei portare a voi l'esperienza per farvi trovare preparati e non avere la botta che ho preso io. E soprattutto perché poi cambiano gli obiettivi. Cioè noi a volte siamo giovani, a 18-20 anni ci crediamo immortali, perdiamo una valanga di tempo incazzate. E poi ci ritroviamo magari più grandi che ci pentiamo di non aver fatto, abbiamo rimpianti, abbiamo rimorsi. Se invece avessimo messo questo nella variabile avremmo, uno, scelto in maniera migliore il tempo come usarlo, due, quando arrivi nell'accettazione della morte, quando comprendi, quando non la neghi più la morte, arrivi nella contrattazione, cosa fai? Cambiano i tuoi obiettivi, cerchi cose più più importanti, più emozionali, cerchi di diverti più emozioni piuttosto che cose effimere, cerchi cose più vere piuttosto che fuffa. E questo perché dobbiamo aspettare così tanto per farlo? Perché dobbiamo aspettare di prendere una trambato, di vivere una morte o alcuni casi addirittura di avere una premorte, come è successo a qualcuno di voi che si è vissuto? È bello morire, torni a casa, Torni a casa, ragioneremo su questo molto più avanti, ci sono delle cose interessanti.










