I CONDIZIONAMENTI DEL VERBO "POTERE" - Le Perle del Follow the Flow di Daniele Penna

Daniele Penna argues that the Italian verb 'potere' conflates the concepts of being capable and being authorized, which conditions people from childhood to believe they 'can' only what they're permitted to do. He contrasts Italian with languages that distinguish 'can' and 'may' and links the Italian usage to historical censorship and parental messaging; he urges parents to distinguish capability from authorization when speaking to children and gives an exercise to revisit 'non puoi' messages from one's past.
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Riflettete a quanto sia condizionante il verbo potere. Tu puoi. Pensateci, in italiano noi abbiamo soltanto tu puoi. Cioè, puoi fare questo. Ora, cosa vuol dire tu puoi fare questo? Ad esempio, vi faccio una domanda. Voi potete uccidermi? Ora, la risposta a questa domanda qual è? Rispondetemi a questo. Voi potete uccidermi? Teoricamente sì. Ognuno di voi ha la capacità di uccidere. Qual è il problema? Quindi, tu sei capace a uccidermi, ma tu puoi uccidermi? La seconda domanda è, tu puoi uccidermi? Cioè, tu sei autorizzato ad uccidermi? Capite che non c'è differenza tra tu sei capace e tu sei autorizzato. Sono due cose differenti. Eppure, noi usiamo il termine puoi per la stessa cosa. In realtà, nella lingua italiana, puoi viene spesso utilizzato con tu sei autorizzato. Capite questo? E soltanto questa parolina condiziona le menti in una maniera devastante. Perché tu sei addestrato a poter fare solo ciò che sei autorizzato a fare. E i tuoi genitori ti dicono questo puoi farlo e questo non puoi farlo. Non ti dicono questo sei capace a farlo, ma non sei autorizzato a farlo. Sono due cose diverse. E che è molto differente, attenzione. A un bambino spiegategli bene la differenza tra tu sei capace e tu non sei autorizzato. Tu sei capace a distruggere con un sol colpo l'iPhone X da 1500 euro di papà. Ma non sei autorizzato, perché se no te meno. Sono due cose diverse. Invece quando leghiamo la stessa cosa tra potere ed essere autorizzato, il bimbo e l'umano si rende conto che può solo ciò che è autorizzato a fare. Quindi se i tuoi genitori, per esempio, non ti autorizzano a fare soldi, Tu non li sai fare. Tu non puoi. Ad esempio, ci sono molte convinzioni che dicono che tu non puoi ad esempio guadagnare più di tuo padre. Chi lo dice? Sono intrinseche, nessuno te l'ha mai detto, ma tu te ne sei convinto. Alcuni sono convinti di ciò. Tu non puoi che vuol dire che tu non sei autorizzato o che tu non sei capace. Sono due cose diverse. Esatto, Giorgia Baratta, in inglese abbiamo may e can, che è lo stesso verbo ma ha esattamente questa differenza. May sono autorizzato, can posso farlo. I can do, I may do. May I do something, can I do something. E questo esiste anche in tedesco. Il verbo essere in grado di fare ed essere autorizzato a fare che noi traduciamo solo con posso fare, nelle altre lingue esistono due termini diversi che lo specificano. In italiano no. Chiediamoci come mai. Ragazzi ricordiamoci che l'Italia, l'Italia, ha subito dieci, ha subito dieci 10 generazioni di censura! Cioè a noi ce bruciavano quando tu dicevi qualcosa che non era autorizzata a essere detta. 10 generazioni, non 1 e 2, stiamo a parlare di mille anni. Capite che mille anni nella nostra memoria storica noi ce l'abbiamo nel nostro cervello rettile. Se non lo puoi di' è meglio che te stai zitto, se no fai una brutta fine. Questo non è perché ce l'hanno detto i nostri genitori, ma ci abbiamo mille anni di storia dentro il nostro DNA che ci dicono questo. Ti mettono a rogo, te torturano. Se è una cosa nulla puoi di', nulla devi di'. Se è una cosa nulla puoi fa', nulla devi fa'. Se no fai una brutta fine. Questa è storia, questo è il nostro DNA. E infatti a noi non abbiamo, non ci hanno dato due parole diverse per puoi, ci hanno dato una sola cazzo di parola. Tu puoi fare solo ciò che sei autorizzato a fare. Non che sei capace a fare, non mi frega niente di cosa sei capace a fare. Se non sei autorizzato, tu non sei capace. Basta. Punto. Così è. Questo è l'italiano. Lingua ricchissima, ma porca troia, quando parliamo sulle cose estremamente condizionanti, ricchissima un cazzo, perché abbiamo una sola, una sola parola. Tra l'altro, appena ho detto sta roba, simpatica, che appena parlo dei sistemi e condizioni, si è spenta la luce, è saltato tutto, è saltata la corrente. Speriamo che non sia saltata pure la... pure la cosa. E infatti Marina mi dice, in tedesco c'è Sollen Musen, che vuol dire esattamente la stessa cosa, come Mei e Ken. In italiano c'è Poi e Poi, basta. Questa perla di oggi vi lascio in riflessione. Se siete dei genitori ragazzi, ve lo chiedo con tutto il cuore, vi prego, vi prego, vi prego, vi prego, di usare il termine Poi con parsimonia e di specificare sempre, sempre al bambino cosa è in grado di fare e cosa non è autorizzato a fare, perché essere in grado non vuol dire non essere autorizzato. Oggi potresti non essere autorizzato ad aprire un telefonino per capire com'è fatto dentro, ma domani potresti diventare un tecnico di telefonini e se invece ti hanno detto tu non puoi aprire un telefono gli state togliendo la possibilità di diventare magari un esperto di elettronica e di diventare il nuovo creatore del prossimo apple 27 chi lo sa quindi ogni cosa che dite mettete una barriera al vostro bambino tu non puoi smontare un computer e gli avete tolto tutta un'infinita serie di possibilità. Tu non puoi smontare un telefonino, gli avete tolto un altro. Tu non puoi cucinare, gli avete tolto la possibilità di diventare chef. Capite? Cioè ogni parola che voi dite tu non puoi, gli avete fottuto una parte di vita, una scelta. Comprendete questo? Invece è importantissimo specificare oggi non puoi farlo. Ma magari domani sì, cioè oggi non sei autorizzato a farlo. Saresti in grado di farlo, ma oggi non lo puoi fare perché mamma deve cucinare la matriciana perché papà sta già in strada e mi ha chiamato per di buttare la pasta. Quindi se il bimbo, mentre tu stai a fare una matriciana vegana, se sei vegano, o una matriciana normale, se sei matriciano normale, E il bimbo dice, mamma, mamma, mamma, posso cucinare io? Tu non gli vai a dire, no, non puoi. Specifica. Adesso non è possibile perché papà sta arrivando affamato e ha detto, butta la pasta. Saresti capace di farla anche tu sicuramente con un po' di esperienza e magari un giorno lo facciamo. Ma oggi no, perché sennò papà non magna niente. Ok? Questa sarebbe un corretto parlare. Invece il genitore si dice, il genitore si limita a dire, no, non puoi! E là gli avete fottuto la possibilità di diventare il nuovo MasterChef. Eh! E così via. Pensate ogni qualvolta avete detto ai vostri figli non puoi, senza specificare questa differenza dell'autorizzazione e della capacità. E pensate a quante volte Quante volte avete avuto voi questa cosa nella vostra testa? Pensate a quante volte nella vostra infanzia i vostri genitori vi hanno detto tu non puoi fare ciò. E quanti di quei non puoi sono diventati dei condizionamenti mostruosi della vostra vita. Perché nella maggior parte dei casi quello che da piccolo vi hanno detto non puoi, da grande voi non sarete mai riusciti a raggiungerlo o non lo raggiungerete mai. Finché darete autorità a quel non puoi di tuo papà o di tua mamma o di tuo nonno o di chi per lui. Quindi mi raccomando ragazzi riflettete tanto su questo, anzi vi lascio con questo esercizio. Cercate nella vostra mente, nel vostro passato, i non puoi che vi hanno detto i vostri genitori e verificate se quei non puoi sono validi ancora oggi. Perché se non eravate autorizzati allora, non è detto che non eravate capaci. E molti non puoi, potrebbero aver condizionato in maniera mostruosa la vostra vita. Tanto da tu non puoi fare questo, tu non puoi fare questo, e oggi ti ritrovi a non saper fare determinate cose o a pensare di non essere in grado di farle. E neanche provarci a farle. Perché ti hanno detto che non puoi. Quindi Cristina Brunetti che dice io non potevo fare nulla in casa. Riflettete su questo.










