Daniele Penna discusses psychological motives behind anorexia, framing it as a possible strategy to obtain acceptance (imitating thin ideals) or to disappear as a response to rejection. He contrasts reactions to abandonment (seeking plumpness and attention) versus rejection (becoming thin, less visible), and notes that self-punishment or guilt may drive anorexic behavior depending on context. The segment responds to a listener (“Lady Kay”) and emphasizes contextual interpretation of motives.
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L'Anoressia diventa un modo per farsi accettare che ne so il ragazzo guarda i culi di quelle più magre e allora io divento anoressica per farmi guardare pure a me oppure mi rendo conto che mi baso su un'immagine stereotipata delle modelle in televisione e allora devo diventare anoressica come loro c'è anche lì un'altra cosa Lo scomparire, quindi il diventare sempre più magro, è la base del rifiuto. Quindi, se ho un trauma da rifiuto, io voglio sparire, voglio farmi vedere il meno possibile. Mentre l'abbandono tende ad avere l'accettazione e quindi cerca di essere quanto più ciomposo possibile, tanto più morbidoso, sapete il bimbo con le guanciotte, che bello, e viene accettato, viene toccato, eccetera. il rifiuto diventa magro, diventa spigoloso, diventa quanto meno visibile possibile. Questo è un po' il principio, quindi potrebbe anche essere un motivo del genere. Lady Kay dice può essere una punizione per se stessi? può essere se ti è arrivato questo può essere può anche essere non so quale possa essere la punizione dipende che cosa... dobbiamo sempre contestualizzare Lady Kay sempre lì il concetto dobbiamo contestualizzare il principio per cui se in un contesto diventare magro e anoressico mi premia ti direi è fatto per accettazione se mi punisce potrebbe essere fatto per senso di colpa perché me devo punì dipende sempre dal contesto.