LA CATTIVERIA è IGNORANZA? - Daniele Penna Risponde

Daniele Penna argues that calling something malice is a moral judgment, not a fact. A mother animal pushing her offspring or a child seeking attention through illness aren't ignorant, he says, but using learned strategies that work.
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Cattiveria e ignoranza? La cattiveria è cattiveria. Ma in realtà la cattiveria è già un giudizio. Già presupporre e parlare di cattiveria vuol dire giudicare un'azione, secondo te, cattiva. Ok? Quindi che cosa è cattivo? E questo è il primo problema. Come facciamo a giudicare qualcosa che è giusto o cattivo? se tu vedessi una mamma di un cane, quindi una mamma, una cagna, un gatto, una gatta, ok? che con il suo cucciolo che si sta affacciando da una sorta di, che ne so, un mezzo di rupo basso, di qualche metro, che però il cucciolo vede come qualcosa di altissimo, se la mamma gatta prende il cucciolo e lo spinge giù dal dirupo, secondo te è cattiveria? Capisci? E' insegnamento, è esperienza. La mamma lo fa per una logica funzionale. E spesso e volentieri noi vediamo quello che... cioè noi giudichiamo in base alla nostra logica ciò che può essere bello, brutto, giusto o cattivo. Chi ha avuto la fortuna, forse la sfortuna più che altro, perché ultimamente è una sfortuna starmi vicino, sa questo che cosa vuol dire. Io posso essere estremamente cattivo se la giudichiamo sotto il punto di vista del giudizio classico. Ti faccio un esempio classico. Un esempio reale, no? Ho una persona vicino, ok, con cui condivido un determinato periodo di tempo. Questa persona comprendo i suoi schemi, comprendo che ha uno schema per cui ha bisogno di fare determinate azioni per essere accettata. Una di queste azioni è quello di ammalarsi. Quindi che cosa accade? Lei è abituata che nel momento in cui si ammala, in genere ha quelle attenzioni che magari non ha avuto prima, quando stava bene. Questo ovviamente è uno schema da bambini, moltissimi bambini hanno creato questo schema perché nel momento in cui scoprono che quando si ammalano i genitori improvvisamente stanno sempre attorno a loro e sono a loro disposizione e invece quando stanno bene non se li filano neanche per niente perché magari hanno altri sette fratelli o hanno i loro cavoli da fare, il bambino comprende che è malattia uguale attenzioni e quindi quando vuole attenzioni si ammala. Peccato che questo schema spesso e volentieri, che viene dato per scontato, quindi viene inserito nella testa del bambino come una cosa... come bibbia, è così, se lo ripercuote pure davanti, cioè pure più avanti, quindi che vuol dire che a 30, oppure a 60, 70 anni, quando magari i figli sono lontani, la mamma si ritrova da sola, il marito sta a fappare altri cavoli suoi, Lei cosa fa? Per avere attenzioni rifà l'unico schema che conosce, s'ammala, se becca, beh, è un buon tumore e scopre che i figli improvvisamente si ricordano di lei e gli stanno di nuovo tutti vicino. Quindi gli viene confermato lo schema. Ora, che cosa accade? Se io scopro che questa persona ha uno schema del genere e scopro che lei si ammala perché vuole attenzioni, secondo te darle attenzioni è buono o cattivo? Perché se tu vuoi davvero farle del male, devi darle attenzione in quel momento. Invece, se io comprendo lo schema come lo comprendo, io cosa faccio? Non ti cago neanche. Per me sei scomparsa. Quindi, sei rinchiusa in camera che stai soffrendo come un cane. Più soffri, più io ti ignoro. Perché se soltanto per un attimo io ti venissi a chiedere, hai bisogno di qualcosa, io le confermerei lo schema. e le troverebbe di nuovo, modo, o meglio, quando le servirà, si ammalerà di nuovo e sempre di più per avere attenzioni. Non va mai confermato uno schema, a costo di farsi odiare. Ovviamente devi capire lo schema. Ecco perché divento odioso spesso e volentieri. Il mio modo di far comprendere le cose alla gente è veramente cattivo. Ma devo essere cattivo perché tanto essere buoni non si risolve mai niente. Cioè le persone cercheranno di avere e di creare azioni e schemi per continuare a soddisfare i propri bisogni. Se tutti stanno lì dietro a fare esattamente quello che tu speri di fare, non faranno altro che confermare sempre il comportamento. Chi ha studiato addestramento degli animali sa benissimo che cosa vuol dire. Noi non siamo né più né meno che un cane da addestrare, uguale. Peccato che i cani capiscono prima, i cani o qualunque altro animale. Il cane capisce che se un determinato comportamento ottiene un risultato, lui replicherà quel comportamento per ottenere quel risultato. E' facile. Stiamo parlando degli esperimenti di Pavlov. Campanello, cibo, campanello, cibo, campanello, cibo. Cioè, appena sente il campanello, il cane sbava. Gli umani sono alla stessa maniera. faccio questo mi accetti, faccio questo mi accetti, faccio quest'altro non mi accetti, bene, quando ho bisogno di accettarmi, di farmi accettare, faccio questo e non faccio quest'altro. E' talmente banale e ovvio che sembra quasi assurdo parlarne, eppure la maggior parte della gente sta in queste cose. Quindi Stefania, tu mi hai chiesto la cattiveria e l'ignoranza. A volte la cattiveria potrebbe essere l'intelligenza. Dipende come la usi. Ovvio che se la usi per sfogare una tua repressione è ignoranza. Se la usi per fare del bene a una persona, ammesso che quella persona voglia che le venga fatte bene e voglia cambiare davvero, allora sì, se non vuole cambiare va bene uguale perché così almeno te la sfori dalle pal... non vuole cambiare è meglio che te l'allontani. Quindi in alcuni casi, anzi, forse in tutti i casi è meglio usare un determinato comportamento a patto che tu però lo sappi usare. Per usare la cattiveria, quella che può essere vista come cattiveria, a scopo di bene devi essere veramente bravo, cioè devi altro che essere ignorante, devi essere l'opposto dell'ignorante, cioè devi avere una qualità di osservazione, una capacità di osservazione, di ascolto, di comprensione, di messa in linea di tante cose che davvero diventa un'arte. Quindi potremmo anche dire che a volte la cattiveria può essere un'arte, ma spesso e volentieri è ragione e ignoranza.










