Daniele Penna narrates the fable of a fox who squeezes through a gap into a vineyard to eat grapes but gets trapped, unable to leave without abandoning the fruit. The story teaches that good solutions must be reversible and their long-term effects worth considering.
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Un giorno una volpe ha docchiato uno splendido vigneto, pensò di fare una bella scorpacciata d'uva ma il vigneto era ben difeso, un recinto lo circondava completamente. Dopo lunga perlustrazione la volpe scoprì un barco ma questo era molto stretto e gli sforzi dell'animale risultarono vani. Allora la volpe ebbe un'idea, avrebbe digiunato che non fosse riuscita a infilarsi nel barco. Tentò. Dopo tre giorni, ma in vano. Dopo sei, ancora niente. Dopo nove giorni, quando macerata dai sacrifici era allo stremo delle forze, riuscì finalmente ad infilarsi nella stretta fessura. Che mangiata, che soddisfazione, che gaudio! Un'uva di tal bontà aveva ben meritato tante privazioni, pensò la volpe. Ma, mentre Satolla e Panciuta si apprestava ad uscire, ogni entusiasmo svanì. Come avrebbe fatto ad uscire piena com'era? Si trovò infatti nella stessa situazione di prima, con l'aggravante che, se voleva riacquistare la libertà, non doveva toccare neppure un chicco di quell'uva che occhieggiava tentatrice da ogni parte. Ebbene, trascorsi i 9 giorni di digiuno, la Volpe uscì dal recinto, ma da quel giorno si tenne ben lontana da quei piaceri che, annebbiando i sensi, annebbiano la mente. Nello sperimentare una soluzione è necessario valutarne gli effetti a lungo termine e la possibilità di retrocedere, se necessario.