Breve monologo di Daniele Penna in cui l'autore descrive la resistenza delle persone all'aiuto: molti non vogliono essere aiutati ma pretendono che siano soddisfatti i loro bisogni, si arrabbiano quando questi non vengono riconosciuti e usano la frase "io c'ho i miei tempi" per rifiutare cambiamenti. Penna segnala il suo approccio diretto: identificare subito schemi comportamentali e testarli, anche in modo brusco, per smascherare le negazioni e la comunicazione non verbale in crisi.
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Stefane, non voglio essere aiutate, ma poi si lamentano e stanno male. Non è buffo? Sì, Stefane, è normale. La gente non vuole essere aiutata, vuole che tu gli soddisfi i suoi bisogni, ok? Punto. Basta. Questo è il principio. Quando tu gli vai a non soddisfare i suoi bisogni, si incazzano. Anche se glielo dici, guarda che sono bisogni, la cosa importante invece è che io te li mostro così che tu li puoi risolvere. E invece no. Si incazzano, è colpa tua, tu non capisci, tu non mi capisci, io ho i miei tempi... Ah, poi c'è questa, attenzione. La classica frase, ma io c'ho i miei tempi, ok? Questa l'ho sentita migliaia di volte. No, tu vai troppo veloce, io c'ho i miei tempi. Vabbè, c'hai i tuoi tempi. Infatti altre 7-8 vite a cercare di avere ragione e a cercare qualcuno che ti soddisfa i bisogni, ma non rompe le palle a me. Ci siamo. Il principio è questo. Io c'ho i miei tempi, lo sentirete spesso. Soprattutto quando qualcuno magari diventa come me che va giù pesante, cioè io ti posso entrare con una frase che ti taglia in due magari dopo tre minuti che ti conosco, perché non c'ho tempo da perdere. Cioè nel momento in cui comprendo uno schema te lo faccio notare subito. e ti testo subito per vedere come rispondi. Questo è il bello. Se vedo che neghi immediatamente e la tua comunicazione non verbale è in crisi di panico perché si sente sgamata e messa a nudo, va bene. Andiamo avanti.