Per RICEVERE DEL BENE devi per forza FARE DEL BENE? - Daniele Penna Risponde

YouTube video (Daniele Penna Risponde) where Daniele answers Manuela’s question: must you do good to others to receive good? He argues no — you are not obliged to help those who don't want help, and 'help' can be enabling if it satisfies others' emotional needs instead of promoting growth. True help can be direct and painful: confronting people's wounds so they become aware and can heal. He contrasts practical aid (food, housing, disaster relief) with manipulative guilt and rejects a simplistic karma view, saying karma as commonly told 'doesn't exist' (speaker's opinion).
Chapters
Manuela mi chiede, per ricevere del bene devi per forza fare del bene a coloro che ti stanno vicino? Cioè, no, è una domanda. Quindi, per ricevere del bene devi per forza fare del bene a quelli che ti stanno vicino, che hanno bisogno, anche se non ne hai voglia. E se non lo fai, cosa devi aspettarti? Ma, Manuela, no, assolutamente. Cioè, non sta scritto. Uno, non devi aiutare chi non vuole essere aiutato. Poi attenzione, allora parliamo. Dipende di che cosa stiamo parlando. Perché se hai vicino una persona che si è rotta una gamba, tu gli dai una mano. Se mi dici lo lascio a terra morì, allora insomma non è carino. Ma dipende che intendi per del bene, perché spesso e volentieri esistono dei casi in cui i genitori ti dicono se te ne vai io starò male. Quello è un mezzo per utilizzare il senso di colpa per manipolare i tuoi comportamenti, è un altro discorso. Non è che tu gli fai del bene se stai là, gli stai facendo del male perché stai continuando a a sostenere il suo buco emotivo, a soddisfare il suo buco emotivo senza aiutarla a crescere. Ricordatevi che, ragazzi, è ovvio che questa cosa qui non la potete applicare se non è gente che segue determinati percorsi, ma il modo migliore per fare del bene a una persona è sbattergli in faccia i propri fastidi. Quindi tu fai del bene a qualcuno quando gli fai roto il culo, cioè quando gli dai fastidio, quando gli fai male. di fare ci accettano, ci consolano, ci apprezzano, ci ammirano, che è quello che cerca di fare la gente costantemente, cioè vive la vita cercando di circondarsi di persone che gli soddisfano i proprio bisogni, che gli riempiono i loro buchi emotivi, pensando che le persone esterne possano riempire dei buchi interni. In realtà tu inizi a crescere quando qualcuno trova una piaga e ci infila un coltello. Perché in quel momento tu diventi consapevole della tua ferita. Ed è lì che puoi scegliere se dare la colpa a quella persona e mandarla a fanculo, oppure ringraziarlo perché ti ha appena mostrato una ferita che magari tu non conoscevi. E allora puoi cominciare a curare quella ferita. Perché nel momento in cui curerai quella ferita e un'altra persona cercherà di attaccare quella ferita, te scivola, fluisce, perché la ferita non c'è più. E questo è il principio di fondo. Quindi così si aiuta una persona. Ecco perché io dico spesso, non vi conviene avere rapporti con me, perché io mi posso far odiare in maniera molto veloce. Ma è normale, perché sono appena scopro le tue ferite, infliggo, cioè vado giù pesante, non amo perdere tempo. E se non lo capisci e me odi, sti cazzi. Non amo perdere tempo. Cioè, l'ho detto. Ma anche perché lo dico prima. Quindi non è che sto lì a dire, ok, la tua felice è l'accettazione, allora adesso t'accetto per soddisfare i tuoi bisogni. Oh, me frega niente, non ho lo scopo di farmi accettare da te, non mi interessa. Ne ho necessità di farmi pagare le cocci, non le faccio. qui non mi interessa, non ho un fine, l'unico mio fine è che se davvero posso darti una mano, che tu lo voglia o no, io ti dico semplicemente, da bravo specchio, fa che c'è una ferita lì, sappilo, Shmano, io non ho una ferita, aspetta che te la mostro, strang, ti ci infilo un coltello, hai visto che c'è la ferita? oppure ti ci butto del sale sopra, ancora peggio, così la ferita la senti, a quel punto non puoi negarla, Puoi mandarmi a cagare, va bene, fa parte del gioco, ci sono abituato. Oppure, subito o nel tempo, puoi capire che quella ferita è quella che devi risolvere. Quella, ma tante altre. Quindi, dipende che cosa intendi, Manuela, sul concetto di aiutare gli altri. Perché c'è aiuto e aiuto. Spesso e volentieri il nostro concetto di aiuto... Io ho imparato con Ham, andando in India, che aiutare gli altri vuol dire Prendere un bambino che non ha più genitori o che non riesce a mangiare e dargli un piatto di qualcosa che può mangiare. Quello è aiutare qualcuno. Prendere dei terremotati che hanno perso la casa per un terremoto, per un alluvione o per uno tsunami e aiutarli a costruire una casa. Quello è aiutare qualcuno. Tutto il resto sono minchiate, sono veramente minchiate. Posso parlare di un malato, un malato che vuole veramente mettersi in gioco, attenzione, possiamo dargli una mano a guarire. Ma se un malato, come la maggior parte dei malati, vogliono restare malati perché la malattia, inconsciamente ovviamente, è una soluzione, è un problema che loro non riescono a risolvere, non puoi fare niente, non puoi aiutarli. E poi certo, se si imbottiscono di pillole, succede qualcosa, magari guariscono per un momento, per un periodo, e poi ricascano periodicamente dopo un po', capite? E questo è il concetto. Quindi, Emanuele mi ha fatto quella domanda, non è che tu devi aiutare gli altri vicini a te per essere aiutata tu, eh? Non generalizziamo in questo senso. Questo è un concetto di karma, ma il karma, se vi vedete là, la domanda sul karma che ho pubblicato proprio oggi, capite che il karma non esiste, cioè non esiste come ce l'hanno raccontato, almeno secondo me ovviamente, ripeto, sono sempre delle mie opinioni personali.










