POSSESSO, APPARTENENZA E DISTOPIA - Le Perle del Follow the Flow di Daniele Penna

Daniele Penna argues that belonging, an evolutionary survival need, has been hijacked by modern society so we now belong to objects, money, substances, and habits that control our emotions. He asks what you belong to as a way to see what controls you, and frames our biggest prison as one built by internal fears and convictions.
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Possesso, appartenenza e distopia. Vi do la definizione di distopia, se qualcuno la sapesse. secondo, non so se Wikipedia o Dizionario, non mi ricordo, una distopia o anche antiutopia o anche controutopia o anche utopia negativa o cacotopia però cacotopia pare brutto quindi meglio distopia che cacotopia è una descrizione o rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro dove viene presagita un'esperienza di vita indesiderabile o spaventosa. Direzionandosi in contrapposizione ad un'utopia, una distopia viene tipicamente preconfigurata come l'appartenenza ad un'ipotetica società o ad un ipotetico mondo nei quali alcune espressioni sociali e politiche o alcune condizioni ambientali e tecnologiche opprimenti o pericolose sono state portate al loro limite estremo. quella in cui stiamo vivendo oggi, eh? Il romanzo distopico per eccellenza è quello di Orwell, 1984, Il Grande Fratello. A sua volta, allievo di un altro dei romanzi, romanzi per modo di dire, perché più che romanzi sembrano degli iscritti di Nostradamus, Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley, ok? Nonché professore di Orwell. E questi venivano considerati romanzi distopici. Ma insomma, se leggiamo Aldous Huxley e leggiamo 1984, di cui c'è anche un film online, non è che mi sembrano tanto lontani dalla realtà, soprattutto oggi. La distopia è questa. Vedremo oggi la grande differenza tra appartenenza e possesso. Io più spesso parlo di appartenenza perché l'appartenenza per me è il bisogno fondamentale che questa società distopica, che ha tutta una serie di obiettivi che abbiamo capito nel flow 169, spero, questo bisogno fondamentale è stato sempre nascosto. Ricordiamoci, uno schema ricorrente, io amo gli schemi ricorrenti, noto nelle persone, nel mondo, negli ambienti, nelle società, gli schemi ricorrenti esulano dal dall'oggetto dell'azione, ma è uno schema, cioè è un po' come un cartamodello. No, sapete com'è fatto un cartamodello? Cioè voi avete questo cartamodello per farci un vestito. Poi questo modello, se voi lo fate con una tela di seta rossa, o lo fate con una tela di cotone bianco, o lo fate con una tela di velluto blu, Certo, da fuori verrebbero viste come tre cose completamente differenti. In realtà il modello che viene applicato è lo stesso. Quindi se ci si innalza dal prodotto finito o dall'azione finita e si va a vedere lo schema ripetitivo, Il modello rimane, cioè si notano dei modelli. I modelli esulano dalle azioni. Il modello è uno schema comportamentale. Comunque uno schema comportamentale è uno schema che si ripete facendo cose diverse. Sì, volendo anche Pablo, cioè Pablo aveva fatto questo esperimento coi cani per cui gli dava da mangiare, prima di dargli da mangiare, o meglio, gli dava da mangiare suonava la campanellina, gli dava da mangiare suonava la campanellina, gli dava da mangiare suonava la campanellina, ma quello che gli dava da mangiare era sempre diverso. La campanellina era sempre uguale, quindi appena suonava la campanellina il cane sbavava, a prescindere di quello che avrebbe mangiato. Lo schema si applicava a prescindere dall'azione fina, quindi da fuori si poteva dire che quello che mangiava era diverso, ma lo schema che applicava era campanellina. Quindi campanellina, cibo, campanellina, cibo, campanellina, cibo. basandoci su questa idea oggi parlavo ad esempio su questo concetto ho fatto quella diretta su instagram dove ho notato un modello classico da false flag cioè da attacco sotto falsa bandiera se vedete come funziona da nibale in poi notiamo come spesso e volentieri fino ai giorni nostri sono stati fatti tantissimi attacchi sotto falsa bandiera cioè creato un cosiddetto casus belli quindi una scusa un pretesto per o fare una guerra o mettere o creare nuove restrizioni o mettere nuove leggi o mettere nuove telecamere o mettervi la mascherina o mettervi un microchip o farvi installare un'applicazione sul telefonino obbligatoria o mille cose o avere la scusa per togliere online tutte le tutte le mappe del 5G, perché qualcuno ha bruciato un'antenna, per esempio. Ecco, questo schema io l'ho visto mille volte. Uno schema che, una scusa, creata appositamente, quindi fatta appositamente, serve per ottenere, o meglio, per avere quindi un pretesto fatto appositamente, serve come scusa per fare qualcosa di più grande, quindi per limitare ad esempio la libertà di parola, per cancellare tutta una serie di documentazione che può essere online, per fare una legge per chiudere tutti i siti, tutte le cose che legano questa malattia con quelle antenne, non lo posso neanche dire, pensate, perché con questa legge, se non ricordo male, su YouTube chiudono tutto, quindi essendoci la trascrizione di tutto, se io leggo due parole, probabilmente questo video viene chiuso. Qui non lo posso neanche dire, l'ho detto su Instagram. Pensate come stiamo, ok? e quindi vabbè hanno bruciato delle robe e questo ha fatto in modo che ci sia il pretesto per cancellare video, per limitare la libertà di parola, per togliere le mappe, per fare tutta una serie di cose, ok? quindi questo è vediamo un po' allora, vediamo che cosa mi dite, che cos'è per voi l'appartenenza vediamo che cosa mi rispondete, appartenenza sono io, dice Remando, ok va bene L'appartenenza è il bisogno di identificarsi con qualcosa o con qualcuno, dice Zahia. Mirkole vuol dire, per me significa avere un punto di riferimento psicologico, l'appartenenza. L'appartenenza è una cosa comune, il possesso è personale. Sentirsi parte. Il contrario dopo io, ok. L'appartenenza alla società Fabiana, tutti e due. Così dice Orwea, c'è l'utopia... che cos'è? Ok, qui state qui, l'appartenza sono io. Il possesso è ciò che ti appartiene, l'appartenenza è ciò che ti possiede. Oh, bell'altro! Il possesso è ciò che ti appartiene, e l'appartenenza è ciò che ti possiede. L'appartenenza è una nominalizzazione. Sì Nook Nook, è vero che è una nominalizzazione, ma è molto di più. Dicevo, ecco, Mari Vitillo dice fare parte di un gruppo. Ok, questo è il concetto di appartenenza molto spesso di cui si ha convinzione. Oggi ve lo voglio espandere un attimo di più. ve lo voglio espandere un attimo di più. Allora, avete dato una versione di appartenenza, che avete detto appartenere a un gruppo, far parte di un gruppo, eccetera. Ok, espandiamola un attimo. Mi sono reso conto che l'appartenenza è una delle cose nascoste appositamente dalla società. Perché, come appunto dicevo i modelli, no? Un modello, uno schema comportamentale che ho visto spesso far funzionare in questo mondo è che ciò che può tornarti utile, quindi una chiave per aprire uno scrigno del sapere o della conoscenza o dell'evoluzione, che potrebbe portarti a un livello evolutivo superiore, che potrebbe svegliarti, che potrebbe farti fare un salto quantico, che potrebbe farti essere più sano, che potrebbe farti comprendere meglio come funzionano le cose, che potrebbe farti vivere meglio in questa società, che potrebbe farti guadagnare di più, che potrebbe farti star più sereno, star più in salute, star più tranquillo ecco, le chiavi di questa roba che potrebbero dare fastidio a questa società a questo sistema di potere che ci ha creato una società totalmente distopica possono essere delle chiavi, queste chiavi devono essere necessariamente e sempre nascoste per bene e vengono nascoste dove? devono essere nascoste nei posti in cui voi non potrete cioè noi umani non dovremmo mai andare a vedere quindi o le rendono o le rendono le rendono tali da venire giudicate male ad esempio le rendono, che ne so, delle cose brutte, le rendono delle trasgressioni, le rendono delle droghe, le rendono delle cose vietate, cioè mi vieti la marijuana, per esempio, che ha quantità, o meglio la canapa, che ha qualità, insomma, benefiche straconosciute, ma mi rendio utile il tabacco, le sigarette e l'alcol. Ora, L'appartenenza. L'appartenenza è uno di questi schemi. L'appartenenza fa parte di una di quelle cose nascoste da sempre. Facciamo un salto indietro. Che cos'è l'appartenenza? Secondo me, attenzione, non ho la verità, non sono un guru, sapete no? Sono un giullare che va in giro con un cappello da giullare con una scimmietta al collo e con dietro un Minions e che beve dell'acqua viola, cioè questo faccio quindi lungi da me da dire cose serie Ora, l'appartenenza, secondo me, magari mi sbaglio, però secondo me, viene da... dal mondo animale, non ci dimentichiamo che noi siamo animali. Prima che ci dividessero dal mondo animale, meno male perché non meritiamo di essere animali, cioè non meritiamo di innalzarci ad animali perché tutto siamo tranne che animali purtroppo ormai, cioè siamo... l'umanità è la cosa più disumana possibile, è particolare come la parola umanità abbia un doppio senso, cioè come razza umana e come essere umano, cioè avere il concetto di umanità, che è l'essere più disumano possibile. l'umanità dovrebbe essere legata alla goduria di provocare dolore invece spesso e volentieri il concetto di umanità sembra che sia una cosa figa quando l'essere umano è l'essere più cattivo in assoluto sulla terra più distruttivo sulla terra il vero virus della terra quindi parlare di umanità e legarlo all'essere umano c'è già una distopia cioè c'è già un'incoerenza assoluta in questa parola però vabbè sappiamo che le parole nascono per condizionarci quindi è un altro discorso Quindi l'appartenenza nel mondo animale è una questione di sopravvivenza. Perché? Perché un animale che appartiene a un branco ha più possibilità di sopravvivenza. Questo è palese. Vediamo un branco di cani. Adesso è abbastanza improbabile trovarli nel mondo occidentale, qui ancora ci sono. Ora, un cane da solo se sborda di territorio, viene attaccato. Se nel suo territorio non ci sono ad esempio fonti di cibo, rischia di morire. E, essendo ad esempio i cani molto territoriali, potrebbe non riuscire a muoversi di territorio, perché appena si muove di territorio entra in un altro branco, questo branco lo fa fuori, perché giustamente protegge il proprio territorio e le proprie risorse. Quindi, che speranze ha un cane da solo? Si dice solo come un cane, no? Che speranze ha un cane? Il cane ha la speranza di farsi accettare in un branco. perché nel momento in cui si farà accettare in un branco la sua possibilità di sopravvivenza aumenterà notevolmente perché non sarà più un unico singolo ma diventerà un'unità diventerà un gruppo che si muove all'unisono questo vorrà dire che potrà quindi che aumenterà la possibilità di sopravvivenza che aumenterà la possibilità di mangiare, di cibo che aumenterà anche la possibilità di piacere Perché, ad esempio, nei branchi spesso e volentieri si accoppiano, molto spesso e volentieri, e spesso e volentieri un branco di cani è fatto di nonne, figli, nipoti, eccetera, quindi si accoppiano anche tra di loro. Queste sono tutte cose che ho visto dal vivo, ci ho visto dal vivo con un'esperta di animali quando è stata qui, per diversi mesi, che mi ha insegnato tutti i vari movimenti di branco e quindi abbiamo di branchi, quindi io riesco ad avere la fortuna di... ho fatto delle foto tempo fa su Instagram di branchi di 10-15 cani. Tra l'altro qual è l'importanza del branco? L'importanza del branco è che ha delle gerarchie e ha delle regole. Quindi appartenere a un branco ha dei vantaggi di sopravvivenza, ha dei vantaggi di sicurezza, perché quando sei in un branco, se per caso vieni attaccato da qualcosa, l'intero branco ti protegge. Quindi ha sicurezza, ha protezione, ha i bisogni soddisfatti, perché diventa molto più facile, ad esempio per un branco, procacciarsi del cibo. magari attaccando, se vediamo i branchi ad esempio di felini, di grossi felini, loro attaccano in branco, c'è un branco di leoni, decide, il capobranco decide la preda, tutti si fiondano, poi tutti mangiano. Mangiano i cuccioli, mangiano le femmine, mangiano... quindi appartenere a un branco diventa fondamentale oltre che quindi l'appartenenza a un branco diventa vitale, sopravvivenza diventa un motivo di sicurezza, diventa un motivo di protezione diventa un motivo di soddisfazione di bisogni primari, cibo, accoppiamento, quindi procreazione diventa anche fonte di piacere perché a volte poi nei branchi giochi cioè c'è divertimento quando non hanno pericoli quando hanno soddisfatto i vari quando hanno soddisfatto i vari bisogni, quando stanno tranquilli e beati, magari ci sono i cuccioli, giocano anche. Quindi fonte di piacere, allontanamento dal dolore. Quindi potremmo dire, andando a un livello un po' più elevato, che l'appartenenza a un branco ci soddisfa prima di tutto il concetto di allontanamento dal dolore. ricordiamoci, l'avrò detto mille volte e ne parlavo anche nel salto quantico, ma l'abbiamo detto veramente tante volte la nostra mente, il nostro cervello rettile, quello ancora che ci portiamo via dagli animali È un cervello che funziona in maniera binaria, fondamentalmente. Allontanamento dal dolore, avvicinamento al piacere. In questa gerarchia, cioè prima mi allontano dal dolore, poi mi avvicino al piacere, ok? Quindi se c'è un dolore, mi devo prima allontanare dal dolore. Se non c'è un dolore, vado verso il piacere. Questa è la regola base su cui l'uomo si muove. Quindi qualunque azione che uno fa, lo fa o per allontanarsi da un dolore o per avvicinarsi a un piacere, ok? l'appartenenza a un branco, o meglio, prima di appartenere a un branco devi essere accettato da un branco. Come fa un cane, anche questo l'ho visto dal vivo, come fa un cane che arriva nuovo, da qualche altra parte, non si sa dove, a farsi accettare da un branco? Allora, o lo fai con la forza e attacchi tutti e diventi nuovo capobranco, cosa molto improbabile, perché se sei da solo il branco ti massacra, non c'è dubbio, oppure, seconda ipotesi, molto plausibile, è la sottomissione al branco cioè entri cuccia cuccia ti metti lì a quattro zampe in aria con il collo pronto perché arrivi nel branco questi vanno lì per ammassagrarti tu te metti lì te butti a terra zampe all'aria collo mostrato per dire fate di me quello che volete io sono sottomesso a voi così facendo forse non ti sbranano prima di tutto Forse dopo potresti anche, se mostri di essere funzionale al branco, funzionale al branco, potrebbero accertarti nel branco. Quindi uno, non devi essere un pericolo, allontanamento dal dolore. Due, devi essere un vantaggio, cioè non mi devi diventare una palla al piede. Non è che dobbiamo piazzare dentro al branco e poi dobbiamo peggiore a noi. Se tu porti qualcosa di utile nel branco, bene, rispettando le gerarchie, rispettando il capobranco, rispettando i gregari, rispettando tutte le gerarchie, se non rompi i coglioni. E se sei utile e rispetti le regole, bene, sei accettato. Quindi l'accettazione termine che molti di noi conoscono, ci porta alla far parte di un branco. Accettazione e appartenenza sono molto legati, cioè se siamo accettati apparteniamo al branco. Il branco nel nostro cervello rettile ci dà sopravvivenza, sicurezza, protezione, soddisfazione dei bisogni, piacere. questo è quello che accade negli animali e questo è quello che noi abbiamo probabilmente secondo me registrato all'interno del nostro cervello rettile ora che cosa succede? il sistema abbiamo capito che fa di tutto per allontanarci l'abbiamo visto in questi giorni che cosa ha fatto il sistema? ha ha praticamente sbrancato le persone. Quindi non vai più al lavoro, ti hanno tolto l'appartenenza al gruppo di lavoro, ti hanno tolto l'appartenenza al gruppo della scuola, ti hanno tolto l'appartenenza al gruppo dello spritz, ti hanno tolto l'appartenenza a qualunque cosa. Devi stare a casa da solo. Tanto che infatti le persone, noi gliela fanno, e che fanno? Si incontrano online, si fanno gli spritz su Zoom, fanno...gliela fanno, cioè devono far qualcosa. Non è che usano la cosa che studiava e lavorava, no. Devono necessariamente mantenere l'appartenenza, se no stanno male. Cioè, se no stanno male. Ora, ci teniamo conto che la mancanza di appartenenza porta la persona a stare male. Ma perché? si sente quasi in pericolo di vita perché dentro di noi c'è probabilmente questa registrazione questo protocollo che dice se non appartieni non sopravvivi se non appartieni non sei al sicuro se non appartieni non hai protezione se non appartieni poi fa un cazzo quindi ci rendiamo conto che appartenere appartenere diventa un bisogno primario e vitale, e infatti di questo non ne parla nessuno. Cioè vi parlano sempre di bisogni diversi, vi parlano dell'accettazione, vi parlano del rispetto, del riconoscimento, tutta una serie che sono per carità, sono veri, ma a monte il bisogno di appartenenza è pari al bisogno di sopravvivenza, perché appunto come vi dicevo è molto legato, ok? perché per poter appartenere dovete prima essere accettati dal branco. Ora, questa roba qui è stata rivista e corretta e usata in maniera spudorata dal sistema, spesso e volentieri, in modo tale da far sì che voi vi sentiate sempre poco protetti e non al sicuro, ok? Ora Antonella mi dice io non voglio appartenere a nulla, a nessuno. Antonella, e qui adesso arriviamo. Perché? Perché in qualche modo noi, perché in qualche modo noi nel nostro cervello abbiamo questa registrazione che appartenere a qualcosa ci fa stare al sicuro e ci fa stare protetti, ci allontana dai dolori e ci avvicina ai piaceri. Cristina Brunetti dice, una cosa che mi è capitata in ultimo periodo e che non mi era mai capitata, mi sono sentita appartenere a una persona. Che vuol dire? Ma allora Cristina, l'appartenenza a una persona è un altro... ci sta, torniamo sempre allo stesso discorso, cioè l'appartenenza è qualcosa che ti dà sicurezza, che ti dà protezione, che ti fa sentire parte di qualcosa più grande, che ti fa sentire parte di un branco, ok? Che cosa succede però? Equivistico. Che cosa succede però? Quando queste sensazioni di protezione di allontanamento dai dolori. Quindi quando queste sensazioni di protezione, di sicurezza, di piacere, vi iniziano a mancare, perché in qualche modo non vi sentite più appartenenti a nessun branco, come sta succedendo adesso. E qui qualcuno mi dice, dai ma allora non sentirsi appartenenti a nulla cosa significa? E adesso ci arriviamo, perché in realtà non è così. perché oggi come oggi vi do una versione diversa dell'appartenenza perché ascoltatemi bene ascoltatemi bene l'appartenenza abbiamo detto vi dà piacere, soddisfazione di bisogni, sicurezza, allontanamento dal dolore se cominci a sentirti non più appartenente a niente perché cominci a capire come funziona il mondo che è quello che è successo a me cioè io a mano a mano che cominciavo a capire che cosa come funzionavano le cose mi sentivo sempre più distaccato però allarghiamo un attimo questo modello se l'appartenenza è qualcosa che mi fa star bene ovvero è qualcosa che mi fa sentire emozioni o sensazioni di sicurezza, protezione, piacere. Ok? Estendiamola un attimo. Se per appartenenza noi identifichiamo qualcosa che mi dà sensazioni di sicurezza, protezione, piacere. Qui cominciamo a capire che l'appartenenza non è solo a un gruppo ma, cominciate a prepararvi al momento cazzo, noi apparteniamo a tutto ciò o a qualcosa che noi reputiamo, che ci dia sicurezza o che ci dia protezione o e, quindi e o potrebbe essere uno e l'altro, uno o l'altro e che ci dia piacere. Piacere. Quindi potremmo dire che noi rischiamo di appartenere ai cosiddetti pusher di ciò che ci dà piacere tempo fa ho fatto un flow dedicato alla dopamina ovvero a quel neurotrasmettitore quella sostanza interna che ci dà piacere ci genera quella botta di piacere ai pusher di dopamina quindi noi possiamo diventare appartenenti noi possiamo sentirci appartenenti ai pusher di dopamina. E qui vi faccio una domanda. E qui vi faccio una domanda. E qui entriamo un attimo in un livello di pensiero diverso. Perché io l'altra volta vi ho chiesto e vi ho consigliato di fare la lista dei gruppi a cui appartenevate. O vi sentivate appartenenti. Gruppo alla scuola, di casa. Ma erano gruppi di persone, erano branchi. Branchi teorici perché in realtà non sono gruppi che vi danno sicurezza, vi danno solo piacere. Cioè non è che se qualcuno vi viene a menà, voi andate nel gruppo del calcetto e... Giovo dove manda a menà questo. No, insomma, non è che questi accorrono da voi. No, non è che vi proteggono. Non è che se voi restate senza una lira dal gruppo del calcetto vi danno i soldi per campare. No. Ok, sono gruppi di puro piacere, quindi già il mondo è già stravolto il concetto di appartenenza da un concetto di appartenenza a un branco per sopravvivenza dove c'è un mutuo aiuto e un mutuo fine e una funzionalità totale a un'appartenenza a dei gruppi per puro piacere. Magno, bevo, dormo, trombo, cazzeggio, m'embriaco, ok? Quindi già i valori primari si sono dimenticati e stiamo soltanto nel piacere. Ma non solo! Se... E Katia dice tutti i drogati di appartenenza. Ok. Ora, se andiamo a estendere questo concetto e ragionassimo... e si iniziassimo a ragionare nell'ottica di noi apparteniamo a tutto ciò o a quello che può darci emozioni positive. così positive che non ne riusciamo a fare a meno. Perché noi nel branco non possiamo farne a meno, è una questione di sopravvivenza. E se questo branco non è più il branco che serve per sopravvivere, ma diventa qualunque cosa che mi genera emozioni positive di cui io non posso fare a meno, è a cui io non genero emozioni. È una cosa unilaterale. Secondo voi, se qualcosa generasse emozioni positive a me, e io non genero emozioni positive a questa cosa, chi appartiene a chi? Cioè, se questo qualcosa genera emozioni a me, e io non genero emozioni a lui o a questa cosa, io appartengo a questa cosa. Questa cosa senza di me non gliene frega un cazzo. Cioè che io ci sia o non ci sia non cambia niente. Cristina Brunetti. Vedete, non ci siamo ancora. Cristina dice, non sento di appartenere a nessun gruppo, anzi li evito. Ma infatti, non ti sto più parlando di gruppo. Allargate la visuale. Allargate la visuale. Allargate la visuale. Vi faccio un esempio. Io parlassi a questo telefonino e gli dicessi, oh che figo che sei, oh quanto sei bello, madonna. Bellissimo questo telefonino. Secondo voi questo telefonino proverebbe piacere sarebbe più mio cioè lui si sentirebbe più appartenente a me che a qualcun altro oppure se questo lo lascio da una parte e qualcuno se lo prende a sto telefonino gliene frega un cazzo e come faceva le funzioni come come quando io cliccavo le app lui le apriva a me se qualcun altro clicca lo stesso pulsante le apre pure a lui mica si offeso Cioè non è che il suo comportamento cambia, sta bene o sta male, se sta con me o se sta con altro. Giusto? Ok, e che succede se invece a voi viene tolto sto telefonino? Questo telefonino genera emozioni a voi, ma voi non le generate a lui. Quindi lui può stare benissimo senza di voi. Se voi lo lasciate lì, tranquillamente per una settimana, voi lo trovate lì, dopo una settimana uguale a prima. Non è che si è venuto a fare una crisi mistica, non è che non vede l'ora di sentire il vostro dito, non è che gli è mancata la vostra impronta digitale, non è cambiato un cazzo per lui. Ma, se voi restaste senza telefonino per una settimana, che cosa accadrebbe? Quali sensazioni negative provereste? Ora, chi appartiene a chi? Non è importante. Il concetto di appartenenza esula ormai molto di più dal gruppo. Ma andiamo verso gli oggetti. Andiamo verso le cose. Andiamo verso i luoghi. Ci sono luoghi in cui a volte avete bisogno di andare. Ora, quel luogo che voi ci andate o non ci andate, lui non cambia un cazzo. Ma se ci andate voi, state meglio, siete ricaricati, fighissimo, mi ricarico, cammino, faccio, dico, io se sto là sto bene. Ecco, chi appartiene a chi? Voi appartenete a quel luogo, quel luogo vi possiede. Se voi avete bisogno di quel luogo per poter cambiare le emozioni e non riuscite a cambiarli in nessun'altra maniera, voi diventate appartenenti a quel luogo. Il denaro. Secondo voi il denaro appartiene a voi o a voi appartiene al denaro? E il denaro che comanda voi o voi che comandate il denaro? Il denaro, se voi prendete una mazzetta da 10.000 euro, lasciate lì, cioè che la carezzate o meno gli cambia niente, che la spendete o meno gli cambia niente, ma se a voi ve la levano o ve la levassero, se a voi vi rubassero 10.000 euro, cazzo che vi cambia? Quanti di voi o quanti di voi che conoscete, se, che ne so, hanno appena comprato una macchina e gliela rigano, gli parte il coccolo e gli rode il culo. Cioè, alla fine tu hai comprato una macchina per spostarti da un punto A a un punto B, che te frega se è rigata o meno, è un oggetto, qual è il problema? Se hai comprato appena il telefonino e te se rompe, o te se riga, o te se incrina, ma qual è il problema? capite bene che tutto ciò che vi permette o meglio, che ha il potere di modificare le vostre emozioni vi controlla cioè ogni cosa che riesce a generare emozioni positive se c'è e negative se non c'è è uguale a questa una catena al collo che vi lega come un bello collare e sta dall'altra parte attaccato al telefonino ma non sono io che sono legato a lui è lui che è legato a me cioè scusatemi non è... non è... non ha quanto peso questa roba non è... è il telefonino che è il vero padrone Il cibo, il cibo è il padrone per eccellenza. Quante persone quando si sentono male, quando hanno qualche brutta notizia, quando non si sentono parte di qualcosa, quando vengono rifiutate, quando qualcuno si arrabbia con loro, quando succede qualunque cosa, si buttano immediatamente sul cibo. Ne hanno bisogno. Il cibo senza di voi non cambia niente. Ma voi senza il cibo state male. Avete bisogno del cibo per stare bene. Il cibo diventa il cibo diventa un pusher di emozioni positive. Quindi voi ne avete bisogno, voi diventate appartenenti al cibo. Vi rendete conto che una mozzarella... cioè voi appartenete a una mozzarella? A voi appartenetano yogurt? Voi appartenete a un cioccolatino? Cioè, appartenere vuol dire appartenere, cioè veramente dare tutto per quella cosa. Ecco, E quella cosa genera emozioni a voi. Genera emozioni di sicurezza. C'è gente che mangia e si sente più sicura. Genera protezione. Non me sfondo di Nutella e mi sento più protetto. Non si è ben capito come sfondandosi di Nutella ci si senta più protetto. Ma è così. Il denaro genera questo. Le attività. Le attività. Le attività, anche queste possono essere un motivo di appartenenza. Ci sono attività a cui io appartengo. Ci sono persone che, se non fanno determinate cose, stanno male. Ci stanno quelli che si devono affaccendà. Se stanno senza fare niente, non ci riescono. Loro devono fare. E sono proprio quelli appartenenti al fare. C'è l'appartenenza al fare, che non è un fare specifico, è una faccia in darsi. Io devo fare, devo fare, che devo fare? Cioè siamo in un mondo in cui, mi è capitato più spesso, che ozziare non viene messa tra le attività. Cioè se tu stai senza fare niente, io che stai a fare? Che cazzo fai? Perché devi fare qualcosa. Perché non fai? Perché devo fare? Cioè anche non fare è fare. Cioè anche ozziare è un fare. Pensare, riflettere. Se io devo riflettere, devo stare nel silenzio con me stesso, devo stare zitto, muto, davanti al mare o dentro una stanza chiusa al buio, e quello da fuori potrebbe essere visto come ozziare. Per me quella è un momento fondamentale. E qui ad esempio posso dire di appartenere al silenzio. Io mi sento appartenente al silenzio, perché il silenzio per me è assolutamente fondamentale. Se io non sto in silenzio una determinata quantità di tempo ogni giorno, il che mi permette di stare in silenzio con me stesso, e quindi riflettere, pensare, fare tutte queste robe di cui vi parlo, io ne sento la necessità, me lo devo andare a cercare. Esattamente come andate a cercare determinati amici quando... quando vi mancano o andate a cercare il vostro fidanzato o la vostra fidanzata, amante o amante, quando non lo sentite da troppo tempo. Cioè, se il vostro fidanzato o la persona con cui state, in qualche maniera, gli scrivete e non vi risponde, voi cominciate a stare male. Ecco, lì capite quanto appartenete a quella persona. Nella stessa maniera appartenete a un'attività. Cioè, se c'è qualcosa che, se non faccio, la devo fare, io ne appartengo. Cioè, quell'attività controlla me. Non sono io a controllare quell'attività. Cioè, tutto ciò di cui sento il bisogno per stare bene, quello mi diventa un pusher di emozioni, quindi io appartengo a quello. Quella cosa controlla me. Ed ecco che il concetto di appartenenza lo estendiamo non più a un gruppo di persone, ma a qualunque cosa. Ecco, a questo punto io vi instigo a pensare a... quindi a estendere la vostra lista di appartenenza perché vi farà capire cosa vi controlla. Perché, attenzione, l'appartenenza è ciò che ti controlla, cioè ciò che sta... Madonna, sto quello mi sta a bugare le dita. Cioè, immaginate l'appartenenza è qualcosa dove voi avete questo chiuso con un lucchetto, non c'ho il lucchetto sarebbe stato più carino, me ne incollavo veramente Voi avete questo qua lucchettato senza avere la chiave e la chiave ce l'ha qualcuno dall'altra parte, ok? Dall'altra parte mantiene il guinzaglio e ha la chiave del vostro lucchetto, peccato non avere un lucchetto sarebbe stato più carino, ok? Questo è il concetto, quindi andate a capire che chi, quale oggetto, quale situazione, quale luogo, quale attività, quale droga, ad esempio. Le droghe, questo diventa palese, quelli che sono addicted, quindi sono dipendenti. Ricordatevi che l'appartenenza di base è una dipendenza, ok? Cioè, come in un branco, io dipendo dal branco per sopravvivere, per mangiare, per proteggermi, io dipendo dal branco, che non è male, ok? Cioè, non è una cosa brutta. è una cosa saggia, cioè dipendere da un qualcosa di più grande e far parte di questo qualcosa di più grande ha un senso, nel mondo animale. Nel mondo umano è stato traviato e ci rendiamo conto che noi dipendiamo da tante altre cose. Dipendiamo da persone, ci sta, dipendiamo da gruppi di persone, ed è l'appartenenza che tutti conosciamo, ma ancora peggio, dipendiamo da tutto ciò che, come sta dicendo Elisa, che ci crea disagio in sua assenza. Quindi, o che ci fa stare male, o che ci crea astinenza. Tutto ciò che in qualche modo ci crea astinenza nel momento in cui non l'abbiamo, noi apparteniamo, cioè è dall'altra parte di quella catena. Il che può essere un oggetto, Se non uso il telefonino ogni tot ne sento la necessità. Il telefonino credo sia l'appartenenza più totale in questo periodo, cioè in questo mondo. Sappiamo le statistiche, la gente mediamente vede il telefonino ogni quattro minuti. Quattro minuti! Io mi sono imposto, su questo telefono ho messo il timer che posso usare Instagram massimo 20 minuti al giorno e in genere lo uso nel bagno, lo sapete tutti. Quando vi rispondo su Instagram sapete che sto sul bagno. Oggi l'ho sforato perché ho fatto la diretta di un'ora, quindi alla fine vado a vedere le statistiche, sembra che sto un'ora, ma è perché faccio due dirette a settimana di un'ora, quindi sforo quei tempi. Mentre moltissime persone sono letteralmente dipendenti dal telefonino, ma ancora possiamo essere dipendenti da altri oggetti, ad esempio da un'auto, possiamo essere dipendenti dalla cucina. Dobbiamo cucinare per forza. Dobbiamo, possiamo essere dipendenti, io ne so, dal giardinaggio, possiamo essere dipendenti dal computer. Il computer per me è O meglio, non proprio il computer, ma quello che faccio col computer. Ad esempio, si può essere dipendenti da attività. Come vi dicevo, si può essere dipendenti da sport, che è comunque un'attività. C'è gente che deve per forza andare a correre. Se non va a correre, si sta male. Se non va a... C'è gente qua veramente... C'è un tizio, uno straniero, che a volte la mattina alle 6 e mezza di mattina che qui è già tutto pronto, quando quella città si apre c'è un tizio straniero che prima o poi lo devo fermare e devo chiedere che cazzo c'è. Questo se sveglia tutti i giorni, la mattina presto e corre. Corre, tu sai, corre. Sta sempre a fuori e sgamba. Cioè io mi chiedo, ma l'ho incontro tutte le mattine, io esco e ormai lui corre. Per carità, bravo, ma a do cazzo corri? Cioè, la mia domanda è, te perché? Perché te devi svegliare tutti i giorni? Perché io quando sono sveglio ce vado. Questo tutti i santi giorni, sia che io ce vado, che io non ce vado, lui corre. Ma veramente, ti devi sentire dipendente da sta roba, puoi correre pure i sede pomeriggio e qua puoi correre quanto ti pare. No, lui probabilmente si sente dipendente da andare a correre una mattina alle sei. Poi, magari se non lo fa sta bene uguale, però è da vedere. Ora, le attività. Le attività, appunto, lo sport, ma anche le attività come, non so, ad esempio la borsa. Ecco, giocare in borsa. Giocare in borsa per me fu, per un periodo, una vera e propria droga. Finché non ho preso una trambata che ho perso tutto. Ma quello, ad esempio, può essere un'enorme droga. Un'enorme droga. I videogiochi. Dipendenza più assoluta. Ci sono ragazzi, ma anche bambini, ma anche grandi, che sono dipendenti da quelle che prendono le Playstation, o oggi sono i giochi sul telefonino, sul computer. Sono dipendenti, devono farlo un tot, sennò dopo gli arriva astinenza. Le droghe, il denaro, i siti. I siti. C'è gente che ad esempio è dipendente da Facebook o da Instagram. Cioè, se non va su Instagram tutti i giorni, più volte al giorno a pubblicare qua che cazzato, a vedere quello che fanno gli altri, ne sente il bisogno. Cioè, vi rendete conto che noi stiamo dando la nostra vita in mano a dei branchi che non ci danno un cazzo in cambio di funzionale? È questo il concetto. Non solo, un'altra cosa ad esempio è l'appartenenza ad aziende. Cioè potrebbe anche essere la nostra azienda, io quando facevo l'imprenditore ero letteralmente schiavo delle mie aziende, cioè io le ho create, io ero convinto di possedere le mie aziende, in realtà erano le mie aziende che possedevano me. Cioè io perché ero imprenditore dicevo che queste aziende sono mie e faccio quello che mi pare. No! Non facevo quello che mi pare. Io facevo quello che l'azienda aveva bisogno, quindi era l'azienda che decideva cosa io dovessi fare. E io lo dovevo fare, punto! Non potevo transigere di non farlo. Perché l'azienda aveva bisogno. Quindi chi comanda chi? Cioè, l'azienda non provava emozioni da me, semplicemente mi comandava a bacchetta dicendo, c'è bisogno di fare questo, oggi c'è bisogno di fare gli acquisti, domani devi fare le fatture, dopodomani devi andare al commercialista, e questo vuol dire che quella comanda io faccio schiavo. Cioè, spesso e volentieri gli imprenditori pensano di essere comandanti di barca, in realtà sono gli ultimi sguatteri della barca stessa, ed è la barca che comanda l'imprenditore. E molti imprenditori probabilmente saranno in queste condizioni. qualcuno è dipendente dai flow a me questa è una dipendenza buona però capite che c'è sì che dipendenza per modo di dire se io non ci sono campati uguale voi date emozioni a me io do emozioni a voi mi va bene ma questo magari da pure qualcosa di funzionale Quello che vi dico è ragionate su ciò a cui siete appartenenti, quindi ciò che vi genera astinenza, ma che di funzionale nella vostra vita non vi dà assolutamente niente. Niente. Anzi, se non addirittura vi dà qualcosa di disfunzionale. Il che è ancora peggio. Quindi, che cosa ha fatto la società? Andiamo ancora avanti. Quindi oggetti, possiamo essere appartenenti a oggetti, possiamo essere appartenenti a luoghi, posti, zone in cui devo andarci per sentirmi meglio. Adattività, quindi a cose che dobbiamo fare. a droghe fumo alcol se non fumo una sigaretta ogni tot se non bevo ogni tot se non mi faccio una canna ogni tot ne sento la necessità il denaro cioè faccio cose in funzione del denaro se il denaro mi viene tolto sto male se il denaro mi arriva sto bene se non faccio determinate cose ne sento astinenza a siti siti internet facebook se non vado su facebook instagram se non vado su instagram youporn se non vado su youporn Alla borsa, agli investimenti in borsa, che sono anche questi un ottimo modo per generare dipendenza, alle aziende, soprattutto se sono nostre, quindi all'impresa e ai nostri aziende, ai progetti. Non è il progetto che è mio. Sono io che sono del progetto. Perché quel progetto senza di me non parte e non è che cambia qualcosa. Cioè non gli frega assolutamente niente. ma io senza quel progetto mi sentirei di non aver portato a termine qualcosa mi sentirei di non aver fatto qualcosa per gli altri perché potrebbe essere una cosa utile mi sentirei di non aver rispettato una parola con determinate altre persone mi sentirei di bla bla bla bla bla quindi lui se io smettessi domani non cambierebbe niente io se smettessi domani mi darebbe delle emozioni negative quindi chi appartiene a chi? non è quel progetto mio, io appartengo a quel progetto quindi il concetto è di questa catena chi ha la parte che tira e chi ce l'ha attaccata al collo ecco questo è quello che vi spingo su cui vi spingo a ragionare dopo questo flow fare una lista delle degli oggetti, dei luoghi, delle attività delle droghe, delle fonti di denaro, dei siti, dei investimenti, di aziende, di progetti, di cibi che vi controllano, cioè a cui voi sentite di appartenere. Ma andiamo a un altro livello. Andiamo a un altro livello. perchè dopo l'appartenenza a oggetti, luoghi, attività, droghe, denaro, siti, borsa, valori, aziende, progetti, cibi, eccetera le nostre più grosse gabbie c'è c'è detto tra noi ragazzi, se gli oggetti, i gruppi, le altre persone. A volte si sente appartenenti a persone, no? Nelle coppie, nei branchi, quello che sia, nelle tribù, in quello che è. Ecco, la cosa più vicina al branco animale sono le tribù. se la vogliamo vedere. In Italia la cosa più vicina secondo me al branco è la comunità, che in Italia credo esista soltanto a Siena o forse da qualche altra parte, però le comunità ben fatte sono simili a dei branchi, cioè dove ci sono delle gerarchie, dove ci sono delle regole, dove tu sei funzionale, cioè dove ognuno è funzionale, e dove non entri se non sei accettato. Ecco, quelle comunità hanno un senso. molto difficili da creare ma hanno un senso sono dei branchi allargati eccolo lì ok, l'abbiamo capito mentre l'appartenenza a cose inanimate che è quella su cui stiamo ragionando questa sera e su cui vi istigo a fare questo esercizio posso dire che sono catene abbastanza sottili da cui non ti sganci velocemente ma abbastanza sottili Ma che cos'è che invece può rappresentare una catena del genere? Questa è una catena da nave, è stata comprata in un negozio di articoli marinari. Queste catene servono per buttare giù le ancore. e sono catene pesantissime, cioè due metri questa peserà dieci chili, infatti pesa veramente tanto. Ecco, queste catene qui però queste grandi non ce l'hanno né i gruppi, né le comunità, né le tribù, né gli oggetti. Sapete chi ha l'altro capo, un capo di questo sta attaccato al nostro collo sapete questa catena grande dove finisce il capo? chi ce l'ha in mano? che è enorme pesante e con un catenaccio che di quelli veri che non apri manco a calci è legata qua nella mia testa perché le catene più grosse le catene più grosse nella mia mente le catene più grosse sono i miei pensieri sono le mie paure sono le mie insicurezze sono le mie convinzioni le mie convinzioni quelle sono le gabbie peggiori quindi se è vero che da una parte io ho una catena legata al collo che si chiama bisogno di dopamina necessità di piacere e questa parte del cappio la do alla nutella ma ma Chi dà questa alla Nutella? Chi dà questa a Facebook? Chi dà questa a Instagram? Chi dà questa all'attività di correre la mattina alle 6 di mattina per due ore perché sennò non si sente che sta bene? Chi dà questa a un telefonino, a una macchina? Chi dà questa a una sigaretta? Chi dà questa a un'azienda che ho creato, a un progetto che sto portando avanti? Chi la dà? perché se io mi metto questo cappio al collo questa parte qua viene data in mano a un oggetto, a una situazione, a qualcosa non da me ma da questa da chi comanda quest'altra quindi c'è qualcuno dentro di me Ho qualcosa dentro di me che ha dei pensieri, ho più di qualcuno dentro di me, che ha dei pensieri, ha delle convinzioni, ha dei bisogni, ha delle necessità, ha delle mancanze, ha delle paure, spesso e volentieri, che ci costringono a dover trovare degli espedienti per sopravvivere. e ritorniamo alla sopravvivenza. Quindi, se appartenere è uguale a sopravvivere, cosa posso fare per sopravvivere? in un mondo in cui dentro di me ho paura, sono insicuro, non mi sento protetto, non ho un gruppo attorno a me, non mi sento appartenente a niente e allora per poter sopravvivere devo recuperare piacere, devo cercare di stare bene, devo cercare di stare in un equilibrio mentale e se ho troppo dolore dovrò riequilibrare la mia bilancia piacere. Cosa mi riequilibra la mia bilancia piacere? qualunque cosa trovo, cibo, Instagram, sesso, qualunque cosa. Ed ecco che il vero padrone interiore dà in appalto, dà in sub-appalto le nostre catene più piccole a dei beni, prodotti, oggetti, progetti, attività, eccetera. Perché vi faccio questo? Perché facendo questo lavoro, cioè, quali sono le cose di cui avete bisogno per stare bene? Quelle cose che vi mancano se non le fate. vedere una persona, andare in un luogo, usare un oggetto, mangiare un cibo, lavorare su un progetto, stare nella vostra azienda, lavorare per qualcun altro, qualunque cosa! Guardare un sito, guardare cosa fanno gli altri, postare una selfie, qualunque roba! potreste essere appartenenti, potreste appartenere alla vostra macchina fotografica. Ecco, se vi si rompesse la macchina fotografica al vostro telefonino, quanto resistereste? C'è gente che resisterebbe poco. Se si rompesse il microfono del vostro telefonino, quanto resistereste? Ecco, se sbroccate, se si rompe il microfono del telefono e non potete più parlare, siete appartenenti al microfono. Che culo. Pensate un po' come stiamo messi. Ecco, facendo questa lista però molto specifica, potreste cominciare ad unire i puntini in modo più specifico e capire quali sono i vostri veri padroni interni. Cioè, partendo dalle catene più sottili, potrete capire chi e dove sta attaccata la catena più grande, quella che racchiude tutte le sottili. Ecco perché questo esercizio di appartenenza a oggetti, luoghi, attività, eccetera, è un modo per avvicinarsi al padrone interiore più grande. Al vostro mostro più grande. Che, se non vi è venuto fuori già attraverso gli HypnoFlow, così ci arrivate magari più razionalmente. Perché quello che poi c'è da fare, dopo che avrete fatto tutta la lista, comprenderete che tutte le cose a cui appartenete sono delle fonti di piacere, quelle fonti di piacere vi dovreste chiedere per quale motivo esattamente ho bisogno di questa fonte di piacere? Perché questa e non un'altra? Perché quel luogo e non un altro? Perché Instagram e non Facebook? Perché la Nutella e non l'uovo sodo? Perché la cocaina e non le canne? Perché la sigaretta e non una bottiglia d'acqua? Perché correre e non andare in piscina? Perché investire sulle azioni e non sulle commodity? Cioè, perché nello specifico avete scelto di appartenere a una cosa invece che a un'altra? Perché se io ve lo dicessi, se io vi facessi questa domanda per un gruppo normale, quindi perché hai scelto quel fidanzato e non un altro? Probabilmente mi sapresti dire un sacco di argomentazioni su questo, ma se ti chiedessi perché quel cibo è non un altro? Perché quel sito è non un altro? Perché quella foto è non un'altra? Perché quel messaggio è non un altro? Perché hai usato determinate parole e non altre? Perché hai scelto di fare, che ne so, quella cosa e non un'altra? Perché hai scelto di cantare quella canzone e non un'altra? Ecco, ad esempio, le arti potrebbero essere un'altra cosa a cui si è legati. Ci sono persone che hanno necessità, ogni tanto, di cantare, ballare, dipingere. È un'attività, fondamentalmente è un'attività. Come quelli che vanno in palestra, c'è chi deve andare in palestra, chi deve dipingere un quadro, chi deve andare a correre, chi deve andare a ballare, chi deve andare a fare il latinoamericano, qualunque cosa. Perché esattamente? Cosa vi soddisfa esattamente? Perché quelle e non un'altra? Che cosa accadrebbe esattamente se non lo faceste? Ecco, che cosa accadrebbe esattamente se non lo faceste? E che cosa accadrebbe esattamente se non poteste più farlo? Fatevi qualche domanda e cominciate a unire i puntini per capire perché il vostro padrone interiore più potente, che vi tiene al guinzaglio da sempre, ha scelto di dare quei sottoguinzagli, quindi quei subappalti, a quelle determinate cose e non ad altre. Perché così potreste cominciare ad avere una, come dire, una prima visione più ampia della personalità che dentro di voi vi comanda, cioè del vostro vero padrone. Potrebbero essere più di uno, eh? Potrebbero essere più di uno. Vediamo un po' che cosa mi dite. Sì, guardate che non è facile, perché ovviamente le risposte saranno abbastanza ovvie inizialmente, ma quello che vi chiedo è di essere più profondi. Appena mi stai facendo riflettere su una cosa, ho un gatto e pensavo sul fatto che sono io che appartengo a lui, persino quando gli do da mangiare, è fantastico. Esatto ma gli animali voi pensate di possedere gli animali ecco ecco bravo gli animali io purtroppo lì con noi cioè per me gli animali non dovrebbero star con le persone e non lo manco messi brava grazie che me l'hai ricordato Ecco non notate come ragiono io e gli animali dovrebbero star proprio da un'altra parte Gli animali che voi siete convinti di essere i padroni, infatti venite chiamati i padroni, io sono il padrone, il cane dice quale è il suo padrone. Cioè il cane deve avere la medaglietta del padrone. In realtà siamo veramente sicuri che è il cane che appartiene a voi o voi appartenete al cane. Perché il cane senza di voi si può stare pure male per carità. Però insomma se lo lasciate libero una vita sarà rifà. e è vero che i cani anche vengono umanizzati purtroppo però diciamo qualunque altro animale un gatto, non so se i gatti sono molto più... se non è... aspetta facciamo due differenze i cani, tutti gli animali se non sono castrati quindi se non vengono se non vengono per amore se non gli viene tolto uno dei bisogni fondamentali nonché uno degli istinti fondamentali qualunque animale sta bene pure, sta molto meglio senza di voi ma voi non state bene senza di lui se poi ovviamente lo castrate vabbè diventa un peluche non è più considerabile un animale, è un trudi è un altro discorso fatevi un peluche che abbaia è meglio però ecco appunto siete voi che possedete l'animale o è l'animale che possiede voi? e questo è fondamentale ricordatevelo perché tutto ciò Tutto ciò che credete di possedere e tutto ciò a cui siete attaccati genere appartenenza. Ciò vuol dire che quell'oggetto, quell'animale, quella cosa a cui siete attaccati, come diceva il grande Yoda, l'attaccamento, la bramosia, sono le strade per il lato oscuro della forza. Attaccamento e bramosia. Bramare, infatti queste due mani sono mani bramose, mani di bramosia, che è tutto mio, è mio, questa roba qui mi appartiene, è roba mia. Ecco, quando ragionate con qualcosa è mio, è come ad esempio fa il bambino che Ecco, anche lì, ad esempio, i vestiti. Cioè, avete comprato un vestito nuovo, una scarpa nuova. Bello, voi credete di possedere quelle scarpe. Ma, se adesso vi vengono macchiate in maniera indelebile, tali da doverle buttare, a voi, vabbè, stigazzi. Oppure ci state male. Ecco, il momento in cui ci state male è quello di attaccamento. Nel momento in cui qualcuno ve le rubasse, quello è attaccamento. Nel momento in cui avete attaccamento, quell'oggetto vi sta legando. Cioè voi appartenete a quell'oggetto e non è quell'oggetto che appartiene a voi. Ricordatevi, quando siete attaccati a qualcosa, quel qualcosa è il vostro padrone. perché diventa colui o con lei o quel qualcosa che è capace di gestire le vostre emozioni. Se qualcosa è capace di gestire le vostre emozioni, vi sta letteralmente manipolando. E' bello come... a volte io mi diverto, no? Mi diverto come le persone... ovviamente c'è tanta gente che dice, ah sei un manipolatore. Ed è divertente la parola manipolazione. Perché per manipolazione, teoricamente, dovremmo identificare qualunque cosa in grado di manipolare le tue emozioni, o i tuoi pensieri, o le tue azioni. Quindi è interessante come a volte la gente dia del manipolatore a qualcuno. A me mi danno sempre, dicono, sei un manipolatore. Quanto sono manipolatore io di più rispetto a un cane che ti si mette a grattare la porta perché vuole andare a pisciare. Ora, se io ti dicessi adesso vai e esci da quella porta, io sono un manipolatore, cioè mi raccomando, io sono esperto di PNL, attenzione, io sono esperto di PNL, e conosco Fascipno, c'è un sacco di roba, e adesso vi dico a tutti, allora adesso vi ordino di aprire la porta di casa, scendere giù e farvi una passeggiata nei 200 metri che potete farvi, perché quello è il massimo che potete farvi lì, nella zona del recinto, della zona d'aria lì, che ci avevano messo lì nelle carceri. Ecco io vi do l'ordine, voi mi dite, ma vaffanculo, ma vaffanculo, ma che cazzo, Però io sono un manipolatore, io sono bravo, eppure non funziona. Ma se il vostro cane adesso si mettesse davanti alla porta a grattare, a piangere, a fare... voi prendereste subito e andreste. Quindi chi manipola? Io o il vostro cane? Vi rendete conto che il vostro cane è più manipolatore di me, cazzo? Ma ve ne dico un'altra. E immaginate invece che invece del vostro cane a grattare la porta fosse il vostro stomaco a urlare. Se il vostro stomaco cominciasse a fare brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, brrrr, e brrrr, brrrr, questo gorgoglio arriva alla vostra testa e vi fa vedere un bel piattone di pasta, brrr cacio e pepe, madriciane, torte, pizze, cazzi e mazzi io vi dico Ragà, dovete fare il digiuno, vi ordino di fare il digiuno. Io sono un manipolatore, ho fatto PNL, se voi avete mente. Il vostro stomaco, che manco riesce a parlare italiano, comincia a gorgoglià e altro cazzo che il Dottor Daniele vi ha dato l'ordine di fare il digiuno. Io magno e me sfonno. Ora, chi è più un manipolatore? Io, che ho fatto PNL, se faccio 750 diplomini e un sacco di esperienza nella mente umana, ho il vostro stomaco. Cioè, il vostro stomaco manipola voi stessi e le vostre azioni molto meglio di me. il vostro cane le manipola molto meglio di me. Quindi il concetto di manipolazione è talmente tanto assurdo e usato a sproposito, perché è tutta manipolazione. Cioè, il bambino è il manipolatore in assoluto. Il bambino appena sa che con un pianto c'è i genitori lì che corrono, ha vinto il bambino. Infatti è uno dei più grossi traumi, poi quando glielo levano. Vi rendete conto che un ritardo di una risposta di una persona che vi interessa sul vostro Instagram vi può manipolare le emozioni in una maniera mostruosa. Ebbene quel ritardo vi sta manipolando molto più di qualunque manipolatore. Quindi la domanda è questa. Chi è in grado o cosa è in grado di manipolare le vostre emozioni? La macchina, se ve la rubassero, me ne fregherebbe niente. Voi mi direste, ho perso dei soldi, ma in quel caso il legame è al denaro, non alla macchina. un anello, un regalo, un oggetto di famiglia. Cavolo, se me lo rubassero mi farebbe star male per i prossimi 10 giorni, 20 giorni, ci penserei ancora? Ecco, quello è un legame, è un attaccamento, è qualcosa a cui appartenete. Perché, cosa rappresenta e tutto il resto, lì poi andate ad allargare il concetto e cercate di capire qual è il vostro vero padrone, cioè perché quello vi soddisfa e perché voi appartenete a quell'oggetto. Ok. E' difficile il distacco apatico dalle persone, dice Francesco Graziuso. Ma che cosa... Allora, attenzione, persone... Perché parla di distacco? Chi ha mai parlato di distacco? Scusatemi. In un altro flow di tanto tempo fa, se non ricordo male, facciamo un'enorme distinzione tra distacco e non attaccamento. Distacco e non-attaccamento sono due cose totalmente diverse. Io ho parlato di non-attaccamento, non di distacco. Il non-attaccamento è quello che è nella disciplina buddista e è una delle cose fondamentali che cerca di essere insegnata. Il non-attaccamento ha nulla. Ciò vuol dire non attaccamento, vuol dire esattamente la base di questo, di quello di cui sto parlando, cioè non attaccarsi vuol dire non permettere a niente di manipolare le mie emozioni. Se io fossi attaccato a, che cazzo ne so, Questa bottiglia, ok? La troviamo su una era, costa? No, serve. Fate le cose fighe, ok, bene. Io bevo quest'acqua, bene. Mi fa bene, lo so, la bevo. Non ne sono attaccato. Cioè, se questa si rompesse oggi, ok, vabbè, avrò perso 40 euro, sti cazzi. Qual è il problema? Non è che sto lì... Cioè, non è che il pensiero, se questa si rompesse adesso, me lo vado a portà avanti per un giorno, due, una settimana, oddio si è rotto, oddio si è rotto, oddio si è rotto, no sti cazzi, si è rotta, punto, non c'è attaccamento non è che se qualcuno me la rompe, oh Dio, ci fai lì una scenata, ci tieni il muso per venti giorni, vabbè, si è rotta, sti cazzi, ok, la prossima volta fai più attenzione, vabbè, basta, vedi, sta lì a meno che E qui un altro discorso, il rompere da parte di un'altra persona non diventa un modello, uno schema. Perché ad esempio ci sono persone che hanno come schema quello di fare danno ad altri. E allora se prima mi rompi questa, domani mi rompi un'altra cosa, dopo domani mi rompi un'altra, domani mi rompi un'altra, chiappi la persona e dici ascoltaci, c'è uno schema che continua a ripetersi. Vedi non rompere più di tanto, mi sono dato a debito. Questo rientrava al discorso modelli di prima. Quindi non attaccamento vuol dire che io uso questo oggetto, mi fa piacere, sto bene, quindi mi può dare un'emozione positiva, ma non gli permetto, non le permetto di darmi un'emozione negativa. Ovviamente questa è una bottia, però a volte sono gioielli, sono vestiti. C'è gente che gli sporchi il vestito o si strappa il vestito e a momenti pare che gli hai staccato la mano, cioè pare che gli è venuto il tumore, e che cazzo? Cioè è un vestito, l'avrai pagato quello che va, comprati un vestito che non costa niente, se c'hai problemi quando si rompe. Per cui l'attaccamento è la via per la strada oscura. il non attaccamento è la strada per la felicità, non il distacco. Il distacco è negativo. Allora, il distacco presuppone che tu ti sei già attaccato, ok? Quindi già stai in una situazione tossica, già hai un attaccamento tossico, già sei in uno stato di manipolazione. Cioè, il concetto di fondo è se io mi sono attaccato Guardiamolo, è attaccato, vuol dire che io ho permesso di attaccarmi, ok? Attaccarmi. Se cerco di distaccarmi, questo può fare male. Ma il distacco presuppone che io abbia accettato di essere attaccato, ok? Invece è diverso quando arriva qualcosa che mi vorrebbe attaccare, quindi c'è la richiesta di attaccamento e arriva qua e gli dico no, no, grazie, va bene così, io non mi attacco di Eri di Biadela. Ti permetto di darmi emozioni positive, ma non ti permetto di mettermi questo al collo. perché distaccarmi può essere doloroso, mentre non attaccarmi è solo che è piacevole, perché ti permetto di farmi star bene, ma non ti permetto di farmi star male. Ed ecco che torniamo al discorso lì, quindi tutto ciò, fate la lista di tutto ciò che o meglio a cui siete attaccati, ciò che ha la capacità di manipolare le vostre emozioni, oggetti, luoghi, animali, cibi, progetti, aziende, siti, investimenti, droghe, attività, qualunque cosa, qualunque cosa. Ricordate Tutto ciò che credete di possedere, se gli permettete di manipolare le vostre emozioni, in realtà è lui a possedere voi. Potremmo dire che ciò che crediamo di possedere e a cui siamo attaccati, in realtà apparteniamo. Quindi a ciò che noi crediamo di possedere e di essere attaccati in realtà apparteniamo. Quindi tutto ciò che noi crediamo di avere in mano è quello a cui realmente apparteniamo. C'è proprio un'inversione e questo accade anche sulle persone. Chiudo con questo esempio che è sulle persone, ma vi faccio notare ad esempio uno schema che ho visto più spesso, molto spesso in alcune persone. Ed è uno schema che fa riferimento ad esempio proprio a queste catene. Ho conosciuto molte persone, sia uomini che donne, che usavano uno schema di sottomissione. Cioè, cosa facevano? Si mostravano sottomessi o sottomesse all'altra persona, uomo o donna, quindi fidanzato, fidanzata, amante, quello che è, facendo credere che l'altro fosse il loro padrone. Cioè, io sono sottomesso a te, quindi tu mi comandi. Ora questo schema è molto molto sottile e la linea di interdipendenza e di dipendenza è molto sottile. Perché? Perché se voi a una persona maniaca del controllo, qui vi chiudo con una perla e quindi molti di voi si riconosceranno o riconosceranno schemi che hanno vissuto o riconosceranno persone che conosco. Beccatevi sta perla, ragionateci e poi magari fatemi sapere nei commenti. Sentite questa. Se voi a una persona maniaca di controllo, che ha bisogno di controllare tutto, maniaca di possesso, che è tendenzialmente insicura, perché i manici di possesso sono tendenzialmente insicuri, quindi che hanno bisogno di controllare, di possedere, di sapere sempre dove stai, che fai, devi metterti al burca, vale per uomini o donne, persone che hanno bisogno di avere la persona letteralmente al guinzaglio, ok? se a queste persone si presentasse una controparte che si mostra sottomessa e si dice mettimi il guinzaglio io non vedo l'ora che tu mi controlli chi sta controllando chi? quello che veramente o quella che veramente vuole controllare ha bisogno di mantenere l'altra parte del collare o del guinzaglio? o chi sta facendo la sottomessa soddisfacendo un bisogno e diventando un pusher di piacere cosa accadrebbe se la persona che si è mostrata sottomessa dicendo io ho bisogno che tu mi controlli perché così sto bene cosa accadrebbe se quella persona a un certo punto dicesse vabbè sai basta mi sono stufato ciao chi starebbe male? il controllore e il controllato. Quindi attenzione all'appartenenza, perché il giochino è molto sottile. Attenzione ai giochi di possesso tra persone, perché i limiti, i confini sono molto labili. È un attimo a superarli e a scambiarsi i ruoli, affinché il controllore diventi il controllato e viceversa. Diverso invece sugli oggetti. Quello che volevo dirvi questa sera è sugli oggetti, è sulle... è su ciò che non ha un potere, non ha un raziocinio, è qualcosa a cui voi date il potere. quindi sulle persone è più facile o meglio insomma è più più semplice comprenderlo più semplice ragionarci su questo ma andare a fare un lavoro di comprensione su tutto ciò che a cui noi abbiamo dato il potere di controllare le nostre emozioni vi garantisco che diventa molto molto interessante perché vi renderete conto da cosa siete dipendenti e da cosa siete dipendenti potreste arrivare a quella parte di voi che ha scelto quelle cose per creare le vostre catene e tenervi incatenati nella vostra brava gabbia. Potremmo dire che il vostro padrone interiore è quello che vi ha messo nella gabbia. I tondini di ferro di quella gabbia sono tutti questi elementi che io vi sto istigando a cercare. quindi andando a capire a uno a uno cosa sono le sbarre della vostra gabbia potreste andando all'indietro andare a capire anche chi ha creato quella gabbia e chi vi ci ha sbattuto dentro.










