Daniele Penna reflects on whether joining a humanitarian mission is useful, arguing it depends on what is meant by "humanitarian mission" and distinguishing between superficial/paid operations and "true" missions or voluntary missionary work. He emphasizes the importance of mindset and selective attention when traveling — without changing one's perspective, travel may only reinforce existing needs — and shares vivid anecdotes from his travels in Southeast Asia (curiosity like a child, observations about construction safety signs, and bamboo scaffolding practices).
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Sarebbe utile partire per una missione umanitaria. Ma male non te fa partire per una missione umanitaria? Dipende che intendiamo per missioni umanitarie perché pure quelli che stanno annappi ai barconi e che vengono pagati dei soldi vostri delle tasse si chiamano missioni umanitarie, ma sono ben diverse dai missioni umanitarie vere e proprie. Se volete fare i missionari potete farli ovunque, c'è bisogno di gente ovunque. che dia una mano seria, e lì fate un'esperienza come Dio comanda. Lì fate un'esperienza vera, cominciate a capire il mondo come va in maniera diversa. Perché è facile farsi viaggi come spesso fanno le persone, adesso comincio a viaggiare perché devo aprirmi la mente, ma se nei viaggi Tu parti per un viaggio senza aver prima cambiato il tuo punto di vista, tu andrai ad attirare all'interno di quei viaggi esattamente quello che ti serviva per soddisfare i tuoi bisogni, non per aprirti a qualcosa di diverso. Dipende da quello che vedi. L'attenzione selettiva è interessante. L'attenzione selettiva, io ripeto, è credo uno dei punti focali della nostra mente. È interessante vedere quando magari qualcuno viene qui, mi raggiunge, mi piace andare in giro a vedere su cosa pone l'attenzione. Io ricordo che quando ho cominciato a viaggiare nel sud-est asiatico, io ero come un bambino. Cioè ero come un bambino che restava Affascinato da qualunque cosa, se vedevo un grillo così grande, ma stavo lì a guardarlo per mezz'ora per vedere ogni singolo movimento, per me non mi sembrava di stare dentro il National Geographic dal vivo. Ma qualunque cosa, uno che ti dipinge un palazzo attaccato al quarantesimo piano da una corda come se niente fosse, cioè io mi rendevo conto lì e da lì mi facevo delle idee, i cartelli stradali sapete la differenza fra... devo mandare prima poi devo fare queste foto quando mi ricapitano mentre ad esempio in occidente sui cantieri c'è scritto per noi la sicurezza è importante pure qua c'è scritto per noi la sicurezza è importante però cambiano i cartelli C'è il cartello in Italia, in Europa c'è quello lì che sono obbligatorie alle scarpe antinfortuniste, no? Scarpone, quello con tutta la punta cementata, d'acciaio, che se te casca una cosa non succede niente. Quindi in Italia o in Europa c'è l'obbligo degli scarponi. In Telania e in Cambogia c'è il divieto dell'infradito. C'è sui palazzi c'è scritto, per noi la sicurezza è importante, e poi c'è il cartello con l'infradito sbarrato. Cioè, non puoi andare in infradito, cazzo. Almeno vai scalzo, perché è meglio, perché l'hai più attrito, perché con l'infradito scivoli, sguscioli. oppure ne metti delle scarpe, infatti molti stanno scalzi. Cioè ci stanno i trabatteli di bambù, cioè fanno piani, fanno robe di 40-50, no, di 4-5 piani con le strutture di bambù, che per molti versi è più resistente dell'acciaio.