Metamap | Meipi, Collaborative spaces | Interview with Domenico Di Siena

Italian-language interview with architect/urbanist Domenico Di Siena discussing his work in social design and urban innovation, his development of interactive mapping projects (MAPY, MEPI), choices around open source and platform governance, and his current interest in an 'Ambient Graph' and co-learning physical–digital community spaces. He describes practical projects in Madrid, moderation/legal/ethical issues for user contributions, and the influence of OpenStreetMap and open culture.
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Ok, sono Domenico Di Siena, architetto e urbanista. In realtà attualmente mi occupo di progetti che hanno a che vedere più che altro con il social design, con l'innovazione urbana, quindi tempi più urbani. Il network thinking sarebbe a dire un po' l'uso la teoria delle reti per organizzare spazi, comunità eccetera e mi dedico anche molto alla gestione della conoscenza, cioè lavorare su processi, dinamiche, contesti che aiutano a promuovere la gestione e soprattutto lo scambio di conoscenza. Il mio lavoro si sviluppa su vari fronti, uno è il consulting, la progettazione, molta ricerca, formazione sui temi di cui vi parlavo adesso e anche abbastanza azione, promozione di direttamente di alcuni progetti, azioni dirette sempre su spazi, comunità eccetera. Sì, ringrazio Tommaso per l'interesse e per l'intervista, quindi procedo a rispondere un po' ad alcune delle sue domande che spero possano essere utili per la sua ricerca. Quindi Tommaso mi chiede in che modo e come arrivo ad occuparmi e a lavorare con il mapping. I miei interessi sempre sono stati relazionati con le nuove tecnologie e la città. Fin da quando studiavo architettura a Roma e poi nei miei movimenti a Parigi e poi qui a Madrid, ho sempre cercato di approfondire temi più urbanistici anziché temi di architettura. l'occasione proprio pratica di poter cominciare a lavorare sulle mappe. nasce con la mia tesi di laurea. Io proponevo un nuovo modello di progettazione territoriale partecipata, in cui definivo dei vari processi e ho cominciato a riflettere su quali potessero essere degli strumenti telematici, soprattutto con Intel e le nuove tecnologie, che potessero accompagnare questo processo. e da lì comincio a pensare alla possibilità di mappare le opinioni, i lavori, le proposte associate a un processo di progettazione partecipata e debbi la fortuna di poter sperimentare una prima piattaforma di mappa interattiva digitale qui a Madrid. cominciare a collaborare con un centro culturale che si chiama Media Lab, adesso si chiama Media Lab Prado, che stava sviluppando proprio una mappa interattiva e ebbe la possibilità di collaborare con questo progetto. Quindi ebbe la fortuna di poter lavorare e sperimentare direttamente su delle piattaforme concrete. Dopodiché con degli amici cominciamo a pensare alla possibilità di sviluppare un progetto sempre relazionato con le mappe interattive digitali per presentarlo a un bando che c'è qui tutti gli anni a Madrid associato alla creazione contemporanea. Presentammo un progetto, il progetto è stato selezionato e da lì nasce il progetto MAPY. E' un processo di connessione con l'avvicinato di un quartiere che è quello di Arganzuela qui a Madrid dove stava per nascere questo nuovo centro culturale nel quale noi saremmo stati ospiti con questo nuovo progetto. La nostra idea era quella di poter inserire le opinioni di tutto il vicinato all'interno delle attività che stavano proponendo per questo centro culturale. Era un po' fare entrare la cittadinanza dentro al proprio centro culturale e offrirgli delle finestre di connessione, in questo caso sia digitali che fisiche. Per cui abbiamo programmato dei workshop, delle esposizioni, dei laboratori dentro il centro culturale, poi c'era un anello di connessione che era da un lato il nostro lavoro sul campo andando a conoscere i cittadini, le associazioni, le scuole, tutti gli enti locali e da un'altra parte la promozione di una carta digitale, di una mappa digitale in cui tutti i cittadini potevano pubblicare le loro opinioni, foto, video, testi, eccetera. Quindi questa è stata un'esperienza interessantissima e da lì in realtà prende piede il progetto che si chiama Toto sovremi barrio, che tradotto in italiano sarebbe tutto sul mio quartiere. Da lì poi nasce la piattaforma MEPI, nel momento in cui pensiamo di aprire questa piattaforma all'uso di più di più persone. Vediamo in questo momento la possibilità di ampliare l'uso di questa piattaforma a diversi scenari, scenari che non necessariamente devono essere relazionati alla nostra attività, cioè basicamente facciamo in modo che il codice che sta dietro alla piattaforma diventi un codice open source, lo mettiamo a disposizione di tutti pubblichiamo il codice nella nostra web per cui qualsiasi persona adesso può scaricare il codice e utilizzarlo per progetti simili di mappature interattive. In realtà poi il nostro obiettivo va anche oltre perché mettiamo in moto una piattaforma che permetta a qualsiasi persona sul sito mepi.org permette a qualsiasi persona di creare la propria mappa digitale interattiva come se fosse un geoblog sicuramente tutti conoscete delle piattaforme che vi permettono di creare dei blog in pochi minuti e questa pettaforma ti permette di creare un blog però con un carattere molto forte riguardo alla georeferenziazione, alla geolocalizzazione, per cui il risultato è un geoblog con un'indicazione molto chiara su una zona precisa con uno zoom definito proprio dall'utente e delle categorie, delle tematiche con un carattere tematico deciso proprio dall'utente. Per cui si possono creare questi geoblog, è completamente gratuito, a disposizione di tutti, lo trovate quindi su mayp.org. Con nostra grande sorpresa vediamo che in realtà molti architetti, molte città, molti studi urbani cominciano ad usarlo, perché grazie a questa facilità d'uso riesce ad offrire qualcosa che Google Maps non stava offrendo. La domanda successiva è come pensiamo di gestire un po' la partecipazione, i contributi degli utenti su questa piattaforma e in che modo funziona, come funziona questa piattaforma. Cominciamo da in che modo funziona, diciamo come base utilizziamo le mappe di Google, poi invece abbiamo sviluppato un codice in PHP che permette di posizionare su queste mappe di Google delle informazioni multimedia, per cui possono essere dei video, dei testi eccetera e abbiamo creato tutto un sistema anche di gestione di utenti per cui una volta che ti sei creato il tuo proprio blog, il tuo proprio utente puoi pubblicare qualsiasi tipo di informazione. La cosa importante da aggiungere qui è che è un geoblog collaborativo, in cui possono pubblicare più persone, non solamente il creatore del geoblog può pubblicare, ma anche altri utenti che aprono un account e quindi possono cominciare a pubblicare. se sempre il creatore rimane come amministratore quindi in qualsiasi momento può gestire e evitare che ci sia un uso improprio di queste mappe. Come gestire i contributi degli utenti? Questa è una domanda che richiede molti tipi di riflessioni, quindi qui anche per ragioni di tempo non entriamo molto nel dettaglio, però innanzitutto è bene specificare che non si tratta esattamente di una wiki per cui i contenuti possono essere pubblicati e cancellati dal proprio autore o dall'amministratore, ma non rimane traccia di modifiche, nel senso che non è come una wiki in cui tu pubblichi un contenuto e poi lo modifichi e rimane la storia, tu puoi accedere a tutte le varie modificazioni che sono state fatte nel tempo. Anche perché per un tema tecnico è molto più difficile da gestire, da sviluppare. E poi c'era anche molti temi più che altro etici relativi alla gestione dei contenuti, per cui in realtà, siccome questa è una piattaforma aperta a tutti, molto spesso si poneva un problema di tipo legale da una parte e anche di tipo etico dall'altra. legale, ovvia, soprattutto per il fatto che noi in realtà non siamo né un'azienda, né un'associazione, né niente, semplicemente siamo questo è il risultato di sei amici che ci siamo messi insieme per sviluppare questo progetto e non abbiamo le capacità di poter gestire legalmente tutti questi contenuti. Seguentemente ci fossero dei problemi, tra l'altro abbiamo avuto alcune proteste, è difficile quindi reagire in tempi rapidi. Dall'altra parte c'era un problema etico, nel senso che quando i contenuti si modificano si possono cambiare dei messaggi, per cui un messaggio può essere pubblicato con un obiettivo molto chiaro, con una comunicazione molto chiara che va in un senso, se si permette poi la modifica questo messaggio può essere alterato e anche lì ci sarebbe stato un problema etico che noi non potevamo gestire. Poi riguardo alla gestione dei contenuti in realtà abbiamo sempre pensato alla possibilità di poter utilizzare tutti questi contenuti per creare nuove piattaforme, cioè una delle nostre idee era la possibilità di poter arrivare in qualche modo a una ibridazione di tutte le varie mappe che si stanno creando sulla piattaforma. Che significa? Significa che Per esempio a Madrid ci sono già diversi collettivi, diversi progetti, associazioni che stanno usando MEPI. e creando delle mappe tematiche. C'è una mappa di spezzoni di film girati a Madrid, quindi con l'accesso ai video su YouTube di questi luoghi, georeferenziati direttamente sulla mappa. Delle fontane, c'è una mappa delle fontane accessibili a Madrid, una mappa dei centri sociali, una mappa che cerca di rendere visibili tutti i vari collettivi che sono presenti a Madrid. Noi vediamo la possibilità, sarebbe stato interessante poter condensare tutte queste informazioni in un'unica mappa in cui gli utenti di Madrid avrebbero potuto ottenere accesso a informazioni sempre già localizzate e molto importanti informazioni prodotte dai propri cittadini. il risultato di un progetto istituzionale o corporativo di qualche azienda, eccetera. Però questa cosa è rimasta un po' nel cassetto. Domanda successiva è quale è stato il processo che abbiamo seguito per sviluppare queste piattaforme? E' importante, penso che già si nota un po' da quello che dico, il trasfondo culturale associato a quella che in Spagna si chiama la cultura libera, la free culture, open culture. Un po' l'idea di base è che siamo convinti che, lo siamo stati fin dall'inizio, che quando si sviluppa un progetto è molto più interessante aprirlo alla partecipazione di più persone più che chiuderlo e fare in modo che le persone non possano accedere a determinati tipi di informazioni, al codice in questo caso eccetera. Sapevamo fin dall'inizio che la sostenibilità e il futuro del progetto sarebbe in realtà dipeso anche dalla capacità di aprire il progetto. Per cui, e anche lì vado a una delle domande successive, in realtà il futuro di questo progetto è proprio associato a questa apertura. Il progetto si continua ad utilizzare abbastanza e devo dire che siamo molto contenti in questo senso. Ed è ancora vivo proprio il fatto che lo abbiamo reso open source, attualmente le persone lo possono scaricare, installare quando vogliono senza nessun problema. Diciamo che questa cosa fa in modo che il progetto continui ad essere vivo, però sarebbe interessante poterlo rendere ancora più vivo. Cioè quello che voglio dire in questo senso è che in realtà come i creatori di un po' di questo progetto adesso siamo presi da molti altri progetti, non gli stiamo dedicando il tempo è necessario per fare in modo che la piccola comunità, che comunque esiste, di gente che usa questo software scaricato, questo codice aperto, possa, diciamo che il lavoro necessario per che questa comunità possa sviluppare qualcosa di ancora più interessante non lo stiamo facendo. Io anche professionalmente mi occupo un po' di questa cosa. È sempre molto importante aprire i progetti, renderli aperti all'uso di più persone, però nemmeno bisogna credere che basta quello per fare in modo che un progetto abbia una trasformazione, un esito, un successo straordinario. È sempre e comunque necessario avere un lavoro dietro, delle persone che spingono, che stanno dietro la comunità, che creano delle sinergie tra i vari sviluppatori eccetera. In questo caso noi non abbiamo le capacità di farlo per questione di però il fatto che sia aperto fa in modo che il progetto sia ancora vivo. Progetti per, diciamo, che cosa sto facendo io adesso in questo momento, relazionato con le mappe, In realtà il mio approccio con le mappe adesso è un po' più, come dire, meno diretto in quanto all'iconografia della mappa, dell'oggetto in cui io plasmo delle informazioni. In questo momento sto lavorando a un progetto che chiamo Ambient Graph che vuole riuscire a mappare, a visibilizzare le attività, i progetti, le relazioni di una comunità di persone che sviluppa attività intorno a un tema concreto. Che significa? Significa che sto lavorando per essere un po' molto più pratico, se non si capisce bene quello che voglio dire, sto lavorando all'idea di mettere in modo uno spazio che chiamo di co-learning, cioè uno spazio in cui le persone scambiano conoscenza. Vi dicevo prima che mi occupo anche di gestione della conoscenza e mi interessa trasferire questo modello allo spazio fisico. per cui l'idea è poter disporre di uno spazio in cui invece di dedicarci alla produzione ci dedichiamo alla riflessione, alla produzione di di connessioni con altre persone, la possibilità di riconoscersi, incontrare persone anche in movimento o per esempio in visita qui a Madrid. I tipici incontri che facciamo spesso in bar, abbiamo conosciuto una persona magari sui social network, su Twitter, su Facebook, abbiamo la possibilità di vederci in una stessa città, lo facciamo in dei bar. L'idea è poter disporre di uno spazio che è dedicato proprio a questi tipi di incontri, che possa promuovere tutta una serie di attività rivolte a questo scambio di conoscenza. Questi tipi di processi per me sono sempre più relazionati a un'ibridazione fisico-digitale. Che significa? Significa che questi incontri, giustamente come vi dicevo, succedono perché c'è stato sempre, o comunque si appoggiano, o in alcuni casi continuano a svilupparsi nell'ambito digitale. Nel senso che lo scambio di conoscenze, le grandi relazioni che stiamo avendo adesso sui social network, in realtà hanno sempre bisogno poi di un trasfondo presenziale. La mia teoria è che quanto più stiamo usando il digitale, quanto sempre di più stiamo ritornando allo spazio fisico. Io penso che questo è un caso molto pratico anche adesso con Tommaso. Ci siamo conosciuti digitalmente, però poi arriviamo allo spazio presenziale. Quindi voglio creare uno spazio dedicato a questo tipo di connessione fisico-digitale e c'è bisogno di una mappatura di tutto ciò che occorre attorno a questo spazio. e attorno alla comunità che occupa questo spazio non in modo costante, questo è un altro concetto che per me è importante, cioè questa idea della dimensione global, cioè del globale e il locale che diventano tutt'uno, per cui questo spazio deve essere necessariamente uno spazio global, sarà a Madrid però sarà ovunque, nel senso che la comunità che lo usa nell'arco delle sue attività è ovunque, nel momento in cui passa per Madrid userà questo spazio, per cui questo spazio è anche suo, anche se sta a Milano, anche se sta a Roma, perché la comunità che lo usa o che lo userà o che l'ha usato e sta dappertutto, quindi non mi dilungo più su questa cosa, però sto sviluppando, lavorando sulla possibilità di visualizzare questo ambient graph, un grafico, una mappa che è capace di rendere visibili le connessioni di tutti quei progetti con le persone che costituiscono quest'ambiente, che è un'altra parola che mi piace usare sempre di più, nel senso un ambiente è un un nesto di prossimità tra persone e progetti che ha a che vedere sempre di più con questa abitazione fisico-digitale, ambiente anche per non ridurci solo allo spazio fisico, non ridurci solo allo spazio digitale, ma un insieme di connessioni. Quindi questo è il una delle cose di cui mi sto occupando, diciamo che comunque hanno molto a che vedere con il mapping. Quali sono le mie referenze personali riguardo a questo ambito? Uno dei progetti comunque illuminanti fin da quando l'ho conosciuto per me è stato OpenStreetMap. Fondamentale, vi dicevo che Mapy è nato avendo come base le mappe di Google, però appena abbiamo conosciuto OpenStreetMap abbiamo subito provveduto a permettere agli utenti di poter utilizzare anche queste mappe. Perché sono importanti le mappe di OpenStreetMap? Per molte ragioni. C'è una ragione molto politico-etica fondamentale che è che sono delle mappe open source. Noi usiamo le mappe di Google, però le mappe di Google appartengono a Google e alle società con cui Google collaborano. Quindi siamo sempre soggetti ad accettare delle condizioni imposte da Google. Mentre invece le mappe di OpenStreetMap sono delle mappe open source, sono delle mappe che sono fra l'altro il risultato del lavoro di tantissime persone che con dei GPS si dedicano a mappare le città. Questo ha un trasfondo politico perché con le mappe di OpenStreetMap abbiamo accesso a delle mappature che per esempio con Google non possiamo avere perché politicamente non consigliabili per la gestione corporativa di Google. Ci sono alcune zone dell'Africa, per esempio, che sono molto più dettagliate su OpenStreetMap che su Google, perché economicamente, strategicamente non è interessante per Google sviluppare queste map. E poi c'è tutto un discorso molto più ampio che sicuramente altri, perché ne parlavamo prima anche con Tommaso, persone come per esempio Paolo De Soto che so che ha intervistato, sicuramente l'hanno trattato, c'è un discorso molto etico-politico dietro, cioè che la mappa in realtà sta generando una visualizzazione anche molto politica sulla situazione. Nel fondo noi con un certo fotorealismo che propone le mappe di Google pensiamo in un certo senso di stare vedendo una realtà che poi in realtà non è più così per tante ragioni, che sono politiche, che sono anche temporali. Noi pensiamo sempre e costantemente che sono delle foto di adesso, ma in realtà le foto superpongono momenti storici differenti nel Google Maps. c'è un trasfondo molto ampio, quindi è importante in questo senso poter avere degli strumenti, delle mappe che sono open source, che qualsiasi persona può utilizzare senza dover rispondere ad un'azienda e soprattutto può modificare, questo è importante, una delle cose più importanti dell'open source è che hai diritto a modificare quello che stai usando, tu con Google Maps non hai diritto a modificare una mappa, tu semplicemente la puoi utilizzare rispettando delle norme imposte da Google, con OpenStreetMap, fra l'altro OpenStreetMap è una wiki, funziona realmente come una wiki, molto interessante. Poi c'è un altro trasfondo importante di OpenStreetMap come referenza, che è proprio il fatto che costituisce dietro il progetto una comunità. C'è tutta una comunità di persone che non è assolutamente una comunità di appassionati del mapping, ma delle persone che si riuniscono, che fanno questi mapping party, cioè si fanno delle vere e proprie feste, si riuscono per esempio in dei bar prima o dopo aver fatto un mapping con i loro GPS, magari prendono una birra, si conoscono fra di loro eccetera. Io personalmente sono sempre molto più interessato anche a questi fenomeni più sociali. che è interessante poter promuovere delle comunità e l'incontro fra persone che abbiano magari delle possibilità di condividere degli interessi, delle conoscenze eccetera, per cui OpenStreetMap mi sembra molto ricco anche in questo senso. Quindi se non lo conoscete vi consiglio di esplorare un po' questo progetto che è molto interessante, è un po' diciamo l'Wikipedia delle mappe. Niente, per il momento grazie ancora a Tommaso per l'interesse e spero di poter vedere presto anche i risultati della sua ricerca. Un saluto a tutti.
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