One TV, ep.51 - Il valore della squadra: dentro il Frosinone Calcio

Frosinone Calcio players Ilario Monterisi and Niccolò Corrado talk about playing at their home stadium, the mental and physical grind of professional football, and what comes next. Monterisi has scored two Serie A goals; Corrado made his debut against Sampdoria. Both study alongside their careers and say mindset matters more than talent.
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Benvenuti in questa nuova puntata di One TV speciale Frosinone. Siamo qua in uno stadio bellissimo, allo Stadio Benito Stirpe, un luogo che per tanti è uno stadio semplice, ma in realtà dietro c'è una storia. E ho il piacere di avere qua insomma due ospiti d'eccezione: Ilario Monterisi, difensore centrale classe 2001 di Trani. Benvenuto, Ilario.
Grazie.
E poi ho qui accanto a me Niccolò Corrado, terzino sinistro classe del 2000 di Firenze. Dico di Firenze perché insomma poi avremo modo di dirci qualcosa. Partirei subito da qua: vivere questo stadio ogni giorno, comunque durante le partite, com'è?
Beh, inizio io che sto qua da 4 anni alla fine. Per me ormai è diventato Cioè, è proprio casa star qua, quindi ormai conosco tutti gli angoli di questo stadio. Però è sempre un'emozione entrarci perché è bellissimo, ti trasmette veramente la passione di giocare a calcio, i tifosi. Poi quando è pieno ancor di più. L'ho vissuto in tutte le sue modalità, tutti i suoi modi, in Serie A, in Serie B, quando abbiamo vinto, quando è andata un po' più in tutti i modi ed è sempre bello, è sempre caloroso e ti fa sentire veramente un giocatore perché è bello, moderno, organizzato, quindi si sta veramente bene.
Immagino poi insomma con l'atmosfera di una partita importante, i tifosi, e sarà una delle curiosità che vi chiederò poi, cosa vuol dire giocare davanti a migliaia di persone, qual è qual è la pressione. Quindi 4 anni, Ilario, che sei qua. Dicevi che conosci tutti gli angoli di questo stadio e sono curioso, immediatamente prima della partita hai un punto o un luogo o un momento nel quale vai in un posto specifico per trovare la concentrazione o...?
No, cioè in verità non c'ho un posto specifico, vado Prima della partita vado sempre in campo a vedere un po', sai, come il terreno, un po' come le vibes prima della partita, mentre ascolto un po' di musica. Però alla fine non c'ho un punto specifico in cui vado, in cui mi sento, sai, di entrare nel focus partita. Però semplicemente in campo, dai, poi nello spogliatoio, niente di eccezionale, diciamo.
La visita, la visita, diciamo, ancora vestiti con la tuta di rappresentanza, per prendere confidenza, per entrare nel live. E per quanto ti riguarda, Nicolò, tu da quest'anno...
Sì, infatti, vabbè, come primo anno, cioè, incredibile. Cioè, poi anche l'atmosfera, i tifosi, cioè, proprio calorosi, cioè, mi hanno fatto subito sentire a casa, capito? Quindi, cioè, mi sono trovato subito bene in qualsiasi... Poi, vabbè, che ne so, ci sono state delle partite importanti, tutto pieno...
Molto importanti.
State emozionanti, dai.
La partita che più portate nel cuore da un punto di vista emotivo vostro, a prescindere dal risultato? Chiedo a Nicolò e poi a Simone.
Per me è stata soprattutto contro, magari la prima partita, cioè la seconda partita titolare in casa con la Sampdoria, che ho fatto gol, che dopo un po' di mesi che magari sono stati travagliati tra infortuni e cose varie, è stata proprio un'emozione.
L'apoteosi.
Sì, sì, è stato bello.
Anche perché i tifosi doriani, insomma, belli appassionati anche loro.
No, è stata una bella partita, mi è piaciuta proprio anche per come è andata, dai.
E per te che 4 anni, 4 stagioni, immagino, immagino.
Perché alla fine Te ne dico 2-3 perché non posso non dirle. Perché quando abbiamo vinto qui con la Regina, che siamo andati in Serie A il primo anno, è stata bellissima. Perché poi c'è stata la festa, l'invasione, quindi bellissimo. Poi quando ho fatto i miei 2 gol in Serie A, il primo qui con l'Atalanta, il secondo col Genoa al 95°, in cui abbiamo deciso— cioè, nel senso, no, sto— io ho i brividi in questo momento. Quindi Non posso non dirtele. Certo. Però ogni partita ha una sua— questa perché alla fine ho anche inciso, hanno inciso un campionato, una stagione, quindi ti rimangono ancora più impresse. Però anche quest'anno ne abbiamo vissute veramente belle, di tante tante partite belle.
Poi da difensore segnare insomma—
Sì, vabbè, proprio la gioia è il doppio.
Ma e come nasce il vostro rapporto con il calcio?
Quindi vado un po' indietro nel tempo.
Beh, io ho tutta la mia famiglia praticamente che è cresciuta nel calcio. Mio nonno che gioca, mio padre che ha giocato, mio zio che gioca. No, no, guarda, Ilario, tranquillo, tanto qualche anno che non gioca più, ancora si divertiva.
E quindi praticamente assolutamente.
Però sì, cioè, nel senso, io sono cresciuto col calcio praticamente, quindi me lo hanno trasmesso loro, perché ogni giorno da quando mi alzo fino a che non si andava a dormire, o comunque scuola calcio, calcio scuola, quindi costantemente così sono cresciuto.
Vabbè, io invece alla fine da, cioè, non come lui, però da tifosi, cioè che loro erano appassionati di calcio e quindi alla fine mi hanno trasmesso a me la passione del calcio alla fine.
E poi hai iniziato, ce lo siamo detti, lo diciamo insomma, prima di entrare con Nicolò ci lega una particolarità perché tu hai iniziato A Scandicci.
A Scandicci, ok.
Mia moglie è vicepresidente dello Scandicci e quindi gli ho fatto vedere a Niccolò e Ilaria una foto che c'è al Bartolozzi, che è il centro sportivo di Scandicci, con una dedica e con una foto di Niccolò da bambino, per cui con la maglia numero 3 della Nazionale, tra l'altro.
Sì, vabbè, le giovanili.
Certo, certo, certo. Niccolò sempre Nazionale.
Certo.
Cioè, intanto Atalanta, Genova, Nazionale, quindi comunque ci sono.
È iniziato da piccoli, no? E sappiamo per dati statistici che solo 1 su 40.000, questo ci dice la federazione, riesce ad arrivare a giocare nei professionisti. E inevitabilmente, come tutti i bambini che iniziano a rincorrere una palla, c'è sempre, no, come dire, il sogno, la speranza di diventare dei giocatori. E immagino questo sia stato anche per voi.
Allora, io ti dico la verità, L'ho presa tanto con leggerezza, nel senso, io ero un bambino, diciamo, che non è che sì, sognava, ma non è, cioè, l'ho sempre vissuta in maniera leggera, che infatti magari è stata anche la mia, cioè, la mia forza. Questa cosa qui, infatti, anche quando mio papà mi ha detto: guarda, devi fare una, cioè, una scelta importante.
Cosa vuoi fare?
Vuoi andare all'Inter, le giovanili? Ci ho pensato due volte, non è che ho detto: eh, vado lontano da casa, oppure ho detto Ma sì, dai, proviamo, dai, andiamo al limite. Alla fine poi è stata così la mia, il mio inizio, diciamo.
E forse dicevi è proprio un po' paradossalmente la tua forza di non dare, che non, magari non mi do tutte quelle pressioni. Certo, poi magari ora, vabbè, ovviamente concettualmente, magari da ragazzo ero più, sì, magari l'ho presa più con più leggerezza e E lo chiedo a tutti e due: quando, se c'è un momento, un periodo, vi siete accorti che eravate bravi tanto da poi poter diventare— cioè, tanto che poi questa passione o questo vostro talento poi in realtà vi siete detti: ok, questo è quello che sicuramente posso fare? C'è un momento, un periodo di là?
Io quando Ovviamente, cioè, capire che ero bravo fino a un certo punto, capire che ci potevi stare. E quando dalla primavera sono passato in prima squadra, che anche solo con gli allenamenti eccetera, comunque io stavo a Lecce, Lecce aveva vinto la Serie B, poi sono stato anche l'anno in A che mi allenavo con loro sempre.
E poi settori giovanili e primavere, insomma.
Quindi quando ho iniziato ad allenarmi in prima squadra e vedevo, sai, comunque Cioè, nel senso, faticavi però non troppo e iniziavo a dire nella mia testa: "Ma forse riesco a togliermi qualche soddisfazione, poi non so quanto in grande, non so, eh, però forse qualcosina riesco a fare." Però ovviamente questo pensiero poi ogni giorno devi saperlo coltivare, devi saperlo, devi sempre seminare, seminare, seminare, perché poi alla fine se ti accontenti di quello che hai fatto, allora Ad arrivarci, paradossalmente, non è difficile, non è molto difficile arrivarci. Il problema è mantenere lo status o migliorarlo, perché poi arrivarci, per me, io ne ho visti tanti arrivare, anzi molti che venivano visti sicuramente molto più di me.
Certo, certo, certo.
Cioè, nel senso che loro dicevano: "No, questi sicuro arrivano, te non lo so." E poi alla fine, sai, io comunque ero un bel un bel martello, quindi ogni giorno andavo lì, facevo quello, quello e quell'altro, dicevo vabbè se non ci arrivo però almeno non c'ho rimpianti, boom boom boom. E alla fine qualche soddisfazione diciamo me la sono tolta ma non mi accontento, cioè nel senso non sono contento, ho questo pregio che non mi accontento mai, quindi anche se mi sono tolto tante soddisfazioni che poi alla fine questo lo devo tutta la mia famiglia perché è grazie a loro che Sono arrivato a questo. Però voglio togliermi ancora più soddisfazioni e molto più grandi di quelle che mi sono tolto fino ad ora.
Questo è proprio il concetto del quanto la testa conta a volte più del talento, no? E inevitabilmente le doti, il talento si incontrano. Immagino quanti di voi, appunto lo dicevate, avete visto compagni di squadra o giocare contro, no, avversari dove tu dici vabbè, questo qua tra qualche anno lo vedrò sicuramente in palcoscenici o acquistato in una squadra importante. E poi magari si perdono proprio per questi motivi qua, cioè proprio perché fate un lavoro straordinario. Noi molto spesso da tifosi vediamo solo quei 90 minuti, ma dietro c'è un lavoro pazzesco che non è solo l'allenamento, perché oggi siete atleti 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.
Sì, perché alla fine magari qualcuno pensa che siano solo quelle 2 ore, cioè che noi ci alleniamo solo quelle 2 ore del Namé, cioè facciamo solo quelle 2 ore al giorno. Però in realtà c'è molto di più.
Sì, perché se ci pensi alla fine in campo d'allenamento fai un'ora e mezza massimo. Però il problema è che poi— Quest'anno un po' di più, eh.
Quest'anno forse sì, un po' di più.
Però alla fine vai al campo 2 ore prima, fai tutte le cose che devi fare, dopo stai altre 2 ore dopo. Poi comunque vai a casa, non è che è finita la giornata, perché comunque a casa puoi ancora curarti se hai qualche problemino, devi riposare, devi mangiare bene, devi dormire, perché se non dormi, dormi anche 2 ore in meno di quello che hai dormito il giorno prima, comunque lo accusi.
Lo senti.
Sì, quindi soprattutto quest'anno che lavoriamo tanto, comunque hai bisogno di riposare, hai bisogno di mangiare bene, devi— non è un gioco, cioè nel senso è normale che poi Molte persone vedono i 90 minuti e dicono: "Vabbè, Paolo, oggi ha sbagliato questo, ha sbagliato quello." Però poi non sai durante la settimana quanto ti sei allenato, come hai giocato, quanti problemi hai. Ci sono tante cose che anche giustamente poi non vengono fuori, però sono tanti. Cioè, nel senso, tu veramente ogni cosa che fai, anche l'andare fuori a prendere un caffè, però vedi il tuo amico che prende il cornetto e tu dici: "Ma non lo posso mangiare!" Oppure vai a mangiare fuori e tu sei sempre il diverso. Perché? Perché semmai ti fai solo un calice di vino, però loro si bevono una bottiglia intera. Poi sono cose che fai molto—
Assolutamente!
Cioè, nel senso, lo fai con piacere, però sai, molte volte ci sono periodi in cui dici "cavolo, forse è pesante", però poi quando vai in campo, ti alleni o gioisci per un gol e dici "ne è valsa la pena".
Guarda, in una delle interviste di One TV ho avuto la fortuna di intervistare Peppe Poeta, che è il head coach di Olympia Milano Basket, ex giocatore nazionale di basket, e avevamo affrontato il concetto del— anche lui come voi, ovviamente per la sua carriera sempre a giro, fuori, lontano da casa— e ho parlato del concetto del sacrificio e lui mi ha detto: "Guarda, non è sacrificio." Perché se diventasse sacrificio non faremmo quello che facciamo. Per noi fa parte del prezzo da pagare, cioè è quello che noi facciamo. Il giorno che diventerà sacrificio probabilmente a quel punto smetterò di fare quello che faccio. Questo ovviamente per dire che, ripeto, non c'è solo ciò che vediamo. E rispetto a questo, come riuscite a trovare o a lasciare negli spazi spogliatoi la vostra quotidianità, che a volte è fatta di cose belle, ma altre volte può essere fatta di pensieri comuni, no? O di pensieri, magari ho litigato con la ragazza, ho litigato, o altri pensieri. Voi qua avete una performance da fare in quei 90 minuti e dovete avere la capacità, laddove possibile, di lasciare veramente tutto dentro lo spogliatoio. Qual è il vostro, diciamo, nel bene o nel male, una valvola di sfogo?
Comunque. Però cercano sempre di togliere.
Sì, cioè nel senso, questo poi anche devi essere bravo a farlo, perché molte volte non è semplice, però comunque se vai al campo nervoso, comunque allenarti, eh, ti riesci a sfogarti e lasciare lì un'ora e mezza la testa libera. Poi è normale, fa parte di tutto, ma che può essere litigare con una ragazza, può essere anche una pressione da fuori di una partita, insomma.
Il giornalismo, eh no, perché aggiungiamo i media, aggiungiamo i tifosi, oggi aggiungiamo i social, che sono più, per voi paradossalmente, più facile comunicare con l'esterno, ma altrettanto l'esterno è più facile entrare in voi, no? E quindi, insomma, ahimè, nel bene e nel male, anche i social media, o comunque le pressioni dei media, i giornalisti, o la partita importante, insomma.
Sì, sì, diciamo Molte volte si esagera da fuori, tutto, però alla fine si abitua, cioè sei cresciuto con questo, quindi alla fine non ti dico che non ti tocca più, però dici vabbè, ma tanto, cioè nel senso è una cosa che uno dice, ma come abbiamo detto prima, vi dice perché per 90 minuti può essere che fai 2 errori, però alla fine non è che lo fai apposta, cioè capita, perché tutti, nessuno vuole fare male, nessuno. Molte volte bisogna capire anche come va in campo, in che condizioni va in campo, se hai forzato per andare, cioè sono tante le dinamiche. Quindi uno dice, ma se sapesse tutto di me non neanche le scriverebbe queste cose. Quindi alla fine lasci stare, diciamo.
E rispetto a questo, cioè, nei 90 minuti voi siete più quando magari arriva la prima palla e può succedere lo stop, perché poi il bello di tutti i giochi, ma questo in particolar modo, è che c'è il ciuffo d'erba o il campo più annaffiato o meno annaffiato, quindi la palla che rimbalza in un modo anziché in un altro, l'errore. Siete più, ho conosciuto diversi giocatori molto legati all'errore, no? Cioè capita l'errore e sono sempre a pensare all'errore, o avete la capacità immediatamente di switchare?
Quest'anno però secondo me ce l'ha messo Sì, ma ti dico, è così veloce che non ti puoi permettere di perdere energia su quello che hai fatto prima, che sia positivo o negativo, eh, perché il calcio è così veloce, soprattutto per come giochiamo noi, è così veloce che non puoi permetterti di star a pensare: ma ho sbagliato il passaggio, eh, perché già ti hanno fatto gol, se no. Quindi nel bene o nel male hai fatto bene o male, devi riuscire a chiudere, ogni cosa che fai devi azzerare. E ricominciare subito.
E poi fa parte, fa parte insomma del vostro allenamento e anche del vostro mestiere, no? Perché comunque in una partita ci sono centinaia di casi, casistiche, azioni, e che devo essere immediatamente bravo a chiudere e a pensare immediatamente a quello dopo. Ilario prima parlava di famiglia, e poi te lo chiedo, Niccolò, quanto importante è stata la famiglia nel tuo percorso professionale?
Importantissimo, perché alla fine, vabbè, ho detto, sono sempre stati mio papà, è sempre stato un tifoso proprio, cioè, gli è sempre piaciuto vedere le partite.
Puoi dirlo, eh, per quale squadra fa il tifo il tuo papà?
Fiorentina.
Ecco, no, ma puoi dirlo, eh, scusa, eh, ti stavo aspettando, ti stavo aspettando da buon viola, insomma.
Noi quest'anno, insomma, va bene, va bene.
Comunque alla fine è sempre lui che mi ha trasmesso la passione per il calcio, così, quindi è sempre stato importantissimo per me. Poi vabbè, mia mamma è sempre stata la parte più leggera, magari che mi aiutava in certe situazioni, però alla fine c'è anche, anche grazie a lui che son qua.
Quindi che vuol dire, andavi in fiesole?
No, e cioè, da piccolino no, in tribuna.
Ok, ok, ok.
Mio babbo si infierva.
Ma anche quando erano in C, quando erano in C andava a tutte le trasferte, faceva tutte le trasferte.
Quel famoso 2002 maledetto.
Quindi alla fine me l'ha trasmessa lui.
Ilario?
Ma per me la famiglia è stato tutto ed è tutto, quindi qualunque cosa, perché mi hanno sempre mantenuto in equilibrio mentale sin da piccolo, perché ci potevano stare momenti negativi e mi hanno sempre mantenuto in equilibrio anche nei momenti molto positivi. Quindi devo tutto a loro, perché poi tra l'altro sin da piccolo, che avevo 3 anni, mi accompagnavano più di mezz'ora da casa per allenarmi, quindi lasciavano tutto pur di accompagnarmi, mi aspettavano fino all'allenamento, mi riaccompagnavano, mi aiutavano a fare i compiti. Devo tutto, cioè qualunque, ogni giorno che passa devo tutto a loro, quindi nel senso potrei stare qua 2 ore a parlare di tutti i sacrifici che hanno fatto per me, quindi ogni passaggio che faccio giusto, ogni cosa che faccio, per me è tutto per loro, tutto. Qualunque cosa, è giusto che si godano tutto. Cioè, io preferisco non godermi io le cose, ma se le devono godere loro da fuori, perché comunque anche stando fuori soffrono le partite, soffrono tutto. Quindi per me qualunque cosa è merito loro.
Qualunque. Siete la storia di milioni di ragazzi e ragazze che fanno calcio, che fanno sport, con milioni di famiglie. E quello che tu racconti, voi raccontate dei vostri genitori che vi hanno sempre accompagnato quando non eravate questo Ilario e questo Nicolò, no? Cioè, quindi non sapevano che tu o tu sareste poi arrivati dove siete, ma è l'amore. Sei felice, sono felice.
Non è tanto l'accompagnare, non accompagnare, è molto anche il— si sa ora, comunque nelle scuole calcio molti genitori vogliono entrare.
Purtroppo sì.
Io ho avuto la fortuna comunque che la mia famiglia è stata nel mondo del calcio e quindi Mi ha dato sempre consigli e non si è mai intromessa nel mio percorso di crescita, che molte volte devi saper far da solo e devi saper affrontare le cose da solo sin da piccolo. Come anche quando sono andato via di casa a 15 anni, 16 anni, comunque mi hanno lasciato sempre libero perché dovevo fare i miei sbagli e dovevo crescere da solo. Poi ovviamente loro mi hanno sempre—
Sapendo sempre che c'erano loro, certo.
Mi hanno sempre indirizzato, però ho comunque sbagliato, capito da solo e sistemato tutto da solo, perché così cresci subito. Perché a 16 anni devi iniziare a fare le lavatrici da solo, devi iniziare a fare la spesa, cose così.
A convivere, perché poi non è che parti subito nella villa con piscina, no?
Cioè, cresci in 2 secondi. Però cresci, dipende come, perché se cresci in maniera positiva è un bene, se cresci in maniera negativa è un male in tutto, che possa essere dal punto di vista della vita, dal punto di vista umano, che calcistico, sportivo in generale.
Che poi spesso attribuiamo all'aiuto delle famiglie nei momenti di difficoltà, no? Cioè, sapere che ci sono. Ma per quanto vi riguarda, anche nei momenti, come ti ho sentito dire prima, stra-positivi, mica è facile tenere un ragazzo di 12, 13, 14 anni che è chiamato dall'Inter o è chiamato in squadre importanti e mantenere— inevitabilmente, insomma, a 12, 13 anni sei chiamato in squadre importanti, voli, no? Con l'ego, con l'autostima, eccetera. E anche lì l'intervento dei genitori nel—
Esattamente, sì.
Spesso, no, cioè si attribuisce a: grazie ai miei per i momenti difficili, grazie a me anche per i momenti ultra positivi. Voi per professione avete inevitabilmente la situazione di dover cambiare spesso case. Io vi auguro ovviamente di averla trovata per tantissimi anni, che è il Frosinone. Noi siamo sponsor del Frosinone con Professione Casa. Il nostro mondo è quello dell'intermediazione immobiliare, di vendere, aiutare le persone a far comprare e vendere casa. La vostra casa ideale, com'è o come sarebbe? Immagino che ancora magari può non essere la definitiva, la casa della vita, ma se tu potessi costruirtela, Niccolò, come sarebbe? Che caratteristiche avrebbe?
Ce l'ho proprio in mente, ce l'ho.
Ce l'hai?
Però vabbè, proprio un sogno.
Certo, siamo qua a sognare, per cui.
Un attico con, vabbè, magari con, beh, facciamo 3 stanze da letto, magari buttiamoci anche 2 bagni.
Vai, il minimo 3 camere da letto, 2 bagni.
Bella grande, con un terrazzo, un bel terrazzo grande.
Ok.
Col Duomo davanti.
Sappiamo, bravo.
Davanti.
Nicolò, cioè.
In vista, sì. Ok, ok. No vabbè, quello no, sarebbe un sogno incredibile.
A me mi sembra sempre A me l'attico mi è sempre piaciuto come idea, che sei proprio in alto, diciamo, magari senti meno rumori così.
Certo.
A me piace di più quello.
Vista Duomo.
Vista Duomo.
Mi raccomando, quando poi succederà, ricordati.
Vista panoramica, però a me è sempre piaciuto l'attico, come tipo di appartamento.
E Ilario?
A me l'attico pure, però vista mare perché il Duomo è alto.
Anche vista mare però.
Anche vista mare. Firenze Duomo vista mare Di quello che fai come quei clienti nostri arrivano: "Allora, la vorrei, attimo." Però basta.
Il Duomo lo vengo a vedere semmai a casa sua, però io preferisco vedere la casa vista mare con un bel giardino, anche un po' di prato, anche nel terrazzo un tavolo per fare un barbecue, vista... sarebbe bello.
E città ideali? Abbiamo detto Firenze, oppure anche altre?
Beh, io di Trani non mi posso lamentare.
Ok, a parte Frosinone ovviamente ci mancherebbe altro, eh, questo lo diciamo.
Alla fine Frosinone è una tappa, però non posso lamentarmi di Frosinone, però Trani io mi posso proprio lamentare. Poi dirti da ora a 15 anni che vado su sicuro ad abitare a Trani questo non lo so, però dipende anche, sai, come ti trovi, esperienze che fai in altre città, Io mi auguro il Frosinone in Champions League, così almeno siamo felici. Però vediamo, dai.
E la vostra giornata tipo, cioè la routine? A volte, anzi spesso, quando parlo con giocatori, atleti professionisti, mi raccontano appunto degli allenamenti un'ora e mezzo, oppure le ripetute un'ora prima del campo, oppure il pomeriggio. Però voi avete anche molto tempo libero, tra virgolette, che può sembrare una cosa semplice, ma in realtà gestire mentalmente, fisicamente, eccetera eccetera, il tempo libero in realtà parte del lavoro, no? Avete delle routine? Cosa fate? Intanto, a che ora vi alzate?
No, allora bene o male ci alleniamo la mattina, prima delle 8, dai, più o meno. Comunque, ti dico, lui ci alleniamo alle 10.
Allora, si allenava al campo, però noi arriviamo magari alle 8 e mezzo, 8 e qualcosa.
Sì, sì, sì, sei già al campo. Comunque poi finisce all'ora di pranzo.
Sì, ora di pranzo inoltrata però.
Sì, ora di pranzo morto.
Ora di pranzo 1 e mezzo, 2.
Ecco, ok.
Mangi comunque verso le 2, finisci, semmai ti riposi un attimo. Poi io sono— l'anno scorso mi sono laureato.
Ah, congratulazioni!
Quindi negli ultimi anni— In cosa? In sport management.
Ah, congratulazioni! Quindi abbiamo l'agente futuro di Nicola!
Cioè lui verrà all'attico da te perché sarà il tuo agente?
Sì, negli ultimi anni quindi ho studiato e onestamente anche quest'anno ho iniziato a fare la magistrale, sto studiando un po' meno diciamo quest'anno, però comunque se riesco, non arrivo sai troppo stanco, comunque un'oretta la dedico allo studio, comunque a riposarmi. Dipende, non c'ho un hobby preciso, però comunque se riesco studio perché comunque mantiene la testa attiva e quello, se no comunque fa una passeggiata, vedo un po' la TV, vario, vario molto.
Ok.
Allora, diciamo, non sono laureato io, però diciamo che anche io dovrei iniziare, cioè volevo iniziare ad orientarmi su sullo studiare, perché alla fine non avevo ancora, non ho ancora ben chiaro magari la scelta dell'università. Però magari ci ho parlato anche con lui, magari potrei iniziare anche a fare una cosa tipo sport management oppure qualcos'altro. Però vabbè, il mio, per il tempo libero diciamo, il mio hobby, magari io c'ho anche il cane, magari si fa fare una passeggiata con la mia ragazza, oppure Alla fine, come ha detto lui, se non sei troppo stanco, facciamo più queste cose qua. Cioè, nel senso, più relax, diciamo.
Staccare, recupero, recupero mentale, eccetera. A proposito di questo, avete dei rituali prima della partita? Dico mentali perché tanti, appunto, atleti mi dicono che hanno delle routine, no? Cose che fanno eccetera, e a volte si confonde con l'essere— invece ho notato che non è un discorso di scaramanzia, ma un discorso proprio di entrare, di ancoraggio, magari di mettersi prima la scarpa sinistra poi la scarpa destra per entrare in quello che poi dopo è l'atteggiamento mentale per entrare in campo. Spesso le persone lo associano alla scaramanzia, ma non è molto spesso scaramanzia.
No, io non ho un routine, cioè vado molto a base come— no, nel mio no.
No, magari faccio sempre le solite, nel senso che magari vado prima a fare stretching, poi torno e inizio a mettermi per bene le cose, poi vado a fare tutto. Però sono cose, certo.
Non è che c'è un tempo che uno fa quelle cose.
Io non ho un rito o qualcosa.
Ne avete visti nella vostra carriera?
Gente che si sta—
Progetto touch.
Bene, bene, bene.
Sì, sì, sì.
Ma tutti saltellano prima del campo, toccano. Sì, sì, toccano o qualcosa del genere.
E quindi lo vedete appunto il discorso della concentrazione pre-partita, sempre prima di entrare in campo c'è un momento nel quale magari il mister, a seconda dei mister, vi motivano o vi raccontano qualcosa, ripassate mentalmente qualcosa nella testa, i movimenti o l'avversario da marcare, per esempio, cose del genere?
Sì, no, vabbè, alla fine ci ristudi, ripeti tra virgolette la scena che devi affrontare.
Gli avversari ci mandano.
Vedi qualche azione, le caratteristiche dei giocatori, però cose molto alla fine pratiche. Pratiche, niente di troppo teorico, molto conciso e concreto.
Anche perché vi siete allenati tutta la settimana per quello.
Sì, la domenica sei proprio fin troppo preparato.
Tutto focalizzato, quindi magari ti mandano sì delle giocate che fanno gli avversari, ma Cioè, alla fine bene o male c'è tutto in testa.
Siamo in prossimità della chiusura e vi chiedo: secondo voi conta più il talento o la testa? Cioè, più l'atteggiamento o il talento?
Beh, come si è detto prima, dai, la testa.
Solo testa. Per me la testa. Cioè, il tipo il 90%.
Ma ci sono tanti esempi, magari.
Anche perché il talento senza la testa fa nulla. Cioè, dura poco.
Nulla. Veramente nulla.
Se vi togliessero il calcio, cosa avreste Io quando faccio questa domanda, giustamente, giustamente, cioè, a me è sempre piaciuto fare o il geometra, ok, o l'architetto.
Cioè, mi è sempre piaciuto fare sport management.
Scusami, fai architettura?
Sì, però stavo pensando, è impegnativa. Sì, perché è un po' impegnativa, però sì, decisamente mi sarebbe piaciuto far quella se non avessi intrapreso la vita calcistica, perché ho fatto quella scelta lì, perché mi è sempre piaciuto fare e progettare case oppure... vabbè, comunque quella lì.
A proposito di... Infatti, Nicolò, non c'è problemi, quando poi dopo, tra 30 anni, finisci la tua carriera da calciatore o smetti, dici guarda Nicolò, basta, calcio basta, insomma noi ti accogliamo più che volentieri.
Io non so che rispondere. No, non lo so.
E questo, sei giustamente molto—
ecco, è questo, molto— cioè, non mi sono mai dato un'altra opzione. Ho continuato a studiare perché ho detto, proprio per questo ho detto, vabbè, al massimo ci avrò la laurea e dopo vediamo. Però l'ho sempre fatto, non ti dico lean, però ho detto, in qualche modo ci devo arrivare, capito? Sempre per come ti ho detto prima, sono sempre stato un martello, quindi ho detto: non posso con tutti questi sacrifici non poter far qualcosa. Quindi ho detto: devo, devo, devo, poi al massimo dopo ci penso. Comunque nel frattempo studiavo, cioè nel senso non è che non avevo un piano B, comunque stavo studiando. Comunque avrei detto, avrei fatto l'università, forse non avrei fatto sport e management, avrei fatto un'altra cosa, però comunque diciamo che comunque nell'ambito sportivo mi piaceva rimanere, forse mi sarei aperto una palestra, avrei fatto il personal trainer, non so, queste cose qui, però non ti saprei dire in questo momento facevo quello, non lo so, quindi—
Ma siamo felici che fate questo.
No, no, no, ma così come non so cosa farò dopo, eh, cioè, senza una minima idea.
Beh, insomma, sport management probabilmente, insomma, la direzione potrebbe essere—
Sì, però abbiamo anche detto che rimarrei in quest'ambito, poi sai che cambio idea, non sono molto alla mano, mi adatto a tutto.
Intanto ci godiamo l'adesso, che è la cosa più importante.
Speriamo il più lontano possibile.
Esatto.
E a proposito di adesso, siamo in chiusura, noi come Professione Casa festeggiamo 40 anni, quindi questo è il nostro quarantesimo anno di vita, tant'è che L'8 maggio alla Stazione Leopolda faremo il nostro congresso nazionale e quindi se posso chiedervi se potete fare gli auguri a Professione Casa di 40 anni ne saremmo veramente molto felici.
Hai detto come la traduzione, Simone Marchegiani.
Porto benissimo. Complimenti.
Complimenti davvero.
Comunque 40 anni sono tanti auguri.
Grazie, grazie, grazie davvero tantissimo insomma di averci dedicato questo tempo e quindi ringraziamo Ilario Monterisi e Nicolò Corrado. Grazie davvero tanto di essere stati su UAN TV, grazie a tutti quanti voi di averci seguito fino a qui e ci vediamo nella prossima puntata di UAN TV.
Ciao ciao a tutti, grazie!
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