One TV, Speciale Congresso 2026 - La Storia siamo Noi: ogni giorno, dal 1986

Claudio and Ivan recap the congress with Gianluca Marchegiani and Mattia, celebrating the team's strengths since 1986. They outline plans for a second studio in Rome, a dedicated radio channel, expanded TV formats, and a new newsroom. Gianluca praises the host's interviewing ability and in-house production approach.
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Benvenuti in questa nuova puntata di One TV.
Oggi siamo qua con un ospite d'eccezione, ma in realtà un ospite fisso rispetto alla chiusura di queste nostre puntate di One TV Speciale Congresso. Gianluca Marchegiani!
Ciao Claudio!
Oh, siamo soli Gianluca!
Mamma mia ragazzi, mi dispiace un po' perché è stato bello, no? Quindi io sono più per raggiungere un posto al tavolo, però Mi dispiace, comunque dai, è la conclusione di un percorso, peccato che è finito.
Abbiamo voluto fortemente questa puntata perché sia insomma la puntata ultima rispetto al nostro congresso dell'8 maggio, per cercare di ridare una linea, una giusta chiusura. Intanto Gianluca, un po' lo abbiamo detto durante le nostre puntate di One TV Speciale Congresso, oggi possiamo dire congresso straordinariamente meraviglioso. Durante le puntate sono state puntate di avvicinamento, però ecco, vogliamo ricordare un po' brevissimamente, perché un po' l'abbiamo detto, come ci siamo arrivati, cioè da un punto di vista organizzativo di One Event, che ringraziamo, hanno fatto un lavoro.
Ciao ragazzi, ciao One Event, ciao ragazzi, ciao Mattia, ciao e ciao a tutte le persone che stanno vedendo questa puntata, che trovano ancora la forza di sentirci in questa puntata. Però racconteremo qualcosa di curioso, quindi seguitela.
Quindi in realtà è iniziato un anno prima, dove come sempre da una tua visione, e noi che ti abbiamo seguito fino all'ultimo istante, in realtà anche dopo gli istanti.
La follia tutta abbiamo fatto.
Tutta, abbiamo una lucida follia, una bellissima follia, con un anno di avvicinamento, decine e decine di appuntamenti, di Zoom.
A casa tua.
Anche tra l'altro a Firenze, di sopralluoghi e di veramente qualcosa, lo dico perché ora posso dirlo, per quanto ho la fortuna di averlo potuto vivere In preparazione non me l'aspettavo così bello.
Mentre succedeva non me l'aspettavo così bello.
Beh, siamo andati oltre le aspettative.
Sì, sì, sì.
Il congresso era più bello dei render.
E questo è—
ce lo siamo detti lì qualche volta, no? A parte ormai impressionante, dico, un render— bravi a chi li fa, eh, Raffaele Pituccioso— ormai un render ti fa veramente vivere in anteprima, no? Un qualcosa che tu devi ancora, che deve ancora avvenire. Ma è incredibile quando ci siamo detti cavolo, ma è più bello del progetto. È stato bello. Poi la Leopolda devo dire che si è veramente prestata.
Avevamo qualche dubbio lì per lì, eh, mentre eravamo lì e sapevamo, paradossalmente non potevamo tornare indietro. No, perché io ho detto più di qualche volta durante i sopralluoghi, ho definito quella struttura monster. Era veramente monstered da un punto di vista di mostro enorme. 2 scatoloni vuoti, 3 con il discorso appunto della mostra, e tra un po' ci arriveremo. E ho detto, non mi immaginavo come avremmo potuto riempirla.
Per far capire a chi ci ascolta la difficoltà, voi immaginate la difficoltà quando, visto che parliamo di case, una casa vuota di 100 metri quadrati, e devi immaginarti come la arrederai? Voi ecco, immaginate di entrare in un hangar di un aereo, un hangar di un aereo moltiplicato per 2, quindi centinaia e centinaia di metri che diventano migliaia di metri quadrati, 5000 la rotonda, vuoto, completamente vuoto, e dire ok, Pausa.
E adesso?
Cosa facciamo qua dentro? Qual è l'idea? E quindi potete rendervi conto di quanto poi One Event sia meravigliosa, meravigliosa, no? In una roba del genere.
Raccontiamo una cosa che forse non abbiamo mai raccontato, che in realtà doveva essere all'incontrario, e cioè laddove abbiamo fatto la cena.
Oggi vuoi spoilerare?
Certo, tanto ormai l'abbiamo fatto e quindi lo possiamo dire.
Raccontiamo anche qualche chicchetta, qualche chicchetta particolare che uno non se ne rende conto quando magari assiste da spettatore a cosa c'è dietro, e fino più o meno all'ultimo, in realtà, appuntamento doveva essere esattamente l'incontrario, cioè dove abbiamo fatto la cena doveva esserci il congresso e viceversa. Quindi crew e non solo hanno dovuto ricostruire, riprogettare completamente il palco.
A onor del vero, io mi ricordo che ero completamente convinto, inamovibile, del fatto che volessi così.
Doveva essere, doveva essere al contrario, al contrario.
E mi ero anche arrabbiato. Sì, sì, loro hanno insistito e poi per sfinimento gli abbiamo detto vabbè, fate come dire voi. Basta, va bene così. E meno male, questo ci fa, ci fa capire quanto poi affidarsi ai professionisti sia giusto. Noi abbiamo le nostre fisse, io soprattutto. E invece perché ne andiamo a smontare tante di fisse quest'anno. Anche il fatto di vedere il palco prima, bellissimo, dalla mossa, no?
Anche se era buio, bellissimo. Invece negli altri anni era un qualcosa doveva rimanere una scatola segreta fino all'ultimo istante. E invece anche su questo un palco strepitoso. Anche su questo lì per lì ci pareva piccolo, no? E invece era proporzionato oltre a una magia che ci hanno fatto con la porta.
Bellissima, bellissima. Ci hanno detto: facciamo una cosa bella quest'anno, ma cosa facciamo? Il LED si apre. Come si apre il LED? Sì, sì, facciamo le porte scorrevoli, il LED si apre e voi entrate.
E poi?
E poi si ricompone e vedi il LED. Ma non si vedono strisce? Non c'è niente, ci pensiamo noi. È un meccanismo fighissimo elettronico. Ok, ma l'avete già fatto altre volte? No, no, prima con voi. Perfetto, perfetto.
Angelo, che prima apertura sudavamo, che poi tra l'altro dall'apertura elettronica sono diventati Angelo e Mimmo, se non sbaglio, in realtà a mano.
Grandi, bellissimo, vero?
No, beh, bellissimo. Guarda, ho rivisto pochissimo tempo fa le immagini della platea e a parte quante persone, tantissime.
Beh, eravamo quelli, eravamo quelli che dovevamo essere. Diciamo che in realtà eravamo meno di Cinecittà Award, però eravamo 100 persone in meno di Cinecittà Award. Però Cinecittà Award avevamo più famiglie e parlavi di hangar avendo le giostre. Certo, certo, tanti cugini, chi lo zio, chi la sorella, i bambini, no? Perché ci si divertiva. Qui era prettamente rete e qualche partner, ovviamente. Però devo dire, una bella, una bella cornice è stata meravigliosa.
E a partire dal foyer esterno con la DeLorean, con gli stand dei partner, Quindi arrivavamo praticamente alla stazione Leopolda dal cancello principale. Ti dico, vivendo a Firenze, in tanti mi hanno telefonato dicendo: ma che ci fa professionista? Perché tra l'altro è su una via dove alle 4 del pomeriggio è letteralmente intasata. È una, come dire, delle arterie che porta poi alla Firenze Pisa Livorno, quella che noi chiamiamo la Fifi lì, che quindi è transitatissima. E un sacco di persone mi hanno detto: scusa, ma che cosa fa professionista?
Io non me lo sono goduto l'esterno purtroppo.
Anch'io pochissimo.
E mi scuso anche con tutti i colleghi che sono venuti, ed era il modo per salutarli quello lì, perché mi hanno fatto entrare da dietro prima del congresso per delle cose che dovevamo vedere e mi hanno tenuto dentro, quindi non me lo sono goduto. L'ho visto poi in video, dai video ho visto: ah, che bello fuori, no? La DeLorean l'ho vista la sera alle 10.
Io uguale.
Non c'era nessuno. Gli ho detto: scusi, posso fare una foto? Loro mi hanno detto: no, stanno smontando. E gli fa Bondi, Patrizio, che saluto. Ma lui è giallo e—
ah, scusa, no, te la faccio anche al 100%. Una fotina, fammela vedere un attimo.
Una foto, basta, non l'ho vista. Bellissima, bellissima, veramente. Poi quando sono entrato ho visto i tasti 86-2026, cioè basato su di noi.
Emozionantissimo.
Tutte idee poi venute in itinere. Secondo me è venuto come lo immaginavamo.
Per me ha addirittura aumentato le aspettative.
Molto bello.
E tra l'altro, a proposito di cose magari non raccontate, noi quel posto lì l'abbiamo vissuto il venerdì, ma in realtà eravamo lì dal martedì. Quindi martedì, mercoledì e giovedì in montaggio.
Che diluviava. Diluviava 2 giorni prima.
Il venerdì l'evento e poi il sabato lo smontaggio, giusto per far capire ancora meglio, no? L'enorme lavoro che c'è, che c'è dietro.
Se volevi dati, il congresso, parlo, eh, abbiamo lavorato, ci abbiamo lavorato da 13 mesi prima, abbiamo fatto 6 sopralluoghi e ogni sopralluogo era di 2 giorni, quindi sono 12 giornate. Là abbiamo fatto in Zoom, se non sbaglio, 23-24 riunioni, tutto il gruppo, e ci hanno lavorato circa 20 persone. Tra tutti gli staff di One Event. E poi non so quante call, non tutti insieme, no, divise anche con te.
50 persone di maestranza, giusto per far capire i numeri.
Anche per la mostra, la mostra insomma ha avuto numeri incredibili.
A proposito di entrare dentro dal foyer esterno, avevamo un altro foyer interno con la macchina brandizzata Professione Casa, immediatamente Ah, la mia agenzia l'ho fatta. C'era scritto Saiacopino però, eh.
Saiacopino perché era per onorare Firenze.
Certo, certo, certo.
Io l'ho fatta adesso con San Giovanni.
Ah, ok.
L'ha fatta anche la figlia di Brindisi, la sta prendendo.
Lancia Y bellissima.
Bellissima, anzi invito i colleghi fatela perché è una pubblicità bellissima che gira continuamente in zona.
Tra l'altro, se facessimo tutti, nero opaco è stupendo.
Poi costa poco, la macchina automatica è bellissima, bella.
Bella, bella, bella. Ed entrando una mostra di oltre 500 metri quadri diviso per decenni con le insegne, dalla prima insegna che per me è stata un'emozione, e anche qui raccontiamo il dietro le quinte.
Facciamo anche uno spoiler qua poi. Dove non abbiamo potuto reperire in realtà una prima insegna, impossibile, e insomma ringraziamo chi dobbiamo ringraziare, ringraziamo Gianni Tell e Prisma che ha riprodotto fedelmente da una foto l'insegna dell'86. Fidelmente, l'ha invecchiata. Meravigliosa. E rivederla è stato bello.
E insegne del '86, '96, in realtà degli anni '90, degli anni 2000.
Bellissima.
Poi Gianni però da una parte i complimenti, dall'altra gli tiro le orecchie.
Perché era piccola.
Perché l'insegna attuale l'ha fatta piccolina. Ha detto: "Ma scusa, eh, ma questo devi farla grande." È vero, non ci ho pensato.
Laggiù Gianni. È vero, è vero.
Però anche lì la cura dei dettagli con tutte le foto appese. Di tutti gli anni, foto ricordo, e addirittura insomma dei cimeli intanto sportivi per ahimè insomma in particolar modo la Coppa del Mondo del 2006. Si sta giocando no la Coppa del Mondo adesso e noi manchiamo da un sacco di tempo, e poi anche cimeli dell'epoca, quindi fax, telefonini StarTAC, insomma veramente un viaggio nel tempo.
Sì, bello, abbiamo raccolto Abbiamo raccolto 738 foto in un anno e dalla rete e dal sottoscritto, negli archivi, abbiamo raccolto 318 oggetti di cui selezionati 220 messi in mostra e abbiamo fatto fare da Gianni 67 quadri e 25 totem dove dentro c'erano queste delle teche e le appunto le 4 insegne. E poi abbiamo comprato cose dell'epoca, fax, StarTAC, telefoni, per far vedere come si lavorava prima e come si lavora oggi. Infatti ti ricordi che all'ultimo c'era addirittura l'ologramma con Simone Marchegiani che parlava? No, bellissimo! Ma dove siamo arrivati? Con tutti poi i video avevamo 40 video dai tempi vecchi di Striscia la Notizia, no, ai video attuali anche dei congressi.
Grazie alle tecnologie.
La mostra è stata qualcosa di— è stata una sfida vera. Laura Simeoni, se mi ascolta, te lo può confermare. Lei non ha seguito per niente la mostra perché lei dice: «Mi fa paura questa cosa.» Tranquilla, la seguo io.
Vero.
È andata bene, è andata bene perché era proprio perfetta, sembrava fatta da sempre. E raccontare 40 anni non è facile, però non butteremo nulla perché tutti i quadri e molti cimeli saranno mostra fissa qua nel Headquarter e una parte a Roma. Quindi tutti i colleghi che verranno nelle sedi o i prospect vivranno anche questo museo fisso, no, che metteremo nelle sedi, perché secondo me è una cosa molto molto bella.
E dentro a questo museo, oltre, vabbè, la maglia di Baggio e non solo, c'era una Coppa del Mondo.
C'era la Coppa del Mondo.
Io non so se puoi dirlo, posso garantire che è una Coppa del Mondo originale.
Lo possiamo dire.
Originale in che senso? Diciamo che a tutti i vincitori della Coppa del Mondo viene data una replica ufficiale, no?
Sì, che paga la FIGC ma fa la FIFA.
E quella era una replica ufficiale, quindi di un campione del mondo. Io non so se—
No, no, quella è la Coppa del Mondo di Vito Scala. Che all'epoca era dello staff della Nazionale. Lui era staff privato di Francesco Totti e Daniele De Rossi, il loro massaggiatore. E lui ebbe, come Francesco, come Daniele, come tutti i campioni del mondo, no, il Bliippi, ebbe una Coppa del Mondo. La sua Coppa del Mondo, che lui viene a Trigoria e ce l'ha donata. Abbiamo fatto assicurazione insieme alle maglie. Puoi raccontare cosa è successo la sera prima insieme alle maglie da gioco? Indossate, eh, di Totti, De Rossi, Gattuso e Toni, che poi era ospite. E in più la maglia di Baggio già dato. È stato meraviglioso. Il 3 sere prima arrivo in hotel con la Coppa del Mondo.
Immaginatevi, immaginatevi la scena.
Chiamo l'hotel, un hotel molto importante di fronte ad Aeroporto, chiamo l'hotel e dico: guarda, io ho bisogno di una cassaforte. Perché ho un oggetto prezioso assicurato. E infatti due della security lo portarono e riportarono dentro. Ah sì, sì, sì, ok. Io quindi arrivo lì, c'era gente dietro in attesa di fare il check-in e mi fa: che oggetto è? Faccio: guardi, c'è gente dietro, faccio vedere un pezzo. Lui fa: la Coppa del Mondo! È lei. Ma, ma la coppa è vera? Beh, una delle coppe vere date a chi ha vinto. Non ci posso credere, ma la posso toccare? Prego, la tocchi.
Cioè, immaginatevi, l'ho tirata fuori.
Ecco, esatto, sullo stesso, dietro. A un certo punto è uscito la collega, il collega, il direttore, il vice direttore, il capo dei facchini. Avevo tutto lo staff dell'hotel bloccato e io col telefonino a loro a fare foto a loro.
Certo, mi ha detto si può fare una foto?
Certo, sto qui per questo.
Grazie.
Così c'è chi ne è bloccato. Io ho fatto tutti, ok, grazie. Adesso non lo sa nessuno, eh, che c'è la coppa qua. Poi una maglia di Baggio, lo devo dire. Certo, poi a Firenze, bellissimo, meraviglioso. Quindi ringraziamo e salutiamo l'hotel per l'assistenza, soprattutto Vito Scala e la West Academy per questo dono prezioso.
Molto, molto, molto bello. Poi proseguendo sempre nell'ala della mostra c'era una parte che si avvicinava moltissimo parallelamente alla zona della platea e del palco con la moto del nostro grande Armando Pontone che sta vincendo in maniera incredibile. Professione casa porta bene, l'abbiamo sempre detto. E poi uno studio di One TV che tra l'altro abbiamo mandato alcune puntate insomma Molto bello con Antonella Ciocca che ha presentato. Bravissima. Oh, io non ho fatto un'intervista.
E vabbè, no, incredibile.
Te ne manca un'altra.
No, però incredibile. Hai fatto un miliardo. Però proprio insomma di One TV era bello essere intervistato da Antonella.
Insomma, ci sta.
Bello, bel momento anche quello per gli affiliati, per qualche dirigente, raccontare cosa stessero provando in quel momento.
E poi arriviamo a quelle fatidiche ore 16. Che io credo che sia una delle emozioni più grandi, mi porterò appresso per tutta la vita, perché immaginatevi appunto dietro le quinte, in attesa appunto delle 16 che si aprisse queste porte, e l'onore insomma di essere il primo ad entrare, onore ed onere, perché è un'emozione, una botta d'adrenalina pazzesca. Solo che cosa succede? In realtà non sono le 16, Ma sono le 16:16 quando è iniziato il congresso.
Quindi immaginatevi io 16 minuti dietro al palco, letteralmente, Mattia lo sa, e chi c'era, letteralmente dietro a questa porta chiusa che non si apriva, ad aspettare questo momento.
Avevo lo schermo, ma di cosa accadeva di là?
Perché c'era tutta la parte iniziale, divertentissimo. Che però non finiva mai, cioè per me doveva essere le 16, toh dai 16:05 ci sta, 16:16 è stato piuttosto incredibile e quando si è aperta, insomma c'è stato quel video introduzione, quel momento quando si è aperta la porta.
Il video delle serrande con Sabari to Love.
Bellissimo, insomma sono entrato sul palco, è stata una botta incredibile.
Vabbè, penso come sempre no? A ogni evento che fai, anche ad Alengarde hai questo impatto, anche se è più piccolo.
Sì, sì.
L'emozione poi è sempre—
Bologna, ricordo di una—
Ma perché hai questo impatto? Perché vedi quello che hai visto per un anno realizzato?
Sì, e poi perché in tanti, no, te lo dicono: ma no, vabbè, però ti vedo sul palco spigliato. In realtà sai perfettamente, tu mi conosci benissimo, che non è così. Dietro c'è un lavoro grandissimo, è un'emozione Sì, beh, ne so qualcosa, questo soprattutto.
A tutti, a tutti.
È stato devastante.
Incredibile. Ogni congresso, ogni evento non è mai uguale a quell'altro. E poi come lo affrontiamo noi, che siano per la formazione 10 persone o in questo caso 700, veramente un'emozione fortissima. Poi si apre quella porta e benvenuti Professione Casa, per me ormai è come dire un gancio.
È tipo il mio segnale scatenante dell'inferno.
Uguale.
È un ancoraggio.
Ma per me c'è la gente che si alza.
Bellissimo.
Grazie a questi braccialetti luminosi.
E per me è un ancoraggio fortissimo. Da quel momento in poi, ecco, sì, benvenuti.
Bello, bello, bello. Sempre quello è il momento che piace anche a noi, che ci fa capire ci siamo, ci siamo, è arrivato il momento dopo un anno.
E abbiamo avuto insomma l'onore, per me un grandissimo piacere, io non l'avevo mai conosciuta, la conoscevo professionalmente vedendola in televisione, Giorgia Rossi, che salutiamo e ringrazio tantissimo, di una professionalità, di una delicatezza, anche umiltà aggiungerei, incredibile, veramente, veramente, io ero convinto, io ero convinto, non avevo dubbi della sua professionalità.
Tutto.
Anche qui vogliamo svelarlo, che in realtà con Giorgio ci siamo conosciuti la sera prima, a cena, e quindi abbiamo condiviso tutta la scrittura, cioè tutta la storia del congresso, in realtà la sera prima e la mattina alle 11. La mattina alle 11, perché avevamo avuto solo un appuntamento di calibrazione, la mattina alle 11 ho dovuto riscrivere gran parte del Quanti passaggi c'erano in scaletta? 127.
Ma giusto per dirlo.
127 passaggi in scaletta e tararli con lei, perché per quanto tu possa conoscere, anche per lei era una cosa ovviamente nuova, anche se ha presentato tantissimi congressi, ed è stato di una semplicità incredibile.
Persona magnifica, professionista esemplare, ragazza per bene. E chapeau, sarà veramente brava. E insieme hai fatto una coppia meravigliosa sul palco, veramente bello. Vi siete anche divertiti in alcuni punti, ho visto anche un po' di emozione in altri. Sì, anche in lei, che non possiamo dire, però è stato bello. E la cosa che mi fa piacere è che dopo i congressi o gli Italian Garden, poi con molti di questi, di queste persone E poi si formano dei rapporti, no? Quindi anche con Giorgia ci sono dei rapporti che vanno avanti, cioè rapporti limitatamente alle vite che si conducono. Quindi veramente una persona speciale che è rimasta molto impressionata, lei, dal mondo professione casa. Lei si è proprio divertita, eh?
Sarà una futura affiliata.
Le case gli piacciono, è appassionata. A cena mi ha raccontato Un sacco di cose.
E durante il congresso, anche qua diviso in 4 decenni, dove abbiamo iniziato con l'intervista, una chiacchierata un po' stile One TV, con insomma gli affiliati storici che ci hanno fatto un regalo bellissimo.
È stato un momento veramente molto bello.
Devo fare i complimenti a tutti perché sono stati meglio di noi, assolutamente, di una naturalezza, di una spigliatezza, di una Tranquillità incredibile, per poi tutto quanto accompagnato per ogni decennio da Federico Buffa, maestro, maestro, maestro.
Ci inchiniamo a te e Federico, maestro assoluto. Quando si parla di alzare il livello di qualcosa servono i fuoriclasse. Sì, lui è un fuoriclasse dello storytelling, molto teatrale. Lui ha fatto una roba che per noi è un dono, ma l'ha fatta in un modo— eravamo qua— sì, l'ha fatta in un modo così naturale da far comunque sembrare come se lui avesse vissuto con noi 40 anni. Una roba impressionante, mettendoci anche del suo in alcuni punti.
Cassa dritta.
Meraviglioso. E il suo racconto ha veramente, ma veramente, alzato il livello, eh, a ogni decennio.
Era una roba senza senso.
Io ho visto gente con le lacrime agli occhi perché le parole erano importanti. Ma ragazzi, io penso che non ce n'è Ne conosciamo tanti, no? Ma lui è un fuoriclasse vero.
La scrittura era bella.
Sì, sì.
Devo dirlo anche qua, l'abbiamo detto, ma lo ridico volentieri. Insomma, una scrittura tarata su Federico, ma scritta da te.
Sì, l'ho scritta io.
Però dice giustamente, però, che l'Amleto è scritto da Amleto, ma c'è l'attore.
Però letto da lui e rivisto da lui, quando ha detto: no, no, qui voglio dire così, posso? Maestro, quello che vuoi. Meraviglioso. Io ancora oggi faccio fatica a rivederli perché mi vengono i brividi.
Sì, perché poi componendoli tutti e quattro, anche se poi andavano in scena separatamente, componendoli avevano un filo, hanno un filo incredibile.
Ripeto, sentire dalla sua voce pronunciare One Vision, One Academy, One Event, Simone Marchegiani, o no, le nostre storie. Io ho provato delle emozioni veramente incredibili, perché poi il congresso è emozione, no?
Tu hai detto durante una puntata di One TV che la bellezza di vivere i congressi, che sono ricordi che poi ti porti appresso tutta la vita, no? Qui, a proposito di vivere, a proposito di vivere, abbiamo avuto tanti colleghi, tanti ragazzi, tante ragazze, tanti colleghi che ci hanno raccontato spesso dei congressi, no? È una cosa emersa tantissimo. E in tanti successivamente al congresso hanno detto: questo è in assoluto— tra qualcuno ha detto il congresso più bello dell'asta.
Poi sai, il più bello non è il più bello oggettivamente, certo, è soggettivo, no? E non è detto che il più bello sia per la location più figa, certo, o per l'ospite, ma per quello che ti ha lasciato. Ma forse anche per il momento in cui tu hai vissuto quell'evento. Quindi ci sono dei fattori che poi determinano qualcosa. Però noi sentiamo qua affiliati storici che alzavano l'asticella, no, dicendo: eh, Monte Carlo, che ti aspetti? Che noi furbi gli chiedevamo anche cosa ti aspetti? Ci aspettiamo una roba Incredibile, incredibile. Io lì dico: mamma mia, speriamo bene. Ma poi invece è andata bene, anche la survey poi benissimo.
E primo decennio, quindi '96-2006. 2006 si introduce con insomma un campione del mondo, Luca Toni.
Luca Toni!
E due giornalisti straordinari, Ivan Zazzaroni e Fabio Caressa. Che ci hanno fatto fare un tuffo nei ricordi raccontando aneddoti, no, di ciò che accadeva giornalisticamente dall'interno con Luca Toni rispetto a quel mondiale.
Portiamo assolutamente tutti quanti nel cuore.
Bellissimo.
9 luglio abbiamo festeggiato pochi giorni fa, insomma, la vincita.
Bellissimo. Grazie, lo ripeto ormai, all'amico è un amico e fan di Professione Gaza, Ivan Zazzaroni, che ci ha permesso di avere Fabio Carezza e Luca Toni. Sui campioni del mondo non era facile averli, perché spieghiamolo, certo, perché molti allenano o giocano. E c'era ancora il campionato, maggio eravamo ancora in prossimità del campionato. Basta fare i nomi, sono tanti. E altri tipo Del Piero sono comunque legati a Sky, hanno delle problematiche contrattuali. E io avevo due, tre nomi in mente, però uno stava con la nazionale, l'altro aveva sparato molto alto, e effettivamente non volevamo, no, arrivare lì. Però mai avrei pensato di avere Luca Toni. Perché? Perché Luca Toni innanzitutto è una persona che in questo momento sta facendo un sacco di podcast, trasmissioni, no? È veramente in auge. Primo. Secondo, ragazzo che sa parlare bene, disponibile, educato per bene.
Una simpatia.
Io dico sempre, no, il figlio che vorrebbe una mamma, no? Meraviglioso. E poi ha giocato in grandi squadre, ovviamente alla Roma, Ovviamente alla Fiorentina e ha fatto una caterpa di gol. Tra l'altro, Bayern Monaco e Verona, dove ha finito la Palermo, ma dove è andato ha fatto caterpe di gol. Ma soprattutto lui in Nazionale l'attaccante titolare era Luca Toni. Ricordatevelo, lui giocava titolare, 2 gol ha fatto e in finale lui è titolare.
Sì, sì.
Fino ai supplementari e prende anche una traversa durante la partita! Quindi ragazzi chapeau veramente bello Fabio Garesta poi la voce del mondiale quando abbiamo rivisto Cannavaro— mamma mia valeva il prezzo del biglietto poi grande intenditore di calcio e grande professionista Fabio alla Bergamo veramente un bel momento la gente non se l'aspettava Perché poi abbiamo avuto tanti ospiti, no? A momenti in momenti.
Raccontiamo per chi non ci fosse stato che abbiamo presentato con Giorgia Fabio e Ivan sul palco e poi loro, noi siamo usciti e loro hanno presentato Luca Toni che è arrivato da in fondo alla platea con la canzone Seven Nation Army, l'inno del mondiale, e la gente: ma dove sta?
Dove sta? Ha fatto una vada, bellissimo. Poi ha lanciato i palloni. Alla fine, ricordiamo che nessun affiliato è stato ucciso col pallone o maltrattato.
Beh, io in quel caso avrei preso volentieri una pallonata dal locatore.
Uno l'ha preso Anna Girelli, il pallone.
Ah, brava Anna!
Pallone ad Haza, hai capito? E l'altro non mi ricordo chi gliel'ha preso.
Beh, ce lo scriveranno nei commenti.
Nei commenti, anzi, chi nei commenti scrive chi ha preso il secondo pallone, indovina regalo una cosa fighissima del merchandising. Io scrivete nei commenti.
Andata, andata.
Terzo blocco, hanno parlato i manager.
Sì, bello.
Altro momento straordinario, tutti quanti un pezzettino di un discorso e poi in realtà era un mosaico, era un fil rouge, sì, che si passavano.
Finito da dove sono entrati con la musica dei Chicago Bulls, meraviglioso, bellissimo momento.
Assolutamente straordinario. Anche lì ho avuto la fortuna insomma di guardarli.
Li hai visti tutti, no?
Tra l'altro dall'interno.
Ma hai visto quanto sono cresciuti anche sul palco?
Impressionante.
Anche i nuovi, eh?
Impressionante.
Dei veterani sul palco. Veramente molto bello. Ed è stato bello che la rete abbia potuto apprezzare anche il livello, no? Lo standing anche di uno speech, perché poi è lavoro anche quello per un manager.
Assolutamente sì. E hanno concluso, sono scesi, e poi già Luca De Santis è rimasto sul palco per insomma raccontarci tutta la parte marketing.
Io aspetto ancora la cena che deve offrirci De Santis.
Sono d'accordo.
Tu sai perché? Dillo perché. Dillo perché.
Bistecca, bistecca.
Dillo perché deve offrirci la cena, dillo.
Eh? Dillo tu, dillo tu.
Perché noi ci prendiamo le cose difficili.
Bravo.
Lui invece ha fatto il Babbo Natale raccontando tutti gli investimenti pubblicitari che facciamo e faremo sulla rete.
Si è fatto pure portare il pacco.
Lui è stato l'idolo. Guarda che bello, facciamo questo, facciamo quello.
Il libro dei quarant'anni.
Il libro dei quarant'anni.
Gianluca, anche questo è una cosa al quale, come dire, in questo piatto così ricco uno può non dare peso, ma è stato un lavoro, tra l'altro, arrivato negli ultimi Sì, sì, 30 giorni, fatto in 3 mesi, molto bello.
Avevamo il libro dei primi 20 anni di Umberto, che però era molto autoreferenziale, bello però. E quindi abbiamo voluto fare il libro dei 40 anni, no, per chiudere un cerchio, certo, e che è meno autoreferenziale, riprende un po' la parte sua iniziale dei 20 anni, però parte dopo, molto molto bello. E penso che l'abbiano preso un po' tutti. Là chi non ce l'ha può scrivere in sede, glielo spediamo. È bello, è un qualcosa che resta.
E tu sai che a me è arrivato dopo perché io sono uno di quelli che non l'aveva preso.
Io te l'ho mandato io però.
Esatto, e ti ringrazio. Una dedica meravigliosa.
E ti ringrazio. Non potevo non mandartelo.
Con senso. Non potevo non mandartelo.
Anzi, ho detto: "Dillo, mandalo anche tu a me uno adesso." Volentierissimo. Con la controdedica.
Volentierissimo, volentierissimo. Colgo la palla al balzo.
Adesso faccio fare a tutti quanti la dedica, così me ne danno una.
A incrocio. E immediatamente a Gianluca, che poi ci ha portato insomma nella parte finale, dove devo dirti io me la sono goduta. Sono voluto scendere dal palco per guardarvi, perché in particolar modo insomma il board ci ha regalato un momento carico di un'emozione straordinaria dove insomma abbiamo ringraziato anche e abbiamo lanciato l'accordo con Grifo, con One Insurance, e dove giustamente ha accolto anche sul palco i colleghi partner e i soci di Credipass. Sì, e Paolo Giabbardo, Paolo Giabbardo di Immobiliare, che ha fatto Main Sponsor, e ha fatto uno speech incredibile.
Bello come sempre.
E poi Gianluca, insomma, c'è stato un altro momento che per me è in assoluto un momento storico, perché c'è stato il momento del passaggio di consegne tra presidenti.
Il finale è stato un momento particolare, finale molto— perché i nostri speech Io avevo— io mi sono alzato quel giorno con fiato corto, e poi ti dico anche perché. Oggi lo dico perché, perché è legato anche a una domanda che mi farai sicuramente. E tutto il giorno fiato corto, fiato corto. Vi assicuro che col fiato corto è difficile parlare davanti a 700 persone, perché non hai fiato, non esce la voce. Quindi devi fare esercizi di respirazione. Vabbè, ho provato, ma quando sei lì hai il fiato corto, hai il fiato corto. Il finale è stato un momento molto toccante. Noi anche durante le prove ci emozionavamo con questa musica particolare, perché poi ha raccontato chi siamo noi con Giorgia, Francesco, Luca, Ivan, no? Ed era legato poi a quello che abbiamo visto negli ultimi 10 anni, no, di questa azienda. Quindi era molto, era molto introspettivo come, come, come, come speech. Speech corto poi, però era un regalo di voi, era qualcosa che volevamo dare noi a professione gasta. Cioè, da oggi cosa succede poi, no? E poi il video finale che ha fatto Mattia l'ha fatto proprio un attimo, eh, in 3 giorni video finito.
Che poi tra l'altro vogliamo, no, io anche questo l'ho aggiunto alla fine, non c'era, non c'era, bellissimo. È in quello sui social, però in quello del congresso non c'era il pezzettino di Mattia.
Perché io quel video e quella musica, io l'ho scritto, cioè io ti dico, faccio questo spoiler. Quando ho pensato al congresso, ho pensato prima a questo video finale che immaginavo proprio così doveva essere, e ho immaginato questo hashtag vivere con la canzone di Vasco, Vivere Live, quella di Modena Park. Tu dici, ma scusa, che pensi al finale del congresso? Sì, perché credo che va sempre lasciato, che vada lasciato qualcosa di profondo. E dopo 40 anni così, così pieni, così intensi, così difficili, così, così strutturati, così tosti, così tutto, no? La famosa frase, ma come la spieghi, professione casa, no? Ho detto: ma che messaggio lasciamo? Che messaggio lasciamo? E stavo sentendo la musica, mentre mi alleno sento musica, e passava Vivere, e ho detto: cavolo, il messaggio è questo, è vivi, continuiamo a vivere professione casa, ognuno con i sentimenti che vuole, no? Infatti erano già diversi i nostri, ma vivere vivere, non finisce qua, no? Viviamola, vivere. E quindi quel momento era molto sentito. Tu immagina che io, quindi la canzone Vivere o l'hashtag me lo porto dietro da un anno e mezzo. E quindi quando arrivi là, pure finita a parlare noi, io mi sono girato, c'era Francesco vicino, a vedere il video. A un certo punto, è una cosa meravigliosa, non so se avete notato l'effetto, anche a Mattia se se lo ricorda. A un certo punto c'è la canzone Vivere, ma io sentivo l'ego delle persone, sembrava lo stadio, che non capita sempre. Cioè, tutta la platea cantava Vivere di Vasco Rossi con i braccialetti rossi alzati perché erano colorati, quel tipo, tipo Coldplay. Mi sono girato, ho visto, non lo so, volevo morire in quel momento.
No, vivere, no, no, sarebbe stato il momento perfetto.
Ero pieno di lacrime dentro che ho trattenuto perché ho detto vabbè, basta. Questo era, questo era nei miei occhi, c'è questo, no? Mi dispiace che non c'è un video che hanno visto i miei occhi, ma io ce l'ho. E da lì, tu sai, la domanda era questa: noi eravamo d'accordo per non fare delle nomine anni '80, come a Bologna, no? Certo, noi volevamo lasciare questa musica che andava, la gente emozionata, un po' come quando nei concerti ringrazia la batteria, al basso, no? Che c'è la musica. Volevamo farlo così, in maniera sciolta, easy, come era giusto che fosse, no? Alla fine. E io dovevo andare giù a prendere Marco Speretta. Marco fino a 2 ore prima era glaciale.
Sì, sì.
Eravamo già d'accordo su tutto, no? Era tranquillo, era lucido. E a me questa cosa non mi tornava tanto, conoscendo Marco. Però vabbè. Mentre scendo a prendere Marco, voi immaginate, io fiato corto ancora che insiste, vedo la platea che piange e so quello che sta per accadere e gli altri non lo sanno.
Non lo sanno.
Mi sto per addormentare.
Ma neanche i manager. Cioè, svegliamo che quello lì, quella è una cosa che non abbiamo potuto provare.
Anche perché l'assemblea dei soci era stata 2 giorni prima, non per tenere massima riservatezza su esattamente quella parte lì.
Quindi neanche i manager sapevano.
Nessuno. Mi trattengo le lacrime mentre vado giù, vedo Marco in penombra, lo dico, che aveva proprio gli occhi lucidi, ma pesanti. Guardo Deborah, la moglie, e gli dico come a dire: tutto ok? E lei mi fa così. Vado da Marco, appena gli prendo le mani, lui scoppia a piangere, ma in maniera importante. Certo, sono andato in protezione, l'ho abbracciato.
C'è un'immagine bellissima, l'ho abbracciato.
Non volevo farlo vedere. Certo, l'ho abbracciato, mi stavo un po' spostati. Gli ho detto all'orecchio, così lo sapete tutti, gli ho detto: Marco, se non te la senti, non lo facciamo, tanto no, non fa niente. E lui non mi rispondeva. Dicevo: Marco, se non te la senti, non lo facciamo. Non—
no, scusate, cioè, stiamo dicendo che in quel momento Marco Speretta avrebbe dovuto fare la nomina ufficiale Sì, sì, a me da presidente a presidente. Per cui, cioè, Marco, se non te la senti, non lo facciamo. Non è banale.
No, no, beh, ma in quel momento c'era Marco. Per me l'importante era Marco. Certo, Marco, non lo facciamo, non lo facciamo. Lui poi mi guarda e mi fa: no, no, andiamo sul palco. Sei sicuro? Andiamo sul palco. E andiamo sul palco. Poi da lì hanno visto tutti chi c'era.
Sì, sì.
Infatti non sono stati fatti i reel su questo poi ancora, perché vorrei che venissero fatti poi sulla parte, diciamo, un po' più normale, no? Perché poi non voglio neanche esporre Marco, no? E su delle cose, però c'è un momento che non mi aspettavo, molto toccante. Abbiamo ringraziato Marco con una targa, perché comunque lo ribadiamo, se io sto qua Sì, è grazie anche a me. Però io sono stato scelto da Marco quando io per il mondo del franchising ero zero. Certo, avevo avuto esperienze, sì, ma ero zero. E Luca è stato scelto da Marco, Ivan è stato scelto da Marco, anche Giorgia è stata scelta da Marco.
Anch'io indirettamente.
Anche tu indirettamente, come Francesco Manaccione. Siamo figli di Marco, che è il padre putativo della professione casa degli ultimi 10 anni.
Certo.
E per cui era sentito il ringraziamento a Marco.
Se è esistito un bootcamp, è esistito grazie a Marco. Certo.
Anche Bufalo dice.
Certo.
Quindi il ringraziamento a Marco, questa nomina. E lì, ecco, lì per esempio io poi abbiamo nominato Luca Licciardello amministratore delegato e confermato il board. Meravigliosi tutti. E io lì in quel momento— tu hai— è incredibile, mi aspettavo in quel momento casino. C'era silenzio.
Totale silenzio. Totale silenzio.
Immaginate, mi sono fatto la domanda io: oddio, non vogliono?
Ti devo svelare una piccola cosa.
In quel momento lì io sono andato dietro il palco insieme a Giorgio, eravamo dietro e ti guardavamo insieme a Giulia dal monitor.
Che piangeva.
E tutti piangevano, cioè è stato un'odissea, a proposito di Nolan che sta per uscire con il film.
Un'odissea e Marco che era talmente tanto entrato nell'emozione che ha fatto che non smetteva, in senso positivo, di parlare, in senso totalmente positivo, te ne sarai accorto, e noi dietro che dicevamo: "Nominalo, nominalo!" Mi rendo conto adesso che forse ci avete anche sentito.
A un certo punto ha detto, al microfono, non so se si è sentito, ha detto: Quasi quasi ci ripenso.
Sì, sì, sì, sì.
Mi tengo questa nomina e ne lascio un'altra.
Io—
ma tu stai scherzando? Finché poi insomma ti ha nominato presidente, tu oggi sei il quinto presidente di una questione casa.
Il quinto presidente.
Adesso vedi House of the Dragon, il primo. Il Queen.
Beh, il trono, il trono.
Chissà che regno sarà, ma tu sai che non è un regno, ovviamente.
Il trono c'è, il trono c'è, le spade non ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di tanto cuore, di tanto fegato, di tanti polmoni per correre.
E tu sai che per me questa nomina ha rappresentato personalmente un'emozione particolare perché una delle primissime volte che io ti ho visto, io ho avuto, forse lo sai, l'impressione che tu sei il presidente di Professione Casa.
No, ma mi fa, a parte mi emozioni e mi ringrazi, però devo dirti una cosa, non l'ho mai detta, neanche tu la sai, non posso fare il nome però, poi ti dirò, te lo dico poi, scusate. I primi anni andai in una regione dove c'era un manager importante che mi disse dopo cena, parlavamo, mi ha fatto delle domande, no? Io all'epoca ero stato, ero quasi consigliere delegato, avevo fatto 2 anni da regional manager Centro Italia, i numeri erano buoni, e mi chiede delle cose, gli rispondo e lui mi fa E dice: non lo so perché, ma in questo momento è come se vedessi un'aurea sulla tua testa. Ma no, un'aurea divina, certo, un'aurea su Professione Casa. Ha detto: ho avuto un flash in questo istante, come se accadrà qualcosa tra qualche anno, no? Io questa cosa qua me la sono portata dietro per tanto tempo, ci pensavo su questa. Poi vabbè, poi scherzavo sempre sul fatto, no? E anche il libro è scritto: "Sono nato il 22 ottobre, giorno della nascita del fondatore di Professione Gaza". Dopo il destino, no?
Sì, destino. E poi chiamalo come vuoi: destino, situazione, karma. È un cerchio che si chiude, perché speriamo che non si riapra. No, no, no, no, no.
Tutto Professione Gaza.
Tutti i cerchi, no? Se li unisci diventano una catena e tu sei questo quinto presidente di Professione Casa e sei un anello di questa catena molto forte, molto solido e per quanto tu non abbia mai voluto, come ancora oggi, essere chiamato presidente nella nomina concettualmente, ma tu sei il presidente Professione Casa e sai che Professione Casa è molto, come dire, presidente-centrica in senso positivo. Cioè, abbiamo sempre bisogno di una figura che ci rappresenti. E tu, io, veramente dai primi istanti che ti ho conosciuto, sei quella rappresentazione.
Grazie.
No, vabbè, ma quello che non ho potuto dire là— andiamo un po' lunghi con la puntata, lo so, però chi vuole la guarda.
Mattia battaglierà.
No, vabbè, tanto è one shot.
No, no, era per dire, no, però certe cose vanno dette. No?
Il, allora, il sul palco eravamo in ritardo, non potevamo dire tante cose, però, e non lo dico per piangeria perché sto qua, ma te l'ho scritto anche nella dedica che ti ho fatto sul libro, e in realtà tu hai veramente vissuto tutto dei miei pensieri dall'inizio, no? Sei sempre stato un amico e anche confidente, a volte mi ha anche dato dei consigli importanti. Però hai vissuto sia le cose belle che le cose brutte, no? Spesso le cose per primo a te te le dicevo, ti ricordi?
Come no?
Perché sapevo di poter custodire, di poter mettere in un cassetto qualcosa. E però ti dico, io veramente Lo penso questo. Sul palco c'erano Giorgia, Luca, Ivan e Francesco. Ok, ma in realtà su quel palco virtualmente dovevi esserci tu, anche se poi c'eri ma in un'altra veste. No, certo, dovevi esserci tu. Sicuramente doveva esserci, c'era, c'era anche Marco Speretta, no? Dovevano esserci 2-3 manager che oggi non ci sono più, ma che per me sono stati importanti, certo, in una certa fase. E perché? Perché io, se dovessi idealizzare, io immagino questo percorso come un gruppo di persone che si è preso per mano e non se l'è mai lasciata, 'sta mano. E ho detto in romano, eh, quando mi emoziono. Non l'ha mai lasciata la mano dell'altro. È come se fossimo arrivati tutti insieme al traguardo. E io sono presidente perché Marco doveva lasciarla la presidenza, chiarissimo, perché altrimenti per me andava benissimo, e per tutti, eh, andava benissimo Marco. Poi sono presidente perché voi avete voluto che io prendessi questa carica.
Assolutamente, assolutamente.
E quindi io ho questa nomina meravigliosa, bella, che però condivido, condivido ovviamente con voi, o perché l'avete voluto voi, ci sono arrivato grazie a voi, ma non la sento mia. Cioè, per me siamo tutti presidenti. Sì, certo, di Professione Casa, perché la bellezza di questo marchio è una, e arriva fino agli affiliati, no? Cioè, finché ognuno si è comportato, si comporta come fosse il proprietario di Professione Casa, allora questa azienda va avanti. Momento in cui questa azienda ha avuto personalismi, si è fermata, perché non è un marchio di personalismi, è un marchio di siamo tutti presidenti, no? Siamo tutti proprietari. E torniamo al concetto di One Mission.
We are the world, lasciate fuori l'ego da questa stanza.
Bravissimo. Quindi questo per me è il senso della presidenza. E devo dire un'altra cosa. Non possiamo dire oggi che giorno è e non possiamo dire quanto è passato dal congresso. Più o meno. Ok, però qualche giorno è passato. Ti dico, non sono stato bene. Non sono stato bene. Cioè, a me la nomina non mi ha dato adrenalina. Io ho avuto una fase di down, non è burnout, no, no, certo, di down. E non sto capendo il perché. E però c'è una vocina dentro che che mi dice lavoriamo, comportiamoci come se fossimo la prima versione di Professione Casa, quella del 2016, quella che mordeva, no? Cioè, paradossalmente, dopo il congresso è come se avessi visto per qualche giorno una serie di pensieri che parlavano e ognuno diceva: sono arrivato, sono arrivato, ho raggiunto il mio obiettivo, Professione Casa ora è forte.
No, a me questa cosa mi mette paura perché non è mai stato il tuo obiettivo.
Mi mette paura, mi mette paura vedere gente troppo sicura. Ho visto manager anche troppo: siamo arrivati, siamo arrivati. Cioè, i player che c'erano lì, o lì c'era Indeed, Amazon, Credipass, Grifo e tante immobiliari, no? Sentire quei complimenti, no? Sentirci dire che siamo diventati forti e che attraiamo gente forte, a me fa paura.
Non è mai stato il tuo obiettivo e dobbiamo dirci, noi abbiamo scelto poi, o meglio, l'abbiamo un po' creata dopo questa similitudine della stazione Leopolda. Sì, vero. Perché ci siamo sempre detti, è stato un po' il mio claim sul palco, in una stazione avvengono sempre due cose: un treno che arriva, un treno che riparte. Ma il treno è quello, non cambia il treno. Cioè il treno è esattamente quello del 2016, il treno che sta affrontando questa storia, questa nuova storia, è esattamente quel treno. Succede che a ogni stazione importante ci possa essere un cambio di guida, in quel caso ufficiale, un presidente, ma in realtà il capotreno è sempre Gianluca Marchegiani e ci ha portato fino a qui e io sono sicuro ci porterà assolutamente lontanissimo. E quindi il tuo pensiero del "siamo arrivati, il mio obiettivo è raggiunto" È che quando sei arrivato a una stazione importante c'è anche la voglia di scendere un secondo, prendere fiato e rendersi conto.
Però è pericoloso, è pericoloso però, perché questo treno ha preso velocità, è un treno bello, veloce, che vuole fare tante destinazioni nuove, però se ti giri, no, e guardi ancora la coda del treno e quello che abbiamo lasciato alle spalle non è così lontano.
Sì, sì, sono d'accordissimo.
Lo vedi ancora, lo vedi. E allora fly down, fly down. Dobbiamo lavorare, essere, rimboccarci le mani. Sì, io ho cominciato il giorno dopo, ma voi sapete su tante cose, no? Io sono rompipalle, mi rompo le palle, ma così non ti diverti mai. Rilassati, no? Però ci sono delle cose che devono essere continuate a portare avanti bene. La maniacalità, no, di alcuni dati che devono tornare, di alcuni numeri, delle cose che devono essere fatte bene.
C'è ancora, è proprio adesso, eh, cioè non è che siamo alla fine di un viaggio, siamo a metà del viaggio. Giustissimo. Diciamo che abbiamo fatto la sosta di una stazione importante Dobbiamo, abbiamo fatto rifornimento apposta per riaffrontare un viaggio ancora lunghissimo.
Noi siamo su quella fase adesso di quel salto, sai, immagino uno che salta e fa tipo che è bello quel momento, no? Ok, e tu dici ce l'ho fatta, ma è un attimo che poi no, basta due dita sul giacchino che fanno così e invece di fare ah E fai e torni indietro. Quella, questa fase più delicata perché devi tenere gli entusiasmi bassi. Sì, sì, passando da rompiballe.
Abbiamo tutti, abbiamo bisogno di, immediatamente dopo il gol, di qualcuno che ci dice ragazzi, dobbiamo arrivare al novantesimo. Ora, nel nostro caso non c'è scadenza, non esiste un novantesimo e quindi ci auguriamo che sia tra 40 anni. Insomma, nel festeggiare l'ottantesimo. Però sicuramente siamo in partita, abbiamo fatto un gol bellissimo o comunque una prestazione bellissima. Però c'è ancora tutta la partita, abbiamo fermato le pubblicità con il Parma.
Eh ma c'è un'altra squadra di Serie A. Eh vediamo, firmato il Monza, lo squadra di Serie A.
Diciamolo perché con l'Inter non l'abbiamo detto.
Mi scrivono su Instagram: ma facciamo anche l'Inter? Dai, facciamo anche il Milan? Ragazzi, ma ci ricordiamo 3 anni fa 3 anni fa, 3 anni fa, ok, il massimo dell'investimento era la moto di Armando in un campionato non MotoGP, no, in un CIV. 5 anni fa facevano fatica a uscire i soldi e fare le brochure o i roll-up per gli happening. Quindi ragazzi, anzi, messaggio che do è Ora dobbiamo essere ancora più uniti. Ora è il momento di alzare l'asticella tutti insieme, perché l'azienda ha dimostrato di poter arrivare con le idee a un certo livello e di fare pubblicità, eventi, ospiti, no, sedi strafighe. Adesso serve che il livello lo alziamo tutti, e quando dico tutti parlo soprattutto anche della rete, i nostri ricavi. Sono ricavi non alti. Quindi ora che professione casa tutti dicono che è figa, figa, figa, lo dico qua, ci sarà anche adesso il momento in cui dovremo anche alzare un po' i valori, certo, di alcune cose. Se no, se vogliamo fare l'Inter, va bene, ma dobbiamo anche poi avere Montegaggi per poterlo fare, dei ricavi che siano da Champions League. Certo, se invece vogliamo tenere i costi e i ricavi bassi, e mi avete capito di cosa parlo, le idee non vincono sempre.
No, ma sono passaggi fondamentali, sai, aiutarci tutti, no?
Ognuno mette un pezzetto, ma quel pezzetto piccolo di tutti, andiamo dove volete, non c'è limite a vincere la Champions League. C'è il limite.
Siamo in prossimità della chiusura.
Sì, sì.
Prossimo congresso? Beh, ovviamente non ti chiedo dove e come, perché so che già, figurati, anche se non hai mai proferito parola, ma so che già sei lì, so che già ci stai pensando. Però, giusto per dare o dire quando, quindi innanzitutto, Il prossimo congresso sicuramente è 2028, quindi un biennale ogni 2 anni.
Ormai li facciamo ogni 2 anni i congressi.
Ok.
È un modo anche per raccontarci di più, per stressare di meno la macchina.
Certo.
E per avere noi il tempo di fare cose belle, se no diventa— no, se no fai come Tecnogasa. Tempo casa senza dire che è bello o brutto. Certo. Hanno scelto un posto E tutti gli anni è tutto, tutto, tutto, tutto, sempre là, sempre là, sempre là. Noi invece ci divertiamo a cambiare finché siamo anche non 5000, no? A cambiare, a dare esperienze nuove, città nuove. 2028, il dove non lo sappiamo. Beh, abbiamo scherzato su qualche location, ma non lo sappiamo. Potrebbe essere Italia, potrebbe essere estero.
Ah, bellissimo!
Non lo sappiamo, vediamo. Però in mezzo, nel frattempo, in mezzo come tutti gli anni ci sarà un Talent Garden a settembre 2027, sul quale stiamo lavorando con una novità enorme di One Academy che non so se va detta o non detta. Lo diremo anche. Lo diremo.
Lo diremo.
E Talent Garden, qualche nome già scritto.
L'altro giorno avevamo questa riunione di allineamento eravamo insomma le 5-6 persone, stavamo lavorando, le altre 4 stavano parlando. A un certo punto Gianluca scrive su un foglietto, io ce l'avevo di fronte e io ascoltavo ovviamente che cosa dicevano. E a un certo punto mi ha girato il foglietto, io ho letto i primi 7-8 nomi, poi sono arrivato in fondo, ho letto il nome, non avevo letto molto bene, ho dovuto rileggere, poi ho dovuto rileggere, e poi quando ho letto effettivamente il nome ho guardato Giallo, ho detto ho detto: "No, no, non mi puoi fare questo, no!" Mi sono alzato, ecco poi insomma scopriremo chi sarà perché parliamo—
10 nomi erano, 5 pesanti.
Pesantissimi, gli altri 5 pesanti, gli altri 5 pesantissimi.
Però insomma avremo modo di raccontarci e di scoprirci. Gianluca, grazie. Grazie a tutte le persone che hanno partecipato a One TV, tutti gli ospiti, colleghi, colleghe. È stata un'esperienza straordinaria grazie a One Event nella sua completezza, perché a nominarli veramente sarebbe infinito. Quindi grazie al board che ci permette di poter esplorare cose nuove, e un ringraziamento mio personale a tutti, a te in particolare, perché mi permetti di fare cose dove a volte ci guardiamo e io mi scopro di saper fare cose che non sapevo fare. Questo lo devo—
che già sai di saper fare—
ma questo lo devo solo unicamente a te perché mi permetti di poter— No, anche a me!
L'abbiamo detto al congresso, ti abbiamo ringraziato. Sul palco, no? E poi anche in altri momenti, perché a volte quando lo diciamo sembra quasi una presa in giro, una diminuzione, no? Ma in realtà quando diciamo che Claudio è il conduttore dei nostri grandi eventi, ma anche di One TV, lo diciamo veramente con orgoglio, no? E con soddisfazione. Uno perché Questo lo possiamo dire, no? Se Sinner è il più grande sportivo italiano di tutti i tempi, tu sei la memoria più storica di Professione Casa. Non solo per militanza, no, ma anche perché avendo formato migliaia di agenti immobiliari e tutti gli affiliati che abbiamo e che avevamo, tutti li hai formati, l'hanno detto loro. La tua memoria storica non esiste, cioè sei l'unico. E per noi sei come il Santo Graal, devi essere coccolato, ben tenuto e altro. Grazie. Sei la fiamma olimpica, non si può spegnere.
La fiamma olimpica è bellissima.
Al posto tipo da Lengarda in mascherato, da fiamma olimpica.
La fiamma olimpica, lo faccio.
Sei la nostra fiamma olimpica, sei. E poi perché, non a detta mia, Io lo penso, ma a detta di tutti, anche di persone esterne, tu hai una qualità innata di tante cose. Però parliamo di questa, no? È una qualità innata. Lo fai anche bene a Rondinella.
Certo.
E l'ho visto benissimo. È una qualità innata nel fare da conduttore, da moderatore. E perché? È una grande capacità di ascolto, e che poi però riesci a lavorare subito in diretta e farlo con personaggi di certi calibri, no? Da Verdone a Velasco a Messina a Pellegrini, a chi vuoi tu, perché ce ne sono talmente tanti ormai che— no, a Cuccarini e quelli che verranno, quelli che verranno. Sei talmente bravo hai una dote e noi ce la teniamo stretta questa dote, anche perché parliamo, noi vogliamo fare tutto in house e questa è una fortuna per noi, no? Avere te che a fare questo. Ti abbiamo affiancato una conduttrice quest'anno, altre aziende danno tutto in mano a dei conduttori esterni, noi no. Quindi finché tu avrai voglia, passione ed energie per fare tutto questo A noi ci fa solo che felici perché sei bravissimo.
Grazie.
Ma sei bravo te, non noi che ci mettiamo, sei bravo te.
Poi ti racconterò la storia di Harry Mattel che è diventato ciò che è diventato grazie a un'opportunità. E quindi quando incontri il talento, però tu sei la mia opportunità, grazie.
No, io l'azienda, perché poi quello che io a volte va sopra quello che dice, no? Ma in realtà tutto il board ogni volta non ha mai dubbi su questo. E tu sai, no, i complimenti che ti fanno perché sei meraviglioso. D'altra parte, uno che fa formazione per 30 anni, sì, già la leadership, no, e doti di comunicazione ce le hai, ce le hai dentro. Anzi, probabilmente la formazione, secondo me, di essere un grande formatore per fare per intervistare, secondo me.
È così.
E anche i podcast che sto, che sto vedendo, quelli belli che seguo ultimamente, importanti, e in realtà non è bravo l'ospite, non è figo l'ospite, che l'ospite sia son, ma è chi è dall'altra parte. E c'è un podcast che è Basement, Gianluca Gazzoli, e non lo dico a caso, è un nostro idolo.
Casomai tu vedessi, insomma, caso mai un domani capitasse di conoscerti, chissà, pensa, pensa, perché no.
E lì io quando sento i personaggi che dicono: nessuno mi ha mai fatto la domanda che hai fatto te, nessuno mi ha mai intervistato come intervisti te, perché tu ascolti, no? Ecco, quello è il grande, grande livello. Quello è il grande livello. Tu ce l'hai, tu ce l'hai.
Grazie.
E l'hanno detto gli ospiti e non io.
Grazie.
Io non so più come chiudere.
Salutiamo la fiamma olimpica.
Fiamma olimpica è bellissima. Fiamma olimpica è bellissima.
La fiamma olimpica. Giuro che se ci rifacciamo un evento in maschera mi vesto da fiamma olimpica. Gianluca, siamo arrivati al termine e grazie per tutto questo, grazie per tutte le emozioni. Grazie soprattutto per il viaggio che ci attende e insomma le nuove avventure e novità che stanno arrivando. Grandissime!
Grazie a te e a tutte le persone che hanno avuto la voglia di ascoltarci.
Grazie a tutti quanti e a Mattia. Ciao Mattia! Matti, vuoi venire qua per l'ultima parte? Vieni, vieni, vieni, vieni, il divano vuoto, il divano vuoto. Così almeno, così almeno, così almeno facciamo la chiusura così.
Potresti invece dire qualcosa?
Ecco, vai Matti, è vero, in questo percorso di speciale congresso. Cavolo, cavolo, te lo do, ti do il mio, vai, te lo dono.
Vai, vai, sì, sì, vai.
Cosa ho vissuto? Ecco, di tutto, di tutto, dall'inizio alla fine. Ma avete raccontato, e non solo io, perché poi Matteo, Riccardo, che hanno visto varie puntate. Però mi avete raccontato tutta la professione casa, che per me era già, e lo sai, e lo sai, un amore, è una casa. Però me l'avete fatto vedere anche, anzi l'ho vista anche attraverso lo sguardo di tutti gli altri.
Ma è arrivato il messaggio secondo te?
È arrivato tantissimo.
Che poi è incredibile perché tutte le puntate di One TV terminate io chiedo sempre a lui: com'è andata? Perché lui ha uno sguardo esterno, no? E quindi nel momento in cui tu sai la storia che raccontiamo è un conto, nel momento in cui viene raccontato a chi ormai sei professionista, fratello, quindi però comunque da esterno, no? Perché non vive le agenzie tutti i giorni, il suo feedback per me è sempre importantissimo e quindi—
Beh, sempre positivo.
Non c'è un feedback negativo.
Vabbè, non fa altro fino adesso però.
Mettila a tuo agio!
Matti siamo arrivati alla fine di queste puntate dei Wanted In—
Eh sì quindi non gireremo più che possiamo scoprire qualcosa anche per bocca tua guardami divento un po' più fiero guarda che vuoi spolverare i vini Gamorinati?
No anzi nuovamente ci allargheremo già ci allargheremo e avremo una quantità di format gli abbiamo dato tutti i nomi del mondo...
Sì sì tutto il formato è nostro adesso!
Qua TV diventa la casa, diventa il canale e all'interno ci saranno tante trasmissioni diverse.
Stiamo lavorando.
Un secondo studio a Roma.
Ah, è vero.
Un secondo studio a Roma, lo ripeto perché secondo me senza microfono non si è sentito.
Secondo studio a Roma, sì, è vero.
No vabbè, tante novità, tantissime.
Secondo me ci vorrebbe anche una radio dopo la TV. Ah ah!
Ne parleremo, ne parleremo di questa radio.
Eh sì, una radio.
Una radio.
Potrebbe essere interessante.
Potrebbe essere un'idea.
Lavoriamoci.
Poi dice Gianluca, dice no però poi—
Il nostro reparto telecomunicazioni, giusto? C'è una TV ma anche una radio, no?
E poi Gianluca—
Un telegiornale, un ufficio stampa.
Uno dice no però sai siamo arrivati, obiettivo raggiunto, ma quale? Questo è un treno che viaggia velocissimamente e affronta ogni giorno panorami stupendi, nuovi e stupendi.
Posso confermarlo, c'è ogni giorno più o meno una riunione nuova e altra cosa.
Una settimana.
Posso dirlo?
Chiudo? Chiudo?
Posso dirlo ufficialmente?
Sì.
Grazie di averci seguito fin qui. Grazie.
Grazie a tutti che avete guardato tutto questo, tutto quello che abbiamo costruito. Grazie, grazie. Comunque ce lo siamo fatto tutto quanto insieme.
Tutto insieme. Tutto insieme. Ciao, ciao!
Grazie averci seguiti fino a qui e possiamo dirlo: alle prossime puntate di One TV! Ciao!
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