One TV, Speciale Congresso 2026 - La Storia siamo Noi: ogni giorno, dal 1986

In this One TV special, host Claudio and co‑host Gianluca lead a round‑table with longtime affiliates Pino Di Giacinto, Marco Maligno and others to recount the 40‑year history of the real‑estate franchise Professione Casa. Each guest shares how and when they entered the network (1996‑2000), describing early mergers (Piazzanti, Piersanti), rapid expansion across Italy (Lombardy, Lazio, Tuscany, Piedmont, Campania) and key milestones such as the first franchising push, the opening of the first agency outside Lombardy, and major congresses (Il Ciocco, Montecarlo, Barcelona). They reflect on the company’s culture of belonging, mentorship (Umberto Botti, Fabio Guglielmi), and the challenges faced (1990s market recovery, 2009 Abruzzo earthquake, Covid). The conversation also promotes the upcoming 8 May 2026 celebration at Stazione Leopolda in Florence, describing the planned exhibition, guest panel, and the symbolic “birthday” of the brand. Throughout, the tone is informal, nostalgic and enthusiastic, emphasizing pride in the collective legacy and optimism for the future.
Chapters
Benvenuti in questa nuova puntata di One TV. Come abbiamo detto qua, oggi abbiamo la storia, ma prima di partire do il benvenuto a Gianluca.
Ciao Claudio, grazie. Sono un po' teso, è vero, sono un po' teso.
Guarda, io mi giro.
No, no, stai tranquillo Gianluca, stai tranquillo.
Mi giro, guardo.
C'è l'enciclopedia qua.
E mi si sbloccano un sacco di ricordi. Io li presento: Marco Maligno, affiliato Milano Ripati Cinese Milano Santa Rita. Ciao Marco, come stai?
Bene, grazie.
E Pino Di Giacinto, affiliato di Monterotondo. Ciao Pino, come stai?
Bene.
Mamma mia, io—
Claudio, tu come stai Claudio?
Benissimo, a vederci benissimo.
Assolutamente sì.
Benissimo, noi abbiamo introdotto questa puntata come la storia, la storia, perché come nostro uso fare in questi speciali congresso Chiediamo agli ospiti quando hanno iniziato in Professione Casa.
Professione Casa, comincio io?
Vai, vai, vai, Fino, vai Fino.
Professione Casa nel 2000 sono entrato, anche se poi c'è stato un intermezzo perché io vengo da Piazzanti che era un altro marchio e nel '96 ci fu una fusione Piazzanti e Professione Casa che è durata un anno e mezzo, due, quindi non è durata tantissimo.
Più o meno, come un gatto in tangenziale, come il film, no?
Sì, assolutamente sì. E dopodiché sono entrato nel 2000 in professione casa e dal 2000 eccoci qua insomma. Ed eccoci qua. Avendo vissuto tantissime storie che poi—
Tantissime professioni casa. Almeno 3. Almeno 3. In realtà poi ce lo racconteremo, io ne ho contate 4, poi le racconteremo. E prima di dare la parola a Marco perché ci accomuna l'anno di entrata in professione casa. In Professione Casa, sì. Io sono entrato in Professione Casa incrociando un anno prima del '98, per quanto mi riguarda, incrociando un'agenzia a Firenze, Pier Santi e Professione Casa.
Infatti.
Quando poi dopo io venivo da un altro gruppo immobiliare che non mi dava più quella sensazione di cui avevo bisogno, cioè senso di appartenenza, attenzione agli affiliati, alla crescita, eccetera eccetera. Incontrai non più Pier Santi e Professione Casa, solo Professione Casa, e c'era la prima agenzia fuori dalla Lombardia che era Firenze, e feci appunto il colloquio con Umberto Botti. Ma Marco, raccontaci la tua storia e la tua entrata.
Io ricordo, grazie, io ricordo invece di essere entrato in Professione Casa nel 1998. In contemporanea col Dottor Maggiorelli. E quello che restate è che mio padre, preoccupato dal fatto che ero leggermente fancazzista, sotto l'ombrellone aprì un giornale e in quel giornale c'erano gli annunci fatti appositamente da Professione Casa per ricerca di personale.
Che scriveva Umberto Botti, eh, te lo dico perché l'ho scoperto dopo. L'ho scoperto anch'io da un giornale e ho scoperto dopo, e le scriveva Umberto, perché l'ho beccato dentro un direzionale che fisicamente scriveva, inviava ai giornali gli annunci di ricerca personale.
Al che mi disse: guarda, ho trovato questo annuncio, ti potrebbe interessare far l'agente immobiliare? Io non sapevo proprio di cosa stavamo parlando.
Dici, che lavoro è?
Che roba è?
Proviamo. Al che chiamò Subito rientrati dalle vacanze estive, i primi di settembre ci contattarono per un colloquio. Allora la sede era in Viale Cunizugna, che era sotto scala, che tra l'altro la sede Viale Cunizugna era proprio di fronte a dove precedentemente io insieme alla mia famiglia, sin dalla nascita fino all'87, avevo abitato.
Vivevi, certo.
Io vivevo là, poi mi sono trasferito in zona Barone, per questo ho aperto l'ufficio in Santa Rita. Sono andato a fare il colloquio nella sede, mi hanno fatto un'ottima impressione, ma vi racconto anche questo piccolo frangente, poi non voglio essere logorroico.
No, no, devi, devi.
Papà, senza dirmi nulla, aveva fissato anche l'appuntamento in Toscano.
Ah, ecco.
Toscano, adesso non ricordo se era Grosseto o Pescara la sede, non ricordo.
Conosco mio figlio e quindi gli do due opportunità.
Ricordo che si aprì questa porta di questo ufficio e questo manager toscano, non so se era il presidente, adesso veramente sono passati troppi anni, non ricordo.
Ilario Toscano? Quello che ora sta a Roma? Probabilmente no.
Sigaro alla mano, la prima cosa che mi disse: tu quanto vuoi guadagnare?
Faccio: che cazzo ne so?
Lavavo i piatti fino al giorno prima.
Boh, boh, boh.
Al che dice: no, perché sai, qua se vuoi venire a lavorare con noi devi metterti in mente che devi lavorare sodo e per fare questo lavoro devi guadagnare almeno tot mila milioni di lire, adesso non ricordo.
Certo.
Al che dentro di me dissi: questo mi sembra proprio un fuffantello chiacchierone. Perché optai per Professione Case e incominciai nella sede di Santa Rita, appena rialzato, insieme a Alessandro Volanti e Riccardo Rosi. Questa è un po' la storia.
Alessandro, hai fatto un altro nome importante, molto molto importante.
Alessandro Andrea Sandro, che mi ha introdotto lui in questo mondo, diciamo.
Gianluca sta facendo un lavoro enorme di riunione dei puntini, ok, dall'86 al 2026, dove colloca ognuno di noi nel momento in cui siamo entrati, qual era la fotografia in quel momento di Professione Casa. Quindi siamo partiti in realtà dal '96 e dal 2000, quindi Ti chiedo questo.
L'hanno detto loro, sono una storia. Nel '96 a Milano si raggiunge il numero di 15 agenzie, a Milano. Arriva la fusione con Piersanti che porta in dote 20 agenzie nel Lazio e il marchio diventa Professione Casa Piersanti. Nel '98 diventa Piersanti e Professione Casa. Nel '98 il progetto franchising accelera, viene aperta la prima agenzia in Toscana. A Firenze.
Poi aprirono la diretta, era una diretta, ci fu un accordo con—
L'aprì Botti direttamente proprio lui?
Sì, l'aprì insieme a Gino Righielli, che era un'agenzia di Firenze. In realtà fu una doppia apertura, una in via Centostelle, dove in realtà c'era già un'agenzia a marchio, Agenzia Centostelle si chiamava, che poi diventò Professione Casa, e lì fu aperta via Pia Argentina. Diciamo la diretta, chiamiamola così, dove c'era direttamente Umberto in società.
Viene aperta poi agenzia in Piemonte, Campania, si raggiungono 75 agenzie aperte in Italia e a fine '98-'99, visto che parlavi di sede, la sede si sposta a Milano in via Capodistria.
Esatto.
Quindi mi hai fatto un tuffetto.
Tu me no.
Perciò rimarco a quel simil congresso che facevamo a Milano dove eravamo praticamente un centinaio di persone all'Hotel Savoy a Milano.
Sì, certo, ricordo bene.
Ok, che c'era Randy Ingerman che presentava e fu la prima volta che io salii sul palco, ricordo come se fosse adesso, c'era un leggio e io dovevo, Umberto mi disse che dovevo dire da dove venivo e mi disse: guarda, attento, perché quando lo dirai avrai un boo. E quindi immaginati, io avevo insomma la prima esperienza di salire sul palco e dovevo dire da dove venivo e mi aveva premesso che appena l'avrei detto ci sarebbe stato un boo. Quindi immaginati come sono salito.
Non eri molto tranquillo. Direi di no, direi proprio di no.
Ricordo questo leggio e io ero così, tipo giocare a flipper.
Tra l'altro, via Capodistria, la sede, Io ombreggio ancora la sedia del capodistretto perché ogni qualvolta passo per andare alla tangenziale per Venezia o verso Malpensa c'è ancora una coperta.
Sono passato l'altro ieri sera, è tutta scoperta adesso.
C'è ancora un vestione casa, dici?
Se mi paghi prendo una scala e scopro anche l'altra.
In realtà adesso stiamo recuperando per cambiare e mettere in marchio una nuova società.
Perché era un problema molto grosso.
Bellissimo.
Poi sono, sono, è un periodo in cui a Milano ci sono palazzi con il marchio Produzione Casa. Io domenica ho girato, ero in Via Larga in Bocconi, è stato emozionante arrivare finalmente.
Via Funizzugna era un sottoscala dove, no, perché, no, perché nel '98 eravamo in Via Funizzugna e quasi più o meno 2 anni dopo facciamo poi il passo in via Capodistria.
C'era, mi ha mai fatto il colloquio Pin, Pin, non mi ricordo.
Pinna, Giovanni Pinna. Giovanni Pinna, proprio lui che salutiamo, Giovanni, Giovanni che salutiamo, persona bravissima.
No, no, è una persona eccezionale.
Un grande cattolico.
No, no, sì, sì, sì, sì, un fervente cattolico, non è un'offesa assolutamente. Sempre gentile, persona eccezionale, persona di una distinta branca. Ed era responsabile, si chiamava Uffici Affari Generali e all'epoca non esisteva il concetto del frazionamento dei nostri coordinatori regionali in tutte le regioni, ma Giovanni si occupava da, come il nostro coordinatore regionale, di più regioni: Sicilia, Calabria, Sardegna, Umbria, Marche, Abruzzo.
Quelle le aveva coperte.
Esatto, esatto. Quelle diciamo tra virgolette.
Dove c'era il manager regionale, diciamo. E tutte le altre le gestiva lui.
La domanda che faccio, ti rubo il ruolo un attimo, la domanda che faccio io a voi un po' lo so, ma è bello raccontarlo a chi ci ascolta, no? E in realtà due domande in una. La prima: ricordando quegli anni, quindi gli inizi '96, '98, '99, 2000, a parte un mercato immobiliare che stava ritornando, no? In up dopo Tangentopoli '96, che problematico. E prima domanda a tutti e due, eh, la faccio: Qual era, cosa caratterizzava quella spinta spasmodica nel fare veramente uno sviluppo molto importante, soprattutto in Lombardia che era pazzesco? E cosa vi piaceva di quell'azienda e cosa non vi piaceva? Di quell'azienda. Sai perché ve lo chiedo? Perché ne ho sentite tante e quindi è bello anche ricollocare un po' queste cose. Cominciamo con Pino.
Guarda, ti dico, in quegli anni, a parte chiaramente eravamo tutti giovanissimi e quindi c'era l'energia già che partiva già, partiva già l'energia senza nessuno che ti diceva cosa fare. E poi entriamo in un'azienda professionale, in quegli anni devo dire gestita in maniera molto, molto bene da Umberto, Guglielmi, c'erano parecchi dirigenti importanti. E diciamo che era un'azienda molto giovane, scattante, quindi ti dava la formazione, era anche una buona formazione anche all'epoca.
E c'era sempre lui. Oh, poi dici agli altri storici, capito? Poi dici agli altri storici. E c'era sempre lui.
E infatti la storia siamo noi, ma compreso lui. Compreso lui naturalmente. E quindi energia era tanta. E in quegli anni lo sviluppo è andato anche su Roma, nel Lazio, in provincia.
Abruzzo.
Io ho sviluppato la provincia. No, poi la Brusso io l'ho gestito dopo come direttore, quindi era una fase successiva.
Poi tu ci hai portato un ricordo che vediamo dopo, eh.
Te la faccio vedere, dopo te la faccio vedere. Quindi era una società molto energica, investimenti pubblicitari come stanno tornando anche adesso.
No, no, però all'epoca, ragazzi, c'era una movimentazione, c'era Rexfin che pompava e permetteva di fare investimenti pesanti.
Quindi è questa, diciamo, quello che ricordo dell'epoca.
Un pregio e un difetto dell'epoca? Se c'erano mai difetti?
Difetto sinceramente non riesco a trovarlo in quel momento, il difetto. Poi i difetti sono venuti dopo.
Dopo, sì, esatto. Poi ci siamo accorti dei difetti.
Poi sono venuti dopo, Simone. Personalmente abbiamo denotato poca serietà e qualche furbetto.
Ok, ok, ok.
Ma in quel momento era—
ti ritrovi in quello che dice Bino?
Esattamente. Aggiungo un'altra cosa su Milano. Io ricordo che all'epoca i marchi prestigiosi erano Tecnocasa e Gabetti.
Certo, Gabetti storico, Tecnocasa a livello di espansione, sviluppo.
Ma ricordo proprio in quegli anni, nel giro di un periodo breve, professionista diventava importante, ha messo l'ottava marcia, professione casa, e ha fatto un exploit di affiliazioni incredibile Ma tra l'altro all'interno delle agenzie c'era un affiatamento come se fossimo fidanzati l'uno con l'altro, una roba incredibile. E questo era realmente una famiglia e un senso di appartenenza veramente, veramente forte.
Lombardia che raggiunse quasi 200 uffici, eh, Lombardia.
Dove tu giravi per strada, quasi in ogni via di Milano c'era una professione CAF.
Io non ricordo il massimo di professioni CAF dell'epoca, quanti? 600 arrivammo?
Parliamo di contratti firmati, eh.
Ah, ok.
Perché poi, ecco, allora, il difetto, difetto che dice lui, abbiamo scoperto.
Scusa, ti interrompo.
No, perché contratti firmati poi non venivano aperti tanti, eh.
E colleghi di Tecnocasa, ricordo ancora, perché c'erano veramente poche agenzie su Milano, si stavano iniziando un attimino a infastidire, a impaurire di questo exploit che aveva fatto pure Simone Marchegiani.
Anche perché il top si raggiunse, scusami, nel 2006 400 agenzie aperte e 1200 persone in rete. E poi ci fu il congresso a Montecarlo.
La prima affiliazione in Spagna anche.
Congresso bellissimo.
Ti ricordi?
A Barcellona.
Eh vabbè poi chiudiamo la parentesi.
No è bello perché eravamo tutti e tre e ora ci diciamo: ma c'eri a Barcellona? Lascia immaginare come eravamo. Come eravamo a Barcellona insomma.
E l'albergo mi ricordo stava vicino allo stadio.
Albergo Princesa Sofia che è sulla via dello stadio del Camp Nou.
Era anche più facile reclutare persone all'epoca rispetto ad oggi. Assolutamente sì.
C'era più fame.
C'era più fame. C'era più voglia di riscatto, di rivincita.
Oggi probabilmente grazie all'avviamento che ho dato io all'agenzia, che ha dato Pino la sua e che hanno dato i colleghi, c'è meno volontà di riscatto, meno C'è un po' più di pace e tranquillità.
Anche se io ho conosciuto i ragazzi al Talent Garden, oh!
No, sono delle iene.
A mille, eh! No, quello sì. Ma diciamo che prima era più semplice incontrarsi.
Era più semplice e ci stavano tanti ragazzi che avevano voglia di fare.
Avevano voglia di dividere poi, ne prendevi uno, volevi due. Bravissimo.
Esatto, e ci sacrificavamo anche di più, eh. Perché io all'epoca mi ricordo quando andavamo in zona col ghiaccio, col freddo, le mani tagliate dal freddo.
Oggi camminano su un tappeto di velluto. Era più facile incontrarci ma semplicemente perché eravamo questa generazione, cioè dove venivamo comunque da non opportunità e con tanta voglia, con un futuro, vedevamo un futuro possibile, ok? E questo rappresentava un lavoro.
Per caso, perché come un po' tutti, la verità era che era molto più semplice, molto più semplice. Io ho cominciato a lavorare a Piazzale Flaminio all'Istituto Orinese Immobiliare.
Ma dai, non lo sapevo questo, eh!
Nel '99, mercato quindi subito alto, tosto. E praticamente un mio amico storico disse: guarda, io devo andare a fare un colloquio di lavoro a Piazza del Flaminio, che mi accompagni? Io non dovevo fare niente quel giorno. Vabbè, sì, dai, ti accompagno. Entro in ufficio, lui fa il colloquio, esce fuori Pierino D'Adda, sì, Pierino D'Adda, mi guarda, mi fa: scusi, ma tu che stai a fa' qua? Eh no, io ho accompagnato lui.
Vieni pure tu a far questo lavoro.
Pensa te, pensa tu.
E da lì ho cominciato a Roma a far sto lavoro, dopodiché ho avuto l'opportunità a Montrotondo in Piazzanti e quell'anno e mezzo di Roma mi è servito molto perché a Montrotondo il primo mese ho preso 12 incarichi.
Ci credo, perché era una scuola Roma.
Io avevo 21 anni, 21 anni.
Vabbè, io ho iniziato nel '92, ne avevo 22, poi nel '98 in Italia. Tu nel '98 ne avevi 19, quindi stavo più grande.
Io nel 2000. E avevo 19 anni, 18-19 anni.
Vogliamo anche fare un piccolo spin-off qui in questo momento, ringraziare Mattia Nicolai per quanto riguarda tutta la parte di allestimento e Matteo Di Giacinto, che è il figlio, il nipotino, colui che sin da quando era bambino mi disse: papà, il Toro, il Toro. Non lo voglio fare.
Ma sono contento perché poi alla fine i figli Non sono solo del mondo.
E io gli ho risposto: hai fatto bene.
Hai detto una cosa bellissima: i figli sono del mondo e hai fatto un figlio veramente veramente molto bravo.
Non lo fate emozionare che con l'età si emoziona di più. Quindi è vero, è vero.
Il prossimo anno faccio 60 anni ragazzi, io il prossimo anno.
No no Pino, ma perché?
Tu sei, per me lo dico, tu sei eternamente giovane. Io da quando lo conosco Pino è sempre uguale.
Come si fa?
Qualche chilo in più.
Vabbè, quello che poi sempre quel figlio che sta là dietro mi prende in giro perché me sto a diventà pelato.
Che poi non è Matteo, ma qui in Professione Casa è il figlio di Pino. Esatto, esatto. E oggi abbiamo, come dire, il papà di Matteo.
Perché è una storia che continua, anche se in ambiti diversi.
Assolutamente. Tra le tante interviste che abbiamo fatto è sempre uscito un congresso particolare che è quello del CHOC. E che nessuno ha mai avuto il coraggio di raccontare veramente e io qua senza dirvi niente—
Spegniamo le telecamere?
Guardali!
Diciamo che è stato uno importante impegnativo... Era uno dei primi o me ne ricordo un altro poi dopo andiamo sul ciocco con altri.
Sul ciocco impegnativo perché era uno dei primi nazionali E quindi uno dei primi, come ha raccontato Marco, dove eravamo tanto uniti e quindi questa sorta di fratellanza, ok, che anche se non ci conoscevamo eravamo istantaneamente fratelli. E devi sapere, Gianluca, che presentato da Gerry Scotti e una Luciana Letizietto giovanissima, poi successivamente anche Simone Marchegiani, Simone Ventura, no, al Ciocco, al Ciocco, Successivamente anche al Riccione, successivamente al Ciocco, anche una Simone Aventura, ma il Ciocco aveva una caratteristica, questo teatro la sera—
Io lo conosco il Ciocco, abbiamo fatto un po' di cose insieme. Però mi sto immaginando voi là sotto.
Sotto aveva questo disco pub che a un certo punto letteralmente ci hanno obbligato a chiudere E noi siamo usciti nel piazzale, nel parterre giù, con le macchine, con la musica, a ballare fino a non so a che ora, insomma.
Senza alcol, naturalmente?
Quello era finito.
Ah, poi Citrosolina.
All'epoca c'erano i migliori di lire e il giorno dopo, svegli con il mal di testa, ai check-out sono volati qualche milione di lire, insomma.
Rigombaras portati. E nascosti nelle autovetture.
Però vedi che quando parliamo di eventi si sorride e si illuminano gli occhi. Quando ci possono essere messi su conto di anni, la fame, le cene. L'evento lascia i ricordi.
Sì, sì.
Ogni evento lascia i ricordi. Assolutamente sì.
E qua mi dai un assist perché intanto abbiamo qua un omaggio per voi che è solo unicamente per chi partecipa come ospite a questo speciale OneTV Speciale Congresso. Che sono o una borraccia o una tazza, ma noi siamo anche qua in questo speciale perché siamo in avvicinamento a questo 8 maggio Stazione Leopolda a Firenze per la prima volta.
Giochi in casa!
In 40 anni giochi in casa.
Sono contento, sono contento.
Anch'io perché—
Non l'abbiamo mai fatto, quindi è giusto così.
Poi è a 4 fermate di tramvia da casa mia, quindi per la prima volta tornerò a casa. Ma cosa vi aspettate? Qui stiamo parlando della storia, quindi del prossimo congresso.
Però Claudio, dobbiamo fare uno spoiler, glielo chiedo in diretta.
Ok.
Aia!
Che cosa?
Aia Marco!
In diretta.
Aia Marco!
Allora, so che sono iscritti, certo, perché ho controllato. Questo congresso, che non è un congresso ma è un compleanno, dove racconteremo proprio la storia di Professione Casa, quindi non ci saranno Sai, i congressi, no? Si parla un paio di minuti, no?
Ah, è una festa a tutti gli effetti.
No, è proprio un compleanno.
Sì, sì, è un compleanno.
E c'è una mostra prima di tutti i 40 anni, 500 metri quadrati di mostra.
E allora ci metti anche questa nella mostra?
Ci arriviamo, aspetta, aspetta, aspetta. Intanto glielini in mano. Ok. Dove foto, video, quelle che si possono far vedere.
Certo.
E oggetti, no? Dall'86, prima foto 10 inizio '42. Prima agenzia della questione gas. Ragazzi, viene stato tutto, no? Fino ad oggi. Poi nel congresso raccontiamo i decenni attraverso storie, Federico Buffa, no? Storytelling bellissimo, le musiche, le mode dell'epoca. Però il primo decennio ha una particolarità che noi vogliamo, vorremmo fare, cioè non la facciamo, ma saliranno sul palco, seduti su due divani, Quindi proprio come qua a casa, alcuni colleghi storici del primo decennio, che è '86, diciamo che è '86-'99 perché non c'è nessuno dell'80, intervistati da Giorgia Rossi di DAZN e Tullio Maggiorelli. Cosa vuol dire intervistare? Una domanda per uno? Perché noi vogliamo cristallizzare quel momento, no? Quindi io vi devo chiedere, se venite, vi devo chiedere se ci onorate di essere tra i 6 affiliati importanti che saliranno a quel primo decennio sul palco a rispondere. Per me sarebbe un dono enorme, un onore.
Molto volentieri.
Grazie, grazie.
Grazie Gianluca, perché i primi nomi lui lo sa che ho scritto.
Un piacere, un onore, assolutamente. Quindi veramente, anche se non faccio parte del primo decennio, perché '86-'96, però è un '96, in realtà è '99, però '98-'97 quello è.
Ok, lo chiederò anche a Michele Simone, certo, perché Michele lo sapete, no? Ok, lo chiederò a Mariella se vuole, perché non tutti se la sentono poi, anche se è una cosa tranquilla. Ci sono solo 700 persone, però sei sul divano, è una domanda. Poi c'è Giorgia Rossi, quindi dai.
Ma la domanda è preparata o ve lo diciamo prima?
Vedremo, vedremo, vedremo.
No, no, lui è proprio— quindi scusa, ti ridò la parola, ma no, ma mi aspettavo oggi.
Ci facciamo gli assist.
Aspettavo oggi per chiederglielo. Grazie.
500 metri di mostra e Pinot ci ha portato una cosa che esporremo.
Sì, Matteo, Matteo, la facciamo vedere in camera. Da te vengo.
Piccola, piccola, piccola.
Raccontalo, raccontalo.
Vabbè, la spilletta questa qui non la trovavo nelle varie giacche, allora mi sono messo a guardare e ho trovato questa qui.
Hai aperto un cassetto?
Ho aperto un cassetto e ho trovato questa qui. Che è la spilletta che la faccio vedere in camera, se me la passi un attimo, che avevo io quando ero direttore Abruzzo Professione Casa, che è un ricordo importante.
C'è la D in mezzo, Simone.
Sì, ero consulente Lazio.
Bellissima.
Ero consulente Lazio e questa qua la mettete nella vostra, no, immagine.
Assolutamente sì.
E mi ricordo quel periodo lì perché poi nel 2009 ci fu il terremoto dell'Abruzzo.
Mi ricordi l'anno, scusa?
Questo qua io sono stato dal 2007 al 2010.
Ok, no, perché poi ne ha scritto.
Poi dopo sono diventato consulente anche per un'altra azienda che era collegata a noi, Grimaldi, per un periodo.
Non so se lo potevo dire.
Certo, qua diciamo tutto. Perfetto.
Facevo il consulente anche il direttore Lazio per Grimaldi e praticamente nel 2009 ci fu il terremoto dell'Abruzzo. E quello è stato un segno, una cosa importante che poi avete replicato voi col Covid. Lì in quel momento che l'Abruzzo era chiaramente— che poi il terremoto fu all'Aquila, ma di fatto tutto l'Abruzzo era andato in crisi profonda. E lì Professione Gastro all'epoca decise di bloccare le royalty per diversi mesi. Io lo chiesi e me lo approvarono subito perché comunque era un problema insomma importante. Quindi un bel ricordo.
E lo comunicarono anche che veniva.
E sul palco l'abbiamo comunicato.
Me lo ricordo, me lo ricordo.
Genova può essere? Qualcosa del genere. Sì, vai. Gianluca, vedi il grande lavoro?
Forse Genova, mi sa.
Se la memoria non mi tradisce.
Forse Genova. 2009.
O Rimini o Genova.
Secondo me il 2009 era Rimini. Rimini.
Non mi ricordo francamente.
Il Darcy Rimini.
2009 Genova. Ah, Genova, ecco vedi.
Non me lo ricordo, sì. Guarda, Gianluca, ti do un altro—
con Gerry Scotti se non ricordo male.
Sì, infatti alla Villa delle Rose.
Sì, bravissimo.
Sì, come no.
Un altro passaggio, quando a volte ti è capitato anche da chi è storico di dire che tu o comunque questa Professione Casa rappresenta moltissimo il DNA di Professione Casa. Quindi oggi con One Care, Professione Casa è sempre stata molto attenta, molto sensibile a ciò che accade, no? Fuori anche dal mondo immobiliare. E c'è stato un momento dove Professione Casa, in un programma di Raffaella Carrà, Adottò dei bambini a distanza. Ogni agenzia adottò un bambino a distanza.
Corretto.
E quindi questo per dire che quella che oggi è Professione Casa è, come dire, il DNA, i valori.
C'era già all'epoca, c'era anche all'epoca, è vero. Verissimo.
Prima di tirare fuori il cubone, quando prima ti ho detto le 4 Professione Casa, nei miei 28 anni c'è stata quella Professione Casa di Umberto, poi l'entrata in tri-ré con Umberto, poi l'uscita di Umberto, quella terza, e questa che secondo me è la quarta, che è il ponte, no, nelle cose belle tra la prima e quella di adesso.
Non mi ricordo la cosa, posso dire una cosa?
Devi, mentre io tiro fuori il cubone.
Mi ricordo di un happening in una certa principina nel Marche dove un affiliato, e io ero presente, anzi io stavo a fianco a lui.
Un affiliato pesante poi, eh? Abbastanza pesante.
Erano tipo le 3-4 di mattina, tipo le 3-4 di mattina, e questo affiliato salto, ve l'avete appena svegliati, no? Ora, e fece un salto e andò addosso a lui, gli ruppe il ginocchio.
Dopodiché andammo tutti al pronto soccorso, andavamo tutti al pronto soccorso ad Ascoli, in amicizia. No, è una cosa che non abbiamo mai raccontato, non abbiamo mai raccontato. E immaginati alle 6 la mattina, eravamo in 4 in quella macchina, c'ero io, tu, non mi ricordo, Fratini forse, sì, Riccardo, e Civitavecchia Arianna, Alessandra, insomma.
Comunque ti accompagniamo all'ospedale.
Immaginate alle 6 la mattina il pronto soccorso di Ascoli, questa ci vede arrivare e dice: ma chi cazzo sono questi, da dove sono usciti? Legamento crociato e collaterale interno. Non volevo ricordarti questa cosa, ma abbiamo regalato pezzi di noi stessi all'azienda, per cui assolutamente sì. Ho introdotto il cubone che ormai fa parte insomma delle nostre puntate. Qui dentro ci sono delle palline, chiederò di estrarla una a testa, dove dentro c'è una domanda che è generica per entrambi. Entrambi. Quindi vai, vai fino, sì, per il tuo 96 di Pier Santi e Professione Casa, insomma, ti diamo questo.
Grazie. Allora, vediamo un po' una sfida che hai superato grazie a Professione Casa.
Ok, più di una sicuramente, no?
Però diciamo molte, molte sfide superate grazie a Professione Casa.
Vediamo che Sfida nel senso o a livello proprio immobiliare, pratiche difficili grazie a un servizio, al metodo, oppure proprio nella vita, nella vita, no?
La sfida, la sfida di professione casa, avendo cominciato da giovanissimo, diciamo che è stata una crescita insieme all'azienda, quindi come uomo sono cresciuto insieme all'azienda e quindi questa è la sfida, avendo cresciuto diverse persone che lavorano per me, perché negli anni d'oro io avevo diversi uffici. Ho conosciuto qualcuno pure io che adesso non mi ricordo. Ah, perfetto. Diversi uffici avevo e diverse persone che lavoravano per me e quindi quello era una cosa che grazie a Professione Casa sono riuscito a fare e quindi è stato—
Posso dire una cosa? Perché poi di Pino, ma perché l'ho conosciuto di più stando nel Lazio, allora io ho conosciuto persone cresciute da Pino perché poi—
Ah, te ne ho conosciute io, tante.
No, tutta, io ho conosciuto alcune persone E la cosa che mi colpisce, perché parlando con Pino lui è una persona molto piacevole, ironica, ma lui è un grande professionista. Cioè il livello di preparazione tecnico, no perché voglio dire, sono anziano, sono anziano, sono una certa storia, tecnico che lui ha trasferito Non è affatto scuola, non è banale.
Sì, assolutamente.
E questo gli va riconosciuto, no? Perché sai, c'è agente immobiliare, agente immobiliare.
Assolutamente.
Cioè, no, poi anche alla fine un orgoglio vedere persone che tu hai cresciuto che stanno in altri gruppi, in altri marchi, che stanno in piedi, che comunque lavorano bene, e quindi qualcosa ho dato anch'io a loro, no? Quindi alla fine è importante anche quello.
Anche se qualcuno poi se lo dimentica, no?
Assolutamente sì, però ricordiamolo, no?
Ricordiamolo, certo.
Assolutamente sì.
Marco?
No, sfide?
Ah no, la stessa.
E poi dopo le prendiamo. Aspetta, cosa vuol dire sfide?
La stessa domanda sua valida anche per me.
Una sfida che hai vinto, che hai superato grazie al marchio, grazie a Professione Casa, nel lavoro, nella vita, se c'è, se no.
Una sfida che ho superato grazie al marchio Professione Casa è proprio al principio I miei genitori chiaramente mi dicevano: "Eh, ma non hai uno stipendio fisso." Classico.
Dopo che il papà ti aveva obbligato a trovarti un lavoro serio.
"Ma non è una posizione certa, non si può mai sapere." Io invece, grazie ai miei titolari responsabili e grazie al marchio, perché comunque il marchio era un marchio solido, come lo è adesso lo era all'epoca, Ho superato, diciamo, questa situazione di bilico tra i miei genitori e la volontà di continuare il lavoro. Ho continuato e sono arrivato dove sono adesso. E ogni tanto mando a quel paese mia mamma scherzosamente dicendole: hai visto che se ti sei dovuto a quest'ora magari andare a frustare i leoni negli zoo? E invece—
altro grande professionista, eh!
No, no, vabbè, lo Da un punto di vista lavorativo, lo dicono i numeri, poi lui ha dei numeri pazzeschi, ragazzi.
Ci vuole anche la fortuna nella vita.
Anche perché stare 28 anni, 36 anni nella stessa zona con questo lavoro vuol dire che o sei—
con la stessa società. No, perché pure quello, vecchio marchio, nuovo marchio, con la stessa società. Capito?
36 anni nello stesso luogo.
Quindi sei in professione da 6, gli altri 10—
vuol dire che o lavori correttamente 36 anni Guardate, a me capita spesso adesso, prima, che moltissime persone dicevano: ma perché non apri col tuo marchio? Ma l'immobiliare, che te ne frega di pagare la Rolex? C'è un classico, classico, come qualcosa che ho detto poc'anzi, del lavoro fisso. Professione Casa, punto.
E il nome, il Professione Casa è il nome che c'hai sulla testa ormai da anni.
Come quando ti sposi, cioè, se stai bene nel marchio ci rimango.
Ormai per voi è diventata come per tutti, no? Mamma, amica, amante, confidente.
E tu sei testimone, c'è stato un periodo, tu sei testimone.
Lo sapevo che lo diceva.
Certo.
Gli alti e bassi.
Giusto.
No, che io sinceramente stavo pensando di andare perché ormai non c'era, diciamo che non c'era casa, non c'era—
beh, poi c'era il venire di qua, no? C'era il venire di qua.
Stessa cosa per tutti, vale. Certo, sì.
E Gianluca mi viene a trovare in ufficio in Monterotondo e quando arrivò io ho detto: "Mamma mia, questo ma che bello!" Mamma mia, no, confermo, confermo.
No, ma l'ho proprio detto.
Sì, sì.
L'ho trattato con sufficienza.
Ma proprio, no, ma io ti dissi che facevi bene perché ero giovane, sbarbatello, no? E invece devo dire... Senza, senza... E lui mi disse... Cioè, io dico, cioè scherzo sempre, la faccia era: "Tiè, ecco 10 euro, vai a prendere il gelato." Con la panna.
Eh?
Era così.
E io gli dissi: Lui però si aspettava che andavo là a convincerlo. Gli dissi: che problemi ci sono? Lui: c'hai un foglio bianco? E io gli dissi: oh, se esci fai bene.
Sì, sì, mi disse questo.
Se esci fai bene, perché io al posto tuo uscirei. Però se c'è una possibilità, una, e ce la vogliamo giocare, proviamoci, no? Tanto perso per perso. Assolutamente, è andata esattamente così. E lui fu l'unico degli storici, l'unico che mi diede fiducia. Io lo ringrazio ancora oggi e mi accompagnò pure in Abruzzo da Sandro Cubetto, ti ricordi? Che salutiamo, assolutamente sì, a salvare quel contratto. Pino fu l'unico, perché lui sa cosa è successo, sa cosa è successo lui.
Quindi Pino ha fatto da infermiere, da fratello, grande.
E però la fiducia riposta è stata meritata perché adesso hai fatto un'azienda insomma. Abbiamo, abbiamo, sì, abbiamo, però è chiaro che assolutamente sei tu colui che porta avanti le cose insieme a tutti i collaboratori che hai.
E poi non è che abbiamo fatto l'azienda, noi abbiamo riacceso la fiammella, riscoperto, perché Professione Casa nel 1986 l'ha fondata Umberto Botti, ora male o brutto, no? No, nel senso, noi però portiamo avanti una cosa che ormai è di tutti, assolutamente, Professione Casa è di tutti, è la famiglia, è un tatuaggio, no? Sono la famiglia, quindi abbiamo Riscoperto insieme, soffiato sulla cenere e scoperto che ancora c'era, ardeva sotto ancora. Semplicemente abbiamo fatto questo, ma ascoltando, e lo facciamo ancora oggi, chi l'ha vissuta molto prima di me o di— no, è perché devi portare avanti i valori.
Sono 11 anni quest'anno, il primo bootcamp che tu hai parlato, che non volevo parlare.
Però non è una questione.
E invece devo dire quello speech che facesti è stato molto bello, mi è piaciuto.
E due, lui sa perché, perché mi arrivò qualcuno dicendo questi non è i pilastri, era già tutto. Però vabbè, tanto stavi là. Ma io poi lo dovevo a Marco Speretta, no? Perché io ho scelto Marco, non ho scelto la questione di casa. L'ho visto come proprio una brava persona che veramente in quel momento voleva fare qualcosa di diverso. Ma era tecnicamente morta, professionalmente, tecnicamente fallita.
Assolutamente.
Era impossibile. E invece tutti insieme— però se loro non avessero detto all'epoca io do fiducia— perché per chi ha dato fiducia, tanti hanno detto no.
Ma diversi affiliati storici che conoscevo tutti quanti dicevano ma che famo, rimaniamo, non rimaniamo, sai, era un momento un po' così di sbando.
E non c'è niente di male perché era la realtà.
Cioè ragazzi, però senza la fiducia, senza la fiducia di alcuni storici sarebbe già finita all'epoca, perché non trascinavano anche gli altri. Io quando vedevo Pino, altri che venivano alle prime riunioni, io godevo, perché vedere loro, o vedere te, no, dei più giovani, oppure quelli che erano un po' indecisi, ah vedi se c'è Marco, però se c'è Pino, e che loro erano delle pietre miliari, che trascinavano anche senza parlare, solo con la presenza. Solo con la presenza, come oggi.
No, a me faceva telefonare, ma tu rimani?
Tu pensa oggi chi vede loro su queste puntate, già lo so io chi li vedrà. Cavolo, ma ancora hanno questo amore, ragazzi, ma lo dicono loro.
Un amore indissolubile. Tu hai parlato prima, hai detto una cosa, no? Io è solo 11 anni che ci sono, e già sono 11 anni.
Io 11, sì, 11.
Ma non è una questione di tempo. È una questione di incontro, no? Quando incontri, come dirti, la tua mezza mela, che può succedere in amore, può succedere aziendalmente in questo caso, il tempo è solo una misurazione di qualcosa. Perché poi in realtà tu sei professione casa. Ma lo sei profondamente. Giusto Pi? Lo è profondamente.
Magari ecco, la cosa che sono sicuro è che se fossi entrato anche io nel '98-'99 come voi, sarei stato proprio parte insieme a voi, cioè ero uno di voi secondo me, perché mi ritrovo molto in voi e quindi no, mi sento di quella pasta là, mi sento di quella pasta là.
L'incontro di valori è quello, eh.
No, no, ma prendiamo la seconda.
Vai Marco, la seconda. Ci lasciamo trascinare, insomma.
Marco, facciamo sempre la battuta, oh, che tiri quello, boh, eh, Bayern Monaco, Barcellona. Tu Marco, per chi tifi? Si può dire?
Sì, certo, per la Juventus. Eh vabbè, oh, vabbè, l'Italia.
Italia.
Gioca sabato il prossimo anno, eh. Italia.
No, no, io lo dico.
No, no, scusa, è ora, ora scusa.
Grazie, grazie per questa.
Cioè, qui abbiamo un romanista, un juventino, laziale, è come le barzellette, è come le barzellette, no?
C'è un italiano, un tedesco, un collega della rete che stimi particolarmente.
Bello.
Un collega di oggi o un collega del passato?
In generale, in generale. È una domanda che posizionano nel tempo.
Anche due, uno e uno se vuole.
Sapete, colleghi che stimo sono tantissimi. In questo momento ho un grandissimo e bellissimo rapporto con Marco Polidori.
Che salutiamo.
Che salutiamo Marco.
Che è un grande.
Senza falsità.
Marco, è Marco.
Poi in generale colleghi della rete attuali li conosciamo, siete voi.
Certo.
Del passato io ho stimato e stimo tuttora Fabio Guglielmi.
Certo.
Perché Fabio secondo me è sempre stato, adesso ho perso diciamo i rapporti.
Me l'hai rubato, anche io volevo dire la stessa cosa.
No, lo diciamo insieme.
Secondo me era un grande professionista, un grande motivatore e quando vivi dei momenti di difficoltà rispetto a qualcun altro lui c'è sempre è sempre stato. Quindi devo dare merito a Fabio Guglielmi, che era il collante, vero? Collante. Era proprio il braccio destro di Umberto ed era quello che dava la benzina alle agenzie. Non benzina per bruciarle, benzina per farle andare bene. Veramente un ottimo professionista.
Guarda, ne approfitto e poi lascio la parola a Pino, perché ti ringrazio. Non è mai emerso, Umberto mi ha dato l'opportunità perché ho fatto il colloquio con lui ma io se sono qua ad aver scoperto di avere questa passione per la formazione la devo a Fabio Guglielmi che mi— Mi ricordo perfettamente infatti! Che era il nostro formatore assolutamente! Se tu mi chiedi chi è un formatore per me ecco è Fabio Guglielmi paradossalmente perché era interventi unici, era tutto sì dobbiamo dire anche i cattivi no?
No no lasciamoli là teniamoci l'idea positiva!
Teniamoceli buoni! Per noi.
Chi è cattivo lo sa, lo sanno.
Quindi non ho mai avuto l'opportunità di ringraziarlo, ne approfitto. Lui lo sa, insomma, lo ringrazio, ne approfitto perché mi hai dato veramente un'assistenza.
Un grande della vecchia professione, assolutamente. Sì, sì, è stato presidente.
Io mi ricordo il suo bootcamp, no, che lui ci ha detto la resilienza a Roberto. Mi ricordo quell'intervento, fu—
no, no, gli interventi suoi erano veramente—
e anche qua lasciamo perdere le serate.
Questo lo devo raccontare.
Vai, eccoci, eccoci, eccoci.
Dov'è la telecamera? Fabio, non me ne volere. Barcellona, discoteca, usciamo. Io ero vicino a lui, prendiamo un taxi che doveva andare da un'altra parte, un'altra discoteca. Eravamo io, lui in mezzo e un altro collega a fianco, di cui non faccio nome perché adesso lavora per altro marchio. A un certo punto, dal nulla, sul taxi, mentre guardavo fuori il finestrino, "Who you are me, Fabio?" "Bene, adesso beviamo." Apre la giacca e tira fuori un bicchiere di vetro con un gin tonic, la cannuccia dentro. "Zesto pieno e inizia a bere sul taxi." Fantastico!
Devi sapere il gin tonic per Fabio è... non esiste altro cocktail. A proposito di questo, scusami Fabio, è colpa sua, è colpa sua. Ricordo qualcosa tipo il ciocco, qualcosa di dove lui arrivò con la macchina, aveva un Toyota pickup, arriva e dalla parte del guidatore tira fuori un pezzo di prato, prato, il giardino, ok, che lui praticamente aveva da qualche parte sradicato e aveva iniziato a guidare scalzo con la sensazione di essere con i piedi veramente sotto.
Perché nel Gin Tonic di Barcellona c'è Porca miseria, scusa Fabio, l'ho dovuto raccontare.
Evitiamo anche poi.
No, no, serate fantastiche con Fabio, grande professionista, grande Fabio, numero 1, numero 1, assolutamente sì.
Pino?
Confermo la stessa cosa. Ok, Fabio, che volevo dire poi l'ha detto lui, ma confermo assolutamente.
Abbiamo un tridunion.
E l'altro che apprezzo, che c'era prima ma c'è anche adesso, è Francesco Malaccione. Assolutamente.
Francesco, bravo.
Ah, sai chi è Simone?
Conosco molto bene.
Pacata, grande professionista. Grande professionista.
E grande imprenditore.
E grande imprenditore, assolutamente sì.
Anche Francesco, se è qua, è grazie a Volante, no? Che prima l'hai detto. Grazie Alessandro. Non me lo ricorda spesso.
Lui ricordo che in un'ultima riunione venne da me, mise la sua bocca vicino al mio orecchio e mi disse: mi raccomando, salutami Alessandro Volante perché qua Sono anche grazie a lui.
Lo dice sempre.
Me lo ricordo come fossi io.
Lo dico perché lo dice sempre, lo so a memoria, lo so.
Ragazzi, noi ci stiamo avviando verso la fine, ma è difficile.
Vedi che poi vola, sarebbe da—
è difficile interrompere la storia perché potremmo stare qua ancora per un sacco. Magari ci teniamo qualcosa per il congresso visto che abbiamo avuto l'ok da parte loro, quindi ti ringrazio Gianluca per avermi ingaggiato.
Grazie, per me è un piacere.
Grazie tante.
Come quando Vai nelle squadre, ti tirano fuori le maglie dei campioni e tu dici divinità, legend, legend. Dovremmo fare le legend.
Attenzione, mi sta scadendo il contratto di affiliazione.
Guarda, oh, zero.
L'ho appena rinnovato.
Poi non mi dire fuori che ho fatto la battuta.
Zero, guarda.
Però ecco, come chiudiamo, chiudiamo. E quindi qui chiedo a Marco e a Pino Un'ultima cosa però che per noi è importante, di fare gli auguri a Professione Casa, e chi meglio di voi insomma di fare gli auguri a Professione Casa, ma fare gli auguri a noi, fare gli auguri a voi, perché noi l'abbiamo detto fino adesso siamo Professione Casa. Quindi prego, prego, vai Marco, un augurio.
Un po' tipo quello poi.
Cos'è che hai detto?
Un po'?
Un augurio, un po' tipo quello che hai scritto là, magari l'hai già scritto là.
Un augurio a Professione Casa che continui per questa strada, che gli attuali, gli attuali, questa professione casa sta andando forte, ha messo la nona marcia rispetto all'ottava che aveva già messo Umberto, a livello di investimenti, a livello di crescita, a livello di tutto. E gli auguro veramente 100 anni ancora di questi giorni, se mai ci saremo.
Professione casa, spero che ci sia ancora, però magari i nostri figli, per magari far lavorare il figlio che non vuole farlo.
No, lui, il tuo nipote, suo figlio.
Un salto di generazione e lui gli dice: papà, voglio fare l'ipertensione.
Secondo me Matteo dopo qualche puntata, eh vabbè, poi è innamorato di più di Matteo.
Ti dico una cosa, che quando viene a casa: allora, l'azienda ha parlato di questa cosa, questo servizio? Eh papà, tu lo sai?
E sinceramente faccio finta di non saperlo, perché tante cose non le so.
Dagliele buone, dagliele buone.
Comunque volevo anch'io fare un augurio a Professione Casa che La nostra azienda, sei tu, quindi siamo noi, tante vicissitudini e tante ferite, ma ci siamo sempre. E quindi auguri professione casa.
Bene, grazie, grazie, grazie, assolutamente, perché qui, qui va fatto, assolutamente sì. Beh, io ringrazio intanto Gianluca. Grazie, grazie a te e ringrazio la Storia, Marco Maligno, affiliato Milano Ripati Cinesi Milano Santa Rita. Ringrazio Pina Di Giacinto, affiliato Monterotondo. No, grazie con la G maiuscola enorme, con un grazie scritto gigante nel cielo.
Ci vediamo tra poco.
Assolutamente sì. Soprattutto ringrazio tutti quanti voi di averci seguito fino a qui e vi diamo appuntamento nelle prossime puntate, ancora poche, dello speciale congresso di UAN TV.
Ciao ciao ciao ciao!
More from Simone

One TV – Claudio Maggiorelli e Gianluca Marchegiani – La stoffa del Presidente









