In questa testimonianza, la narratrice racconta la sua esperienza personale in Costa d'Avorio, dove nel novembre 2004, durante la violenta "caccia ai bianchi" ad Abidjan, fu salvata da due giovani africani e da suore locali. Dopo essere stata fermata da un blocco militare e avvertita di pericolo, trovò rifugio in un villaggio dove le suore, inizialmente diffidenti, la accolsero. Rimase otto giorni, durante i quali contribuì a organizzare lezioni di rinforzo di matematica e francese per circa 200 bambine rimaste nel villaggio, accompagnate da attività ludiche basate sull'amore e la fraternità. La narrazione enfatizza la solidarietà, la fratellanza interculturale e l'impatto duraturo di quell'esperienza di mutua assistenza.
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paternità. Racconto un fatto, che sono stata proprio salvata dai miei fratelli africani. Come ho detto, ho vissuto in Costa d'Avorio per alcuni anni, dove ho lasciato un po' del mio cuore. Ho sofferto tanto quando quel popolo così fiero è entrato in un brutto conflitto armato nel 2002. Quanta sofferenza laddove viene a meno la fraternità. Era novembre 2004, stavamo tornando da un villaggio di apostolato quando è scoppiata ad Abidjan la caccia ai bianchi, così si chiamava, e mi sono trovata anch'io in questa faccenda per il colore della mia pelle. Ce l'avevano con i francesi. Eravamo tutti omologati ai francesi. Eravamo in macchina e per causa mia siamo stati varati nel blocco di controllo militare per 6 ore. Di colpo, a un certo punto, ci hanno detto i militari: siete in pericolo, non possiamo più assicurare la vostra protezione, scappate via da qui subito. Erano le 23 di notte. Dove andare a quell'ora e con poca benzina nell'automobile? Ritorniamo di corsa sulla strada. Dopo 20 km troviamo un villaggio. Appena entriamo scattano tutte le sirene di allerta e la gente si desta. Per proteggere il villaggio, perché noi rappresentavamo un pericolo. I due giovani che erano con me mi hanno protetto coprendomi coi tessuti e siamo riusciti ad arrivare dalle suore in quel villaggio. Le suore avevano paura di aprire la porta Poi mi hanno riconosciuto la mia voce e superando la loro paura ci hanno lasciato entrare. Siamo rimasti lì per ben 8 giorni. Nel nostro cuore una grande pace. Anche qui possiamo continuare ad amare. Le suore ci hanno chiesto aiuto per occuparsi delle 200 bambine rimaste lì Anche loro senza poter tornare a casa. Fine della citazione. Ci siamo organizzati con lezioni di rinforzo di matematica e di francese e giochi basati sull'arte di amare, illustrando su un grande muro tutti i nostri atti di amore e di fraternità. È stata una settimana indimenticabile. Le bambine erano serene, non hanno sentito troppo il clima di ostilità e pericolo che regnava dappertutto. Dopo siamo riusciti a rientrare a casa, ma niente può cancellare l'esperienza di vera fraternità con i giovani, con le suore.