Con Palmira ...semplicemente - Montet 11 Agosto 2017

In this extensive testimonial, Palmira, a 90‑year‑old member of the Focolare movement, reflects on the evolution of the community’s charism from the time of its founder, Chiara, to the present. She contrasts Chiara’s teaching that grace presupposes nature with the contemporary claim that grace presupposes culture, emphasizing the need for cultural formation to sustain the movement’s ideal. Palmira recounts the origin of the “seven colors” – a symbolic assignment of roles (Josy, Graziella, Natalia, Aletta, Marilène, Bruna, Eli) – and explains the special function of the color “nero” (black) as a background or vicary role that supports the other colors. Through personal anecdotes (e.g., her encounter with Pepuccio, early life in the 1940s‑50s, the establishment of the first focolare), she illustrates how love, not intellect, is the core of the charism. She discusses inter‑generational challenges, the tension between rigid structures and the love‑centered spirit, and calls for renewed visibility and action of the movement today. The dialogue includes questions from a moderator (Speaker B) about the meaning of “nero” and Palmira’s responses, weaving together history, theology, community dynamics, and personal faith.
Chapters
Ciao gente, poppe! Don Vincenzo, tu rimani? Ma non dire! Devo fare un piccolo commento all'ultima frase, in pratica, dove tu dicevi, dopo il resto no comment, cioè tu a un certo momento che si dice, specie ai miei tempi, che la grazia suppone la natura, e questo mi sta bene perché è vero, poi dicevi però oggi bisognerebbe dire che la grazia suppone la cultura. Questo per me non— ormai ho 90 anni, è passata l'età, però volevo commentare con Chiara perché noi prime pope siamo tutte con poca cultura, non senza, perché stupide non siamo, Però più il carisma di Chiara era al di là di tutte le culture e le inglobava veramente, e ha contaminato un po' anche noi i primi tempi e i primi popi. Ma i primi popi già tutti avevano dottorati, lauree, eccetera. Ma noi pope che vivevamo proprio con Chiara, perché Chiara era una popa, Io che non ho nessun titolo di studio non mi sono mai, non ci siamo mai sentite complessate dai popi che avevano una forte cultura. Però io voglio commentare quello che tu hai detto, che la grazia oggi suppone la cultura. Commento con Chiara. Chiara più volte aveva detto a noi pope, guardate pope, adesso c'è un forte carisma che ha preso anche voi, però guardate, quando io non ci sarò più bisogna ricordarsi che ci vuole la cultura. Ci vogliono persone per portare l'ideale e guidare l'opera, persone che abbiano anche, oltre il carisma che io vi lascio, anche la cultura. E questo ce l'ha detto più volte, per cui quando io sento parlare in questi termini godo. Perché sento che si avvera quello che Chiara diceva. Allora mi pareva in modo profetico, perché eravamo così lontane dalla cultura e da quel Parigi, Parigi, tu distruggi Assisi detto da San Francesco. Ecco, eravamo così lontane e così eravamo sazie della cultura, del carisma di Chiara, dell'ideale, veramente per noi e anche per gli altri. Adesso sento che Chiara ci ha lasciato l'ideale, però è importante, importantissimo e necessario che sia corredato da un po' di cultura. Don Vincenzo. E allora vedo che le profezie di Chiara si avverano attraverso di voi che siete giovani e che lo dite magari senza sapere che Chiara aveva detto questo e questo. È l'esigenza dei tempi che lo richiede. Vero? Io adesso sono qui per distenderci insieme dalle cose così scientifiche, così e così. Ecco, proprio non potete pretendere qualcosa da me perché ho 90 anni, perciò non aspettatevi granché. Io non mi preparo e non riesco a prepararmi, ma riesco ancora a parlare col cuore, non con la mente, col cuore. Vado all'antica, Don Vincenzo, ma non so nella vita fare altro. Avete fatto un po' di domande, certo, sono domande che Ci fanno vivere 60 anni fa. Però io dicevo, certo, dopo la lezione così moderna di Don Vincenzo Zanni, io parlare di cosa succedeva 60 anni, 70 anni fa mi sembrava— eppure no, mi sono detta, perché come si dice mi pare di Gesù, non so, ieri, oggi e sempre. Così si deve dire dell'ideale, come del Vangelo: ieri, oggi, sempre. Speriamo sempre. Ecco, l'ideale è quello che vivete, Jen, voi oggi, è quello che vivevamo noi con Chiara ai primi tempi. Solo che voi lo vivete in modo ancora più ricco di noi, perché noi eravamo agli inizi. Io poi non capivo quasi niente e mi ricordo anche nel '49 che ero in piazza e nella casetta, nella baita Paradiso, arrivata un pochino tardi dopo il 16 luglio E Chiara era ormai avanti con alcune altre pope che erano lì, ma io, la Natalia e la Leta avevamo il lavoro, la ginetta. E io arrivo a un certo punto, siccome ero fatta per ragionare, per capire, se non capivo soffrivo. Avevo 22 anni nel '49. Chiara mi trova lì accanto alla finestrella che piango e mi dice, perché piangi, Palmira? E io le dico, perché Chiara, non capisco tutto, non riesco a seguire e a capire tutto. E lei mi dice, ma l'ideale non è mica capire, L'ideale è amare. Ama Gesù abbandonato in questo tuo non capire e capirai. È stata anche una profezia, è sempre stato così. Tanto è vero che ancora oggi sto comprendendo del carisma di Chiara cose non nuove in profondità, che da sembrarmi nuove e dire— e l'ho detto anche a qualche mia sorella nell'ideale— ma sai che penso, quando ancora potevo parlare, erano ancora in vita, che forse noi non abbiamo capito Chiara. Perché mi sto accorgendo che io non ho capito Chiara come lo sto capendo adesso. Chiara intendo il suo carisma, l'ideale. Ma io penso che è anche vero, perché l'ideale è Dio, e Dio non potrei mai dire di conoscerlo abbastanza. Tanto che qui dico ogni tanto alle pope del mio focolare: Ma sai che adesso a 90 anni sarebbe l'ora di entrare in focolare? Perché adesso capisco qualcosa di più e la vita anche avrebbe più gusto, sai, proprio. Ma sono contenta che Dio mi lasci vivere per per godermi l'ideale proprio in questa luce, anche come tu, Don Vincenzo, ce lo doni. E anche altri popi, pur parlando di cose non come noi parlavamo tra di noi, ma veramente hanno tutte a che fare con l'ideale. Anche le cose— c'era una cosa che hai detto che adesso mi sfugge, che anche mi ha la domanda di una gen quando tu rispondevi dicendo dicendo che certe problematiche dei giovani oggi non è che tu le puoi spiegare risolverli con le parole perché non ti ascoltano perché è giusto come tu dicevi è vero quello che sento io, è proprio l'ora, come i primi tempi dei fatti e della testimonianza. Proprio perché quando è nato anche il movimento Gen, Chiara diceva che i nostri giovani, la caratteristica dei Gen era l'andare controcorrente, e andare controcorrente Non con la parola, col dire, non capisco come tu ragioni, non è così, eccola. Coi fatti e con la testimonianza, senza procurarsi di dover dare spiegazioni, perché tanto non le accettano. Ma i fatti e la testimonianza convertono. La parola conversione non è più di moda, ma io, siccome mi rifugio nei primi tempi, la uso per dire che cambiano la mentalità, la testimonianza e i fatti, non tanto le parole. Questo è il dialogo proprio soprattutto oggi. Ma poi occorre anche la cultura. Per poter dialogare, perché sennò ti mettono nel sacco e non sai come, come ti fanno domande e non sai cosa rispondere. Il Peppuccio, vi conto proprio questa, ero a Siracusa per aprire il focolare delle pope a Siracusa con la Marisa Cerini e c'erano questi primi popi fra cui il Peppuccio che non era ancora un popo. Ma era assetato dell'ideale. Ma lui era uno studioso, ma uno studioso, un filosofo, non era ancora un grande teologo, ma aveva la scienza di tutte le religioni orientali, libri, bauli, proprio. E allora un giorno mi dice, Palmira, io vorrei venire da te per parlare con te. E io dico, vieni, Peppuccio. E lui viene. Eravamo un focolare appena nato, senza mobili, con due reti metalliche messe per terra. E allora ci sediamo su una di queste reti metalliche e lui incomincia a parlare. Aveva un linguaggio, io non capivo un una parola. E lui aveva tale amore per me, tale fiducia, perché ero una delle compagne di Chiara, che lui parla, parla, parla, ma avrà parlato per un'ora. E mentre parlava io mi distraevo e dicevo, ma anche se mi distraggo tanto non capisco niente. E dicevo, alla fine Lui mi dirà, e tu cosa pensi? Ehi, ma non penso a niente, vivo il momento presente e gli voglio bene. Si sentiva che era alla ricerca, ma non capivo niente. Lui alla fine, dopo che gli ho fatto un'unità, non ho detto una parola, Mi dice, e adesso tu, Palmira, cosa mi dici? Come mi rispondi? E io gli dico, guarda, Pepuccio, tu hai parlato, hai parlato fino adesso, però non abbiamo vissuto l'amore scambievole. Perché io non ho capito niente. Lui ha preso uno shock, ma ha preso uno shock di fronte al fatto che non abbiamo vissuto l'amore scambievole, perché io— ma non perché sono scema, perché non potevo capire. E lui ha preso un tale shock che si è alzato, eravamo su una brandina, si è alzato, è venuto davanti a me, si è messo in ginocchio con le mani giunte e mi ha detto, perdonami. E lì è nato un rapporto così bello, ma così bello, che il Pepuccio quando veniva gli ultimi anni a portare il Paradiso a Montè, Lui— c'era un idillio, si può dire, sembrava un amore particolare fra me e il Pepuccio. Perché dopo poi, per toglierlo dall'imbarazzo, gli ho detto, ti offro qualcosa, Pepuccio? E lì in cucina c'era la Marisa, c'era una bottiglia di Marsala che ci avevano regalato. E lei, portaci un bicchierino. E la Marisa viene con un bicchierino solo. Dice, Palmira, ce n'è uno solo in casa. E c'era 'sta bottiglia e 'sto bicchierino. E il Peppuccio mi dice, questo lo raccontava sempre, Palmira, va benissimo così, tanto siamo destinati a bere all'unico calice. Vedi come nascono i rapporti? Con l'amore, non con l'erudizione. Però ci sta bene anche quella, però senza dimenticare che ante omnia la mutua e continua carità. Non lo dico in latino, ma la mutua e continua— è San Pietro che lo dice, vero? Ecco. L'amuto, ecco, questa è la scienza delle scienze, l'amore scambievole, Gesù in mezzo. E che domande avete fatto?
Cioè, con i genere, cioè con alcuni abbiamo fatto qualche domanda. Chiara ti aveva affidato un compito che non è neanche un colore, no? Il nero.
Il nero.
Il nero. Allora vorremmo un po' sapere cos'è questa cosa. E com'era quel momento? Come è venuto fuori? E che cos'è questo nero che non abbiamo nelle unità geni?
Il nero forse è un colore che non è tanto conosciuto nell'opera, vero? Il nero. Ma è stato semplicemente così perché i primi anni a Roma venivano in luce Qui siamo nel '54, venivano in luce i primi 3 disegni delle prime 3 poppe che han seguito Chiara: la Josy, la Graziella e la Natalia. Perché questi disegni non sono nati come— non sono incarichi onorifici. Sono braccia di Chiara per poter arrivare a tutti i popi e a tutte le pope, perché allora l'Opera ancora non è— stava nascendo. C'era la comunità intorno a noi in quei pochi focolari che c'erano in Italia. E questi primi 3 disegni, e noi guardavamo queste pope perché Tutta la vita interna dei focolari era stata affidata alla Josy e diceva Chiara, tu come disegno sei il mio interno, come i popoli vestono, come mangiano, dove alloggiano, se hanno i mobili sufficienti, il riposo sufficiente. La Graziella era la diffusione dell'ideale fuori. No, era l'esterno. Tu sei il mio esterno, l'irradiazione dell'ideale fuori. Naturalmente queste due pope erano forti, mica era facile la vita fra di noi, eh, nei primi, nei secondi, nei terzi tempi, tranne quando siamo arrivate che pensavamo a prepararci per l'aldilà. La Graziella avrebbe fatto fare apostolato ai popi e alle pope di giorno e di notte. La Josie voleva invece che riposassero 8 ore di sonno, che mangiassero a orario, che avessero il tempo di curare il loro vestiario, E allora c'era la Natalia che Chiara l'ha messa come un trait d'union fra le due, uno all'interno, l'altra all'esterno, e lei era quella che doveva portare l'equilibrio. No? Ecco, come? Con l'amore, perché la Natalia era chiamata da Chiara e da noi Anzolon. Cioè Grande Angelo. Lei era buona che non faceva male a una mosca, ma cercava di salvarla e di farla uscire dalla finestra. Una cosa incredibile come eravamo diverse fra di noi. Queste erano le tre pope, proprio era l'amore personificato, come i tre nella Trinità. In mezzo. E noi le guardavamo queste tre pope. Poi con Chiara in via Tigrei, nello stesso focolare, c'era la Letta che faceva da mangiare, la Marilène che era sarta, che curava il vestiario, la casa, eccetera. E poi c'era la Bruna che era l'unica laureata in scienze che frequentava la teologia in una università, ecco, per laurearsi in teologia. E poi c'era anche la Eli, arrivata neanche da un anno forse, ecco, ed è rimasta con noi. Non è delle prime pope, ma Chiara se l'è tenuta subito vicina perché Chiara godeva già poca salute e aveva bisogno di una macchinetta per andare a messa, per andare al lavoro e non sempre sui tram. E allora le abbiamo procurato una macchinetta con le porte di legno, la chiamavamo la carrettina, ma non c'era nessuno che la sapesse usare, solo la Eli. Allora Chiara l'ha tenuta ed è rimasta tutta la vita con Chiara. Anche perché sapeva fare foto, Dias e Dias Film, che nascevano già dai primissimi tempi. E poi c'ero io. Questo era il focolare di Chiara. E una sera a cena, a cena, sì, non a pranzo, a cena, Chiara— io non ve lo racconto perché voi, gente, poi lo sapete più lunga di me— Chiara, gli è venuto in mente l'arcobaleno coi 7 colori e diceva, ma i disegni di Dio non sono 3, sono 7, come i colori dell'arcobaleno, tutti espressione dell'amore. Perché il sole è l'amore e i 7 colori espressione dell'amore, della luce. Della luce bianca. E allora lì, questo per dirvi il titolo, ma è stata una sera lunga, ha distribuito i 7 colori. Il rosso la Josy, la Graziella l'arancio, la Natalia il giallo, l'Aletta il verde, la Marilène l'azzurro, La Bruna l'indaco, la Eli il violetto, e c'era un'aria di gioia, di festa, e diceva: non ci sono persone che valgono di più o che valgono di meno. Quello che vale in voi è Gesù, che più o meno vive in ciascuna di voi. È l'amore, perché davanti a Dio È più grande chi più ama. Quindi non bisogna fare calcoli umani. Anche queste pope, che sembra che non valgano come voi tre perché fanno lavori di casa, valgono uguale. Perché io le ho sentite parlare tra di loro, parlano sapienza. E allora i 7 colori sono nati così. Io non ero niente e neanche mi sono accorta che non ero niente, perché si godeva talmente tanto di questo sfolgorio di luce dell'arcobaleno dei 7 colori, perché non erano i colori del focolare, erano i colori dell'utomnes. Chiara subito vedeva l'universalità, non era mai una cosa dei focolarini. Era una cosa che aveva un grande futuro. Finita questa serata che è durata ore, usciamo e siamo lì nel corridoio e Chiara mi vede e mi dice, ma tu Palmira non sei più niente, non sei più proprio niente. E dico, Chiara, Cioè, io non è che mi mancava qualcosa. Sai, io ho capito, il tuo disegno è essere la mia vicaria, cioè la mia vice, la mia— ma la parola giusta, la mia vicaria, cioè aiutarmi ad attuare fra le pope tutto quello che dico, perché non arrivo a fare tutto. Il tuo colore è il nero, l'assenza di colori, il vuoto, il nulla. Perché se tu chiudi gli occhi, che colore vedi? Il nero, il vuoto. Così dovevo essere. Non è che tu puoi prendere decisioni, fare— no, tu devi ascoltare e attuare quello che io dico. Proprio lo sfondo del bianco. E sai che tu sei la persona fra tutte voi la più adatta, perché tu non è che spicchi per qualcosa di particolare come la Graziella, l'apostolato, la Josy, le cose pratiche. Tu sai fare un po' di tutto. È quello che ci vuole per capire tutti i 7 colori e poter creare così insieme l'unità fra i 7 colori quando io non ci sono. Ma quando io ci sono, tu scompari, non fisicamente, il vuoto. Così. E poi più tardi è nato anche il vicario di Chiara, che era il Fons, l'Aldo Fons. Perché non lo sono stata? I primi tempi, i primi mesi, i primi anni, ma dopo non ce la facevo con la salute. Guardate che era un lavoro molto impegnativo, anche perché io ero anche tanto primaria come San Pietro, tanto emotiva, tanta— e ricordo la prima volta che Chiara Palmira, guarda, vai, raduna le pope e fate questo e questo. E allora mi ricordo che mi sono incontrata con le pope, ero lì e che dico, allora Chiara ha detto che dovremmo fare così e così. E la Lia, che è in paradiso e mi sente, mi dice, ma io aspetto di farlo quando me lo dice Chiara. E io sono rimasta che non sapevo più parlare, per dire che l'unità non era così facile. Anche morire a se stessi, al proprio, fare unità all'altro, Con Chiara era facile, ma fra di noi non era sempre facile. E poi Chiara mi diceva, ma sai Palmira, che tu sei troppo efficiente e mi agiti. Forse è meglio che venga a fare questo compito una popa più tranquilla. Perché, diceva, i disegni non sono legati alle persone, perché le persone passano e i disegni di Dio restano. Si capisce perché il nero è il colore dei politici, perché sono le leggi, gli statuti, la Costituzione, il governo. Io sono particolarmente sensibile agli statuti, ai regolamenti, che siano vissuti però con l'amore e non con la legge uccide. È lo spirito, l'amore che dà vita anche alla struttura. Per questo che mi è rimasta un'allergia al modo di vivere le strutture, che qualche volta vedo che si dà importanza alla struttura più che a Gesù in mezzo. E allora veramente vorrei distruggerla quella struttura, perché non serve a niente. Comunque sono andata nel focolare delle altre pope e dico, Chiara mi ha mandata qui perché sono troppo efficiente e ha detto che vada la Natalia che è più tranquilla. E la Natalia era felice di andare da Chiara. Si è fatta una borsa con un po' di cose ed è partita. Eravamo a distanza non tanti metri ed è andata. E dopo qualche mese viene di ritorno. Eravamo a tavola e lei dice, si è messa a piangere e ha detto, Chiara mi ha detto proprio che non sono la persona adatta perché sono troppo poco efficiente. Perché lei era tranquilla, era, sai, io ero un po'— per dirvi un po' com'era anche fra di noi le difficoltà. E allora poi alla fine han provato altre pope, poi c'è stata la GIS, La Gis che sta morendo, che io telefono con lei perché sento che lei ha vissuto il nero per quasi 50 anni. E io le dicevo sempre, era la mia capofocolare, e le dicevo, tu Gis fai il nero proprio bene, te lo dico io che me ne intendo. È proprio una cosa di ieri sera che la GIS, sapete che sta partendo da un mese, sta partendo veramente, e mi diceva ieri sera che ho telefonato che i GEM, tanti GEM andavano a trovarla, non so, forse i centri GEM. Ecco, e ieri è andata tutta la notte, non si sa se dormiva o era— e anche la mattina quel giorno non sembrava che dormisse. E ieri sera è venuta a trovarla la Simonetta Magari di Rocca di Papa e lei Improvvisamente ha aperto gli occhi e ha fatto così come per abbracciarla e ha detto una frase non ho mai sentita sulla bocca della Gis: siamo lo stesso sangue, lo stesso sangue. E io ho capito, questa è una parola che mi metto via, è il dover essere dell'opera oggi. Che siamo il corpo proprio tutti insieme, Gen, Popi, Pope, volontari, sacerdoti, vescovi, siamo proprio come un corpo mistico nel quale scorre lo stesso sangue che è il carisma di Chiara. Questo per il giorno di Santa Chiara me lo son messo via, perché sempre Chiara dà una parola, dava una parola togliendola dalla vita di Santa Chiara. E lei non ha detto siamo, ha detto lo stesso sangue. Che bello! No, Don Vincenzo, bellissimo! Me l'ho portato via proprio quanto dobbiamo amarci per avere lo stesso sangue e arrivare, come diceva Chiara, che il nostro rapporto sia più forte di quello di una famiglia naturale, proprio perché è soprannaturale e naturale insieme. Anche naturale perché noi ci amiamo anche col cuore. Io non sono capace di amare con la testa, ma col cuore, con le braccia, con tutto. Ma veramente è una cosa bellissima. Questa è dei primi tempi, dei secondi, dei terzi, lo stesso sangue. La Gissa, a 96 anni, muore lasciandoci questa parola: fra di noi scorre lo stesso sangue. L'ideale, il carisma di Chiara. Questo è il nero. Ve l'ho detto. Io lo vivo, io lo vivo a Monté perché ho lasciato il focolare di Chiara, il centro dell'Opera. Sono qui da 36 anni, eppure mi trovo sempre più felice perché non è che importa la vicinanza con Chiara, vivere con Chiara, la persona. Proprio adesso che Chiara è in paradiso mi sento più unita con lei di prima, perché adesso la sento anche qui. Prima la sentivo un po' più a Rocca di Papa di qui, adesso la sento con me. Cioè, è bellissimo, l'ideale Don Vincenzo, una grazia come Una grazia che non valutiamo abbastanza. Sai che per valutarla dovreste arrivare a 90 anni anche voi? Ve lo auguro di cuore.
Non è l'applauso finale. Ce la fai ancora? Una domanda che è venuta fuori anche. Ce la fai ancora? Sì, va bene.
Per la vostra unità, come si fa a stancarsi con voi?
Una delle domande era anche su: tu cosa hai in cuore se tu senti? Cosa vorresti dirci? No, qui siamo assistenti e Jane. Cosa hai in cuore di dirci a tutti e due?
Ma ha detto abbastanza Don Vincenzo. Sai, io la cosa che io sento dopo tanti anni di scuola, di formazione di pope che erano Gen, venute dal movimento Gen, ecco, quello che io sento è che bisogna annullare l'età. Cioè, Chiara diceva che dobbiamo essere sempre dei gen, andando avanti con gli anni dei gen realizzati, ma gen. Cioè non dare peso all'età, all'esperienza, alla maturità. Io sono stata formata da Chiara. Chiara l'ho sentita io che diceva così e così, questo non mi pare che si faccia più, che si cambia, sai. E queste persone che ricordano Chiara, quello che diceva 40 anni fa, nessuna delle prime pope era così, ma dopo ogni tanto si sente, anche mi arriva qualche telefonata, ecco, e che non è che vive di ricordi, è proprio Chiara che diceva così e così. Ma tu fai morire Chiara due volte, perché non è possibile che dopo 70 anni non cambi qualcosa nell'opera. O che i giovani oggi vivano perché io dico, ai miei tempi si faceva così, quindi anche voi dovete fare così. Come certi genitori che non formano i figli ma li aiutano a scappare di casa. Perché non si può, bisogna annullare L'età, che dirti, anche l'esperienza. Io ho visto tali cambiamenti nei giovani dalle pope che arrivavano ogni anno, alcune migliaia sono passate o di più, c'era un cambiamento tale che io i primi anni per me era facile perché venivo da Roma Dal centro avevo la mia esperienza, potevo fare delle lezioni sulla spiritualità, sulla storia dell'opera, potevo— più andavo avanti e più sentivo che questa mia conoscenza cedeva, crollava, perché le esigenze di queste pope Gen erano diverse, cioè esigevano qualcosa di diverso da me, che io mi sentissi, entrassi nella, che io entrassi nella loro cultura, nella loro idea, nella loro, capirle perché parlano così, anche l'obbedienza. La parte più difficile era il fatto dell'obbedienza, e obbedire sentendosi liberi, altrimenti è l'autoritarismo. Ma è una parola, perché un po' anche nell'opera si dice, ma la grazia ce l'ho io, sono il tuo capo focolare. È sbagliato. È sbagliato. Siamo tutti fratelli e uno solo è il maestro. Gesù in mezzo, che magari lo esprimo io, ma è Gesù in mezzo, dopo aver amato le pope, aver visto e averle capite. Allora Gesù in mezzo ti dà quel qualcosa che le può formare Oggi, perché non è che si può formare un— non è che dei genitori possono formare un figlio sulla loro immagine e somiglianza. È sbagliato, perché i giovani vedo che hanno sempre esigenze nuove, diverse dalle tue. Io dicevo dopo alcuni anni, perché non è che avevo una grande esperienza dei giovani, ma me la son fatta qui. Allora io dicevo, Pope, qui siamo tutte alla scuola di un unico maestro, Gesù in mezzo, io e voi. E sentivo che era più quello che ricevevo di quello che davo, ma veramente era così. Tanto che dicevo, io Pope ho l'età diversa da voi e anche un po' l'esperienza, e posso anche un po' aiutarvi. Però anche voi aiutare me con Gesù in mezzo, con l'unità, col rendere credibile anche il carisma di Chiara, dove due e più vi sono io, realizzarlo insieme. Tanto che dicevo, io sono una vostra compagna di scuola. Io non sono una dei primi tempi, una vostra maestra di fondo. No, rubiamo il posto a Gesù in mezzo. Io sono una vostra compagna di scuola. Tutte siamo alla scuola di Chiara e di Gesù in mezzo a noi. Se era giusto o sbagliato, Don Vincenzo, non lo so. Io sento che mi è andata bene ogni anno. E il primo anno, quando abbiamo eletto la Emmaus presidente, era venuta a Monté per incontrare le scuole. E usciamo da questa sala e siamo lì fuori e una poppa saluta la Emmaus E poi saluta, ciao Palmira. Sai Emmaus, la Palmira è una nostra compagna di scuola. E la Emmaus mi guarda e mi dice, che coraggio! E io dico, no Emmaus, è giusto, gliel'ho insegnato io. Siamo tutti alla scuola di Gesù in mezzo. Tutte che dobbiamo imparare io da loro e loro un po' dalla mia esperienza, ma è vicendevole e fa parte dell'amore scambievole fra di noi. Questo però ci è voluto un po' di anni perché ogni anno le pope che arrivavano, ancora gen si può dire, però portavano una Erano diverse da quelle dell'anno scorso. E allora io che dovevo puntare i piedi? No, dovevo moltiplicare l'amore. Sai, ce l'ho fatta? Non lo so. Io ho cercato sempre di amare col cuore per non sbagliarmi, perché con la testa posso sbagliare sempre. Ma se si ama col cuore, pronti a dar la vita, penso che chi ama non sbaglia mai. È giusto, Don Vincenzo? Sì, è giustissimo. Sì, ecco, è questo l'augurio che faccio anche a voi. Cambiano le— per esempio adesso voi siete così, ma fra 2-3 anni chissà come sono i giovani. Sai, cambiano. E allora gli adulti devono cambiare anche loro finché vivono, e poi altrimenti bisogna aspettare che, che muoiano se non sono capaci di cambiare in vita. Perché c'erano dei popi giovani che pativano un po' perché magari delle poppe non mi ricordo, nei loro focolari c'era magari qualcuna che aveva tanta esperienza, tanta saggezza, tanta sapienza. Ma si deve fare così, ma si deve fare— e lei pativa perché non si sentiva capita. Ma c'erano altre pope o popi anche lì presenti Guardate, voi andate al di là e amate. Amate, ascoltate, perché anche ascoltare è amare. Non giudicate mai, perché tutti sono in buona fede e può giudicare solo Dio. Se però non riescono a cambiare, beh, aspettiamo che Dio li chiami in paradiso, dove capiranno le cose. Le cose come sono. Ma però noi adulti abbiamo una grande responsabilità, ma anche le assistenti Gen nei confronti dei Gen, perché anche loro, sai, e i Gen di oggi e i Gen di domani e i Gen come tu hai detto, Don Vincenzo, il gender che sembra una teoria già superata, ma non è neancora qua appena spuntata. Ma son così le cose di questo mondo. La scena di questo mondo passa in fretta, ma Dio c'è. E guai, e non dobbiamo veramente, perché qualche volta trema anche la fede con tutto quello che succede. E anche tu dicevi che non bisogna far morire la speranza. E a volte di fronte a certe cose che succedono, che io vedo nei telegiornali diversi, veramente ti viene da perdere— non dico da perdere, ma adombra la fede e la speranza. Ecco, nel futuro cosa succederà? Ecco, io sto ferma. Sai, io ho 90 anni, non è che posso cambiare il mondo. Voi lo potete cambiare. Io posso solo pregare per il mondo e amare anche quelli della televisione, anche quel Trump lì che litiga con la Corea del Nord, sai, perché tutti e due avranno le loro ragioni. E allora ho detto, io sto aspettando di essere, che Dio mi chiami. E allora io mi son fatta un proposito di non guardarmi più indietro. Si faceva così, ma adesso l'ideale doveva finire bene. Non mi guardo indietro. Né guardo in avanti. Dove volete che guardo in avanti? Al posto, a scegliere il posto nel cimitero di Monté? Non guardo né indietro né in avanti, guardo in alto e parlo con gli abitanti del paradiso, con Chiara, coi primi popi, le prime pope, coi santi, Sai, e li prego per il mondo di oggi, perché altro non posso fare. Perché a volte la speranza e la fede è un po' adombrata, perché sembra: ma Dio, dove sei? Cosa fai? Perché non intervieni come nell'Antico Testamento in Egitto con un po' di flagelli su Sodoma e Gomorra? Non so, per come una lezione da dare a certa umanità. E dico, no, Palmira, no. Dio è amore, continua ad amare e sa quello che succede, che deve succedere, ma alla fine Dio trionfa. Voi Proprio Don Vincenzo vi ha detto che bisogna fare di più, non certo stare seduti in salotto o assistere, ma fare qualcosa. Anch'io penso che l'Opera oggi dovrebbe fare di più, dovrebbe avere più visibilità nel mondo con un carisma così grande, un po', un po' di più. Scusate se— ecco.
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