Pope Laudato Deum in St Peters Basilica in festivities of St. Francis 4/Out/2023

In this Italian homily delivered at the opening of the Synodal Assembly during the St. Francis festivities in St. Peter’s Basilica, the speaker exhorts the gathered bishops, clergy, and faithful to adopt the "blessing gaze" and the "welcoming gaze" of Jesus as the model for the Church’s life and mission. He stresses that the Synod is not a political parliament nor a forum for ideological battles; its true protagonist is the Holy Spirit, and its purpose is to recenter the Church on God’s mercy, humility, and unity. Drawing on scriptural motifs, the teachings of St. John XXIII, Pope Benedict XVI, St. Francis of Assisi, and St. Bonaventure, the speaker calls for a Church that is open to the poor, the weary, and the marginalized, that avoids divisive attitudes, and that embraces prayer, charity, and communal discernment. The homily concludes with a vivid invitation to walk together in humility, joy, and trust, allowing the Spirit to guide the Synod toward genuine renewal and evangelization.
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attraversato, nonostante i prodigi compiuti, non si sono convertite. La gente lo accusa di essere un mangione e un beone, mentre poco prima si era lamentata del Battista perché era troppo austero. Tuttavia vediamo che Gesù non si lascia risucchiare dalla tristezza, ma alza gli occhi al cielo E benedice il Padre perché ha rivelato ai semplici il mistero del Regno di Dio, tirando lode al Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Nel momento della desolazione, dunque, Gesù ha uno sguardo capace di vedere oltre. Loda la sapienza del Padre e riesce a scorgere il bene nascosto che cresce, il seme della Parola accolto dai semplici, la luce del Regno di Dio che si fa strada anche nella notte. Cari fratelli cardinali, confratelli vescovi, sorelle, fratelli, siamo all'apertura dell'Assemblea Sinodale e non ci serve uno sguardo immanente fatto di strategie umane, calcoli politici o battaglie ideologiche. Che se il Sinodo darà questo permesso, dell'altro aprirà questa porta, questo non serve. Non siamo qui per portare avanti una riunione parlamentare, un piano di riforme. Il Sinodo, cari fratelli e sorelle, non è un Parlamento. Il protagonista è lo Spirito Santo. No, non siamo qui per fare parlamento, siamo per camminare insieme con lo sguardo di Gesù che benedice il Padre e accoglie quanti sono affaticati e oppressi. Partiamo dunque dallo sguardo di Gesù, che è uno sguardo benedicente e accogliente. Lo sguardo di Gesù è così, beneficente e accogliente. Vediamo la prima parte: uno sguardo beneficente. Pur avendo sperimentato il rifiuto di aver visto attorno a sé tanta durezza di cuore, Cristo non si lascia imprigionare dalla delusione, non diventa amaro, non spegne la lode. Il suo cuore fondato nel primato del Padre rimane sereno pure nella tempesta. Questo sguardo benedicente del Signore invita anche noi a essere una Chiesa che con animo lieto contempla l'azione di Dio e discerne il presente, e che questa Chiesa fra le onde talvolta agitata, del nostro tempo, non si perde d'animo, non cerca scappatoie ideologiche, non si barrica dietro convinzioni acquisite, non cede a soluzioni di comodo, non si lascia dettare l'agenda dal mondo. Questa è la sapienza spirituale della Chiesa, sintetizzata con serenità da San Giovanni XXIII. Diceva così: è necessario prima di tutto che la Chiesa non distoglia mai gli occhi dal sacro patrimonio della verità ricevuto dagli antichi, ed insieme ha bisogno di guardare anche al presente, che ha comportato nuove situazioni e nuovi modi di vivere e ha aperto nuove vie all'apostolato. Lo sguardo benedicente di Gesù ci invita a essere una Chiesa che non affronta le sfide e i problemi di oggi con uno spirito divisivo e conflittuale, ma che, al contrario, volge gli occhi a Dio, che è comunione, e con stupore e umiltà lo benedice e lo adora, riconoscendolo Suo unico Signore. Apparteniamo a Lui e, ricordiamolo, esistiamo solo per portare Lui al mondo. Come ci ha detto l'Apostolo Paolo: non abbiamo altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo. Questo basta, Lui ci basta. Non vogliamo glorie terrene, non vogliamo farci belli agli occhi del mondo, ma raggiungerlo con la consolazione del Vangelo, per testimoniare meglio e a tutti l'amore infinito di Dio. Infatti, come ha affermato Benedetto XVI proprio parlando in un'assemblea sinodale, la questione per noi è: Dio ha parlato, ha veramente rotto il grande silenzio, si è mostrato, ma come possiamo far arrivare questa realtà al mondo di oggi affinché diventi salvezza? Questa è la domanda fondamentale e questo è il compito primario del Sinodo: ricentrare il nostro sguardo su Dio per essere una Chiesa che guarda con misericordia l'umanità, una Chiesa unita e fraterna, o almeno che cerca di essere unita e fraterna. Che ascolta e dialoga, una Chiesa che benedice e incoraggia, che aiuta chi cerca il Signore, che scuote beneficamente gli indifferenti, che avvia percorsi per iniziare le persone alla bellezza della fede, una Chiesa che ha Dio al centro, perciò non si divide all'interno, e non è mai aspra all'esterno, una Chiesa che rischia con Gesù. Così Gesù vuole la Chiesa, così la vuole la sua Sposa. Dopo questo sguardo benedicente del Signore contempliamo lo sguardo accogliente di Cristo. I due sguardi: benedicente e accogliente. Mentre coloro che si credono sapienti non riescono a riconoscere l'opera di Dio, lui esulta nel Padre perché si rivela ai piccoli, ai semplici, ai poveri in spirito. Una volta c'era una difficoltà in una parrocchia. E la gente parlava della difficoltà, mi diceva le cose. Un'anziana, molto anziana, la signora del popolo, quasi analfabeta, ha avuto un intervento proprio di un teologo e con tanta mitezza e saggezza spirituale ha dato la sua cosa. Io ricordo quel momento come una rivelazione del Signore, anche con gioia. E mi è venuto in mente di domandarle: mi dica, signora, lei dove ha studiato con Roger Marín questa teologia così forte? I popoli sapienti hanno questa fede. E perciò in tutta la sua vita egli assume questo sguardo ospedale verso i più deboli, verso i sofferenti, verso gli scartati. A loro in particolare si rivolge dicendo quanto abbiamo ascoltato: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, io vi darò ristoro. Questo sguardo accogliente di Gesù invita anche noi ad essere una Chiesa ospitale, non con le porte chiuse. In un tempo complesso come il nostro emergono sfide culturali e pastorali nuove che richiedono un atteggiamento interiore cordiale e gentile per poterci confrontare senza paura. Nel dialogo sinodale, in questa bella marcia nello Spirito Santo che compiamo insieme, come popolo di Dio, possiamo crescere nell'unità e nell'amicizia con il Signore per guardare alle sfide di oggi con il suo sguardo, per diventare, usando una bella espressione di San Paolo VI, una Chiesa che si fa colloquio, una Chiesa del giogo dolce, che non impone pesi e che a tutti ripete: venite, affaticati e oppressi, venite, voi che avete smarrito la via o vi sentite lontani, venite voi che avete chiuso le porte alla speranza. La Chiesa è qui per voi, la Chiesa ha le porte aperte a tutti. Tutti, tutti, fratelli e sorelle, popolo santo di Dio, dinanzi alle difficoltà, alle sfide che ci attendono, lo sguardo benedicente, accogliente di Gesù ci impedisce di cadere in alcune tentazioni pericolose, di essere una Chiesa rigida, una dogana che si arma contro il mondo e guarda all'indietro, di essere una Chiesa tiepida che si arrende alle mode del mondo, di essere una Chiesa stanca ripiegata su se stessa. Nel libro dell'Apocalisse il Signore dice: Io sono la porta e busso perché la porta sia aperta. Ma tante volte, fratelli e sorelle, lui bussa alla porta ma da dentro della Chiesa, perché lasciamo il Signore uscire con la Chiesa a proclamare il suo Vangelo. Camminiamo insieme. Umili, ardenti e gioiosi. Camminiamo sulle orme di San Francesco d'Assisi, il santo della povertà e della pace, il folle di Dio, che ha portato nel corpo le stimmate di Gesù e per rivestirsi di Lui si è spogliato di tutti. Com'è difficile questa spogliazione interiore e anche esteriore! Di tutti noi, anche delle istituzioni. San Bonaventura racconta che mentre pregava il crocifisso gli disse: va' e ripara la mia Chiesa. Il sinodo serve a ricordarci questo: la nostra Madre Chiesa ha sempre bisogno di purificazione, di essere riparata, perché noi tutti siamo un popolo di peccatori perdonati, Ambedue le cose: peccatori perdonati. Sempre bisognò ritornare alla fonte che è Gesù e rimettersi sulle strade dello Spirito per raggiungere tutti col suo Evangelio. Francesco d'Assisi, in un tempo di grande lotta e divisioni tra potere temporale e quello religioso, tra la Chiesa istituzionale e le correnti erettiche tra i cristiani e altri credenti, non criticò e non si scagliò contro nessuno, imbracciando solo le armi del Vangelo, cioè l'umiltà e l'unità, la preghiera e la carità. Facciamo anche noi così: umiltà e unità. Preghiera e carità. Se il popolo santo di Dio con i suoi pastori da ogni parte del mondo nutre attese, speranze e pure qualche paura sul sinodo che iniziamo, ricordiamo ancora che esso non è un raduno politico, non è un Parlamento, è una convocazione dello Spirito. Con un Parlamento polarizzato? No, ma un luogo di grazia e di comunione. Lo Spirito Santo poi spesso frantuma le nostre aspettative per creare qualcosa di nuovo che supera le nostre previsioni e le nostre negatività. Forse posso dire che il momento di più frutto nel sinodo sono i momenti di preghiera, anche l'ambiente di preghiera con il quale il Signore agisce in noi. Apriamoci a lui, invochiamo lui. Lui è il protagonista, lo Spirito Santo. Lasciamo che lui sia protagonista del sinodo e con lui camminiamo Nella fiducia e con gioia.
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