The video presents a homily delivered on the 31st anniversary of Renata Borlone’s death. The speaker portrays Renata as a spiritual mother akin to the Virgin Mary, emphasizing her early quest for meaning through studies of mathematics, physics, and chemistry, and her subsequent conversion to a life devoted to God’s love. Renata is described as an ‘athlete of love,’ who, inspired by a divine announcement, dedicated herself to charitable outreach, engaging with a wide range of people—from a boxer seeking redemption to a thief in need—transforming their lives through love and compassion. The homily highlights her pivotal role in the community founded by Chiara Ludovica, the Cittadella, where she was entrusted to safeguard and nurture charity among young seekers of spiritual unity. After her death, Chiara renamed the Cittadella “Maria Poli Renata” to honor Renata’s embodiment of charity, positioning her as a model for the Church. The speaker concludes by underscoring that charity, lived as Renata did, is the lasting legacy that the Church should recognize.
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che questa chiesa è un santuario che, come tutti i santuari, custodisce tanti tesori. Uno di questi è Renata, che, come ha detto Padre Teo, le cui spoglie, le sue spoglie, sono custodite qui nella cappella accanto. Certamente, sfogliando le pagine della sua vita, Potremmo dire tante cose, come anche quella frase così profonda che Padre Teo ci ha ricordato, la morte è vita, ma richiederebbe tanto tempo. Mi sembra che c'è un'altra realtà che riaffiora subito quando pensiamo a lei. Renata è stata ed è una madre, un po' come Maria, la madre per eccellenza. Sulla sua tomba sono impresse alcune parole del Vangelo: Maria serbava, custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Questa frase così scultorea getta luce sull'intera sua vita di Renata. Certo, Maria custodiva quanto di straordinario era avvenuto in lei, custodiva le vicende di suo figlio, di Gesù, di questo figlio così speciale, e cercava di contenerle, comprenderle, per comprendere il grande mistero di Dio che lì operava anche attraverso di lei. Ma Renata cosa custodiva? Durante l'adolescenza andava alla ricerca del senso profondo dell'esistenza e lo ha cercato nello studio, studiando in particolare la matematica, la fisica, la chimica. Ma un giorno, durante un incontro con una prima compagna di chiara ludiche, Riceve anche lei, un po' come Maria, un annuncio: Dio è amore, Dio mi ama, Dio ci ama immensamente. La vita di Renata si capovolge. In breve tempo comprende che Dio vuole fare di lei un'atleta. Che trasmetta l'amore di questo Padre che è nei cieli, di questo Padre che ci fa tutti fratelli, che ci ama così come siamo, con i nostri pregi, le nostre qualità, ma anche i nostri difetti, le nostre fragilità. E Renata custodisce, alimenta questa verità, questa profonda verità Facendola motore della sua giornata. Sostanzia di questa verità ogni suo gesto, ogni suo andare verso gli altri. Ma intuisce anche che per andare verso gli altri, per correre verso gli altri, può avere come compagna un'amica speciale, Maria, la Madonna, e intuisce che non è necessario— sì, è necessario, che è necessario anche pregarla, ma che può vivere un po' come lei, che la può imitare nella carità, in quell'amore che ha spinto Maria a correre su subito dopo l'annuncio dell'angelo Gabriele verso sua cugina Elisabetta, che era anziana e aveva bisogno di aiuto. Quella carità che farà un giorno dire a Renata, ma che cos'è questa carità che non ci lascia in pace finché non vediamo gli altri felici? Ecco la vita di Renata. Tutto qui, mi direte? Così poco? Sì, tutto qui. Ma Renata ha fatto questo per anni, andando in città italiane ed estere, dicendo sempre sì a quanto Dio le chiedeva. E che pesca miracolosa ha fatto in ogni luogo in cui è andata. Uomini, donne, giovani, adulti, bambini, i soli, gli emarginati della società, che toccati dall'amore che lei comunicava erano strappati ad un'altra realtà, ad un'altra dimensione, e cambiavano vita. Piccolissimo fattorello, un pugile che dava pugni, tirava pugni sul ring per guadagnare un po' di soldi, ma anche per scaricare la sua rabbia. Un giorno candidamente le dice, sai, ho tirato i pugni, ma al mio avversario ho cercato di volergli bene. Oppure ad un ladruncolo che così si aggirava tra le nostre casette qui al Lopiano, e tutti noi andavamo alla ricerca di chi fosse. Una volta scoperto, lei gli va incontro: Cosa ti serve? In che cosa possiamo aiutarti? Lasciandolo spiazzato. E poi, non di rado, sentendola parlare dell'amore, tanti capivano che Dio chiedeva qualcosa anche a loro. E lasciavano tutto per seguire Gesù, un po' come lei. Oppure, più concretamente, qualcun altro magari svuotava le proprie tasche per condividere quanto aveva. Negli anni '60 poi Chiara Ludovica ha fondato questa cittadella. Ecco, lei ha chiamato Renata a venire qua e le ha affidato proprio di custodire e salvaguardare la carità fra tutti, fra i giovani che venivano da tante parti del mondo per conoscere, che vengono da tante parti del mondo per conoscere di più la spiritualità dell'unità, ma anche a chi in prima linea costruiva e ha costruito e costruisce questa cittadella. Renata ha vissuto con radicalità questo mandato di Chiara e ha vigilato che l'occhiamo affondasse le sue radici Vangelo, per sperare di poter essere almeno un po' un bozzetto di un mondo unito, un po' più unito, un po' più fraterno. La Cittadella era agli inizi, le difficoltà non sono mancate, ma proprio grazie a queste, accettate e vissute in modo eroico, Renata ha potuto avere un cuore che amava secondo il cuore di Dio e sempre ha continuato ad indicarci Gesù che ha amato gratuitamente e che ha dato la vita per tutti. È proprio per questo che quando Renata è venuta meno Chiara ha desiderato che questa cittadella potesse avere un nome nuovo, Maria Poli Renata, proprio per ricordarci che ciò che più vale nella vita, ciò che rimarrà dopo di noi, dopo tutti noi, dopo ciascuno di noi, è solo la carità, così come Renata l'ha vissuta. Ed è anche per questo, per questa carità, che tutto crede, tutto sopporta, Tutto spera che la Chiesa la vuole tra i suoi modelli riconosciuti.