Sergio Marchionne in ferie da cosa

This content was created by Corrado Fontana. This content was uploaded by Corrado Fontana. This is a YouTube video titled "Sergio Marchionne in ferie da cosa" (created 2020-07-28) containing an Italian monologue by Sergio Marchionne. In the excerpt Marchionne criticizes Italy's provincialism and inward-looking cultural habits (e.g., August vacations), argues for the need to compete and measure performance globally, and urges young Italians to gain international work experience. He draws on his Fiat/industrial experience worldwide, mentions costs and production choices (e.g., Pomigliano, Panda, losses in Italy versus global operations), recounts meetings with foreign counterparts, and stresses that Italy must stop being ashamed and become credible and competitive on the global stage.
Chapters
La cosa importante di questo paese, l'obiettivo più importante è che si deve togliere questo senso di provincialismo che si sta trascinando. E questo non per farlo diventare attore del mondo, ma semplicemente rendersi conto di dove sta, dove ci troviamo noi collettivamente verso un mondo che ormai è diventato totalmente piatto. Io, da incosciente, sono andato al programma, che tempo che fa, da Fazio, è vero, ne ho sparate un numero di fatti che erano totalmente precisi, di una logica proprio chiara, la reazione immediata di un paese che si sentiva attaccato dice Marchionne vuole andare all'Italia, Marchionne dice che se se ne vada all'Italia sta meglio perché perlomeno non perde. Tutte cose fattualmente vere, sono cose vere. Perdo soldi in Italia, l'anno scorso c'è costato mezzo miliardo di euro in un sistema che ha generato più di 3 miliardi di utili operativi per mantenere il sistema Italia. Tutto questo fatto in cambio per un impegno nostro con le parti sociali per ricreare un futuro diverso. Quel futuro è il risultato di un'analisi che facciamo noi quotidianamente nelle nostre esperienze globali nel mondo. Il mondo lo conosciamo, lo conosciamo perché lo giriamo. Lo giriamo continuamente, abbiamo attività dappertutto, abbiamo attività in più di 190 paesi in tutto il mondo. Quando uno ti porta questo tipo di esperienza e lo mette a disposizione del paese e tu vieni criticato perché sei anti-italiano, è il momento che tutti i romani dicono, ma scusa, perché lo sto facendo questo? Cioè la panda è un pomigliano, non è una scelta intelligente. mi costa quasi 1000 euro di più di quanto mi costava in Polonia. L'abbiamo fatto perché riconosciamo l'importanza di avere una rete produttiva in questo paese che sia capace di competere con altri stabilimenti, altre realtà produttive del paese. L'unico modo per cominciare a sgretolare questo provincialismo è dare l'opportunità uno ai giovani, a gente come voi, di andare a lavorare fuori e di tornare a casa. l'ha fatto al di fuori. Claudio Costamagna che continua a maternale è stato la maggior parte della sua carriera l'ha fatta al di fuori. Si impara molto andando fuori eh. che si vive una realtà che è completamente diversa da quel tipo di di di comfort che abbiamo noi in Italia, di andare al bar, di andare a fare questo, di fare le stesse cose che facciamo con una certa abitudine. Il fatto che le ferie noi le prendiamo in agosto nel duemila e quattro Sono arrivato il 4 giugno nel 2000, il primo giugno del 4 giugno, mi ricordo. Poi da quel momento là sono diventato i giorni uno dopo l'altro. Io stavo girando per il mondo, il mese di luglio rivengono i suoi d'Italia, vado in ufficio l'agosto e non c'era nessuno. Cinque milioni al giorno. Ho detto alla gente dove ero? Sono in ferie. Ho detto ma in ferie da cosa? Mi sono trovato con un altro che me l'ho portato dietro, un finanziario che ha vissuto con me per vent'anni. Stavamo in ufficio ma non c'era una persona. Cinque milioni al giorno. Con un'azienda che fondamentalmente era una multinazionale, dove in Brasile se ne fregano di agosto. In America agosto si lavora. La FIA chiudeva. Quindi anche questo atteggiamento estremamente provinciale, di dire noi siamo la Fiat e come tale stabiliamo quando il mondo va in ferie, è una pirrata, no? Non è assolutamente vero, il mondo se ne frega. Se ne frega che siamo belli, se ne fregano del tempo che abbiamo belle macchine, se ne fregano del fatto che siamo capaci di cantare. Sono tutte cose che a livello internazionale non contano niente. Io ogni volta che vado in giro con gli americani mi parlano, dicono, we just love Italy. We love to come there, we love to come there on vacation. Yeah, would you invest in a country? Oh no, no, we won't do. Nel discorso con la Opel mi sono incontrato con il capo della IG Metall, un certo tizio che si chiamava Franz, che odiava la Fiat per ragioni storiche, ai tempi dell'alleanza con la General Motors. me lo ricordo, lo incontrai a Berlino, entrai nell'ufficio, primi cinque minuti mi spiegò in dettaglio che lui era un grandissimo fan dell'Italia, che se l'ha comprato un rustico dalle Marche, che ci andava ogni anno con la famiglia d'estate, io ho ascoltato, mi sono incoraggiato da questo tipo di apertura verso il paese, verso gli italiani e per la prossima ora, dopo che abbiamo discusso il rustico, mi ha fatto un tombino dicendo che noi eravamo la gente più incompetente, più inaffidabile, ma guardi sono uscito da quella riunione completamente distrutto, con un'opinione così negativa del paese che lo sa. Dobbiamo rompere, dobbiamo smettere di vergognarci di essere italiani. E' l'unico modo per starlo, questo è per diventare credibili e affidabili a quel livello là. Il fatto che noi qui dentro pensiamo di essere veramente intelligenti non vale un caraco. Andiamoci a misurarci di fuori, andiamo a concorrere, andiamo a competere, ci mettiamo sullo stesso tipo di tappeto dove stanno gli altri e poi vediamo un po' se stiamo capaci o meno. Se c'è un messaggio che bisogna portare a casa continuamente è il fatto che la nostra importanza come business, come eccetera, viene misurata a livello globale e non a livello nazionale e questo qua non vale più niente. Il fatto che noi siamo bravi in Italia non significa più niente.
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